La crisi, le scelte e le elezioni

15 gennaio 2010 07:5613 commentiViews: 21

245La crisi dell’Alcoa sta prendendo, a mio avviso, una piega preoccupante. Oggi, dinanzi all’ambasciata americana occorrerà tenere la testa sul collo.
Contesto una cosa alla politica regionale sarda, a tutta la politica, compresi i sindacati: nessuna idea coraggiosa, nessuna idea nuova, sempre il solito schema (crisi aziendale, cassa integrazione, pellegrinaggio a Roma ecc.). È sbagliato mantenere il sistema produttivo sardo invariato col motivo di mantenere quei posti di lavoro. Alla fine le nostre lotte ci stanno legando indissolubilmente ad un modello di sviluppo industriale ormai inefficiente e per noi molto dannoso. Stiamo difendendo le produzioni che ci hanno prodotto la più alta mortalità maschile d’Europa. Quando iniziamo a cambiare? La cassa integrazione deve servire a dare soldi ai lavoratori mentre si costruisce un’alternativa. Viceversa, oggi la si utilizza per negare la possibilità dell’alternativa.
Se c’è una cosa che manca alla politica sarda è il coraggio di un disegno importante, forte, nazionale. I sardisti hanno proposto a tutti i partiti questo percorso, ma esiste, bisogna constatarlo, un’inibizione nel Pdl e nel Pd a credere nella reale possibilità di assumersi la responsabilità di una grande fase di riforme sociali e economiche. Tutti, se parlano di riforme, parlano di Statuto e Statutaria. Pochi hanno le idee chiare su fisco, ambiente, sanità, scuola, redditi, leggi di incentivazione ecc. Lo vedo a Nuoro. Il Nuorese ha bisogno di un terremoto di cambiamenti, a partire dalle amministrazioni locali. Invece, lo schema con cui si andrà alle elezioni è quello classico dei cartelli ideologici contrapposti, carichi di slogan e poveri di contenuti. Lo vedo sull’energia. Il rapporto verso l’Enel e la Saras è servile, imbarazzante, umiliante. Il rapporto verso il gruppo Onorato è servilmente muto. L’impotenza dinanzi alle banche che fanno la raccolta per impegnare il denaro in borsa, è frustrante. Il silenzio rispetto al mare di denaro che circola in Sardegna e soprattutto a Cagliari grazie al traffico di droga è assordante.
Questa piccola politica rassegnata che affligge i partiti ha sempre proposto come metodo l’attendismo, l’opportunismo sugli errori altrui, l’assistenzialismo come calmante sociale. Oggi le casse pubbliche non reggono più lo schema, anzi, io continuo a ripetere che la Sardegna sottovaluta l’urgenza di una severa riforma finanziaria, come pure sottovaluta ciò che sta accadendo in sanità (io dissento da Franco Meloni che sostiene l’ineluttabilità dell’aumento della spesa sanitaria, come pure dissento da Marco Espa che chiede nuovi stanziamenti e non dice da dove possiamo toglierli). E quando si esauriscono i soldi per tener buona la gente con due soldi, il rischio è appunto ciò che io temo possa accadere oggi a Roma.

13 Commenti

  • Vincenzo Monaco

    Quando c’è voglia di reagire, umilmente si propone
    PROPOSTA del PROGRAMMA per SEMINARI SARDISTI

    Ipotesi dei temi, luoghi e date : Relatori da proporre e definire.

    IGLESIENTE 19 o 26 FEBBRAIO 2010
    2 Economia contemporanea e futura della Sardegna. Indipendenza nella globalizzazione o dipendenza globalizzata?
    Relatori :

    SASSARI 6 MARZO 2010 – Sala Salesiani Latte Dolce
    1 Storia economica della Sardegna. Quali prospettive ?
    Relatori :

    ORISTANO 23 APRILE 2010
    3 Federalismo, fiscalità indipendente e programmazione economica nello Stato Sardo. La Sardegna è in grado di sostenersi?
    Relatori :

    28 APRILE 2010 o LUGLIO 2010
    Perché l’Assemblea Costituente?
    Relatore : Giacomo Sanna – Presidente del PSdAz

    GALLURA 21 MAGGIO 2010
    La riforma della Sardegna, da regione italiana a Stato indipendente nell’allargamento interno della Unione Europea dopo il Trattato di Lisbona. Una evoluzione possibile della libertà?
    Relatori:

