Il sub-sub-sub-pastore tecnologico e il metodo del sub-sub-sub appaltino

24 marzo 2011 23:4311 commentiViews: 8

098Prendiamo come esempio dei rapporti tra aziende sarde e Pubblica Amministrazione i lavori di manutenzione delle apparecchiature elettromedicali.
I servizi di manutenzione della apparecchiature elettromedicali sono, da qualche anno, oggetto di crescente interesse economico, in quanto rappresentano volumi significativi dell’economia regionale e territoriale. Questi servizi vengono spesso assegnati con gare pubbliche, ad aziende di caratura internazionale ( Siemens- General Electric- Philips ed altre con santi e sante nel nome e in Paradiso) le quali non hanno alcuna struttura operativa né sul territorio regionale né sul territorio peninsulare; in effetti sono soltanto un Marchio forte dietro il quale si ramificano innumerevoli rivoli di subappalti, dati a ditte minori che poi di fatto sono i veri operatori.

Gli effetti di questo stato di cose lo possiamo cogliere nel Bando emesso a suo tempo da una Asl della Sardegna, dove detti servizi manutentivi sono stati assegnati ad un’azienda della penisola molto grande, avente i requisiti formali di partecipazione alla gara, ma priva delle competenze specifiche per fare questi servizi, la quale l’ha a sua volta subappaltato ad un’azienda sempre peninsulare, sicuramente referenziata e competente ma che non ha ritenuto di investire in proprio nella Regione Sardegna, dove era pressoché assente, ed ha quindi proceduto a sub-sub appaltare ad un’azienda sarda, referenziata e qualificata nel settore, la quale esegue i lavori per un valore pari a circa i quattro settimi del valore dell’appalto assegnato dalla Asl.

Praticamente, per ogni 1000 euro che la Regione paga per detti servizi, i tre quinti vengono assorbiti da questi grandi marchi ed i due quinti ricadono sulle aziende che effettivamente eseguono le attività manutentive.
Questo impoverimento genera tre gravi conseguenze:

1. il mancato o modesto risultato economico delle imprese sarde;
2. la mancata possibilità di crescita sempre per le aziende sarde; esse infatti sono costrette ad operare in condizioni di pura sopravvivenza economica e, stentando già a distribuire redditi di mera sussistenza, non hanno le necessarie marginalità per pianificare investimenti in formazione ed innovazione;
3. la realtà di sudditanza tecnologica in cui viene artatamente mantenuta questa Regione dalle aziende produttrici di tecnologia; infatti i Grandi Marchi Internazionali e nazionali, per ovvie ragioni, non sono motivati a cedere la loro conoscenza al territorio anzi, eliminando i residui di competenze ancora residenti, creano i presupposti perché in un futuro non lontano esse si trovino in un “mercato” di totale monopolio.

È nata una nuova realtà della dipendenza: il  “sub-sub-sub pastore tecnologico”.

11 Commenti

  • Da sardista “accudidu”, sono convinto che si debba vedere il problema nella sua sostanza.
    … e la sostanza a mio avviso è questa: il Governo della Cosa Pubblica deve perseguire due fondamentali obiettivi, il primo è di far funzionare la Cosa Pubblica nel migliore dei modi disponibili e nel rispetto sostanziale delle norme che vigilano sull’uso delle risorse pubbliche, il secondo obiettivo non meno importante è di “utilizzare” i grandi lavori necessari per riformare la Macchina Pubblica, per creare opportunità di crescita per le realtà imprenditoriali locali e per generare Conoscenza sul territorio.

    Questo secondo obiettivo non soltanto è lecito ma è un mandato perentorio che noi diamo ai politici e che deve essere raggiunto in maniera trasparente ma ferma; come? ad esempio sollecitando fortemente le aziende locali a rinunciare alle storiche resistenze all’associativismo, avviando come suggerisce l’amico Enrico progetti di vera formazione d’impresa ed influenzando fermamente le eventuali aziende continentali e multinazionali ad associarsi con le aziende sarde ed a non utilizzare lo strumento mortificatorio del sub-sub-sub appalto.

    Se non riusciremo ad ottenere questo dai nostri rappresentanti, finirà che, nel migliore dei casi, avremo una macchina pubblica che funziona ma dovremo sempre chiamare un autista dal continente per guidarla, perchè quest’ultimo non ci “lascierà di prendere la patente”, una volta che si sarà seduto al volante lui. Ci siamo capiti???, diventeremo tecnologici ma rimarremo sempre servi con in più l’aggravante di essere stati noi stessi gli artefici della nostra condizione.

    Mi permetto di chiosare su quanto dice Marco M.C nel senso che “i sardi senza dignità” non sono quelli che subiscono il ricatto delle aziende continentali ma sono quelli che sono preposti al controllo dei bandi pubblici e che spesso sono più realisti del re oppure che sono forti con i deboli ( aziende sarde) e deboli con i forti( aziende nazionali o multinazionali) oppure si fanno blandire da questi potenti, a volte per un piatto di lenticchie.

