La certificazione del crack della Regione. Comuni spesso pavidi protestano ma non applicano le leggi regionali in vigore che potrebbero aiutarli per il Patto di stabilità

23 novembre 2012 07:066 commentiViews: 7

Ieri l’Assessore La Spisa ha comunicato che la Regione può solo, da qui a dicembre, pagare gli stipendi. Ha anche detto sostanzialmente che il tetto dei pagamenti scenderà nel 2013  a 2,3 miliardi (ma è così già oggi, togliendo dal plafond attuale le nettizzazioni per il Patto di stabilità dei Comuni). Una situazione da crack, perché le spese fisse ammontano a 2,5 milioni e i residui per i quali è maturato l’obbligo a pagare superano il miliardo. Continuo a dire che bisogna andare a votare e non tirare a campare.
Sembra risolta, almeno nella spartizione delle rotte, la continuità territoriale aerea: vedremo come Alitalia se la caverà alla prova dei fatti sulla Alghero – Roma e Meridiana sulla Cagliari – Roma e la Cagliari-  Milano. Io sento tanto puzza di cartello, ma occorre vigilare.
I comuni sono alle prese con la chiusura del bilancio più difficile degli ultimi anni. Non pochi funzionari non si ‘fidano’ delle leggi regionali, anche di quelle vigenti e non impugnate dal governo. È il caso della Legge Regionale n. 6/2012 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2012), Articolo 1,  comma 24, che recita: “Al fine di ridurre i tempi di pagamento della pubblica amministrazione, i finanziamenti regionali concessi a favore degli enti locali per la realizzazione di opere pubbliche possono, in tutto o in parte, intendersi incassati nella misura dei pagamenti effettuati a decorrere dal 1° giugno 2012 nei confronti delle imprese appaltatrici”. La legge è vigente, non impugnata, riferita a materia non concorrente, ma i funzionari comunali non la applicano. A che serve fare le leggi che sbloccano i pagamenti alle imprese e non alterano i saldi dei Comuni quando poi basta un funzionario per bloccare i meccanismi virtuosi. Questa è la Sardegna dei pavidi generata dall’Italia degli imbroglioni, che porta le persone deboli a non fidarsi neanche delle leggi in vigore.

6 Commenti

  • Tutti tranquilli: ci pensa Deriu a rimettere in sesto il bilancio regionale. Chissà se anche lui rinuncerà all’indennità come ha fatto Cappellacci? Speriamo almeno rinunci ai contributi previdenziali per chimera (ma forse a quelli ha già rinunciato)

  • Un pomeriggio autunnale dal tempo incerto, la mancanza anche di argent de poche relegano, a mala gana, dentro le mura domestiche. Provo quindi ad alimentare un dibattito che quando entra in contatto con il bilancio regionale sparisce come d’incanto. Salvo urlare “Indipendenza” prendendo a pugni l’aria o, nella versione più minacciosa, imbracciando lo chassepot. Questo la dice lunga sulle difficoltà insite nel percorso verso lo Stato Sardo.
    Ma torniamo a noi.Già il solo pensiero di doversi destreggiare all’interno di un articolo con 24 commi e gli immancabili riferimenti, se basta, fa impazzire. Non se ne può uscire indenni ed il povero funzionario comunale qualche giustificazione la merita.
    Rilevo che l’On. Maninchedda ammette che esistono Comuni senza soldi, pensa bene e vede la luce. Io faccio l’esempio del Comune senza risorse “libere”, penso male ,sbaglio e per giunta vedo tutto nero. Mistero.
    Sarebbe utile conoscere:
    – quanti Comuni hanno disponibilità;
    – quanti dei Comuni che hanno disponibilità hanno avuto finanziamenti per opere pubbliche e quali, ed hanno ignorato il salvifico comma 24;
    – quante delle opere pubbliche finanziate sono effettivamente utili.
    Non vorrei che la realtà ci dica che siamo nel campo delle quisqulie o dello sperpero. Ora però penso male.
    In conclusione: e i Comuni che non hanno disponibilità ma hanno necessità di opere pubbliche a quale comma possono attaccarsi per vedere un po’ di luce? Oppure per loro è notte fonda?
    Di questi tempi il solo che vede luci è Monti e la gente non gli crede se è vero che nel novembre 2011 aveva un gradimento del 72% ed a un anno di distanza del 34%.