    MEDIO CAMPIDANO 21 GIUGNO 2010
    Il ruolo del popolo sardo in Europa e nel Mondo. Identità e Federalismo. Affermazione della libertà e della Democrazia promossa dai popoli. Siamo davvero un Popolo?
    Relatori:

    CAGLIARI 24 SETTEMBRE2010
    Storia della Sardegna vista dai sardi. “ Dai Giudicati, ai catalani e Spagnoli, ai Savoia ed all’era repubblicana “ Ed oggi chi comanda in Sardegna?
    Relatori :

    NUORO 22 OTTOBRE 2010
    Le responsabilità della politica in Sardegna. Gli errori dei Sardisti?
    Relatori :

    OGLIASTRA 19 NOVEMBRE 2010
    Il ruolo sociale e politico dei sardi in Europa e nel mondo, Siamo tutti emigrati?
    Relatori : Dr. Franco Piretta

    ASPETTI ORGANIZZATIVI E LOGISTICI

    Programmare lo svolgimento dei Seminari in Sale Pubbliche e di Rappresentanza Istituzionale (se possibile)

    In ogni Seminario:
    Introduce il Segretario di Federazione della Provincia ospitante
    Modera il Vice Segretario Nazionale competente o delle Federazioni della Organizzazione

    I Relatori vanno proposti dalla Segreteria Nazionale e dai Segretari di Federazione

    Manifesti: Si può scegliere tra manifesti in pdf da inviare per e.mail e stampare per ogni Seminario

    Oppure un manifesto Complessivo da stampare in formato di 1 metro x 70 ed affiggere in ogni occasione. ( Variazioni di programma possibili sconsigliano questa soluzione)

    Si deve valutare e decidere se i Seminari sono aperti o chiusi solo ai sardisti.

    Nel caso siano aperti, bisogna considerare la partecipazione di relatori anche di altre forze politiche

    Nel caso siano chiusi, bisogna considerare solo equilibri interni e la necessità di coinvolgimento dei Sardisti alla più ampia partecipazione anche dale sedi delle Federazioni non ospitanti.

    Premessa

    Gli stimoli di una chiacchierata improvvisata in una Sezione sardista qualsiasi, diventa stimolo per contribuire con il confronto delle idee a creare le premesse dei ragionamenti politici necessari per prepararsi alle prossime elezioni amministrative del maggio 2010.

    Proporre il ripensamento della storia per inquadrare il ruolo contemporaneo ma anche futuro delle Province sarde, può suscitare un confronto scontro che ricerca cause ed effetti delle decisioni che hanno prodotto l’attuale stato di difficoltà e di compressione operativa delle 8 province della Sardegna.

    Confermando la strategia politica del Partito, né a destra e né a sinistra ma accordi di programma con chi ci sta, crea la necessità di presentarsi al confronto con gli altri partiti, con a disposizione un programma alternativo ed incidente sul futuro sviluppo della vita nelle province, analizzando i risultati delle gestioni precedenti ed i margini di manovra futuri per invertire, integrare, innovare ed inventare nuove politiche efficaci ed efficienti nella gestione dei territori provinciali e nel coordinamento sinergico delle potenzialità tra i diversi territori.

    Una analisi collettiva che dalla fotografia della attuale realtà, prefiguri i passi necessari per accompagnare il recupero sociale ed economico del popolo sardo in una prospettiva di indipendenza sempre più ampia rispetto alla sudditanza e colonizzazione persistente, nonostante la neo esperienza di gestione della politica regionale e provinciale.

    Una analisi che individui innanzi tutto le responsabilità sardiste dovute alla scarsa incidenza di una politica della differenza e della incisività, della previsione, della denuncia e del contrasto delle condizioni negative che offendono e rendono sempre più dipendenti i cittadini sardi da decisioni esterne o corresponsabili interne alla Sardegna, scarsa incidenza anche nella programmazione e gestione delle politiche conseguenti alla attività amministrativa svolta nel governo locale e nel ruolo di opposizione politica.

