La nostra proposta oggi in Consiglio: sottoponiamo a verifica le condizioni del nostro essere cittadini nella Repubblica italiana. In calce l’Ordine del Giorno sottoscritto dai sardisti, da SeL, dall’Udc e dall’Idv

17 marzo 2012 17:3928 commentiViews: 15

bandieraMANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Colleghi, io parlo con la speranza che la seduta odierna non abbia le caratteristiche di debolezza e, se mi permettete, di inutilità della seduta di ieri, perché gli Stati generali non si riuniscono per descrivere e ripetere cose note, ma per prendere decisioni.
Io parlo per proporre una decisione e non per confermare la nuova Costituzione reale della Repubblica italiana, secondo la quale i parlamenti discutono vanamente e invece il Governo Monti e altre venti persone decidono.
Io non vedo differenza sul piano del ruolo attribuito ai parlamenti tra il “piano per l’Italia” proposto a suo tempo da Licio Gelli è ciò che Luciano Violante è venuto a spiegare a Cagliari poco più di un anno fa sul ruolo dei parlamenti: non c’è alcuna differenza. E come mi opponevo agli oligarchismi “grembiulati” di Gelli mi oppongo agli oligarchismi dell’aristocrazia accademica e finanziaria del Governo Monti.
Contesto; e mi oppongo – e su questo dissento dal Presidente della Regione – all’immagine del governo dei migliori, del governo delle decisioni indiscutibili, che i giornali stanno accreditando rispetto al governo Monti. Contesto e mi oppongo a tutto questo non ideologicamente, cioè non per sposare il malcontento o la protesta, ma mi oppongo perché sono sardo e la Sardegna ha ragione per opporsi.
Il mio dissenso con il discorso del Presidente della Regione, ma soprattutto col discorso di molti parlamentari, sta proprio in questo aspetto: loro mirano a conseguire un risultato secondo le procedure della richiesta e della concessione, io penso che queste procedure siano state smentite rispetto alla loro efficacia dai fatti, e che occorra dimostrare di saper contrapporre l’intera società sarda allo Stato italiano per giungere ad un patto equo tra i sardi e l’Italia, patto mai esistito!
E quando dico “i fatti” sono in grado di elencarli: in primo luogo la questione fiscale.
Lo Stato italiano non ha mai notificato all’Unione Europea (unico Stato membro a comportarsi in tal modo) la previsione dello Statuto sardo per un regime fiscale agevolato per la Sardegna. Non l’ha mai fatto e mai lo farà perché teme una Sardegna con un regime fiscale diverso da quello dell’Italia! L’Italia applica lo stesso regime a tutte le latitudini, un Paese lunghissimo e diverso applica lo stesso regime fiscale in tutti i luoghi. La Sardegna, è stato dimostrato, è stata uccisa prima dal fisco piemontese e adesso dal fisco italiano, che non io, ma il Presidente della Corte dei Conti, ha definito “ingiusto, inefficace e punitivo per gli onesti”: non io, non un sardista, ma il Presidente della Corte dei conti!
L’Italia ha costretto la Regione Sardegna ad essere l’unica Regione in Italia a finanziare una strada statale: siamo gli unici!
L’Italia, con l’accordo del 2006, ha vigliaccamente imposto alla Sardegna di farsi carico del suo svantaggio geografico, gli ha caricato la continuità territoriale e il trasporto pubblico locale, e quando ha concesso il trasporto pubblico locale alle altre Regioni d’Italia dando loro anche i soldi, glieli ha dati fuori dal Patto di stabilità mentre noi siamo ancora con il trasporto pubblico locale compreso nel Patto di stabilità!
Questa è l’Italia a cui voi siete affezionati, noi no!
L’Italia ha impugnato, con la Corte costituzionale, tutte le leggi di questo Consiglio regionale e imposto a tutte le Regioni un presidenzialismo becero, giacché ha bocciato tutti gli statuti e le leggi statutarie che non avevano queste caratteristiche.
