Indipendenza bocciata da neo-fascisti e pressapochisti. Ieri c’è stata una lite verbale in Aula che la dice lunga sulla cultura delle classi dirigenti sarde

20 dicembre 2012 07:1113 commentiViews: 53

Riporto i miei interventi di ieri in Aula. Sono parole di battaglia, ma era necessario reagire alla mediocrità che ieri è salita in cattedra e ha affondato la Sardegna.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Presidente, onorevoli colleghi, il partito Sardo d’Azione ha proposto la mozione sull’indipendenza in prossimità delle elezioni politiche del Parlamento della Repubblica italiana. Come vedremo questo evento non è un evento banalmente di contesto; è un evento decisivo. Noi siamo perfettamente consapevoli, sempre che la cosa interessi il P.D., noi siamo perfettamente consapevoli che il percorso per l’indipendenza è un percorso che deve in qualche modo iniziare e che si svolgerà principalmente nelle istituzioni europee, perché non è mai esistito il caso di un popolo che sia diventato Stato senza il supporto delle cancellerie europee. Non avere, dinnanzi a questi temi, questo orizzonte, testimonia della pochezza culturale che ha animato alcuni interventi recenti di questo Consiglio regionale.
Noi stiamo andando ad elezioni. I colleghi sanno perfettamente che alle elezioni non si fanno le scelte decisive, ma si sceglie la minoranza che farà le scelte. Grazie a Dio, noi viviamo in una democrazia moderna che si chiama “democrazia a somma positiva” perché tutti i soggetti che partecipano al percorso democratico ne traggono vantaggio, a differenza – mi dispiace che non siano presenti persone a cui farebbe bene ripassare – a differenza delle democrazie dell’antichità nelle quali chi vinceva prendeva tutto e chi perdeva perdeva tutto e perdeva anche diritti! Queste erano le “democrazie a somma nulla”. Noi grazie a Dio stiamo una democrazia a somma positiva e chi va a governare deve riconoscere la realtà delle posizioni politiche e delle articolazioni sociali che sono presenti nei popoli che governano. E allora noi perché, pur consapevoli di questo percorso per l’indipendenza che dobbiamo fare nelle cancellerie europee, abbiamo posto all’ordine del giorno la mozione sull’indipendenza oggi? Perché la mozione sull’indipendenza oggi significa creare il presupposto politico di quel percorso. Il presupposto politico di quel percorso è che i sardi uniti proclamino che essi sono titolari di una sovranità originaria e che, di conseguenza, pretendono i poteri di regolazione di tutto ciò che attiene alla loro libertà e ai loro interessi, che riguardi il territorio, che riguardi il mare, che riguardi l’aria, che riguardi l’impresa, che riguardi il fisco. Questo significa creare il presupposto politico: votare uniti per essere riconosciuti di chi governa;  per passare dalla libertà di volere, che è stata la libertà che ha animato la cultura autonomista, alla vera libertà politica che è la libertà di fare, la libertà di fare! Questo sta sfuggendo a taluni! Allora si dice, lo si è detto anche in quest’Aula, che la sovranità non dà pane; l’aveva detto anche un grande leader della rivoluzione francese, poi travolto dalla rivoluzione. Bisognerebbe dire a chi dice questo che bisognerebbe dimostrare il contrario e cioè che la mancanza di libertà e la mancanza di sovranità dà più pane, a me risulta il contrario! A me risulta profondamente il contrario e se volessimo agire non per confronti astratti ma per confronti concreti, comparate queste due realtà: da una parte la Sardegna autonomistica che dice: “meno diritti, meno poteri ma più denari per il nuovo sviluppo” e avete la filiera che va dalla legge sul miliardo del fascismo alla legge di rinascita; dall’altra mettete le regioni come il Friuli, il Trentino e la Val d’Aosta che dal dopoguerra ottengono più poteri e in virtù di quei più poteri ottengono più infrastrutture, più tutele, meno tasse. Quali sono i modelli che funzionano di più, quelli con più sovranità o quelli con meno sovranità? Lo dico a chi dice che la sovranità non dà pane! Perché