Imu e campagne: bisogna seguire i lavori del Parlamento a Roma

23 aprile 2012 07:057 commentiViews: 5

casaleNel passaggio dalla Camera al Senato, il decreto legge sulla semplificazione fiscale ha subìto importanti correzioni rispetto al calcolo dell’Imu  sui fabbricati delle imprese agricole, che riepilogo:
– esenzione dall’imposta per i fabbricati rurali ad uso strumentale ubicati nei Comuni montani o parzialmente montani.
– introduzione di una franchigia (fino a 6.000 euro di valore) ed una riduzione d’imposta (fino a 32.000 euro di valore).
– riduzione al 30% del pagamento dell’acconto Imu a giugno 2012 per i fabbricati rurali. Una riduzione prudenziale, tenuto conto delle incertezze del gettito derivante dall’imposta.
La norma prevede espressamente che, in caso di gettito superiore alle previsioni, venga ridotta l’aliquota prima del saldo di dicembre (Fonte: Agronotizie).
Il decreto legge inoltre dà la possibilità al Ministero delle Politiche agricole, di concerto con il ministero dell’Economia, di aggiornare la mappa dei Comuni svantaggiati e montani ai fini Imu e relative esenzioni. Adesso bisogna coordinare l’azione della Regione (che ha potestà primaria in materia di Enti Locali) e del Governo, giacché è già pronta una leggina che delega alla Giunta l’individuazione dei Comuni Montani, in modo da consentirle di dichiararli tali tutti o quasi in ragione della crisi. Tuttavia questa è una strada sempre esposta al contenzioso col Governo; sarebbe più opportuno che i parlamentari sardi si occupassero dell’argomento a Roma, in modo da far sì che il criterio altimetrico individuato sia molto basso e tale da includere la gran parte dei comuni sardi.

7 Commenti

  • Pasquale ha ragione ma non credo siano tempi buoni per le rivolte fiscali.
    Magari sono tempi buoni per una compiuta indipendenza.
    Nel mentre proviamo a calcolare l’imu.
    http://www.dossier.net/utilities/rendita/index.html

  • Pasquale Mereu

    Invece di stare a scervellarci su calcoli vari, bisognerebbe pensare seriamente a una rivolta fiscale sia sull’IMU sui fabbricati rurali sia su quella sulla prima casa. Questo è quello che noi sardi dovremmo fare per far sentire finalmente la nostra voce in quel di Roma. D’altronde questo stato non è lo stesso che si rifiuta di trasferire le risorse dovute alle casse della Regione Sardegna e quindi a noi sardi tutti? Pensiamoci gente, pensiamoci…

  • Si raschia sempre sui più deboli:
    altra notizia:

    Abilitazioni per i trattori: ‘Inutile aggravio per le aziende’
    Dal prossimo anno sarà obbligatoria una specifica qualifica per guidare i mezzi agricoli.

    A partire dall’anno prossimo per guidare i più comuni mezzi agricoli non basterà più la patente, ma sarà obbligatoria una specifica abilitazione alla guida.

    “Una disposizione inutile e penalizzante per la maggior parte delle imprese agricole”.
    bisognera’ Sottoporsi a corsi formativi, d’aggiornamento e a esercitazioni pratiche:
    Perché non chiedere una semplice visita medica?”
    lare considerazione”.

    L’unico modo per cambiare qualcosa è interessarne la Conferenza delle Regioni, cosi da poterr rivedere questo accordo.

    La norma s’eppur nasce con lo scopo di aumentare la sicurezza sul lavoro e la prevenzione in agricoltura al fine di ridurre il tasso d’infortuni del settore dovrebbe essere modificata cercando di individuare una soluzione normativa più adeguata che semplifichi la materia, prevedendo per i lavoratori autonomi agricoli con esperienza l’esenzione dai corsi d’aggiornamento e per i dipendenti, stagionali e a tempo determinato, una qualifica abilitativa antecedente all’esercizio della mansione”.

    Mha.. vediamo come finisce..

  • Per chi ha voglia di conoscere di agoalimentare

    Contraffazione, made in Italy sotto assedio.

    La Cia commenta positivamente l’impegno crescente delle autorità competenti nei controlli contro le frodi alimentari, ma servono misure ancora più severe
    parmesan_contraffatto.jpg La contraffazione genera un ‘business illegale’ di 60 miliardi di euro l’anno

    La battaglia ai falsi e ai tarocchi che insidiano l’agroalimentare italiano si inasprisce sempre di più e raggiunge traguardi importanti. Lo dimostra l’aumento dei controlli, che nel 2011 hanno portato al sequestro di più di 500 tonnellate di prodotti, per un valore di 37 milioni di euro. Un’azione di contrasto al fenomeno dilagante della contraffazione, in grado si generare nel mondo un ‘business illegale’ di ben 60 miliardi di euro l’anno: soldi ‘scippati’ all’agroalimentare, di cui 3 miliardi direttamente sottratti al comparto agricolo. Lo afferma la Cia, Confederazione italiana agricoltori, commentando quanto emerso nella conferenza stampa del ministero alle Politiche agricole sull’attività degli organismi di controllo nel 2011.