  • Continuiamo a vivere da decenni con “a fora sos italianos” in testa e a rifiutarci di entrare realmente nel mercato globale. Continuiamo a mancare di vera mentalità imprenditoriale e della propensione ad investire sul capitale umano che ormai sono requisiti indispensabili non per espandersi e migliorare ma anche solo per sopravvivere. Sono finiti i tempi in cui, forti del nostro isolamento geografico e mentale, la torta veniva preparata in casa (utilizzando le stesse arti di amici, assessori e santi di cui ora ci lagniamo) e mangiata in casa. Se grandi imprese non della penisola ma di rilevanza mondiale vengono in Sardegna è anche perchè pure per loro il mercato è diventato stretto e i margini di guadagno più risicati, altrimenti ci avrebbero lasciato nel nostro beato isolamento, a preoccuparci di mettere i soldi sotto il materasso.
    Soffriamo, forse anche a livello nazionale ma soprattutto a livello locale, di una individualità spinta all’estremo e questo vale sia per gli imprenditori che per i dipendenti: i primi pagano e formano i secondi il minimo indispensabile perchè così non fosse questi pretenderebbero più soldi o viceversa si metterebbero in proprio. I secondi vivono in perenne frustrazione il loro ruolo di sottopagati, non riescono a sentirsi parte di un gruppo vincente e appena possono preferiscono mettersi in proprio e alzare ogni mattina la loro serrandina.
    Questa mentalità microimprenditoriale (o micromentalità imprenditoriale fate voi) può essere forse un punto di forza in tempi di crisi globale ma è di sicuro un tallone d’Achille nelle gare da sei zeri in su. Facciamocene una ragione. Ma non penserete mica che nella penisola ditte analoghe a quelle sarde riescano, contrariamente alle nostre, a competere ed entrare in reale concorrenza con le multinazionali del settore?! Nella Sanità? Nei Trasporti? Nelle grandi opere? Ma di cosa stiamo parlando!
    Fino a che costruiremo muretti a secco per non far scappare le pecore dalla nostra snc, sas, srl a quella di fronte, non ci sarà futuro da vere protagoniste per le imprese sarde nel mercato della Sanità, che si limiteranno al più a fare da testa di ponte nei confronti dello scenario politico locale.Continuiamo a scannarci tra noi come abbiamo fatto nel settore della grande distribuzione e degli alimentari e facciamo finta di non accorgerci delle decine di sardi che già lavorano, in Sardegna e fuori, alle dirette (ripeto dirette) dipendenze di aziende multinazionali. Che male c’è in tutto questo? Gli imprenditori qui a rinchiudere le pecore nel recinto e i cervelli intanto che vanno altrove a guadagnare di più e ad essere valorizzati come meritano. Comunque stiamo tranquilli, ancora qualche anno e non ci sarà neppure bisogno di sub-sub-sub contratti. Saranno le multinazionali, guidate da cervelli sardi, a gestire direttamente le nostre pecore. Perchè della micromentalità imprenditoriale del pastore si potrà in futuro fare a meno, delle pecore mai.

  • oh bobore, c’è scritto “circa”. guarda alla sostanza della cosa: lo stesso servizio costa alla asl circa il doppio senza motivo. Anzi, a ben vedere, c’è di peggio perchè si complicano i rapporti giuridici aprendo la strada a controversie legali ed ulteriori perdite di denaro e di tempo. Se poi l’azienda che realizza tali servizi assume a tempo determinato o tramite agenzia e la asl decide di cambiare… Però facciamo le regole sul massimo ribasso…
    Visto che le asl le governiamo fino alla virgola del singolo contratto tramite i DG ed i DA (e smettimola di raccontarci di criteri pubblicistici da rispettare che sono solo una pia illusione) imponiamogli di andare verso aziende sarde (serie) come si fa in TANTE altre regioni.
    FORZA PARIS

  • Mario Pudhu

    Ma sos pulíticos amministradores no ischint custas cosas? “Cascano dalle nuvole”? E si las ischint, aite bi sunt, a si zogare a su pudhu ‘e casta? A fàghere su bunga bunga de sa política? Su rimédiu si no bi est si chircat, comente narat Nino. Custa est una cosa infame e no dae oe. Che a medas àteras!!! Ma ite semus, totu ispetendhe s’unu chi bi pesset s’àteru? Ite amus imparadu, totugantos sa mentalidade menefreghista de sos furbos imbrogliones dominantes in Itàlia? A fàghere torrare sos contos nostros comintzat cun donzunu de nois. Totu s’àteru est vigliacheria, ca za no zughent/zughimus mancu carchi fusile puntadu a conca pro sighire in custu disastru.

  • Antonello M.