è necessario il presupposto politico di cui parlavo,  che poi vuol dire il voto unitario sulal mozione? Perché questo presupposto politico è difficile da conquistare? E’ difficile da conquistare perché la Destra e la Sinistra italiane, in cui militano molti sardi, si rinfacciano reciprocamente successi ed insuccessi, esaltando i propri e denigrando quelle altrui, accreditando se stessi e la propria parte non come sintesi di un popolo ma come minoranza accreditata e legittimata a governare tutti gli altri! E’ vero, perché negarlo? Lo voglio dire ai colleghi del centrodestra, è vero che durante il governo Berlusconi noi abbiamo ricevuto delle umiliazioni cocenti! Vorrei ricordare quando il ministro Tremonti ha proposto la zona franca finanziaria a Milano, ma vorrei ricordare anche quando il ministro Calderoli ha chiuso gli accordi con Trentino, Val d’Aosta e Friuli, consentendo a queste regioni un sistema di esenzioni fiscali e di libertà fiscali così ampio che l’accordo sull’articolo 8 stipulato dalla Sardegna nel 2006 oggi è il peggior accordo stipulato dalle regioni italiane, soprattutto dopo la pubblicazione del decreto legislativo numero 68 del 2011 – lo dico ai colleghi del centro sinistra – che ha esteso i risultati di quelle tre regioni alle regioni a Statuto ordinario. Oggi noi siamo la regione d’Italia istituzionalmente più svantaggiata! E’ vero! Ma è anche vero che sotto il governo Prodi è iniziato quel devastante dibattito che ha detto, ed ebbe come protagonisti Bassanini e Macciotta, che le regioni a statuto speciale erano le regioni privilegiate e che occorreva che le regioni privilegiate concorressero di più all’unità dello Stato. Questo venne scritto allora dal mondo della sinistra! La conseguenza fu che l’onorevole Macciotta disse che forse sarebbe convenuto abbandonare la specialità! Questo ha portato a far sì che la specialità del Nord è stata generalizzata alle regioni a statuto ordinario e la nostra specialità è rimasta isolata e ibrida! Questo è il problema. Infine si dice a noi Sardisti, come ho sentito anche prima…..   vorrei dire due parole all’onorevole Giampaolo Diana; Lei si lamenta che l’onorevole Soru è stato disturbato, lei sta disturbando me da sei minuti, cosa faccio? li recupero oppure no? Cosa facciamo? Non è un problema questo? sto dicendo che la cortesia e l’educazione sono un fatto generale non riguardano solo i propri compagni. Allora il problema è un altro -me li fa recuperare questi 2 minuti – perché noi non riusciamo a raggiungere questi livelli di unità? Perché si dice ai Sardisti che c’è una contraddizione tra l’altezza dei nostri obiettivi e la concretezza delle nostre scelte tattiche! Bene, io vengo da un colloquio con un giornalista del Sole 24 Ore che mi dice che leggendo la rassegna stampa rileva che chi fa l’opposizione in questo Consiglio è il Partito Sardo d’Azione. Pensate un po’ come, letta da Milano, la nostra presunta militanza di favore verso i partiti di destra è letta diversamente! Io credo che sia il tempo di finirla con gli scrutini reciproci; in gioco oggi non ce lo scrutinio tra di noi; in gioco c’è la promozione di tutti per scrivere un tema in Europa. Questo è in gioco oggi, ci promuoviamo tutti o continuiamo a darci le pagelle? Dedico una postilla a ciò che ha detto l’onorevole Soru, del quale come sapete io ho stima, però c’è un problema. Allora: se l’onorevole Soru non vuole che il Partito Sardo d’Azione dialoghi con la sinistra, si rassegni: noi dialoghiamo con la sinistra; e se l’onorevole Soru sta dicendo che siccome non siamo d’accordo con lui siamo di destra, sta sbagliando, perché noi diciamo che non siamo d’accordo con lui semplicemente perché non vogliamo farci governare – come partito – da lui, perché siamo liberi. Non riuscirà l’onorevole Soru a impedire il dialogo tra la sinistra sarda e il sardismo, perché noi stiamo dialogando a sinistra e nell’area moderata per creare una nuova condizione politica della Sardegna, non ci facciamo imprigionare su condizioni arretrate e francamente anacronistiche.