    “Il numero crescente di ispezioni – osserva la Cia – ci descrive un impegno maggiore delle autorità competenti nella direzione della tutela del nostro patrimonio agricolo, ma è anche una testimonianza del grande danno economico subito dal settore e del rischio che corrono i consumatori in termini di sicurezza alimentare. In Italia – ricorda la Cia – ci sono il maggior numero di prodotti certificati: oltre il 22 per cento di quelli registrati a livello europeo. A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4mila prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell’Albo nazionale. Una lunghissima lista di prodotti costantemente esposti al ‘fuoco’ del ‘taroccamento’, che oltre alle vere e proprie frodi, di solito rappresentate dai prodotti che entrano ‘clandestinamente’ dall’estero e vengono introdotti nei nostri mercati, sono costantemente minacciati dal più ampio fenomeno dell”italian sounding'”.

    Secondo la Cia però “bisogna fare di più per tutelare un comparto che da solo vale il 15 per cento del Pil e che rappresenta un patrimonio culturale e gastronomico ricchissimo. Adesso servono misure ‘ad hoc’ come l’istituzione di una task-force in ambito Ue per contrastare truffe e falsificazioni alimentari; sanzioni più severe contro chiunque imiti prodotti a denominazione d’origine; un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto per un’effettiva difesa delle certificazioni Ue; interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per l’assistenza legale a chi promuove cause (in particolare ai consorzi di tutela) contro chi falsifica prodotti alimentari”.

    Fonte: Cia

  • Riporto la notizia Completa su sito di Agronotizie

    L’agricoltura è riuscita per ora a dribblare, grazie alla regìa del ministro Mario Catania, il rischio di una seconda stangata.

    Nel disegno di legge per la delega al Governo sulla riforma fiscale, approvato nei giorni scorsi, non c’è alcun riferimento alla revisione del catasto dei terreni agricoli.
    Lo ha reso noto, con un comunicato, lo stesso ministro, fugando così le preoccupazioni – espresse forse in via cautelare, dopo il pasticciaccio dell’Imu – alla vigilia della sua approvazione. Per ora, quindi, nessuno rischio di vedersi aumentato il valore delle rendite catastali.

    Nella delega non c’è nemmeno traccia del paventato progetto di una riforma più radicale, di cui pure si parlava con insistenza fino a poco tempo fa: abbandonare l’attuale sistema di tassazione sulla base del reddito agrario legato alle rendite catastali, per traghettare anche le aziende agricole verso un sistema di tassazione a bilancio.

    Anche per quanto riguarda i fabbricati rurali – è il secondo messaggio rassicurante mandato al mondo agricolo dal ministro – “pur essendo in linea di principio inclusi nel perimetro della delega (che concerne il catasto fabbricati), non sono tuttavia previsti principi e criteri direttivi per l’esercizio della revisione. Ciò comporta che nella stesura attuale la delega non è applicabile ai fabbricati rurali”.
    Queste disposizioni per la fiscalità agricola, ha commentato il ministro Catania, “testimoniano l’impegno del Governo diretto ad evitare che venga compromessa la redditività delle imprese, in una visione che tutela la specificità del settore”.

    Ciò, evidentemente, non significa che anche l’agricoltura, in una fase di così grande difficoltà economica del Paese, non sia chiamata a fare la sua parte di sacrifici.

    Come è stato con la vicenda dell’Imu, inserita nel decreto legge in materia di semplificazioni fiscale, attualmente in discussione alla Camera. Partita con il piede sbagliato, con il botta e risposta tra ministero dell’Economia e le organizzazioni agricole sull’entità della stangata, nel passaggio al Senato ha subito profonde modifiche, rinviando il conteggio finale di aliquote e gettito alla fine dell’anno, visto che per l’accatastamento dei fabbricati rurali c’è tempo fino al 30 novembre.

    Correzioni che il ministro ha così sintetizzato:
    – esenzione dall’imposta peri fabbricati rurali ad uso strumentale ubicati nei Comuni montani o parzialmente montani.
    – introduzione di una franchigia (fino a 6.000 euro di valore) ed una riduzione d’imposta (fino a 32.000 euro di valore).
    – riduzione al 30% del pagamento dell’acconto Imu a giugno 2012 per i fabbricati rurali. Una riduzione prudenziale, tenuto conto delle incertezze del gettito derivante dall’imposta.
    La norma prevede espressamente che, in caso di gettito superiore alle previsioni, venga ridotta l’aliquota prima del saldo di dicembre.

    Ma non è finita. Nel ‘pacchetto fiscale’ per l’agricoltura resta comunque una ‘cambiale in bianco’. Il decreto legge sulla semplificazione fiscale dà infatti la possibilità al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il ministero dell’Economia, di aggiornare la mappa dei Comuni svantaggiati e montani ai fini Imu e relative esenzioni.

    Un primo passo verso un catasto rispondente alla reale evoluzione economica della redditività dei terreni.

    Il fisco è un po’ come il postino del celebre film, suona sempre due volte: e alla seconda chiamata, non ci sono molti dubbi, la rivalutazione delle rendite catastali sarà servita.

  • Visto che prevalentemente le leggi approvate dal Consiglio regionale vengono impugnate dal Governo, giusto mobilitare i parlamentari sardi e, aimè, quelli eletti in Sardegna. Tuttavia perchè non approvare una legge che istituisca l’Agenzia delle Entrate Sarda? Servirà anche per gestire le entrate che lo stato italiano ci deve e visto il precedente la Corte Cosituzionale potrebbe approvarla.

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