Innovazione e informazione. Con una provocazione per i sindacati e una postilla su Quirra

11 gennaio 2011 09:166 commentiViews: 7

195I giornali cominciano a recuperare consapevolezza di ciò che accade in Consiglio regionale. Finalmente, infatti, sebbene in modo confuso – ma i giornalisti seguono i lavori d’aula senza avere sotto gli occhi il testo della legge finanziaria e i mazzi degli emendamenti – si può leggere nelle cronache politiche che la finanziaria si sta occupando di problemi rilevanti.
Ieri è proseguito l’attacco di una parte rilevante del Pd sull’articolo da noi proposto che riforma il perimetro normativo del sistema dell’istruzione e della formazione professionale in Sardegna. Molta ideologia, molto qualunquismo. Siamo stati accusati di voler ghettizzare gli allievi negli enti di formazione, di volere ingrassare gli enti, di non tenere alla scuola e di altre amenità cortesi di questo tipo. La verità è che noi abbiamo varato una norma che immagina il sistema formativo e dell’istruzione in forma integrata: famiglia, scuola (con un ruolo rilevantissimo), formazione e istruzione professionale. Non solo: a differenza di ciò che accadeva nella scorsa legislatura, il Piano attuativo non verrà deliberato in solitudine dalla Giunta, ma sarà votato dal consiglio, garantendo così il massimo coinvolgimento democratico e la massima trasparenza. A me è dispiaciuto molto vedere autorevoli esponenti del Pd rimanere arroccati su posizioni vecchie, che non hanno l’istruzione e l’educazione al centro della considerazione; che non hanno la libertà delle persone e delle famiglie al centro; hanno invece una visione puritana dello Stato (lo Stato è buono per definizione, il privato è ladro per definizione; lo Stato è garanzia per definizione, la libertà e l’iniziativa di coesione delle persone è sospetta per definizione; lo Stato è l’astrazione e l’incarnazione dell’uomo depurato dalle pulsioni e dalle imperfezioni (grande tentazione demoniaca dell’Illuminismo); i singoli, le famiglie, le aziende e gli enti sono luoghi sospetti, fragili e corrotti ecc. ecc.); hanno un’ostilità a priori ad ogni cambiamento che non sia vagliato e, soprattutto, prodotto da loro.  Sono gli stessi che impediscono, perché prigionieri di uno schema (che è il seguente: devo fare opposizione per impedire l’azione di governo e dimostrare che senza di me si fa spazzatura – termine utilizzato dal capogruppo Pd ieri in Aula) la nascita di un’autentica alternativa politica nazionale sarda, fatta dei riformisti oggi ospitati nei due grandi partiti conservvatori italiani: il Pd e il Pdl. Ne è un altro esempio la gazzarra per la bocciatura dell’emendamento proposto dal Pd per la salvaguardia della scuola nei piccoli comuni. È una misura prevista dall’art. 21 della legge 12 del 2005, legge che io conosco bene perché fu l’ultima da me curata prima che Spissu mi cacciasse dalla Prima Commissione. Articolo mai finanziato nella scorsa legislatura. Ovviamente il Pd parte dalle leggi della scorsa legislatura e non prende neanche lontanamente in considerazione il lavoro fatto in questa. Ne consegue che il Pd non si è accorto che, mentre la legge 12 si muoveva nel riconoscimento della competenza dello Stato per il dimensionamento e la distribuzione del personale nelle scuole, la legge 3/2009, fatta da questo Consiglio, ha incardinato queste competenze sulla Regione Sardegna. Non a caso proprio l’art.3 di questa finanziaria prevede uno specifico intervento sulla dispersione scolastica, affidato alla Giunta perché il quadro normativo e finanziario c’è già ed è migliore di quello previsto nel 2005 dalla legge 12. Quindi, non c’è motivo di contrasto: bisognerebbe solo riconsocere reciprocamente la propria buona fede e adoperarsi per il vantaggio di tutti, utilizzando la norma più vantaggiosa. e invece no. Si torna inevitabilmente allo schema limitante e limitato dell’opposizione a tutti i costi e della pretesa egemonia sulle politiche riformiste. In questo quadro la cosa più assurda è l’ostilità del Pd alla prima disciplina di vantaggio fiscale varata per i paesi montani: abbiamo già dato la nostra disponibilità a migliorarla e ad estenderla fin dal Collegato. No, continuano a stracciarsi le vesti. Perché? Perché non l’hanno fatto loro. Motivo banale, primitivo, istintivo e infantile, ma vero.
Leggo oggi che i sindacati annunciano lo sciopero su tre temi: riutilizzo e reimpiego della forza lavoro espulsa dal sistema produttivo e protetta dal welfare; lavoro per i giovani; riequilibrio delle zone interne.
Sui tre temi in oggetto ha fatto più questo consiglio regionale in due anni di altri in cinque. Ma è giusto che i sindacati dicano che non è sufficiente. A un patto però: che si dica qual è il nodo. Il nodo è il Pil, o meglio, l’aumento del Pil, perché pensare di aumentare l’occupazione senza aumentare il pil, senza lo sviluppo dell’impresa (quella sospettata di ogni nefandezza dagli stato-fili del Pd) e dell’iniziativa individuale e di gruppo per rispondere ai problemi e ai desideri positivi, significa pensare di dividere ulteriormente il egttito in assistenza e vedere il gettito fiscale progressivamente di minuire.