    Una analisi che faccia tesoro degli errori e delle buone prassi, degli insuccessi e dei risultati positivi obiettivamente raggiunti, al fine di andare oltre, migliorando le capacità individuali e collettive dei sardisti amministratori, superando spesso l’individualismo ma anche la solitudine che caratterizza molti bravi amministratori sardisti a tutti i livelli.

    Frutto di queste riflessioni ed analisi deve essere la individuazione di un nuovo metodo di progettazione e programmazione territoriale e settoriale in economia, nella società locale e regionale, nell’affermazione culturale e popolare del nostro popolo rispetto al confronto di appiattimento che la globalizzazione sta affermando in molteplici zone del mondo.

    Una reazione positiva, innovativa e di valore universale, capace di dimostrare a noi stessi ed agli altri che un’altra società è possibile nonostante la speculazione, le crisi e soprattutto la colonizzazione o auto colonizzazione della nostra esistenza quotidiana e di vita.

    Base dei ragionamenti, rivedibile e ampiamente rivoluzionabile secondo logiche condivisibili, potrebbe essere la proposta schematica di argomenti di riflessione che ad esempio, riferita alla Provincia di Sassari , si propone di seguito.

    Per esempio sulla Provincia di Sassari – 2010 -1014 ed oltre.
    Argomenti

    PROBLEMA RICERCA SOLUZIONE
    – Crisi Industriale – – Innovazione di sistemi produttivi e di prodotti proponibili in un mercato globale e nelle nicchie possibili.
    – Crisi finanziaria ed economica – Sostegno più incisivo al disagio sociale e d alle nuove povertà con proposte innovative di nuova occupazione capace di sostenere la dignità ed il reinserimento nel mondo del lavoro “stabile”
    – Consolidamento dei modelli
    di sviluppo locale virtuosi – Nuove sperimentazioni ed attuazione progettuale ( Es. Patto del Nord Ovest – ) Progetti attuativi delle teorie e delle sinergie create.

    -Amplificazione ed implementazione
    Dei progetti territoriali e di settore – Nuove progettualità sinergiche tra i vari attori del territorio.

    – Ricerca ed acquisizione di risorse
    integrative e straordinarie – Utilizzo di tutte le opportunità comunitarie, statuali e regionali

    – Riqualificazione Infrastrutturale – Inserimento o reinserimento nelle reti strategiche delle infrastrutture di livello mediterraneo ed europeo. ACQUISIZIONE DI UN NUOVO RUOLO INTERNAZIONALE
    – Sinergie Interprovinciali – Superamento dei campanilismi provinciali e di parte politica
    Considerazione della eccezionalità storica di uno sforzo sinergico per evitare la tragedia nazionale sarda e dei suoi territori.
    – Complementarietà effettive – Il confronto pre-elettorale ma soprattutto l’incontro successivo tra gli amministratori sardisti , può favorire l’efficace complementarietà tra i governi locali, i territori e l’inquadramento dei problemi in un ottica più ampia e comprensibile, sostenendo una vera politica sardista nelle amministrazioni e nei luoghi.
    – Riforme locali e comunali – Sperimentazioni normative- Bisogna andare in termini di proposta e di legislazione, al di là dei condizionamenti normativi esistenti, ipotizzando e realizzando nuove norme sardiste e per i sardi.
    Coinvolgimento democratico per – 1 Invertire la mordenza delle comunità
    – 2 Consolidare la identità etnica locale sia come fattore di cultura ma soprattutto come potenziale di economia alternativa
    – 3 Ritorno alla centralità della terra e della comunità
    – 4 Attenzione della Comunità verso la persona (solidarismo ed egualitarismo )
    – 5 Recupero dei sentimenti e dei valori culturali (Nuovo concetto di Ospitalità)
    Queste idee metodologiche sono ipotesi di lavoro da sviluppare collettivamente e che possono sostenere gli argomenti proposti per i Seminari sardisti
    Chi comanda in Sardegna? E nella Provincia di Sassari?

