Io non c’ero. La Sardegna rappresentata meglio dalla protesta che dalle istituzioni. Orgoglioso del mio partito: non abbiamo niente da chiedere

21 febbraio 2012 08:1036 commentiViews: 33

libertaIo non ero, ieri, al Teatro lirico. Né ero con i miei colleghi dell’Università. Né sono andato in Consiglio regionale. Non c’ero per pudore e impegno civile. Pudore perché non c’è spazio di questi tempi per la mondanità mascherata da impegno istituzionale; per impegno civile, perché l’Italia è la mia controparte nella crisi di lavoro e di sviluppo che patisce la Sardegna.
Io non ho baciato la mano, non ho frequentato la mondanità fuori luogo, non mi sono fatto sedurre dal neonato potere regio. E non sono per nulla contento di aver visto la Sardegna  rappresentata meglio dalla protesta che dalle istituzioni.
Noi sardi abbiamo molte responsabilità, ma la maggiore è dell’Italia e del suo medievale sistema fiscale. Oggi il mio partito, lento, vecchio, con riflessi ottocenteschi, ma vivo, pubblica sui giornali una lettera aperta in cui io mi riconosco totalmente. Una lettera dignitosa che dà senso anche alla mia fatica. La riporto integralmente. Fatela girare, per cortesia.

“Il Partito sardo d’Azione non si unisce alla voce di coloro che Le chiedono promesse per la Sardegna.
Confidare nella benevolenza altrui è un atteggiamento mentale che non ci appartiene e che riteniamo dannoso coltivare nei rapporti fra la Sardegna e lo Stato italiano.

Uno Stato che ha reclutato coattivamente la gioventù sarda mandandola a combattere nelle trincee di una guera lontana che ha causato, oltre ad innumerevoli drammi umani, incalcolabili danni all’economia dell’isola, lasciata orfana di un’intera generazione.
Questo Stato che ci ha costretto, e ancora ci costringe, a subire leggi per noi inadeguate.
Che dovrebbe rappresentare gli interessi dei sardi in Europa ma non lo fa, dimenticando i bisogni della Sardegna e ignorando le sue aspettative.
Che si comporta come un evasore, violando impunemente l’articolo 8 dello Statuto e trattenendo per sé i soldi che sono del Popolo Sardo.
Un popolo che viene così privato delle proprie risorse e quindi del potere di decidere il proprio futuro.
Ecco perché, Signor Presidente, noi crediamo che solo quando finirà questo rapporto di subalternità con lo Stato italiano la Sardegna potrà ricominciare a crescere, a sperare e ad essere veramente libera.
Libera di trasformare in un vantaggio la propria posizione di isola al centro del Mediterraneo e di rivolgersi, nella propria lingua, all’Europa e al mondo.
Libera di costituirsi in zona franca e di attrarre nuovi invesimenti, di sviluppare la propria agricoltura e la propria industria; libera di decidere la propria fiscalità e di difendere le proprie imprese.
In una parola, alla nazione sarda serve l’indipendenza ed è guardando a questo orizzonte che i sardisti proseguono, democraticamente e pacificamente, il loro cammino politico.
Lei, però, Signor Presidente, rappresenta l’Unità della nazione italiana e ne difende l’integrità, perché così stabilisce la Costituzione italiana.
Per questo, pur nel rispetto del Suo ruolo e della Sua persona, noi sardisti non abbiamo nulla da chiederLe”.

36 Commenti

  • Giorgio, evidentemente ho equivocato sul tuo atteggiamento, che mi sembrava un pò quello di chi se ne sta seduto in poltrona ad aspettare che altri edifichino le sue convinzioni.
    Mi è parso sprezzante il tuo riferimento al “politichese” riferito al gestore del sito, al quale non si può dire che faccia di tutto per elargire informazione e costruire cultura politica.
    Pezze per pezze, meglio colle pezze al culo ma almeno artefici del proprio destino

