La politica agricola europea: primo confronto tra diritto e realtà 1 (continua)

15 febbraio 2010 07:2520 commentiViews: 13

095di Giuseppe Cossu
Fare benessere animale conviene?
Io ne sarei poco convinto, se metto sulla bilancia ciò che devo fare per avere i contributi.
Primo esempio. Partiamo da un oggetto presente in quasi tutte le aziende agricole sarde: la lettiera. Ecco che cosa prevedono le norme europee per la lettiera:
MANAGEMENT DELLA LETTIERA
– curare la lettiera in modo che le superfici con cui la mammella viene a contatto siano asciutte e pulite
– garantire una densità adeguata (1,5-2 m2/capo)
– Garantire una adeguata ventilazione (@ 45m3/h/capo) per il controllo dei gas nell’aria (NH3 e CO2) e della polverosità.
La gran parte delle aziende sarde non sono a norma, di conseguenza le norme non si applicano, ma prima o poi bisognerà farlo e a quel punto la Sardegna sarà fuori dall’Europa per l’ennesima volta. Sono le norme a non essere realistiche o è la Sardegna ad essere refrattaria alle norme?

20 Commenti

  • Prato si e fatto bello, ma tutti sanno che i meriti sono di Maninchedda

  • Giuseppe Cossu

    Roberto…
    Iscusami pro su tonu, non ti cheriat offendere, e si l’appo fattu iscusami.

    Cherio solamente chiarire chi sa Regione Sarda pacu b’intrata..

    Sas Normas comente a nadu ZUlio, las hana iscrittas in Roma e Bruxlles e nois la subimos passivamente.

    Cherinde ti pozzo fagher tanto esempios ma non mi bastat su tempus…

    Es, como mi hana convocadu dei novu po unu REFRES naranta issos.

    Unu muntone de papilos inutiles pro dare dinare a tottus.

    Federica…

    A mie mi piaghed tantu sa legge de Paolo Maninchedda e de Prato, es pro cussu chi mi soe avvizzinadu a custu situ. Ca suni cosas zustas..

    Cominzamos dai cue… controllamos sos agriturismos e sos fornidores. ( in custu casu servini bidu…)

    Gasi sos burdos ne essini a forat. e chie produe cosa Sarda atta esser tutelatu.

  • @. Cossu e Federica: a fortza de iscrier de cosas de mandigare, m’azis fatu intrare gana!
    Fra diritto e realtà, caru Cossu b’est in mesu su mare! Su mare Nostru e su derettu anzenu! Regulas de leze anzenas, de un’ateru mundu. S ‘Europa de sos mercaos e s’Europa de sos populos. Bene Cossu semus unu populu kistionamus ke populu. Kistionamus ke sardos, deghe francos tenimus, deghe francos gastamus in Sardinna e a sos sardos. Gruspimus sas porkerias italianas e mandicamus sardu. Comintzamus a pessare ki sa peus iskifetza sarda est menzus de s’iskifetzA ITALIANA, e seperamus sos benes sardos. Mandicamus sardu.
    Bivad sa leze sarda de sos benes sardos! Italianos a sa furca!

  • Racconto una piccola esperienza di vita ma che secondo me dice molto di come ci hanno e ci siamo ridotti. Io vivo in un piccolo paese di montagna.
    In questo piccolo paese si dice che l’attività principale sia la pastorizia, secondo me ci sono più dipendenti pubblici, ma questa è una mia opinione.
    L’amministrazione, forte del fatto che bisogna incrementare la vendita dei prodotti locali, e aiutare commercianti, artigiani e pastori, ha attuato un progetto che, sulla carta secondo me è molto valido, cioè hanno progettato, finanziato e aperto un centro commerciale…….. no Auchan e neanche Pellicano. Tutto il paese è un centro commerciale NATURALE.
    Mi spiego… tutti i punti vendita, gli artigiani e i bar che hanno aderito (praticamente tutti), sono stati dotati di insegne belline belline, illuminate a giorno e adeguatamente pubblicizzati con pannelli dislocati nelle vie e negli incroci strategici del paese.
    Però succede che se io voglio comprare una fruscella di ricotta, sapete che ricotta trovo in negozio? Ricotta Galbani! E il latte? Arborea, Granarolo, Parmalat. La pasta? Barilla. Quando ho chiesto ricotta NOSTRA mi hanno detto di andare a casa del pastore che li l’avrei trovata di sicuro.
    E tando a ghite mi lazes fattu tottu ustu centro commerciale. C’era già: a casa del pastore!
    Ma se io quando vado a casa sua non trovo nessuno? Devo ritornarci? Mi passa la voglia e la pasta me la condisco con il sugo.
    Sinceramente devo dire che all’inizio il progetto di questo CCN mi aveva dato una speranza, perché credevo che gli operatori locali grazie a questa iniziativa avrebbero avuto, diciamo quella marcia in più per far bella mostra di tutto il loro sapere, cosi che, noi potevamo trovare nei negozi latte formaggio, salumi, dolci, pane, la nostra frutta e la nostra verdura, e visto che c’era stato l’aiuto pubblico, gli avremmo potuti trovare anche a buon prezzo. Invece e stata una bolla di sapone.
    Che delusione! Poteva essere un inizio, invece è stato solo trovato un modo per spendere soldi pubblici.
    Adesso come cittadina, mi farebbe piacere che i nostri amministratori invitassero la famiglia Barilla, ma anche qualche rappresentante della Galbani o della Coca Cola, a versare nelle casse del comune un contributo speciale, visto che il nostro centro commerciale vende kili e kili dei loro prodotti. Che dici Giusè con quei soldi si può organizzare un corso per insegnare ad auto produrci almeno lo yogurt?