    Sicuramente l’oligarchia mondiale dominante.
    Senza fissa dimora, senza fisionomia definita, senza anima = UN MOSTRO

    Sui mari della Sardegna? La U.S. Navy ed il Governo Italiano
    Tom Barraci padrone della Costa Smeralda (americano)
    Charles Forte padrone della Costa sud (inglese)
    Aga Khan Karim ed Emma Marcegaglia per la gestione delle strutture ex G8 de La Maddalena
    Le compagnie di Navigazione Tirrenia, Grimaldi ed Moby Lines di Onorato (possibile monopolista)
    Gli speculatori immobiliari
    Gli speculatori sulle energie
    Le catene internazionali dei Tour Operators

    Sui cieli della Sardigna? L’ENAC e le compagnie aere speculative
    Alitalia e Airone con FlyItaly,
    Ryanair (neo pioniere dei low cost) e Meridiana
    Le lobby militari internazionali
    Le società aeree di trasporto merci
    L’assenza di Compagnie aeree e navali sarde

    Nel settore della ENERGIA? L’ENEL ancora titolare della produzione e della distribuzione
    Gli Spagnoli di ENDESA
    I produttori di impianti ed i trasformatori in energia del Metano, del Nucleare e del Carbone.
    I costruttori ed i gestori dei torrioni eolici e fotovoltaici
    I promotori di accordi internazionali, i responsabili delle sovrapproduzioni di energia e trasporto tramite il Sacoi, azioni che non portano benefici in termini di costi e di azioni per la Sardegna.

    Nell’INDUSTRIA presente? Sciacalli e Becchini:
    SARAS EON ENI ENEL
    Cartiera di Arbatax –deceduta
    ENDESA di Portotorres –
    SYNDIAL
    VINYLS di Portotorres in fallimento
    EQUYPOLIMERS di Ottana ed Assemini in Vendita
    ALCOA di Portovesme in fallimento o delocalizzazione
    ENI – disimpegnata
    Ex Queen – Fallita e smontata
    EVC – Inglese – fallita
    LEGLER di Villacidro
    CARTONSARDA di Bolotana
    Chi paga o ha pagato il conto!? I Lavoratori licenziati, in CIG in prepensionamento o riciclati
    Centinaia di piccole e medie imprese di servizio e manifatturiere di tutta la Sardegna.

    Quali tragedie sono aperte? Il degrado ambientale e sociale
    Chi risana i siti industriali dimessi?
    Chi paga i costi di ripristino e di riequilibrio naturale?
    Quanto vale questo disastro?
    Quanto ci hanno guadagnato i sardi?
    Quanto è la consapevolezza sui gli speculatori che ci hanno guadagnato apertamente?
    Lo stato italiano – Gli speculatori internazionali e nazionali (SCIACALLI)

    Nella Grande Distribuzione Commerciale? Dopo gli Italiani:
    AGNELLI
    BERLUSCONI
    EMILIANI ORGANIZZATI Cooperatori

    I non italiani acquirenti
    Francesi, tedeschi, Inglesi, Cinesi, Svedesi

    Nell’AGRICOLTURA e PASTORIZIA Gli Assessori di turno
    Direttori di aziende pseudo sarde 3A – AMLATTEA e GALYDA (latte polacco ed olandese)
    Centri di distribuzione con politiche di speculazione dei prezzi
    Le lobby della trasformazione dei prodotti
    E tanto altro …

    Forza Paris

    Vincenzo Carlo

  • The Hierophant

    I Sardo-Marxisti sono in fase di estinzione e l’era di internet è stata fondamentale per dare una pubblica scossa in questo ambiente, eppure dopo i danni fatti dai primi mi preoccupano invece i nuovi rampanti: Un mix tra cultura new age e trascendentalismo a metà tra Gabriele La Porta e Ron Hubbard ma con qualche innesto di Thoreau nel gambo di Bakunin…

    E poi uno diventa un clone di Tom Cruise tipo questo: http://www.youtube.com/watch?v=yJ6zEB5A_EA

  • Piero Atzori

    Anche a me pare eccessiva la censura. Tengo a dirlo per la stima che Paolo Maninchedda si merita. La parola “carnefici” sembra solo essere una ricaduta su stereotipi superati. Il linguaggio complessivo di Desole non mi sembra in linea con il veterocomunismo, nè con un giacobinismo senza prospettive. L’analisi spietata di Desole sui mali del Psd’az è in parte almeno condivisibile. Sii generoso e lascia intervenire Desole, Paolo, isolarlo non ha senso, anzi giustificherebbe il giacobinismo puro di cui lo accusi.

