Il vino è sardo, i soldi vanno agli italiani

26 maggio 2012 07:3921 commentiViews: 13

sl0995Premessa 1 : Stasera non sarò a Tramatza al Consiglio Nazionale del Partito perché ho un impegno familiare con mia figlia.
Premessa 2: Con il voto sulle Province è nata la maggioranza Pd-Pdl in Regione. Il Pd ha soccorso il Pdl, ovviamente gridando contro il Pdl, per salvare la Quaquero, Tocco, Cherchi, Deriu e Giudici. Il Pdl ha salvato Sanciu (che a Ottobre dovrà dimettersi se vorrà ricandidarsi al Senato o alla Camera. Pensate che pasticcio!) e De Seneen.
In questo contesto, verrebbe voglia di tacere sul merito dei problemi per dedicarsi solo alle alchimie italiane dei partiti italiani. Ma io penso che l’antidoto alla politica italiana consista nell’occuparsi dei problemi della Sardegna (totalmente abbandonati dalla Giunta e da molte forze politiche), per cui oggi mi occupo di una questione che seguo da tempo: il vino sardo.
Tempo fa, le Camere di Commercio di Nuoro e di Sassari hanno scritto all’Assessore all’Agricoltura su un tema molto importante per noi: i vini D.O della Sardegna, che sono: Cannonau di Sardegna, Vermentino di Sardegna, Monica di Sardegna, Moscato di Sardegna, Alghero, Vermentino di Gallura, Moscato di Sorso Sennori, Mandrolisai, Girò di Cagliari, Nasco di Cagliari, Nuragus di Cagliari, Moscato di Cagliari, Monica di Cagliari, Malvasia di Cagliari, Carignano del Sulcis.
La lettera è vecchia, ma molto importante. Eccola.
Le due camere dicono che “le Camere di Commercio sarde, che per anni hanno gestito in primis il controllo e la certificazione dei vini D.O. ai sensi della legge 164/92, pur creando un clima di stima e fiducia nelle istituzioni, sono state volutamente escluse per dare spazio a strutture private, senza il preventivo coinvolgimento della filiera. Con nota n. 24357/VII.5.2. del 27.09.2011, codesto Assessorato ha comunicato la modifica delle competenze e le modalità di rivendicazione delle produzioni D.O. e IGT attribuite alle Camere di Commercio ai sensi della citata legge 164/92, abrogata dal Decreto Legislativo 61/2010”.
Questa espropriazione di ruolo è avvenuta nonostante le due Camere abbiano tutti i requisiti di legge, nonché l’organizzazione e il corredo logistico per svolgere i controlli. Invece, l’Assessore di allora all’agricoltura, Andrea Prato, a chi attribuì i controlli D.O. sui vini sardi? Alla società Valoritalia, nata nel 2009. Ecco il decreto. Che cosa scrivono le due Camere di Commercio sul lavoro di Valoritalia? Ecco qua:
“Valoritalia, a due anni dall’incarico conferitogli dal ministero, non risulta aver istituito sedi operative nell’isola, incassando dalla filiera D.O. controllata, centinaia di migliaia di euro per dare risposte al telefono ed effettuare sommari controlli in campagna e in cantina, con conseguenze immaginabili per gli operatori del settore, le garanzie sulla qualità del prodotto e l’immagine del territorio”.
Personalmente non so se debbano essere oppure le Camere di Commercio a occuparsi di filiera vitivinicola; so però che, quando abbiamo competenze e strutture qui da noi, dobbiamo usarle; e quando non le abbiamo, dobbiamo farcele, non buttare i nostri soldi nelle burocrazie italiane.
L’affidamento di Valoritalia scade quest’anno. Li mandiamo via?

21 Commenti

  • Enrico Cadeddu

    Da un, seppur profano, estimatore di vini… sopratutto di quelli sardi: Valoritalia a fora!

