Io combatto lo Stato. Due parole al Movimento Pastori sardi e agli altri Movimenti. Con un post scriptum sulle linee guida del Ppr

21 luglio 2012 09:0026 commentiViews: 31

047Ieri l’Mps ha bloccato per quattro ore i Tir. Obiettivo dichiarato: pretendere l’aumento dei controlli sui generi alimentari in ingresso in Sardegna. Obiettivo implicito: richiamare l’attenzione sul dato impressionante delle importazioni di generi alimentari in Sardegna: l’80% del fabbisogno.
L’aggressione dell’Italia. Nel frattempo: 1) lo Stato ‘vende’ la Tirrenia a un gruppo privato a cui garantisce 72 milioni di euro l’anno e lo fa mentre l’Unione europea indaga su questa procedura tutta italiana per cui lo stato vende a un privato una società pubblica e gli garantisce l’ammontare della rata neccessaria per pagarla comodamene nel tempo; 2) Terna continua indisturbata a occupare suolo sardo senza pagare, a scegliere i suoi partner, come l’inadempiente E.On, sull’essenzialità, determinando così la chiusura di Ottana; 3) Enel continua a fare valanghe di utili sull’idroelettrico sardo;  4) Eni vuole che la Sardegna rimanga l’unica regione d’Europa senza gas;  5) Anas continua a trattenere nelle sue casse i ribassi delle gare sulle strade statali pagate con i soldi della Sardegna (unico caso in Italia di Regione che finanzia le strade statali);  6) la grande distribuzione, vera responsabile dell’eccessiva importazione di prodotti alimentari, è ormai padrona del 90% dei punti vendita di un mercato chiuso come la Sardegna, e questo col consenso di molte forze politiche sarde, zittite con quattro assunzioni quattro di commessi e commesse; 6) lo Stato sta letteralmente chiudendo i Comuni della sardegna; 7) la realtà della lingua sarda viene politicamente negata dallo Stato (fino ad affermazioni scientificamente ridicole e imbarazzanti per l’ignoranza e la protervia di chi le fa, soprattutto se rappresenta uno stato europeo come l’Italia), in perfetta concordanza tra Governo e Corte di Cassazione, perché identificata come forte fattore di differenziazione e quindi come detonatore di autogoverno nei processi educativi e formativi.
In questo quadro, che senso hanno le proteste che rimangono proteste?  Lo dico anche ai rappresentanti delle partite Iva e degli altri movimenti spontanei sorti in questi anni. Non vorrei sembrare come quello, sempre antipatico, che dà il nome giusto alle cose, ma sembra che non vogliate dire a chiare lettere che la vostra protesta è contro lo Stato, non contro tutto e tutti, ma contro lo Stato.
La difesa contro l’Italia La mia lotta è contro lo Stato italiano: lotta politica, pacifica e democratica, ma lotta. Sebbene io sia molto pessimista sulla classe politica dirigente della Sardegna (sia quella eletta a ruoli di responsabilità che quella che pateticamente autocertifica la propria legittimazione anche a essere nominata – mai eletta – Papa), sia su quella in carica che su quella che aspira a subentrarle (perché tendenzialmente sono entrambe piccine, egoiste, incompetenti, animate dal desiderio della rendita piuttosto che da quello della riforma), oggi metto in prima posizione i temi del rapporto con lo Stato, perché la crisi ha determinato una nuova e terribile tirannide fiscale e un nuovo centralismo che sta diventando arrogante e opprimente. Tutti quelli che si affrettano a scrivere contro di me sulla Nuova Sardegna e a dilungarsi in supercazzole autonomiste di cui non si capisce nulla, sono muti rispetto a questa sistematica compressione degli interessi legittimi della Sardegna. La sinistra radicale sassarese (a Cagliari badano ai soldi più che allo Stato) tace perché non sa cosa dire. La Sinistra cagliaritana iscrive come temi strategici quelli dei salotti e non quelli della fame eprché su questi ultimi dovrebbe schierarsi contro Monti che invece sostiene con convinzione. Restano le persone libere, molto frantumate, molto divise, spesso molto naif, ma che oggi da molti sondaggi risultano essere in maggioranza. Il sentimento indipendentista è maggioritario in Sardegna; il problema è offrire una proposta elettorale credibile che gli consenta di esprimersi.
Per essere credibili occorre dimostrare di essere capaci di governare.
Per essere credibili bisogna scrollarsi di dosso la fama di estremisti.
