Il sesso dei disabili e la grandezza delle madri

10 marzo 2012 08:2315 commentiViews: 8726

disabili1Raramente ho postato qui testi apparsi su altri siti. Ieri, però, in una giornata resa complicata da notizie tristi per una mia amica che combatte la sua battaglia per la vita, ho continuato a leggere in rete articoli sul mondo dei cosiddetti ‘invisibili’, le persone colpite  da particolari patologie che vengono puntualmente messe ai margini perché sono persone ‘faticose’. Credo si sia capito che da tempo sono combattuto tra il dedicarmi alla costruzione di uno stato sardo o ritirarmi ad occuparmi di queste cose da cui mi sento attratto.
Tant’è che ieri mi imbatto nel resoconto di una madre che si occupa del suo figlio maschio disabile. È un capolavoro; è il ritratto della grandezza che si annida in tante esistenze quotidiane. Eccolo:

«… Il post (quello su Quasi amici) arriva a puntino: proprio stamane l’insegnante di sostegno di mio figlio si è lamentata del fatto che se una compagna di classe passa vicino alla carrozzina, il mio ragazzo l’afferra per il braccio, non la lascia andare etc etc. «La pulsione sessuale è terribile» mi dice come se fossi un’anima bella che non si è accorta che il figlio è cresciuto. Ovviamente le ho risposto in modo brutale sconcertandola. Avrà fatto pure il suo addestramento come sostegno con allegato corso di “psicologia del disabile” in 12 lezioni ma… non può comprendere proprio tutto perché non lo vive.

«Una madre della mia sottotribù invece mi ha insegnato parecchio. Lo scorso settembre mi ha telefonato alle due di notte chiedendomi di andarla a prendere in una certa via e di portare la macchina grande con il mio tagliando perché era con suo figlio e la carrozzina. Quando arrivo sul luogo li trovo per strada con due tutori dell’ordine imbarazzatissimi e rossi come peperoni. Carico in macchina figlio, carrozzina e madre e andiamo in un locale del centro ancora aperto dove mi racconta quello che le è successo.

Il figlio è maggiorenne, lei è divorziata e il padre si è rifatto una famiglia completa di due figli sani ancora pargoli. Così è toccato a lei provvedere (alla sessualità del figlio ndr) perché la nuova moglie… non gradisce. Indagini lunghe e discrete presso colleghi e amici per trovare una “casa” con una tenutaria e ragazza disponibili, ovviamente a prezzo maggiorato, ad accogliere un disabile. Per un po’ va bene e il ragazzo è felice e la ragazza è “fissa”.

Purtroppo quella sera arriva una incursione. Lei è seduta vicino all’entrata con un libro di matematica (è insegnante), i suoi bravi capelli brizzolati e la figura pesante dei suoi anni. Sconcerto dei tutori dell’ordine neanche avessero visto un gatto in un canile. Poi una delle tutrici dell’ordine arriva trafelata “c’è di là un ragazzo che chiede della mamma”. La mia amica si alza e dice “mbeh penso che dovrei vestirlo se c’è qualcuno che mi aiuta”. Panico tra i custodi della legge. Alla fine permettono alla “ragazza fissa” di aiutare la madre.

Poi bisogna portare tutti, clienti e ragazze, in centrale dove verranno identificati mentre la tenutaria viene arrestata. Sono pronti due furgoni di sotto. La mia amica propone di seguirli con il figlio con la propria macchina ma i tutori rifiutano. Allora come far salire il ragazzo, ormai molto agitato, sul furgone? Altro panico e intanto la maitresse blatera che lei fa un buon servizio sociale e che aiuta i bisognosi, vedete c’è pure il povero disabile etc. Alla fine due forzuti tutori scaraventano ragazzo e carrozzina sul furgone delle ragazze che lo accolgono con boati, urla e risate.

In Centrale arriva subito il magistrato che messo al corrente della particolarità non sa che pesci pigliare. E qui la mia amica mi racconta un colloquio surreale:
– dove è suo marito? Io non ho marito, mi ha lasciato, pochi disabili hanno il padre.
– ma lei non ha un fratello o un amico per queste cose? No sono figlia unica e questa faccenda non si delega agli amici. Il resto lo tralascio e dico solo che non ho mai riso tanto in vita mia.

Si Simone c’è da ridere perché nella vita normale ci sono i mariti e gli amici, che spariscono nella vita con un disabile. Perché certi argomenti sono da uomini normali, ma le madri dei disabili a volte devono comportarsi da uomini, che lo vogliano o no. E uomini stessi, quelli che fanno le leggi, quelli che comandano, quelli che ci abbandonano a noi donne e madri diverse, non lo capiscono.