  • Non penso Paolo che Desole abbia quella visione che hai descritto, semplicemente criticava un Partito che non sembra adatto a recepire anche i tuoi programmi: Nel senso che si è pochi e poco coesi e non c’è neppure dialogo tra forze affini, quindi ogni buona idea rischia di venir sciupata così come è successo in passato.

  • admim - Paolo Maninchedda

    Leggo solo oggi il commento indecente di Marcello Desole che, con questo, ha finito di scrivere in questo sito. Vi è dietro lo stesso radicalismo impaziente, rivoluzionario e violento che animava il separatismo degli anni Ottanta. Vi è dentro la stessa presunzione morale che ha sempre animato i rivoluzionari falliti, quelli col mito di Garibaldi e del Che. Vi è sotto l’impostazione sardo-marxista degli anni Ottanta, quella che mutuava, per debolezza culturale, dai tanti movimenti anti-imperialisti, slogan, letture, termini (“carnefici”). Ma soprattutto si legge davanti a queste parole una sola prospettiva: l’isolamento della purezza giacobina. L’idea di un partito con un’organizzazione costosa, magari finanziato dall’esterno; l’idea della via breve alla mobilitazione; l’idea dello scontro; l’idea delle verità indipendentiste assolute; sono tutte idee che portano alla sconfitta.

  • Marcello Desole, allora anche tu pensi che questi partiti abbiano fallito? Cosa è necessario secondo te per farli dialogare?

  • Incuriosisce vedere come i grandi sistemi sociali selezionerebbero le classi dirigenti e come governerebbero la società. Vessilliferi di nuove idee per la difesa degli interessi generali e non portabandiere dei corpi che li esprimono.Chissà!
    È vero, i flussi finanziari verso la Sardegna non sono mancati. Non sono però serviti a creare reddito, miglorando le condizioni economiche hanno solo alimentato la teoria della pentola bucata. I flussi sono serviti per stimolare bisogno di beni, consumi, per soddisfare i quali bisognava e bisogna ricorrere alla importazione. Hanno cioè prodotto ricchezza fuori dalla Sardegna. Flussi finanziari formalmente dati alla Sardegna, nella sostanza alle industrie del Nord che producevano i beni di consumo richiesti dai Sardi. Insomma un imbroglio che ci costa anche l’accusa di essere parassiti, assistiti ed incapaci di assunzione di responsabilità.
    E qui andiamo dritti dritti al cuore del problema. Siamo un popolo dominato, non protagonista la cui storia ci viene scritta da altri.
    Rivendicare soggettività politica appare quindi un obiettivo irrinunciabile.

  • Ho visto le immagini di Cappellacci e della Lombardo davanti all’ambasciata degli USA a Roma insiene agli operai ALCOA.La prima cosa che ho detto a chi mi era a fianco e stata: “siamo alla frutta” . Se il governatore ricorre ai metodi dei lavoratori vuol dire che conta poco e non ha idee.
    Quando Berluscomi si occupò di ALITALIA perchè la riteneva strategica, non ando a manifestare sotto l’ambasciata francese con i lavoratori, chiamo un pool di imprenditorigli fece fare un piano industriale e gli fece acquisire gli assets Alitalia, qui siamo all’ accattonaggio politico.Cappellacci nonostante una campagna elettorale a fianco di Silvio non ha imparato niente da lui, ha esercitato solo il vecchio vizio Sardo di abbassare la testa e ubbidire.il nonno si starà girando sulla bara.