L’estremista non è colui che ha le idee chiare (Gandhi le aveva chiarissime). Egli è invece colui che non accetta alcune condizioni della politica: 1) il dubbio sulle proprie convinzioni (il contrario del dubbio si chiama sacralizzazione della convinzione); 2) il tempo della costruzione del consenso; 3) il vincolo pratico delle riforme possibili (il contrario, cioè le riforme ideologiche realizzate perché giuste in astratto, sono sempre costate un sacco di morti); 4) il pragmatismo delle alleanze praticabili (per l’estremista classico, un’alleanza con lui deve essere preceduta da una sottomissione ideologica).
Per essere votati bisogna esplicitare la propria capacità di essere forza di governo.
Ora occorre chiedersi se si sia consapevoli che, se in questa legislatura italiana la Sardegna avesse avuto una sparuta ma coesa pattuglia di parlamentari, deputati e senatori, che avessere difeso esclusivamente gli interessi della Sardegna, oggi noi non avremmo più né il problema della Tirrenia, né quello di Terna, né le impugnazioni prepotenti del Governo, né le umiliazioni insopportabili sulla lingua (su cui sto preparando con un legale un’iniziativa che spero sia incisiva), né tantissime altre cose. Ma ci si è dimenticati che questa è stata la legislatura di Scilipoti? Ci si è dimenticati che bastavano due senatori due per far ballare il governo? Ci si è dimenticati, o non ci si è accorti, che anche la maggioranza Monti è molto fragile e che basta un gruppo ben organizzato per ottenere molto?
Allora, su tasse, costo del lavoro, energia, tariffe, oligopoli e libertà, la partita è drammaticamente a Roma.
L’anno prossimo ci sono le elezioni politiche.
Sgombro subito il campo: io, per ragioni mie, non sono minimamente interessato a candidarmi, ma vorrei votare persone motivvate, determinate, nuove, totalmente nuove. Non ne vorrei mandare una, ma vorrei concorrere ad eleggerne un gruppo. Questo bisogna fare. E non fare l’errore di elemosinare l’elezione dal bipartitismo italiano. No; bisogan prima creare un’aggregazione nazionale spontanea, fresca, credibile, e dopo accogliere le forze che ne vogliano riconoscere e sostenere l’impegno.  L’alleanza sovranista, che per le politiche è soprattutto l’alleanza fiscale e eneegetica, non si realizza con l’ingresso degli indipendentisti nei due grupponi italiani della destra e della Sinistra. Si realizza dando consistenza all’alleanza e aprendosi al confronto, diversamente si eredita il disgusto verso il bipolarismo italiano piuttosto che il consenso.
Sulle linee guida del Ppr. Ho letto con attenzione le nuove linee guida del PPr. Eccole. Non spaventatevi, sono solo apparentemente lunghe, giacché alcune parti sono allegate ma inutili (come, per esempio tutta la prima parte che riporta le precedenti linee guida). Dovete leggere da p. 53 a p. 82. Dopo aver letto tutto ed essermi confrontato con i tecnici del Consiglio per verificare se avevo capito bene, ho comunicato al mio capogruppo che non avrei partecipato ai lavori, perché tutto ciò che è affermato (anche con qualche ambizione lirica) in premessa, con un linguaggio tutt’altro che consono agli atti amministartivi, perché evocativo, suggestivo, visionario, viene smentito nelle conclusioni: si vuole recepire nelle Norme tecniche di attuazione (mi dicono già pronte) un obiettivo generale, la rottura della fascia costiera come unico bene paesaggistico, e alcuni obiettivi particolari: la riviviscenza di una serie di lottizzazioni insistenti in questo ambito e la praticabilità delle norme, sempre sulle coste, del piano casa e della legge sul golf. Non ero d’accordo prima e non sono d’accordo adesso (peraltro alcune di queste norme mi dicono essere state già applicate, con risultati più che discutibili,  nelle zone di Palu e Arzachena).
Io mi sono opposto agli estremismi espliciti perché non sono un’estremista; ma mi oppongo più fermamente ai pasticci impliciti. Sono sereno perché qualunque cosa decida il Consiglio, lo Stato Italiano non consentirà mai che la costa sarda non rimanga bene paesaggistico, ma mi fa rabbia che il merito, l’onere, la responsabilità e l’onore della tutela si sposti dalla Sardegna a Roma.
Non parteciperò, perché sono il Presidente della Prima Commissione e finché ho in carico (non per molto tempo, se si continua a lavorare bene e di buona lena come si è fatto per la legge elettorale) il sistema della riforme (adesso entra la Costituente e qualche altra cosa), ho difficoltà a accendere conflitti in Aula.