  • Non a caso, Egr. Giorgio, ho parlato del compito di ragioneria. Tu vuoi, per convincerti, la quadratura dei conti ed allora è evidente che sarai sempre avversario non dell’AUTONOMIA (che ti piace così com’è dipendente) ma dell’INDIPENDENZA della Sardegna.Posizione legittima naturalmente che io altrettanto legittimamente avverso. Ti faccio due domande:mi citi un esempio di Stato che vive esclusivamente delle sue risorse senza ricorrere all’indebitamento? E le imprese e le famiglie che ricorrono al credito (magari tu sarai una mosca bianca) come, dove le collochi nella tua visione di società? Il futuro Stato Sardo però tu lo vuoi diverso!
    Quanto alla disperazione di Emilio Lussu per la presenza mia e di Claudia, parlo per me, mi fa onore. Ha un solo merito: ha dato i natali al Partito Sardo D’Azione. Poi la sua vita politica è stata contrassegnata da fughe e fallimenti. E’stato artefice di una scissione nel PSD’Az, è approdato al PSI dove ha ordito un’altra scissione, fa nascere con l’appoggio dei Sovietici il PSIUP, lascia anche il PSIUP e poco tempo dopo ha finito la sua vita terrena. A te piace? A me no e neanche ai Sardisti.

  • Ringrazio Danzatore delle stelle per la garbata risposta.
    Cara Claudia e caro Nino la mia è chiaramente una provocazione e come tale va affrontata, sempre e comunque nel pieno rispetto delle idee altrui. Siate costruttivi nelle vostre risposte, soprattutto se considerate banale una provocazione come la mia. Io sono orgoglioso di essere Sardo, non rinnego mai le mie radici, ma sono sempre piu’ convinto che i sardi non sono un popolo unito.
    Sono sempre piu’ convinto, e i fatti lo dimostrano, che se l’italia ha bisogno dell’Europa, piu’ che mai la Sardegna avrebbe bisogno dell’Italia e dell’Europa. Claudia e Nino, quando si affronta un argomento importante come l’AUTONOMIA di un Paese, ci si pone con un atteggiamento completamente diverso e piu’ rispettoso delle opinioni altrui, ancor piu’ se diverse, perchè è qua che si gioca questa partita, cioè sul convincere gli scettici come me. E ti posso assicurare che non siamo pochi. Un ultima cosa Claudia, ironizzare sulle pezze al culo lo trovo di cattivo gusto, perchè oggi piu’ che mai la politica si gioca tutto proprio su come togliere le pezze al culo ai nostri compatrioti.
    Povero Emilio Lussu, sicuramente orgoglioso di Maninchedda ma disperato per la presenza Claudia e Nino.
    Giorgio

  • per Fabio Cossu

    non entro nel merito delle considerazioni espresse da Michela, ma quello da lei sottolineato è l’eterno dilemma della mediazione (oggi la parola compreomesso non si usa più):

    è meglio stare all’opposizione quindi incidere poco o nulla sulle decisioni che la maggioranza porta avanti comunque, con o senza di te, o è meglio stare nella stanza dei bottoni e produrre quanto più possibile (vedi riforma dello statuto ecc, vedi continuità territoriale, flotta sarda ecc)?

    la risposta è nelle cose fatte!

  • Vedi Giorgio, credo che chi modera il sito non aspetti altro che domande come le tue, garbatamente polemiche ma evidentemente frutto di momenti di profonda riflessione, sicuramente susseguenti a un notevole sforzo di informazione e di studio delle cose.
    è giusto, minchia!
    basta col politichese!
    Che qualcuno venga subito a trovarti a casa: “signor Giorgio, lei che è con le pezze al culo, guardi qua: questi sono i conti della serva! vede che l’indipendenza conviene? la prego, si convinca signor Giorgio!”

  • E brava la Murgia: ha posto serie questioni per niente banali, bel dilemma per il Psd’Az!

  • Danzatore delle stelle

    @Giorgio:
    D’accordo sulla sciagurata e storica gestione dei fondi elargiti dallo stato Italiano, mi sai dire quale parte politica ne è esente?
    Su questo sito non si è mai predicata l’utopia di uno Stato costituito dall’oggi al domani, casomai si è sempre detto di voler gettare le basi per iniziare a costruirne uno.
    Le pezze al culo, almeno dal mio punto di vista,sono uno stimolo non un freno, per questo dico che questa grande isola ha almeno il dovere di provarci, salvando quasi niente della vecchia classe dirigente ed investendo in unità e cultura anzichè in folclore fine a se stesso.
    Se il G8 ha lasciato i fondali di La Maddalena in quelle condizioni figurati il G20 o le olimpiadi… Per adesso ci candidiamo al primato mondiale dello scempio da eolico, organizzato da ottantenni irriducibili, più vicini alla fossa che allo sportello del bancomat, o al gran ballo del mattone rispolverato ad ogni tornata elettorale.
    Potremmo calare il jolly rappresentato dal (ex)presidente amico della Sardegna e con il suo aiuto diventare un paradiso fiscale degno di Antigua… Potremmo anche smettere di essere ignoranti e qualunquisti, ma anche di essere ultrà faziosi e arroganti…
    Basta volerlo e vedrai che a fare i conti non ci sarà più nessuna serva, ma solo gente libera di autodeterminare il proprio futuro.

