Informazione sulla porcata principe: la legge elettorale italica

9 gennaio 2013 19:317 commentiViews: 52

Tutti parlano ma pochi informano. Questa è la legge elettorale italiana, che è piuttosto una legge elettorale italica, cioè ben rappresentativa del peggiore costume liberticida dell’Italia post-fascista. Si sta per realizzare, con le elezioni, il più sofisticato colpo di stato partitico mai realizzato prima. E  il peggio è che non si tratta di un fatto nuovo ma almeno della terza replica. La rassegnazione con cui i cittadini italiani stanno subendo questa egemonia, questo scippo della loro libertà, la dice lunga sulla crisi morale dell’Italia, sulla evaporazione delle capacità di resistenza alle prepotenze di elites politiche spesso senza mestiere, spesso specializzate nel dominio altrui, spesso corrotte fino al midollo, spesso avide di beni e di potere.
Cosa prevede la legge? Tre fattori decisivi:

1) alte soglie di sbarramento e premio di maggioranza;
2) liste bloccate
3) assenza di preferenze.

Più nel dettaglio: per concorrere ad eleggere un deputato alla Camera occorre superare la soglia del 4% dei voti nazionali, se non si è in coalizione, o del 10% se si è in coalizione (se si è in una coalizione che supera il 10%, si concorre al riparto con la propria lista se si supera il 2%). Per il Senato, la soglia di sbarramento per le coalizioni è del 20%, e per le liste non collegate (o per quelle collegate a una coalizione che non supera lo sbarramento) è dell’8%; le percentuali per il Senato sono calcolate sulla base dei voti espressi nella circoscrizione regionale e non su quella nazionale come avviene per la Camera.
Il premio di maggioranza alla Camera garantisce a chi prende più voti il 53, 8% dei seggi; al Senato il 55% dei seggi.
Le liste sono bloccate nel senso che l’elettore non può esprimere alcuna preferenza e i candidati vengono eletti nell’ordine in cui sono elencati nella lista.
Perché è una legge golpista?
Per tre ragioni.
1) È pensata per limitare la possibilità di scelta del cittadino. Qui sta la più grande violazione del risultato dei referendum del 1993 che introdusse il maggioritario uninominale al Senato. Il referendum, promosso dai radicali, aveva lo scopo di ripristinare l’obbligo del rapporto tra elettore e eletto e del radicamento dell’eletto nel collegio di riferimento. Il potere dei partiti veniva limitato e costretto a fare proposte che rispettassero i cittadini e i territori. Le burocrazie nazionali-italiane venivano messe a dura prova. Il potere di proposta per la rappresentanza parlamentare ritornava inevitabilmente nelle mani di chi realmente operava nei territori e nella società e non bivaccava nelle relazioni privilegiate intorno alle grandi organizzazioni, siano esse politiche o commerciali o della comunicazione. La reazione, pochi mesi dopo, fu la legge Mattarella, che salvò un 25% di proporzionale a liste bloccate senza preferenza, cioè liste decise dai partiti. Il 75% dei parlamentari venne così scelto nei collegi uninominali e il 25% sulla base di liste bloccate. Il Mattarellum salvò la casta dei partiti (tutta rifugiata nelle liste del proporzionale bloccato)  ma soprattutto salvò il principio di egemonia dei partiti, cioè la possibilità di costringere l’elettore a una scelta di cartello, di bandiera e non di ragionamento e di valutazione. È il modello partitico italiano: il partito come setta che egemonizza l’elettorato e lo costringe a scegliere tra sette.
Dopo il Mattarellum venne il Porcellum, cioè la legge attualmente vigente, voluta da Carderoli e da lui stesso definita una porcata. Che fece Calderoli? Eliminò i collegi uninominali, estese il meccanismo delle liste bloccate a tutte le liste per la Camera e per il Senato, alzò le soglie di sbarramento per eliminare le differenze e ogni tentazione di differenziazione in sede locale e regionale, e introdusse il premio di maggioranza. In buona sostanza, Calderoli ruppe ogni legame degli elettori con gli eletti – e anche in questi giorni ne abbiamo avuto la conferma, con la candidatura in Sardegna di persone senza alcun legame con i territori e con i cittadini che vi abitano -, e garantì solo a alle grandi organizzazioni, con risorse, mezzi di comunicazione e reti su grande scala, la possibilità di accedere prima al diritto di proposta per le candidature e poi al diritto/dovere di governare, sempre mantenendo l’obbligo sul cittadino di scegliere per cartello, per fede, per setta, appunto. Le soglie eliminarono la paura della diversità, la grande paura della dogmatica Italia, che non crede nel Dio dei cieli, ma cerca sempre una fede e un potere all’amatriciana a cui affidarsi senza troppi ragionamenti. La legge elettorale vigente è lo specchio dell’ostilità della cultura italiana ad intendere la politica come conoscenza critica dei problemi e delle soluzioni e invece della sua predilezione per la politica come appartenenza acritica a corpi collettivi con prorpie gerarchie e fedi interne. È una legge, come è stato detto, che riconosce i diritti politici a soli due partiti. Pensateci bene: riduzione della libertà degli elettori, concentrazione del potere in soli due ambiti che sono gli stessi, unici, legittimati a fare la proposta limitata/limitante agli elettori.