26 Commenti

  • Gentile Rosella, la religione, oltre a momenti di adulazione, richiederebbe anche un po’ di coerenza.
    Ma mentre nell’esercizio della prima specialità non le si può rimproverare nulla (anche se comprensibilmente si schermisce), nella seconda è di sicuro assai carente. Capita spesso tra i bigotti.

    Debbo ricordarle, infatti, che è lei, non io, ad aver fornito, un fulgido esempio di “polemica sterile”, rivolgendosi a me provocatoriamente e con apprezzamenti che nulla avevano a che vedere con il merito della discussione svolta.
    Salvo poi inopinatamente ergersi a fustigatrice de nos’atrusu delle “sterili” polemiche. E, purtroppo per la sua credibilità, non era un’autocritica.

    Impari ad accettare le voci fuori dal coro e a rispettarle. Superato il trasporto fideistico, è molto più semplice di quanto lei possa immaginare. E, vedrà, anche molto salutare.

  • Per Juri: vedo che mi invita sul terreno futile e sterile della polemica che non amo. Ma ho deciso comunque di fare uno strappo alla regola, chiedendo venia a chi ospita gli interventi e a coloro che hanno la pazienza di leggere.
    Ora sarò io a soddisfare la Sua voglia, spendendo solo poche parole che puntualizzo, non avranno altro seguito.
    Mi compiaccio per la Sua puntuale (!!) precisazione, e la scontata quanto miope interpretazione, delle mie parole. Stando quindi esclusivamente nei circoscritti ranghi del Suo limite di intendimento, Le dico che, il Suo silenzio è inversamente proporzionale alla mia adulazione, (tranne quando l’economia dei Suoi interventi produrrà ricchezza di idee) e ancora che la mia voglia di religiosità è comunque soddisfatta al di là del Suo silenzio e, su questo punto la mia parola diventa atto di fede, in quanto Lei non ha il piacere di conoscermi tanto da confutarmi. Mi spiace.

  • Gentile Rosella, leggo solo ora il suo invito e la accontento. Nella certezza che tra il mio silenzio e la sua adulazione, la sua voglia di religiosità sarà soddisfatta.

  • Gentile Sig. Juri,premetto che non pago tessera al psd’az, così le tolgo una scusa. La sua credo a questo punto sia solo mania di protagonismo. Ha giustamente espresso la Sua idea in merito, è stata democraticamente accolta e commentata oltre misura. Abbiamo tutti capito che le due posizioni sono antitetiche, e Lei insiste ancora, scadendo nella polemica più sterile. Mi permetta umilmente un consiglio: se non ha altri argomenti, idee propositive che permettono interventi costruttivi da esporre, e dai quali tutti si possa imparare qualcosa, si ritiri gentilmente in religioso silenzio.

  • Per Juri: capisco, per Lei governare la complessità, costruire il dissenso e il consenso, non adorare il solo compiacimento di sé per la soddisfazione di una presa di posizione, magari sterile, è bizantinismo. Se semplicemente fossi andato in Aula a votare contro il provvedimento avrei ottenuto meno risultati di accensione dell’attenzione dell’opinione pubblica di quanti ne ho ottenuto dicendo che non ci andavo. Grazie per avermi indicato il vocabolario Treccani; mi ricorda tanto una mia professoressa che faceva tanto la maestrina anche con chi leggeva più di lei……….

  • Colpo Grosso

    “Ho dichiarato di badare al ruolo che sto svolgendo in Prima Commissione giacché sto cercando di farlo in vista delle riforme; proteggo il ruolo perché tutti mi stanno riconoscendo che lo sto svolgendo badando alla Sardegna e non alla maggioranza attuale. Per cui ho scelto l’opposizione al provvedimento senza creare inutili disagi in un’Aula che aveva già deciso. Per il resto, debbo portare a compimento un’altra legge e poi avrò le mani più libere.”

    Per me la giustificazione è chiara e soddisfacente. Una mossa strategica e pragmatica, altro che bizantinismo. Proteggere un ruolo istituzionale mi sembra tutt’altro che una “sottigliezza eccessiva”.

  • Per Anacleto Mitraglia.
    E chi lo nega? Le sfumature, le obiezioni, le terze o quarte vie esistono eccome. Solo che sono diventate il pilastro, la quintessenza della piccolissima politica dei giorni nostri.
    Quella piccolissima politica – la vera antipolitica- che sta riuscendo nella devastante impresa di far perdere ogni fiducia del cittadino nelle Istituzioni.
    Se poi lei apprezza, e considera manicheismo essere minimamente conseguenti (esprimere un voto contrario per un provvedimento giudicato pessimo)contento lei, avrà le sue buone ragioni.

  • Gentile Maninchedda,
    nessuna intolleranza, solo una critica.
    Che, dalla sua cortese risposta, mi appare ancor più fondata.

    A mio parere, lei infatti non fa altro che spiegare più in dettaglio i bizantinismi di cui ho parlato.
    Se un provvedimento lo si considera gravemente negativo si vota no. Se ci si astiene si indica sostanziale indifferenza. E, al di là dell’esito finale in Aula, la differenza, in termini di peso politico, fra un no e un’astensione è notevole.