  • O Giorgio, ma non sarai per caso studente di un Istituto Tecnico Commerciale che vuoi che ti si passi il compito di ragioneria per copiarlo?

  • leggete cosa pensa del PSdAz la grande “intellettuale indipendentista” Michela Murgia http://www.michelamurgia.com/di-cose-sarde/indipendenza/vendere-angurie-quadrate

  • Lei è stato presidente della commissione bilancio. Bene, puo’ spiegare a noi poveri ignoranti e qualunquisti come puo’ sopravvivere uno stato sardo? Con quali risorse? Ha spiegato a i suoi elettori che la Sardegna ha le pezze al culo grazie ad una sciagurata e storica gestione dei fondi elargiti dallo “Stato Italiano”.
    Ci convinca, mi convinca non in politichese ma con i conti della serva che questa grande isola puo’ farcela da sola, in piena autonomia con la nostra classe dirigente. Pensi, magari potremo entrare nel G20, avere i mondiali di calcio, le olimpiadi.
    La considero una persona seria e per questo motivo le chiedo di non censurarmi e di non concentrarsi sul mio anonimato ma di dare una risposta concreta a queste domande.
    Per Piero Botza:
    Si protesta con la presenza non con l’assenza, un’assente non viene notato se non ha un importante peso politico.

    Giorgio

  • per Giuseppe Bellu, complimenti al sindaco di Perfugas, ha dimostrato di essere uno con la schiena dritta, invidio gli abitanti di Perfugas, è motivo di grande onore per loro, essere amministrati da una persona di valore come Mario Satta, molti vorrebbero come amministratore del proprio comune uno come lui,. FORTZA PARIS

  • Ho lasciato il seguente intervente nella pagina di Efisio Planetta, che ha presenziato alla visita di Napolitano:

    Spero che questa vicenda non si tramuti in qualche screzio dentro il vostro partito, c’è chi ha ritenuto di non presenziare e chi si. Tutte posizioni rispettabili. Per il resto, Napolitano non è il Capo di uno Stato Amico ma del Nostro Stato, e in quanto tale avrebbe dovuto potersi sorbire le lamentele delle sperequazioni che l’isola subisce in ragione di questo matrimonio. La cosa ben più preoccupante mi pare vada oltre il PSD’AZ e riguarda tutta la galassia dell’autonomismo e dell’indipendentismo sardo: c’è stata una evidente disarticolazione dell’approccio politico a questa visita e una palese inconsistenza di tutte le 11 sigle politiche sarde (senza considerare quelle italiane). A Bolzano una cosa del genere non sarebbe mai successa, ma il tono della minoranza nazionale sarebbe stato fermo e preciso. Se nel piccolo Sud-Tirolo ci riescono ma non la politica di oltre un milione e mezzo di Sardi, probabilmente c’è qualcosa che non funziona…

  • Danzatore delle stelle

    Solo due parole sulla zona franca:
    lo siamo già, nel senso che chiunque voglia “investire” da queste parti la fa franca sotto ogni punto di vista.
    Basta una panoramica su un contratto d’area o una qualsiasi speculazione edilizia, realizzata con la scusa di un centro commerciale o l’ennesimo villaggio turistico, per capire quanto questo sia un rischio se alla base non esiste un sistema di controllo tributario e ambientale.
    I bisonti scarseggiano, le ferrovie hanno smesso di funzionare e la gente muore di cancro anche se nella media valle del Tirso non ci sono poligoni militari… siamo sicuri di essere pronti?

  • Peppino, il problema della visita era la mondanità e la univocità. La protesta ha dato corpo alla realtà delle cose. Con me sfondi porte aperte nel censurare chi grida e calunnia tutti.

  • Per l’Anonimo sardo Apota: io non ricevo una pensione, ma un salario per il lavoro che faccio. Di che devo essere grato? Preferirei lavorare per lo stato sardo, ma non posso. Tutto qui. Complimenti per il qualunquismo anonimo, è veramente perfetto.

