La mutilazione annunciata della legge elettorale: Destra e Sinistra di fronte al conflitto di interessi

29 gennaio 2013 08:321 commentoViews: 18

Premessa: della legge elettorale elaborata e votata in Commissione rimarrà un corpo mutilato, se rimarrà. La conferenza dei capigruppo ha deciso di mutilarla del Capo I, cioè di tutto ciò che riequilibra i poteri tra Presidente e Consiglio, e del Capo III, cioè della parte delle ineleggibilità, delle incompatibilità e del conflitto di interessi.
Non mi stupisce certo questo epilogo. Mi deludono le alterazioni della realtà fatte ad arte, frutto qualche volta del fastidio di vedere l’intelligenza equamente distribuita anche oltre i confini della propria casa, altre volte della semplice faciloneria liquidatoria, cioè di quella faciloneria che è figlia della velocità internettiana che vuol dire tutto in 140 caratteri.
Cominciamo: il prof. Demuro dà conto in un suo articolo di una pretesa volontà del Consiglio di appropriarsi di poteri di gestione e di amministrazione, cioè di poteri tipici del Presidente e della Giunta. Perché dice questo? Perché all’art.2 della proposta di legge elettorale si prevede che il Consiglio approvi “gli atti generali di programmazione e le loro variazioni”. È una novità? Non mi pare, posto che già oggi il Consiglio approva il Documento di Programmazione economica e finanziaria che è l’atto generale di programmazione principe. Dire che si approvano ‘atti generali’ significa che si approvano le linee guida dei percorsi, non le scelte gestionali. Poi la legge esplicita che il Consiglio approva “gli atti di pianificazione a contenuto regolamentare” e questo non è altro che l’esplicitazione di una norma dello Statuto speciale. D’altra parte, nella scorsa legislatura e in questa, il Consiglio ha approvato le Linee guida del Piano Paesaggistico, per esempio. Non solo, da più parti si è detto che il Piano regionale dei rifiuti dovrebbe passare in Consiglio e lo si è detto a Destra come a Sinistra, perché si tratta di atti di programmazione che hanno un’incidenza aulla vita della società sarda pari e talvolta superiore a quello di una legge. Andiamo avanti. il prof. Demuro sostiene che sono stati liquidati frettolosamente i poteri di controllo e di sindacato del Consiglio. Egli fa riferimento, in tal senso, al solo art. 8 della proposta di legge, laddove si rinvia al Regolamento interno per la disciplina di verifica dell’attuazione delle leggi e la valutazione degli effetti giuridici, sociali ed economici delle politiche regionali. Evidentemente il prof. demuro non ha letto gli art. 4 (sulla verifica dei requisiti dei nominati dalla Giunta), 5 (sulle politiche di Bilancio e sulla trasprenza della spesa), 6 (sui rapporti con l’Unione Europea) e 7 (sui Programmi europei), che appunto colmano le lacune della legislazione vigente in tema di controllo da parte del Consiglio, senza mai sconfinare in alcuna cogestione. L’art. 8 è soltanto un articolo che vuole indurre a riformare il regolamento interno in modo da creare un minimo sistema di verifica dell’efficacia delle leggi approvate.  Infine il prof. Demuro contesta la previsione che vuole che il Presidente che si dimetta non possa immediatamente ricandidarsi. Qui la contrarietà di Demuro è politica: lui ritiene che in questo modo il Presidente sia ostaggio del Consiglio. Simmetricamente si può ritenere che il COnsiglio sia ostaggio del Presidente senza questa norma. La proposta vuole rendere le dimissioni un atto che ha valore di crisi istituzionale e non più uno strumento di pressione politica, ma si tratta di opinioni, tutte rispettabili.
Ma ciò che prude è altro. Ciò che prude è la disciplina dell’incompatibilità, ineleggibilità e del conflitto di interessi. Qui Destra e Sinistra si incontrano. Dal Pdl mi sono giunte critiche ferocissime per la lettera h) dell’art.41, che regola le incompatibilità con la carica di consigliere regionale, che recita:
“h) coloro che detengono direttamente o indirettamente la titolarità o il controllo, i presidenti, gli amministratori, i direttori generali e i rappresentanti legali di imprese o società che risultino vincolate direttamente o indirettamente, con la Regione o con enti, istituti, agenzie, aziende o consorzi regionali per contratti di lavori, servizi e forniture”.
Sinceramente non capisco come si possa non essere d’accordo con questa proposta. Non è forse ora di finirla con il ceto politico maturato all’ombra delle forniture pubbliche di beni e servizi? La norma è severa? Sì, è severa perché non sancisce una incompatibilità solo con le cariche societarie ma anche con la proprietà, ma penso che sia giusto così per ragioni così evidenti che forse non è neanche necessario spiegarle.
Da Sinistra, incredibilmente, si contesta, invece, la lettera l) dell’art. 38, dedicato alle cause di ineleggibilità del Presidente, che recita:
