La bozza del disegno di legge sulla scuola e la formazione professionale in elaborazione in Giunta

15 marzo 2010 17:444 commentiViews: 17

341Nell’ultima Giunta, l’Assessore Baire ha presentato questo disegno di legge sulla scuola. Il Presidente ne ha sospeso l’approvazione cheidendo l’avvio della concertazione e della Conferenza sulla scuola. E’ opportuno analizzare, intervenire e proporre. Questo per i tempi lunghi. Invece, per il breve, il Nuorese e l’Oristanese sono in piena emergenza sul dimensionamento e sarebbe opportuno la convocazione urgente di una Conferenza di servizi per non essere poi sopraffatti dal ministero per il prossimo anno scolastico.

4 Commenti

  • Cristian Ribichesu

    La riforma Gelmini ormai ha dimostrato la sua negatività nella realtà dei fatti e del tempo, e il taglio previsto per le superiori aumenterà lo stato di sofferenza della scuola pubblica. La “riforma”, se così vogliamo chiamarla, è nata sulla base di menzogne date ai cittadini come ottime innovazioni, spesso divulgate con la tv di Stato, proprio come avvenuto con il programma tv della Rai, Fuoriclasse, http://www.fuoriclasse.rai.it/new/dettaglio_puntata.aspx?IDPuntata=449 , dove il tecnico dell’istruzione Giorgio Israel, collaboratore per la “riforma Gelmini”, ha prospettato la positività del loro lavoro affermando che da adesso gli insegnanti diventeranno tali attraverso la formazione nelle Università e il tirocinio nelle scuole. Strano, però, che chi abbia collaborato per creare la Riforma Gelmini, non sapesse che la formazione dei docenti avveniva già nelle Università e con un percorso di tirocinio diretto nelle scuole, e strano che usino tali false motivazioni per compiere un taglio di circa 88.000 insegnanti, ma anche che affermino che con questi tagli si avrà ugualmente la possibilità di seguire gli alunni con un rapporto uno a uno, ma ancor più strano che sia possibile che nella Tv pubblica si diano tali false informazioni.
    Non voglio tirarla per le lunghe, la situazione della scuola nazionale e regionale è grave. Solo quest’anno in Sardegna sono stati persi 2500 lavoratori della Scuola, che fra quelli dell’anno passato e del prossimo diventeranno circa 8000, se non più, visto che adesso il taglio colpirà anche i docenti di ruolo, dato che le previsioni di pensionamento del 2010, come da voci che si diramano nell’ambiente dell’istruzione e negli ambiti sindacali, sembrerebbero essere state sopravalutate. Insomma, fra questi docenti tagliati ci sono vincitori di concorsi nazionali, già formati con il tirocinio e con anni di studio, in più, universitario, già lavoratori del settore, e la politica, e le istituzioni, come è giusto che tutelino i lavoratori degli stessi enti pubblici locali e degli enti privati e/o industrie, così devono tutelare i tecnici dell’istruzione che servono proprio per la normale turnazione dei docenti nelle scuole. Le Università formulavano le selezioni per l’ammissione alle scuole di specializzazione, in base a tabulati ministeriali nel rispetto delle esigenze di assunzione provinciali, e ora questi numeri devono essere rispettati.

    Le scuole, poi, hanno dimostrato di aver bisogno, nonostante le contrazioni di ore e l’aumento di alunni per classe, di più docenti anche in questa situazione “ristretta”, dato che si stanno perdendo centinaia di ore di lezione per la mancanza delle disposizioni.
    Insomma, siamo davanti a una triste realtà che non fa altro che impoverire lo Stato, ma ancor più una Regione come la Sardegna, sia per la perdita di numerosi lavoratori dell’Istruzione che per l’abbassamento dei livelli culturali dei propri giovani. Dopo queste centinaia di ore perse dovremo fare i conti con i dati dei livelli raggiunti dagli alunni nel 2010, e dovremo controllare le stime della dispersione e dei libri letti dalla popolazione giovane dell’isola. In Sardegna, perciò, la vertenza Scuola dovrebbe essere considerata con maggiore attenzione, anche in ragione del tessuto economico-sociale isolano, che ha bisogno di una boccata di ossigeno con una vera riqualificazione del lavoro e un indirizzo locale verso l’istruzione, la ricerca e la sostenibilità ambientale.

