Il tempo degli uomini vuoti

20 marzo 2017 07:290 commentiViews: 637

di Paolo Maninchedda
Non ho scritto per diversi giorni per fare fino in fondo un esercizio che da tempo, ormai, fanno in pochi: ascoltare.
Oggi più di ieri, poi, è possibile ascoltare attraverso i secoli e leggere ciò che altri hanno detto e continuano a dire prima di noi ma anche per noi.
Ebbene, a stare molto in silenzio si scopre che le voci più profonde vengono dal passato, le urla più strazianti dal presente.
Detto in altri termini: l’urgenza dei problemi attuali non trova nella contemporaneità soluzioni credibili e visioni convincenti, mentre, se si guarda indietro, si scopre che le posizioni di persone profonde e vagliate dalla fatica di vivere nel passato risultano essere utili e efficaci.
Nei prossimi giorni cercherò di raccontare questa assenza del presente, con tanti, tantissimi, specializzati nella ripetizione delle analisi e pochi, pochissimi, capaci di pianificare e realizzare soluzioni.
Oggi mi preme rilevare una caratteristica generale che mi sembra etica piuttosto che politica: l’assenza di convinzione spirituale nel sistema politico sardo. Tutto è tattico, niente è profondamente vero.
Io non concordo in quasi nulla con il padre vero del pensiero autonomista sardo, che fu, piaccia o non piaccia, Antonio Pigliaru (Dettori, Soddu, Pirastu, Cardia ecc. non hanno la sua robustezza di pensiero); però riconosco e ammiro che quelle parole venivano da una profondità interiore tutt’altro che banale.
Senza queste profondità la politica è noiosa, ripetitiva, gaglioffa e in fin dei conti affidata a livelli di cultura e di esperienza sempre più bassi.
Non credo sia la ricerca religiosa in cui sono impegnato da sempre a farmi velo in questo giudizio. In fin dei conti, la mia fede non è di tipo mistico-deduttivo; è ostile, gioiosamente e scherzosamente ostile a tutte le baggianate di bastoni pastorali, anelli, tricorni, sottane nere, rosse e viola, infallibilità, controllo delle mutande delle persone, minacce dell’inferno, esatta conoscenza del volere di Dio, ingessatura controllata e a lento rilascio dei testi sacri (che sono testi storici in cui la Verità brilla sotto tanti strati umani e sociali). Certo io sono convinto che la più grande sfida di un uomo consista nel compiersi e che il luogo del suo compimento sia più interiore che sociale; penso che se si riesce a superare una porta interiore, faticosissima da trovarsi, si varchino dimensioni della nostra esistenza molto più affascinanti di quelli dell’esistenza storico-sociale, dove la materia, che nella sua consistenza atomica e sub atomica è tutta potenziale e non vincolante,  è manipolabile dallo spirito. La distinzione tra soggetto osservante e oggetto osservato è una dimensione primitiva della conoscenza, come si scopre quando si riesce a scendere molto in profondità dentro se stessi.
Ma la profondità politica è altra cosa. È serietà e convinzione; è umanità; è fatica; è determinazione; è dedizione; è amore fino al sacrificio.
In fin dei conti, ciò che rende superficiale e gaglioffa questa fase politico-culturale della vicenda politica sarda, che addirittura ha indotto taluni a rompere gli indugi e a scivolare nell’odio piuttosto che nella distinzione motivata, è proprio l’assenza di disponibilità al sacrificio.
Le parole che non hanno dietro – e si vede subito – profondità spirituale, non hanno dietro la disponibilità al sacrificio per gli altri, e quindi sono inutili per la costruzione della nostra felicità civile.
Ecco, la mia amarezza, molto profonda, è che siamo pieni di parole vuote e di uomini persi dentro attivismi inconcludenti. Siamo circondati dagli uomini vuoti e impagliati di Eliot.

 

 

 

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