  • Alessandro De Murtas

    Egregio Paolo Maninchedda,
    parto dalle Sue dichiarazioni (pubblicate dai mezzi di informazione e in questo sito) per sottoporLe una mia ricostruzione dei fatti in punto di diritto, fatti su cui pare nessuno abbia intenzione di accendere un faro o avviare una riflessione. Sarei curioso di conoscere la Sua valutazione. Distinti saluti.

    Sardegna e Libertà, 26 maggio 2012
    “Con voto sulle Province è nata la maggioranza Pd-Pdl in Regione. Il Pd ha soccorso il Pdl, ovviamente gridando contro il Pdl, per salvare la Quaquero, Tocco, Cherchi, Deriu e Giudici. Il Pdl ha salvato Sanciu (che a Ottobre dovrà dimettersi se vorrà ricandidarsi al Senato o alla Camera. Pensate che pasticcio!) e De Seneen”.

    La Nuova Sardegna 26 maggio 2012
    “I dubbi di Maninchedda. Per lo stesso ragionamento, il presidente della commissione Autonomia ha fatto una scommessa: «Vedrete che tutte le amministrazioni provinciali attuali resteranno in carica sino al 2015». L’esponente sardista aveva presentato un emendamento non per il commissariamento ma per l’immediato scioglimento degli organismi e la consegna dei poteri delle Province alle assemblee di sindaci”.

    L’Unione Sarda 26 maggio 2012
    “Maninchedda, presidente della commissione Autonomia: «È una gravissima espropriazione del referendum. Tipico gattopardismo italiano, come quando chiamarono Politiche agricole il ministero dell’Agricoltura abolito dagli elettori. Ora è ragionevole pensare che i Consigli provinciali resteranno fino al 2015. E la Provincia di Cagliari, che doveva scadere il 31 maggio, è già prorogata per un anno»”.

    I fatti. Il 21 dicembre 2011 la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato dal Dott. Graziano Ernesto Milia (Presidente della Provincia di Cagliari) ed ha nei fatti confermato allo stesso la condanna di secondo grado ad un anno e quattro mesi per abuso d’ufficio e interdizione dai pubblici uffici (per identica durata), condanna inflitta nel marzo 2010 dalla Corte d’Appello di Cagliari.

    Conseguente, così come previsto dalla legge, lo scrivente ha rilevato:
    1) Deliberazione del consiglio provinciale di Cagliari n. 119 del 29 dicembre 2011, con la quale è stata dichiarata la decadenza del Presidente, Dr. Graziano Ernesto Milia, per “sopravvenuta causa di incandidabilità ed ineleggibilità alla carica di Presidente della Provincia” (le elezioni provinciali si tennero il 30 e 31 maggio 2010, con ballottaggio del 13 e 14 giugno 2010). La risultante è che il Dr. Milia non aveva le condizioni per potersi candidare alla presidenza della Provincia di Cagliari, quindi il risultato delle elezioni del 2010 (con anche l’attribuzione dei seggi) è stato falsato;

    2) Deliberazione di Giunta regionale n. 1 del 4.1.2012 avente ad oggetto “Scioglimento del Consiglio provinciale di Cagliari”, con la quale, venutasi a determinare “l’ipotesi dissolutoria dell’organo elettivo prevista dal combinato disposto dall’art. 53, primo comma e dall’art. 141, primo comma, lettera b), n. 1 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267”, la Giunta regionale ha stabilito lo scioglimento del Consiglio provinciale di Cagliari, precisando che “il Consiglio provinciale e la giunta resteranno in carica sino al primo turno elettorale utile, come previsto dal comma 4 dello stesso art. 141” e che “fino alle predette elezioni le funzioni del presidente saranno svolte dal Vicepresidente”;

    3) Decreto del Presidente della Regione Autonoma Sardegna n. 2 del 13.1.2012, con cui nel richiamare i fatti e gli atti di cui sopra è stato disposto lo scioglimento del Consiglio provinciale di Cagliari (per l’effetto dell’art. 53, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267) sino alla elezione del nuovo Consiglio e del nuovo presidente della Provincia, e stabilito inoltre che “il Consiglio e la giunta provinciale di Cagliari rimangono in carica e le funzioni del Presidente della Provincia sono svolte dal Vicepresidente”.

