La paura degli altri (interessante e simpatica) e la nostra speranza

23 luglio 2013 09:0316 commentiViews: 44

Testa sul collo e sedere fermo: lo dico per tutti.
Il problema è la paura, non sono i veti e le chiacchiere.
È evidente che da qui al 29, data fissata per l’incontro, il centrosinistra dovrà dire chiaramente e ufficialmente se vi sono o non vi sono veti.
Non c’è bisogno di formule alchemiche per farlo: possono dire chiaramente: “Tu non puoi candidarti”. Lo dicano con serenità oppure dicano il contrario, ma non rimangano nell’ambiguità. Dinanzi ai veti, ci si saluta; dinanzi al dialogo aperto, si dialoga.
Il nostro dovere è tenere in campo il progetto e la sfida, perché l’obiettivo vero di tanti nostri avversari è impedire che un Partito che non risponde né alla Destra né alla Sinistra italiane possa arrivare al governo della Regione. Tutti questi che si stanno stracciando le vesti hanno questo giustificato timore. Ovviamente sanno che se andremo noi a governare in meno di un mese le architetture del potere che oggi ammorbano e impoveriscono la Sardegna verrebbero spazzate via.
Hanno paura che accada quello che è accaduto in Scozia. Nel 2007 Alex Salmond venne eletto Primo Ministro scozzese, battendo tutti, laburisti e conservatori.
Mi fanno sorridere le verifiche di coerenza fatte su di me non sul pensiero politico, ma sulle sigle politiche.
Guardate quanto è arcaico il dibattito dinanzi alla novità di una forza contemporaneamente indipendentista e di governo; guardate quanto è affannoso il tentativo di zittire la proposta, di parlare di soluzioni, di chiedere il consenso su un programam di governo e non su una fede. Sono segnali di una cultura politica in crisi, priva di visione sulla Nazione e concentrata su se stessa.
Noi dobbiamo badare solo al gradimento sociale non al gradimento delle strutture dei partiti.
Il consiglio che do a tutti è: tiriamo avanti, organizziamoci, non accettiamo le risse, le provocazioni e le pagelle dei tanti scrutinanti. Mettiamoci in testa solo ed esclusivamente di fare una proposta di Governo per la Sardegna e di sottoporla all’elettorato. Parliamo con chi produce valore in Sardegna, con chi vuole cambiarla in profondità, con chi è saturo dell’abuso delle posizioni politiche, con chi è afflitto dalla ragnatela burocratica. Non siamo definiti dalle circostanze: siamo definiti dalle prospettive.
Abbiamo detto che vogliamo provocare alla grandezza dello Stato sardo: fare finalmente della Sardegna uno stato, pur nelle tappe pacifiche, democratiche possibili, richiede di non perdersi in scontri inutili con alcuni che, temendo per la pastasciutta che ha sempre mangiato, cerca di sparecchiare in fretta e furia.

16 Commenti

  • Antonio, i toni aspri finiscono qui. L’ulteriore risposta di Monica viene censurata per le ragioni che scrivi: qui ci si firma. Iscrivi evidentemente me, che ho sostenuto Antonio Succu, non tra i liberi né tra coloro che hanno contribuito a cambiare Macomer. Francamente mi sembra falso, ma ne prendo atto. Auguri anche a te.

  • Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono e infine vinci. (Mahatma Gandhi)

  • CASULA ANTONIO MACOMER

    Cara MONICA (ammesso che tu ti chiami così in quanto non conosco nessuna Monica e in quanto nessuna Monica poteva sapere certe cose, ma che Monica sia), nel tuo intervento ho notato dell’astio, del nervosismo. Mi è sembrato, il tuo, un intervento troppo pesante, abbastanza offensivo nei miei confronti visto anche che io nel mio, non ho sicuramente offeso nessuno. Il tutto non mi preoccupa, ho le spalle abbastanza larghe e non mi colpisce più di tanto, in questo periodo ho cose ben più importanti e gravi a cui pensare.
    Premetto che sono quasi 5 giorni che, per problemi personali, non leggo ne giornali ne blog e ne tantomeno ho potuto parlare con nessuno, ma oggi da un angusta corsia di ospedale ho ( purtroppo) del tempo a disposizione e ho letto il blog.
    Sono d’accordo con l’amico Giovanni Porcu sulla questione delle critiche al nostro presidente, ma ritengo che tutte le lotte, tutti i dissapori e tutte le battaglie, si debbano fare dall’interno.
    Veniamo alla signora MONICA.
    Cara Monica ( se così ti chiami):

    1° LE PALLE le ha chi innanzitutto si firma quando dichiara qualcosa. Io mi sono fatto riconoscere, sai chi sono ( molto bene vero MONICA? o chi per lei). Non ho paura di nascondermi ( vero signor MONICA?) ma tu LE PALLE non le hai perché non dai modo a chi si confronta con te, di gareggiare ad armi pari.