    Poi, certo, un mancato voto contrario per un provvedimento che si giudica pessimo si può provare a giusitificarlo parlando di necessità di protezione di ruoli che si stanno svolgendo in altre sedi, di inutili disagi in Aula da evitare (cosa sono gli inutili disagi in Aula?) e financo di (sempiterni) processi di riforme da salvaguardare.
    Bizantinismi appunto.

    http://www.treccani.it/vocabolario/bizantinismo/

  • Juri e Deliperi avvertono il bisogno imperioso di intrupparsi, lo fanno e continuino a farlo. Il Psd’Az NO. C’è differenza fra locomotiva e vagone. Tutto quì.

  • Per Deliperi: col maggioritario, l’espressione del voto non è più la migliore né la più efficace delle opposizioni. Io ho scelto quella che mi è parsa più utile e ho spostato il mio partito sulla stessa posizione, che è quella di una forte opposizione a questa schifezza. Non partecipare al voto ha costretto il vincitore a prendere atto di avere in Consiglio numeri non più sufficienti a proseguire l’azione di governo, cosa che io auspico da un anno e mezzo. Certo, se fossimo riusciti a staccare anche l’Udc, saremmo riusciti ad andare a votare. Non ci siamo riusciti e pazienza.

  • Anacleto Mitraglia ci spiega che esistono “le sfumature, le obiezioni, le terze e quarte vie”.
    Ha perfettamente ragione. Forse è un frutto dei nostri tempi, ma è necessario avere un briciolo di chiarezza.
    On. Maninchedda, lei è – a mio parere – uno degli attuali Consiglieri regionali più preparati e intelligenti.
    E non è piaggerìa. A maggior ragione, da Lei (magari anche dal resto del P.S.d’Az.) si chiede chiarezza ed efficacia delle azioni politiche. Se ritiene – giustamente – queste “linee guida” di modifica del piano paesaggistico regionale una vera “fetecchia”, per quale motivo non ha votato contro? Non partecipare al voto aiuta oggettivamente il voto “vincitore”, cioè quello favorevole a queste “linee guida”.
    Non è il tempo di calcoli di alcun genere, è il tempo della chiarezza.
    Il resto non si comprende, l’opinione pubblica non lo comprende.
    Poi faccia quello che vuole.

  • Anacleto Mitraglia

    Se ce ne fosse ancor bisogno, sia il gruppo di intevento giuridico che juri dimostrano quanto ancor folto possa essere il partito del manicheismo: o si è bianchi o si è neri, o destra o sinistra, o con noi o traditore; non esistono le sfumature, le obiezioni, le terze o quarte vie: i ragionamenti o le motivazioni non sono che “bizantinismi”.
    Tuttavia anche questo è un legittimo modo di pensare.
    Per fortuna è UN MODO, non l’unico.

  • Per Juri. Come capita spesso, basta a qualcuno, in questo caso Lei, non capire o non condividere una posizione per tacciarla di ipocrisia. Ognuno ha le sue intolleranze. Provo a riepilogare: ho dichiarato pubblicamente, con molto risalto sulla stampa, la mia contrarietà a queste linee guida inemendabili. Ho contribuito non poco a metterne in evidenza le criticità. Cioè ho fatto ciò che deve fare una persona che si oppone: vale più, in termini di contrasto, l’opposizione civile e pubblica, di quanto non valga un voto in aula. Ho dichiarato di badare al ruolo che sto svolgendo in Prima Commissione giacché sto cercando di farlo in vista delle riforme; proteggo il ruolo perché tutti mi stanno riconoscendo che lo sto svolgendo badando alla Sardegna e non alla maggioranza attuale. Per cui ho scelto l’opposizione al provvedimento senza creare inutili disagi in un’Aula che aveva già deciso. Per il resto, debbo portare a compimento un’altra legge e poi avrò le mani più libere. Resta il fatto che il Psd’az non ha votato queste linee guida e io ne sono soddisfatto. Lei no, evidentemente, e va bene così.

  • On. Manichedda, non la seguo proprio. Usa parole definitive per bollare (giustamente) queste linee guida del PPR come un tentativo di manomettere la tutela della fascia costiera, ma poi al momento del voto, non vota.
    E allora le sue parole suonano, non me ne voglia, piuttosto ipocrite.
    Stiamo parlando della tutela di un bene incommensurabile e i bizantinismi incomprensibili della politica (minuscola) dei giorni nostri, dovrebbero essere prontamente messi da parte. E riservarli, se proprio si vuole praticarli, a questioni non decisive come questa.

