L’approvazione della legge sulla pena di morte da parte della Knesset segna un passaggio politico che va ben oltre il merito della norma. Il Parlamento israeliano ha introdotto la possibilità della condanna capitale per atti di terrorismo con 62 voti favorevoli, sotto la spinta decisiva del governo guidato da Benjamin Netanyahu e dei partiti di destra radicale . La misura è stata salutata come una “vittoria storica” dall’area più estrema della coalizione, in particolare dal ministro Itamar Ben Gvir, espressione di un nazionalismo religioso sempre più aggressivo .
L’idea che esista un delitto talmente grave da giustificare la pretesa di uno stato di poter disporre della vita di un individuo è sbagliata, infondata logicamente e moralmente, primitiva.
Israele è da sempre definita l’unica democrazia compiuta del Medio Oriente. E proprio per questo, ogni sua scelta ha un peso simbolico enorme. L’introduzione della pena di morte – in un sistema che di fatto non la applicava da decenni – non è solo una norma penale: è un cambio di paradigma. Non a caso, diversi governi europei hanno denunciato il rischio che questa legge “mini gli impegni democratici” dello Stato israeliano .
Il problema, allora, non è solo la pena, ma il modello. Quando uno Stato decide che la risposta alla violenza è una violenza definitiva e irreversibile, si avvicina pericolosamente alla logica dei regimi autoritari. Non perché diventi automaticamente tale, ma perché ne adotta gli strumenti simbolici: la sovranità assoluta sulla vita, l’idea che la sicurezza giustifichi tutto, la riduzione della giustizia a atto esemplare.
È qui che emerge la responsabilità politica di Netanyahu. Il suo governo non si limita a gestire l’emergenza: ridefinisce l’identità dello Stato. E lo fa sotto la pressione, o con il sostegno, di forze che combinano nazionalismo radicale e fondamentalismo religioso.
Partiti come Otzma Yehudit rappresentano una visione in cui la religione diventa strumento politico e la politica si trasforma in teologia applicata. In questo contesto, la pena di morte non è solo una misura di sicurezza: è un segnale ideologico, un atto di affermazione identitaria. Non stupisce che proprio queste forze ne abbiano fatto una bandiera.
E tuttavia, il paradosso è evidente. Israele nasce come Stato di diritto, come risposta storica alla barbarie, come luogo in cui la legge protegge dalla vendetta. Oggi rischia di assumere tratti che ricordano modelli opposti: la Turchia di Erdoğan, dove la giustizia si piega alla ragion di Stato; o altri sistemi in cui il potere decide chi deve vivere e chi no, in nome di una sicurezza sempre proclamata e mai raggiunta.
Non si tratta di equiparazioni semplicistiche. Israele resta una democrazia. Ma è una democrazia che, sotto la pressione della paura e della politica più estrema, sta progressivamente adottando linguaggi e strumenti che appartengono ad altro.
E qui sta il punto decisivo: una democrazia non si misura da come punisce i colpevoli, ma da quali limiti impone a se stessa. Se quei limiti saltano, non è la pena a cambiare. È lo Stato.

Prof: Definisci Bambino !
PROFESSORE, lei scrive : “una democrazia non si misura da come punisce i colpevoli, ma da quali limiti impone a se stessa.” Posso chiederle chi sono i colpevoli in questa situazione e qual e’ la loro colpa?
Sulla questione della Terra Santa c’é tanto da dire e quel “tanto” non é mai abbastanza, mai completo e soprattutto mai sufficientemente intellettualmente onesto.
Infatti per esempio Maria MA, parla di crescenti azioni crudeli da parte di Israele e già qui ci sarebbe da intendersi. Chi si intende per Israele? il suo governo? il suo parlamento (democraticamente eletto di cui fanno parte anche arabo-palestinesi)? il popolo di Israele? i coloni? gli ultra ortodossi (e anche tra questi non tutti gli ultra ortodossi sono uguali).