  • Marcello Desole

    Io invece sono più critico anche con quelli che scrivono. Paolo Maninchedda parla di necessità di fare grandi riforme insieme a terremoti necessari nelle amministrazioni locali. La prima strada, quella delle riforme, necessita di una base politico-organizzativa degna di tale nome, altrimenti si innesca lo spirito arrendevole citato da Oliviero e la domanda viene ormai pressante perchè sembra di vivere un un reality dell’indipendentismo di facciata, che vive per rendita di posizione storica e niente più: il PSd’Az è adeguato a gestire, guidare, farsi promotore di queste riforme? La mia più che sensazione interiore risponde NO. La mia più che sensazione è che dietro queste parole, di questo sito non vi sia praticamente nessuno a sostenerle. Perchè dico questo.. perchè un partito che si candida ad innescare una fase costituente se le organizza queste tappe, organizza la propria base quando esiste e la rende attiva, costruisce gli strumenti di comunicazione istituzionale e di elaborazione interna ed esterna. Dove sono tutte queste interfacce, dove sono i processi necessari a discutere di queste riforme con le popolazioni locali, per coinvolgere le giovani generazioni attorno ad un nuovo modello di sviluppo, di società, di democrzia, che diano sostanza condivisa alle riforme di cui si parla?
    Poi questa storia dei terremoti, passare dalla settimana in cui si fa la corte a tutti poi qualcuno abboccherà tanto per sparigliare le carte e mettere giustamente le forze politiche dinnanzi ai problemi – ma non ci si abbassa a partecipare ad un dibattito pubblico e sentir parlare i cittadini della loro idea di sardegna e sovranità – a quella della promozione dei terremoti in cui ben vengano tutti i partiti italiani a costruire il fronte nazionale mi pare che dia il segnale della crisi strategica del partito.
    Un partito indipendentista se ha consenso non ha bisogno di fare questo, se ha i mezzi sono gli altri a cercarlo. Dimostrate di avere i mezzi e le persone, le idee e un cronoprogramma politico e culturale da realizzare perchè quello socio economico lo si deve costruire tra la gente altrimenti è solo una pianifiaczione socio-economico dall’alto, stile pugnette-populiste come il piano veranda, chiamarla casa è un eufemismo. La lancetta dell’orologio sta facendo tic-tac e giorno dopo giorno, dal primo in cui ci si è fidati per votare una classe dirigente per niente selezionata dal basso ma che si è autopromossa diventando sardista il giorno prima delle elezioni, regalandosi posti in listini gratuiti senza muovere un dito e continuando a tenere le chiavi del recinto senza nessun spirito di generosità verso le nuove generazioni, fino a quello in cui ci si é tappati il naso legandosi ai nostri carnefici, fino a quello in cui lo stesso PSd’Az ha dimostrato di non avere il pepe al culo e di non sentirsi il peso di questo momento così drammatico sulle spalle.. beh signori io dico che se non si avvia davvero una fase di rivoluzione democratica e se il partito non dimostra chi è, quella più che sensazione mi porterà a diventare il vostro peggior nemico, non perchè abbia intenzione di candidarmi o riabbracciare qualche partito per cannibalizzare il vostro modo di costruire l’indipendenza ma perchè il tentativo di essere presi per il culo da un partito italiano lo accetto ma da un partito sardo NO. Cordialmente, Marcello Desole.

  • Sergio Ravaioli

    D’accordo con tutti, ho particolarmente apprezzato l’intervento di Mariga, sia per le argomentazioni che per il tono calmo e determinato così raro di questi tempi (direi pressoché introvabile nei rappresentanti del sesso maschile, me compreso).
    Il pessimismo della ragione mi porta a non vedere soluzioni nei tempi che la politica è forzata a rispettare. Nel lungo periodo saremo tutti morti (mi pare lo dicesse Keynes) ed ormai il sistema di qualità italiano e sardo è sceso così in basso, in tutte le sue espressioni, da richiedere una profonda trasformazione sociale e culturale, non più soltanto un intervento politico.
    Ormai siamo privi di una “classe dirigente” che sappia darsi programmi di medio-lungo periodo, tanto meno capace di conciliarli con le esigenze di sopravvivenza politica che le varie scadenze elettorali impongono. Avete notato che da quindici anni a questa parte chi governa regolarmente perde le elezioni? Tanto in Italia quanto in Sardegna, a conferma che siamo costantemente governati male. E che il più grosso partito, tanto in Italia quanto in Sardegna, è quello di chi non si prende il disturbo di andare a votare?!.
    Una destra resa impresentabile dal Berlusconismo, una sinistra azzoppata dalla componente massimalista indisponibile ad una logica di coalizione che regolarmente priva quel versante politico di un 8-10% (per non parlare dell’astensionismo) sufficiente a farlo andare regolarmente fuori gioco.
    Occorrerebbe puntare non più sui partiti ma direttamente sui grandi sistemi sociali, amministrativi e tecnologici, a cominciare dall’istruzione, dalla pubblica amministrazione, dai media, dalla salute, dall’acqua per cercare di rendere comparabile il nostro sistema di qualità con quello dei Paesi nostri vicini e nostri competitori. Ma la cosa richiede una lunga marcia di mille miglia per la quale, forse memori dell’avvertimento di Keynes e dimentichi della massima di Kennedy, nessuno sembra disposto a fare il primo passo.
    O forse sono troppo pessimista ???