    2° Cara MONICA (ti chiami MONICA vero?) LE PALLE le ha chi non ha paura da uomo libero, di schierarsi con chi vuole, con chi ha condiviso certe forme di lotta politica negli ultimi 15 anni, con chi ha contribuito in prima persona al ribaltamento della vita e della classe politica macomerese.

    3° Cara MONICA ( non sbaglio ti chiami MONICA?), LE PALLE le ha chi, per passione, per voglia di continuare un progetto serio, per voglia di continuare con le azioni svolte negli ultimi 5 anni, per non abbandonare il SINDACO uscente (a cui si sono addossate ingiustamente le colpe di una scissione), ma soprattutto LE PALLE le ha colui che non ha nessun vincolo, nessun obbligo , nessun debito nei riguardi di chiunque.

    4° LE PALLE cara MONICA ( sei tu vero?), le ha chi, senza nascondersi, non è rimasto con il più forte, con chi doveva vincere a mani basse, ma ha condiviso idee e progetti di tanti altri uomini liberi.

    5° LE PALLE cara MONICA ( sono certo che ti chiami così), le ha chi è rimasto con altri 11 sardisti doc e non di convenienza.
    ma perché sarei dovuto essere stato espulso dal partito?
    con chi era il partito?
    Se non erro con la lista a voi avversa erano candidati il Sindaco uscente, un consigliere sardista uscente che fa parte del comitato nazionale del partito e che è consigliere provinciale in carica, un iscritto di vecchia data e aveva come sponsor ( se così si vogliono chiamare), il sottoscritto consigliere comunale uscente, che nel 2008 era l’unico dei candidati e degli eletti iscritto al Psd’az ( negli anni successivi si sono iscritti quasi tutti gli altri. Inoltre davano un appoggio un ex segretario di sezione e vecchio iscritto facente parte della federazione provinciale di Nuoro e altri 5 iscritti e altri 3 ex che si erano allontanati negli ultimi anni.

    6° Ma chi è che ha LE PALLE?
    Io forse sono come dici tu un monumento di ipocrisia, ma se hai LE PALLE come tu ritieni di avere, fatti riconoscere e, a proposito di ipocrisia discutiamo a 4 occhi di tutte le porcate di questi ultimi 10 mesi.
    mi sa che hai ragione tu, ci conosceremo in un altra vita tutti e due, salutami Paolo (lo conosci bene?) e dille che ero, sono e sarò sempre un suo amico anche se lui non dovesse ricambiare.
    Per chi ha LE PALLE, si rimane amici anche se si prendono direzioni politiche diverse. Si beveva in cantina assieme prima e si può fare anche adesso e dopo, ma bisogna averle LE PALLE.
    Mi auguro che sia così anche per Paolo. Ne sono sicuro.

    7° Per finire cara MONICA, salutami tutti coloro “con le palle” che nelle riunioni di sezione a Macomer hanno alzato la mano in diverse votazioni, senza mai dire una parola, senza far conoscere il loro pensiero. Sono queste persone che volete con Le Palle?

    p.s Cara MONICA, mi dimenticavo, se conosci qualcuno nella redazione d questo blog, fatti passare i commenti ( non anonimi) che ho scritto in questi anni ( io ho conservato contenuti e date) dove leggerai le mie aspre critiche nei confronti dei vertici del partito, segretario e presidente compresi. Non mi sono nascosto dietro uno pseudonimo, in tempi non sospetti e , come dici tu, senza LE PALLE:
    Un caro saluto da una schifosa corsia di ospedale, dai 40° di Cagliari dal senza palle sardista di Macomer ANTONIO CASULA.

    Buon viaggio MONICA

    Sicuramente se i toni rimarranno di questo livello, non scriverò più, non vi serve la gente senza palle.

  • Era tutto prevedibile e scontato, così come scontata è ormai da tempo la politica sarda. Le teste finemente pensanti fanno faura, per questo è meglio ghigliottinarle piuttosto che dare spazio al confronto democratico e aperto. Credo inoltre che in pochi abbiano realmente colto il senso della posizione assunta dall’On.le Maninchedda nell’ambito dell’attuale giunta. Non ho tempo per dilungarmi oltre, ma esprimo il mio sostegno perché prosegua a testa alta nel proprio percorso.

