La malattia dell’altrove

dovedi Paolo Maninchedda
Ieri in Giunta abbiamo nominato gli ennesimi commissari nei Comuni della Sardegna privi di Consiglio comunale e di Sindaci.
L’Assessore agli Enti Locali ha comunicato che ormai è elevatissimo il numero dei Comuni retti da un Commissario, o dove è stata presentata una sola lista o dove non è stata presentata alcuna lista.
Sebbene la malattia sembri dei piccoli centri, in realtà è diffusa a tutta la società sarda, si chiama sfiducia nella democrazia rappresentativa.
Nessuno crede più che eleggere una minoranza per governare la maggioranza (perché in questo consistono le elezioni: diecimila persone ne eleggono poco meno di venti) sia un’attività utile.
La democrazia fondata sulla rappresentanza non è un metodo infallibile, ma ancora oggi è quello che meglio coniuga le esigenze di governo con le esigenze di libertà. La sfiducia non nasce dalla crisi del metodo. Nasce dalla fuga dei poteri. Mi spiego. Sciascia si candidò al Parlamento italiano e venne eletto. Era convinto di andare là dove si decide. Scoprì, e lo dichiarò, che il potere è sempre altrove.
Ecco, la malattia della democrazia è che il potere non è mai al grado giusto nel posto giusto. I sindaci hanno tutti i poteri che non servono, ma non quelli che invece li aiuterebbero a far fronte ai problemi che devono risolvere. Ma allora chi ce li ha? Il presidente della Provincia? Non scherziamo. Il Prefetto? Sui prefetti bisogna riaccendere la luce, perché da comparse di polizia quali erano finiti per essere, adesso sono sempre più frequentemente proconsoli territoriali non eletti ma nominati. Tuttavia, anche loro, non hanno i poteri che servono a risolvere i problemi della gente.
Allora ce li ha la Regione?
In parte sì e in parte no. La Regione ha perso poteri negli ultimi vent’anni, se non sul piano formale, certamente su quello sostanziale. Nessun controllo sul flusso dei propri tributi; nessuna libertà sull’utilizzo dei propri tributi; unica isola del mondo condannata a pagarsi la continuità territoriale; venduta come schiava alla Tirrenia e alla Moby; brutalmente subordinata rispetto alle servitù militari; aggredita dalle politiche aziendali di Equitalia e Agenzia delle Entrate per incentivare l’incasso; sola dinanzi alle catastrofi naturali; ancora alla mercé di un anacronistico quanto inutile Ufficio Scolastico Regionale; con ampie zone del proprio territorio dove non si vede un poliziotto o un carabiniere manco a pagarli ma con le stanze di Polizia Giudiziaria delle aree urbane cariche di impiegati di ogni corpo, manca solo la croce Rossa; con i tribunali fallimentari che lavorano a pieno regime e pignorano tutto il pignorabile, anche le scorregge perché potenzialmente metanifere; una Regione nominalmente in Europa, amministrativamente in Italia, sostanzialmente per i fatti suoi, dove noi sardi ancora non abbiamo capito che dobbiamo fare da soli per essere integralmente liberi e europei.
Ma, detto tutto questo, la Regione ha anche poteri e risorse. Come usiamo i nostri poteri? Non bene, perché rinunciamo in partenza alla logica competitiva che invece è presupposta in Europa. In Europa la libertà non si regala, si conquista. Gli altri europei si aspettano che noi combattiamo per noi stessi. Se chiediamo ad altri di rappresentarci, possiamo aspettare per l’eternità. Questo è il contenuto dell’indipendentismo che cerchiamo di rappresentare: l’assunzione piena della responsabilità della nostra storia.
L’autonomismo era figlio del complesso di inferiorità espresso da Lussu nella infausta definizione della Nazione abortita. In realtà, l’unico aborto sardo non è quello della Nazione Sarda, che è un obiettivo politico, non un fatto naturale e quindi non può essere un aborto (neanche figurato). L’unico aborto è quello dei suoi dirigenti che hanno sempre avuto in testa non una terra che deve crescere, ma una terra meschina che deve essere accudita, che deve piangere, che deve ottenere l’attenzione sbattendo i piedini, che deve frignare. Ecco, ci siamo, l’Autonomia è stata l’età dei Frignoni.
Figlia dei Frignoni è la Regione che usa male le risorse. Di 5,3 miliardi che, centellinati a rate trimestrali ci versa – mai per intero nell’anno – il Governo italiano, 3,4 vanno via in sanità. E il dato è destinato a crescere. Dovremmo essere la regione più sana del mondo e invece secondo dove ci operano di tonsille ci vengono le emorroidi. Dei restanti 2 miliardi , 1,6 miliardi all’anno vanno ai Comuni (600 milioni di Fondo Unico, che esiste solo in Sardegna, e 1 miliardo di trasferimenti  per mille altre cose). Resta il tanto, spesso non giusto, per le spese di funzionamento della Regione. E qui dunque si realizza il paradosso: la Regione potrebbe molto ma può poco perché spende male e spende male perché continua a spendere come al tempo dei Frignoni, secondo Su Connotu, secondo il diritto consuetudinario da cui vive il largo ceto parassitario sardo.
Tuttavia, anche per la Regione il potere è altrove. Basti considerare che è la Ragioneria dello Stato che centellina i versamenti delle compartecipazioni alla Regione. Basti pensare che sui Trasporti decide prevalentemente Roma; sull’energia elettrica decide Roma; sulle esenzioni alle bonifiche decide Roma; sulle servitù militari impera Roma; sul fugone dal Welfare decide Roma; sulla lingua decide Roma; sull’ordianamento scolastico decide Roma; sull’ambiente in larga misura decide Roma; sui pagamenti in agricoltura decide l’Agea; sulle regole di mercato decide Bruxelles; sul patrimonio archeologico decide Roma; su tutto ciò che riguarda i diritti civili e politici decide Roma (e si vede!).
E allora la gente, che non è stupida, comincia a non fare più politica, perché tanto ciò che conta e chi decide è sempre altrove.

