Informazione inesistente: i giornali non centrano gli argomenti strategici. Faccio il contrario: vi parlo della truffa del prezzo dell’energia

9 ottobre 2012 08:313 commentiViews: 23

I giornali devono parlare di tutto, ma in realtà inevitabilmente selezionano ciò che è importante da ciò che non lo è. Leggendoli oggi scoprirete che non si parla minimamente della morte lenta e progressiva delle imprese sarde per colpa dello Stato che non riconosce alla Sardegna lo sfondamento del tetto dei pagamenti del Patto di stabilità. Servono dai 300 ai 500 milioni, soldi nostri, giacché sono risorse delle compartecipazioni della Regione ai tributi pagati dai sardi. I comuni sono disperati perché non riescono a pagare le imprese; le imprese stanno fermando i lavori e sono esposte con le banche; le banche sono come le termiti che mangiano chiunque faccia ricorso ai loro sportelli (leggete questa bella vecchia vittoria di un sardo contro BNP). Una delle regole della comunicazione al tempo di internet è “tenere” la notizia. Occorre evitare che la velocità (così cara a Calvino) mangi il contenuto. Infatti è molto diffuso il costume di dare la notizia e di non seguirla nei giorni successivi. Il lettore ha la sensazione che il problema sia risolto; il “colpevole” sa che il disagio dura un giorno; la “vittima” ha la sensazione errata che il solo fatto di aver ottenuto per un attimo attenzione ai suoi problemi, li abbia magicamente risolti. perché l’informazione incida sulla realtà bisogna indagare e tenre il punto, mantenere in campo l’argomento.
Un esempio è appunto lo smacco subito dalla Regione Sardegna sul Patto di stabilità: la Sicilia si mangia 600 milioni di deroghe, la Sardegna muore. I Parlamentari sardi, posto che la Giunta non ci riesce, non debbono occuparsi di Renzie Bersani o di Berlusconi, devono ottenere il rispetto del nostro diritto, devono stare in campo, devono ottenere l’immissione di denaro fresco nel mercato sardo, diversamente la Sardegna va letteralmente in rovina. Invecce i giornali danno voce ad altro e non capiscono che senza quei soldi, le imprese non pagano i dipendenti, i cosnumi continuano a crollare, non si vendono né case né prodotti, il debito delle famiglie aumenta ecc. ecc. È sbagliato condurre una battaglia al giorno; bisogna tener ein campo le battaglie strategiche tutti i giorni.
Prendiamo il caso del caro-energia. Appena gli operai Alcoa sono entrati nell’anestetico della Cassa Integrazione, è entrato in funzione il silenziatore mediatico. Ma il problema dell’energia troppo cara c’è e rimane. Bisogna andarci dentro. Ieri, Anthony Muroni ha pubblicato una mia risposta che, nello spazio dato, non è risultata chiara a molti. La riprendo.
L’errore storico dei sardi è stato quello di considerare il prezzo dell’energia come prodotto da fattori industriali e non, come è in realtà, dalle regole truffaldine con cui lo Stato italiano ha disciplinato il mercato dell’energia. Intendo dire che, a parità di costi di produzione, con un mercato regolato diversamente da come oggi lo è quello sardo, il prezzo al consumo dell’energia sarebbe diverso. Mi spiego.

Prima questione: il prezzo marginale
Se una persona va al mercato, tendenzialmente compra il prodotto che costa meno a parità di qualità.
Invece, il costo di un bene come l’energia viene determinato dallo Stato centrale, da Terna in particolare, con il metodo del costo marginale, ovvero non scegliendo quello che costa meno ma quello con il costo dell’impianto di produzione meno efficiente, di cui il sistema avrebbe bisogno per soddisfare la domanda. Per capirci: se la domanda di energia è pari a 100 Mwatt, io ho bisogno di una serie di impianti, che produranno chi 50, chi 25, chi 10 e chi 5 Mwatt. Il prezzo è fatto sul costo dell’ultimo che utilizzo per completare il soddisfacimento della domanda. E’ un sistema diffuso solo in Italia e in Inghilterra, ma negli altri paesi europei si usa il pay as bid (pago quanto quoto), ossia pago al prezzo migliore determinato dal confronto sul mercato tra domanda e offerta. In un momento economico come questo  deve ovviamnete essere l’offerta più bassa a vincere e non quella dell’impianto meno efficiente. Il sistema italiano, invece, privilegia i produttori di energia contro i consumatori.

