Il senatore Francesco Sanna mi risponde e racconta l’ultima sciatteria dell’Assessore (tecnico?) alla cultura sarda

7 settembre 2010 07:4321 commentiViews: 44

970A luglio scrissi a tutti i parlamentari sardi sul mancato finanziamento del contratto di servizio Rai per la Sardegna. L’unico che mi ha risposto, ieri, è stato Francesco Sanna, il senatore del Pd responsabile di aver creato in provetta Enrico Letta, ma poi riscattatosi da questa presunta attività eugenetica con un serio lavoro parlamentare per il popolo sardo (lavora, cosa rara). La vicenda che mi racconta nella lettera mi era stata anticipata a parole da Antonello Cabras a fine luglio. Leggete e indignatevi. Non è questione di centrodestra, in cui non mi riconosco, come orgogliosamente mi sento lontanissimo dal culturame indignato di sinistra, dimentico di tutta una grande tradizione e interprete solo della confusione degli anni Sessanta-Settanta, di cui io salvo solo – e non è poco – la rivoluzione sessuale (ancora incompiuta). Io lavoro, come è noto, a smontare il centrodestra e il centrosinistra e a costruire il partito dei sardi, a  costruire uno stato sardo dentro un’Italia confederale. Non è dunque questione di schieramento, né di appartenenza a questa o quella maggioranza (perché io non appartengo a nessuno, perché sono cristiano e quindi profondamente laico, cioè non sacrifico a Cesare e aborro il culto politico e ho anche problemi serissimi con la gerarchia ecclesiastica tendenzialmente pigra e immobile); è questione di asineria, ecco, chiamiamola così, sciatteria, faciloneria, salottismo ecc., ma anche di politica nordista e razzista della maggioranza di centrodestra nazionale e di subordinazione vergognosa dei sardi distratti in questo parlamentino italico ammalato di inconsapevole ignoranza.
Buona lettura. Grazie Francesco.