Anche se c’è un danno cerebrale, i nostri figli crescono e gli ormoni quelli sono. I danni cerebrali a volte provocano modifiche fisiche significative (bava alla bocca, incapacità di camminare) ma la voglia di affetto, di un abbraccio, di un rapporto c’è sempre. Però nessuno dei normali si sofferma su questo problema: per tutti il disabile è un “infelice” (come si diceva una volta) e non un essere umano con i suoi sentimenti e i suoi bisogni. Forse si considera il disabile un angioletto puro, a volte brutto da vedere (altro che i puttini del Mantegna!) ma comunque un qualcosa amorfo e non un qualcuno.

Ho l’impressione, poi, che molta gente non si renda conto che i nostri figli debbano farsi la barba come tutti e dobbiamo fargliela noi e così per tante altre cose. Ho l’impressione, invece, che molta gente pensi che quando i nostri figli sono in casa si fanno la barba da soli, mangiano da soli e vanno in bagno da soli. E queste cose, elementari e sgradevoli, raramente vengono fatte vedere per l’intero in un film, mitico per tutti “il figlio della luna”.

E allora come invocare la società perfetta, come meravigliarsi dello sconcerto e dell’imbarazzo di un normale quando nessuno gli scaraventa la realtà sotto il naso. Una realtà elementare: un disabile ha bisogno di tutto ma proprio di tutto, senza ipocrisie e senza repulsione, e senza neppure “distinguo” tra padre e madre perché Madre Natura non fa sconti anche quando fa un torto.

Più che invocare una società perfetta non sarebbe meglio spingere tutti noi a una riflessione più concreta, meno moralistica, più veritiera? E diciamolo “più naturale”! E infine, finale come in tutti i film che si rispettino: la mia amica ha trovato un’altra “casa”, il figlio sembra contento della “nuova ragazza”, non ha avuto conseguenze, l’ex marito non ha saputo niente e il 14 febbraio ha ricevuto un mazzetto di roselline. Perché spesso quello che si nega ad un disabile si nega anche alla madre».

Queen Ann

15 Commenti

  • Che dire su sesso e affetto: argomento rognoso e contorto.
    Le due cose non credo siano affatto interdipendenti, credo anzi che spesso la troppa sessualità annulli totalmente l’affetto, la vita almeno insegna questo, nonostante questa società emancipata e moderna sbraiti l’opposto, ma si sa ipocrisia è benessere non fanno certo a cazzotti.
    Sul racconto(o fantasia il dubbio resta), più che il disabile, credo sia la madre a desiderare che il proprio figlio abbia rapporti sessuali pseudo-normali, anche se effimeri ed illusori, con affetto condizionato, in quanto quello vero e ben altra cosa che quello che può regalare la ragazza fissa di una tenutaria.
    Credo che uno Stato dovrebbe come prima cosa badare ai bisogni indispensabili dei suoi cittadini che di certo non possono essere sodisfatti per mezzo dei 267 euro di pensione mensile che vengono corrisposti agli invalidi civili(disabili al 100% compresi), la diaria di trasferta per i politici fuori sede +/- è la stessa cifra.
    Per lo Stato un “animale politico” ha diritto a mangiare in un sol giorno quello che ad un essere sfortunato può essere concesso per un mese intero.
    Se questa si chiama equità?
    Sono contrario ad uno Stato tenutario di ragazze fisse.
    Sono contrario ad uno Stato che voglia indirizzare ed incanalare, voglie, desideri e pulsioni sessuali degli adolescenti.
    Ritengo che mettere i distributori automatici di preservativi, nelle scuole secondarie, sia una grave violazione al diritto esclusivo dei genitori all’educazione, oltre che un reato penale, visto che l’attuale legge(a mio avviso pedofila), vieta i rapporti sessuali ai minori di 14 anni.
    PS: per legge sono leciti i rapporti sessuali tra 14 enni ed adulti di qualsiasi età. Che legge evoluta ed emancipata!!!
    Domandina, se un adulto(foss’anche 70 enne) mostra ad un minore di 18 anni un film per adulti con scene sessuali esplicite compie un reato penale.
    Se quelle stesse scene le realizza col minore anzichè pedofilo per la legge è soltanto un innamorato “affettuoso”?
    Se tutto questo è normale io allora mi dichiaro anormale.
    Ancora un 14 enne non ha diritto nemmeno alla carta d’identità, ed invece per la Legge è capace d’indere se un 70 enne dispensa “amore” o “affetto pedofilo”!!!
    Soltanto sconcerto!
    Questo del sesso è e sempre sarà un campo minato ma alcuni paletti andrebbero messi, altrimenti va veramente tutto a “puttane” nel vero senso del termine.
    Relativamente ai paesi nordici scandinavi, ricordo che in “Svezia” la “prostituzione è un reato penale”.