“l) i presidenti, gli amministratori, i direttori generali e i rappresentanti legali di imprese o società con un volume d’affari annuo superiore a cinque milioni di euro calcolato sulla media degli ultimi tre bilanci approvati”.
Argomenta Demuro:
“L’art. 41 della Statutaria prevede l’ineleggibilità per chi esercita l’attività d’impresa collegata a un fatturato di almeno 5 milioni di euro; a chi è rivolta? Se è una disposizione volta a impedire il conflitto d’interessi deve essere estesa anche a chi fattura mille euro. Altrimenti non è una norma a garanzia di tutti, ma semplicemente una norma contro qualcuno”.
Allora, io vorrei chiedere a Demuro e a tutti quelli che ragionano come lui di tenere conto di una cosa: io sono l’unico in Consiglio regionale che non ha mai messo un veto personale a Renato Soru. Mai l’ho fatto e mai lo farò, perché i veti sono stupidi, sono il mascheramento di un pregiudizio su una persona. Io non ho pregiudizi né pregiudiziali su Soru. Credo di essere uno dei pochi che consente e dissente con e da lui con libertà. Forse per questo non sono amato dalla folta turba dantesca di tifosi che lo circonda, ma non m’importa. Il problema ‘tecnico’ tra me e Soru è che io sono per la collaborazione e non per la subordinazione. Il problema culturale è che io sono un libertario, lui no. Si può collaborare? Certamente sì, ma rispettandosi reciprocamente. Ma mai ho pensato furbate ad hoc per tentare di escluderlo da una competizione elettorale.
Tutto questo per dire che la norma non è pensata contro Soru, ma semmai risente profondamente e convintamente di un ragionamento svolto da Andrea Pubusa (lo preciso a vantaggio del signor Lobina che ha dedicato un articolo un po’ leggero ad un mio post) in Commissione Autonomia. In sostanza Andrea ha ben illustrato, e sarei felice se lo rifacesse pubblicamente, come nell’economia moderna come in quella antica, lil conflitto tra ricchezza e interesse pubblico è legato alle dimensioni della ricchezza. Un uomo molto ricco ha interessi vastissimi ed è molto probabile che entri in conflitto con l’interesse generale pubblico magari di una piccola comunità. Le stesse argomentazioni, svolte in modo polemico ma efficace, si trovano in un commento, firmato Studente (ma studente non è, con tutta evidenza), all’articolo di demuro. Ecco il testo:
Studente: “Professore, mi scusi ma non condivido la lettura frettolosa.Non mi pare che ci sia cogestione. Il potere regolamentare viene dallo Statuto. Il potere di approvare “gli atti generali di programmazione’ e gli ‘atti di pianificazione a contenuto regolamentare’, non mi pare proprio un potere di cogestione, visto che spesso gli atti di programmazione generale incidono sulla vita dei cittadini al pari di una legge. Quanto al suo discorso sull’equiparazione del conflitto con l’interesse pubblico tra un uomo che guadagna 1.000 euro e uno che fattura 5 milioni di euro in Sardegna, beh, mi pare la spiegazione più ovvia per il fatto che noi di sinistra non abbiamo mai fatto una legge sul conflitto di interessi. Mai mi sarei aspettato da un uomo di sinistra questo ragionament: la ricchezza oltre una certa misura confligge oggettivamente con l’interesse pubblico”.
Infine, il signor Lobina dice che io non posso essere anti-berlusconiano perché il Psd’az è alleato di Cappellacci. È curioso per me dovermi difendere da entrambi i lati: infatti, i berlusconiani dicono che il loro avversario sono io, non il Pd. Il mondo non è a due colori, non è diviso in due tribù e non è diviso in tribù e non è assolutamente vero che la migliore tradizione democratica è a sinistra e la migliore tradizione liberale è a destra. Le migliori esperienze  di libertà sono nate dal dialogo tra impostazioni differenti e dall’esperienza di uomini non coscritti nelle anguste trame concettuali di povere e tragiche ideologie.

1 Commento

  • sicuramente fuori tema, ma voglio contribuire a diffondere quello che secondo me nel comune pensare o, come si dice, nell’immaginario collettivo si pensa sia il Partito Sardo d’Azione.

    l’occasione me la dà il commento di Michele Podda ad un articolo di Andrea Pubusa che confronta il 2012 con il tristemente famoso 1812.

    ebbene, il commento chiude con questa considerazione
    “Un grande filosofo di cui non ricordo il nome diceva che non esiste costruzione senza distruzione, e i modestissimi sardi dicono “non b’est acontzu chene iscontzu”; e se “iscontzu” ci deve essere, allora INDIPENDENZA. Mi dispiace che solo il fragile Psdaz e altri Movimenti si facciano carico di portare avanti questa idea.”

    questa definizione del nostro partito mi ha molto intenerito, ma mi ha fatto capire quanto vale e quanto merito va dato a chi lo ha fondato ed a chi lo ha portato avanti fino ad ora.

    FORZA PARIS

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