Cagliari, 6 settembre 2010

On. Paolo MANINCHEDDA
Consigliere Regionale della Sardegna

Caro Paolo,
riordinando la posta elettronica mi accorgo di non aver visto tua lettera del luglio scorso, con la quale segnalavi ai parlamentari sardi il fatto che la bozza del Contratto di servizio Rai, in fase di rinnovo, prevede che il servizio pubblico realizzi trasmissioni radiotelevisive in tedesco e ladino per il Trentino Alto Adige, in sloveno per il Friuli, in francese per la Val d’Aosta. La Sardegna non è contemplata. Da qui il tuo invito a richiedere una modifica del contratto che ricomprendesse anche la Sardegna in questo tipo di programmazione.
Il tema non mi era sfuggito. Come sai, il Parlamento svolge la sua attività di indirizzo nei confronti della RAI mediante la Commissione Bicamerale di Vigilanza sul servizio pubblico radiotelevisivo, oggi presieduta da Sergio Zavoli, la quale esprime un suo parere anche sui contenuti del contratto di servizio. I colleghi del Partito Democratico in Commissione, quando nella tarda primavera si è discusso l’argomento, mi segnalarono un certo attivismo delle regioni a statuto speciale del nord Italia nel richiedere alla RAI trasmissioni nelle lingue locali.
I parlamentari democratici in Vigilanza sostennero la tesi che anche la Sardegna, tra le Regioni la cui tutela linguistica è riconosciuta dalla legge 482 del 1999, dovesse essere esplicitamente richiamata dal Contratto di Servizio, con la realizzazione di programmazione radiotelevisiva in lingua a carico del servizio pubblico. Dalle informazioni che avevo assunto presso la sede RAI della Sardegna, i programmi in lingua sarda videro sempre, per la loro produzione, convenzioni e l’intervento finanziario della Regione Sardegna. Si trattava di fare un bel salto di qualità: da una possibilità (a pagamento), ad un dovere (senza oneri per la Regione).
I senatori democratici Vincenzo Vita e Fabrizio Morri introdussero nel dibattito la questione di allargare alla Sardegna la previsione esplicita di questo nuovo obbligo di servizio pubblico. Il deputato Beltrandi formalizzò un emendamento all’articolo 16 del contratto di servizio. Alla previsione che la RAI si impegnava ad “effettuare trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua tedesca e ladina per la Provincia autonoma di Bolzano, in lingua ladina per la Provincia autonoma di Trento, in lingua francese per la Regione autonoma Valle d’Aosta e in lingua slovena per la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia”, si proponeva di aggiungere in fine, le parole : “ed in lingua sarda per la Regione autonoma della Sardegna”.
Il giorno 8 giugno 2010 la Commissione votò il parere sul contratto di servizio. Nonostante l’insistenza dei parlamentari democratici ed il richiamo dell’importanza della questione che fece il senatore Morri, capogruppo PD in Vigilanza, in dichiarazione di voto, il PDL e la Lega votarono contro l’emendamento che introduceva per la RAI l’obbligo di programmazione in lingua sarda.
Questo è quanto accaduto. È stata una delle tante omissioni ostili e anche sciattamente immotivate che ho visto in questi due anni rivolgere dalla maggioranza di centro destra in Parlamento nei confronti del sud dell’Italia e della Sardegna. Se non ci fu dolo, si registrò la solita grande stupidità: poiché la proposta di ricomprendere il sardo e la Sardegna nella programmazione RAI veniva dal Partito Democratico, PDL e Lega votarono contro in automatico.
Permettimi in fine due parole che riguardano la tua responsabilità di consigliere regionale sardo appartenente alla maggioranza di centro destra che sostiene la Giunta Cappellacci, e che dunque ne può a maggior diritto indirizzarne l’attività.
Mentre nel caso che sollevi i presidenti e gli assessori alla cultura delle regioni autonome del nord Italia avevano ben presente cosa era in gioco, ed hanno chiesto ed ottenuto audizioni formali in Commissione di Vigilanza per sostenere la rivendicazione di trasmissioni in lingua a carico dei bilanci RAI, la Giunta Regionale della Sardegna non presentò non dico una solenne rivendicazione, ma nemmeno una timida domandina.
Nei prossimi giorni il Consiglio Regionale della Sardegna discute di riforme istituzionali, riproponendo il tema dell’introduzione e del rafforzamento di elementi di sovranità della Regione nei suoi rapporti con lo Stato.
È giusto, ma non assolve chi oggi ha la responsabilità del governo regionale dall’esercizio anche appena decente della responsabilità che gli è stata affidata, che è tanta anche a Costituzione e Statuto invariati.
Spesso non sono gli italiani cattivi a deprimere la Isla, ma la impreparazione e distrazione e, quando consapevole, la sottomissione rassegnata di chi la rappresenta.
Con la stima di sempre.

Francesco Sanna

21 Commenti

  • Giancarlo Mameli

    Nessun errore
    sono il segretario della sezione di Iglesias, che ha ricostruito un´organizzazione di partito in questi due anni e mezzo.
    caro Nino, un partito, oltre ad aver bisogno di ideologia che si evolve coi tempi (per non correre il rischio di apparire agli occhi del popolo solo una compagine di folkloristica memoria); ha bisogno altresì di tattica, strategia e diplomazia!!
    del resto, non mi pare che il metodo politico che tu sponsorizzi, abbia prodotto ai Sardisti negli ultimi anni risultati eccezionali.
    Io ho parlato di dialogo! di interlocuzione con tutti, cosa che peraltro stiamo facendo a livello Nazionale.
    Io non schiaffeggio nessun Sardista, mi confronto, anche i toni dialettici sono importanti…. quando si vuol parlare di politica.
    A mezul bjede.

  • No, non mi piace il buonismo di maniera. Se poi questo porta un Segretario di sezione del Partito Sardo D’Azione (salvo errore) ad accusare i Sardisti di essere “statici mentalmente” mi piace ancora meno. E perchè viene predicato il buonismo schiaffeggiando i Sardisti?Per difendere, udite udite, il dialogo con quel campione di trasformismo, per rimanere in sella lui, che è Antonello Cabras.Che è stato segretario politico di quattro partiti diversi, un salone plurimarche che ora, forse, sta studiando da segretario di un quinto partito. E i Sardisti dovrebbero fargli da sponda? Forse c’è qualcosa che non va in quel di Iglesias.
    I Sardisti devono dialogare con i cittadini per spiegare l’IDEA Sardista, la sola al centro del dibattito politico, che tutti fotocopiano al solo scopo di perpetuare il potere personale. A Sant’Antioco ci sono altre migliaia di cittadini ed è con questi che bisogna essere suadenti e dialoganti. L’altro non è in cima ai pensieri del Partito Sardo D’Azione ca est comente sa catedda de Anghelu Fiore: 100 ne idet, 100 ne amorat.