  • Evelina Pinna

    Gentile Edmondo, il pane racconta la storia dell’isola, ma il prezzo stavolta lo decidiamo noi, che le non arriviamo assolutamente impreparati alle elezioni regionali. Abbiamo chiare tutte le riforme e gli obiettivi. Le distorsioni nel sistema produttivo e creditizio sardo, i conflitti tra le risorse materiali e immateriali, l’uso improprio del capitale liquido circolante, la necessità di riabilitare e implementare le funzioni dell’agenzia delle entrate sarda, istituita nel 2006 e liquefatta sul nascere nel 2011 dal centro destra mentre si portavano avanti dei progetti importanti e istituzionalizzati dal consiglio sardo, la revisione dei capitoli di spesa e la ristrutturazione delle entrate, la blindatura del bilancio regionale, sono argomenti che ci hanno impegnati a fondo in questi ultimi cinque anni e di cui abbiamo chiara l’analisi. Ma le riforme economiche non possono avere successo in modo isolato, devono andare di pari passo con le transizioni politiche, da quì l’importanza di primarie aperte. Il primo approccio da parte nostra sarà una comunicazione efficace. Nessuna misura economica può attecchire se non è accompagnata da un sistema politico vigente che preservi i cittadini dagli abusi da parte di quegli attori economici chiave oggi fuori controllo, dove l’impunità delle azioni sbagliate è la regola. Il Partito dei Sardi nasce per questo.

  • Caro Antonio,
    continua pure a mettere la testa sotto la sabbia e a non guardare in faccia la realtà. Ma proprio tu che hai apertamente sostenuto una lista ostile al Psd’az e nessuno ha mai pensato di espellerti? A te dovevano applicare l’articolo dello Statuto che hanno applicato a lui, ma nella differenza di stile e di umanità tra te e il prof., a lui non è venuto in mente di proporre l’espulsione tua e di altri. Sei un monumento di ipocrisia e di debolezza. Il prof. è stato espulso, non se n’è andato e tu stai dalla parte di chi lo ha espulso, cioè stai dalla parte di uno di cui in privato parli un gran male. Auguri a te, Antonio, a conoscerti in un’altra vita con le palle.

  • Giovanni Piras

    Oggi ho avuto un momento di ira quando ho letto sui giornali, Maninchedda espulso dal partito sardo, caro Paolo il sardismo ti concede la fiduccia, vai avanti, il Presidente non ha mai avuto seguito, ha solo al suo fianco qualcuno che ha rinnegato anche il padre, i sardisti di Sassari sono persone dignitose che abborriscono a pensare il padrone del nulla candidato di nascosto con la lega, ecco chi doveva essere espulso, assieme a chi opportunisticamentre ha rinnegato anche il padre.
    Nel ricordo di l.b.puggioni, A. Simom Mossa, A. Corronca, A. Cambule, Nino Piretta, i fratelli Vasa e tanti altri che ho voluto bene.
    Via TRIMPEDDU CANCRO DEL PARTITO
    Chin sa Sardigna in su coro
    PAOLO VAI AVANTI

  • Casula Antonio Macomer

    E il vecchio Partito Sardo d’azione che fine farà?
    Adesso ci sentiremo sicuramente dire che gli schemi dei partiti sono vecchi, che i partiti attuali non sono al passo con i tempi, che il nuovo partito non vuole seguire i soliti schemi etc, etc,.
    Non riesco proprio a capire perché non si lotta all’interno, perché si deve assistere continuamente a divisioni, scissioni. Io ero, sono e sarò sempre sardista. Non mollo il partito in cui ho sempre militato (unico), lotterò al suo interno se necessario ma sempre da sardista.
    Buon viaggio prof.
    Buon viaggio Paolo.

  • Edmondo Costa

    Cara Evelina, anch’io scommetto che la sovranità,con possibili simmetrie, ma senza tentazioni di ribaltamento, guiderà la Sardegna post-bipolare dei prossimi cinque anni, ma ho un problema: “il pane chi lo porta”?

  • Edmondo Costa

    Gruppi da camera mortuaria, IDV e PRC, ed ultras “milanisti”, i rossoneri guidati dalla cariatide Muledda, si aggrappano disperatamente ad un’anacronistica interpretazione “ad Manincheddam” dell’art.4,ultimo comma.
    Per il bene della nostra Isola, sono disposti a tutto!
    Per coerenza, non sarebbe il caso di modificare lo statuto in modo da escludere dalla coalizione tutti i gruppi che utilizzano, in qualsiasi modo e forma,colori chiaramente berlusconiani?