DICHIARAZIONI DI VOTO SULLA MOZIONE

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Perché rimanga agli atti: egregi colleghi, quando noi chiediamo che quest’Aula si pronunci per l’indipendenza della Sardegna intendiamo dire che si pronunci perché i sardi pongano il presupposto politico per affermare in tutte le sedi che vogliono i poteri che competono al loro desiderio di libertà e di autogoverno, i poteri che sono poteri di uno Stato. Noi riteniamo che questo sia il punto di partenza di un percorso di affermazione dell’autogoverno dei sardi in Europa. Non ci sono infingimenti in questo: siamo convinti che i sardi siano divisi perché hanno imparato a spartirsi la concessione di altri; noi pensiamo che l’autogoverno dei sardi educhi i sardi alla grande disciplina, alla grande sofferenza che richiede sapersi far carico del proprio futuro. Non ci sono infingimenti: quella frase del dispositivo della mozione vuol dire che noi siamo sovrani e che vogliamo affermarlo in Europa nelle forme legittime e possibili. Utilizzo questo tempo rimanente per dire ai colleghi della sinistra, visto che il Capogruppo del PD ha detto: “Apprezziamo lo sforzo di un dialogo”. Io sto dialogando con voi come sto dialogando col centro-destra chiedendo loro di dimenticarsi di Berlusconi, di abbandonare quella destra, però, se stiamo dialogando, non può essere la sinistra che dice no alla consultazione del popolo sardo. Non fatelo! Non fatelo! Fate in modo che questa assemblea che decide di dire no alla nostra proposta di indipendenza dica sì ad una grande consultazione, aiutateci a fare un grande dibattito democratico, ricordatevi in questo delle vostre radici.

DICHIARAZIONE DI VOTO SULL’ORDINE DEL GIORNO SUL CATALANO

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (P.S. d’Az.). Io voterò a favore dell’ordine del giorno del collega Sechi, però vorrei dirgli perché. Perché io non sono d’accordo con ciò che ha detto l’onorevole Milia in questo momento, anche perché non conosco quello che sta facendo la Giunta in commissione paritetica, questo Consiglio ne è all’oscuro e sarei curioso di conoscerlo. Sono curioso di conoscere in che termini stiamo riuscendo a rendere curricolari le lingue tutelate e come magari dal prossimo anno riusciremo a farlo. Ma vorrei ragionare con l’onorevole Sechi su un fatto. Vede, io quando l’ho sentita parlare in catalano ho avuto un brivido, perché è la stessa lingua di quel re che nel 1355, assiso in trono qui a Cagliari, quando i sardi gli presentavano le loro istanze, le rifiutava o le accettava, con disprezzo qualche volta; è la stessa lingua di quelli che avevano fatto prigioniere le donne di Sanluri incinta e poi le aveva vendute a Barcellona come schiave; però è anche la lingua del mio professore di catalano, del fondatore di Esquerra republicana e anche la sua lingua, la lingua di una persona che un attimo fa ragionando con noi di poteri per la Sardegna è riuscito ad esprimere che il popolo sardo ha una legittima ambizione a stare in Europa a rappresentare una sovranità originaria.
Io la voto per parlare con lei e per mantenere il filo di comunicazione tra chi non disprezza e non svilisce in questa aula, per giochetti, un destino di un popolo. Guardi da quella parte, guardi, un attimo dopo aver scannato la Sardegna, perché hanno scannato la Sardegna, un attimo dopo aver detto cose abbastanza banali in alcune circostanze, su che cos’è l’autonomismo (perché vede, onorevole Espa, lei non può decidere perché Prodi ha fatto l’accordo con i russi non con gli algerini, non può, lei non si può sedere lì, lei non può sedersi con il Governo italiano per decidere perché i Trentini possono abbassare le aliquote e noi no, e loro l’hanno potuto fare perché hanno posto questi problemi) un attimo dopo, vede, chiacchierano e ridono.  Avevate paura di una dimensione strumentale del voto, lo avete ulteriormente strumentalizzato. Allora io solidarizzo con chi capisce che ci sono momenti in cui l’unica bandiera che abbiamo è quella comune. Non quella delle parti. Avete fatto una cosa spregevole poco fa, veramente spregevole da profondi ignoranti.

