Ci sono fatti che consentono di capire lo stato reale della giustizia meglio di mille relazioni ministeriali. Basta una stanza colloqui di un carcere.
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha proclamato cinque giorni di astensione dalle udienze penali (dall8 all’11 giugno) dopo quanto emerso a Perugia: per sei mesi sarebbero stati intercettati e registrati colloqui tra detenuti e avvocati nella casa circondariale di Capanne.
Non solo quelli dell’avvocato indagato, autorizzati dal giudice, ma anche quelli di almeno altri quindici difensori del tutto estranei all’inchiesta.
Dentro quelle conversazioni c’erano strategie processuali, valutazioni difensive, informazioni personali e riservate.
Cioè esattamente ciò che uno Stato di diritto considera inviolabile.
Secondo la denuncia dell’UCPI, le registrazioni non sarebbero state immediatamente distrutte, ma inserite nel materiale investigativo e messe a disposizione delle parti.
La questione è enorme.
Perché il diritto di difesa non è una cortesia concessa agli imputati; è il fondamento del processo democratico.
Se l’accusa può conoscere in anticipo le mosse della difesa, il processo smette di essere un confronto regolato e diventa uno squilibrio di potere.
Per questo le Camere Penali parlano di “gravissima violazione del diritto di difesa e del segreto professionale”.
E fanno bene. Perché il problema non è solo Perugia. Il problema è la cultura giudiziaria che rende possibile tutto questo: l’idea che ogni garanzia possa essere compressa purché si invochi l’efficacia investigativa.
Chi frequenta i tribunali italiani sa che da anni il processo penale vive una torsione pericolosa.
Le misure cautelari spesso anticipano la pena; le conferenze stampa precedono il dibattimento; il clamore investigativo conta più della qualità dell’accertamento. Il difensore viene guardato talvolta come un ostacolo e non come un presidio della legalità.
Cagliari non è estranea a questo clima. Anche qui si è consolidata una giustizia sempre più sbilanciata sul potere dell’indagine e sempre meno attenta all’equilibrio delle garanzie. Anche qui il processo è anche scontro tra fazioni politico-giudiziarie a tutela o attacco di fazioni politiche o di posizioni forensi.
Non serve immaginare complotti: basta osservare la crescente sproporzione tra il potere acquisito da una specifica corrente della magistratura e la crescente tutela di una specifica parte politica, fino a sentenze che smentiscono nel dispositivo ciò che viene affermato in premessa o fino a processi dove i protagonisti di indagini fatte malissimo possano essere per questo indagati e rimanere quegli atti, per i quali sono indagati, assunti come comunque credibili.
Il punto è semplice: uno Stato di diritto non si misura da come tratta i cittadini obbedienti, ma da come tratta chi è sotto accusa.
Questo è il problema.
Io sto, da sempre, per quel pochissimo che vale, con i divergenti.
Ho una visione eroica della vita e voglio mantenerla.
Amo chi, da solo, senza cercare truppe e fazioni, si contrappone all’andazzo comune.
Ma se persino il colloquio tra un detenuto e il suo avvocato può essere ascoltato e registrato per mesi, allora il problema non riguarda più l’etica, l’estetica e l’efficienza della Giustizia, non riguarda più l’eterna lotta tra la massa e i pochissimi che perseguono la nobiltà d’animo.
Riguarda la qualità democratica della Repubblica, riguarda lo Stato.

Ma come si può avere fiducia di questa giustizia? Ogni giorno, appena ti svegli devi pensare, sperare, e pregare che anche in maniera fortuita, possa mai avere a che fare con la giustizia . Oltre ai tempi biblici che ti rendono la vita impossibile , vivi seppur da innocente, un incubo terribile che ti segna per il resto della tua esistenza . Oggi assistiamo a processi indiziari a spettacolarizzati all’eccesso, perché vale di più la carriera del magistrato inquirente e/o giudicante che la presunzione di innocenza dell’imputato. E se non hai i soldi per pagare un buon legale ( magari uno tra quelli che maggiormente hanno “frequentazioni” con il palazzo ) la sentenza è scontata.
c’è un precedente grave un grande procuratore rovino la vita all’Avvocato Pitelli (https://www.ilfoglio.it/giustizia/2023/02/10/news/tre-anni-in-arresto-ingiustamente-il-flop-di-gratteri-su-giancarlo-pittelli–163179 ) (https://www.ilriformista.it/giancarlo-pittelli-non-deve-tornare-in-carcere-la-cassazione-stoppa-gratteri-310580/) non c’è da meravigliarsi molti Procuratori e PM sono contro gli avvocati e con il Referendum si sentono legittimati , però come scritto dal signor Locci hanno trovato un giudice che non la pensa come loro
Abbiamo avuto la possibilità di un inizio di cambiamento con il referendum, ma i cittadini, o per malafede di alcuni o per poca fiducia sulla politica di altri, non si è riusciti.. Il sistema ha bisogno di essere cambiato e non per idea politica. In molti si definiscono garantisti, ma operano in tutt’altro modo.
Si Professore, è una questione enorme. Ma i cittadini non se ne sono accorti al referendum. Siamo soli.
Egregio, siamo sempre là; questo incancrenito Paese è passato da culla a tomba del diritto. E poiché tutto questo degrado non è sufficiente gli italioti hanno pensato bene di firmare una cambiale in bianco opponendosi ad un referendum che avrebbe solo iniziato a portarci da repubblica delle banane a paese civile e democratico.
Mi è tornato a mente quando nel 2008 la Agenzia delle Entrate pubblicò i redditi degli italiani (tutti) per l’anno 2005. Scoppiò un autentico casino, una rivolta popolare che impose nuovamente l’oscuramento dei dati. Dovetti assistere a liti tra parenti che avevano per una vita pianto miseria salvo rivelarsi poi che disponevano di redditi consistenti. Perché cito quei fatti? Perché l’italiano medio chiede e pretende trasparenza (per gli altri) ma riserbo per sé; chiede e pretende che tutto venga ascoltato e intercettato (anche se vietato dalla legge) ma non per sé (Garlasco docet). Insomma, siamo sempre là: è assai bello fare uso del fondoschiena degli altri (ma guai a farlo del proprio). E la Repubblica delle banane continua a scadere sempre più nel ridicolo. Saluti.
P.S. – Ieri in tribunale a Napoli un Giudice (qualcuno degno di questo ruolo è rimasto) ha imposto alla pubblica accusa di ritirare atti relativi ad intercettazioni tra difensore e assistito perché inutilizzabili.
Non vi è dubbio. La legge va rispettata. L’ unica cosa da farsi è la denuncia contro chi ha deviato dal corso. Bisogna avere coraggio. So per esperienza che è inutile cercare di parlare con alcuni.