La guerra delle cifre sui disoccupati

15 giugno 2011 20:096 commentiViews: 11

lavoro1Per la prima volta c’è un dibattito sul lavoro tra la Giunta e i sindacati. L’assessore del lavoro dice che la flessione di 6 punti percentuali della disoccupazione giovanile (fascia 25 – 33 anni) nel 2010 è un fatto molto significativo; i sindacati replicano: “È opportuno ricordare che nell’anno peggiore della crisi, il 2009, il dato medio di disoccupazione è stato in Sardegna del 13,3%. Nel 2010, quando a livello europeo e nazionale iniziano a intravedersi piccoli segnali di crescita economica, il dato medio di disoccupazione subisce una crescita nell’isola di più 0,8% portandosi al 14,1%. È vero che nel 2010 si riduce il tasso di disoccupazione nella fascia d’età 15/24 anni e aumenta, sempre in questa fascia il numero degli occupati, ma è altrettanto vero che si registra una sorta di «travaso» in altre classi d’età. Infatti, nella fascia d’età 25 anni e oltre aumenta il numero di disoccupati e si riduce quello degli occupati. Cambia, cioè, rispetto al 2009 la tipologia del fenomeno occupazione e della stessa occupazione rispetto alle classi d’età. Insomma i disoccupati continuano ad aumentare, mentre si assiste a una variazione annuale del PIL nel Meridione e nella stessa Isola, più vicino, come detto, alla recessione che alla stagnazione”.
In sostanza i sindacati dicono: se la disoccupazione transita da una fascia d’età all’altra e il Pil crolla, non c’è di che stare allegri. Ricordo alcune cifre: nel decennio 1996-2007  il Pil italiano è cresciuto dell’1,4%, quello sardo era in linea e cresceva dell’1,3. Nel 2007 l’Italia scendeva dell’1,3%, la Sardegna scendeva dell’1,8; nel 2008 l’Italia scendeva del 5% e la Sardegna scendeva del 4,1. Nel 2010 l’Italia risaliva dello 0,7 e la Sardegna dello 0,5; nel 2011 l’Italia risale dell’1% la Sardegna dello 0,8. Avendo perso la Sardegna pressoché 6 punti nel biennio 2008-2009, e in un biennio ne ha recuperato 1,3, ragionevolmente si può affermare che la Sardegna riavrà i livelli del 2007, di cui nessuno era entusiasta, nel 2014. Biogna imparare a non ragionare sui decimali ma a pensare a cose molto rilevanti e profonde. Costruire i successi o gli insuccessi sulle frazioni, quando si è già strutturalmente meno di un decimale, è veramente miope.

6 Commenti

  • Robert Kennedy, 1968

    Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
    Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
    Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
    Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte,
    e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
    Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità
    dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
    Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

  • Federico Castori

    Scusate la mia ingenuità: ma a 15 anni si può essere disoccupati? Ma non c’è un obbligo allo studio?

  • Mario Pudhu

    De acordu cun Fabio.

  • Non condivido il perimetro ideologico di Melis ma prendo atto che dal nostro ultimo dialogo su Facebook ha fatto enormi passi avanti e non può che fare piacere, sia ad ogni autonomista che indipendentista. Nei suoi precedenti interventi rimarcava la necessità di non disperdere il potere dello Stato-nazione in questa globalizzazione, ma dopo avergli fatto presente che proprio i singoli territori han bisogno di potere (e quindi di sovranità) per non disperdere le nostre peculiarietà (economiche e culturali) nell’intermediazione dello Stato-nazione, adesso riconosce che bisogna andare oltre questa autonomia e ricercare nuove partnership (anche) extra-italiane. E’ uno dei vari sintomi che indicano un timido cambio di rotta nel PD regionale, a riprova che il dialogo – al posto del vecchio astioso indipendentismo – porta alla riflessione e quindi a dei risultati.

  • Ciao MMc e Voi Tutti,
    ho seguito il tuo consiglio e mi sono letto l’articolo di Melis ed il tuo commento. Concordo pienamente. Ma preferisco commentarlo in questo sito per stimolare la risposta dei suoi commentatori abituali.
    L’Autor di questo sito e voi tutti mi scuserete se rispondo agli spunti di riflessione proposti in maniera apparentemente “fuori tema”, ma ritengo, come MMC mi pare, che non ci si debba confrontare tanto e solo sulle singole tematiche, ma affrontare e tagliare il vero nodo gordiano. Le indubbie capacità del Popolo Sardo, senza virgolette, di potersi autogestire. Per poterlo fare bisogna cambiare il modo di porsi di fronte ai problemi, alla gente ed alle grandi problematiche globali. Pechè diamo per scontato che Noi, o le Istituzioni Sarde, non possano porsi come primo attore, propositivo nella risoluzione delle Nostre esigenze? Perchè il Gov. della Lombardia vola a Parigi a parlare di Expo e noi non sollecitiamo il nostro ad attivare contatti “diplomatici” con gli Stati frontalieri del Nord Africa per vedere se ci sono le condizioni per intavolare il contemperamento di reciproci interessi economici? Ai visto mai! Non possiamo continuare a sognarci Stato se non agiamo come Stato! Questa può essere una battaglia Sardista degna di essere combattuta in Consiglio Regionale. Qualcuno potrà dirmi che esistono vincoli Costituzionali o di legge ordinaria che lo impediscono. Io francamete, se è così, lo ignoro. Ma la verità e che non è importante. Se esistono attiviamoci per farli rimuovere. Queste sono le fondamenta su cui lavorare, diversamente dal continuare a ragionare in maniera quasi oziosa sulle singole e ripetute vessazioni a cui il Nostro Popolo è stato ed è ad oggi sottoposto. Schiena dritta e fronte alta da ora in poi se vogliamo che la gente ci segua nel nostro, nel loro sogno. Perchè il desiderio di essere compiutamente un Popolo c’è nelle persone con cui parlo. Io e Voi.
    Smetteremo di farci dire dal PDL e dal PD meno Elle cosa fare quando inizieremo Noi a farlo. La vera lezione della Flotta Sarda non è aver attivato tre navi per tre mesi a costi ragionevoli, E’ AVER DETTO BASTA alle vessazioni affaristiche giocate fuori dalla Sardegna sulle spalle dei Sardi. L’inizio di una possibile Primavera Sarda proprio quest’anno che si celebra il 150° della Mafia in Italia (Guzzanti docet).
    Forza Paris

  • Marco M. Cocco

    Difatti lavorare sulla virgola è una pratica furbetta e tutta italiana.
    Vorrei segnalare ed invitare a commentare l’articolo di Guido Melis:
    http://www.sardegnademocratica.it/istituzioni/qualche-idea-sulla-questione-sarda-1.21947#commentsForm-42154

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