    La sua giustificazione, poi, secondo cui lei si sarebbe astenuto perchè è presidente della Prima Commissione, mi pare aggravi la sua posizione. Esiste l’istituto delle dimissioni, che lei avrebbe dovuto certamente praticare, se, come afferma, la permanenza nella carica le preclude la possibilità di opporsi duramente a una scelta politica che mette a repentaglio il patrimonio più importante di cui la Sardegna ancora dispone.

  • Per il G.I.G: l’accusa di mancanza di coraggio, per chi conosce i fatti, è ridicola.

  • Antonello M

    Per Pauleddu@ Il modello galiziano
    In Galizia, nazione senza stato situata nel nord-ovest della Spagna, vent’anni fa la situazione di frammentazione dell’orizzonte nazionalista e sovranista era simile a quello sardo: tante organizzazioni, partiti, gruppi, correnti di pensiero. Frammentazione e divisioni, con un intenzione però condivisa: restituire alla nazione galiziana la sua esistenza dopo decenni di dittatura franchista. Come hanno perseguito il loro obiettivo? Dando vita al Blocco Nazionalista Galego (BNG) ovverosia “un’organizzazione di organizzazioni” in grado di tenere assieme gruppi di ispirazione maoista con gruppi di ispirazione liberal-democratica; gruppi informali con associazioni, movimenti con partiti politici. Il tutto grazie ad una struttura organizzativa rispettosa delle individualità ma in grado di delegare alcune minime funzioni a degli organi collegiali. Così nell’arco degli anni, con la possibilità di tesserarsi o ai singoli partiti o direttamente al blocco, i galiziani hanno dimostrato di essere poco interessati ai piccoli partitini ideologizzati e molto interessati invece alla federazione degli stessi. Attualmente ben il 70% degli iscritti alla federazione non ha alcuna appartenenza partitica, solo il restante 30% risulta tesserato alle strutture dei singoli partiti. Il blocco è riuscito negli anni a diventare il secondo partito della galizia conquistando in meno di 15 anni più del 20% dell’elettorato.
    Il modello galiziano, spiegato sinteticamente, dimostra che i partiti e le differenze ideologiche, di azione, di visione del futuro sono importantissimi in una prima fase ma perdono di importanza quando si avvia un reale coinvolgimento della società locale e gli si permette la partecipazione. Allora, a prendere la scena sono le idee condivise, la volontà di governo del territorio e la capacità di fornire risposte concrete alla gente in un processo di autodeterminazione.
    E’ possibile immaginare in Sardegna un’applicazione del modello galiziano? questa è la domanda che dobbiamo porci. A mio avviso non solo è possibile, ma addirittura auspicabile. La concretizzazione di uno scenario del genere, con i tempi necessari, consentirebbe di intervenire su tutte le criticità messe in luce dal dibattito contemporaneo sull’indipendentismo in Sardegna e permetterebbe di affrontare anche i primi due scenari presentati con maggiore consapevolezza e lucidità.
    Un percorso lento, costruito su piccoli step, concatenati logicamente. Che riducono al minimo le opzioni conflittuali per dedicarsi a verificare le convergenze possibili. Ogni singola organizzazione mantiene intatta la sua autonomia strategica e politica ma avvia allo stesso tempo un processo di condivisione di un percorso politico con chi condivide l’orizzonte della Repubblica di Sardegna. Pian piano si da vita ad un’organizzazione sovraordinata che non vincola ma che coordina. Che accompagna i piccoli passi senza stravolgere le filosofie dei singoli gruppi, i personalismi intrinsechi, gli approcci differenti alla realtà sociale. Si fa salva la diversità in un processo di condivisione e di cooperazione.

    Una road map possibile
    Vediamo alcuni step di un percorso che potrebbe essere seguito dall’attuale universo indipendentista sardo per dare forma ad una strutturale innovazione organizzativa.
    1. I partiti definiscono alcuni punti cardine su cui costruire una piattaforma politica. Ci saranno pure 5 punti su cui tutti gli indipendentisti presenti in sardegna concordano? Credo proprio di si. Lo dimostra il tentativo compiuto da aMpI in questi mesi.
    2. Viene allargato il dibattito ad associazioni, gruppi, collettivi e comitati di orientamento indipendentista e si integrano i punti definiti dai partiti.
    3. Viene redatto un documento che sintetizza questa attività di confronto e di convergenza. Diventa una sorta di carta tematica minima che dovrebbe stare alla base di un livello organizzativo, sovraordinato ai singoli partiti.
    4. Si definisce un livello di governo del processo eletto democraticamente attraverso elezioni, sul modello delle primarie.
    5. Si strutturano due organi di governo uno consultivo in grado di rappresentare tutte le sensibilità presenti e uno maggiormente politico chiamato ad occuparsi solo dei punti condivisi e non delle competenze dei singoli partiti.
    6. Entrambi gli organi di governo mettono a punto ogni anno un programma di mandato che viene votato da tutta l’assemblea degli iscritti.
    7. I singoli partiti continuano a lavorare come meglio credono, non subiscono alcun tipo di dictat dall’organizzazione sovraordinata, sono semplicemente chiamati a rispettare i principi fondativi pattuiti in maniera condivisa.
    8. Ogni organizzazione deve poter uscire dalla federazione quando meglio crede.
    9. Possono aderire nuove organizzazioni sottoscrivendo la carta tematica ed il documento organizzativo.