0 commenti su “La malattia dell’altrove

  • giuseppe manu says:

    Guardi, io non ho mai detto di essere contro la chimica pulita, anzi! ci mancherebbe.
    Io e molti altri come me siamo a favore dello sviluppo e del lavoro nel pieno della sostenibilità e sicurezza.Se questo viene dalla chimica verde e o da altro “EVVIVA”.
    Mi dice che non parlo di chimica verde? “E’ di cosa dovrei parlare se qui non si vede uno straccio di progetto di niente?
    Nulla il vuoto pneumatico, se non vaghe, vaghissime proposte?
    Di cosa dovremmo parlare dopo circa 2 anni di cassa integrazione senza neanche uno spiraglio? La chimica verde ci fa lavorare?
    Avanti la chimica verde? Ma ripeto la politica che deve controllare aiutare questo processo dove è?
    Le risposte chi le da? Chi si assicura che ci sia un gruppo in grado di sviluppare questo progetto.
    Quello che chiediamo noi è “Quando si va a Roma per l’essenzialità , costa molto inserire anche il rilancio della chimica? Fare 2 domande agli imprenditori, pretendere un minimo di progetto vero su carta e vincolante e legare l’essenzialità alla partenza di questi progetti?
    Si ricorda che quel regime era dato per il mantenimento della chimica?
    Ci sono gli accordi in Regione scritti e firmati!!
    Non dico che questo lo debba fare lei!, Dico lo deve fare la politica o mi sbaglio?
    Comunque non voglio assillarla, anzi mi scuso se ho ecceduto nei termini. Almeno con lei si può parlare, è solo quella la mia intenzione.
    Grazie

  • Paolo Maninchedda says:

    No Manu, l’essenzialità non è welfare e lo posso ripetere in tutte le sedi fuorché in quelle in cui la verità viene affermata dalle urla anziché dalla ragione. lei stesso taccia di storielle ciò che dissente dalla sua posizione. Se lei è informato di atteggiamenti speculativi, vada in Procura. Io continuo a difendere la chimica verde, di cui lei non parla. Io voglio dire un Si alla chimica pulita. Quanto al voto, io sono sempre quello che dice la verità, non la verità che mi piace dire, ma quella che capisco. Dove ha portato l’asse con l’Eni, irrazionale e non gradito dall’Eni? Perché di questo palese errore strategico non parlate?