    Fin qui, concorderà con me, nulla da eccepire, si tratta del normale iter che viene seguito nei casi di decadenza dei Sindaci o dei Presidenti di provincia (D.Lgs. 267/2000), come del resto è accaduto al Comune di Catanzaro lo scorso 19 dicembre 2011, allorquando il Consiglio comunale approvò la delibera di decadenza del sindaco Michele Traversa (eletto il 15 maggio 2011). Anche in quel caso l’amministrazione comunale restò in carica col Vicesindaco e Giunta, salvo essere rinnovata nel primo turno elettorale utile, sei mesi dopo, lo scorso 6/7 maggio.

    Qui in Sardegna invece si è escogitata la maniera di aggirare le norme di legge e anche di farsi “trombetta” (scusi il termine) del Codice penale. Mi spiego.

    La Giunta regionale con deliberazione n. 12/12 del 20.03.2012 ha in effetti stabilito la data del nuovo turno elettorale per le amministrative 2012 (poi leggermente modificata con deliberazione n. 16/6 del 18.4.2012), ma solo per riservarla al rinnovo dei Consigli comunali, mentre per quanto riguarda la Provincia di Cagliari ha stabilito che “relativamente alla provincia di Cagliari, per la quale è stato disposto lo scioglimento del Consiglio provinciale con decreto del Presidente della Regione n. 2 del 13 gennaio 2012, si applicano le disposizioni di cui all’art. 23, comma 20, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”.

    E allora, cosa prevede l’art. 23, comma 20 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214? Ecco cosa prevede: “Agli organi provinciali che devono essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 si applica, sino al 31 marzo 2013, l’articolo 141 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni. Gli organi provinciali che devono essere rinnovati successivamente al 31 dicembre 2012 restano in carica fino alla scadenza naturale. Decorsi i termini di cui al primo e al secondo periodo del presente comma, si procede all’elezione dei nuovi organi provinciali di cui ai commi 16 e 17”.
    Non v’è alcun dubbio che la Provincia di Cagliari, per quanto detto sopra, dovesse rientrare tra quelle amministrazioni da rinnovarsi entro il 31 dicembre 2012 (ovvero al primo turno elettorale utile, sussistendo già decadenza del Presidente e lo scioglimento del Consiglio provinciale).

    Quindi, la Regione Autonoma Sardegna, proprio per quanto previsto all’art. 23, comma 20, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, avrebbe dovuto applicare immediatamente l’art. 141 del D.Lgs. 267/2000, (“Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali”), norma che, se non contempla in caso di “decadenza” del Presidente della Provincia la nomina di un commissario, prevede però al comma 4 quanto segue: “Il rinnovo del consiglio nelle ipotesi di scioglimento deve coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge”.

    Se le cose stanno così – e stanno così – è evidente che la Giunta regionale, in maniera assolutamente dilatoria, pretestuosa, fuorviante e contraddittoria, è venuta meno ad un preciso dovere non ricomprendendo la Provincia di Cagliari tra le amministrazioni da chiamare a nuove elezioni nel previsto e decretato nuovo turno elettorale (10/11 giugno 2012).

    Ma c’è di più. Sappiamo dei 9 referendum popolari e sappiamo che tra tra questi due in particolare riguardavano le Province. Uno, consultivo, chiedeva: “Siete voi favorevoli all’abolizione delle quattro province storiche della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?”. L’altro, abrogativo, chiedeva agli elettori un pronunciamento sulla legge regionale 12 luglio 2001, n. 9, con cui a suo tempo erano state istituite le nuove quattro Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di Olbia-Tempio.
    Oltre 500mila sardi si sono recati alle urne e per quanto riguarda i due referendum sulle Province i “SI’” hanno abbondantemente prevalso, sancendo così, da un lato, l’opinione positiva sull’ipotesi di abolizione delle quattro Province storiche della Sardegna, mentre dall’altro hanno decretato l’abrogazione immediata della legge che istituì le nuove quattro Province.