  • Su professò, mi diat piaghere a ischire ite ‘nde pessat de cust’idea chi bos est pigada a conca s’amigu ‘ostru de Seddori (R.SORU). Si mi respundet in italianu no m’infado.

  • Franco Cappai

    Commente sempere…..commente a su solitu, sa zente chi no este de accordu este sa chi timmede su nou….. si in su passadu, aimmisi dadu retta a custoso, fummis bistadoso ancora cun sa roda de pedra !!! Bi cherede coraggiu a cambiare, sinono , ammoso addurare sempere schiavoso de su governu italianu. Este mai possibile chi nos fettemusu ancora isfruttare ???
    Ischida Sardigna ….. custu este su “Partidu chi ammoso in mente e in su coro”
    Sovranidade e vera libertade pro sos Sardos.

  • Evelina Pinna

    Un modello che deve stare in piedi – le primarie – deve resistere a ogni sfida. Compresa quella di sfidare Paolo Maninchedda che rappresenta, con tutta evidenza, la decomposizione degli allineamenti forzati e storici della politica regionale sarda. Costruire oggi una coalizione in grado di governare, guidando i progressi stabili di una transizione democratica verso la sovranità, significa partire da zero, abbattere un muro e ricostruirlo senza rattoppi. Nuovi equilibri per tutti i partiti, se si sa sfruttare l’occasione. E specialmente per chi ha fatto della sovranità il proprio cavallo di battaglia. Il criterio consensuale è il primo substrato assorbente del principio di sovranità democratica, che non accetta l’inviolabilità delle frontiere del voto, la vendetta del potere a tutti i costi, semplicemente per esautorare chi ci ha preceduto. Nell’immaginario coerente collettivo, una coalizione forte, tra contraddizioni e tensioni, crede sempre che vincerà il migliore e corre eccome il rischio di interpretare letteralmente la volontà popolare, compresa l’imprevedibilità del risultato, ammettendo che probabilmente dopo anni di disastro, l’ordine geopolitico delle idee può essersi modificato. Voglio dunque pensare a primarie aperte, nell’interesse di una causa condivisa. Se la sovranità è il potere di contenere potere, allora una coalizione deve esprimere un candidato forte all’unisono, e farsi roccia attorno a lui. Dobbiamo acquisire una visione più utilitaristica delle primarie: se non si centra il leader, sovranità e potere agiranno nella prossima legislatura indipendentemente l’uno dall’altro, con tanti problemi a discendere. Le primarie, fatto il vincitore, devono servire per creare interazioni tra diverse manifestazioni di potere, che si sommano e si combinano all’interno degli spazi di integrazione regionale. Nel futuro dei governi più evoluti, Malta è un esempio, c’è la deregulation della sovranità: le decisioni prese sempre meno da un unico potere e sempre più il risultato di una sana dialettica tra diverse unità partitiche. C’è da scommettere che la sovranità, con possibili asimmetrie ma senza tentazioni di ribaltamento, guiderà la Sardegna post-bipolare dei prossimi cinque anni!!!

  • Colpo Grosso

    Leggo molti commenti acidi, ostili, sintomo di emozioni più che di analisi. Il ‘guardare al PD’, l’invitare Cabras, l’infilarsi in una cosa di centrosinistra, sembrerebbe costituire una pregiudiziale forte.
    A livello strategico pensate sia stata una buona mossa?

    Spero di no, e gli ultimi risultati (5 stelle primo partito) parrebbero dare segnali di distensione (delle gabbie ideologiche e delle maglie all’interno delle quali a molti piace nascondersi), ma forse il popolo è ancora molto inquadrato nella dicotomia Berlusconi-Antiberlusconi, e molto più in generale nella visione di una politica a 2 dimensioni.
    Se così fosse, sarebbe molto facile darsi la zappa ai piedi, quantomeno nel breve periodo.
    Comunque si doveva iniziare in qualche modo.
    Continuate, mi piace crederci. E vi voterò ovviamente.

