Indipendenza, indennità, immoralità e ansia di potere

19 giugno 2012 09:1311 commentiViews: 17

sl0966Ripetutamente ho chiesto, in questi ultimi due anni, di andare a votare anticipatamente. Perché? Perché penso che oggi, se gli indipendentisti facessero una proposta unitaria di governo della Sardegna e di competizione con l’Italia potrebbero vincere.
Oggi, ciò che a lungo è stata una minoranza culturale, può scrivere una pagina importante della storia sarda, perché l’indipendentismo odierno non è rappresentazione di purezza ideologica, non è settarismo, è invece proposta di governo,  capace di risultare convincente per gli operai, per i professionisti, per gli imprenditori, per i disoccupati, per le persone. Vorrei andare a votare per dar voce a questa novità: l’indipendentismo è oggi risposta ai problemi, proposta di soluzione; è il luogo di maggiore concentrazione delle competenze e delle novità. Soffre ancora di ideologismo, di vocazione alla frammentazione e all’esclusione, ma è ormai forza di governo.
Che cosa disturba di questo rinnovato spirito dell’indipendentismo sardo? Disturba l’autonomia culturale e politica dalla Destra e dalla Sinistra italiane. Disturba la disinvoltura  con cui cerca di disarticolare la Destra e la Sinistra sarde (questa è l’accusa principale che muovono al sottoscritto, che non ha mai nascosto di non appartenere né all’una né all’altra e di lavorare per consumarle entrambe). Disturba l’indifferenza alle parole d’ordine del culturame italiano. Disturba l’irriverenza verso i simboli dell’immobilismo italiano (dalla sacralità della Costituzione alla venerazione per Napolitano). Disturba, in una parola, la pretesa di centralità dell’indipendentismo sardo.
In questo quadro si inserisce la battaglia politica innescata sulla leggina per le indennità.
Io ho votato per tagliare l’indennità del 30%, la diaria del 20% e i fondi ai gruppi del 20%. Poi per cinque giorni ha prevalso un’interpretazione del testo (che ha aporie procedurali, certamente, però assolutamente risolvibili) che portava a ritenere che il taglio fosse stato ridicolo. Adesso si è capito che il taglio è il più consistente mai realizzato. Adesso si è capito che, mentre fino alla XII legislatura le indennità sono aumentate, nella XIII sono diminuite di poco e in questa sono diminuite e diminuiranno di molto. Il merito della questione, dunque, è incostestabile e comunque sarà presto visibile.
Eppure, nonostante tutto questo stia progressivamente diventando chiaro, una parte consistente della sinistra radicale (non della sinistra sociale) si trova unita con l’estrema Destra a volere produrre la fine della legislatura in virtù di una censura morale generica e generalizzata. Il grillismo di popolo sta generando il grillismo di élite.
Il disegno politico mi pare chiaro. La piccola borghesia sarda delle professioni garantite, la più italiana che ci sia, intravede la possibilità di conquistare il governo dell’Isola sull’onda dell’indignazione; capisce che c’è qualcosa di importante nell’aria, un cambiamento inevitabile, e si candida a governarlo, non però con un progetto, ma con una condanna. La condanna è il progetto. Meccanismi già visti e tragicamente conclusisi nella storia.
Il vero obettivo di questo endorsement dell’indignazione (che socialmente è meno radicata di quel che sembri, perché operai, imprenditori, insegnanti ecc, sono alle prese con altri problemi e sono molto attenti a chi ha idee per produrre soluzioni) da parte delle seconde file dell’attuale classe dirigente (perché socialmente questo erano e sono molti capi dell’indignazione) è la conquista del governo della Sardegna senza dover correre il rischio e la fatica di dire il proprio programma di governo.
Perché questo silenzio? Perché sostituire la condanna degli altri al proprio progetto? Perché il progetto è banalmente un progetto autonomista; è banalmente una promessa di buon governo ordinario; è una promessa etica – noi siamo migliori – non politica.
Mi vengono in mente facili paragoni con la storia, la tragica storia italiana, ricchissima di episodi di presunto cambiamento prodotti dall’indignazione e risoltisi non in una riforma profonda delle istituzioni, dei processi culturali, delle dinamiche della libertà e dell’economia: no. Si sono tutti puntualmente risolti in un mantenimento delle istituzioni consunte e inefficienti.
A maggior ragione bisogna andare a elezioni: bisogna accettare di misurarsi col Partito della Condanna e delle Condanne , il quale sa che l’unica forza che ha un progetto da contrapporre all’estetica delle forche è l’area indipendentista. Fino a che il Partito della Condanna non si misura col consenso, dichiarerà di rappresentare il popolo, usurperà una delega che non ha (un po’ come fanno il Corriere e Repubblica), ma soprattutto si sottrarrà al dovere di illustrare il proprio progetto di governo.
Il confronto sui temi etici è importante: bisogna accettarlo a testa alta e con memoria lunga. Si parla, per esempio, di realizzare un taglio più consistente sui fondi per i Gruppi. Quindi, dopo l’unico provvedimento mai assunto sui tagli ai gruppi, si rilancia. Ma perché prima non si parla di fare chiarezza fino in fondo sulla loro gestione passata e presente? I silenzi sono più eloquenti delle dichiarazioni. C’è stata un’inchiesta in Sardegna sull’utilizzo dei fondi dei Gruppi consiliari, un’inchiesta seguita con attenzione dalla Nuova Sardegna e sulla quale non si è scatenata alcuna indignazione. Perché? Io un’idea ce l’ho. Ne riparleremo.