    Quello che però è accaduto in Consiglio regionale nei giorni scorsi (ancor prima che il Presidente della Regione emanasse i decreti con cui si sarebbe sancito il risultato dei referendum) ha dell’incredibile. E’ stata infatti approvata la Legge regionale 25 maggio 2012, n. 11 (“Norme sul riordino generale delle autonomie locali e modifiche alla legge regionale n. 10 del 2011”) che, non curandosi delle risultanze del referendum abrogativo sulle nuove quattro Province e tanto meno dei fatti che portarono al decretato scioglimento di quella di Cagliari (causa sopravvenuta decadenza del Presidente a seguito di condanna penale e interdizione dai pubblici uffici), ha stabilito all’art. 1, comma 3, quanto segue: “Al fine di assicurare il rispetto dei principi di cui agli articoli 1, 5, 114, 116 e 118 della Costituzione, nonché di cui all’articolo 43 dello Statuto ed in attesa del riordino e della sua applicazione volta a realizzare un nuovo assetto, gli organi provinciali in carica assumono in via provvisoria, e sino al 28 febbraio 2013, la gestione delle funzioni amministrative attribuite alle otto province che saranno soppresse all’esito dei referendum svoltisi il 6 maggio 2012 e provvedono alla ricognizione di tutti i rapporti giuridici, dei beni e del personale dipendente ai fini del successivo trasferimento”.

    In sostanza, a mio modesto avviso, si sarebbero aggirate le norme di legge che avrebbero dovuto portare al rinnovo del Consiglio provinciale di Cagliari e rese nei fatti inefficaci le conseguenze di quella norma del Codice penale (interdizione dai pubblici uffici) che, laddove inflitta a chi presiede una Provincia prevede la decadenza dello stesso (causa incandidabilità ed ineleggibilità alla carica di Presidente della Provincia), lo scioglimento dell’amministrazione e il rinnovo della stessa nel primo turno elettorale utile. Quella che invece abbiamo oggi è un’amministrazione provinciale che non solo non è andata a nuove elezioni per i fatti e responsabilità che ho indicato di sopra, ma è stata anche subdolamente ed erroneamente prorogata con una legge regionale di dubbia costituzionalità. Come a dire che se i risultati di una “partita” sono truccati fin dall’inizio (mi riferisco all’accertata incandidabilità ed ineleggibilità del Dr. Milia alla carica di Presidente della Provincia) ce ne si può allegramente fregare e tirare dritti in porta, sapendo di poterla fare franca.

    Riferimenti:

    http://www.leggeonline.info/search.php?q=interdizione+pubblici+uffici
    http://www.provincia.cagliari.it/ProvinciaCa/it/deliberaview.wp?contentId=DEL8061
    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20120109111222.pdf
    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_38_20120116112300.pdf
    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20120322121734.pdf
    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20120423173512.pdf
    http://www.fasi.biz/it/news/norme/44/4756-legge-22-dicembre-2011-n-214-la-manovra-del-governo-monti-in-gazzetta-ufficiale.html
    http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/00267dl.htm
    http://www.consregsardegna.it/XIVLegislatura/Leggi%20approvate/lr2012-11.asp

  • La Nuova di ieri: “Da Tramatza, dove ieri si è riunito il Consiglio Nazionale del partito è stato lanciato un ultimatum a Cappellacci che dovrebbe mantenere una serie di impegni (per la Sardegna aggiungo io). In caso contrario il PSD’AZ uscirà dalla maggioranza, dicono il segretario Giovanni Colli e il presidente Giacomo Sanna”. Questo è quanto in quel di Tramatza riportato fedelmente, una volta ogni tanto accade, dalla stampa. Punto. Eventuali altri racconti sono chiacchiere.
    Pro veritate: Quinto moro annovera, in tema di candidature in quel di Olbia, anche altre esperienze. Senza alcun intento polemico.

