Stefano Bonaccini, presidente del Pd, ha sostenuto che il consenso per Salvini, Meloni e forse Vannacci proviene in misura maggiore da chi «ha poco studiato». Il dato statistico può anche essere corretto, ma dice soltanto che esiste una correlazione fra titolo di studio e orientamento politico. Non autorizza a trasformare la laurea in una misura dell’intelligenza, della consapevolezza o della capacità di comprendere la realtà, in una parola, della cultura.
La laurea certifica il completamento di un percorso e l’acquisizione di determinate competenze. Non certifica la cultura. Essere colti significa possedere un’idea sufficientemente strutturata dell’uomo e del mondo; saper collocare un avvenimento nella storia, riconoscere un rapporto di forza, collegare fatti lontani, comprendere le ragioni altrui e sottoporre a verifica le proprie. Significa avere strumenti per interpretare la realtà, non soltanto per esercitare una professione.
Prima di contare quanti laureati votino a destra o a sinistra bisognerebbe perciò domandarsi come e perché si siano laureati. Si può studiare per conoscere, per diventare più liberi, per allargare l’orizzonte della propria esperienza. Ma si può studiare anche con uno scopo esclusivamente utilitario: trovare un lavoro, accumulare due titoli, conseguire una specializzazione, pubblicare quattro articoli e accedere a un posto ben retribuito. È una strategia perfettamente legittima, ma non produce necessariamente una persona colta, spesso nasconde una persona impaurita o inibita che ha trovato modi e strumenti per chiudersi in una casamatta di pareti invisibili.
Esiste poi un uso difensivo dello studio. Conosco colleghi capaci di raggiungere livelli altissimi in una porzione minuscola del sapere e, nello stesso tempo, incapaci di comprendere ciò che accade intorno a loro. L’iperspecializzazione è diventata il luogo nel quale primeggiare e, insieme, nascondersi: una stanza protetta dove si può essere autorevoli senza misurarsi con la complessità della società, con i conflitti, con le persone e perfino con la vita quotidiana.
In questi casi la specializzazione non apre al mondo, ma ne protegge. La laurea diventa un sottanino dorato dietro il quale occultare la propria marginalità sociale e culturale. Si possiede una tecnica, talvolta raffinatissima, ma non una visione; si conosce perfettamente un frammento e si ignora il disegno nel quale dovrebbe essere collocato.
La cultura richiede curiosità, ampiezza, esperienza, esercizio critico e capacità di connessione. Esistono persone con pochi anni di scuola che sanno leggere una comunità, un rapporto umano o una menzogna politica meglio di molti docenti universitari. Ed esistono laureati che dispongono soltanto di un lessico più sofisticato per ripetere luoghi comuni, interpretare male i fatti e confermarsi reciprocamente nelle proprie convinzioni.
Il titolo di studio è un dato amministrativo; la cultura è una costruzione interiore. Il primo si consegue una volta e si appende al muro. La seconda non finisce mai, non garantisce impieghi e non concede immunità dall’errore. Soprattutto, non coincide con il numero degli esami superati, ma con la qualità delle domande che una persona è ancora capace di rivolgere al mondo e a sé stessa.

Il titolo di studio e la votazione ci possono segnalare quanto la persona si è conformata agli standard attesi dal percorso didattico, ma non se utilizza anche il pensiero critico e creativo, se ha capacità di sintesi.
Le probabilità di trovarci di fronte ad un pappagallo ben addestrato, non sono così remote!
Condivido pienamente l’analisi dell’articolo: confondere il titolo di studio con l’intelligenza o con la complessità interiore è un errore tanto diffuso quanto miope; personalmente, provo persino un moto di misericordia e indulgenza per il piccolo infortunio comunicativo di Bonaccini, una debolezza che tradisce la fretta del dibattito politico odierno.
Tuttavia, il tema sollevato tocca corde ben più profonde. Il sapere e la cultura non sono affatto un porto sicuro o una “bella cosa” da esibire ma al contrario, quando la cultura si manifesta in una vera Singolarità, genera spesso scompigli e sconquassi interiori non indifferenti ; penso che uno dei pochi ad aver colto la cultura nel suo alveo più autentico, nel suo reale e drammatico dispiegarsi, sia stato Nietzsche nelle sue “Considerazioni Inattuali”.
Lì la cultura non è un salotto confortevole, ma un’entità che ci si pone di fronte in tutta la sua potenza, a tratti persino inquietante e distruttiva per le vecchie certezze. Non è certamente “un bel vedere” per chi cerca risposte facili o rassicurazioni di status, ma è l’unico modo in cui la cultura smette di essere un dato amministrativo e diventa, come giustamente scritto nell’articolo, una vera e faticosa costruzione interiore.
Benedetto Croce non era laureato. Ma fu un grandissimo intellettuale italiano. Nominato Senatore del Regno da Vittorio Emanuele III, fu anche Ministro dell’Istruzione. Bonaccini non vale neppure mezza unghia di Croce!
Dalle mie parti, un saggio con la prima media frequentata una ottantina di anni or sono, poi avviato alla “scuola dell’0vile”, cit. di Bachisio Bandinu da Michelamgelo Pira, diceva, lo scrivo malamente in sardo-logudorese, credo non occorra la traduzione: “non ba’ bisonzu de picade (pigade) sas iscalinas dess’universitade po (pro) istudiate (istudiade) a tontu. Mi pare tutto, anche se il povero Bonaccini può essere in qualche modo giustificato da un precedente, in verità risalente, che deriva da una quasi analoga espressione, altrettanto infelice, una delle molte peraltro, dell’altrettanto povero Berlusconi a proposito degli elettori comunisti.