  • Pianamente d’accordo Paolo con queste considerazioni.

  • On. Manichedda, condivido le sue preoccupazioni.
    L’ALCOA come altre fabbriche Sarde, è legata alle tariffe energetiche, le tariffe in Sardegna sono legate alla politica Energetica Regionale che in Sardegna non esiste.
    Se ci mettiamo ad aiutare qualcuno interviene l’Europa, è il gatto che si morde la coda.
    Mi era piaciuto il suo intervento quando non voleva andare a Roma con i lavoratori ALCOA perché doveva sostenere quelli della Legler e di Equipolimers.
    Dobbiamo prendere atto che il sistema industriale Sardo altro non è che una fabbrica di Cassintegrati e produce solo sovvenzioni a fondo perduto per i cosi detti padroni, questa situazione non premia nessuno perche tiene i Sardi come una classe di consumo , al limite della sopravivenza per i produttori del Nord, il vero aiuto lo stanno dando al sistema produttivo del Nord senza far perdere troppo i padroni di questo sistema industriale Sardo decotto e fuori mercato.
    In Sardegna non siamo attrattivi
    Si è attrattivi quando la politica interpreta le aspirazioni della gente e non insegue la pancia degli elettori, quando i tribunali funzionano bene e presto, quando le Università sfornano le competenze giuste, preparate e in breve tempo, quando la mobilità delle persone e delle merci è rapida, di qualità e a costo congruo, quando i costi di produzione sono allineati ai migliori competitors, quando si rispetta l’ambiente e si assicura un certo livello di servizi al cittadino e all’impresa a costi competitivi.
    Il disegno che lei insegue della politica Sarda non può che partire da questa considerazione.
    Il Nuorese, ma, sono convinto, tutta la Sardegna, non sarà mai un sistema a costi bassi, può solo essere un territorio ad alta qualità.
    Noi, per la bassa densità abitativa, la distanza dai mercati, la difficoltà a raggiungerli oltre ai costi per raggiungerli non potremo mai avere dimensioni di scala competitive.
    Il nostro è un modello insostenibile che deve fare i conti con la capacità dello stato centrale di finanziarlo.
    Quando il reddito prodotto è insufficiente a coprire prestazioni non propriamente adeguate, s’ingenerano effetti negativi sulla crescita che portano al collasso del sistema.
    I dati ci dicono che l’aiuto dello stato e della Regione è notevole e si manifesta sotto forma di occupazione per l’assistenza; stiamo diseducando la gente a investire su se stessa.
    Non è vero che le risorse a Nuoro o in Sardegna non arrivano, sono solo spese male nel senso che non producono crescita.
    Noi dobbiamo puntare sulle produzioni originali di qualità, di nicchia e sul sostegno all’autoconsumo.
    Per riportare il sistema Sardegna e Nuorese alla normalità si dovrebbe riuscire a combinare in positivo queste evidenze, destinando le risorse economiche erogate e umane coinvolte come aiuti al settore privato.
    Si può pensare di creare un sistema virtuoso solo ripristinando i giusti rapporti tra produzione e assistenza.

  • Questo immobilismo, questa imbalsamazione della politica, è la causa della rassegnazione di molti sardi che, alla fine, considerandosi impotenti, abbandonano il campo di battaglia e pensano solo a se stessi. I nostri rappresentanti politici non sono esenti da colpe se in Sardegna esiste e permane questa situazione. Ma i Sardi continuano a votare questi partiti e queste persone e purtroppo chi ha il consenso elettorale fa ciò che vuole e ha sempre ragione.

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