Indipendenza della Sardegna e indipendenza delle persone

22 agosto 2013 09:262 commentiViews: 62

Riceviamo e pubblichiamo

 

Gentile Onorevole,
sono un lavoratore sardo di 26 anni. Ormai da 7 vivo a Milano, dove ho prima studiato economia e dove ora lavoro in una piccola società di consulenza. Non so se si ricorda, ma ebbi modo di conoscerla quando la “intervistai” in Consiglio Regionale nel 2009 per un lavoro universitario che decisi di fare sul Partito Sardo d’Azione.
Sono contento che abbia intrapreso questa avventura del Partito dei Sardi. Vorrei fornirle una mia interpretazione del concetto di indipendenza e sovranità: perchè non sviluppare in campagna elettorale un’idea di indipendenza che vada oltre l’indipendenza della Sardegna? Intendo dire, affiancare all’idea di una bandiera sarda in Europa anche quella dell’indipendenza personale di ciascun sardo? Mi riferisco in particolare ai ragazzi come me e al sogno di indipendenza economica dalle proprie famiglie così come alla necessità di indipendenza informativa e culturale che possano permettere a ciascun sardo di compiere in modo consapevole le proprie scelte di membro della “polis”. Io credo che in uno scenario di crisi economica come quello attuale, la necessità delle persone di sentirsi il più possibile libere e indipendenti  da vincoli esterni possa essere coerente con il disegno del Partito dei Sardi e possa aggiungere un’ulteriore dose di concretezza al progetto, risultando premiante in campagna elettorale. In altri termini: con quali politiche e con quali proposte si può garantire ai cittadini questo il diritto all’autodeterminazione personale?
 

 

Cordialmente,
 

Francesco Cannas

2 Commenti

  • Evelina Pinna

    Sarebbe ottimo poter decidere quale tipo di modernità desideriamo per noi stessi, andare oltre l’indipendenza della Sardegna e rilanciarla come autodeterminazione dell’individuo. L’autodeterminazione dell’individuo è un fatto profondo fatto di tante componenti. La politica ha il dovere di accompagnare la crescita dinamica della persona, dovrebbero farlo le istituzioni. Cosa difficilissima oggi, considerando che le esigenze dell’economia di mercato non coincidono assolutamente con quelle della società. Il partito dei sardi può impegnarsi su due versanti: a) controllando i fattori oggettivi a discapito di quelli soggettivi della persona, e questo è il più grande presupposto morale di democrazia inclusiva; 2) puntando sulla conoscenza e sulla riscoperta di quei valori identitari che devono dettare le linee guida di una sorta di modernità neoliberale sarda. I cambiamenti strutturali dell’economia sarda dovranno essere dettati e spiegati progressivamente da riflessioni culturali e giustificati in termini di importanti cognizioni acquisite e sugli effetti di queste in termini di riverbero sulla lotta sociale, su quei conflitti interni che da sempre hanno portato avanti e generato la storia.

    La rivoluzione informatica ad esempio di cui parla il professor Tagliagambe nei suoi interventi pubblici, può essere vista negativamente come una forma di alienazione dell’individuo, ma positivamente come una forma di partecipazione al processo di cittadinanza attiva.

    Oggi a noi interessa generare lavoro. Ci sono cause indeterminabili ma anche specifiche di disoccupazione e povertà. Non si possono sovvertire da subito le leggi del profitto, ma si possono eventualmente correggere quelle tendenze distorte, il lassismo della burocrazia e la farraginosità dei procedimenti, che castrano l’autodeterminazione dell’individuo. In sostanza bisogna cercare di sperimentare ‘situazioni’ di distacco tra economia-politica e politica-economica, individuando delle sfere d’azione in cui l’individuo possa fare economia senza politica, e politica anche al solo fine di espandere il senso generale di crescita e non di morte della società; di vigilanza protettiva e non poliziesca su un sistema, e non di sottomissione. E soprattutto bisogna stroncare quelle élites di affari dov’è evidente la discrepanza tra risultati economici ottenuti e scarso benessere espanso procurato.

  • Edmondo Costa

    Gentile Francesco, devi scusarmi, ma non ho ben capito cosa abbia voluto dire sull’indipendenza personale dei Sardi.Volevi dire che nella nostra Isola non si ha la possibilità di poter fare ciò che vorremmo fare? O qualcos’altro? La mia domanda è seria. Un cordiale saluto.

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