  • Per il Gentilissimo Signor Cossu

    Perché questi toni infuocati? Apre una discussione con le sue verità e non sta al merito delle argomentazioni. Nel dibattito poi propone altre verità che sono solo Le sue. Un punto di vista.
    Ripeto, le norme tecniche, gli impegni che ogni allevatore deve rispettare, e di cui Lei si lamenta, fanno parte del Piano sul Benessere animale predisposto dalla Regione ed approvato dall’UE. Un piano della Regione che coinvolge gli allevatori Sardi. Un Piano che non è attuato in altre parti d’Europa. Un piano costruito secondo i principi dettati dall’UE, ma specifico per la realtà degli allevamenti Sardi. Un piano che prevede nei confronti degli allevatori un aiuto economico come ricompensa per l’impegno preso. Non è perfetto OK.
    Altra cosa sono i CGO (criteri di gestione obbligatoria) presenti nella normativa comunitaria, recepiti e adattati dal Ministero e poi dalle Regioni alle proprie realtà. Tutti gli imprenditori agricoli dell’UE che percepiscono il PREMIO UNICO sono tenuti a rispettare i CGO. Sia quelli che hanno aderito al piano sul Benessere sia quelli che non vi hanno aderito. Mi ha fatto piacere il riferimento al sito Comunitario, a dimostrazione del fatto che quanto da me riportato è quello che prevede la PAC: Che non ho scritto io.
    Di studiare non si finisce mai!

  • Giuseppe Cossu

    Bidu azzis… de itte fimmis allegande?

    DE GALLINA PRATAIOLA CHI PARE SIADA PIU TUTELADA ISSA CHI NON SOS PASTORES..

    SITU DE SA NOSTRA REGIONE IDIDE— ASSUMEME FINZAS ZENTE…

    CUSTOS FINIDI CHI MI LOS ACCATTO IN CUBILE A ROMPER. SOS….

    DAE BENE IN MENZUS

    LEZZIDE LEZZIDE – NOE NDE PIGANA….
    ABBUNDARE SIA DINARE—-

    L’Assessorato della Difesa dell’ambiente ha pubblicato le graduatorie provvisorie della selezione per titoli e colloquio di nove esperti per la costituzione della struttura di coordinamento generale, tecnico-scientifico e amministrativo del progetto Life07 “Azioni di gestione per la conservazione della gallina prataiola (tetrax tetrax) nelle steppe della Sardegna”.

    Le graduatorie provvisorie riguardano le seguenti figure professionali:
    – botanico;
    – esperto natura 2000.

    Per qualsiasi informazione rivolgersi dal lunedì al venerdì dalle ore 11 alle 13 presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (Urp) dell’Assessorato.

  • Giuseppe Cossu

    Po Roberto..
    Prima de fagheddare informati menzus e istudia unu pagu…

    Sa regione Sarda cun su benessere chi este una misura europea o cun sa CGO, attera cosa, o cun su sa zootecnia.. Pagu bi leggiferada.

    Bae a Su situ de AGEA e ti bies sa cosa chi si narantana MANUALE DELLE PROCEDURE E CONTROLLI…

    E ISTUDIA UNU PAGU.. poi si chere ne arraionamos..

    Soe pastore ma non TONTU….

    E prima de iscriere sas cosas mi informo non acco copia e incolla dae unu situ o un atteru tantu pro fagher bella figura.

    Pro sos lettores…
    Su chi ada iscrittu Roberto lu accatades inoche:

    http://ec.europa.eu/agriculture/food/index_it.htm

    Fagide copia e poi icolla supra e google de su testu suo e bidides itte ne essedi appizzu.

    Pro Federica..

    Mi piaghes sempre prusu..

    Mi stimola la discussione.
    Itte faghimos!!!

    Faghimos tuttu unpare su chi pensamos sia zustu pro sa nostra terra.

    Assistidos chia pagu chie prus semmus tottu cantus.

    Cassa integrazione A mie non mi nde pagana, e mancu maladia.

    Su dinere meu l’ispendo in sardigna, a su muradore e su ferreri, a su pane ecc.

    Ma non è con una guerra tra poveri che la risolviamo.

    L’industria ha fallito? decidiamo di riconvertire in una agricoltura sostenibile?

    Facciamolo tutti assieme, senza metterci nei cadreghini a dire SI FA COSI!!!!
    Cose già sentite, come il copia incolla di roberto..

    Io nel mio piccolo oggi lo faccio, trasformo in parte da me e vendo, avevo intuito che la crisi mi portava a calare il prezzo del latte, mi sono arato due seminativi, mi sono preso una piccola polivanete, e nelle difficoltà mi aggiusto a tirare a campare dignitosamente.

    Ci vogliono far diventare aziende ecosostenibili, con tutti quei concetti di biodiversità da tutelare, di boschi da impiantare ecc.

    Sono stufo dei concetti, sono stufo delle persone che pretendono di farmi dei corsi e poi scopro che potrei io farli a loro.

