C’è una certa fretta, nel giornalismo contemporaneo, che nemmeno i Pronto Soccorso nei giorni di Ferragosto. Ma raramente si era vista applicata con tanta solerzia… al genere necrologico politico. Così La Nuova Sardegna, con tempismo degno di un cronometrista olimpico, realizzata l’intervista a Renato Soru di qualche giorno fa ha pensato: “Soru dice che si ritira dagli incarichi istituzionali? Perfetto, portate subito il marmo, incidiamo l’epitaffio.”
Non un titolo, ma una lapide.
Mancavano solo le date, tipo: «Nacque imprenditore, visse da politico, morì… rapidamente, durante un’intervista».
Il giorno dopo, poi, invece di un rispettoso silenzio, ecco la seconda puntata: una pagina intera di commenti.
Non tanto un dibattito, quanto una veglia funebre, con amici e avversari disposti come parenti affranti attorno alla bara, peraltro non richiesta dal diretto interessato, dotato di parametri vitali attivi e altamente reattivi.
Soru, dal canto suo, aveva semplicemente detto: «Mi ritiro dagli incarichi istituzionali». Che è un po’ come dire: «Scendo dal palcoscenico, non esco dal teatro». Non necessariamente significa che hai deciso di non muoverti più nella vita.
E così, mentre lui parlava di impegno civico, la narrazione già lo vedeva come una figura in bianco e nero conservata nelle cineteche isolane, leggermente sfocata, da commemorare con tono grave. Un po’ come se uno dicesse “mi prendo una pausa dalla guida” e qualcuno gli organizzasse il funerale con buffet.
Il paradosso è che questa fretta di seppellire politicamente gli scomodi finisce per somigliare a quei parenti ansiosi che, alla prima influenza, iniziano a distribuire l’argenteria (e mi sa che il notaio verbalizzante e suggeritore è stato il Pd). Solo che qui, al posto dei cucchiai, si spartiscono interpretazioni. E intanto il “defunto” continua a parlare, a muoversi, a partecipare. Il che rende tutta la scena vagamente surreale: una specie di commedia in cui il protagonista entra in sala mentre gli altri stanno ancora leggendo il suo elogio funebre.
Soru ride poco, ma conosce Guareschi e il suo motto: «Non muoio neanche se mi ammazzano». Chi si avvicinerebbe con confidenza a un leone che si fingesse morto?
Io dissento dalla sua inossidabile collocazione, per certi versi aprioristica, in questa sinistra italiana e sarda che non è più liberal-democratica, ma la fretta di seppellirlo che ha questa stessa parte, confusa e settaria, dovrebbe farlo riflettere e dovrebbe indurlo a una maggiore comprensione del mondo sardista e indipendentista democratico che non ha mai accettato l’egemonia della sinistra massimalista e che da anni usa tatticamente, nelle elezioni amministrative e per la propria sopravvivenza, l’alternanza del bipolarismo.
Insomma, lontano dai becchini frettolosi c’è un mondo, ed è un mondo culturalmente antifascista e antimassimalista, un mondo che sarebbe andato d’accordo con gli azionisti di Lombardi e Calamandrei e con i socialisti non moscoviti, ma non con i comunisti di Togliatti (fatto salvo il valore personale di tante persone che, pur militando nelle diverse parti politiche, non hanno gettato il cervello all’ammasso).
Forse la morale è semplice: in politica, come nella vita, non conviene mai chiudere la bara troppo in fretta, soprattutto con persone un po’ coriacee.
C’è sempre il rischio che da dentro qualcuno annunci: «Mi dispiace, ma non aderisco all’iniziativa».

Soru, da buon bocconiano e conoscitore dei mercati finanziari, con tempismo perfetto ha saputo monetizzare le innovazioni di Niki Grauso Imprenditore Shumpeteriano. La sua Tiscali, però, peccando di “ubris”, ha scambiato il punto di partenza per quello di arrivo.
Bene ha fatto con il Piano Paesaggistico a mettere al centro dell’azione di governo la tutela del territorio, il vantaggio competitivo maggiore di cui dispone la Sardegna rispetto ad altre isole come Malta e Baleari. Non altrettanto buone sono state le politiche per l’innovazione.
Con tutto il “male” che uno potrebbe volere a Soru, fu lunico ad incalzare la Todde in campagna elettorale sulle FER: ve lo ricordate quando l’eroina “lanciava” numeri “ad minchiam” sulle rinnovabili? Soru, preparatissimo (ed inascoltato) rispose a tono.
Vabbè, basterebbe leggere le interrogazioni dei consiglieri regionali dell’opposizione sulle rinnovabili per comprendere il livello culturale del centro destra.
Meglio Soru…che male accompagnati!