    Bellissimo e interessante reportage, come tantissimi altri, che visitando questo sito capita spessissimo di leggere. Encomiabile l’impegno di Paolo Maninchedda a diffondere belle missive e illuminanti informazioni. Però il lavoro profuso, per elaborare certi redatti, meriterebbe a livello mediatico uno spazio più adeguato, del cmq utilissimo strumento della rete. Detto in parole semplici, bisogna cercare di ritagliarsi uno spazietto anche tra i mezzi d’informazione classici come la Radio o meglio la T.V.
    Il pensiero l’ho già esternato in altre circostanze, ma la mia sensazione e quella che mi sembri che il mondo indipendentista a parte l’atto inclusivo alle comunali di Cagliari tra SNI IRS Indipendentintas Malu Entu e movimenti vari, per il resto mi sembra che si sia, piu attento a guardarsi in casa propria, che cercare apparentamenti “naturali” per poter così dire, finalmente sono tornati i Sardi, Uniti, PARIS.
    Allora insisto a parlare della Radio. Cosa ci sarebbe di più aggregante, per un idipendentista, di una Radio o meglio di una televisione indipendentista. Uno spazio frequentato dagli indipendentisti per tornare ad essere e lavorare gomito a gomito. Una Radio che con un semplice click, sia in macchina o in casa pittosto che a lavoro o altro, ti pemettesse di ascoltare i vari Maninchedda, Zuncheddu, Sale, Sedda, Cumpostu, Solinas,F. Sanna,Doddore e tanti tanti altri che meriterebbero considerazione tra gli indipendentisti indipendenti che son tanti pure loro e si ha bisogno di tutti.
    Non aggiungo altro. Se la volontà della maggior parte degli indipendentisti si potesse convogliare in un telecomando, cari dirigenti di ogni partito e movimento non avremo trovato contrari nel pilotarvi finalmente nella casa dei Sardi su una Radio o meglio in una TV.
    Es.: 100.000 X 20€ = 2.000.0000 due milioni di euro. Basterebbero 20 o dovremo mettere di più basta lo diciate, E NDE SIGHIMUS.
    Cun Salude

  • A mio parere un dicorso realistico dovrebbe essere finalizzato a creare le condizioni (formazione – incentivi per unirsi determinando realtà imprenditoriali più grandi e competitive – anche incentivi per alcuni indubbi svantaggi determinati dall’insularità come ad esempio in materia di costi dell’energia e dei trasporti) affinchè le nostre imprese siano competitive e possano, in prima persona, confrontarsi e competere negli appalti. Ma pensare di buttare all’aria il sistema di regole, di livello europeo, in materia di appalti mi sembra veramente utopistico o forse proprio irrealistico. Se poi dobbiamo veramente dircela tutta all’amministrazione e quindi di riflesso ai cittadini la concorrenza determinata dall’apertura del mercato non può che creare vantaggi in termini di risparmi di spesa. Quindi ben vengano le incentivazioni nel senso anzidetto (anche se in Sardegna occorre in primo luogo superare l’atavica diffidenza verso gli altri che determina che i nostri impresari pur di non assocciarsi preferiscono accontentarsi dei subappalti oltre al fatto che spesso si sentono discorsi del tipo “ma chi me lo fa fare di aggiornarmi di crescere di studiare quando vivo bene così”)per creare una classe imprenditoriale competitiva, ma il resto è, amio parere, assolutamente impraticabile.

  • Ma se l’azienda sarda percepisce i 4/7 dell’appalto come è possibile che le altre ne abbiano i 3/5?

  • Si essered solu kusta sa kistione … Su malu est ki sa veridade est fintzas peus. Sas impresas sardas si ke sunis iscantzellande dae sos Registros de sas impresas, ca nan ki non poden prus pagare sa derrama de su Fiscu istatale. Cando andad bene, puru po appaltos minores,sas ipresas nostras presentan sas domandas a numen de impresas prus mannas (terramannesas) po tenner a pustis su traballu a su 50% cando andat bene.
    Bi sunis fintzas inzenieris sardos ki aken de trattadores po impresas de continenete.Meske in s’edilizia bi sun impresas titoladas, ki non tenen prus dipendentes, ki pikan sos appaltos solu po los dare a attere e balanzare su 30% kene mancu si tremer. Tenes resone tue, tottu custu nos est impoverinde semper de prus, e tenet resone Nino, est ora de cambiare, depimus zirare teula!
    Salude e libertade

  • Marco M. C.

    Quando lavoravo negli impianti ESAF, erano veramente tante le aziende italiane che creavano ATI per “entrare nel mercato” dalla porta di servizio e poi scaricare il passepartout di turno alla seconda tornata di gara.
    Sovente mi sono scontrato con i fiduciari di tali potenti aziende, che utilizzavano sardi senza dignità per portare avanti i propri sporchi giochi.
    Ora, Abbanoa ha appena appaltato il servizio di analisi di laboratorio ad una azienda del continente (che utilizza anche un prestanome sardo): nulla di nuovo sotto il sole, anche l’anello al naso.

  • E dov’è lo scoop?

  • Bisogna modificare i bandi di gara per facilitare la partecipazione delle imprese sarde annullando il requisito dello standing nazionale ed internazionale, vietando il sub-appalto (un vero e proprio strozzinaggio), vietando il ribasso d’asta, eseguendo controlli severissimi sulla esecuzione dei lavori. Andremo a cozzare con normative nazionali ed europee? Bene, provochiamo lo scontro e creiamo il caso politico denunciando lo sterminio di un popolo ammantato dal pieno rispetto della democrazia.

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