11 Commenti

  • In questi interventi vi è un falso Arrubiu che scrive:
    —Il Sig. Simula si è spiegato molto bene e in toni molto umili e garbati: permetta prof, ma credo dovrebbe rileggersi Lei
    .# 19 giugno 2012 alle 21:23 —
    *******************
    Amico cambia nick perchè, ieri sera alle 21,23 io guardavo la partita….

  • Credo pero’ che la valutazione sulla indignazione poco radicata sia alquanto ottimistica.Mi spiego:operai,imprenditori,insegnanti,in questo momento sono occupati come non mai ad indignarsi,e,paradossalmente,sono assolutamente sulla stessa direttiva di pensiero anti-casta.Mai in passato sono stati concordi nel valutare i cambiamenti o nel portare avantinprogetti politici.La situazione odierna invece ha portato quasi tutti,anche coloro che culturalmente potrebbero ben differenziarsi dagli strilloni qualunquisti,

  • Alcune considerazioni sugli ultimi articoli pubblicati

    SULLE INDENNITÀ
    Referendum n. 8: – Scheda Marrone
    “Volete voi che sia abrogato l’art. 1 della legge regionale sarda 7 aprile 1966, n.2 recante “Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna” e successive modificazioni?”
    Art.1 L’indennità spettante ai membri del Consiglio regionale della Sardegna e il rimborso delle spese di segreteria e rappresentanza sono stabiliti dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Sardegna in misura non superiore all’ottanta per cento di quella fissata dalla legge 31 ottobre 1965, n. 1261.
    La Barracciu pretende le scuse da parte di chi ha votato SI al referendum n.8.
    Perché? Forse è lei che dovrebbe chiedere scusa al popolo perché non vuole rispettare il volere del popolo?
    La democrazia è una bella cosa, ma non basta definirsi democratico, occorre esserlo nei fatti.
    Certamente il referendum non chiedeva che i consiglieri svolgessero i loro compiti gratuitamente, ma la campagna elettorale e conseguentemente il voto popolare in realtà chiedevano proprio questo.
    Ma quello che ha fatto gridare allo scandalo è stato il metodo utilizzato, e la giustificazione data “occorreva ripristinare la funzionalità degli uffici”.
    Perché allora, vista l’urgenza, non si sono limitati a questo, rimandando il resto ad un altro momento?
    Il comportamento ha invece avvalorato la tesi (non mia) che il consiglio sia come un’astronave che ogni tanto si avvicina al suolo, per poi riprendere rapidamente il largo, nel senso che è completamente al di fuori dei problemi dei cittadini, che poi sono anche elettori, e che perciò si sentono traditi e gridano vendetta.
    Questi sono i fatti che alimentano l’antipolitica.