  • Questa visita ha fatto proprio comodo a tutti. I politici sardi sedicenti istituzionali (in franchising dalle segreterie nazionali) hanno potuto assumere con adeguata compunzione la posa dei postulanti. Ai sedicenti alternativi-ribellisti (a intermittenza) non è parso vero di vedersi regalare un perfetto idolo polemico per dare la massima visibilità a più o meno vibranti e articolate manifestazioni di sdegno. Il gioco delle parti, insomma. Mi dispiace, lo spettacolo non mi ha divertito. Alla prossima rappresentazione.
    p.s. scusate l’ingenuità, ma i professori universitari non percepiscono uno stipendio dal “nefando” Stato italiano vampiro-occupante-colonizzatore? Non rileva?

  • La lettera del Sindaco Satta è carica di contenuti condivisibili ed importanti.
    Bravo Mario Satta e ringrazio Giuseppe Bellu per averla postata.

  • Condivido in pieno la lettera del Psd’az al presidente così come quella del sindaco di Perfugas. Mi auguro che queste missive rappresentino il “vero inizio” di quella coscienza “sardista” (da sardo) che tutti dovremmo avere nel nostro DNA ma che, purtroppo, per anni abbiamo un pò tutti dimenticato. Continuo, però, a nutrire dei dubbi che ciò si possa realizzare nel breve periodo e i diversi interventi su questo blog ne sono la testimonianza. Come al solito, noi sardi siamo divisi, ognuno è convinto di essere l’unico ad avere la “ricetta miracolosa” e nessuno fa il classico “passo indietro” per ascoltare le ragioni degli altri. Manca l’umiltà necessaria per ammettere i propri errori ed essere conseguenti con le dimissioni (mi riferisco a chi, governando da tanti anni ai vari livelli i partiti “sardi” ci ha portato alla situazione attuale e che ancora con la loro presenza non permettono il “vero cambiamento”). Certo sarebbe un bel segnale anche per i giovani (ma non solo per loro) se avessero il buon senso di “mettersi da parte” per favorire il necessario ricambio.
    Forzta paris

  • Mi dispiace che il partito sardo e tu in particolare dichiari che ti senti più rappresentato dalla protesta che dalle istituzioni.
    Le Istituzioni alle quali tu appartieni da tanti anni ci hanno garantito una vita civile,democratica e tutto sommato dignitosa.
    Strano modo di mettersi per chi stà in Consiglio regionale, con tutti i privilegi che non cito, davanti a un Presidente della Repubblica che nelle sue prerogative ha solo poteri di rappresentanza non certo di governo.
    Mi sembra che vi siete comportati come la LEGA nord quando parla di Roma ladrona.
    Il partito sardo si trova rappresentato in consiglio regionale penso da quando esiste l’istituzione. Non voglio ricordare tutte le volte che ha avuto suoi dirigenti Assessori e una volta persino la Presidenza della giunta con L’indimenticabile Mario Melis. Non ha mai fatto , secondo me giustamente, una èpolitica tesa all’indipendenza della sardegna, semmai ad avere poteri più forti in sardegna . Questi poteri li ha. Il problema enorme è che non riesce a attualizzarli perchè non ci sono proposte forti e innovative.
    La protesta dell’altro giorno a Cagliari era troppo qualunquista e diversa. Cosa c’entrano i pastori con gli indipendentisti?
    Cosa c’entrano quelli che protestano per Equitalia con l’indipendenza? Forse che con uno stato indipendente non si pagano più tasse , non scherziamo. La zona franca è stata una battaglia dimenticata perché? Non ne parlate più neanche in Consiglio. Siamo tutti appesi al risultato della vertenza entrate.
    Io ricorderei che le battaglie si vincono se c’è un obiettivo altrimenti si… abbaia alla luna.
    Tra i protestanti più accesi ai quali hai detto che ti sentivi vicino, c’erano quelli che sono contro ogni iniziativa economica in Sardegna non ultima quello del progetto Galsi.
    Dove vogliamo andare senza energia?

    Peppino

  • Giuseppe Bellu

    Mi permetto di riportare la lettera che il Sindaco di Perfugas, Mario Satta, ha pubblicamente inviato a Napolitano. Penso sia degna della massima diffusione:

    “Egregio Presidente della Repubblica Italiana

    On. Giorgio Napolitano

    Mi chiamo Mario Satta, sono il sindaco di Perfugas, un comune del nord Sardegna, nella regione dell’Anglona.