Inoltre Ella non fa il minimo accenno alle continue azioni crudeli da parte di Hamas, in primis nei confronti degli abitanti della striscia di Gaza (omossessuali, cristiani, dissidenti etc.) e poi nei confronti degli israeliani, spesso inermi o “deboli” (vecchi, donne, bambini). Tutto senza ricordare che la risoluzione ONU 181 del 19 novembre 1947 stabilì chiaramente le regole del “due popoli due stati” e che Il 14 maggio del 1948 venne proclamata la nascita dello Stato d’Israele. Quello stesso giorno le armate arabe di Siria, Giordania, Egitto e Iraq attaccano il paese.
Questo non significa essere a favore della pena di morte, ma fino a quando chi sta al di fuori della Terra Santa si posizionerà in una delle due “curve” in modo acritico non ci sarà mai soluzione al conflitto.
Direi che dal 2004 a oggi è passato molto tempo e sono cresciute quotidianamente le azioni crudeli da parte di Israele. Aver curato un palestinese allora impallidisce di fronte all’aver ucciso migliaia di persone, civili di ogni età, lasciandone tantissime altre senza casa, senza cibo, senza cure, e all’aver ora istituito la pena di morte “etnica”, dato che vale solo per i palestinesi.
Molto particolare questa “unica democrazia del Medioriente”, molto “democratica” la politica israeliana che punta ad annientare tutto quello che è diverso, portando via la terra, distruggendo le coltivazioni, segregando una popolazione, torturando i suoi nemici (minori compresi) nelle sue prigioni “dignitose” (vedi un rapporto dell’ONU del 2015 https://www.un.org/unispal/document/auto-insert-187419/) e provocando guerre ovunque.
Per solo dovere di cronaca, vorrei ricordare anche che Israele è stato capace non solo di non uccidere i terroristi palestinesi di Gaza ma anche di curarli in maniera egregia.
Mi riferisco a Yahya Sinwar che, nel 2004, venne operato da un medico israeliano. ( https://www.repubblica.it/esteri/2024/05/28/news/sinwar_hamas_curato_medico_bitton-423120398/ ).
Tale Yahya Sinwar verrà poi ricordato come leader di “Hamas” proprio durante il terribile attacco del 7 ottobre che ha portato alla successiva guerra che tutti conosciamo.
Il problema del terrorismo islamico è sicuramente l’ideologia che sta alla base e che nemmeno questi gesti sembrano scalfirla.
Noi cristiani sappiamo che la vera Pace e convivenza passano, per forza di cose, dall’accettazione di Gesù Cristo da entrambe le parti. Il problema è proprio religioso. Quando si diventa figli dello stesso Padre, per grazia mediante la fede, non c’è spazio per l’odio.
Marco 12:30-31
30 amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31 E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Buongiorno, se così si può dire. Mi si spieghi qual è la differenza di un popolo “eletto” che uccide in nome di Dio, Israele, e, per fare un esempio, l’ISIS. GRAZIE
L’errore di fondo sta nell’equiperare Israele alle democrazie occidentali, e quindi nel voler vedere qualcosa che non esiste.
Se lo si espunge dal paradigma delle liberaldemocrazie, viene meno la sorpresa (e, con un afflato di cinismo, lo sdegno).
Israele è uno Stato che nelle sue fondamenta costitutive ha un tratto teocentrico ed etnico-nazionalitario che sarebbe impensabile in qualunque Paese europeo.
Si aggiunga anche che l’humus sociale (ossia la sorgente della cultura politica di un Paese) di cui si compone oggi la società israeliana è profondamente diverso da quello dell’immediato dopoguerra, in cui la matrice europea era maggioritaria.
La deriva cui assistiamo in questi tempi barbari è una conseguenza di questa base strutturale, di cui Netanyahu è un fattore di amplificazione e accelerazione.
Certo è facile per noi tutti ‘vedere’ la necesità di una simile decisione.
Però, nessuno si chiede il perchè?
Vewdiamone un lato: molti terroristi tenuti in vita in prigioni dignitose, sono sopravissuti ai cambi di regime e sono stati oggetto di scambio con i nemici di Israele. Masono anche diventati capi spietati di azioni come l’11 ottobre, una volta fuori dalle carceri.