    Ora, nessun partito ha proposto una legge scolastica regionale che, tecnicamente, indichi i punti per un vero miglioramento della scuola locale. Il Pd regionale ha presentato una bozza di legge, che ideologicamente va bene, ma rimane troppo vaga, e ha sicuramente bisogno di precisazioni, ma indubbiamente con l’apporto di un tavolo di concertazione con gli insegnanti di ruolo e precari. Il Pdl, invece, ha proposto una legge con ampi spazi agli incentivi per gli enti di formazione, per le scuole paritarie, per i genitori che vogliono iscrivere i figli alle scuole paritarie, anch’essa troppo generica, senza una benché minima nota per i precari della scuola, nessuna, e con l’istituzione di un tavolo di concertazione, anche con genitori, ma solo dopo l’entrata in vigore della loro legge.

    Miracolo dello stravolgimento della politica, che vorrebbe prima la concertazione, il dialogo e l’analisi delle problematiche reali, e non sulla carta, e poi la realizzazione di una legge, non il contrario. Ricordo che l’assessore regionale all’istruzione, Lucia Baire, nella prima riunione degli Stati Generali della Scuola tenuta a Sassari a settembre 2009, se ne andò non ascoltando e insultando i presenti tacciando l’incontro come povero di contenuti, mentre i presenti, tecnici dell’istruzione, docenti, dirigenti, ma anche sindaci e istituzioni locali, non erano lì per perdere tempo o fare passerella, ma per cercare di sanare le problematiche della scuola locale (ma l’avrebbe potuto fare davanti agli operai dell’industria, così, di alzarsi attaccandoli verbalmente e andandosene via?), e invece anche per colpa dell’Assessore gli interventi regionali sono stati inappropriati e gli studenti hanno perso centinaia di ore di lezione e molti docenti “precari” sono stati tagliati fuori dalla scuola locale. Infatti la Regione, se avesse ascoltato gli insegnanti precari da prima dell’inizio delle lezioni, con la stipula di contratti regionali annuali, come successo in altre regioni d’Italia, avrebbe posto rimedio alle disoccupazioni e avrebbe dato alle scuole il personale occorrente fin dall’inizio delle attività scolastiche, evitando ingressi posticipati e uscite anticipate di alunni, o divisioni di classi, e mettendo i dirigenti scolastici in condizioni di lavoro migliori. Il dialogo!

    Ma adesso il Psd’Az, che in Consiglio regionale fa parte della maggioranza, nella Provincia e nel Comune di Sassari si sta coalizzando con il centro-sinistra, e va bene! Ma se si sta coalizzando con il centro-sinistra in una provincia della Sardegna, allora dovrà pure portare qualche istanza del centro-sinistra in Consiglio regionale, altrimenti non si capisce la formula dell’associazione locale, e certamente anche il centro-sinistra di Sassari ha delle responsabilità in merito.
    Il ragionamento è semplice, e visto che la legge regionale sulla scuola che vuole proporre il Pdl non fa altro che indebolire l’offerta statale pubblica, perché non la sostiene nel modo adeguato (vogliamo un’isola, e in Italia uno Stato, dove si privatizzi completamente l’Istruzione? Io no perché cesserebbe la Democrazia, perché ci sarebbero ancora meno pari opportunità di affermazione sociale e di formazione per i futuri cittadini, per i giovani, con differenze ancora più marcate in base al contesto sociale di appartenenza, dalla nascita), visto che la proposta locale del Pd ideologicamente va bene, ma manca di alcuni punti tecnici, sarebbe opportuno, è opportuno accogliere al più presto le richieste avanzate dal Coordinamento dei precari e dal Movimento per la difesa della scuola di Sassari. Indubbiamente il Pd, in questo momento, può chiedere al Psd’Az la condivisione di alcune linee, come una contrarietà nei confronti della bozza di legge della Baire, accogliendo le istanze del Coordinamento dei precari e del Movimento della scuola di Sassari, che, fra i vari punti chiede: l’abolizione del tetto massimo di un insegnante di sostegno ogni due alunni diversamente abili su base provinciale e il ripristino delle deroghe per l’assegnazione di ore aggiuntive per i casi di disabilità gravi; il rispetto della legge sulla sicurezza, di massimo 25 alunni per classe, in base alle dimensioni delle aule e a al coefficiente fisso di spazio per alunno; e, in ragione della situazione che ha causato la disoccupazione dei docenti “precari”, o condizioni di lavoro inammissibili, che spesso vedono la mancata liquidazione dello stipendio da parte delle scuole, ledendo un diritto dei lavoratori, e non per colpa dei dirigenti ma per le esigue risorse date dal Ministero, e per la perdita di ore importanti di lezione e la continua interruzione dell’attività didattica, si chiede l’uso dei soldi regionali, destinati all’istruzione, per pagare regolari contratti annuali ai docenti precari che già, prima della “riforma”, lavoravano con docenze annuali del CSA o con supplenze dei presidi fino alla fine delle attività didattiche, creando un accompagnamento verso l’immissione in ruolo, attraverso normali condizioni lavorative, e dotando le scuole del personale necessario sin dall’inizio dell’anno scolastico.