    In qualità di primo cittadino della mia comunità sono stato invitato a partecipare al momento dei saluti che le saranno riservati quando Lei si recherà a Sassari, seconda tappa della sua visita in terra sarda.

    Ho deciso di scriverle questa lettera aperta per comunicare che io non sarò lì ad accoglierla, non sarò insieme all’ampio stuolo di autorità e personaggi pubblici che sgomiteranno per stringerle la mano.

    Devo subito premettere che non nutro antipatie o rancori di sorta verso la sua persona, anche perché io e lei non abbiamo mai avuto modo di conoscerci veramente. Credo che lei in fondo svolga degnamente il ruolo che ricopre e con altrettanta dignità ha sempre garantito e preservato le istituzioni che rappresenta.

    Ha sempre dimostrato di avere a cuore le sorti della nazione italiana e quando le contingenze l’hanno richiesto non ha mai lesinato decisione e risolutezza. Per questo non posso non nutrire stima verso di Lei. Tuttavia questo non è sufficiente affinché io possa venire a salutarla e se avrà pazienza di leggere vorrei ora spiegare i motivi che mi hanno indotto a prendere questa decisione.

    Come lei già ben saprà oggi la Sardegna sta attraversando una delle più profonde crisi economiche e sociali degli ultimi decenni. Non è che non ci siamo abituati alla durezza e al sacrificio noi sardi; la storia degli ultimi centocinquant’anni della nostra isola, a dire la verità, non è mai stata piena di prosperità e queste crisi è come se si ripetessero ciclicamente.

    Ma a questa triste consapevolezza, di una lunga storia di privazioni, si aggiunge anche la disperazione nel non sapere come affrontare le innumerevoli miserie personali e i disagi quotidiani di chi un giorno dopo l’altro non ce la fa più. E guardi sig. Presidente che non parlo soltanto di quelle situazioni in cui un padre e una madre non riescono a sfamare i propri figli, parlo di chi non ce la fa più perché si sta arrendendo alla vita, parlo dei giovani che su quest’isola non hanno più speranze e non riescono neanche a progettare ciò che faranno l’indomani. E ce ne sono tanti anche nel mio paese.

    Vorrei fare di più per aiutarli, per aiutarci tutti se non a vivere meglio, almeno a cercare di soddisfare i nostri bisogni primari: mangiare, vestirsi, avere una casa. Ma le risorse del comune che amministro sono veramente poche così come sono esigue quelle del comune confinante e quelle del territorio di cui facciamo parte. L’intera Sardegna si trova in questo stato disastroso e a volte mi chiedo perché debba succedere questo. Non mi si risponda che la crisi economica è generale, perché qui il disagio e la frustrazione quotidiana ci sono sempre stati, anche se oggi siamo evidentemente all’ultimo stadio.

    Mi chiedo perché una terra così bella e con tante risorse naturali debba essere piegata a tale sofferenza collettiva.

    Mi chiedo perché con un clima così mite e favorevole per buona parte dell’anno il settore del turismo non è mai veramente decollato. Perché, per lo stesso motivo non si sono sviluppate l’agricoltura e l’allevamento e le nostre aziende si trovano ora strozzate dai debiti e vessate da Equitalia.

    Mi chiedo perché ben 35 mila ettari del territorio sardo siano ancora vincolati da uso militare e lo stato italiano (di cui Lei è la massima rappresentanza) guadagna ogni giorno svariati milioni di euro per le sperimentazioni belliche che vi si svolgono mentre la gente delle aree limitrofe le basi si ammala di cancro. L’Italia guadagna e i sardi muoiono.

    Mi chiedo perché negli anni ’60 ci avete imposto un modello di sviluppo industriale che ha snaturato i nostri saperi tradizionali (oggi sarebbero stati preziosi) e ha distrutto irrimediabilmente i nostri habitat.

    Ci avevate ingannato allora, ci state ingannando oggi.

    Mi chiedo perché ora ci volete sventrare l’isola in due con un gasdotto che vi porterà in Italia il metano algerino e a noi lascerà la solita devastazione e niente più, perché forse lei non lo sa ma se noi sardi vorremmo portare il gas nelle nostre case ci toccherà pagare di tasca. L’ennesima servitù che farà comodo solo a voi.

    Mi chiedo perché non rispettate le nostre leggi e in particolare l’articolo 8 del nostro Statuto di Regione Autonoma che prevede la restituzione dei sette decimi delle imposte fiscali. E’ dal 1991 che lo stato italiano trattiene per sé questi soldi al punto che oggi il suo debito con la Sardegna è di ben 10 miliardi di euro.