  • Giancarlo Mameli

    Salude

    Cerco costantemente di apprendere dalla dialettica e dai metodi di Paolo il modus operandi del moderato, poiché lo ritengo di gran lunga il miglior “metodo”, per il raggiungimento degli obbiettivi politici che ci siamo prefissati come partito.
    Devo ammettere però che leggere certi commenti spesso risveglia in me i vecchi trascorsi politici adolescenziali, in un periodo, 1974-1979, dove era imperativo usare i muscoli, a discapito dell’intelletto.
    Ora io mi chiedo e chiedo ai nostri iscritti e simpatizzanti che non perdono occasione per rimarcare i torti e i sopprusi subiti nel recente passato da quella o quell’altra forza politica:
    Vogliamo ancora essere statici mentalmente?
    Pensare, come amiamo dire ” tottus si eppente, ma nemmus si pagat”!?
    Non sarebbe meglio ricercare i lati positivi negli atteggiamenti politici dei vari interlocutori di oggi?
    Il Sen.Sanna dimostra nella sua missiva, di voler attivare un dialogo politico “corretto”!…. cosa c´entra se venti anni or sono fu il P.C.I. a fare la stessa azione?
    La politica è dinamica, mentre spesso noi Sardisti abbiamo la tendenza ad essere statici mentalmente, e questo non aiuta la “causa”.
    Io conosco personalmente il Sen. Francesco Sanna, anche perché è della mia città, ma non per mero campanile affermo e condivido pienamente con Paolo, che èpersona degna di rispetto politico e che noi abbiamo il dovere di perseguire il dialogo con i pochi illuminati sia a Dx che a Sx.
    Avevo scritto su queste pagine nel mese di giugno, di una disponibilita´da parte dell´On. Antonello Cabras ad incontrarci (in un’assemblea pubblica) per parlare della nostra iniziativa politica sulla mozione da noi presentata sull´indipendenza.
    In quel contesto ho avuto modo di leggere tanti commenti che rinvangavano il passato e i presunti torti! subiti da noi Sardisti da parte dell´On. Cabras.
    Ecco in concreto vorrei dire questo: Dobbiamo convincere e non imporre! e per convincere occorre dialogare!
    PER IL SIG. MICHELE INVECE! brutta cosa la frustazione!
    purtroppo Micheleddu!…. professore bisonzara a due esse…. non bastat a iscriede duos fueddos pro faghe lughe… poite pro faghe lughe bisontza linna…e not pala… sa pala…no fagher trettu….ca´e tie.

  • Mario Carboni

    Caro Paolo,
    ho scritto su facebook un commento alla questione RAI
    e sulle imprecisioni e faziosità della lettera che ti inviato l’on. diessino (questo è il link http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150250386975403)

    «Sulla questione RAI e lingua sarda, la disinformazione dei nemici di sempre della lingua sarda.
    pubblicata da Mario Carboni il giorno sabato 11 settembre 2010 alle ore 21.35

    Il titolo diffuso è stato questo, “IL PDL e la LEGA votano contro all’introduzione della lingua sarda nelle trasmissioni RAI”.

    Da questa notizia il lettore disattento o sprovveduto ricava la convinzione che la lingua sarda sia stata esclusa dalle trasmissioni della RAI per colpa della Lega e del PDL che si sarebbero opposti alla sua introduzione nella programmazione o peggio avrebbero sfrattato la lingua sarda dalla RAI mentre era ricompresa nel precedente Contratto di servizio.

    Al contrario chi si è sempre opposto alla lingua sarda, cioè la parte politica del On. Francesco sanna, cioè i post cattocomunisti del PD, cerca di passare per paladina inascoltata del sardo.

    Nulla di tutto ciò e le cose stanno diversamente, sono più complicate e con responsabilità equamente distribuite fra destra e sinistra in Parlamento e in Sardegna, dimostrando come nei riguardi della lingua sarda tutte le forze politiche parlamentari sono in grave difetto.

    La discussione in Sardegna, dato che nella penisola non si sono neanche accorti del fatto, è stata

    originata da una lettera inviata dal DS On. Francesco Sanna al Consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda che l’ha pubblicata nel suo blog .