L’evidenza del ragionamento è inconfutabile. Tajani laureato, Salvini no. Urso Laureato, Santanchè no. Tutti allo stesso livello. Volete sapere quale sarebbe il livello a cui mi riferisco? E mica posso dirvi tutto io!
Ma proprio lui parla di cultura, l’unico titolo l’ha costruito con la politica, e’ dall’età di 23 anni che vive di questo, altri titoli il diplomino, accidenti che personaggio
Pensiero perfettamente centrato che confuta l’ennesimo “scivolone” di certi sedicenti progressisti che davvero non hanno una chiara percezione del mondo che li circonda, che ragionano per luoghi comuni. E reiterano affermazioni che non fanno altro che favorire l’avversario, come quelle recenti di Augias.
Prof. ricordiamoci che i NON laureati hanno fatto grande l’Italia , in Sardegna c’erano NON laureati che facevano funzionare a meraviglia gli Ospedali ricordo Ozieri con Nanni Terrosu con l’evento dei laureati vediamo i risultati, senza contare moltissimi Sindaci che amministravano i Comuni https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/48979500/bonaccini-montaruli-spiana-nessuno-estrapolato/
Beh… a spaccare il capello in quattro ha detto “chi ha poco studiato”
La laurea non è stata nominata e poco c’entra infatti con lo Studio
Per il resto condivido in toto il ragionamento
Diciamo che le parole di Bonaccini sono ormai diventate un vero e proprio tormentone, e rappresentano una scesa di grado non poco autorevole per chi ricopre ruoli istituzionali. Essere persone istruite non significa necessariamente possedere particolari capacità intellettuali, avere maggiore intelligenza o appartenere, per questo solo motivo, a una determinato partito politico. La storia, anche quella antica, ci offre moltissimi esempi di persone con poco studio formale che sono riuscite a realizzare opere e imprese di notevole pregio, talvolta superando per capacità e risultati persone dotate di lauree e titoli accademici. Il punto che maggiormente preoccupa, però, è che all’interno del suo stesso partito non ci sia stata una presa di distanza sufficientemente netta da affermazioni basate su stereotipi di questo tipo. Su questi pregiudizi non servono silenzi o giustificazioni: servirebbe dare vere e proprie lezioni di cultura, di umiltà e soprattutto di rispetto per le persone, indipendentemente dal loro livello di istruzione.
Egregio, costui è il presidente del PD! Sessant’anni orsono il PCI raccoglieva milioni di voti tra operai, manovali ed altre categorie che vedevano nella sinistra di allora (quella vera) lo scudo in difesa dei loro diritti spesso prevaricati da un fronte conservatore (se non reazionario) snob. L’Italia si è ribaltata: la sinistra è diventata più che snob (quella radical chic degli ztl con cashmire e la erre moscia) e gran parte delle classi suddette ha trovato rifugio e protezione a destra (provare ad analizzare cosa è Roma …). Credo che Enrico Berlinguer si sia rivoltato nella tomba nel vano tentativo di uscirne per andare a prendere Bonaccini a pedate nel cu**. Costui neanche considera che, oggi, si può acquistare una laurea online insieme a pere, mele ed abiti. E la tanto vituperata Meloni (col suo titolo di studio acquisito presso un istituto professionale linguistico) neanche vede le due lauree triennali di colei che sta flagellando la Sardegna. O no? Saluti.
Le parole di Bonaccini sono a mio parere vomitevoli, classiste e finalizzate ad apporre un “marchio” a un rivale per spingerlo ai margini del consenso pubblico. Questi sarebbero riformisti?
Anziché chiedersi, per il mezzo di un ragionamento socio-politico, il perché di una situazione oggettivamente vera, facendo seguito ed affiancando all’analisi, un umile quanto neccessario “mea culpa”, con magari, future quanto opportune sterzate su iniziative che potrebbero risultare di interesse al fine di invertire il trend, è riuscito, nello scivolone sfruttato ed amplificato strumentalmente a dovere, di trasformare, un dato statistico oggettivo in un insulto sociale. “Ohi, ahi, faghide bona festa, direbbe Remundu Piras”!
Davvero molto interessante – ho sempre pensato a chi fosse in possesso di un titolo di laurea fosse migliore e anche più intelligente di me come di altri – questo fino a quando io stesso ho deciso di prendere una laurea nella maggiore età (45 anni) da lavoratore – ho scoperto che quanto pensavo in precedenza non era poi così corretto.
Non mi sono ritenuto più colto come neppure più intelligente rispetto a chi tale titolo non lo possedesse- anzi sono andato più avanti, fino a comprendere che vi fossero persone, senza disporre di tale titolo, molto più colte e sopratutto intelligenti rispetto al sottoscritto – ho dovuto ammetterlo a me stesso ed è stata una bella lezione vi vita.
grazie per l’articolo professore
Bellu artìculu!!!
(A propósitu de títulos, no naro nudha de ite ndhe apo fatu de sa laurea mia, chi però no apo apicadu in perunu muru). E no conto cantas bortas mi apo bidu in su sonnu chi depo ancora dare esames pro mi laureare!
De su restu, a parte su chi semus naturalmente, naschimus e morimus chentza ischire, namus “ignorantes” chentza chi si ofendhat neune.