    Il dialogo con la parte politica fautrice della suddetta riforma non esiste, volutamente, proprio da parte della maggioranza governativa, nazionale e regionale, e quindi la critica oltre che tecnica assume una connotazione politica. Zagrebelskj, famoso giurista e professore universitario, nel libro scritto per i tipi dell’Einaudi, intitolato “Imparare Democrazia”, oltre che rimarcare più volte l’importanza della scuola per formare i cittadini e per realizzare, così, una migliore democrazia (“buoni cittadini possono migliorare cattive leggi, ma uomini cattivi possono corrompere una buona costituzione”), tra i punti fondamentali per la vita di uno stato democratico cita il dialogo e la reversibilità, cioè il confronto con tutte le parti politiche, maggioranza e opposizione, e la possibilità da parte della maggioranza di cambiare una legge rivelatasi inadatta o negativa (reversibilità). Ora il Pdl, locale e nazionale, nega il dialogo critico con i tecnici dell’istruzione, gli insegnanti, quelli che la scuola la vivono, e non capisce che la riforma Gelmini deve essere cancellata (la reversibilità). L’attacco alla scuola statale pubblica, con operazioni di svuotamento operate sia a livello centrale che regionale, è il segno più grave dell’indebolimento di una democrazia. Proprio negli stati democratici bisogna essere predisposti alla continua ricerca delle soluzioni del vivere comune, ascoltando e dando forza anche alla voce delle minoranze, altrimenti, come scrive proprio Zagrebelsky, la massima vox populi, vox dei diventa solo la legittimazione della violenza che i più esercitano sui meno numerosi, sempre che le ripartizioni delle preferenze politiche siano ancora tali. Le future elezioni amministrative possono servire per ragionare e difendere, almeno in ambito locale, le istanze dei lavoratori della scuola pubblica?

  • Piero Atzori

    La Regione dovrebbe trovare una via per occupare i precari diversa da quella del ripristino di una situazione superata dai tempi.
    Uno Stato che come l’Italia non ha cura dei propri giovani e rallenta e blocca il loro ingresso nel mondo del lavoro, non merita nulla. Diventa un insulto persino l’art.1 della Costituzione, che fonda la Repubblica sul lavoro… I precari di oggi, che vivono nell’angoscia per il lavoro che si vedono mancare, fanno presagire il futuro inaccettabile che attende i ragazzi attualmente sui banchi di scuola. Ragazzi oggi immersi nella più totale incoscienza, che escono da scuola alle soglie dei vent’anni anticipati di almeno due anni dai giovani francesi, che poi possono diventare ingegneri a 22-23 anni e guadagnare 3000 euro al mese.
    Il ddl nel complesso, nonostante qualche aspetto positivo, non risponde affatto alle urgenze attuali e sembra frutto dei soliti compromessi di una politica di basso profilo, assolutamente indifferente verso i problemi scolastici. Paolo Maninchedda, che è politico capace, aiuti a trovare una strada per dare un futuro dignitoso ai nostri ragazzi. Una strada che non sia un ripristino di una realtà da superare.
    A sos politicantes de calesisiat partidu o sindacadu dia narrer comente naraiat Remundu Piras in d’una ottava: “catteddos a un’ala”.