    Un esempio pratico
    Facciamo un esempio. Io ed il mio partito politico “A” aderiamo al “Blocco Nazionale Sardo” (nome ovviamente di fantasia). Sottoscriviamo un documento tematico che traccia 10 punti di condivisione. Abbiamo il dovere di rispettarli tutti. Gli aderenti al partito “A” aderiscono automaticamente anche al Blocco. Gli iscritti al partito “A” seguono le proprie regole al loro interno. Ogni anno votano per l’elezione di due organi del Blocco Nazionale Sardo: per quello consultivo votano i propri rappresentanti, mentre per quello politico votano i propri candidati che si confrontano con i candidati degli altri partiti, associazioni, correnti, fondazioni ecc che partecipano al BNS.
    In una prima fase ogni partito è libero di portare avanti le proprie strategie elettorali. Pian piano, senza alcuna fretta, si definiranno le cose da fare assieme avendo come orizzonte quello di costruire una reale alternativa di governo all’unionismo. Il partito “A” facendo crescere i suoi iscritti fa crescere anche il suo peso all’interno del BNS. Il partito “A” cura i suoi strumenti di comunicazione, la sue rete, la sua formazione interna e la preparazione dei suoi attivisti. Fa sempre riferimento al BNS per ciò che concerne i punti condivisi mentre mantiene totale libertà per il resto. Partecipa a tutte le attività organizzate dal BNS in maniera propositiva facendo proposte per il rafforzamento della cooperazione tra indipendentisti. Il partito “A” decide liberamente le sue relazioni strategiche fino a quando l’assemblea dell’aggregazione indipendentista non avrà deciso di strutturare anche un alleanza elettorale ovviamente il tutto dopo un eventuale approvazione della maggioranza degli iscritti.
    Insomma massima libertà per il partito “A” di proseguire nel cammino prescelto dando però disponibilità ad un percorso innovativo di riaggregazione nazionale.
    Tale esempio ovviamente non pretende di avere alcuna esaustività del processo che potrebbe essere intrapreso. Ha come unico scopo quello di tracciare alcuni elementi di un possibile percorso in maniera quanto più verosimile. Stesso discorso potrebbe valere per un’associazione culturale che decidesse di aderire, per un collettivo, per una fondazione o anche per un singolo cittadino o per un gruppo informale.
    Frantziscu Sanna

  • Mario Monti dice che la situazione è drammatica e parla della necessità di implementare l’economia reale.
    In Sardegna, senza un Monti che ci soffoca, necessitiamo da sempre di lavorare in economia reale rimettendo in piedi il sistema delle economie produttive primarie. Tali economie si basano su una vera produttività di beni (e non servizi di terziario) che si collocano nella piattaforma della filiera: agricoltura, allevamento, acquacoltura.
    Sicuramente per fare tutto cio’ è necessario concentrare gli sforzi sulla produzione energetica, svincolando l’isola dal soggetto d’oltremare.
    Il resto viene da se.

  • Antonello M

    Incontriamoci. La vittoria sarà trovare uno Spazio Comune. Questa è la sfida.Io spingo dal basso.

  • Concordo, IL SARDISMO. Che è altro rispetto a quello diffuso (e confuso) per una scelta gattopardesca.

  • Per Pauleddu: mi pare che ciò che tu auspichi stia già avvenendo e comunque io sto lavorando proprio alla creazione di questo ambito culturale e politico che tu descrivi ottimamente. Ovviamente lo faccio senza alcuna fascinazione per la Sinistra italiana che trovo culturalmente debole e politicamente autoritaria. Se poi mi dici che comunque la Destra italiana è inagibile per evidente incapacità e corruzione, ti do ragione. Resta il fatto che io considero e considererò sempre il sardismo una posizione distinta e indipendente dai due schieramenti italiani Noi, noi tutti, siamo la posizione rispetto alla quale gli altri si stanno affannosamente distinguendo. Perché rinunciare a questo ruolo di matrice della politica sarda per dichiararsi a priori parte di un pezzo del bipolarimso italiano? Avremo modo di parlarne. Intanto, incontriamoci. E ci incontreremo.