  • Quinto moro

    Per Paolo e per Renato Orrù or simonmossa. Paolo, mi fa piacere sentire che le cose stan cambiando e forse anche le persone (sarebbe ora). A Renato Orrù ho invece poco da replicare :sicuramente ha ragione lui su tutto il fronte. Vedo che è contento di come vanno le cose all’interno del partito e giuro non farò nulla per fargli cambiare idea. Solo per sua informazione sappia che l’unica tessera politica della mia vita è stata quella del Psd’az (sez. di Olbia) e sono stato candidato per lo stesso, tempo fa, alle regionali e alle comunali, poi…
    Termino, senza vis polemica, ricordando a me stesso che… forse la causa di tutto… è stato proprio lo Statuto con le sue regole che pensavo dovessero valere per tutti!
    Fortza paris

  • Si, signor Orrù, però sulla stampa di oggi:
    “Il Psd’Az alza le barricate per difendere la sua proposta. All’indomani del Consiglio nazionale di Tramatza Giacomo Sanna, leader e presidente del partito
    di Lussu e Bellieni, non solleva dubbi sull’alleanza con il centrodestra ma mette i puntini sulle i del patto elettorale sancito nel 2009”.

    I puntini sulle i…
    Signor Orrù, ha mai pensato quanto è mentalmete vecchio il suo modo di fare e difendere questa politica dei forni multipli?

    O non si è accorto che nonostante la diplomazia Maninchedda e Giacomo Sanna sono distanti quanto la Terra da Alpha Centauri? Il dibattito sulle province in Consiglio lo ha dimostrato. Sanna stava con gli altri.

    Saluti

  • Renato Orrù or simonmossa

    Scusa Paolo… è da molto che non intervengo anche per gli impegni elettorali e per questo non riesco a sopportare i mentalmente vecchi come QuintomorTo.
    Non intervengo per diffendere Giacomo (può farlo da solo) ma per la dignità del CN che avrà anche tante lacune ma è comunque un valore democratico che molti neanche immaginano (ed io che NON sono Consigliere Nazionale ma lo frequento regolarmente da 8 Anni ne sono una dimostrazione).
    Questo Anonimo MAIsegretario e tantomeno MAIpresidente invidioso e inutile indipendentista da tastiera se mai ha avuto modo di frequentare i CN saprà che di posizioni “discordanti” ne abbiamo avute a palate, e grazie a Dio ne avremo altre… Per quello che oggi bolle in pentola si facesse un bidone di fatti suoi…. Per quanto riguarda lo Statuto, che se lo leggesse… è sul sito mentre la scissione oltre che NON essere stata dolorosa (ma forse parla a titolo personale ed allora ben gli stà ) è stata proficua sia per il PSDAZ che per i Rossomori (a cui personalmente feci gli auguri almeno un anno prima ): se ne faccia una ragione. Per gli accordi programmatici ( li chiama regionali… deve essere del PD ) visto che si lamenta per la SX, per la DX, per correre da soli, per la Lega… .che dici Paolo, chiediamo a Giacomo se facciamo un accordo con Babbo Natale (poi ci dice che non esiste )… e aggiungo alla tua risposta :”… sono cambiati i tempi, anche perchè non perdiamo più tempo a discutere inutilmente nei CN con gente come lui: non ne abbiamo più… e ancora per poco nei vari BLOG…”

  • Per Quinto Moro: E invece, sebbene con fatica, ci sono andato e non ho visto ciò che tu ipotizzi. Che siano cambiati i tempi, o stiano cambiando?

  • Prima di andare via dalla regione è giusto chiudere almeno alcune delle cose iniziate. In fondo i sardisti sono riusciti a dare un impronta forte le uniche cose interessanti della regione sono del psd’az

  • Piero Atzori

    A me piacerebbe tantissimo che politici come Paolo Maninchedda non fossero costretti ad accapigliarsi con un qualche Stochino qualunque. Voterei anche una riduzione a 40 consiglieri per dare più spazio a chi vale. Mi viene anche in mente una frase del poeta Remundu Piras, che salì sul palco e apostrofò i contendenti con l’espressione: “A un ala catteddos!”. In mezzo a 80 consiglieri quanti sono sos “catteddos” chi mandigant s’unu de prus de sette canes? Scusate la divagazione.