Oggi, contrariamente alle mie abitudini, non ho scorso il blog né le notizie principali appena sveglio. Mi sono dedicato ad alcune incombenze familiari e sono andato a fare la spesa al mercato di Campagna Amica in Piazza dei Centomila: un’attività che ristora gli occhi e l’anima.
Altrettanto rigenerante è stata la colazione a Su Siccu, fronte mare. Mentre mi godevo quei momenti, si è avvicinata una figura schiva che si è accomodata vicino a me e alla mia compagna: testa rasata, abbigliamento minimal scuro, occhiali dalla montatura nera e uno sguardo perso nel vuoto, eppure concentrato (un ossimoro, lo so). Immagino avesse le mie stesse intenzioni: cercare un po’ di pace. Per un istante, la tentazione di distoglierlo dai suoi pensieri è stata forte, ma alla fine ho desistito.
Pur con le molte riserve già espresse da altri, credo che Renato Soru sia una figura che sarebbe stata utile alla Sardegna in questo momento. Forse l’unica ad avere una visione di ampio respiro. A differenza di altri, non avrebbe avuto la necessità di gratificare vecchi centri di potere né l’urgenza di acquisirne di nuovi — data anche la pochezza politica nelle file dei “cinquenulla” (magari ricorrendo a “campagne acquisti” tra le fila del vecchio schieramento, come suggeriscono i balletti visti recentemente ai vertici delle Aziende Sanitarie).
Anch’io credo che per Soru esista ancora uno spazio politico, e lui ne è consapevole. Così come credo, caro Professore, che uno spazio esista ancora per lei: dovrebbe rivendicarlo, anche se nessuno le tira la giacchetta o la importuna mentre si gode i piccoli, grandi momenti della vita.
Buongiorno, sono convinto che lo schieramento di centro destra e, mi duole ammetterlo, quello di centro sinistra, non sono utili alla Sardegna, puntualmente sacrificata ad interessi non nostri.
Da anni osservo con attenzione il modo di amministrare la nostra Isola e sono arrivato alla conclusione che l’unica strada da percorrere sia quella di avere dei rappresentanti di uno schieramento autonomistico, che curi in modo prioritario i nostri interessi. Percorso fortemente ostacolato in modo reale, dalla complicità dei movimenti italiani e da noi patito.
Uno dei tanti esempi è rappresentato dalla nostra presenza all’Europarlamento. Malta ha cinquecentomila abitanti circa ed è rappresentata da sei rappresentanti, la Sardegna ha un milione e mezzo circa di abitanti e quanti europarlamentari ha garantiti? Zero.
Quanto sta a cuore ai siciliani la cura dei nostri interessi?
Eppure è sempre più evidente una assurdità che non concepisco, nel nostro mondo la ricchezza e le condizioni di favore sono possedute da un numero fortemente minoritario di individui, che hanno tutto l’interesse a non perdere i loro legittimi interessi, ma la maggioranza avendo i numeri, perché non agisce in modo da curare una giusta proporzione?
Forse partendo con costanza da piccoli gesti, possiamo cambiare questa anomalia, decisamente contraria al senso della misura.
Piccole cose, non chiedere favori magari per saltare le liste d’attesa, disinteressandosi degli altri e permettendo il mantenimento di un sistema di favori e non di diritti, richiedere liste di rappresentanti che non lavorino su ordine e interessi per noi sconvenienti, partendo dal sempre vivo e attivo Progetto Sardegna, perché non andare a votare è scegliere di non scegliere. Oppure non presentarsi con il cappello in mano presso le anticamere dei maggiorenti del momento, magari per richiedere un lavoro per i nostri cari, favorendo il mantenimento delle condizioni e delle retribuzioni attuali.
Può sembrare semplicità, a mio parere è solo educazione, rispetto per sé e per gli altri.
Renato Soru, io credo, è stato “forse” l’unico presidente di questi ultimi trenta anni che ha messo al centro della sua politica proprio la Sardegna. Però, non la Sardegna dei “problemi”, ma quella delle prospettive. La Sardegna di quelli che si chiedevano cosa ci stavano a fare al mondo. Soprattutto che cercavano di capire cosa ci sta a fare la nostra isola in un mare che si chiama Mediterraneo, dove ha costruito quasi ottomila nuraghi, uno ziqqurat che sembra un accidenti storico e ha commerciato per mari con l’ossidiana su navi che in qualche caso (almeno dicono alcuni) raggiungevano i 30 metri.
Insomma, Soru, è stato il primo politico che si é posto la domanda se i “sardi” erano un popolo, oppure un problema di “povertà” da risolvere. Lui ha optato per il “p0p0l0” e ha detto che anche noi, nel nostro piccolo, qualcosa da dire forse l’avevamo. Insomma, non eravamo oggetti, ma soggetti.