    Il titolo : “IL PDL e la LEGA votano contro all’introduzione della lingua sarda nelle trasmissioni RAI” è stato ripreso senza verificare la notizia, da giornali online, blog, comentato interventi su Facebook , ha scatenato proteste a senso unico e grande confusione, tipico di chi s’interessa di lingua sarda superficialmente e a corrente alternata e solo per polemiche strumentali di parte.

    In effetti le cose non stanno così ed è necessario vedere meglio di che si tratta, leggere i documenti e capire come sono andate veramente le cose.

    L’origine della questione è nel Contratto di servizio che ogni tre anni la RAI deve stipulare col Ministero delle comunicazioni e che stabilisce le linee generali rispetto alle quali organizzare i programmi e impegnare i denari del canone, cioè soldi pubblici derivati obbligatoriamente dalle tasche di ogni singolo abbonato.

    Sia chiaro che è il Governo, cioè il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro competente , a decidere in ultima istanza, potendo anche modificare lo schema di contratto o non tener in nessun conto il parere della Commissione parlamentare.

    Infatti solo il Governo secondo la legge sulle telecomunicazioni “può provvedere al servizio pubblico della radio e della televisione con qualsiasi mezzo tecnico, mediante atto di concessione ad una società per azioni a totale partecipazione pubblica, “sentita la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”.

    Nella Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi si segue un percorso di analisi del testo della proposta e l’acquisizione dei pareri degli interessati istituzionali e non e di esperti con eventuali modifiche richieste da parte del Parlamento nel documento finale di approvazione.

    E’ utile ricordare per inciso, dato l’argomento specifico lingua sarda, che il numero degli abbonati alla RAI della Sardegna è di gran lunga il maggiore fra le comunità italiane riconosciute minoranza linguistica e tutelate dall’Art.6 della Costituzioni e dalle leggi e norme d’attuazione delle stesse.

    E’ anche bene sottolineare che la lingua sarda ( senza contare le lingue alloglotte in Sardegna, catalano, sassarere, gallurese, tabarchino ) è dopo l’italiana la seconda lingua per numero di parlanti riconosciuta nella Repubblica e interessa una popolazione almeno quattro volte più numerosa di quella dell’Alto Adige-Sud Tirol che è la minoranza più tutelata nello Stato.

    Inoltre il gallurese che non è tutelato dalla legge applicativa della Costituzione ma ancora solo da una legge regionale sarda interessa come numero di abbonati RAI una popolazione superiore a quella Sud Tirolese.

    Per non parlare a vanvera come molti hanno fatto leggiamo assieme l’articolo 16 della bozza approvata dalla Commissione che interessa anche la lingua sarda intitolato “ Iniziative specifiche per la valorizzazione delle istituzioni e delle culture locali”

    Schema contratto di servizio RAI

    Articolo 16

    Iniziative specifiche per la valorizzazione delle istituzioni e delle culture locali

    1. Nel quadro dell’unità politica, culturale e linguistica del Paese, e anche con riferimento alle disposizioni della legge 15 dicembre 1999, n. 482, la Rai valorizza e promuove, nell’ambito delle proprie trasmissioni, le culture regionali e locali in stretta collaborazione con le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni, le Università e gli enti culturali, realizzando anche forme di coordinamento per una maggiore diffusione in ambito locale. A tal fine tra la concessionaria, le Regioni e le Province autonome possono essere stipulate specifiche convenzioni.

    2. La Rai effettua, per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sulla base di apposite convenzioni, servizi per le minoranze culturali e linguistiche, così come previsto dalla legge 14 aprile 1975, n. 103, e si impegna, comunque, ad assicurare una programmazione rispettosa dei diritti delle minoranze culturali e linguistiche nelle zone di appartenenza. Con riferimento alle convenzioni di cui sopra, la Rai si impegna in particolare ad effettuare trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua tedesca e ladina per la Provincia autonoma di Bolzano, in lingua ladina per la Provincia autonoma di Trento, in lingua francese per la Regione autonoma Valle d’Aosta e in lingua slovena per la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.