    E che dire della diatriba sulle province?
    Qui la cosa è ancora più eclatante, la democrazia viene letteralmente calpestata.
    Sarà un caso che anche Deriu è un democratico, almeno di nome?

    SULLA NECESSITÀ CHE LA SARDEGNA SIA DEGNAMENTE RAPPRESENTATA E ALTRETTANTO DEGNAMENTE ACCOLTA
    In un recente articolo veniva preannunciato l’incontro tra il ministro passera ed il nostro presidente: “Oggi, nel pomeriggio, forse il celeste Passera riceve il Presidente della regione e l’Assessore Alessandra Zedda sul caso Ottana Energia.”
    Con la parola FORSE veniva espresso qualche dubbio sulla presenza del ministro alla riunione.
    In effetti un articolo successivo riprendeva “Ieri l’Assessore Zedda e il Presidente Cappellacci hanno incontrato il sottosegretario De Vincenti sul caso Ottana e sul caso Fiume Santo.”
    Penso che sia andata come il prof ha riferito, anche se nel sito della regione si leggeva “Durante l’incontro, PRESIEDUTO DAL MINISTRO CORRADO PASSERA, sono stati approfonditi i temi inerenti ai provvedimenti per lo sviluppo, alla riforma del sistema per l’internazionalizzazione, ai provvedimenti per la semplificazione e all’accesso al credito.”

    Giustamente in un commento all’articolo si faceva notare che il presidente della regione riveste il ruolo istituzionale di ministro e come tale doveva essere accolto, mentre col sottosegretario avrebbe dovuto dialogare l’assessore competente.

    Potrebbero sembrare questioni di lana caprina, ma non lo sono.

    Prima di tutto la rappresentanza da anche il senso dell’importanza che si da all’argomento oggetto della riunione, secondo alle riunioni decisorie deve partecipare colui che ha il potere di decidere, altrimenti sono solo riunioni interlocutorie, e cioè DILATORIE.

    Bene ha fatto il presidente ad interloquire direttamente col capo della protezione civile per gli aerei dislocati ad Olbia, non era certo il caso di lasciare la trattativa in mano al nostro responsabile della PC a diatribare col vice nazionale, che infatti gli aveva risposto picche.
    Il dislocamento degli aerei antincendio è un fatto tecnico, ma riveste anche un aspetto politico, e tale argomento doveva essere affrontato politicamente.
    A mio modo di vedere, questo è un aspetto importantissimo e fondamentale: quasi sempre le scelte tecniche rivestono aspetti politici, a tal punto che diventano vere e proprie scelte politiche.

    Lo faceva notare il nostro prof quando diceva: “Terna si assume la responsabilità politica di chiudere un sistema industriale, quello di Ottana, per la scelta politica di dichiarare essenziali Porto Torres e Portoscuso. La responsabilità è politica e se ne deve assumere interamente la responsabilità”.
    Sono assolutamente d’accordo, la scelta è politica, e non può essere lasciata ai tecnici, se ne deve occupare la politica e quindi i politici, che spesso sono invece assenti o peggio assistono passivamente alle scelte TECNICHE che lo stato ed i suoi enti operano nella nostra Sardegna.
    Come giustamente sottolineava il prof, Terna non RAPPRESENTA lo stato, Terna È lo stato.

    Non posso fare a meno di ricordare alcuni fatti recenti.

    L’eliminazione della tratta marittima Golfo Aranci – Civitavecchia, operata da Trenitalia aumentando il nostro isolamento ed assestando un colpo durissimo alla nostra economia.