E allora con i sindacati bisogna porsi pubblicamente due problemi: 1) il costo del lavoro e il sacrificio che chi già lavora è disposto a fare per chi non lavora ancora; 2) l’uso della leva fiscale (alcune regioni stanno azzerando l’Irap) per favorire la capitalizzazione e la redditività delle imprese. Entrambe hanno un grande costo: il trasferimento di capitali e di forze lavoro dalla pubblica amministrazione ai sistemi produttivi.
Che dicono i sindacati?
Postilla su Quirra: oggi leggo che il capogruppo Pd chiede un intervento della Regione sul poligono di Quirra, quello aumentato a dismisura dal ministro Parisi; lo stesos ministro che si indignò per la nostra mozione sull’indipendenza. Puntualmente il Pd votò contro la mozione. Ora, insieme ad altri, anche indipendentisti ma solo un po’, piagnucola col governo centrale e chiede (chiede ciò che è un diritto, ma giacché nega la sovranità del popolo sardo, continua a chiedere come si fa da secoli) che si faccia chiarezza. Ecco qui. La Sinistra statofila-immobilista (che è diversa dalla Sinistra che vuole cambiare davvero le cose e con la quale io riesco a parlare) vota contro il tema centrale dello sviluppo – che è l’indipendenza, perché anche per stabilizzare precari, come abbiamo fatto ieri,  bisogna essere indipendenti, altrimenti la Corte costituzionale, che ieri ha trovato nel fulgido  Marco Meloni (che si è materializzato in Aula) un autorevole supporter in  Consiglio regionale della Sardegna, obietta e sanziona -; dopo aver votato contro l’indipendenza, piange, piange, si lamenta, protesta vivamente, in una patetica replica vista mille volte che serve più a rappresentare i problemi che a risolverli.

6 Commenti

  • Ho saputo che con un emendamento è stato previsto il passaggio dei dipendenti dell’amministrazione regionale che avevano sostenuto un concorso interno consistente in una sola prova a test con risposta multipla che erano stati precedentemente forniti ai concorrenti dalla C alla D. Ho saputo che, sempre nell’ammnistrazione regionale, transiteranno in D tutte le C in possesso di laurea che non hanno neanche espletato il concorso interno. Mi è stato detto anche, ma è una notizia non ufficiale, che al concorso per dirigenti, gestito in maniera assolutamente discuttibile, sono stati considerati sufficienti soli 35 compiti a fronte 520 ammessi allo scritto e 450 circa partecipanti. Da un lato si fa transitare nella categoria D, tutti coloro che hanno sostenuto un concorso interno ridicolo e anche coloro che in possesso della laurea ovvero del requisito per l’accesso alla categoria D, dall’altra si fa una strage in un concorso per dirigenti. Per evitare qualsiasi strumentalizzazione del mio post dico subito che io sono tra i partecipanti al concorso per dirigenti, sono in amministrazione perchè ho già superato un precedente concorso pubblico e allo stato non so nè se ho superato la prova nè i nomi di coloro che l’hanno superata. Non credo però che tra i partecipanti al consorso per dirigenti ci fossero solo 35 persone in grado di svolgere quel compito. Credo viceversa che la genericità del comnpito e la mancanza di procedure certe da seguire abbia dato modo alla commissione di poter correggere i compiti con un esagerato margine di discrezionalità. Che questo concorso fosse gestito in modo assolutamente discuttibile è stato detto e scritto anche da diverse testate giornalistiche, ma ora, alla luce di questi emendamenti, la questione assume toni grotteschi. Mi sento beffata per il fatto di aver studiato e di essermi impegnata in questo concorso perchè gli emendamenti proposti e approvati dimostrano che non serve impegnarsi e studiare e che la meritocrazia non esiste. Ricordo che è stato bandito un concorso pubblico per 42 funzionari. Che fine farà alla luce di queste “promozioni”? Tanti giovani speravano. Ora mi aspetto che questo onorevole Consiglio stabilizzi i facenti funzioni dell’amministrazione regionale considerato l’esiguo numero (se la notizia che mi è stata data è vera) di compiti che sono stati valutati sufficienti e la necessità di coprire il ruolo dei dirigenti. Questo consiglio regionale che approva emendamenti di tale portata dovrebbe vergognarsi come io ora mi vergogno di essere rappresentata da coloro che hanno votato questo emendamento. Mi vergogno di essere sarda.