Purtroppo, Soru si è dovuto scontrare con il solito marasma umano che si crea da millenni nei “poteri di corridoio”. Orridoi dove pascolao esseri che vivono solo in funzione del fatto che hanno un padrone da servire, un popolo di “novantagradisti”, lo chiamava Nenni.
Voglio solo ricordare che quando spuntò quest’uomo stavo a Bruxelles e per lui, insieme a un gruppo di altri sardi, organizammo una manifestazione tutta per lui nel più importante teatro della città Le theatre de la Reine, che contiene oltre duemila persone. I sardi, ad ascoltarlo, vennero da tutte le nazioni europee: dalla Germania, dall’Olanda, dalla Francia, come dal Belgio. Erano così tanti che una buona parte rimasero in piedi. Vennero per i fatti loro, organizzandosi in proprio e senza chiedere cinque centesimi a nessuno. Fu un grande successo, Ma è stato un successo che è finito in poca cosa: l’idea di una Sardegna che “pensava” è stata abbandonata e oggi ci dobbiamo accontentare di una presidente e di una Giunta che ancora non ha capito se stanno in Sardegna o in qualche oscuro palazzo romano.
E’ comodo essere servi e quindi a loro mi sembra giusto augurare figli maschi
@Paolo. Consento per quanto riguarda la persona di Soru. Tanto accanimento nei suoi confronti mi è parso, a volte, il vomito di invidiosi. Se si ritira dalla scena, lo trovo encomiabile: c’è un mondo al quale si può contribuire non solo in politica, e lui l’ha fatto anche in passato con idee innovative. In questo modo si rigenera anche la politica.
Tutta la campagna di Renzi al grido di ‘Rottamiamo’ mi parve animata da bramosia di potere, con il risultato che le teste pensanti vennero ‘uccise’ per far posto a giovanotti intraprendenti, assorbiti poi nel grigiore di questa politica, incapaci di opporsi al risorgere di tentazioni di democratura. In questo momento, non si intravede la possibilità di contribuire all’interno di tutte le istituzioni per persone solide, serie nel loro lavoro, coerenti, affidabili. Se di morte vogliamo parlare, è tutta una globalità di istituti che si sta suicidando, costringendo all’abbandono le persone creative e propositive, capaci di immaginare correttivi al sistema.
… credo di dover dare a Renato Soru colpe e meriti per aver innescato il mio (piccolo) impegno politico per questa Natzione. Quindi gli voglio bene. Quando avantieri ho letto (a sfroso -ndR) il sucittato articolo nella succitata PravdaDelCapoDiSopra …il mio primo deviante pensiero è stato : ” …ma è Lercio ? ” immaginandomi il buon Renato (l ‘@ltro ) che leggendo lo stesso articolo se ne stesse già pentendo. Ho subito organizzato una giro multiplo di birre per questa sera (ci vieni ? mangiamo una pizza ) per festeggiare la dipartita politica del ns leader (eja …credeteci ) di PS . Poi salendone a Nuoro ho pensato ai vari leader dei partiti itaGliani che sguazzano in Consiglio Regionale …. e si..ci vorrebbe davvero un bel giro di veglie funebri .
“Spiacente di deludervi, ma la notizia della mia morte è grossolanamente esagerata.”
Mark Twain
Sas ienas ant a cambiare pilu e padrone, ma no mestieri!
Lunga vita a Renato Soru!
Non ci credo. Come Gesù Cristo risorto dopo tre giorni! Onestamente me lo auguro anche se in passato ho avuto poca simpatia per lui, non per le sue idee, la sua capacita di decidere e di affrontare i problemi dell’isola, ma per il suo modo di rapportarsi con chi , in qualche modo, ha avuto la possibilità di rapportarsi con lui. Che prenda in mano la bandiera delle rivendicazione dell’autonomia “sardista” dopo la confusione ideale e politica dell’attuale segretario regionale?
Egr. professore, anche se non condivido determinate scelte fatte da Soru, trovo che sia un bravo imprenditore e un ottimo politico. Avere idee diverse non significa essere persone perfide, malvagie o altro, ma dovrebbe essere una cosa normale in una democrazia. Molti accostano la figura di Renato Soru a Tiscali, una grande azienda che ora fa parte del gruppo Tessellis, che in questo momento sta affrontando una crisi finanziaria strutturale. Ciò non toglie che sia una brava persona, che ha dato molto alla Sardegna e creato tanti posti lavoro, ha creato un indotto. Ritirarsi, non penso lo faccia, ha un suo elettorato e un suo seguito, i giornali hanno bisogno di scoop e notizie per farsi leggere.