    Il sequestro dei nostri pastori dentro il porto di Civitavecchia: sicuramente è vero che la manifestazione non era stata autorizzata, ma la manifestazione era prevista a Roma, e fino a Roma i nostri pastori erano cittadini liberi di circolare, e come tali dovevano essere trattati.

    La SVENDITA della Tirrenia, operata da un commissario liquidatore, cioè un tecnico, che se ne è altamente fregato del doveroso e previsto coinvolgimento della nostra regione.

    Il costo dell’energia elettrica in Sardegna, stabilito con meccanismi cervellotici che non tengono assolutamente conto dei risvolti economici.

    Le bretelle faraoniche realizzate dall’ANAS devastando il territorio da Cagliari a Sanluri ed oltre, con tempi biblici che certamente hanno fatto lievitare i costi (sicuramente i fondi, anche nostri, si potevano utilmente impiegare per la Sassari Olbia).

    INFINE, SUL VOTO ANTICIPATO
    Dice il prof “penso che oggi, se gli indipendentisti facessero una proposta unitaria di governo della Sardegna e di competizione con l’Italia potrebbero vincere.”
    Sono assolutamente d’accordo.
    Ma sono scettico sull’ipotesi iniziale, la proposta unitaria: è praticamente impossibile che venga in qualche modo messa in piedi.
    Non dimentichiamoci della voglia di protagonismo che ha spaccato IRS e che ha spaccato i Rosso Mori.

    Ma anche ammesso che si riuscisse a mettere in piedi una proposta condivisa, non riesco neppure ad immaginare una campagna elettorale unitaria, per non parlare poi di un possibile governare insieme.
    Neppure Prodi è riuscito a tenere in piedi la sua cosiddetta coalizione, data la sua eterogeneità e la voglia di primeggiare di ciascun “capetto”.

    Ad una votazione, ed in particolare ad una votazione anticipata, occorre andare molto preparati, e la storia ci deve insegnare: ogni capo tribù andava alle riunioni con i suoi colonnelli e con una forte rappresentanza delle proprie truppe, a significare e dimostrare la propria forza ed il proprio potere.

    Anche perché più hai potere e dimostri di averlo, più hai autorevolezza e riesci a dare maggior peso alle tue idee, facendo così vincere la tua tesi.
    Dunque, prima di tutto occorre contare il proprio seguito, e questo (non insegno niente a nessuno) si fa con riunioni politiche, coinvolgendo la gente e facendo proselitismo: è importantissimo e fondamentale sapere e che gli altri sappiano quante sono le persone che ti seguono, e questo perché sia tu che gli altri, siano avversari, siano controparte o siano compagni di viaggio, abbiano consapevolezza della tua forza, in modo da presentarsi alle riunioni ben supportati e dando in qualche modo una dimostrazione della forza elettorale, e dunque politica, della quale si dispone.

    Senza queste premesse, temo che la controparte avrebbe buon gioco, come hai spiegato benissimo nell’intervento.

    Lo so che mi ripeto, ma voglio ricordare che già nel giugno 2006 scrivevo “Caro Paolo, come ho già detto in altri commenti, il popolo è pronto, raduna le truppe, scendiamo in campo, misuriamoci con gli altri, facciamo capire che è tempo che al popolo venga restituita la sua sovranità.” e concludevo con una frase che mi pare attualissima: “Comandante, circondati di colonnelli e suona l’adunata”.

    (grazie a coloro che sono riusciti a leggermi fin qui, ma con l’età sto diventando logorroico)

    FORZA PARIS

  • Marcello Simula

    È vero, lo spazio dialettico risulta angusto, ma mi riferivo al sentire comune, non al mio pensiero.