2) La Costituzione prevede che il Senato sia eletto su base regionale. Sarebbe stato assolutamente possibile eleggere anche la Camera su base regionale. La scelta invece è stata quella di raccogliere i voti della Camera su base territoriale ma di assegnare i seggi su base nazionale. È un po’ il meccanismo messo in atto dalle banche:  raccolta dei risparmi sulla base di  capillari reti territoriali e loro utilizzo su grandi mercati internazionali senza che i risparmiatori possano chiedere conto alle persone cui hanno affidato il risparmio dell’utilizzo che ne hanno fatto. La differenza, rispetto alla raccolta del risparmio, sta nel fatto che il rapporto fiduciario tra elettore e eletto è più forte di quello tra direttore di banca e cliente, eppure il meccanismo dell’assenza della preferenza elimina anche questa  differenza e questo rapporto fiduciario ed aumenta la delega ai partiti (le banche) di utilizzo del significato del voto. In questo modo l’Italia, che è naturalmente federalista, diviene unitaria, monolitica e egemonizzata dai partiti. Il mito del partito come veicolo della partecipazione democratica è finito. Il partito in Italia è lo strumento di un dominio attraverso un perverso sistema di limitazione della libertà, di controllo della rappresentanza e di annichilimento dei rapporti territoriali. Pensateci bene: è lo stesso schema della Grande Distribuzione che uccide le economie locali ma porta la nutella anche in bagno.

3) Il meccanismo prevede due elezioni diverse per Camera e Senato e impedisce che il Parlamento abbia un radicamento territoriale. Il risultato è inevitabilmente una altissima probabilità di ingovernabilità, cioè una fortissima debolezza dello Stato a favore dell’eternità del potere dei partiti. Si obietta che se tutto il parlamento fosse eletto con modello uninominale maggioritario, potrebbe verificarsi il caso di un Parlamento senza opposizione (vincono nei collegi tutti e solo quelli di una parte). Ma se si vuole correggere questa distorsione potenziale, basterebbe eleggere sulla base di collegi uninominali su base proporzionale con premio di maggioranza (il meccanismo delle elezioni provinciali): si assicurerebbe comunque la governabilità e la dialettica democratica. In verità, dunque, il disordine tra Camera e Senato è intenzionale e mira a impedire che lo Stato funzioni e non sia occupato dalle grandi organizzazioni dei partiti, della comunicazione, della commercializzazione. Pensateci: è o non è un golpe impedire un ordine fondato sulle scelte dei cittadini e preferirgli una coesistenza disorganizzata che lasci sempre lo stato debole e le elites forti?

Credo si capisca perché io sono ostile a una partecipazione a queste elezioni. Sono una truffa vera. Anche Grillo, che mira a convogliare su di sé il dissenso, è in realtà una moderna organizzazione antidemocratica, una GDO del consenso telematico che si sta costruendo i suoi negozi in franchising. Il vero obiettivo dei sardi è dato dalle regionali; le nazionali sono lo specchio di uno stato truffatore. Tuttavia, se al Senato si facesse una lista di personalità libere e forti della Sardegna, che rappresentino la volontà di reagire, allora si potrebbe fare una campagna elettorale sensata, una campagna elettorale libertaria e sovranista. Ci sono le condizioni? Ci sono i liberi e i forti? Alla Camera farei un accordo programmatico col Pd, il partito che ragionevolmente governerà. E lo farei sui temi fiscali della Sardegna, ma questa posizione è minoritaria nel mio partito. Tuttavia col Pd almeno si sono riaperti i canali e questo è importante per le regionali.

7 Commenti

  • Quinto moro

    Non so, Paolo, quali sono i canali che si sono riaperti col PD. L’impressione che siano come quelli (puzzolenti) che per anni hanno ammorbato l’aria di Olbia, da dove scrivo.Come vedi “si stanno scannando” per come hanno gestito le “cosidette primarie” grazie alla solita interferenza del potere romano e rifiutano apparentamenti con altri partiti che farebbero loro rischiare qualcuna di quelle amatissime poltrone a cui mirano…per il bene(sic!)della Sardegna.Un’altra cosa importante che il tuo attuale partito non ha detto:saresti tu l’eventuale unico candidato del Psdaz nell’eventuale apparentamento oppure c’è ancora una volta qualcun’altro (magari…il presidente)pronto a proporsi ed a farsi votare dall’oramai famoso ultimo consiglio nazionale?Perchè, sia chiaro, solo in questa ipotesi, ci si potrebbe fare …un pensierino,diversamente…lasciamo perdere.C’è un limite a tutto…o no?Fortza paris.

  • Per Paolo: mi auguro di no. Io penso sia sempre possibile dissentire ma non augurarsi la rovina della propria casa. Io, per chiarezza, non lo auguro.