  • Quinto moro

    Caro Paolo, ti riconosco del coraggio nel prendere posizioni spesso discordanti anche col “tuo” partito nell’interesse esclusivo dei sardi. Consentimi però una considerazione “malevola” sulla tua assenza al Consiglio nazionale odierno. E’noto che il partito, da anni, è governato dal sig. Sanna Giacomo. E’ anche noto che lo stesso in questi anni è riuscito ad eliminare tutti quelli che riteneva nemici della sua carriera politica. E’ noto che tutte le volte che ha voluto ha “strappato” lo statuto facendosi autorizzare dal Consiglio Nazionale (sic!) nefandezze (politiche) diverse: deroghe allo statuto sul numero dei mandati, accordi (postumi) con la lega di Bossi per la sua candidatura al senato (purtroppo gli è andata male), accordi regionali prima con la sinistra poi con la destra quando non si “correva da soli”, scissioni dolorose con la creazione di nuovi partiti indipendentisti etc. etc etc…..
    Ora non so cosa “bolle in pentola” in casa sardista e quale saranno le nuove determinazioni del Consiglio nazionale (sic!) ma bene hai fatto a non andarci.Assisteresti ad un film già visto tante volte. Con stima sul tuo operato che possa davvero servire a questa Sardegna “maltrattata” da troppo tempo.

  • Caro Jajo, ti pare davvero che io manchi di coraggio? Certe volte penso che non si voglia un uomo politico coscenzioso, ma l’Uomo Ragno.

  • Mario Pudhu

    Mi dimandho ebbia candho est chi l’agabbamus de prànghere e nos ponimus a fàghere. A Voloritalia tocat a che la catzare che un’infàmia chentza ispetare nudha, e bae e busca cantas àteras valoritàlia che aimus pótidu catzare, pro fagher menzus e pro su torracontu nostru sas cosas cun sas manos nostras chentza noche mòrrere fintzas de su sonnu e no solu de sas faladas de pè a donzi parte de sa carena sarda, si no istat ca sos onorèvoles de segamigasu b’istant bene issos, a dolu mannu nostru, atacados a piddí, piddielle e piddicaca de totu sos colores e misura!
    Ma tocat a puntare a s’unidade de sos Sardos “senza se e senza ma”, a sa sola unidade possíbbile, ca est possíbbile e netzessària, chi tenzat su torracontu e sa dignidade de sa natzione sarda coment’e bandhera e sustàntzia de su fàghere política e amministratzione, chentza sos zoghitos chi medas ‘sardistas’ puru ant fatu pro contighedhos de segamigasu faghindhe sa ‘política’ de su passu torradu, unu a dainanti, unu a daisegus, candho a manca e candho a destra, e mancari solu pranghindhe ca medas indipendhentistas no s’identíficant in custu fàghere.
    Deo creo chi s’On. Maninchedda (chi in carchi cosa no tio fartare de critigare e meda puru) potat èssere in custa unidade una ‘locomotiva’ cun medas títulos de méritu e de isperàntzia vera e creo chi s’indipendhentismu sardu tiat fàghere bene a li dare totu sa fortza possíbbile (fintzas distinghíndhesi, ma caminendhe a pes in terra, però). Mi dimandho a donzi modu si pro una pessone goi àteros ‘sardistas’ sunt petzi bonos a si aumbrare (che a medas chi ndh’apo connotu candho in su PSD’Az bi so istadu una bona deghina de annos), e si cumprendhent su valore e sa fortza de un’ideale zustu e netzessàriu o solu su saboredhu de duos ossos suta de sa mesa.
    (A.c. Si custu ‘post’ pessades chi podet fàghere dannu no lu ponzedas).

