La mia residenza è la stessa di quando non ero consigliere regionale

13 novembre 2013 14:429 commentiViews: 49

fanculoUn giornalista stamattina mi ha chiamato per conoscere la mia residenza attuale.
Ovviamente, dopo il consueto scambio con la carta vetrata che contraddistingue ormai i miei rapporti con i giornalisti, ho detto la banale verità, e cioè che io risiedo dove risiedevo prima di diventare consigliere regionale, cioè a Quartu.
La domanda mirava a verificare se io, essendo stato eletto in provincia di Nuoro, avessi oppure no trasferito la residenza a Macomer, a casa di mio padre, per usufruire così dei 980 euro in più riconosciuti ai fuorisede dalle norme vigenti per i consiglieri regionali.
Io non ho mai trasferito la mia residenza a Macomer.
Adesso, di grazia, chiederei ai giornalisti di farsi dare un certificato storico delle proprie residenze da ciascun consigliere regionale, con l’accortezza di vedere certificata la residenza prima del primo mandato consiliare, quella avuta durante il mandato e eventualmente, per chi non è più consigliere, quella acquisita dopo il mandato.

9 Commenti

  • ingenuotti!
    un “giornalista” de “la nuova” non andrà mai ad indagare sulle residenze dei consiglieri del PD;
    d’altronde l’inchiesta giudiziaria sui fondi dei gruppi non è mica nata avantieri, ma anni fa.
    e in questi anni non ho visto inchieste giornalistiche sulla materia, nonostante tutti, stampa compresa, sapessero.
    la morale, cari i miei ingenuotti, può avere differenti “chiavi di lettura”…

  • Edmondo Costa

    Caro Paolo, avrei trovato più interessante sentire il rumore della carta vetrata utilizzata nei convenevoli precedenti alla domanda.
    E prima di rispondere, avrei chiesto: “scusa, bello, non che la cosa mi interessi più di tanto, ma potresti dirmi se sono il primo a cui hai posto questa domanda difficile?”.

  • Gian Piero Zolo

    Paolo scusa il francesismo…ma, chi piscia chiaro se ne fotte del medico!!! Cando bi cheret, bi cheret!

  • Ma come è possibile che in tutti questi anni il giornalismo di inchiesta non si è mai occupato dello stile di vita dei massimi rappresentanti della politica regionale? È inverosimile che solo adesso, dopo l’intervento della magistratura, ci si accorga che una gran parte degli eletti, in spregio alle più elementari regole del buon senso, usasse fondi pubblici come paghetta aggiuntiva per soddisfare vezzi e capricci. Che sia reato o meno è l’arduo ed ingrato compito che compete alla magistratura. Ma che sia moralmente rilevante per esprimere un giudizio sul profilo etico dei nostri rappresentanti è altrettanto giusto ed opportuno. Così come è opportuno ricordare chi, come il Prof. Maninchedda, in coerenza con le proprie idee ha ripetutamente sollevato il problema dell’indennità dei consiglieri regionali sia nella precedente che nell’attuale legislatura evidenziandone la sproporzione e l’inadeguatezza. Naturalmente, come è avvenuto in tutto il paese, la consorteria ha fatto orecchie da mercante. Chi ha dei dubbi si vada a rileggere atti e dichiarazioni pubbliche del Consigliere regionale Maaninchedda. Comunque, oltre le dichiarazioni e gli atti formali, vale ancor di più il comportamento sobrio e l’impegno nelle istituzioni. Pochi altri, dei quali non c’è neanche bisogno di fare il nome, meritano la stessa considerazione per la trasparente posizione espressa nell’assemblea e per l’azione politica ispirata al bene comune.

  • Piero Atzori

    Se il giornalista è persona seria e competente davvero dovrebbe estendere a tutti i consiglieri l’indagine. Altrimenti l’obiettivo era cercare punti deboli in un singolo consigliere. Un consigliere onesto, chiaramente difficile da mettere in un angolo. Coraggio Paolo, sfidalo pubblicamente e dagli la ricetta da seguire.

  • Natalino Melis

    Ci provano in ogni modo a fotterti…..ma vedo che ti difendi benissimo….chi è trasparente è scomodo e in politica è quasi un difetto la trasparenza .

  • Renato Orrù orsimonmossa

    … EJA, come NO… Siccome l’idea consigliata è buona, e porterebbe a fare un po’ di quel giornalismo di indagine, che sveglierebbe dal torpore un certo “pubblicismo” da veline e comunicati stampa, non ci penseranno nemmeno a farlo… D’altronde la Notizia sarebbe quella di beccare in “FALLO” uno di quelli che risulta NON INDAGATO”… Mica gli altri: altrimenti che notizia sarebbe? E quindi vai alla ricerca di qualsiasi cosa sui C.R.N.I., che è troppo strano che siano dei Signori… se poi sono di area Indipendentista/Sardista/Sovranista o comunque non ItaGlianista, MEGLIO!!!

  • Claudia Atzeni

    Il lavoro del giornalista è farsi delle domande, trasferendo la propria curiosità al lettore e riuscire a darsi, e quindi a dare, delle risposte, alla fine della fiera risposte confutate e riscontrabili. Quando penso a Ilaria Alpi, penso ad una giornalista per esempio. Una volta sono stata intervistata anch’io, a causa dei miei problemi sul lavoro, sul mobbing che subivo, allora la giornalista riportò fedelmente le mie parole, ma finì tutto lì. Non seguì negli anni un’inchiesta, o qualcosa di simile, fu solo cronaca, nessuna domanda, nessuna curiosità vissuta o trasferita, tutti articoli sull’argomento mobbing dove a tutti viene da dire: “E quindi? E’ dappertutto così! Ma guarda questa che vuol fare la vittima! Dev’essere una scansafatiche!”. Ho capito che il giorno l’argomento era di attualità, e serviva qualcuno che ci mettesse il faccione, ma poi basta, stop. Anche io, come Lei auspico che ci siano inchieste, verifiche, ma poi dovrebbero arrivare gli atti di coraggio, che in una città piccola valgono oro, soprattutto se a trasferire la residenza non è stato Maninchedda ma magari il proprio cognato, o il proprio amico o l’amico dell’amico. Vorrei che come ha detto qualche giorno fa Gianni Benevole, qualche giornalista domandasse a qualche sindacalista o funzionario, lumi sulle multinazionali in crisi che beneficiano degli ammortizzatori sociali ma poi pagano super maneger che piangono sempre la crisi e non si autoeliminano mai per aver fallito, la diminutio è sempre per gli altri, e noi poveri cristi paghiamo sempre e comunque. Paghiamo anche se ci aprono un nuovo negozio, o un “pick-up point”, perchè siamo sardi e 99 € in più valgono bene l’arrivo di un nuovo mostro a due teste che ci i….lluda tutti: da una parte il risparmio per l’apertura e dall’altro la spesa di tutti gli altri che chiuderanno, e via con altri ammortizzatori sociali! Tanto paga Pantalone! Ma arrivata qui, io giornalista per 5 minuti, mi fermo, ho deciso, voglio fare solo cronaca, sono prudente anch’io.

  • Gianni Benevole

    ….ma quel giornalista, non li legge i giornali ?

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