  • Evelina Pinna

    Ci vorrebbe un processo alle elezioni, e alle intenzioni delle elezioni, che non ci rappresentano perché non includono un collegamento di affidabilità ed efficacia tra governo e governati. C’è un’intelligenza analitica paurosa nel congegnare qualunque tipo di marchingegno elettorale e di propaganda politica; le minacce dei leader (il baratro della crisi) vengono chiaramente percepite, come delle promesse (maggiori servizi e lavoro) che passano sotto forma di ostilità (le tasse). La legge elettorale e l’equità fiscale sono le due pregiudiziali chiave per l’economia di un territorio, perché sono i contropoteri forti della democrazia economica. Per molti aspetti servirebbe una legge elettorale al di là del maggioritario e del proporzionale, capace di includere degli aspetti di democrazia rappresentativa. Ma la democrazia partecipativa, come processo di decisione collettiva che combina elementi sia democrazia diretta e rappresentativa, è un’ipotesi dubbia; chissà se da noi funzionerebbe. E’ interessante notare che, poiché la democrazia deriva da una parola greca senza equivalente latino, e la rappresentazione è una parola latina senza equivalente greco, questo significa come la fusione dei due termini da luogo a un fenomeno storico ibrido, anche molto potente e strategico, ma che non può durare per sempre, a meno di non essere attrezzati a proteggere l’uno e l’altro aspetto, che viceversa sono soggetti ad autocorrodersi a vicenda. In Sardegna ammettiamolo: siamo troppo dispersi per partecipare collettivamente a un processo decisionale rappresentativo, o forse non abbiamo le conoscenze specialistiche o l’inclinazione ad autogovernarci. Anche stavolta non concretizzeremo la sfiducia verso i parlamentari sgraditi, saremo soltanto spettatori o artefici passivi di un momento unipolare, di un gioco elitario, di uno spareggio organizzato tra i primi dei pari. D’altro canto da noi, anche le proteste di massa, pur molto plateali, sono politicamente poco rappresentative; e badiamo bene che sarebbe più rappresentativa una protesta elettorale… che mille marce per il lavoro.

    Negli ambiti di competenza regionale vanno irrigiditi al più presto i limiti che il Parlamento non può e non deve valicare rispetto a una giurisprudenza formatasi all’interno della Regione dal succedersi delle esperienze legislative locali. C’è una ragionevole sfera di competenza e di sovranità del tutto regionale che non deve essere lambita né destrutturata dalla mano statale del Parlamento. Il territorio nei suoi profili urbanistici, l’ambiente nel suo sistema di trasporto, il terziario al servizio della piccola e media industria collegata ad un tessuto produttivo caratteristico; l’istruzione professionale; e ancora il risparmio, la produzione di energia e le reti distributive. Per non parlare dei servizi sanitari e sociali, dei servizi culturali e del turismo. Le elezioni sono leali quando misurano l’influenza di un popolo sul loro governo e non solo viceversa.

  • Nois in domo nostra

    Boh!…..Persino alcuni del PCI,il che è tutto dire,hanno capito quanto è romano e centralista il PD con le sue buffonarie e candidature parlamantarie; pure loro hanno toccato con mano l’antisardità del PD.
    E hanno avuto il merito di abbandonare quel partito, vedasi Dadea, E.Deiana,Espa e altri.Gli scherani di quel partito non vedono l’ora di spartirsi il bottino, anzi alla Regione hanno già iniziato,ben prima delle elezioni. Ma non si può coniugare il sardismo con le idee liberali e libertarie, sovraniste o per l’indipendenza che siano, evitando di fare accordi con chi nega tutti i giorni la sardegna e fa da guardia al suo stato di subalternità (o tzeracchìa)con l’italia, al suo stato di colonia?

  • Perchè posizione minoritaria?
    Dove è avvenuta la prova provata di questa posizione ?
    Sanna non vuole che se ne parli .
    Il re è il re.

    La lista che è stata annunciata sarà una debacle ,indebolirà il partito ,da metterlo ko e quindi fuori dai giochi delle REGIONALI.

    A quel punto qualcuno rimetterà il mandato (forse)e si potrà vedere di parlarne.

    Io non voterò PSDAZ fino a quando sarà PSUDCPDL.

  • Al Porcellum si è arrivati dal Mattarellum, al Mattarellum si è arrivati dal Proporzionale puro con le preferenze. Ma ci vogliamo prendere in giro? Il risultato è che si è imprigionato un popolo e la priorità è liberarlo. I canali ed i canaloni si apriranno dopo in un contesto totalmente diverso.
    Per ora godiamoci lo spettacolo delle primarie e delle parlamentarie. E’ da cineteca, a futura memoria.

  • Beh sul PD http://sardiniapost.it/politica/2480-questo-pd-e-peggio-della-peggiore-dc-ecco-perche-non-rinnovo-la-tessera

    …C erto bisogna cercare gli uomini preparati di buona volontà… Caro compatriota… Nelle finestra sarda in questo periodo!!
    Ma combinare un colpo di Stato noo? (…Ricordati di nominarmi Generale ti prego… Sennò almeno Cap..orale!!!)

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