    Il bello è che loro sono pagati per formare me, e io obbligato ad andare al corso del benessere ed ascoltare una marea di C……

    Un funzionario regionale di ARGEA L’atro giorno, per farsi grande diceva al bar:
    Vedete che ora troviamo la soluzione.
    sai, la Regione tutti gli anni spende 50 milioni di euro per la campagna antincendi, ora con 25 milioni di quelli ci inventiamo una misura, voi sfalciate l’erba nel confine dei vostri fondi e fatte le fasce parafuoco e vi paghiamo 0,45, euro a metro lineare per fasce di 3 metri.
    Risoltu su problema…. 25 milioni la regione e 25 bruxelles..

    Al”intendere bi creia puru…
    Federi….

    FAGHIMOS SAS COSA PARIS, FAGHIMOLAS ZUSTAS E FAGHIMOLAS PRO TUTTUS MA FAGHIMOS

    CA ANDANDE A DAINANTI GOSI…. MORIMOS PIANU PIANU TUTTUS E DIVENTAMOS CHE AI CUSSOS INDIOS DE SU MESSICO

  • (hai dimenticato i caseifici)

    Veramente ho dimenticato i cementifici.

  • “contributi gli operai che ci lavorano, o meglio, ci lavoravano non hanno visto un becco di un quattrino”

    Allora a chi reggono il gioco i sindacati ? Agli operai?
    Sai quali sono e sono stai stati l’ammonatere dei contributi e degli incentivi che il settore del’industria pesante ha goduto e gode in Sardegna?

  • Primo confronto fra diritto è realtà
    La realtà non è quella rappresentata da quest’articolo e neanche il diritto assume le forme qui citate. Le norme sul benessere animale, negli aspetti tecnici di cui ci si lamenta, sono state emanate dalla Regione Sardegna. Il piano ha sicuramente dei limiti. Un limite è di riconoscere il premio a tutti (A PECORA) senza fare distinzioni fra gli allevatori che lavorano bene e quelli che lavorano male. Anche nel comparto ovino, come in tutti i settori, gli allevatori non lavorano tutti allo stesso modo. E non tutti contribuiscono allo stesso modo nella crescita del settore (in termini di produzione, d’efficienza aziendale ecc, ecc) e quindi alla crescita di tutta la società. Soprattutto quest’ultimo aspetto giustifica l’intervento pubblico in termini di premi e contributi. E su questi si giustificano i controlli. Non è vero che la gran parte delle aziende non è in regola con gli impegni presi. Casomai gli obiettivi del piano Regionale sul benessere animale non fossero raggiunti la colpa ricadrebbe su poche aziende. Non voglio difendere la PAC che sicuramente ha molti limiti. Però, la Sardegna e soprattutto la zootecnia ovina aveva tutto da guadagnare dalla riforma entrata in vigore il primo gennaio 2005, all’interno della quale vi è il principio sul benessere animale. L’obiettivo principale della PAC è promuovere qualità e sicurezza, nonché un settore agricolo rispettoso dell’ambiente e del benessere degli animali, per garantire in futuro un settore agricolo ed alimentare ancora più sostenibile. Solo recentemente gli addetti al settore sono stati chiamati a rispondere per legge del benessere degli animali detenuti per vario motivo. L’aspetto fondamentale della PAC è che viene riconosciuto alle aziende un unico premio annuale (semplificazione della burocrazia) calcolato come media dei premi che l’azienda percepiva nel triennio 2000-2002 indipendente dall’attività e dalla produzioni realizzate (disaccoppiamento) e condizionato al rispetto delle norme obbligatorie sul rispetto dell’ambiente e sul benessere animale. La PAC rivoluziona completamente il modello agricolo, ogni imprenditore può programmare la sua attività in funzione di ciò che per lui è più remunerativo e non in funzione dei contributi. La nostra Sardegna, la zona interna (svantaggiata nel modello agricolo intensivo che ha dominato fino ad oggi, incentrato sulla quantità) con la nuova PAC ha l’enorme vantaggio che non deve fare marcia indietro, non deve riconvertire i processi produttivi, anzi la marginalità che le ha contraddistinta può rappresentare un punto di forza. Per questo motivo l’allevamento ovi-caprino Sardo, estensivo in genere, è ancor oggi uno tra gli allevamenti più tradizionali ed è tra i più rispettosi del comportamento proprio di specie. In questo tipo d’allevamento si riesce a trovare un ottimo equilibrio tra la quantità e la qualità del latte prodotto, il costo delle produzioni, lo stato di benessere e di salute degli animali, lo stato di salute dell’ambiente (pur senza interventi particolarmente mirati al rispetto del benessere animale). L’allevamento della Sardegna non ha nulla da temere dalla PAC e dalla verifica degli impegni presi. Spetta al Governo della Regione la definizione di un corredo di politiche e di pratiche istituzionali che accompagnino gli agricoltori in questo nuova dimensione. Speriamo bene.