  • Marcello Simula

    Paola, concordo pienamente con quanto hai scritto, in maniera assolutamente totale. Brava,quando c’è bisogno di ragionare seriamente, sono le persone come te che fanno la differenza. Grazie!

  • Ho letto con attenzione l’articolo e i diversi post. Sinceramente se fossi stata io la madre del ragazzo disabile non saprei dire come mi sarei comportata perchè ritengo che parlare senza essere coinvolti in prima persona dia una visione assolutamente parziale delle problematiche che devono affrontare coloro che quotidianamente si trovano a fronteggiare simili situazioni. Per aver in parte vissuto con una persona disabile posso certamente dire che quanto scritto da Beppe nel suo ultimo post non fa parte della realtà, almeno non ha fatto parte della mia e come ha giustamente detto fa parte del passato. Nel caso specifico viveva con la mia famiglia il fratello disabile di mia madre e a parte la mia ristretta famiglia non c’è stata nessuna solidarietà, neanche da parte degli altri fratelli che anzi hanno “abbandonato” il fratello scomodo. Quanto alle istituzioni l’unico ausilio è stato quello di concedere alla famiglia un’assistente la mattina per un’ora per aiutare mia madre nello svolgimento di attività quali lavarlo e vestirlo. Tutto ciò dietro pagamento di un compenso calcolato sulla base del reddito. Abbiamo forse perso quel senso di solidarietà umana che esisteva un tempo ma in fondo credo che anche in passato, quando le persone probabilmente si aiutavano di più, le problematiche della disabilità erano sempre e comunque gestite in ambito della ristretta famiglia di appartenenza. Un saluto

  • Colpo Grosso

    “Com’è possibile avere un idea giusta con una gamma così vasta di idee giuste?”

    La complessità del reale oltre che essere ontologica resta necessariamente inafferrabile allo sguardo istintivamente e, in certi accenni violentemente, dogmatico. L’equilibrio tra l’ignavia e la maligna tentazione ad applicare i nostri mille personalissimi rasoi di occam è duro da trovare, duro da mantenere, duro da applicare in tutti i campi.

    In queste situazioni dialettiche, mi chiedo quanto sia utile e sensato contrapporre le opinioni. Detto ciò, anche “DONNE E SESSO” sarebbe stato un bel titolo, più pubblicitario.

  • Grazie Beppe , mentre non ho capito la risposta di Paolo.

  • Vorrei richiamare soltanto alcuni elementi di riflessione e non giudicare nessuno, tantomeno chi vive o condivide esperienze di sofferenza.
    Più semplicemente, nei nostri paesi della Sardegna, fino a qualche tempo fa, tutti noi abbiamo sperimentato un modo di condividere i bisogni che oggi sembra quasi un miraggio da fiaba.

    Da dove nasceva quel modo di concepire la vita?

    -Certamente da una precisa concezione della persona: l’uomo non era soltanto istinto o impulso sessuale. Tanto è vero che, pur soddisfando quella esigenza, il dramma umano resta perfettamente irrisolto;

    – Da una concezione della famiglia in cui un uomo e una donna, con i propri figli, affrontavano assieme, fino alla fine, le difficoltà della vita. Oggi, sul superamento dell’istituzione familiare, si teorizza di tutto e di più.

    – Da un’amicizia sincera di persone che condividevano le medesime condizioni di vita. Da soli sarebbe stato impossibile reggere per lungo tempo il peso delle circostanze;

    -Dal miracolo della solidarietà, specie quella che abbiamo sperimentato, in modo forte, proprio in Sardegna -non casualmente ma per una precisa storia bi millenaria che ne ha plasmato costumi- tra compaesani in un qualsiasi momento di bisogno.

    Sommessamente, ritengo che questi pochi elementi potrebbero offrire occasione per riflettere, oltre che sulla condizione umana e/o sulla disabilità, sulla storia della Sardegna e su ciò che la politica dovrebbe fare per favorire questa consapevolezza nel nostro popolo.

  • Gian Piero Zolo

    Non giudico, rifletto e non mi interessa porre sui piatti della bilancia i punti di vista altrui per cercare di trovare quello che più si avvicina alla mia grammatura. Ascoltiamoci, impariamo a farlo, esiste una tolleranza che può portare alla comprensione anzichè al giudizio irremovibile.

