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La nuova casta nasce nelle liste elettorali

Posted on 29 Maggio 202629 Maggio 2026 By Paolo Maninchedda 5 commenti su La nuova casta nasce nelle liste elettorali

Nel dibattito sulla nuova legge elettorale italiana si parla molto di soglie, premi di maggioranza e formule matematiche. Si parla poco, invece, della questione decisiva: chi sceglie la classe dirigente italiana? La società o le elite in carica? Mi pare che il sistema politico si stia pericolosamente avvicinando ai metodi delle fondazioni bancarie, dove chi è in carica sceglie i propri successori.

Tre elementi della riforma meritano di essere osservati da una prospettiva sarda: la soglia di sbarramento al 4%, il premio di maggioranza per chi raggiunge il 42% dei voti e il ritorno delle preferenze.

La soglia dello sbarramento al 4% viene presentata come uno strumento per ridurre la frammentazione. In realtà essa colpisce soprattutto le forze politiche territoriali, cioè colpisce la differenza di concezione e fruizione dei diritti prodotta da un elemento materiale, quale è la geografia, nonché la peculiarità europea della forte competizione di modelli culturali. In Sardegna significa rendere ancora più difficile una presenza parlamentare costruita sugli interessi legittimi dei sardi contrastanti con quelli degli italiani (trasporti e fisco, priam di tutto). È una norma che rafforza i grandi partiti nazionali oltre i loro meriti e li rende scelte obbligate. Se si guardano gli ultimi cicli elettorali, tra civismo, federalismo, autonomismo e sardismo, in Sardegna risulta mobile una quota di consensi a due cifre che aspetta da tempo di organizzarsi. Ebbene, la nuova legge elettorale teme queste eventualità e le rende impossibili.

Anche il premio di maggioranza al 42% va letto con attenzione.

Non sono tra coloro che considerano un male la formazione dei governi nelle aule parlamentari. Al contrario, ritengo che la mediazione parlamentare sia uno degli strumenti più efficaci per contenere gli estremismi, favorire il confronto tra posizioni diverse e costruire maggioranze fondate sul compromesso democratico anziché sulla contrapposizione frontale. Ciò che suscita preoccupazione è però il combinato disposto tra la soglia di sbarramento al 4% e il requisito del 42% per l’attribuzione del premio di maggioranza. La prima restringe l’accesso alla rappresentanza, penalizzando le forze minori, territoriali o comunque divergenti; il secondo rende più difficile che il governo scaturisca direttamente dal voto popolare. Insieme, questi due meccanismi rischiano di trasformarsi in una tenaglia che comprime il pluralismo politico, incentiva l’omologazione ai grandi schieramenti nazionali e scoraggia l’emersione di culture politiche autonome e innovative. Posto che la cultura liberal-democratica nella quale mi riconosco è entrata drammaticamente in crisi, sebbene sia quella che sta alla base della concezione dello Stato della Repubblica Italiana, le leggi a omologazione forzata mi rafforzano nell’idea che sia necessario resistere culturalmente, differenziarsi, scrivere, militare civilmente su una concezione delle istituzioni e della persona diversa da quella della Destra e della Sinistra italiane, entrambe viziate da sempre dal prevalere dello spirito di parte sulla  concezione libertaria e liberale dello Stato.

La vera novità, però, riguarderebbe le preferenze.
Una parte del Campo Largo guarda con diffidenza al loro ritorno. L’argomento è noto: le preferenze favorirebbero correnti, clientele e competizione interna. È una tesi che contiene una parte di verità. Ma dimentica ciò che è accaduto negli ultimi vent’anni.

L’assenza delle preferenze non ha eliminato le degenerazioni della politica. Le ha semplicemente spostate. Al posto dei notabili territoriali sono arrivati i nominati delle segreterie. Al posto della competizione per il consenso si è affermata la competizione per la vicinanza ai leader nazionali. Il risultato è stato un Parlamento popolato troppo spesso da persone con poca qualità, senza un reale radicamento sociale, selezionate più per fedeltà che per merito e consenso.