  • Caro Paolo hanno paura di te! Sanno di avere a che fare con un osso duro. Peggio per chi nel tempo ha avuto la possibilità di saper cogliere le tue potenzialità ma purtroppo non ti hanno mai dato lo spazio perchè le tue parole e le tue azioni avrebbero stravolto i meccanismi ingrippati di una politica che fa felici pochi e affossa il popolo.
    Lo dimostra chi ti accusa negli altri schieramenti “minestrone” e nei partitini a loro aggrappati (che forse non sarebbero neanche dovuti esistere) ma soprattutto persone che non hanno alternative alla politica (fatta male) e che in qualche modo balzando da una parte all’altra cercando di tenersi stretta una posizione di comodo togliendo spazio ed ossigeno a chi realmente è in grado di lavorare per cambiare le cose.
    “Persone che vissero senza infamia e senza lodo” come dice il sommo poeta.
    Ora dovranno fare i conti con una nuova realtà..
    Saluti

  • Alberto Lobina

    Sullo stesso argomento:

    Sardegna: atti di ordinaria schizofrenia

    23 Luglio 2013

    Amsicora

    Volete ridere? Il Pd sbarra la strada delle primarie a Paolo Maninchedda. E perché mai tanto rigore? Perché in questa legislatura il neo-sovranista si è alleato col PDL. Ma da quando in qua non vale più il detto “l’amico dei miei amici è mio amico“? In fondo, l’incontenibile Paolo, quattro anni fà, non ha fatto altro che anticipare i tempi. Ha intuito gli umori diffusi nel PD, la sua voglia d’inciucio e lo ha anticipato. Come Giovanelli ad Olbia: prima sindaco PDL e poi sindaco PD senza soluzione di continuità. Un tempo questi precursori erano i più lodati ed ambiti, oggi – mala tempora currunt – anch’essi sono soggetti alla dura legge della contabilità elettorale: “se ci sei tu, potrei non esserci io“. A scanso di rischi fuori tu e dentro io.
    Non si spiega diversamente la soddisfazione per la decisione del PD dell’IDV, per bocca del vice segretario regionale Salvatore Lai: «Senza alcuna pregiudiziale personale verso l’onorevole Maninchedda ribadiamo la nostra contrarietà a candidature di dirigenti politici che in questa legislatura sono stati legati al centrodestra – dice Lai – ma anche la necessità di una forte apertura ai movimenti, alle associazioni e a tutti i mondi vitali della società sarda con i quali il centrosinistra deve mettere a punto un programma per il rilancio della Sardegna che da quattro anni è rimasta praticamente senza una vera guida. Quanto alle ipotesi sovraniste – conclude Lai – nei limiti dell’unità nazionale e dell’unità della Costituzione italiana siamo favorevoli a discutere una forma avanzata di federalismo che esalti l’autonomia e la sovranità della Sardegna».
    Ma l’IDV non lancia fuoco e fiamme a livello nazionale contro l’alleanza PD/PDL? Non mette sotto tiro – per bocca di Di Pietro – il Presidente Napolitano come regista di questa innaturale alleanza. Non stigmatizza il trasformismo insito nel tradimento del voto? Ed allora perché essere soddisfatti di questa piccolo rifiuto a fronte del grande abbraccio che soffoca l’Italia e mette in pericolo la stessa Costituzione? Non sarebbe più consono all’IDV lasciare il PD alle sue schizofrenie e ai suoi tradimenti, seguendo un difficile percorso di coerenza?
    Non me ne vogliano gli amici e compagni dell’IDV. Il giro di valzer di Maninchedda non è diverso dal loro volteggio. Atti di ordinaria schizofreniza. A rigore Maninchedda forse schizofrenico lo è meno: in fondo vuol passare dall’alleanza con un partito (PDL) alla collaborazione col suo partner di governo (PDmenoelle). Che male c’è?

    1 commento

    1 Aldo Lobina
    23 Luglio 2013 – 07:09

    Sì, sono storie di ordinaria ipocrisia. La recita continua. Serve un capro espiatorio per sentirsi “purificati”. Sono alibi che i partiti – anche quelli già sepolti come l’IdV, mettono in campo per “battere un colpo” . Concordo con il professore Pubusa: PD e PDL sono partner di governo in Italia. Nessuna meraviglia se si accordassero anche in Sardegna, dove potrebbero trovare un punto di equilibrio, rivolgendosi, che so, a Oppi per esempio. Senza scomodare l’ondivago Maninchedda, troppo ambizioso anche se più preparato di molti esponenti del partito conservatore pdpdl. L’alternativa in Sardegna, come in Italia, va cercata altrove. Fuori dal PDL, ma anche fuori da questo PD. Non mi pare del resto che il PD sardo abbia mostrato qualità che lo facciano apprezzare più del PDL.

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