  • Per Beppe: quello che vuole costruire lo stato sardo ha conosciuto disabili con desideri sessuali e non solo di affetto. Ci ha passato serate insieme e continua a riflettere, senza risposta, su una natura che ti produce bisogni impedentodi di agire per rispondervi. Pensa un po’ quello che ti pare di me: io non ho più interesse per i giuidici e per i giudizi.

  • Grande Paola!!

    Non c’è più nessuno in grado di cogliere la differenza esistente tra l’abbraccio disinteressato di un vero sguardo amico e le prestazioni a pagamento offerte in un postribolo clandestino.
    Questa differenza, fino a qualche tempo fa, non era ignota neanche all’ultimo degli illeterati del più piccolo villaggio della Sardegna.

    Ne tenga conto chi vuole costruire il nuovo Stato Sardo.

  • Mirabile, davvero mirabile lo scenario.
    Di una potenza teatrale, letteraria ed estetica davvero senza pari. Sono senza parole, ammutolito dalla sua sferzante cupa tragica bellezza.
    Quasi come al cospetto di un teorema tanto esatto e razionale quanto incomprensibile. E perciò magico. Forse per questo motivo la mamma di Lui è insegnante di matematica ? Perdonate tutti, vi prego, se al primo impatto di un tale dramma io ne ho colto la forza poetica. Queen Ann è la vera protagonista. Quale ingegno avrebbe potuto descriverla meglio? E’ perfetta. Con fare quasi incestuoso condivide i bisogni sessuali del figlio. Se ne fa carico, li avverte, li sente come suoi. E si fa complice degli incontri sessuali del figlio. Anzi promotrice. Che donna, ragazzi! Il figliolo è una sorta di Angelo Incompiuto, un uomo interrotto dalla sorte, uno stimolo alla pena alla commozione alla nostra mai placata necessità di lavarci la coscienza. Ovvero un essere inutile ai più, ma utilissimo al nostro cinismo di persone cosiddette sane. E Lei cosa fa? Lo cala nel lordume della vita! Lo fa puttaniere! Gli fa conoscere il Piacere. E così la tormentata meretrice sfruttata da terribili aguzzini, la maitresse che sfrutta la situazione guadagnandoci un po’, le sciagurate forze dell’ordine e noi tutti veniamo d’incanto assolti dal suo semplice gesto perché non possiamo non condividere, non possiamo non sostenere Queen Ann. Ma avremmo mai avuto il suo coraggio? Non di averlo condotto da una prostituta ma di aver permesso di insozzare il suo candore di ragazzo sfortunato che fa tanto carino, come i cani al guinzaglio con il cappottino. Lui che si unisce alla occasionale meretrice non fa Amore, non fa Grazia, non fa gioia del cuore, non fa nemmeno tenerezza. Son due vite tragiche, due disperazioni, due inferni quotidiani che sintetizzano in Paradiso, cioè in Materia affettiva: è sempre l’Unione o la Relazione consapevole tra due che fa l’Affetto. Quando capiremo che il Sesso è l’esperienza umana definitiva per eccellenza? Ecco perché forse l’Aldilà non esiste. La vita ha da consumare se stessa qui, adesso, non altrove e chissà se e quando. La mente matematica della mamma questo lo sa. E cala senza pudore o remore Lui nel Peccato. Per farlo sentire vivo. Per farlo conoscere al mondo e fargli conoscere il mondo. Per amarlo davvero, liberandosi finalmente dall’orpello del vincolo parentale. Queen Ann è dunque l’unica tra tutti a meritare il Sogno dell’Eternità? E’ dunque un’eroina spirituale e civile? E’ dunque mondata dai suoi peccati? No, per niente. Perché continua a non capire che la sua vita, senza marito e senza macchia, al servizio del figliolo disgraziato e del bizzarro e crudele destino, è comunque persa vinta reietta. Non muove alle lacrime il figliolo nudo di fronte ai nostri morbosi occhi, ma Lei, la vera meretrice che vende tutto di sè per destare il mondo dallo scempio perpetrato incessantemente senza pietà dall’uomo sull’uomo, dalla vita sulla vita. E vacua e nulla si dimostrerà la sua opera ed il suo coraggio. Perché è imbattibile la calma quiete dell’umana indifferenza. Ecco perché io prendo la fuga nel mondo incantato e possibile della letteratura, l’avrete capito no? Perché di Queen Ann non ho il coraggio nè la vita pericolosa e difficile che desterebbe la mia molle coscienza simile a quella di tanti altri. Sono solo un uomo. E quindi non mi resta che sperare che questi miei dannati occhi smettano di lacrimare…

  • Gran bel articolo che fa capire come in Italia siamo anni luce indietro rispetto a questo “scottante” tema del sesso dei disabili.
    In Finlandia e li (come in tutti i paesi scandinavi) sono stati istituiti servizi di “assistenza sessuale per i disabili” che offrono prestazioni sessuali ai disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali.
    Il tutto affrontato e vissuto senza il moralismo, il bigottismo e la profonda arretratezza culturale che purtroppo ci circonda.