  • Arianna Marrocu

    Nel leggere questo ddl regionale sulla scuola ho come un dejà-vu…mi ricorda gli enti di formazione professionale mangia-soldi in cui alcuni partiti e sindacati collocavano amici e parenti, mangiavano soldi pubblici e allettavano i discenti con un tipo di formazione che ha allontanato dalla scuola pubblica giovani che dovevano concludere il percorso nella scuola pubblica.
    Questo è il massimo che gli assessori all’Istruzione e al Lavoro sanno fare? Naturalmente non ritengo che ci sia manifesta incompetenza – a meno che non si tratti di un copia-incolla di una legge di qualche altra regione- ma di manifesta volontà di foraggiare pance già riempite anni fa e svuotate poco tempo fa. Anche a voler essere meno intransigenti, la genericità di questo ddl, che sappiamo già non cambierà di una virgola (la Baire non ci sente a quell’orecchio, sono cose già viste per l’accordo Baire-Gelmini, che il ministero era disposto a rivedere ma forse l’assessore era impegnato in altre faccende, perché solo così si spiegano tutte le sue assenze ai tavoli con assessori e presidi in tutti questi mesi)lascia un margine di interpretazione e attuazione tale che mi aspetto le peggiori cose. Purtroppo manco di preparazione tecnica in merito, ma mi sembra che in nessuna di queste pagine compaia la parola PRECARI, ma solo di personale in mobilità o CIGS (art. 9 comma 4 lettera c)… mi sembra chiaro il concetto, ma ci tengo a precisare che i precari della scuola vogliono lavorare nella scuola pubblica, non negli enti dove si lavora per conoscenza e non certo per merito o titoli. Io credo che sia giunto il momento che la gente mostri la propria faccia, e i partiti della maggioranza e dell’opposizione (quanto potere ha in consiglio? credo zero) che non sono d’accordo su questo ddl si muovano e subito. Le elezioni si avvicinano, io non me lo dimentico di sicuro e nemmeno i disoccupati della scuola, nè le loro famiglie. Siamo 2500 disoccupati, moltiplicate come minimo per 2 e fatevi i conti. Meditate partiti, meditate.

  • Piero Atzori

    Letto rapidamente il testo dellla bozza di ddl, direi che non basta.
    Bene la prima parte, fino all’art.8 compreso. La mia idiosincrasia per l’ente provincia mi impedisce di apprezzarne il ruolo, soprattutto dopo aver dovuto sentire al convegno di Macomer che la Provincia deve svolgere il ruolo di “uomo di mezzo” tra piccoli Comuni vicini che non vogliono accordarsi per avere uno la scuola elementare e l’altro la scuola media. Come cittadino penso che se questo è il ruolo della Provincia, con quello che ci costa sarebbe meglio abolirla e insieme accorpare due piccoli comuni in uno solo, con uno e un solo sindaco,uno e un solo segretario comunale ecc. Avanzerebbero soldi per fare scuole in grazia di Dio, con tutte le attrezzature che servono e non come adesso che i nostri bambini non hanno tutto il necessario per sviluppare al meglio le loro menti.
    Ma l’articolo che più ritengo sbagliato è senz’altro l’art.19 Contrasto alla dispersione scolastica. Potrei dilungarmi, ma richiamo solo al fallimento in questo aspetto della precedente giunta regionale. Prof. Pitzalis lo mise bene in evidenza. La questione è che se il sistema scolastico fa acqua come un secchio bucato è sbagliato cercare di far rientrare l’acqua dai buchi, è meglio occuparsi del secchio e stagnarlo. Se la scuola è di qualità e non produce disoccupati e disperati con titolo, allora la dispersione scolastica si ridurrà di conseguenza.

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