  • Il Sig. Simula si è spiegato molto bene e in toni molto umili e garbati: permetta prof, ma credo dovrebbe rileggersi Lei

  • Credo che un altro dato da considerare, e da non sottovalutare, leggendo l’esito delle ultime amministrative, è l’astensionismo, che in alcune realtà supera il 40% degli aventi diritto al voto, questo è pazzesco! E’ drammatico, nell’immobilismo è un urlo disperato, è una situazione da arginare. Bisogna che ci si occupi di questa cosa. Certo che va letta come una richiesta di governo. Bisogna parlarne e far capire alla gente che esprimere il voto ha un valore importante, incisivo, che è espressione di democrazia, di autodeterminazione, e non bisogna farlo sotto elezioni, bisogna insegnarlo nelle scuole. Ai miei tempi esisteva l’educazione civica, che fine a fatto?

  • “ma resta il fatto che,indiscutibilmente,l’assoluzione di un politico,oggi,non puo’ essere accettata per bocca di un politico.Punto.”
    indiscutibilmente, cioè senza nessun dubbio, senza che all’interlocutore sia concessa possibilità di replica…
    non può essere… punto. cioè “è così e basta!”.
    in effetti lo spazio dialettico risulta angusto

  • Sei graditissimo, ma rileggiti.

  • Marcello Simula

    Come spesso accade,vengo frainteso,o quantomeno le mie affermazioni sono interpretate in modo sbagliato.Ammetto la mia incapacita’ a spiegarmi bene ma,senza nessun intento polemico,perche’ affermare,a titolo assolutamente gratuito,che “forse mi piace l’idea che i politici oggi debbano tacere?”Quale passaggio del mio intervento ha dato adito a questa interpretazione?Il mio voleva essere un modesto contributo,credo dai toni pacati e civili.Non sempre cio’ viene apprezzato,evidentemente non sono ospite gradito.Cordiali saluti.

  • Ecco, Marcello, io mi colloco su un punto di resistenza a questo modo di ragionare. Non so su quali basi tu giudichi il consenso, ma se guardo alle ultime amministrative, il vento qualunquista in Sardegna non ha poi così sfondato. Se guardo ai soggetti che rappresentano i diversi ceti, chiedono governo non condanne. Poi l’idea, che forse ti piace, che i politici oggi debbano tacere e basta o che debbano essere giudicati in modo sommario non si capisce bene da chi, credo che appartenga a un genere di autoritarismo borghese a cui io sono stato sempre ostile. L’aria non è di moralità, ma di moralismo all’italiana. Io sto da un’altra parte e comunque ci so stare anche da solo, non chiedo a nessuno di accompagnarmi.

  • Marcello Simula

    Gent.On.Maninchedda,l’analisi da Lei proposta e’,come sempre,puntualmente lucida ed approfondita.Credo pero’ che la valutazione sulla indignazione poco radicata sia alquanto ottimistica.Mi spiego:operai,imprenditori,insegnanti,in questo momento sono occupati come non mai ad indignarsi,e,paradossalmente,sono assolutamente sulla stessa direttiva di pensiero anti-casta.Mai in passato sono stati concordi nel valutare i cambiamenti o nel portare avantinprogetti politici.La situazione odierna invece ha portato quasi tutti,anche coloro che culturalmente potrebbero ben differenziarsi dagli strilloni qualunquisti,ad appiattirsi su posizioni di condanna assoluta e forcaiola.Credo che sia importante insistere a spiegare che non tutta la classe politica e’ marcia,ma resta il fatto che,indiscutibilmente,l’assoluzione di un politico,oggi,non puo’ essere accettata per bocca di un politico.Punto.Forse sarebbe il caso di parlarne in sordina ed aspettare momenti piu’ favorevoli ad essere capiti.Tanto si rischia comunque,anzi e’ quasi una certezza,di essere fraintesi e le spiegazioni date,comunque,verranno strumentalizzate.Mala tempora currunt,ahime’.P.S.Il Partito della Condanna ha molto piu’ seguito di quanto non si creda,e la condanna e’ il suo progetto,ma non solo:il suo progetto e’ annientare la classe politica attuale,a prescindere e comunque.Vae victis!!!!!

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