Questa è l’Italia e a questa Italia non ci si può presentare con la solita logica della rivendicazione, occorre fare un passo avanti. Questo Consiglio ha respinto la mozione sull’indipendenza, noi ne prendiamo atto ma chiediamo una cosa: che voglia considerare oggi, con un ordine del giorno, l’apertura di una sessione speciale dei suoi lavori, aperta alla società, ai deputati e ai senatori, impegnata a verificare la convenienza del nostro permanere nella Repubblica italiana.
La nostra proposta è di sottoporre a verifica da subito la vigenza dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione, per accertare se essi siano rispettati da entrambe le parti; la nostra proposta è sottoporre l’unità d’Italia a verifica di giustizia e di vigenza.
Certo, questo non basta. Ieri ho sentito metafore calcistiche che auspicavano il passaggio dalla logica dei club alla logica della nazionale.
E’ una metafora suggestiva che però si sottrae una questione di fondo: la nazionale almeno in teoria è fatta dai giocatori migliori. Io, lo dico senza voler offendere nessuno, credo che tutti sappiamo che il governo regionale non è una nazionale e non è possibile creare un clima di collaborazione nazionale pretendendo di lasciare inalterata una squadra che a nostro avviso non sta brillando sul piano dell’efficacia.
Ma ancor più non si può evocare un clima nazionale senza prendere decisioni difficili, le decisioni sulla riforma sanitaria, per esempio, ma anche su altro.
Quando finiremo di fare bilanci fasulli? Non è iniziata certo in questa legislatura la questione dei bilanci campati per aria, non è iniziata in questa legislatura l’abitudinaccia di recuperare i residui cioè di nascondere l’incapacità di spesa, sta solo continuando.
Quando semplificheremo le procedure che sono tutte contro i cittadini e contro l’impresa?
Le procedure della Regione Sardegna presuppongono che il cittadino sia un truffatore e un imprenditore sia sempre un ladro e invece l’istruttore sia sempre santo.
Quando metteremo mano al sistema della scuola e della formazione?
Allora?
Quando diremo che il bilancio della Regione protegge chi il lavoro ce l’ha già e non chi non ce l’ha?
Quando saremo in grado di capire che deve finire l’idea che la Sardegna ha bisogno di nuovi Mosé che la conducano verso sorti progressive, quando invece ha bisogno di una squadra di persone capaci e oneste.
Per fare tutte queste cose non si deve fare una nazionale, bisogna cambiare il quadro politico.
Ieri ho sentito tanti potenziali candidati alla Presidenza della Giunta parlare tutti in modo molto ecumenico e forse parlare in modo ecumenico proprio perché hanno questa ambizione.
Bene, io credo che il prossimo Presidente della Giunta o nasce da accordi originali e da soluzioni non scontate o non servirà a nulla, cioè sarà un presidente conservatore, sarà un presidente gestore delle macerie.
Noi lavoriamo a soluzioni di profondo cambiamento nazionale sardo ma non ecumenico, non tale da comprendere tutto e il contrario di tutto.
Se la nazionale sarda dovesse essere un minestrone, un minestrone buonista, noi non ci saremo, saremo un ingrediente mancante.
Se si tratterà di fare un’alternativa fondata sul senso del dovere, della responsabilità e di un profondo cambiamento noi ci saremo. E quindi per concludere, se vogliamo fare riforme profonde bisogna costruire un quadro politico diverso, inedito, diversissimo dalla melassa di ieri dove non si capiva nulla e rispetto al quale il maggior compito è dei colleghi del P.D. e del P.d.L, giacché i colleghi di SEL già dialogano con noi di sovranità e sviluppo, senza dogmi e senza posizionamenti precostituiti.
C’è un problema con voi.
Volete voi andare oltre i vostri partiti, oltre i meriti, le medaglie e i disastri che vi attribuite reciprocamente ed essere uomini della nazione sarda, rompere quest’inerzia del gioco attuale, proporre una novità mai vista in Italia?
Dipende largamente da voi, dalla vostra capacità di uscire dalla politica di posizione.
Se troverete questo coraggio, noi ci saremo, ma nel frattempo vi chiediamo, ve lo chiediamo con la forza e con l’umiltà anche della nostra storia, facciamo insieme, in questo Consiglio, la verifica del sistema dei diritti e dei doveri con la Repubblica italiana.