Capire che senza la loro presenza probabilmente non si sarebbero avverati fatti così orribili, costringe alla decisione estrema: diventa una garanzia per il futuro.
Buongiorno Paolo, prof Maninchedda
questo articolo, in questo giorno particolare la Santa PASQUA, è particolarmente azzeccato, perché è un giorno di Pace…Non capirò mai perché un Popolo che si considera eletto da Dio agisca in modo contrario proprio alla Leggi che il loro Dio gli ha stabilito… è fuori dalla mia portata mentale….
Sempre e per sempre contro la pena di morte…
Sempre e per sempre dalla parte della Pace …
Buona Pasqua 🙏🏼
Egregio, argomento spinoso da affrontare in modo laico. Sulla pena di morte mi limito a chiedere: di fronte ad un fenomeno assai diffuso in gran parte del pianeta (dove la vita altrui sembra pesare sempre meno) come si tutelano le società dalle forme di violenza estrema? Probabilmente la pena di morte potrà non essere un deterrente sufficiente (si pensi al basso valore che una certa religione attribuisce alla vita altrui ed alla propria) ma oltre al fattore deterrenza sopra citato come evitare che certi soggetti (tipo quello che accoltello’ senza motivo alcuno una runner) possano tornare in circolazione? Siamo così sicuri che esistano al mondo odierno democrazie che possono tutelare il proprio ordinamento senza prevedere l’esecuzione capitale in alcuni casi? Saluti e Buona Pasqua a tutti.
Pena assurda e vigliaca: cundennare e bochire a “sangue freddo“, a programma, no pro fadhina o arrennegu tzegu candho unu perdet sa conca. “Pena de morte” régula de zente in gherra. Ite diferéntzia de “Stato” cun sos terroristas?
Est a “bocimì ca ti bòciu“!
Caro Prof,
grazie per l’articolo. Una volta tanto sono d’accordo con lei. Manca però un punto centrale.
Questa legge non introduce solo una pena più dura, istituzionalizza un doppio sistema giuridico su base etnica.
La pena di morte è prevista per i reati “terroristici”, definiti in modo da colpire di fatto esclusivamente i palestinesi, mentre per i cittadini israeliani continua a valere il diritto ordinario, anche nei casi più gravi. La stessa formulazione del reato, “negare l’esistenza dello Stato di Israele”, crea una evidente clausola di esclusione per i cittadini ebrei.
La norma aggrava ulteriormente lo squilibrio. Infatti non è necessaria l’unanimità, l’esecuzione è possibile anche senza richiesta dell’accusa, e la qualificazione dei reati affidata ai militari già in fase investigativa prevede una esecuzione entro 90 giorni inclusi gli appelli.
In breve, la perfidia del governo Netanyahu ha ideato un dispositivo per colpire una popolazione e escluderne un’altra, rendendo così esplicito un sistema di apartheid che già esisteva ma che è ora sancito per legge.
Lo stato di Israele sta assumendo sempre più i caratteri degli stati teocratici contro i quali sostiene di voler combattere
Sono d’accordo. Non solo è un gravissimo errore di norma ma soprattutto di Cultura che ci schiaccia all’interno dello schema para concettuale Islamico. È indubbio che le Democrazie del nostro Occidente stiano soffrendo lo stress di alcuni fattori: Sinistre interessate al serbatoio elettorale islamico e svuotamento di senso delle istituzioni ma Pene come la morte è macchia indelebile nonché indizio di manifesta impotenza. Abbiamo le nostre Intelligence , funzionino quelle contro il terrorismo , non buttiamo via un patrimonio che ci è stato reso possibile in virtù di Pensiero e dubbio metodico.
Israele è parte dell’occidente e da esso ha Origine Cristo che in essenza è parola di Libertà per l’uomo; è un errore marchiano in questi tempi oscuri di crisi cadere in queste trappole.
Rimaniamo Occidente , affinché il fuori non sia nostro destino.