  • E tando Zuseppe ite faghimos?
    Il sistema ti ha portato o meglio tu dici ti ha abituato a non produrre, però sei cosciente che prima o poi la bolla scoppia e a quel punto si cadrà tutti per terra.
    E allora aspettiamo e andiamo a comprare il paracadute o cambiamo il sistema?
    Il mio “sfogo” è partito dalla tua prima domanda: Fare benessere animale conviene?
    Io credo che a molti tuoi colleghi convenga eccome, non penso che molti di loro sentano la sensazione di precariato che senti tu quando dici che vivi in balia delle onde, e non credo si mettano molti problemi o che facciano analisi di tipo economico come hai fatto tu……. Concedimelo!
    Però anche io vorrei farti una domanda: a un artigiano, facciamo l’esempio di una parrucchiera, che passa un periodo dove il lavoro scarseggia, deve pagare i contributi, l’affitto, le bollette, chi la aiuta? C’è qualche contributo, qualche legge? Se ad un impiegato che per andare a lavoro deve fare Km e Km gli si guasta la macchina, c’è qualcuno che gli paga il conto dal meccanico? O che gli dica –non c’è problema, la macchina te la diamo noi-.
    Qualcuno può negare che il settore agropastorale fino adesso è stato aiutato in tutti i modi possibili, e a volte anche impossibili, credo di no e aggiungo, è vero caro Nanni che anche altri settori come le raffinerie, le industrie petrolchimiche e metallurgiche, le termo-centrali a combustibili fossili, (hai dimenticato i caseifici), hanno goduto e godono di finanziamenti e contributi, però di quei contributi gli operai che ci lavorano, o meglio, ci lavoravano non hanno visto un becco di un quattrino, la differenza sta tutta qui.
    Torro a sa dimanda – Zusè ite faghimos?-
    Dimmi se sbaglio ma, secondo me voi siete l’unica categoria che in questo momento, in Sardegna, potete cambiare o almeno iniziare a modificare il sistema. Non voglio fare finta demagogia ma siete gli unici che potete dire NO a leggi imbroglio e aiuti truffa. Un operaio non potrebbe prendere posizioni di questo tipo, verrebbe licenziato il giorno dopo, a voi chi vi licenzia? Nessuno. Voi avete in mano il vostro lavoro, potete produrre e vendere ed è per questo che credo abbiate questa responsabilità.
    Magari domani qualche associazione di categoria prenderà posizione….mah!
    Comunque sempre e per sempre forza paris

  • giancarlo mameli

    Secondo me,G.Cossu ha ragione in parte; quando dice che molto probabilmente si vuole evolvere il settore produttivo del latte ovi-caprino, in una sorta di “reality farm” per i turisti, Stagionali!
    Eh si,perchè poi,si pone anche questo problema, la stagionalità.
    Intanto, asserisco ancora una volta, il problema vero per il settore lattiero caseario ovi-caprino,( quello vaccino, non ha le stesse problematiche, o perlomeno non così esasperate); ha bisogno di una cosa su tutte: INFRASTRUTTURE LOGISTICHE,DI MARKETING, DI RICERCA APPLICATA,DI SERVIZI SANITARI DI SUPPORTO EFFICIENTI E DI INVESTIMENTI PUBBLICI!….qualcuno griderà allo scandalo a questa mia affermazione, ma io mi domando, parliamo di riconversione produttiva della Sardegna?…di uno sviluppo produttivo eco-sostenibile?….allora cari amici, dobbiamo deciderci, se vogliamo un’economia agroalimentare, che sostituisca le Industrie pesanti ed inquinanti, DOBBIAMO METTERE NEL CONTO ANCHE INVESTIMENTI PUBBLICI!!!…così come,ne godono altri settori produttivi, che in cambio ci hanno lasciato cattedrali in memoria dello sperpero di danaro pubblico, in favore di delinquenti mascherati da imprenditori, ISTRANZOS!!!
    quindi mi chiedo, dove stà lo scandalo nel finanziare le nostre aziende zootecniche ed agroalimentari?…tra l’altro gestite esclusivamente da Indios!…iscusae…Zente Nosta!!
    va bene anche l’integrazione delle fonti energetiche rinnovabili, ma non basta!
    occorre elevare lo standart produttivo e qualitativo, ogni singola azienda deve diventare un modello esemplare di management specifico.
    per fare questo occorrono strutture di formazione e dobbiamo fare anche un’altra cosa:
    SCARDINARE IL CARTELLO DEGLI INDUSTRIALI DEL SETTORE!!!!!!
    con strutture gestite da cooperative di allevatori e da strutture pubbliche che diano supporto.
    Ha ragione Cossu!…semus tottus fizzos dae pastores, chi de sos pastores dipendetde s’istrada pro bie torra unu pagu e lughe in custa terra, o bi sighimos at imbettare chi no si etana a pappare cun un’atteru “Piano Marschall….cumente no s’ada propostu c’udu omine chi mi pari , prus passa su tempusu, e prusu, no si es pighende pro su culu.
    a mejul biede.

  • Giuseppe Cossu

    Federica… su molte cose vedo la pensiamo allo stesso modo.
    Magari ho capito male io il tuo intervento… forse.
    Pure io ho, come dici tu, un rumeno che mi aiuta in campagna, perché sardi non ne trovo, stanno bene col sussidio di disoccupazione, meglio non approfondire questo tema.
    Il suo salario è di 870 euro al mese netti, più contributi a carico mio.
    25 euro di ricarica cellulare, vestiti ( usati ma sempre vestiti).
    Mi aiuta e mi considero fortunato, perchè è bravo e si comporta bene.
    Pane carasau – carne ecc .. tutto a gratis.
    L’ufficio del lavoro e i carabinieri lo hanno controllato ben 2 volte in un anno.
    Tutto ok…

    Ma ora ti faccio una domanda…

    Nell’ultimo anno mi hanno controllato ben tre volte dall’AGEA e una volta mi hanno convocato presso i loro uffici per un REFRESC dicono loro.
    La prima volta in due mi hanno controllato i capi e i registri.
    La seconda volta, sempre in due, la cisterna del gasolio.
    l’altro ieri, sempre le stesse due persone, la stalla ecc.
    e che diamine!!!!
    Ma tutti questi soldi per i controlli da dove escono??