    3. Ai sensi dell’art. 12, comma 1 della legge 15 dicembre del 1999, n. 482 e dell’art. Il del DPR 2 maggio 2001, n. 345, la Rai si impegna ad assicurare le condizioni per la tutela delle minoranze linguistiche riconosciute nelle zone di loro appartenenza, assumendo e promuovendo iniziative per la valorizzazione delle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano anche in collaborazione con le competenti istituzioni locali e favorendo altresì iniziative di cooperazione transfrontaliera. La commissione paritetica definirà le più efficaci modalità operative per l’applicazione di tali disposizioni, tenendo conto in particolare della necessità di potenziamento delle strutture periferiche dei centri di produzione della concessionaria.

    L’articolo 16 del Contratto di servizio 2010-212 è identico al testo dell’Art.11 dello scaduto contratto di servizio 2007-2009 tranne per cinque righe a partire dalla 7 del comma 3 che sono state eliminate e che riporto per completezza d’informazione:

    la Rai promuove la stipula di convenzioni, con oneri in tutto o in parte a carico degli enti locali interessati, in ambito regionale, provinciale o comunale, per programmi o trasmissioni giornalistiche nelle lingue ammesse a tutela, nell’ambito delle proprie programmazioni radiofoniche e televisive regionali. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente Contratto”….

    Questa eliminazione è positiva in quanto pone tutte le lingue minoritarie sullo stesso piano nella possibilità di effettuare programmi e servizi a carico del bilancio della RAI e non solo con denari delle Regioni come era prima.

    Nel comma 1 è evidente che la RAI s’impegna a promuovere tutte le lingue comprese nella legge 482, quindi anche la sarda, che contrariamente al titolo delle notizie diffuse in merito non è sperciò tata esclusa dalle trasmissioni radio e televisive programmabili sulla materia.

    Nel comma 2 viene richiamata un’altra legge, la 103 del 14 aprile 1975, che obbliga specificandolo “ ad effettuare trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua tedesca e ladina per la provincia di Bolzano, in lingua francese per la regione autonoma Valle d’Aosta ed in lingua slovena per la regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.

    Questa legge è precedente alla 482 che solo dal 1999 ( anche se ancora migliorabile ) ha messo in pratica la Costituzione riconoscendo l’esistenza e i diritti delle minoranze linguistiche storiche fra le quali il sardo ed il catalano d’Alghero.

    Viene richiamata specificamente nel comma 2 l’impegno della RAI per conto della Presidenza del Consiglio ad effettuare servizi per le minoranze elencate nella legge 103 del ’75 in quanto esistono trattati internazionali che tutelano le cosiddette minoranze nazionali ( cioè quelle minoranze linguistiche di altre nazionalità dotate di Stati confinanti ) e le loro lingue parlate in tre Regioni a Statuto speciale transfrontaliere, il tedesco, il francese e lo sloveno, più il ladino della Provincia di Trento.

    Queste lingue poi, tranne la Slovena e il ladino del Friuli, sono anche richiamate nei loro Statuti speciali a differenza del sardo che non è ancora inserito nel nostro Statuto e sono quindi lingue cosiddette costituzionalizzate.

    Non è un caso che nella proposta di nuovo Statuto per la Sardegna abbiamo inserito la lingua sarda, assente nell’attuale , per una sua costituzionalizzazione.

    Lo Sloveno pur non essendo compreso nello Statuto friulano è previsto comunque nella legge 103 del 1975 e nella legge 38 del 23 febbraio 2001 che detta specifiche norme per la tutela della minoranza linguistica slovena del Friuli.

    Per tutte le minoranze linguistiche, anche quelle non interessate da trattati internazionali, comprese nella legge 482 , la RAI s’impegna come si legge bene nel successivo comma 3 dell’articolo 16 ad assicurarne la tutela assumendo e promuovendo idonee iniziative

    Importante è sottolineare come nello stesso comma sia indicata la “commissione paritetica” come soggetto abilitato a definire le più efficaci modalità operative per l’applicazione delle disposizioni del Contratto di servizio, aprendo quindi ampie possibilità di più precisa e abbondante tutela della lingue compreso il sardo, con i mezzi e programmi della sede RAI in Sardegna.

    Riassumendo, il Contratto di servizio richiamando nei tre commi le diverse leggi che tutelano sia le minoranze linguistiche che sono elencate nella legge 482 e le altre che sono minoranze nazionali in forza a trattati internazionali e ad altre leggi conseguenti e specifiche, garantisce in linea di principio a tutte lo stesso trattamento pur specificando da parte della RAI l’impegno per una programmazione per le lingue minoranze nazionali garantite da trattati internazionali.