DICHIARAZIONE DI VOTO SULL’ORDINE DEL GIORNO SULLO SVILUPPO DELLA SARDEGNA

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Io voto a favore. Ma mi corre l’obbligo di spiegare all’on. Steri: absit injuria verbis, non si giudicano le persone, però io penso che ciò che è accaduto prima, il fatto in sé, sia spregevole per questo: noi rappresentiamo un popolo, se chi rappresenta un popolo dice che quel popolo non ha titolo ad esercitare pienamente poteri che gli competono dopo secoli in cui diciamo di desiderarli, questo gesto può che essere definito spregevole, senza offendere nessuno. Ho usato la parola ‘ignorante’ perché io ho fatto un grande passo avanti durante il dibattito, un grande passo avanti, ho ascoltato tutti, ma posso dire che ho risentito un po’ di sirene fasciste che non ci stavano a fare niente? Posso dirlo? Le ho sentite, e sono fuori dalla storia perché non sapete che cosa è stato il fascismo, siete fuori dalla storia, vi siete dimenticati quello che è successo…

13 Commenti

  • Gian Piero Zolo

    Per Salvatore Cabula:
    Una risposta per tutto quel che chiedi, non ne siamo così sicuri…
    NE SIAMO CERTI!

  • Salvatore Cabula

    Siete così sicuri che l’indipendenza della Sardegna possa portare benefici economici? Quali sono le attività produttive sulla quale potrebbe vivere la Sardegna, la pastorizia, i cestini, il turismo, o le miniere del sulcis? Ciò che i sardi debbono pretendere dallo stato italiano è l’istituzione della zona franca tutta l’isola con le relative agevolazioni fiscali e dell’iva sui prodotti e costi dei trasporti. Viaggiare in nave da marsiglia in corsica costa poche decine di euro e non centinaia come in Italia. Leggo che finalmente si stanno svegliando i sardisti che con sidero come l’UDC, (vanno con chi li prende e ofre loro una scragna. A proposito di turismo i primi a non saper gestire il turismo sono i sardi. 2 anni fa sono andato a Torre dei Corsari per pasqua era quasi tutto chiuso, stessa cosa se vai a Bosa marina, o la zona di Villasimius.

  • In tutta franchezza da questo Consiglio regionale non mi aspettavo niente di più.
    Italioti fino al midollo e probabilmente in tanti ammoniti dai loro padroncini di Roma, che li hanno obbligati di fatto a rimanere nella cuccia se vogliono vedere ancora liste elettorali…

  • C’è nella storia di ogni popolo, un grande fermento delle coscienze, l’affermazione del coraggio della dignità nazionale, non teme sacrifici siamo pronti a fare ogni uno la sua parte, ora per allora e per il futturo, tanto questo fuoco non si spegnerà mai. Ma la pavidità e l’opportunismo di coloro che aspettano per salire su carro del vincitore all’ultimo minuto, quando ieri erano i boia del sistema, è solo simile a quella classe politica che oggi sottrae al popolo la possibilità di pronunziarsi per l’indipendenza, mentre ieri sventolava grandi bandiere di democrazia. VERGOGNATEVI VIGLIAcCHI OPPORTUNISTI

  • Ringrazio la redazione ma chiedevo informazioni sugli atti richiamati dalla recente dichiarazione.
    I documenti “introvabili” sono i seguenti:

    1) dichiarazione solenne di sovranità del popolo sardo sulla Sardegna approvata dal Consiglio regionale nel 1999;

    2) mozione per l’indipendenza presentata in Consiglio regionale nel maggio del 2009;

    Inoltre:

    a) La “mozione per l’indipendenza presentata in Consiglio regionale nel maggio del 2009;” è stata approvata?

    b) la dichiarazione di indipendenza nelle premesse recita “AFFERMATO il diritto della nazione sarda alla propria lingua e all’insegnamento della storia, della cultura e della lingua sarda nelle scuole di ogni ordine e grado dell’Isola” Attraverso quale atto è stato riconosciuti o autoriconosciuto questo diritto che si da per “affermato” dichiarazione?

    La lettura di quei testi e la risposta ai questi quesiti è necessaria per capirci qualcosa.

    Io non ho infatti capito il contenuto (politico e giuridico) della dichiarazione di ieri.
    Non sarei pronto a votare in caso di eventuale referendum.

