Il vero codice etico dell’informazione

7 luglio 2013 10:084 commentiViews: 17

Leggo sui giornali che il Centrosinistra è impegnato a discutere del codice etico per le candidature alle primarie.
Leggo anche importanti inchieste giornalistiche che affrontano i diversi fronti giudiziari su cui il mondo politico è impegnato: per lo meno mettono in fila i fatti.
Leggo infine  gli articoli di alcuni politologi e di alcuni giornalisti che non parlano dei fatti,  manipolano la realtà per manipolare l’elettorato e pensano davvero che oggi basti attaccare o esaltare qualcuno sui giornali per riuscire a candidarlo con successo a qualcosa.
Il dato più evidente in questo profluvio di analisi è il tentativo di chi le fa di accreditare più se stesso che il proprio discorso.
Il dato più evidente è la scomparsa dei fatti e l’invasione degli slogan.
In questi frangenti, può essere d’aiuto ai Direttori dei giornali e dei blog  l’etica della conoscenza politica proposta da Gramsci con il concetto della ‘filologia vivente (e non dite subito:  “e che palle ‘sta filologia!”). Trovo che ciò che propone Gramsci abbia un grande fondamento etico: la fedeltà alla verità delle cose.
Dice Gramsci che la società partecipa alla realtà politica o per  “compartecipazione attiva e consapevole” o per “compassionalità”, o  per “esperienza dei particolari immediati”.
Nel dettaglio: la compassionalità  è l’adesione non razionale, ma d’istinto, alle idee, alle persone e ai programmi, . È ciò a cui punta il marketing politico: produrre adesione senza ragionamento. L’adesione per compassionalità è ciò che trasfroma un cittadino in un consumatore.
L’adesione per compartecipazione attiva e consapevole è l’adesione dei militanti politici, di coloro cioè che scelgono un ruolo attivo in politica: sono i giocatori della politica, non gli spettatori.
L’adesione per esperienza dei particolari immediati è l’esperienza che pretende di fare l’elettore consapevole, colui che misura l’efficacia delle proposte rispetto alla natura dei problemi.
Ovviamente nessuno è mai solo militante, ‘consumatore’ o elettore consapevole: tutti sperimentano i tre ruoli. La consapevolezza di questi tre approcci porta alla necessità dell’etica della ‘filologia vivente’, cioè dell’accertamento dei fatti nella loro inconfondibile individualità.
Ognuno valuti di conseguneza l’eticità dell’informazione in Sardegna.

4 Commenti

  • Edmondo Costa

    Certo Gramsci non brilla per semplicità espressiva.
    Vorrei vedere quanti, non avendo letto, con molta attenzione, Gramsci e non ricevendo la tua spiegazione,avrebbero capito il significato che il nostro pensatore ha voluto dare alla parola “com-passionalità”.
    Certo, se Gramsci avessse pensato al greco e non al latino, avrebbe potuto usare la parola “sim-patia”, concettualmente molto più accessibile e con significato sufficientemente simile, almeno relativamente al concetto che voleva esprimere.
    Doveroso e necessario il tuo chiarimento per capire il tuo messaggio.
    Egregio Paolo, leggo che ti è stata posta una domanda estremamente difficile.
    Vorrei sapere come riuscirai a “collocare” il seminatore Arepo dal momento che la piramide di Maslow vuole indicare soltanto una scala gerarchica di bisogni e non una classificazione di individui ditinti per caratteristiche o categorie.
    Penso che Arepo dovrà trascorrerre la sua vita a seminare il suo campo o chiedere ospitalità a Cheope, Chefren e Micerino!

  • antonello m

    A ridaje con l’informazione, come la Repubblica va conquistata, per poter incidere sulla gente. Ma se certi pensieri non vengono manifestati dal vostro pulpito e robetta da niente. La storia insegna che certe soluzioni alle cose, non solo sono più semplici di quanto possa sembrare, ma arrivano da persone il cui accreditamento dato dagli illuminati e equivalente a zero. Leggi i “giorni dell’arcobaleno” di Antonio Skàrmetta rigurdante il Referendum popolare sulla conferma o meno del dittatore Phinochet, la soluzione per la vittoria improbabile è inaspettata del NO alla dittatura è arrivata da quel personaggio che il noto pubblicitario Bettini incaricto per la campagna pubblicitaria,aveva definito un “LOCO”, in seguito si è piegato al motivetto-tormentone-vincente, e ricreduto. La TV? SI SI SI.

  • Silvia Lidia Fancello

    Sull’esortazione a cercare sempre la verità che si nasconde dietro i proclami, fra le righe o ancor meglio alla fonte, da un insegnante di filologia è il minimo che ci si possa aspettare; piuttosto è interessante l’accostamento del pensiero di Gramsci ad alcuni parametri che regolano nel marketing la classificazione dei “consumatori” (lo siamo tutti) quale che sia il prodotto. I consapevoli e partecipi (tipo quelli tesserati all’Adiconsum), compassionevoli o emotivi e infine gli attenti di volta in volta al rapporto costi/qualità, sono tre grandi categorie di consumatori, ma non sono le uniche. Ci sono tanti motivi che ci inducono a “cibarci” di politica e sarebbe interessante a questo punto scomodare Maslow e la sua “piramide” (1954) per scoprire quali siano alla fine i tanti motivi che spingono gli individui a farla e a “consumarla” .
    Benché considerata fin troppo schematica conserva comunque la sua validità e tradotta nella la politica induce a riflessioni inaspettate.
    Si parte dalla base per arrivare in cima
    a) Bisogni fisiologici (fame, sete) qualcuno ha aggiunto anche sesso
    b) Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione
    c) Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione)
    d) Bisogni di stima, di prestigio, di successo
    e) Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo sociale).
    Un’ultima riflessione: il seminatore “Arepo” che guida bene l’aratro e fa la manutenzione alle ruote del carro a quale categoria della piramide potrebbe appartenere?
    Cordiali saluti

  • Il dato più grave é che molti giornalisti, e qui dovremmo discutere sul significato e ruolo di chi fa questo mestiere… purtroppo o sono schierati, o peggio manipolano la realtà per interessi privati di diverso genere.
    Io per esperienza personale, per lavoro, ho avuto ed ho, va da se, riscontrato troppe volte questa problematica che non è solo legata a tematiche politiche di vario livello, ma anche per cose molto più aderenti al vivere quotidiano, questo sia che si tratti di giovani sia di “anziani” del mestiere. Il processo culturale che potrà finalmente drenarci da questo ossimoro dell informazione è lungo e tortuoso, perché riguarda l’idea stessa di società nuova quindi di individuo nuovo… La lotta per la verità é l unica strada per renderci cittadini liberi e consapevoli.
    Onorevole, spesso sono stato in disaccordo con lei, ma devo dire che tante altre, invece ho aderito al suo pensiero.
    Questo in un ottica di sano confronto e crescita per il bene dei luoghi in cui viviamo.
    Cordialmente saluti

Invia un commento