    Una cifra che ogni anno cresce sempre più. Non chiediamo aiuto e assistenza ma solo ciò che ci spetta di diritto poiché questi soldi che illegalmente ci sottraete servirebbero per un’infinità di cose: dal rimettere in piedi una rete di assistenza per le emergenze sociali delle nuove povertà, all’ammodernamento delle nostre infrastrutture primarie (strade, ferrovie, porti), ai trasporti interni e alla sanità (totalmente a carico nostro), fino al rifinanziamento delle istituzioni scolastiche e universitarie (poiché senza l’accrescimento dell’istruzione e della cultura non ci sarà nessuna forma di sviluppo sostenibile per la nostra gente).

    Adesso forse potrà iniziare a capire perché io, signor Presidente Napolitano, non posso stringerLe la mano. Lei, per il ruolo istituzionale che ricopre è lo stato italiano fatto a persona e in quanto tale porta con sé il fardello delle ingiustizie arrecate alla nostra terra. Lei viene a renderci visita ma non lo fa come è buona consuetudine in Sardegna quando l’ospite, che sa di recarsi a mangiare in casa d’altri, è solito omaggiare l’invito con un piccolo dono; che poi qui non vogliamo nessun regalo ma solo che ci si restituisca il “maltolto”. Lei invece viene a trovarci a mani vuote come se niente ci fosse dovuto e non sa quanto mi fa rabbia constatare che molti miei concittadini sardi non sanno o fingono di non sapere, dimostrandole una servile quanto mai dannosa riverenza, comportandosi come è solito fare ogni buon uomo colonizzato che, credendo di compiacere il sovrano straniero di turno, aspira a trarne chissà quali vantaggi ed ennesime promesse, che ci si prenderà cura di lui, che questa volta qualcosa sarà fatto.

    Egregio Presidente io non faccio parte di costoro, e sono tanti purtroppo. Proverei enorme imbarazzo di fronte alla mia comunità, di fronte a tanti miei concittadini , se venissi ad omaggiarLa dimenticando che siete debitori da una parte e mentitori dall’altra. Avete violato i patti e vi siete tante volte rimangiati la parola data scordandovi che per noi sardi la lealtà è ancora un valore importante e questo modo di comportarsi continua a ledere la nostra dignità.

    In corpu de unu monte si podet intrare, in coro de unu òmine no.

    A mezus bìdere

    Dott. Mario Satta

    Sìndigu de su Comunu de Pèrfugas”

  • Alcuni interventi non li condivido, ma non ho intenzione di intraprendere alcuna polemica con nessuno. Ho però alcune convinzioni:
    primo. questa lettera indirizzata a Napolitano la condivido in pieno, era l’unica cosa fattibile in questo momento ed è anche di alto spessore.
    Secondo, io sono sardista,ho conosciuto il periodo del famoso ” vento sardista”, ho conosciuto il periodo altrettanto famoso del 2.5% e sono sardista adesso che si vede un certo risveglio. Le mie idee non sono vincolate alla percentuale del partito, ma alle convinzioni che ognuno di noi si sente dentro e che intende portare avanti. Ci vorrebbero si più giovani,più donne ma anche più uomini, ma solo se effettivamente sono sardisti dentro.non voglio arrivare al 50% raccattando persone che diventano “sardiste” per il tempo di una o due votazioni,vorrei un 30% di persone che sentano veramente l’orgoglio di essere sardi e indipendentisti e certamente servono più giovani e donne,ma il lavoro è faticoso e lungo e ci si può arrivare con il contributo di tutti, ripeto tutti,se effettivamente sardisti.
    Complimenti per la lettera,mcontinua così Paolo, anche se capisco le difficoltà che stai incontrando.
    FORTZA PARIS

  • Caro Paolo,
    io non ritengo che l’Italia sia la tua controparte o la controparte del popolo Sardo, ma sono abbastanza certo che la prima e più dannosa controparte tua e del popolo Sardo siano i tuoi “Onorevoli” colleghi che rappresentano la maggioranza politica della Regione Sardegna, di cui tu ed il tuo partito fate parte.
    La burocrazia ha preso il sopravvento, questa arriva e decide, annullando il buon senso e affamando il tuo popolo, la tua gente, quella che ti ha votato e a creduto e crede, grazie a Dio, ancora in te.
    Buon lavoro, con stima Pippo.