    Il presunto scandalo sarebbe nato dal tentativo d’inserire con un emendamento la lingua sarda nel comma 2 assieme alle lingue tedesca, francese, slovena e ladina e dal rifiuto di farlo da parte della Commissione.

    Si è trattato però solo di un maldestro tentativo di equiparare demagogicamente la lingua sarda a quelle tutelate internazionalmente, senza nessun bisogno reale, in quanto gli stessi impegni sono realizzabili dall’applicazione del terzo comma.

    La malafede di parte è anche chiarita dal fatto che in caso di accettazione dell’emendamento si sarebbe svilito il valore della legge 482 rispetto ai diritti delle minoranze comprese in forza della Costituzione e non solo da trattati internazionali e si sarebbero abbandonate come lingue di scarto le altre tutelate da questa legge cioè albanesi, germaniche, greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale, il friulano, il ladino del Friuli, l’occitano e con grave ingiustizia anche del catalano d’Alghero.

    Altra cosa sarebbe stata proporre una riscrittura completa dell’articolo 16 che basandosi esclusivamente sulla Costituzione e sulla 482, legge d’attuazione dell’Art.6 , garantisse regole uguali per tutti e non permettesse nella pratica discriminazioni quantitative, qualitative e nei bilanci di previsione, fra le lingue come avviene attualmente.

    L’informazione del parlamentare diessino, di seconda mano perché comunque non era nella commissione, non è stata solo faziosa e pasticciona ma anche incompleta in quanto leggendo le osservazioni della commissione si può sottolineare questa accettata richiesta di emendamento:

    ..All’articolo 16, comma 2, dopo le parole. “ della legge 14 aprile 1975, n. 103” aggiungere le seguenti: “ e in attuazione dell’articolo 12, comma 1, della legge 15 dicembre 1999 n.482”; congiuntamente dopo le parole: “ in lingua slovena”, aggiungere le seguenti: “ e friulana”.

    Questo emendamento, accolto dalla commissione è della stessa natura di quello respinto per il sardo ( che avrebbe discriminato anche il friulano ), sbagliato e discriminatorio per tutte le altre lingue elencate nella 482 compreso il sardo e il catalano ma certamente proposto dalla maggioranza di centrodestra ( che governa anche il Friuli ) e solo per questo approvato .

    Da sottolineare comunque come i rappresentanti che governano il Friuli si siano impegnati sul tema lingua e RAI presentandosi alle audizioni in commissione e probabilmente perorando le proprie cause, cosa non fatta purtroppo dai dai sardi della stesa parte politica.

    Altro valore avrebbe avuto lo stesso emendamento presentato con l’elenco completo di tutte le lingue non garantite da trattati internazionali e comprese nella legge 482.

    Può darsi,come è probabile che il suggerimento della commissione di inserire il Friulano sarà accettato.

    Sarà una discriminazione rispetto a tutte le altre lingue minoritarie e comunque un passo in avanti.

    Se proprio si volesse insistere nel migliorare in maniera sostanziale il contratto di servizio a favore della Sardegna della lingua sarda e catalana, basterebbe avere le idee chiare, proposte coerenti e chiedere la partecipazione del Presidente della Giunta al Consiglio dei ministri che dovrà approvare il documento finale , come è suo diritto costituzionale quando si affrontano argomenti inerenti la Sardegna, e ottenere delle modifiche vantaggiose.

    Nell’occasione si dovrebbero richiedere oltre alla programmazione per il sardo e il catalano diversa e migliore di quella realizzata dalla RAI locale, adeguate quote di bilancio aziendale RAI in tutte le reti a supporto della programmazione corrispondenti al numero degli abitanti della Sardegna. Giornali radio e TV in sardo e non le attuali trasmissioni imbalsamatorie in italiano sul sardo. Basta con l’uso folcloristico che parla sopratutto del passato e ci tratta come una riserva indiana con una lingua moribonda. Per questo servono assunzioni di esperti , operatori. giornalisti, con riguardo alla questione linguistica, ma anche rispetto ad altre questioni legate all’insularità e all’Autonomia speciale anche in prospettiva , con la creazione della RAI sarda, aperta a collaborazioni con privati e con tutta la società sarda nello spirito del federalismo e non coloniale come adesso.»

    ciao
    Mario

  • <>
    Il passo della lettera del sentore Francesco Sanna che dovrebbe stare virgolettato nel commento sopra.