    Un amico, che lavora nel settore mi diceva che ci spendono più soldi in rilievi aerei per fare foto sfuocate, foto satellitari, corsi a questi tecnici ecc. che non quanto danno agli stessi operatori per tutelare il Territorio.
    Mi piacerebbe parlarne della magagne… se vuole l’ON.

    Non è mia intenzione polemizzare con nessuno, ma voglio solamente lanciare un appello per chiedere un aiuto, non voglio soldi a gratis, ma mi incavolo quando vado presso gli uffici pubblici a rivendicare un mio diritto e quelli che campano perché io esisto mi pigliano a pesci in faccia.

    Mi hanno abituato loro a non produrre, Bruxelles in primis, e ora ??

    Ora sono solo in balia alle onde come tanti altri a sbarcare la giornata in attesa che mi paghino il premio unico o il benessere.

    Subisco continui controlli e se voglio che mi paghino poco poco puntuale devo rivolgermi ai SANTI…. Ci siamo capiti..

    Cherimos campare nois puru cun dignidade e cun rispettu..

    E como ando a Murghere sas erbeghes, si nono mancu sa connessione mi pago

  • Federica scrive:”Chi gestisce un centro cottura, una carrozzeria, una falegnameria, ma anche un normale punto vendita, deve, ripeto DEVE, adeguarsi alle norme, volente o nolente.”

    Tra tutte le tipologie di attività inquinati ha dimenticato le raffinerie, le industrie petrolchimiche e metalluigiche, le termo-centrali a combustibili fossili; anche loro devono rientrare per loro emissioni, volenti o nolenti, nelle norme Europee.
    E per ora no facciamo i conti delle sovvenzioni e degli incentivi che ricevono

  • @G.Cossu 1 e 2, ma siete la stessa persona o è un caso di evidente sdoppiamento della personalità? Nell’articolo iniziale ci si lamenta della impossibilità di adeguarsi a delle norme troppo onerose e assurde, e sono d’accordo. Nella risposta al mio commento, poi mi inviti a visitare una stalla d’inverno? Boh!
    Io sono figlia di un operaio che ogni mattina si alzava e per poter tirare avanti la carretta non si poneva neanche il problema del suo benessere personale, figurati se prendeva contributi per il benessere dei suoi attrezzi da lavoro. Mio nonno era un pastore senza terra e zappava col picco le infestanti e i rovi e amava il suo gregge, e quando è morto carico di malanni aveva da poco saldato con la sua misera pensione, i debiti della sua attività pastorale (sic). Oggi i pastori non esistono più e in questo sta la differenza con il passato. Oggi esiste una classe di rentiers, che si arricchisce della rendita del terreno, tot di contributi a ettaro, tot a capo. Vorrei che qualcuno mi citasse una legge in ambito pastorale a tutela del lavoro o diretta ad incrementare il reddito di chi effettivamente lavora la terra (salario). Perché oggi tutto l’apparato legislativo delle integrazioni va ad implementare solo la rendita parassitaria della proprietà agraria. Se volete prendetela come una provocazione, ma a voi risulta che con il prezzo del latte a 65 cent. si paghi il prodotto? Si riesca a coprire i costi di gestione? E allora via, benessere animale, contributo Argea, e il prezzo effettivo del latte schizza a 1,3 €. Su una cosa siamo d’accordo che abbiamo accettato in passato di non produrre (a pagamento, tot a capo, tot a ettaro ecc.) abbiamo accettato di avere un reddito senza lavorare e … oggi dopo aver venduto la nostra cultura ai turisti come dei bravi indiani,… dobbiamo ritornare alla terra. Si! Ma non siamo tutti figli di pastori, siamo anche figli di rentiers e per valorizzare la rendita siamo anche disposti a sfruttare altri disperati. E allora a qundo le politiche per valorizzare il lavoro (salario)? Vedi nel mio paese si produce un formaggio dop, ma dovrebbero chiamarlo in modo diverso, Fiore Sardo tipo pastore rumeno a 300 €, forse andrebbe meglio?
    Saluti

  • Bravo Cossu non sappiamo più cosa fare, dae unu pastore

  • Giuseppe Cossu

    La proposta di Gregorini è interessante, produrre l’energia necessaria per la mia azienda è utile. Già tre ditte diverse sono venute a propormi di fare serre fotovoltaiche e una mini eloico.
    Quelli delle serre li ho mandati via, la poro proposta era la seguente:
    Ti facciamo la serra, tu metti il terreno e poi in serra coltivi qualcosa, noi piazziamo tutto e ti diamo una percentuale della corrente che vendiamo all’Enel:
    Vi pare una cosa seria??

    A Federica.

    Senza Volermene, io sono considerato in parte un pastore evoluto in quanto uso internet e qualche poco di scuola l’ho fatta.

    Ma tu sei mai entrata in una stalla nei giorni freddi come questi ultimi?
    Prima di parlare di areazione di azoto ecc, ti inviterei a venire una settimana da me in azienda e provare veramente cosa vuol dire stare in campagna ed accudire un gregge.