  • giuseppe manu says:

    No guardi questa volta non concordo con lei.
    Intanto nessuno sta parlando di partecipazioni Statali e anche se lei dice che non esistono più, mi spiega L’ESSENZIALITA’ DATA AL GRUPPO SUDDETTO COSA E?”
    Non veniamoci a dire la solita storiella che serve al sistema energetico isolano. Se viene a raccontarla qui ci mettiamo a ridere…e non solo!
    Serve come ammortizzatore sociale, perchè la Centrale non ha più neppure 1 cliente, avendo il suo managment fatto chiudere anche l’ultimo…Cioè la chimica.
    Abbiate invece il coraggio di dire le cose come stanno.
    Lei e la Regione avete il potere eccome di informare la gente e i lavoratori, avete il potere e l’obbligo morale di dire “NO!!” questa volta “NO”!!. Di fare luce su ciò che stà accadendo realmente a Ottana!! Di dire “questa volta se vuoi soldi pubblici porti il lavoro e il benessere, non la speculazione”.
    Questo potere lo ha eccome !!l’Ho dato anche io a lei votandola e facendola votare!!.

  • Paolo Maninchedda says:

    Egregio Manu, io, e solo io, non più tardi di una settimana fa ho lavorato alla riapertura della chimica ad Ottana, ma dal punto di vista personalissimo che ho sempre avuto e che non è mai stato condiviso dai sindacati e dalle amministrazioni locali, e cioè che se un futuro deve avere la chimica ad Ottana, deve essere un futuro da chimica verde. Invece amministrazioni locali e sindacato hanno difeso la continuità della chimica tradizionale che, a mio avviso, non ha futuro. Io, e solo io, ho sempre detto che le ristrutturazioni industriali devono essere accompagnate da misutre temporanee di welfare legate all’ambiente, e più precisamente ali alberi, ma accade di vedere che mentre il sottoscritto si pone in una posizione dialettica anche con la Giunta sulle politiche del lavoro, pezzi interi del movimento sindacale esplicitano una grande prossimità politica con chi, pur non avendo una strategia, tiene comunque tutti buoni.
    Quanto a chi ha il potere, io non lo ho perché il potere di riavviare gli impianti è di chi li possiede, ha il denaro per convertirli e la capacità di stare sul mercato. Forse non a tutti è chiaro che le Partecipazioni statali sono finite. Quanto alla capacità di creare unità sociale intorno agli obietttivi di rilancio di Ottana, io non ho certo usato mai toni forti, provocato fratture e quant’altro. Riflettiamoci.

  • giuseppe manu says:

    Sicuramente un potere che ha la nostra Regione e anche lei Dott. Maninchedda e’ quello di tutelare i Sardi da pseudo gruppi industriali speculatori.
    Mi spiego meglio…
    In questi giorni si e’ consumata l’ennesima farsa della concessione del regime di essenzialita’ per le centrali elettriche sarde in mano a privati.
    in particolare la centrale di Ottana, di proprieta’ del gruppo Clivati, come sempre in testa a quesra vertenza.
    Ora…sarebbe nei poteri della Regione dire:”No …ora basta caro
    Clivati!…la regione non si spende più per te!!!!Se questo gruppo non riavvia la chimica, avvia il rilancio degli impianti, fa rientrare gli operai di Ottana Polimeri dalla cassa integrazione, si presenta difronte a noi amministratori regionali con il suo partner industriale Indorama e sigla accordi di rilancio industriale, noi Regione non ti aiutiamo più. La regione Sarda non aiuta speculatori industriali.
    Bene…! Ora le chiedo Dottor. MANINCHEDDA…”Fare questo discorso compito di chi è? Gli operai denunciano questa situazione da 2 anni…”ascoltarli e mettere in atto questa semplice azione a chi compete?.

  • Giovanna Marielli says:

    Già! È sempre più difficile alzarsi la mattina e avere abbastanza ottimismo per affrontare i problemi quotidiani e per continuare a credere che se la metà del mondo ti delude, l’altra metà vuole comportarsi bene e vuole credere che ci sia una speranza per un futuro diverso.Un po’ di questo ottimismo lo prendo dai suoi discorsi e dal suo progetto per la Sardegna europea che mi piace molto.E’ una grande sfida!
    Io voglio stare nell’altra metà del mondo!

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