Ordine del giorno: Sanna Giacomo, Dessì, Maninchedda, Planetta, Uras, Sechi, Cocco, Cugusi, Steri Salis.

Il Consiglio regionale

Preso atto dele ripetute violazioni dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione da parte del Governo e dello Stato italiano nei confronti della Regione Sardegna

DELIBERA

DI AVVIARE UNA SESSIONE SPECIALE DI LAVORI, APERTA AI RAPPRESENTANTI DELLA SOCIETA’ SARDA, PER LA VERIFICA DEI RAPPORTI DI LEALTA’ ISTITUZIONALE, SOCIALE E CIVILE CON LO STATO, CHE DOVREBBERO ESSERE A FONDAMENTO DELLA PRESENZA E DELLA PERMANENZA DELLA REGIONE SARDEGNA NELLA REPUBBLICA ITALIANA

28 Commenti

  • L’articolo è di FRESU

  • Ho letto il bellissimo articolo sulla Nuova Sardegna del 6 aprile.
    Lo consiglio a Tutti i SARDI.
    saluti e Buona Pasqua A tutti.

  • Leggere queste tue dichiarazioni è come pensare al paradiso, ma noi angeli sardisti quando ci riuniamo senza lotte per la poltroncina e decidere VERAMENTE della nostra SARDEGNA… ?

  • Si dice che il calabrone non potrebbe volare perché il peso del suo corpo è sproporzionato alla portanza delle sue ali. Ma il calabrone non lo sa e vola.
    Ho la sensazione che stavolta il Partito Sardo D’azione abbia trovato le ali del calabrone perchè possano trasportare non solo il partito dei SARDI.
    Dobbiamo essere tutti convinti e determinati portando nelle piazze nei paesi la grande caparbietà e determinazione dei nostri rappresentanti. Bisogna dirlo a testa alta in ogni angolo della nostra Amata, che i Signori : Maninchedda, Sanna, Solinas, Dessì e Planetta. In Consiglio Regionale sono gli unici ad essersi battuti con tutte le loro forze per la dignità dei SARDI di sentirsi SARDI fino al midollo.
    È veramente il giro di boa Facta non verba (Fatti, non parole) i nostri rappresentanti Lo dimostrano giorno dopo giorno.
    Acta est fabula (Lo spettacolo è finito) per i partiti Italici.
    Vulpem pilum mutare, non mores (La volpe cambia il pelo, non le abitudini) basta con le mutazioni da Mimi che periodicamente l’Italica penisola ci presenta. In maniera diversa ogni volta i nuovi conquistatori, nuovi per modo di dire prendono il posto dei predecessori… la storia per noi sardi è un continuo copia incolla.
    Le persone speciali sono poche, ma bastano a rendere il mondo migliore. Noi stavolta le abbiamo teniamocele strette ma soprattuto non lasciamoli soli.
    Da Fonni un URLO Forza Paris e cheliaìmos.

    Cosimo

  • alessandro

    Mi permetto di rispondere al posto degli amici sardisti: alla fine chi importa chi incontri, dove e quando. L’unica cosa importante è aumentare il consenso e sensibilizzare sulla causa dei lavoratori dell’Alcoa. Le battaglie tra partiti releghiamole alle sedi istituzionali e politiche.

  • Il nostro presidente Cappellacci ha le idee un po confuse nel momento in cui incrocia il dramma dei lavoratori Alcoa col suo segretario nazionale. Cosa c’è di istituzionale in tutto ciò? Attendo una spiegazione anche dagli amici sardisti: http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=192046&v=2&c=205&t=1

  • I governi e gli uomini politici non sfuggiranno alle loro responsabilità né al giudizio della storia e dei sardi; ma non è questa l’ora di recriminazioni vane, di accuse e di processi a noi stessi. Ora ci troviamo di fronte a un fatto troppo importante che può veramente decidere il nostro avvenire e che pertanto richiede da parte nostra una ferma concordia e unità d’intenti.” Questa frase è stata scritta nel 66, ma è ancora attuale. invece di dividersi, trovare doppi fini in questa bellissima iniziativa perchè non sostenere il gruppo che la ha portata avanti e basta?

  • Lodevole iniziativa, che rischia di diventare una foglia di fico per coprire lo scempio di questa legislatura buttata a mare. Qua fuori non siamo incazzati, peggio, siamo disinteressati di fronte al non nulla. Continuate fino alla fine e l’ultimo spenga la luce

  • Finalmente una iniziativa in sintonia con i motivi della partecipazione a quaesta maggioranza. Il PDLe gli altri partiti della maggioranza non possono non condividere era il punto più qualificante del programma elettorale.

  • michele podda

    Pro admin (author)

    Si ti dolet cosa, no est curpa mea. Su becu (nervo scoperto) no lu cherjo tocare a nemos.
    Si apo irballiau jai m’as a perdonare, si cheres.

    A istare sanu e alligru.