    Se il territorio della sardegna è tutelato e tutti ci riempiamo la bocca di ambiente incontaminato e di isola biologica, non è certamente per i luminari che stanno a tavolino a dimensionare la ventilazione e a calcolare le dosi di ammoniaca, ma è grazie a mio padre e mio nonno che tagliava col picco le infestanti e i rovi, che conduceva le pecore da un pascolo all’altro, che sistemava con la pala e con la zappa i sentieri e i muretti a secco, che capiva quando come e perche fare le cose.
    Credici, il pastore sardo, pastore e non allevatore, è affezionato più di quanto tu credi al suo gregge.

    Ci hanno abituato a non produrre, ora hanno ricambiato strategia, ora non gli frega piu a nessuno se produciamo o no.

    sai che ti dico:: tuteliamo pure la gallina prataiola nelle area zps, e lasciamo che i pastori non sfalcino l’erba nei primi dieci cm. lasciamo che non si taglino più i rovi.

    Ciascuno di noi apre un agriturismo e tutele la gallina prataiola o il falchetto o su enturzu, magari mi dite pure di fare un piccolo mini caseificio cosi trasformo il mio latte,e ci metterei una piccola fattoria didatica. Poi aspettiamo l’estate che arrivino i turisti a cui mostriamo i nostri prodotti e cerchiamo di venderli.

    Sai una cosa simile l’ho vista da poco in Messico, gli Indios sfruttati dai turisti che cercano di rifilargli quello che possono e svendono la loro cultura.

    La vedo male Cara Federica.
    Prima o poi questa bolla scoppierà e si tornerà alla terra..

    Io voglio solo capire dove dobbiamo arrivare….

    Pensiamoci cari.
    in unu modu o in s’atetru Semus tottus fizzos de pastores

  • Le norme comunitarie per il comparto Agro-Zootecnico hanno un limite enorme. Sono fatte a Bruxelles. Fatte come accade per altre cose, (quelle fatte a Roma per la scuola per esempio), senza avere il minimo dubbio che in Sardegna le cose stanno un tantino diversamente,oltre al benessere animale, ci sono i Sic le ZPS che includono e intimano norme che in Sardegna non sono praticabili a meno di non volere dare il colpo di grazia al comparto.
    La pecora è per il pastore quello che è l’attrezzatura per il carrozziere, la falegnameria per il falegname e via di seguito. È in sostanza il bene primo su cui riversa attenzioni e tutele. Una pecora trattata male non produce, crea solo costi, e un pastore che non tratta bene il suo gregge va in malora molto presto,basta considerare che un latte sano è quello che ha, oltre ai parametri organolettici in ordine, anche la carica batterica entro certi limiti. Chi versa latte con carica batterica elevata se lo vede pagato molto meno del prezzo,già basso,concordato ad inizio produzione. Ma se è vero e sacrosanto che gli animali vadano trattati bene, e ciò accade molto più frequentemente di quanto non si creda Federì,è altrettanto vero che molte aziende non sono a norma perchè le norme sulle quali prima era stato loro concesso di poter allevare, nel frattempo sono cambiate ed ora mutati certi parametri chi paga? Noi tutti, e con noi la principale fonte di reddito ed il settore trainante dell’economia di tanta parte della Sardegna.

  • Gli animali di qualsiasi azienda, dovrebbero godere di queste condizioni di benessere a prescindere dai contributi dati o no!
    È scandaloso e osceno che la percentuale di ammoniaca e anidride carbonica all’interno di un capannone, venga regolata non da una adeguata ventilazione di aria nei locali, ma da una adeguata ventilazione di soldi pubblici nei conti corrente dei proprietari di aziende agro pastorali.
    Curare la lettiera in modo che le superfici con cui la mammella viene a contatto siano asciutte e pulite, vuol dire che la pecora, deve stare in un luogo sano, senza umidità, giusto! Così la pecora si ammala meno, forse si usano meno medicine e latte e formaggio sono più sani.
    Sembra tutto logico e normale, invece no! Quello che DEVE ESSERE normale prassi quotidiana per un pastore, diventa lavoro eccezionale, che per essere svolto deve avere in cambio moneta pubblica.
    Chi gestisce un centro cottura, una carrozzeria, una falegnameria, ma anche un normale punto vendita, deve, ripeto DEVE, adeguarsi alle norme, volente o nolente. Lo deve fare, badate bene, senza l’aiuto di nessuno, mettendo mano al SUO portafoglio, pagando consulenti, presentando verbali, ecc. ecc, deve rispettare le leggi europee ma senza contributi.
    La risposta è che le norme non solo sono realistiche, ma sono logiche. Penso anzi, che non ci fosse bisogno di scomodare il parlamento europeo, perchè gli animali di una azienda agricola vivano in maniera “normale”. Quindi smettiamola di considerare la Sardegna, come una terra refrattaria alle norme e tutti inizino a farsi un esame di coscienza.
    Ci vogliono leggi e contributi anche per questo?

  • Per chi avesse voglia di leggere accludo questo documento che riguarda la possibilità di implementare un diverso modello di sviluppo energetico rivolto al mondo rurale, che utilizza incentivi pubblici gia esistenti per le fonte rinnovabili e non chiede soldi pubblici.
    ——————–
    La proposta: un modello di evoluzione energetica nella Sardegna per la equa distribuzione delle rendite da fonti rinnovabili.