  • Il pregiudizio sulla formazione professionale ha scatenato nella passata legislatura una guerra che ha lasciato sul campo le aspettative dei giovani disoccupati e dequalificati e alcune migliaia di operatori degli enti di formazione. Mentre gli operatori sono stati in parte ricollocati o assistiti dalla cassa integrazione in deroga, le vere vittime della preannunciata e mancata riforma sono i giovani ed i disoccupati per i quali ogni strada alternativa ai percorsi tradizionali è stata preclusa in maniera definitiva. L’origine ideologica che ha scatenato questo attacco è fondata sul principio che la formazione della persona debba necessariamente passare attraverso il sistema scolastico statale (e su questo si è universalmente d’accordo) escludendo aprioristicamente qualsiasi altro tipo di intervento educativo: peccato che, dati alla mano, una percentuale spaventosa di giovani fugga ormai da decenni dalla scuola “tradizionale” andando ad accrescere l’esercito dell’ignoranza e della precarietà a vita. E piuttosto che ammettere questa pesantissima sconfitta sul piano sociale, gran parte della sinistra si è allineata sposando appunto la tesi che pubblico è bello ed il resto ……. Salvo sentirsi chiedere, anche da illuminati politici, di trovare un posto in un corso di formazione (che puntualmente non c’è) per un figlio od un parente disoccupato che non ha voluto proseguire gli studi. Ma queste sono amenità rispetto alla grave situazione in cui si trovano migliaia di giovani sardi che, come gli animali selvatici spinti dalla fame, si avvicinano sempre di più alla spazzatura. L’Isola felice sta cambiando aspetto nella quasi totale indifferenza di gran parte della rappresentanza politica, arroccata su posizioni di autotutela ed insensibile agli appelli che provengono dalle posizioni più deboli ed esposte della società. Constato, infine, che buona parte dell’intellighenzia della sinistra (ma non solo) ha abbondantemente attinto dalla formazione professionale per decenni per consolidare gruppi di potere che oggi ripudiano snobbisticamente le proprie origini sputando senza alcun ritegno nel piatto in cui hanno mangiato.

  • Ma che bello: avete stabilizzato i precari. Persone che entrano nella Pubblica Amministrazione senza sostenere un concorso e pertanto in violazione dell’art. 97 della Costituzione. Di questo dovrete andare fieri.Avete ridotto la disoccupazione ai danni di tante altre persone che aspettano i concorsi per avere la possibiltà di costruirsi un futuro non avendo la possibilità di entrare a far parte del grande panorama dei precari della P.A. Ipotizzo che questo Consiglio sta già pensando di stabilizzare i facenti funzione della Amministrazione regionale così si evita di portare avanti il concorso per dirigenti gestito in maniera assolutamente discuttibile e magari sentirò anche dire, come ora, che ciò è “esercizio dell’indipendenza”. Che vergogna.

  • Mi farebbe piacere conoscere, anche alla luce di passate discussioni su questo sito, il testo della norma con la quale si stabilizzano i precari.
    Ci si lamenta spesso della burocrazia regionale e dei suoi costi e poi si approvano leggi di stabilizzazione di persone senza concorso pubblico o almeno, non conosco il testo, senza un concorso serio dall’esterno come prevede la nostra Costituzione.
    Spesso queste sono operazioni finalizzate esclusivamente a raccogliere il consenso, fatte da tutte le parti politiche di volta in volta al governo.
    Ci potrebbe anche stare ma poi non di devono fare discorsi nei quali si dice di volere razionalizzare la spesa della macchina amministrativa, nei quali si afferma che i regionali sono troppi e lavorano troppo poco o nei quali ci si lamenta della scarsa competenza e professionalità degli stessi regionali. I regionali sono in gran numero composti da persone entrate grazie a leggi di questo tenore che niente hanno a che fare con l’indipendenza. Se l’indipendenza vuole dire fare ciò che si vuole, be allora meglio non essere indipendenti. Meglio rispettare la Costituzione e le sentenze della Corte Costituzionale che ha, proprio con tali sentenze, negli ultimi anni cercato di mettere un freno alla politica tutta protesa a raccogliere consenso con provvedimenti simili. Anche perchè in realtà tali leggi non fanno altro che penalizzare chi non ha neanche avuto la fortuna, o la conoscenza giusta, per essere un precario. Perchè parliamoci chiaramente i precari sono per la maggior parte persone che, grazie a escamotage di ogni tipo, agenzie interineli, co co co e quant’altro, iniziano a mettereun piede in amministrazione nella convinzione che tanto prima o poi si arriva ad una stabilizzazione. Escamotage solitamente sponsorizzati dalla conoscenza di turno. Sono quindi già dei fortunati rispetto a coloro che non sono neanche risuciti a diventare precari e che con tali leggi risultano in fin dei conti penalizzati due volte. Una prima volta per non essere entrati nel giro, una seconda volta perchè la stabilizzazione preclude la possibilità del concorso pubblico, tanto oramai i posti sono coperti.
    Aspetto di leggere il testo ma se le premesse sono queste non posso che dirmi deluso, anche, come già detto, perchè poi si grida allo scandalo per altri provvedimenti. Vogliamo che la burocrazia regionale sia così composta? Bene ma poi bisogna prendersene le conseguenze e non lamentarsi. Se poi la norma riguarda la stabilizzazione di soggetti negli Enti locali il discorso non cambia di una virgola e i principi sono esattamnente gli stessi. Leggi ad hoc per acquisire consenso in barba alle regole generali di meritocrazia. Saluti

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