  • Su tempu ora est matùro,

    Su problema globalese de oje,est un’atteru pesu su kusta Sardigna, Itaglia + incapazitade de semper + problemas mondialese + korrutzione da foras + una klasse politigu semper sotta de su kontrollu in Roma semus arribadu in kusta kondizionese “di stallo” !!
    kènza kusta indentitade Sardasa + kènza sa presentzia de sa zente politgu chin sos partitos 100% Sardos e de prusu kènza sa presentzia de sa Sardigna in Europa (Bruxelles) semus tottu kantu “mortu” !!
    In onzi sèttorese su popolu Sardu est fora misura – dae chènt annos est de gai ed da chènt annos semus narrende su patesi kosas ! Unu kambiàmentu fondamentalese est una kosa solu, 1.Unidade seriu 2.su coru in Sardigna 3.lealtàde 4.Votare partitosos xSardigna semper.

    SNI. Gion Loi … Commissioni de Relatiòne Internatiònalese

    NB. Pro sos Stranieros … Es kann nur ein Gesundes Sardinien auf der Welt existieren, wenn unsere Insel ihren eigenen Weg gehen kann und vorallem den eigenen Weg “Bestimmen” darf. Unsere tausenjaehrige Identitaet gibt uns Sarden das Recht eine Nation auf jeder Art und Weise zu sein, in Europa und natuerlich present im europaeischen Parlament Friedlich – freundschaftlich zusammen gleichbedeutend mit den anderen Nationen im demokratischen Sinne zu weilen und zu Leben.

  • Complimenti professor Maninchedda. Discorso non alto, siderale.
    Deve finire il rapporto Sardegna Stato basato sulla concessione. Condivido in pieno l’idea di “contrapporre l’intera società sarda allo Stato italiano per giungere ad un patto equo tra i sardi e l’Italia, patto mai esistito”.
    Finalmente una iniziativa politica riformista.E’ proprio cosi che piccoloborghesi non indipendentisti (come me) si avvicinano all’idea di ottenere un rapporto adulto con lo Stato Italiano.
    Non posso pensare che, una volta scesi nel dettaglio e verificato, carte alla mano, che l’attuale rapporto con la repubblica italiana non è conveniente per la Sardegna, il governo faccia orecchie da mercante.
    PS: non è che è stato troppo duro con il prof. Puddu.

  • Quinto moro

    Finalmente si parte! Grazie a questo ODG vedremo finalmente chi sono i veri sardi e chi invece “rema contro”. Basta con le divisioni tra noi che hanno consentito sino ad oggi ai “potentati romani” di governarci distribuendo briciole di pane. È il momento anche storico di riprenderci ciò che ci spetta sotto tutti i punti di vista.SENZA PAURA. Perché come disse Paolo Borsellino:” chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha (muore) una volta sola”.
    FORTZA PARIS!

  • Marco M. C.

    Nota 2: non parlo in lingua sarda che, purtroppo non conosco.
    Però sono sardo ed indipendentista. Da sempre.
    Avanti insieme.
    Saluti e… coraggio Paolo, non mollare!

  • Marco M. C.

    Uno Stato non padre ma Padrone.
    Un esempio fra tanti:
    SCORIE NUCLEARI
    È fatto divieto alle Regioni di precludere, mediante leggi regionali, l’installazione nel loro territorio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi. È questo il contenuto della sentenza n. 54/2012 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’art. 1, co. 3, della legge della Regione Molise 21 aprile 2011, n. 7 (Disposizioni in materia di produzione di energia), il quale – per l’appunto – vietava il deposito all’interno del territorio regionale di materiali nucleari non prodotti nel territorio medesimo. Alla citata conclusione i giudici delle leggi sono arrivati richiamando il consolidato principio in base al quale “le disposizioni relative al settore dei materiali e rifiuti radioattivi vanno ascritte alla materia, di esclusiva competenza statale, «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.)”.

  • Certo che Diana del PDL ha le idee “chiare” con il suo giudizio sull’ODG sardista definendolo “ideologicamente infarcito”, forse il suo riconoscersi in questo modello di Repubblica non è altrettanto ideologico?