    1° Principio ispiratore: Piccolo è bello.

    Il modello economico della Sardegna é caratterizzato da una forte presenza di piccole aziende rurali e artigianali.
    La necessità di accorciamento delle filiere é stata più volte evidenziata. Ridurre l’entropia e gli impatti nei rapporti economici significa limitare i trasporti delle produzioni da un capo all’altro del globo con l’unico dichiarato scopo di massimizzare le economie di scala e quindi i profitti. La necessità dell’utilizzo delle produzioni locali in primis per l’alimentazione, ma anche nell’edilizia e adesso nella produzione di energia pulita é talmente evidente che non necessità di alcuna ulteriore esplicazione. La globalizzazione ha senso per produzioni che non riguardano ciò che si può produrre in loco. Le fonti di energia rinnovabili consentono di rispettare questi parametri in quanto le fonti primarie, il sole e il vento, sono presenti in grande abbondanza su tutto il territorio isolano.

    2° Principio ispiratore: Locale è bello! Sia in termini finanziari di investimento, sia delle produzioni che delle rendite.

    Attualmente il mercato delle fonti rinnovabili in Sardegna é caratterizzato da un sistema di grandi centrali che vanno dai 50 ai 100 MW di potenza. Queste centrali sono tutte di proprietà di investitori esterni che non hanno neanche sede sull’Isola: utilizzano le nostre risorse naturali e portano a casa loro gli ingenti profitti. E’ storicamente provato che la società sarda non é in grado di produrre accumulazione di capitale o imprenditori capaci di attrarre capitale di rischio.
    Anche l’introduzione del sistema di realizzazione di serre agricole con i campi fotovoltaici integrati nel tetto, ha portato alcuni grossi speculatori a richiedere autorizzazione per interventi anche di 70 MW, cioè dire circa 60 ha di serre. Chiunque opera nel campo agronomico sa che questi progetti non hanno alcuna giustificazione economica e non sono in grado di garantire il mantenimento delle produzioni agricole all’interno degli impianti. Per altri aspetti queste grandi estensioni di serre sarebbero dei mostri agro-industriali caratterizzati da una necessità di forza lavoro dell’ordine di centinaia di addetti. Verosimilmente il risultato di questi interventi sarà l’esistenza di impianti fotovoltaici di enormi dimensioni, montati su strutture sovradimensionate ma abbandonate nella loro destinazione urbanistica originaria e reale, cioè dire serre agricole. Questi grossi interventi sono tutti riferibili a finanziarie che hanno sede fuori dal territorio isolano.

    • Il paradigma da perseguire é quello della “generazione diffusa” che produca “reddito diffuso”, che superi il modello delle grandi centrali e delle pertinenti sottostazioni per il collegamento alle linee di Alta Tensione.

    Il modello di implementazione delle fonti rinnovabili, auspicato da tutti gli esperti di sostenibilità, sia ambientale che sociale (Rifkin, Silvestrini, Kyoto Club, Greenpeace, Legambiente) é quello della generazione diffusa. Questo modello proiettato sulle condizioni paesaggistiche, economiche e sociali dell’Isola, dovrebbe prevedere l’utilizzo della rete di distribuzione esistente. Questa é diffusa capillarmente in tutta l’isola, con linee di media tensione esistenti anche negli ambiti rurali più interni. Queste, a loro volta, sono impianti che tollerano potenziali di energia in ingresso pari a circa 1-2 MW, a seconda delle caratteristiche di progetto. Ne deriva che questa é la taglia delle centrali più grandi (i nodi della rete) che il modello deve implementare. La distribuzione del reddito, proveniente dagli incentivi statali, per l’implementazione delle FERS, é il secondo obiettivo. Il pacchetto di incentivi statali per i circa 2000 MW di Fonti Rinnovabili implementabile ammonta a circa sette miliardi euro. Non é pensabile che la popolazione della Sardegna e quindi la politica che la rappresenta possa farsi sfuggire queste imponenti risorse da utilizzare per la propria sopravvivenza.

    • Le centrali dovranno essere realizzate prevalentemente in ambito rurale.
    E’ nota infatti la necessità delle aziende agricole, per poter sopravvivere, di modificare l’articolazione delle proprie entrate dalla monocoltura attuale ad azienda multifunzionale. L’esempio delle energy farm risponde a queste esigenze,
    in quanto integra il reddito da produzione energetica con quello agricolo. In questo caso si potrebbero fare molteplici esempi di integrazione:

    1) Serre fotovoltaiche di dimensioni pari alle capacità di lavoro di una famiglia di agricoltori (da 500 kW a 1 MW), realizzate con capitale di rischio o attraverso forme di finanziamento agevolate, garantite dal progetto e dalla resa finanziare degli incentivi (500 euro circa MWh prodotto, per 20 anni).
    2) Piccole centrali eoliche, fotovoltaiche o da biomasse, in grado di produrre almeno la quantità di energia necessaria alle eventuali produzioni agricole o zootecniche.
    3) Centrale di minieolico sino a 200 kW rientranti negli incentivi maggiorati della tariffa omnicomprensiva (300 euro MWh prodotto, per 15 anni).
    4) Centrali eoliche con un singolo generatore eolico di potenza massima 1 MW, ad altezze di circa 55 mt dal suolo, rientrante negli incentivi dei certificati verdi (180 euro MWh prodotto, per 15 anni).