  • il prof denuncia:
    “Con il voto sulle Province è nata la maggioranza Pd-Pdl in Regione.”
    da alcuni commenti estrapolo:
    “sulla nascita della nuova maggioranza o ‘ammucchiata’ noi ci siamo accorti da tanto, ma anche i loro sostenitori si sono accorti, la prova sta nei referendum in Sardegna, elezioni italiane e ballottaggi, attendiamo conferma fra qualche settimana dalle elezioni amministrative in Sardegna.”
    e ancora:
    “Il crak istituzionale è avvenuto, e come nella migliore tradizione italiana, sopratutto degli ultimi tempi, anche eticamente quello politico, nel momento in cui anche in Sardegna stiamo assistendo ad una maggioranza PD-PDL, dotati di questa enorme capacità di mettersi d’accordo quando c’è da mettersi in salvo. Questo fatto deve però essere codificato e trasmesso. E’ solo nei nostri interessi. Eccetto il nostro caro prof., nel Psd’az chi lo sta facendo?”
    sono sicuro che anche il nostro partito si sia accorto di queste manovre, mi auguro che stia mettendo a punto una opportuna strategia da mettere in atto prima di uscirne stritolato.
    FORZA PARIS

  • Caro Paolo, condivido la gran parte delle cose che dici. ma allora perchè con il tuo gruppo non fate una cosa bella e mandate a quel paese il sig. cappelletto. Cosi finisce questo teatrino che non fa altro che scempi della cosa pubblica. Un po di coraggio in piu da parte tua non guasterebbe. il tuo lavoro certosino, il tuo intervento sulle province è stato coraggioso,purtroppo in questi casi si formano le alleanze della salvezza,come spesso accade in politica,per la salvezza degli amici e parenti.verranno le prossime elezioni il popolo li castigherà. forza paris

  • Bisogna staccare la spina, bisognava staccarla da molto tempo, speriamo solamente che il consiglio nazionale del partito sardo si renda conto che il momento è arrivato.
    Solo cosi si può ricominciare..
    Mandiamoli a Casa..

  • Giovanni Porcu

    P. S. Su Argea e Agea mi riservo un altro capitolo .

  • Giovanni Porcu

    Sulla gestione Prato dell’Assessorato all’Agricoltura ho avuto modo di occuparmi per vicende simili (in particolare suinicoltura) e altro bestiario vario. Il modus operandi è sempre lo stesso. Favorire amici e amici degli amici anche a costo di uccidere imprese sarde. Sicuramente in accordo con i massimi livelli politici della Regione e, talvolta, con la società finanziaria Regionle (Sfirs ). Le azioni di pirateria commerciale attuate con il palese concorso (connivenza) di chi – allora – reggeva l’assessorato all’agricoltura hanno prodotto danni incalcolabili in termini produttivi e di perdita posti di lavoro. È stato consentito questo con il silenzio di tutti. Forse perchè molti dei beneficiari di queste politiche erano vicini a potentissima/e lobby finanziaria emanazione della Chiesa. Mentre scrivo queste cose i ricordi si affollano e monta una grande rabbia e un senso forte di nausea. E allora mi rassereno perchè nonostante tutto la mia capacità di indignarmi ancora su queste cose spero possa essere tra poco quella di tutti i sardi. Si On.le Maninchedda mandiamoli via. Ma anticipiamoli andando via prima noi. Tra qualche giorno potrebbe essere troppo tardi anche per noi .

  • Valoritalia, Agea/Argea, e via enumerando, tutti tasselli di un progetto coloniale che data da lontano e che ha come protagonisti sempre gli stessi soggetti. Nati, morti, risorti ma con il DNA intatto. Ora come allora PD/PDL due facce della stessa medaglia, due semplici indicazioni stradali, due parallele convergenti nel potere che ha bisogno, per riprodursi e perpetuarsi, di alimentare le clientele tenedo prigioniero il popolo.
    Che cosa deve fare una politica sardista imperniata sul progetto sovranista, alias indipendentista? Ma è semplice: liberare i prigionieri. Attraverso la politica del quotidiano che cammini lungo le direttrici tracciate dal Progetto. Perchè senza la libertà dei cittadini dal bisogno si rafforza la dipendenza, si allontana l’indipendenza, si uccide la sovranità. Con un codicillo (proprio alla stregua di ultima volontà): non c’è più tempo da perdere.