  • Mario Pudhu

    Istimadu Onorevole, cumbenit a bi pessare chentza pèrdere sas letrangas a su chi depimus fàghere sos Sardos. Pro su chi mi at iscritu no bi tiat èssere mancu su tantu de Li rispòndhere, ma est menzus a nàrrere duas peràulas po sa craresa chi serbit a chie cumprendhet male: deo no cherzo ne sàmbene e mancu glória. Si est sa glória, cussa a Deus: nois, totu su prus, nos amus a sighire a barriare de runza. Si est su sàmbene, no de no ndhe chèrrere ne pro a mie e ne a frundhire, ma antzis una sessantina de bortas l’apo dadu chentza ischire a chie serbiat (e mi ndhe birgonzo ca no apo fatu de prus pro su pagu corazu chi apo tentu, pro no nàrrere chi apo timidu, mih!). E no ponzo mancu in contu su machine istúpidu e delincuéntzia de ispàrghere sàmbene chi nos at imparadu sa ‘civiltà’ de s’Itàlia: sos ideales mios andhant a totu un’àtera bandha.

  • Ho dato un occhiata su internet sulle reazioni a questo ordine del giorno e sono varie. Negative (ma non avevamo dubbi) quelle degli antisardisti a prescindere, positive quelle di chi non ha il prosciutto sugli occhi. L’ordine del giorno porta nelle sedi istituzionali e conferisce una piena dignità politica a un argomento che i sardisti di lungo corso conoscono bene, nonostante i tentativi di appropriazione esclusiva da parte di movimenti nati spesso da costole sardiste e che quindi odiano il partito per ragioni personali. E’ stato riproposto anche la classica antitesi alla Sedda Autonomia e indipendenza, che in realtà come si può rilevare dal semplice controllo del vocabolario sono la stessa cosa. Invece il momento è importante, anche perchè si accetta di discutere di un tabù.
    Chi come me ha avuto la fortuna di essere sardista fin dagli anni sessanta, quando si era o derisi oppure temuti, non può che essere felice di questa aria nuova. Allora si accusava il partito di separatismo. Invece ora l’idea sardista è passata e il consiglio regionale, l’organo di tutti i sardi, discute del proprio destino, senza che nessuno neppure il presidente della regione si opponga a questo. In uno stato che sta implodendo e in cui la democrazia è sospesa dall’Europa è una svolta epocale.

  • fùlviu michèli seòne

    Ripensarci e riposizionarci su tutti i livelli come Natzione Sarda che vive e sancisce la sua esistenza nel mondo è dovere etico di ogni Sardo…e che lo stato Italiano sia la nostra prima palestra per abituarci alle nostre responsabilità!
    Bella mozione e fintzas à sa Repùbrica de Sardigna.
    Saludos

  • Per Michele: adesso ti rispondo in italiano. Io ho risposto in sardo altre volte, ma non ho mai avuto la pretesa di scrivere nel tuo sardo fiorentino. Tuttavia noto che molti come te filtrano la bontà delle idee dalla qualità del sardo e mi viene il dubbio, molto fondato, che ci sia una minoranza in Sardegna che voglia costruire un’egemonia politica non sulla consistenza delle sue idee ma sulla lingua che parla. Complimenti. Avete imparato le logiche coloniali perfettamente e adesso le applicate al contrario per riservarvi un posto superiore quale le vostre idee (quali?) non vi permettono. La prossima volta ti rispondo in inglese, e poi in francese e poi in spagnolo e poi in catalano. Così il tuo cervello potrà smettere di leggermi per sovraccarico.

  • michele podda

    Beh, amigos sardistas,
    oe tocat a cravare unu brocu, in unu de cussos muros grussos chi non corrian mai, chi nemos che los betat:
    1- ca infines, cun s’abba a sa gula e su fàmene a fenugu, calicunu comintzat a chistionare pro fagher, non pro colare pupadas de àghera in mesu ‘e dentes (cumente fit nande Pauleddu) e calicunu est cumprendende chi, pro fagher, cheret a esseret aunios, a si ponner paris;

    2- ca oe, po sa prima borta (àtera borta no m’est mai cumbinau de lu bier), S’ADMIN iscriet in sardu, unu sardu a cudda manera ma semper sardu. M’est parende chi totu sas dirgràssias poden batire puru carchi cosa ‘e bonu, cumente su ‘e nos ponner paris. In logu meu namus “Male bènniu in bonu, bene bènniu siat”.

    Fortza paris, tando!

  • Beati voi che sapete scrivere in sardo!