Per la Sardegna il tema è ancora più importante. Un parlamentare eletto con le preferenze deve rispondere ai cittadini che lo hanno votato. Un parlamentare nominato deve soprattutto rispondere a chi lo ha collocato in una posizione eleggibile. La differenza non è banale.

Le preferenze non garantiscono automaticamente qualità e competenza. Ma restituiscono ai territori una quota di potere che negli ultimi decenni è stata assorbita dai centri decisionali nazionali. Per questo il vero scontro sulla legge elettorale non riguarda la tecnica. Riguarda il potere.
Da una parte c’è l’idea di una democrazia governata dalle segreterie. Dall’altra c’è l’idea che i cittadini debbano tornare a scegliere non solo i partiti, ma anche le persone.

Per una regione periferica come la Sardegna, la differenza è decisiva.
Perché quando i territori perdono il diritto di scegliere i propri rappresentanti, finiscono inevitabilmente per essere rappresentati dagli interessi degli altri.

Elezioni, Vetrina

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Comments (5) on “La nuova casta nasce nelle liste elettorali”

  1. Francesco ha detto:
    29 Maggio 2026 alle 15:29

    Fu proprio un illustre sardo a decantare i progressi del maggioritario, sostenendo che tutto avrebbe risolto portando salute e prosperità. Dopo trent’anni abbiamo cambiato più sistemi elettorali che scarpe, senza mai venire a capo di nulla. I ludi cartacei non hanno prodotto altro che partiti e partitini, uno peggiore dell’altro, oltre al degrado politico e umano dei “nostri” rappresentanti.

  2. Antonio ha detto:
    29 Maggio 2026 alle 14:04

    in Sardegna dobbiamo metterci in testa di avere un partito tutto Sardo come avviene in Val d’Aosta e Trentino invece abbiamo una marea di partiti cosiddetti Indipendentisti ed ognuno tira acqua al suo mulino in Regione c’è un consulente che è maestro su inventarsi partiti indipendentisti

  3. Mario Pudhu ha detto:
    29 Maggio 2026 alle 08:52

    … bellu sistema: ispimpirallamentu e iscallamentu de is Sardus e coltivatzioni de su galopinàgiu sardu italianista e rapina/secuestru/esprópiu a manu legalista de una parte de is votos, a demogràtzia fascìstica, sa demogratzia de is leones «premio di maggioranza» a «castigo di minoranza»!
    Ant a bolli su prémiu «Nobel» puru po s’ingannu e po s’ingiustìtzia e fintzas po sa «pace», ladronis de votus a faci manna.
    E is Sardus sempri “prexaus”… piticu su prexu po si nc’istichì in culu de s’Itàlia ca… gei fait ca est mannu e fai afariedhus de martinicas, scimmiottando!

  4. Mm ha detto:
    29 Maggio 2026 alle 08:49

    Il sistema dei nominati è pernicioso: favorisce il governo privato di beni pubblici, ingigantisce arroganza e servilismo.

  5. Paolo ha detto:
    29 Maggio 2026 alle 07:59

    A mio avviso il problema sta nella soglia di sbarramento al 4% e il premio di maggioranza per chi raggiunge il 42% dei voti. Con lo sbarramento del 4% si vorrebbe ridurre la frammentazione, ma abbiamo un alto rischio come ad esempio in Sardegna, dove piccoli partiti potrebbero non essere rappresentati a livello nazionale, rafforzando cosi i soliti grandi partiti, obbligando i piccoli a coalizioni molto spesso poco produttive ma obbligate creando stalli nel momento in cui vengano trattati argomenti fuori dal programma, ne abbiamo un esempio pratico in Regione. Con il premio di maggioranza del 42%, rende più difficile che il governo venga rappresentato direttamente dal voto popolare favorendo cosi la proclamazione di nomine da parte delle segreterie di partito per persone a loro vicine o figlie di accordi elettorali.

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