  • Con molto garbo e sottile presunzione Rina ha giudicato me. Come vede e’ molto facile!

  • Non è facile immedesimarsi nelle difficoltà quotidiane che una famiglia con un disabile affronta, è diverso il ruolo di chi osserva dall’esterno, anche come esperto del settore o come volontario nelle diverse associazioni, rispetto a chi il “problema” lo ha nel cuore, nel sangue, sulla sua pelle.
    Una madre racconta, concordo, è un capolavoro, anche se un pugno allo stomaco. Difficile parlare di questioni che fanno parte della sfera privata.
    Chi legge, invece, vede la vicenda da angolazioni diverse che sono legate dalle proprie esperienze, a me ha strappato un sorriso commosso e mi sono chiesta come mi sarei comportata al posto di questa madre, non mi sono data risposta, non lo so e non è facile rispondere. Ci vuole una sensibilità interiore molto profonda per capire e non giudicare questa madre, come quella di chi ha messo a disposizione l’articolo. Grazie.

  • Dopo un primo momento di perplessità, il titolo che hai dato al post mi è rimasto impresso e mi ha costretto a riflettere. Non ci sono molti elementi per capire meglio la situazione di questa donna ne di suo figlio, certamente la sua amica fa intendere che si tratta di una vittima delle circostanze e di un marito e nuova moglie insensibile che hanno lasciato a lei il peso del carico. Non sappiamo, ma vien difficile credere che quando un matrimonio finisce le colpe siano sempre da una sola parte. Per lavoro, conosco molte famiglie che vivono queste difficoltà e ognuna

    risponde in modo diverso a seconda della sensibilità e dell’educazione ricevuta. Questo mi sembra il “classico”caso della madre che con la giustificazione delle difficoltà del figlio, riversa su di lui tutta la sua vita, i problemi del figlio diventano i suoi problemi, tutti, e tutti da affrontare da sola per poi lamentarsi della poca sensibilità degli altri. Per fortuna non sono tutte così , ci sono molte esperienze di madri o padri o famiglie intere che il problema della sessualità del proprio caro disabile l’hanno affrontata facendosi aiutare, come spesso accade per i figli ” normali” che non sono mai come noi vorremmo. La frase…” ma la voglia di affetto, di un abbraccio, di un rapporto c’è sempre”, non mi ha lasciato per tutta la mattina. Proprio per questa ricerca di affetto, non solo di sesso, per me risulta terribilmente triste e inumano quello che questa madre ha fatto. Non sono una moralista, giudico a partire dalla mia esperienza di madre e professionale, per rispettare il figlio avrebbe dovuto chiedere aiuto a chi vive la stessa esperienza, ci sono tante associazioni di famiglie anche nella nostra regione che sono esemplari,non concedergli la soluzione per placare le pulsioni. È molto strano che questo ragazzo non abbia amicizie, chiedetevi il perché. Spesso il cordone ombelicale della madre diventa il recinto entro cui non fare entrare nessuno. Se tutte facessero così…per me la grandezza di una madre è ben altra cosa. Forse per capirlo meglio basta immedesimarsi , anche perché i
    problemi della sessualità non riguardano solo i disabili e sopratutto non riguardano solo il sesso maschile. Personalmente non avrei mai fatto una cosa del genere ne a mio figlio ne a mia figlia, sani o malati. Gli voglio troppo
    bene per capire che come madre, disabili o no, non posso ne risolvere, ne vivere la sua vita Un ultima nota sull’amica che scrive e che fa venire i dubbio sulla veridicità della storia, mi sembrava più preoccupata di giustificare l’amica che di quello che ha subito il ragazzo, tutta l’umiliazione e non per colpa della polizia, ma per l’immaturità e stupidita della madre. E non aggiungo altro sulla seconda casa e la ragazza fissa. Neanche le bestie si trattano così Scusate la crudezza , ma la penso così

  • Carlo Deidda

    Caro Paolo, quando lo stato sardo vedrà la luce è sicuro che queste tematiche verranno affrontate in modo differente da quanto faccia oggi lo stato italiano; e per questo motivo ritengo non ci sia antitesi tra le tue 2 diverse aspirazioni,

Invia un commento