  • Ma cantu ti piaghet, o Mario Pudhu, faghere su rivolutzionariu setzidu in domo. Cantu ti piaghede poner foghu chena realismu. Tue cheres totu subitu, a paraulas, però si carchi gioanu ti ponet fatu e s’arruinada, a ube t’acatat? De siguru tue, comente Giuda, cando sos carabineris ana andare a l’arrestare, t’has ortas a s’atera ala. Candu ti pones a faghere su macu, mi pares Toni Negri. Convocare su Consizu pro verificare s’unitade de s’istadu italianu, cheret narrer permitere a chie non est indipendentista de s’avicinare a custu argumentu chena timere. Ma tue, chi cheres gloria e sambene subitu, custas cosas non las comprendes.

  • Leggere i suoi interventi è sempre molto piacevole e appassionante, per un attimo mi fa dimenticare che l’attuale stagione politica della sardegna è infelicissima. Resto ancora incredulo e interdetto del salto indietro che ha fatto questa regione: da una tensione costruttiva (pur con pregi e difetti) della stagione soriana, all’apatia totale di questi anni. Che cosa è successo a questa disgraziata regione? Perchè abbiamo riportato le lancette indietro?

  • Mario Pudhu

    Deo no tenzo peràulas (epuru ndhe apo collidu unu bellu pagu!) pro bos classificare, totugantos ‘políticos’ cantos sezis: ancora a «verificare la convenienza del nostro permanere nella Repubblica italiana» sezis?! Chentu chimbanta annos de domíniu, de isperdíssiu, de annichilimentu, de avilimentu e leadas in ziru no bos bastant?! S’Itàlia “regno, impero, repubblica” nos at fatu a chisina, achighinados che unu padente candho bi est coladu su fogu, e tenimus bisonzu de «verificare»!!!
    Un’àteru interventu de s’On. Maninchedda pariat cosa, ca naraiat chi «Chi si riunisce per descrivere la realtà quando la realtà ha un bisogno estremo di essere guidata ottiene un grande e terribile risultato: comunica l’inutilità della discussione», ca su chi tocat a fàghere est a leare detzisiones, est a fàghere e no a sighire a pistare abba. Ecoghi nono: si cheret sighire a «verificare», coment’e chi siat totu fàulas unu séculu e mesu de domíniu coloniale chi nos at brusiadu fintzas sa cusséntzia. «Gli stati generali» si no fit ca faghet a ríere (tiat pàrrere cosa de rivolutzione frantzesa) tio nàrrere chi faghet meda prus a prànghere ca est “rivoluzione” de genti iscallada e morta de sonnu chi sa «verifica» la faghet die cun die, de su contighedhu in banca o de àteros contos de segamigasu personale, e no de unu pópulu disastradu. Ma proite no andhades innoronala o nessi a pasci cocas imbetzes de bos pònnere a guvernare?!

  • Spero seriamente che tale argomento venga trattato con la dovuta serietà e rispetto che la Sardegna e i sardi meritano al di là di qualsiasi velleità sardista. La giustizia deve essere fondamentale a tutti i livelli, compreso quello che impone a noi sardi di rispettare le leggi e DEVE obbligare la dirigenza Italiana a fare lo stesso con noi.

  • Marcello Simula

    Grande proposta, ottima presentazione, totale condivisione ma, si licet, un atroce, perenne, fastidiosissimo e persistente dubbio: perchè devo ricorrere e dar fondo a tutte le mie risorse di ottimismo per poter credere che la attuale classe politica regionale possa rinnovarsi ideologicamente e politicamente per traghettarci verso l’agognata indipendenza, almeno fiscale? OK ,la mia è domanda retorica e non esige risposta, credo di non essere l’unico a pensarla così, ma battiamoci come stiamo facendo (come PSd’Az) per le nostre rivendicazioni sacrosante, e diffondiamo la conoscenza di questi ottimi interventi, chè la memoria del popolo sardo difetta di qualità, altrimenti tutti, sottolineo tutti i sardi, saprebbero che le libertà non vengono chieste perchè non vengono concesse: si prendono!
    Comunque, saluti ottimisti a tutti e forza paris!!

  • Bene la bandiera Sardista a corredo dell’intervento (teso ed asciutto) e della proposta. Si fa sul serio!
    Ruit hora ed il PSD’AZ deve mobilitarsi con un congresso itinerante che tocchi tutte le piazze della Sardegna.Per illustrare la propria proposta politica aperta al contributo che arriverà dal confronto, mobilitando così la creatività e le coscienze. E l’attività del Gruppo Consiliare non potrà che avvantaggiarsene.

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