  • Franco Cappai

    Sas paraulasa est beru, si che las leada su entu,
    ma su chi sese iscriinde addurada e si imprimede in sas mentes de chie finzasa a oe non teniada mancu su coraggiu de las pensare. Onorevole,s’invitu a sighire in custa istrada este doverosu, propriu a resone de custoso chi mai creiana de cantu disaccattu su guvernu de Roma nos este procurande.
    Liberos sempere ischiavos mai.
    Fortza Paris
    Saludos dae Borore

  • PER COSTRUIRE ATTI DI SOVRANITA’. CON QUALI PARTITI?
    Che lo Stato debba essere cambiato, oggi, siamo tutti d’accordo; per fare questo non resta ai partiti italiani domiciliati in Sardegna di entrare nell’ordine di idee di prendere senza indugi la nazionalità sarda. E, cioè , devono fare fondamentalmente due cose:

    1) conquistare un potere esclusivo di decisione entro l’ambito della Sardegna, anche a costo di rotture e separazioni;
    2) liquidare totalmente l’autonomismo; assumere il Popolo Sardo-Nazione Sarda, e non lo Stato, come punto di riferimento cardinale, e accettare fino in fondo che esso il Popolo Sardo- Nazione Sarda è titolare di un diritto storico e morale alla Sovranità e all’Autodeterminazione.
    La riforma delle strutture materiali e ideologiche dei partiti è senza dubbio una necessita non scavalcabile per chiunque voglia efficacemente battersi per la sovranità e i diritti dei Sardi. Senza questa riforma, le istanze di sovranità popolari entreranno, come spesso accade in conflitto con i partiti. Con grave danno per le une e per gli altri. Le istanze di sovranità verranno sempre ostacolate, e possibilmente mortificate, mentre i partiti verranno sempre più considerati alla stregua degli stranieri invasori. Infine il problema più importante per me militante della sinistra sarda, chiedo, a tutti coloro, singoli e gruppi di varia natura impegnati nella lotta alla Sovranità: è possibile, posto che sia necessario ed urgente, istituire forme di sollecitazione e coordinamento delle iniziative che , favoriscano soprattutto lo sviluppo politico-culturale, quantitativo e qualitativo delle formazioni sovraniste, sardiste e nazionalitarie? E’ opportuno e realizzabile che sia un singolo partito ad assumere la rappresentanza politica in esclusiva di tante formazioni piccole e piccolissime e tanto gelosamente caratterizzate? Personalmente sono convinto che risolvere questi problemi sia necessario e possibile. Anzi sono convinto che essi si presenteranno molto presto, in relazione alla caduta di capacità e credibilità delle organizzazioni politiche italiane tradizionali. In questa fase escluderei in partenza l’ipotesi di un partito da costruirsi per assimilazione ad un’unica immagine politica-organizzativa di tutte le formazioni. Il partito , per sua intima natura tende sempre a produrre una sua ideologia esclusivista, ad assumere rigidità burocratica, a catalogare i suoi membri in dirigenti e diretti. L’idea di una Sardegna Sovrana, autogovernata e autogestita, in forma di democrazia capillare da tutti i suoi abitanti è in contrasto con quella di un partito tradizionale. Bisogna studiare formule diverse da quelle del partito, più moderne e vicino alle necessità della più profonda mobilitazione popolare. Probabilmente il vecchio adagio sardo “ centu concas, centus berritas” non da solo conto del nostro tenace individualismo. Forse è anche un modulo politico-organizzativo in cui possono convivere l’unità e l’individualismo. Del resto , l’antico adagio sardo non dice che cento teste , ciascuna con il suo bonette , non possono stare insieme in una qualunque organizzazione! A chi si riconosce nell’unità delle sinistre sarde e sovraniste il compito di promuovere occasioni di dibattito, di confronto e di incontro.
    Anche perché la Sardegna non si vende.
    salude

  • Quinto moro

    … “Un popolo che non riconosce la propria storia… non è più un popolo”…

    Fortza paris.