Seconda questione: si vende al prezzo di una zona e si compra al prezzo di un’altra  Quando vendo energia sul mercato come produttore, vendo al prezzo della mia zona (nel caso della Sardegna, la zona coincide con l’isola e Enel e E.On sono monopolisti e fanno il prezzo, lo dice l’Authority). Viceversa, quando io (cittadino, impresa sarda, Regione, Comune) compro energia, lo faccio ad un prezzo medio nazionale.
Perché io cittadino sardo che compro devo acquistare ad un prezzo medio ponderato di tutte le regioni d’Italia (anche di quelle che non fanno le infrastrutture e che ingrassano i produttori perché non compiono scelte virtuose), nonostante io Regione Sardegna abbia fatto le infrastrutture energetiche che gli altri non hanno fatto? Sovranità energetica significa poter decidere sulle proprie scelte energetiche scambiando a prezzo zonale e mettendo sullo stesso piano chi produce e chi acquista. Se questo accadesse, la Regione potrebbe far valere le proprie ragioni. Infatti: non esiste un’altra regione d’Italia che ha così tanto carbone come gli impianti di Eon e di Enel in Sardegna; il carbone è il combustibile più economico ma anche quello che emette più quantità di anidride carbonica. La Regione è proprietaria della miniera di carbone. Da una parte l’Italia concede alla Sardegna di costruire impianti a carbone, ma dall’altra impedisce alla Regione Sardegna di ricavarne un beneficio per i prorpi consumatori perché deve comprare ad un prezzo unico nazionale. Se invece il prezzo dell’energia fosse legato a una contrattazione zonale tra chi produce e chi consuma in Sardegna (con i consumatori, i sardi, che sono anche i proprietari del combustibile usato per l’energia e non penso solo al carbone, ma anche all’acqua) e la regione Sardegna avesse reali poteri regolatori del mercato, il problema energetico sarebbe risolto.

 

 

3 Commenti

  • Giusto ieri online dicevo a Muroni del problema dello scarso spazio che viene dato alle proposte innovative (es. antitrust, poi menzionato anche da Cumpostu).

    Ma è un problema generale che riguarda diverse testate giornalistiche. Per fare un esempio, quasi 5 giorni fa erano state rimosse le ZFU urbane, oltre al tema del Patto di Stabilità da rivedere, ma nessuno se n’era accorto, solo Sa Natzione ne aveva dato notizia sul primo punto e Sardegna & Libertà sul secondo…poi Confartigianato scrive a Cappellacci (che certo, è più noto di noi) e iniziano ad apparire articoli di giornale al riguardo…
    Mah…

  • Evelina Pinna

    Per veicolare certe informazioni serve una stampa qualificata ma penso anche capace di insubordinarsi al fatto che la politica è la prima a respingere l’idea di un controllo politico dei prezzi di energia elettrica e gas. Prezzi e costi sono alti e irragionevoli proprio perché i governi impediscono volutamente che il decentramento amministrativo, si occupi di contrattazione e suddivisione dei rischi finanziari collegati all’acquisto al dettaglio piuttosto che all’ingrosso dell’energia. Se è vero per la Germania, stando allo scontro sull’argomento tra la Merkel e il suo ministro dell’Ambiente, è vero anche per l’Italia essendo Terna credo il primo gestore della trasmissione elettrica in Europa e il sesto al mondo. Eppure il monitoraggio del rischio finanziario collegato al mercato dell’energia elettrica è un ambito d’intervento politico essenziale per le sorti industriali ed economiche della Sardegna. In un mercato sofisticato come quello dell’energia, suscettibile di rialzi continui col rischio di interrompere in continuazione servizi essenziali legati alla sanità, alle famiglie, ai trasporti, primachè al commercio e all’industria, è da predisporre una ‘rete di sicurezza’ per l’impatto potenziale della formula del prezzo sulle diverse tipologie d’utenza e monitorare i driver che conducono, anche imprevedibilmente, all’aumento dei prezzi.

  • Caro Maninchedda
    il silenzio intoirno alla vicenda dello sblocco delle risorse vinclate dal patto di stabilità È ASSORDANTE
    È ASSORDANTE
    È ASSORDANTE
    È ASSORDANTE
    È ASSORDANTE
    È ASSORDANTE
    È ASSORDANTE
    ci meritiamo tutto questo

    Grazie per le sue informazioni, nessuno le fa veicolare

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