    Si noti che in tutti questi casi, oltre agli introiti da incentivi, o da canoni di locazione delle superfici, o da mancato pagamento di ratei di mutuo per la realizzazione delle serre, esiste tutta un’economia indotta fatta di consulenti, progettisti, commerciali, installatori e infine manutentori, che genererebbe forti ricadute economiche sul territorio e farebbe nascere delle filiere di “conoscenza” e di ricerca e sviluppo. In sostanza ciò che si vuol dire é che non si possono cedere ai grandi investitori continentali o europei i frutti delle nostre risorse naturali, così come già accaduto più volte nel passato dell’Isola. Non si può non approfittare di questa opportunità di alimentare un settore, quello rurale e agricolo, oggi esangue e alla ricerca di un nuovi modelli, con le risorse che esistono, identificate negli incentivi delle Fonti Rinnovabili .

    • Il solare termico dovrà essere obbligatoriamente implementato su ogni edificio, o quasi, in presenza di necessità di acqua calda.

    La tecnologia solare termica ha parametri di efficienza doppi rispetto a quella fotovoltaica, nel senso che a parità di superficie si riesci a prelevare dalla luce solare quantità di energia maggiori.
    Già in passato la Regione ha finanziato la realizzazione di questi impianti. Manca ancora oggi una previsione organica che obblighi i costruttori o i proprietari a dotarne gli edifici in caso di nuova costruzione o manutenzione e restauro

    • L’efficienza energetica dovrà essere organicamente pianificata.

    La Sardegna é una delle poche regioni italiane che ancora non si sono dotate di una legge in materia di certificazione energetica.
    Mancano ancora delle norme standard per la redazione dei regolamenti edilizi energetici comunali che gli enti locali non sono in grado di scrivere con le loro insufficienti risorse, umane e finanziarie.

    • Promozione delle società consortili pubbliche, ovvero di pubblic company partecipate dai cittadini di un comune, che realizzino le suddette centrali di media dimensione (1 MW).

    • Individuazione di un iter procedimentale veloce, liberato dalle attuali farraginosità, che salvi comunque le norme di salvaguardia ambientale, storica e paesaggistica.

    La Sardegna é l’unica regione italiana che non si é dotata del procedimento unico, per l’approvazione di progetti per la realizzazione di centrali di produzione energetica da Fonti Rinnovabili, così come prevista dalla Legge 387/2003. E’ necessario pertanto che questo procedimento venga attivato anche sul nostro territorio.
    La legge giù prevede che la realizzazione degli impianti micro e minieolici, nonché gli impianti fotovoltaici totalmente e parzialmente integrati nelle costruzioni possano essere installati dopo l’invio di una semplice comunicazione o attraverso una DIA. Nel caso di impianti sopra una determinata soglia, per le attività commerciali, il procedimento sarà quello definito dalla L.R. 3/2008 che istituiva lo Sportello Unico delle Attività Produttive.

    • E’ necessario fermare le speculazioni da parte di grandi società finanziarie che sfrutterebbero le risorse del territorio, a discapito dell’economia isolana e degli operatori locali.

    Operativamente
    • Modifica delle linee guida attuali sia sull’eolico che sul Fotovoltaico.
    • Relativa liberalizzazione dei piccoli impianti (sino a 20 kW). Riduzione delle farraginosità burocratiche.
    • Il microeolico verrà definito sino a 20kW (attualmente 3 kW) ; il minieolico sino a 200 kW (attualmente 60kW) così come indica la normativa nazionale (finanziaria 2008).
    • Eliminazione del limite di realizzazione di un singolo generatore per il micro e minieolico per numero di generatori tra i 3 e i 5 per impianto a secondo delle caratteristiche del sito e dei generatori.
    • Eliminazione del vincolo di autoproduzione (obbligo del consumo in azienda del 70% dell’energia prodotta) per gli impianti micro e minieolici.
    • Revisione delle linee guida sull’eolico in merito alla possibilità di installazione nelle sole zone PIP, in quanto queste sono già compromesse perché abitate e ospitanti attività di forte antropizzazione.
    • Il mini e medio eolico (1 MW) potranno essere installati solo in presenza di una ventosità media di 6,5 m/s a 25 mt dal suolo, in quanto questa caratteristica garantisce una produzione di 2000 ore equivalenti, capace di far ammortizzare gli investimenti, mediamente, in cinque anni.
    • Promozione della nascita di Agenzie Energetiche Provinciali che:
    1. Sviluppino servizi di assistenza e consulenza alle amministrazioni locali in materia di FERS e di efficienza energetica nel campo dell’edilizia, dell’illuminazione pubblica, ma anche della mobilità.
    2. Redigano dei regolamenti energetici edilizi standard per i comuni.
    3. Verifichino l’attuazione in materia di certificazione energetica degli edifici.

    In conclusione, per poter dare il tempo tecnico alla politica regionale di redigere le nuove norme, ad evitare ulteriore compromissione riguardo la possibile attuazione dei punti e del modello sopra descritto,
    Si chiede

    UNA MORATORIA DI SEI MESI SUL RILASCIO DI NUOVE AUTORIZZAZIONI PER IMPIANTO COLLEGATI ALL’ALTA TENSIONE, DI POTENZA QUINDI SUPERIORE A CIRCA 2 MEGAWATT

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