  • Giorgio Muggianu

    Per Antonio Sedda,
    Io non ho affermato che nel partito non ci sono giovani e donne, non vivendo il partito non avrei potuto farlo….(lo intuivo però),ho solo detto che nel partito manca l’azione pratica intesa come costruzione e stimolo del senso di appartenenza nei giovani. Ma non senso di appartenenza al partito, bensi senso di appartenenza alla terra sarda, al territorio, ai problemi e al pensare come risolverli…senza credere che siano sempre i politici a pensarci…I giovani non vanno educati solo alla protesta ma è più utile educarli a produrre idee e dargli gambe, molti dei nostri giovani però vanno a studiare fuori e pensano di non tornare….perchè ritengono ci siano più opportunità di lavoro in continente…e forse hanno ragione. Quindi più giovani acquisiscono il senso di appartenenza più si ingrossa l’esercito che sostiene il partito e più i rappresentanti del partito avranno forza contrattuale rappresentandoci nelle istituzioni e perchè no provando a conquistare il fortino.. Se non si costruisce “l’esercito” del popolo sardo è pura chimera pensare all’indipendenza e da sola la voglia non basta…gli elementi attivi del partito da soli non ce la possono fare…Io cosa faccio? Il soldato semplice dell’esercito pur non essendo più giovane…ma vivendo tutti i giorni tra i giovani..
    Con spirito polemico costruttivo
    Saludos

  • Mi ndhe allegro meda de su chi at fatu s’On. Maninchedda e de sa lítera de su Psd’A: est su mínimu chi si podiat fàghere a no leare parte a s’eternu iscallatóriu. Ohi ma cantu semus a irmasionu pro su chi nos tocat de fàghere!

  • Una precisazione per l’amico Nino, un partito antico si, ma sempre valido, oggi più che mai, il nostro coraggioso programma potrebbe portare un po’ di sollievo alla nostra economia. Oggi molti parlano di zona franca, è una vita che il nostro partito la propone, e qualche “ghenga” di politici la pure proposta per qualche piccola zona, una leada pro su ….., se tutti gli schieramenti politici avessero fatto la richiesta anni fa, mostrando i denti al governo, forse saremo gia zona franca, ma i nostri politici, una volta che arrivano a roma, si dmenticano dei sardi e della Sardegna, poi ci vengono a trovare i vari presidenti, di repubblica, consiglio dei ministri, di commissioni ecc, si mettono tutti in ghingheri, e iniziano a pietire, sorrisi e strette di mano, ci dicono che abbiamo ragione, che tutto cio che rivendichiamo ci è dovuto, se ne vanno, e tutto resta come prima. Quanto siamo fessi noi sardi, non abbiamo ancora capito che i partiti che mandano quei politici a roma ci stanno prendendo (da una vita) per …… i fondelli. Che rabbia essere fregati, per colpa di tanti che stanno male come me, ma hanno le fette di salame sugli occhi, e votano quei partiti di ……. FORTZA PARIS

  • Premessa: non sò se questo contributo supererà le cesoia affilate della censura.

    E’ però davvero molto curioso che a risolvere i problemi della Sardegna debba essere un Presidente della Repubblica istituzionalmente senza poteri politici. Carissimo Paolo, non ti pare che molto di più avrebbero dovuto fare gli onorevoli rappresentanti del popolo sardo eletti alla Camera dei Deputati da quando esiste la nazione italiana, ed in particolar modo in queste ultime e drammatiche legislature?
    Come disse uno dei più autorevoli deputati di sempre della nostra terra: “L’odio del Governo contro la Sardegna trapela in ogni verbo e in ogni azione; ma noi sardi siamo degni di altissimo disprezzo, perché assai male disimpegnamo il mandato che il popolo ci affidò”.

    Ti chiedo: non ti pare che la difesa politicamente disperata e paradossale di alcuni di questi onorevoli renda anche te gravemente corresponsabile della sciagura tutta sarda, e non italiana, del nostro stato?

    Beppe ( docente nelle scuole del nuorese)

  • Anche io non avevo nulla da chiedere, stimo comunque il lavoro che questo Presidente sta facendo. Non ho partecipato alle celebrazioni semplicemente perché avevo di meglio da fare.