  • Antonello M

    Paolo non sei solo nel pensare quotidianamente alla nostra terra e ai nostri figli, anche per me la lettura dei tuoi interventi sono pane quotidiano, ma tra le tante emergenze, per cominciare a porre rimedio alle emergenze, partirei dall’emergenza di trovare un tavolo di dialogo comune. Ho letto con attenzione l’articolo di ieri sulla Nuova che metteva a confronto il mondo del centro sinistra con il mondo indipendentista e sovranista. Tra le tante cose emerse quella che risalta piu al dibattito e la proposta di Omar Onnis di firmare un accordo programmatico improntato sull’autoderminazione del nostro Popolo. Ho notato che non è stata invitata arbitrariamente la vostra coalizione andando contro la naturale e democratica sacralità che vuole il confronto su stessi temi e gravi problematiche che affliggono il nostro Popolo, ignorando tra l’altro la moltitudine non schierata che ha fame di sapere. Noi Sardi da 500 anni ci portiamo addosso come una croce, la massima affibiattaci da Carlos V, Pagos Logos Y malunidos. Ritengo che non siamo Pagos perchè constato che è sempre piu diffusa la percezione di essere numericamente giusti,Cipro con 800.000 mila abitanti presiede l’U.E e lo dimostra, Locos non lo siamo Più, Grazie a Dio gli strumenti tecnologici ci permettono di informarci e di relazionare con tutto un pianeta. Arriviamo alla nota dolente, “MALUNIDOS”, effettivanente lo siamo non possiamo negarlo, dopo mezzosecolo non siamo ancora stati capaci di smentire il dominatore Aragonese. Come fare per trovare una soluzione a questa affermazione cosciente, a cui segue il comunicato della CIA del 62 che cita pressapoco, l’italia è una piattaforma sul mediterraneo e la Sardegna è un’isola………. Il mio pensiero ricade ciclicamente su quest’enigma, questa maledizione che ci frena, che ci blocca, che ci agonizza. E allora li a pensare su cosa fare. Io in tutte le mie analisi a 360°, insisto nella fattispecie della comunicazione e ritorno sulla Televisione, su Telenova. Voi out-sider dovreste agevolare il processo in evoluzione della volontà che viene dal basso. Una televisione interpretata come un punto vitale di incontro di condivisione di elaborazione e di crescita collettiva, situata magnificamente in mezzo alla Sardegna ad Aristanis, raggiungibilissima da ogni parte dell’Isola. Qui siamo in troppi che rivendichiamo uno spazio democratico-comunicativo, lacuna questa che le amministrazioni Comunali non riescono a colmare, vista l’impronta Bipolare una sorta patologica di Disturbo-Bipolare, dove il pazzo sei te e gli altri sono tutti dei geni. Riconosco che bisogna entrarci al palazzo ma per fare questo dobbiamo fare la scuola e la Televisione sarà pure una scuola.La televisione sarà tutto. ” Custos anta comporau una televisione intenneusu ite tenente de narrere2. Il microfono a voi fratelli. UNIDADE. Saludos Paolo

  • LEGGENDO QUESTO POST mi vengono in moni dei Rossomori con quel comunista di Muledda e tutta il suo seguito. Sputano veleno ogni 5 minuti contro un partito che come loro ha fatto scelte che io rispetto eloro invece no. Hanno livore accidia e nessun progetto politico di indipendenza. lo dichiarano ma leccano e sono attaccati al pd. Ma dove vogliamo andare fino a quando ci sara’ qualcuno che ti addita e cerca di eliminrti solo perche’ non pensi come loro.
    Se torna Berlusconi penso che potrebbe vincere

  • Paolo Ledda

    Buongiorno Onorevole, è da tanto tempo che la lettura dei Suoi interventi con relativi commenti costituisce per me un appuntamento giornaliero.
    Sulla battaglia contro lo stato, vincendo la pigrizia, ho deciso di dare il mio contributo.
    Sono consigliere comunale -di minoranza- nel comune di Sarule, l’altro giorno su mia proposta abbiamo approvato all’unanimità la mozione sulla sovranità, ed inoltre su proposta della giunta è stato approvato sempre all’unanimità un O.D.G. di richiesta alla RAS Assessorato alla Cultura, affinché impartisca direttive alle Direzioni Didattiche – in base alle L.482/99 e L.R. 26/97- al fine di corredare la domanda per la preiscrizione del modulo per avvalersi per i propri figli dell’insegnamento della lingua sarda.
    Non sarà tanto ma un mattone dopo l’altro…
    L’aspetto positivo, oltre a quello che quando le cose vengono approvate all’unanimità significa che l’interesse comune prevale sui piccoli interessi di parte, è che nella discussione precedente l’approvazione e scaturita una voglia di dire basta ad un tipo di politica e di politicanti Roma-dipendenti, che è arrivato il tempo di di gestire i nostri interessi , politici, culturali e economici con la nostra testa e a casa nostra.
    Su punto “Ora occorre chiedersi se si sia consapevoli che, se in questa legislatura italiana la Sardegna avesse avuto una sparuta ma coesa pattuglia di parlamentari, deputati e senatori, che avessero difeso esclusivamente gli interessi della Sardegna” mi trova perfettamente d’accordo, questa è uno dei fronti su cui bisogna impegnarsi, per mandare a Roma persone che rispondano solamente agli interessi primari dei sardi e non a quelli dei partiti romani.

    p.s. Puru si non bi iscriene vada meda zente attenta a suki nada, Onorevole non si vrimmede!!!

    Saludos dae Sarule

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