  • Egregio A.J., non capisco perché non si firma, ma comunque…. La norma citata non è stata impugnata da un occhiuto governo, secondo Lei perché? Perché il governo capisce che è una modalità per consentire una spesa, certamente già coperta e parzialmente erogata, non fondata sul debito. L’aumento del Patto di stabilità territoriale è impossibile. Che poi la Corte dei Conti sia in agguato non mi risulta proprio. Però sono in agguato le imprese che alcuni pavidi funzionari faranno fallire per non applicare una legge su cui hanno dubbi. Infine, il funzionario che ha dubbi può formulare un quesito alla Corte attraverso il suo Comune. La Corte è celere nelle risposte.

  • Egregio onorevole, seguo spesso con interesse i suoi interventi, anche per motivi lavorativi e professionali, soprattutto per quanto concerne la zona franca e la disciplina degli enti locali.
    Non convengo, tuttavia, su quanto da Lei sostenuto sul citato comma 24 della l.6/2012.
    Tale disposizione, invero, appare incomprensibile.
    Ai fini del rispetto degli equilibri del patto di stabilità, per quanto riguarda la parte del bilancio in conto capitale, gli enti locali devono considerare gli incassi e i pagamenti. Ma questi devono essere effettivi, non possono essere “intesi” (virtuali?) come recita la legge citata!
    Si rileva, inoltre, che la menzionata disposizione non porta alcun riferimento alla normativa sul patto di stabilità.
    Se l’intenzione di chi ha proposto e approvato la legge coincidesse con quella da Lei argomentata – in disparte le considerazioni su eventuali profili elusivi del patto di stabilità – la naturale deduzione sarebbe che la legge stessa è scritta male, con l’utilizzo di una inadeguata tecnica normativa.
    Nel nostro ordinamento, com’è noto, quel che conta è la voluntas legis, intesa come obiettivo significato della norma, non la voluntas legislatoris.
    La mancata osservanza del patto di stabilità è foriera di pesanti sanzioni per gli enti locali, con le novità legislative introdotte quest’anno si può arrivare addirittura allo scioglimento dell’ente inadempiente!
    Gli amministratori e i responsabili dei servizi rischiano gravi conseguente, la Ragioneria generale dello Stato e la Corte dei Conti sono in agguato!
    Le leggi statali sono già abbastanza contraddittorie tra loro, la Regione emanando disposizioni inapplicabili ed astruse contribuisce solo ad ingenerare ulteriore confusione.
    Per quanto concerne le problematiche degli enti locali, al fine di una loro soluzione, almeno parziale, sarebbe assai più utile una implementazione del patto di stabilità territoriale, come già avvenuto in altre regioni.

  • Nino, la Regione ha scritto il comma 24 per consentire ai comuni che possono pagare di farlo senza mettere a rischio il patto di stabilità. Viceversa accadrebbe che anche i Comuni che hanno liquidità, non pagherebbero. Qualche volta a pensar sempre male si sbaglia o si vede sempre tutto nero anche quando c’è uno spiraglio di luce.

  • Il comma 24, lo dico sottovoce, è uno sconcio. La Regione finanzia al Comune X un’opera pubblica, non gli eroga il finanziamento ma lo tacita con il comma 24. E se il Comune non ha liquidità “libera” come può pagare l’impresa? Va dal suo tesoriere? Ma allora i saldi non sono più invariati perchè ci sono gli interessi di mezzo. E le banche ingrassano con l’alto patrocinio della Regione.
    La domanda: perchè la Regione ha tirato fuori dal cilindro il coniglio comma 24? Ed il funzionario comunale è sempre un inetto?

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