  • Paolo, so che non è importante per gli altri ma lo è per me, e mi dispiace. Non sono d’accordo stavolta su alcuni dettagli (non tanto dettagli). Rispetto la posizione del Psd’Az, pacata. Ma non mi sento per niente rappresentato, da sardo, da chi ha protestato. Molti li conosco, li conosciamo. Non hanno mai osato un fischio contro Berlusconi e il suo governo, contro le telefonate a Putin, contro quelle a Verdini. Molti hanno bruciato il forno e oggi dicono che hanno fame. Fischiano Napolitano. Non mi convincono, non mi convincono per niente. È giusto non chiedere nulla a Napolitano. Non avremmo dovuto chiederlo nemmeno a Berlusconi e a Prodi. Lo abbiamo fatto, lo avete fatto. Non chiedere oggi a Napolitano non ci esime dall’autocritica. Tutti. Altrimenti Napolitano diventa un comodo parafulmine. Siete ancora voi a rappresentarci, non i fischiatori di professione. Con affetto, Gianluca.

  • Antonio Sedda

    Per Giorgio Muggianu. Senza inutili polemiche. È vero nel Partito mancano i giovani e le donne. Se le cose non vanno come dovrebbero, se la dignitosa ed educata lettera finirà in un cassetto dell’archivio storico del Quirinale tu cosa fai?
    Io penso che la protesta dei pastori, movimenti, partite Iva, dove a titolo personale ci sono molti dirigenti nazionali del Partito abbiano espresso voglia di Indipendenza, può darsi che mi sbagli ma…

  • Giorgio Muggianu

    Caro Paolo,
    mi permetto di sottolineare che non credo che basti una lettera dignitosa ed educata come tutti gli atti dell’attività regionale del partito, per dare un senso alla tua fatica… Tu stesso definisci il partito sardo d’azione, lento, vecchio con riflessi ottocenteschi, ma vivo(anche chi è in coma è vivo). Basta questa tua definizione per eliminare l’ultima parola della sigla del partito… d’azione…
    Io ti ho sempre considerato un vero uomo d’azione ma, con rammarico, lo stesso non penso del partito… La prima azione di un partito è quella di accreditarsi tra la gioventù. Quanti dei nostri giovani conoscono il Partito Sardo D’Azione? E ancora quanti studenti conoscono veramente la storia della Sardegna, le sue battaglie e sofferenze? I nostri giovani purtroppo sentono parlare più di Lega che di Partito Sardo. Con molta umiltà ritengo che sia arrivata l’ora di studiare iniziative per dare nuova e vera azione al partito… iniziando col far rotolare la palla di neve… costruendo l’esercito del popolo sardo per riuscire finalmente a conquistare il fortino della regione. Solo cosi si potrà acquisire la vera forza contrattuale con il governo centrale. La dignitosa ed educata lettera consegnata al Presidente Napolitano finirà in un cassetto dell’archivio storico del Quirinale… aimè… purtroppo…
    con stima,
    Giorgio

  • Le istituzioni sarde hanno dato dimostrazione di vacuità spinta, quasi pneumatica. Grande prova di dignità esprime invece la lettera aperta e l’atteggiamento assunto dal nostro partito che non ha voluto sottostare alla prova (o trappola) del contradditorio in una forma che sarebbe stata, come al solito, impari.
    Mi riconosco in particolare nel senso del pudore che ha spinto, te, professore, ad allontanarti da tale pochezza, (un’assenza non passata certo inosservata, quindi eloquante almeno quanto certe altre presenze) sentimento che avrebbe dovuto pervadere tanti esponenti della intellighenzia e delle isituzioni sarde e che invece si sono sentiti onorati della visita nella “provincia seriore del regno d’Italia”.

  • Massimo Manca

    Ancora una volta una decisione, la tua, saggia, avveduta, dignitosa e condivisibile. Bravo, mille volte meglio di patetiche genuflessioni.

  • Bravo Paolo.
    Concordo su tutto.
    Per Nino: ricordiamo che purtroppo siamo soli e che i “cittadini” non sono con noi.

  • Ed hai fatto bene a tenerti alla larga dalla celebrazione del nulla, a tenerti a debita distanza dagli spalmatori di vaselina.Per professione e per la professione.
    Un partito antico, dico io,orgoglioso del proprio passato (gli altri, non lo sono), capace di volare alto. Questo è il solo strumento politico a disposizione della Sardegna per costruire il proprio futuro. Bisogna dare continuità ed incisività alla sua azione politica. Ed i cittadini saranno ben lieti di dare il loro apporto.

Invia un commento