  • Saludos, mi spiace che non sarai a Tramatza, avremo voluto informarti (con Giamba). Sulla premessa 2, sulla nascita della nuova “ammuchiata” o maggioranza, come la chiami tu, noi ci siamo accorti da tanto, ma anche i loro sotenitori si sono accorti, la prova sta nei referendum in Sardegna, elezioni italiane e ballottaggi, attendiamo conferma fra qualche settimana dalle elezioni in Sardegna. A mio parere stai procedendo nella giusta direzione, chi sta negando il consenso a quei partiti, lo sta concedendo a quelli che fanno politica come te, siamo stanchi dei maghi e ipnotizatori che fanno politica convinti che gli altri siano tutti stupidi e soltanto loro sono intelligenti, o peggio, FURBI. E’ evidente che la gente è stanca della politica a causa di questi incantatori di serpenti, che non usano la dialettica, non comunicano con parole semplici cio che perseguono, e quindi sia disinteressata a cio che avviene nelle stanze della politica, questo non vuol dire che non capiamo cio che succede, o peggio, come pensano loro, che siamo stupidi. In Sardegna il movimento Cinque Stelle non è una valanga come in italia, ma fra poco arriverà pure qua, io il movimento con tante stelle l’ho gia, il “grillo” che lo guida è più affidabile e competente, aspetto che lo capiscano una parte consistente dei sardi, purtroppo siamo penalizzati dalla casta “di M….A dei giornalisti che non sopportano il “grillo” e fanno di tutto per disinformarci. Tue sighila gai, chena ti gherrare però, saludos e FORTZA PARIS

  • La sola cosa che ho capito da quando leggo questo blog é che tutti ci prendono a pesci in faccia. Prato che ci svende ai suoi amici di valoritalia, magari per due assunzioni. Argea che non decolla come organismo pagatore. Chissa perche!

  • Natalia Varsi

    Se non siamo riusciti ad evitare che Valoritalia entrasse in Sardegna occorre l’obbligo di mandarla via!
    La storia dei nostri vini, strettamente legata alla nostra cultura e tradizione, non puo’ e non deve essere barattata tra una DOC ed una DOCG o IGT che tenga.
    Nel 1996 al Vermentino di Sardegna, già D.O.C. dal 1976 veniva riconosciuta la più alta “onorificenza” in fattore di vino; la DOCG Vermentino di Gallura, unica in Italia per quanto riguarda il famoso vitigno bianco.
    Diverse DOC, una su tutte l’interregionale Vermentino Colli di Luni da sempre aspirano a tale onorificenza del loro prodotto, che nasce su un territorio a cavallo tra Liguria e Toscana.
    E’ facile intuire che, per quanto il vitigno sia quasi lo stesso, i territori Sardegna , Liguria e Toscana abbiano ben poco da spartire in termini di esposizione e di caratteristiche del suolo.
    Possiamo solo immaginare quanto si sia dovuto lottare affinchè alla nostra Gallura non venisse usurpato questo alto riconoscimento “Italiano” legato ad una specifico vitigno, coltura, territorio e cultura.
    Chiaramente tutto cio’ si riflette anche sul nostro Cannonau ” Nepente di Oliena” o “Jerzu” così come sul Carignano del Sulcis ed altri; vitigni legati ad un territorio ed al lavoro dei nostri nonni ed alla nostra economia.
    Legati a feste, a storie di ieri di oggi della nostra Sardegna, dove tra il duro lavoro del campo ed un bicchiere di vino davanti la cammino si sogna e si lotta per la salvaguardia della nostra cultura:
    che, ancora una volta, non si puo’ permettere che venga gestita al di fuori della nostra isola.

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