    Grazie

    Fabrizio

  • Auguro all’onorevole Maninchedda delle grandi e belle coronarie, perché a me, già solo a leggere la Nuova stamattina e l’intervento qui adesso, mi scoppia il cuore di indignazione.
    Grazie a tutti quelli che hanno votato la mozione e tutta la vicinanza e l’incoraggiamento all’onorevole per questa lotta appassionata che coinvolge tutti noi.
    Lidia

  • Chi rema contro l’indipendenza della sardegna, e ancor peggio nega al suo popolo di potersi esprimere in un referendum, non e’ degno di essere chiamato sardo, ma vigliacco e opportunista, uno che ha paura che le cose cambino, e possa perdere la posizione di privilegio che occupa indegnamente anche se votato. dobbiamo mandarli via dal parlamento sardo e dalla sardegna. dovremo lottare ancora, ma il tempo ci dara’ ragione.

  • Dove si possono trovare le (il testo delle) dichiarazioni richiamate
    dalla recente dichiarazione? Sarebbe utile poterle leggere per poter formare un’opinione a riguardo.
    saluti

  • Salve a tutti, occorre fare una premessa, non mi tuffo in dialoghi politichesi, cerco di rimanere nel concreto. Siamo in campagna elettorale, questo è sicuramente vero, ma è anche vero che purtroppo siamo in una campagna elettorale sterile, vuota, di figure che realmente possano rappresentare la Sardegna e i suoi problemi, nel Parlamento Italiano. Prima ancora che gridare e urlare all’indipendenza, ” questi” non sono neppure in grado prima a sè stessi e poi agli altri di esprimere “l’identità” di essere sardo, cosa non da poco. Se in questi anni avessero preso coscienza di questo, la Sardegna sarebbe realmente una vertenza, ed in particolare, l’autonomia che ci rende sulla carta speciali, sarebbe un autonomia di fatto. Sulla stampa, non ho letto nuomi nuovi, neppure istanze nuove, ho solo letto, deroghe, si stanno contendendo le deroghe, peraltro persone che non lasciano nessuna traccia positiva del loro operato sul fronte regionale, proviamo ad immaginare se dovesero approdare con le loro deroghe a Roma. Ero convinta che dal cilindro ne sarebbe uscito un nome, bastava un nome, di un politico, anche del Nuorese, capace, con argomenti altrettanto seri, per il momento non è così

  • E comunque sia la data del 19 dicembre 2012 non sarà una data qualunque nella storia della Sardegna. Cinque consiglieri sardisti ottengono 17 voti sulla dichiarazione solenne di indipendenza della Sardegna, ne ottengono 25 contro 26 sulla richiesta di referendum. E’ un dato che pesa perchè ottenuto all’interno del parlamento sardo. Certo sentire l’On. Capelli, che preavvisa sempre di voler spaccare il culo al passero, dichiararsi turbato dalla violazione della Costituzione Italiana la dice lunga sul coraggio della classe politica sarda.
    Che dire poi dell’On. Soru.
    -Pagato con i nostri soldi per essere l’assenteista principe in Consiglio Regionale;
    -OMISSIS; che ha sgovernato per un lustro e che ha intenzione di voler nuovamente dirigere. OMISSIS. Non si sa mai! E il PD accetta in silenzio? Il tiro al piccione sarà soprattutto su di voi.
    Al PSD’AZ spetta ora il compito, gravoso ma esaltante, di indicare la road map per costruire l’indipendenza nella coscienza e nelle menti dei Sardi. E’ l’unico modo per scardinare i fortini dei carcerieri che tengono prigioniero un popolo.
    Certo l’autonomia ha portato soldi, e molti, con i quali si è comprato il consenso, ma ora non più. E’ finita! E di questo è terrorizzata la classe politica predatrice che intravede ormai i titoli di coda.
    La sovranità, l’indipendenza è invece assunzione di responsabilità, sacrificio, capacità di analisi, lungimiranza. Li immaginate in questo ruolo i Soru, Diana, Campus, Espa, Capelli, Locci etc. etc…Robaccia, per usare un eufemismo.

  • Cosa pensare? E’ iniziata la campagna elettorale e i futuri candidati dei partiti italioti hanno temuto che con l’approvazione della mozione sull’indipendenza avrebbero potuto perdere consensi e non hanno avuto il coraggio di osare! Vigliacchi opportunisti venduti e asserviti come prima e piu’ di prima. I sardi veri che secondo me sono la maggioranza devono reagire duramente e non solo con il voto.

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