    Continua a mancare il testo [NDR]

  • Il Senatore del Pd Francesco Sanna, da non confondere con Frantziscu Sanna, dirigente dell’Esecutivo Nazionale iRS, conferma il totale disinteresse della politica unionista rispetto l’interesse del popolo Sardo.
    Il problema è di fondo, i dirigenti politici del centro destra e del centro sinistra sono rappresentanti del popolo italiano,quando si trattava l’argomento hanno scelto legittimamente di fare altro, questo passo della lettera del Senatore Francesco Sanna riassume il perchè la Sardegna ha un forte bisogno di raggiungere l’indipendenza:<>

  • Prendo atto volentieri della precisazione del sen. Sanna e restituisco al Pd quel che è del Pd e a Maninchedda quel che è di Paolo. Ma con maggiore contentezza apprendo che non tutto è perduto. Con la mobilitazione del movimento per la lingua e la decisione della Commissione presieduta da Maninchedda siamo riusciti ad evitare i tagli decisi dall’assessore Baire nei finanziamenti per il sardo.
    Paolo, non potresti interessare i consiglieri e i parlamentari sardi alla necessità che si ripari a quello sciagurato parere? Chiedendo, per esempio, alla Baire di fare quel che hanno fatto suoi colleghi più attenti?
    Resto dell’idea, però, che nel nuovo governo sardo le questioni dell’identità debbano essere messe in capo alla Presidenza: è necessaria una visione d’insieme dei problemi, una visione che eviti o limiti al massimo i danni che un assessore disinteressato o poco competente da solo rischia di fare. Come purtroppo è successo in questo scorcio di legislatura che ha visto molti restauri e pochi interventi sulla lingua e, in più, la non esaltante decisione assessoriale di destinare alla nostra lingua meno di quanto vi abbia investito il governo italiano.

  • Preciso, per Gianfranco Pintore e per la verità, che l’attività parlamentare tendente ad introdurre l’obbligo per la RAI di realizzare programmi in lingua sarda senza oneri per la Regione è avvenuta per autonoma iniziativa dei senatori democratici, nei mesi di maggio e giugno. La sollecitazione di Paolo Maninchedda è arrivata quando il parere era già votato, ed è utile a mettere in campo, sperando nel risveglio del centro destra, una pressione bipartisan sul Governo.
    L’opportunità è data dal fatto che il contratto di servizio RAI, da giugno ad oggi, non è ancora sottoscritto. Il viceministro alla Comunicazione Paolo Romani, ex dirigente Mediaset, non ha i poteri per farlo, al contrario del ministro competente dello Sviluppo Economico. Che però chiamandosi Silvio Berlusconi ed essendo il padrone di Mediaset, si vede vietata dalla legge l’operazione.
    Nei prossimi giorni, se arriva il nuovo ministro, proviamo a cambiare le cose.

  • Evelina Angela Pinna

    Fa indignare che la lingua sarda resti incastonata in un concetto di folklore, adatta a rievocare miti e leggende ma probabilmente non a portare progresso ed economia. Per molti è il pane delle attività inerti, delle attività – sento dire – immateriali. Mi pare che questo modo di intendere permei parte della politica. Nello specifico e per botta e risposta alla disattenzione nazionale, credo che la Sardegna potrebbe iniziare a smarcarsi dando un chiaro esempio di europeismo linguistico, ovverosia, nelle attività di connettività multimediale della lingua sarda, invocare altrove la cosiddetta ‘tutela sussidiaria delle culture linguistiche affini’.
    Mi sento di dire a chiare lettere che il professor Maninchedda, lungi dal semplice rilancio, sarebbe pronto a proclamare la priorità del sistema linguistico sardo tra i valori prevalenti del nostro ordinamento civile! Pochi altri hanno capito quanto la parola sia potere contrattuale in politica. Dalla lingua sarda si possono tradurre in ogni lingua i concetti vitali della coscienza sarda che il milanese o il romanesco mal supportano nelle rispettive regioni; la circostanza della giusta parola può convertire le coscienze; con la parola si fa critica o si ricalca la morale presente o passata, si sentenzia e si assolve, si aguzzano gli ingegni, si rigettano o si validano i cambiamenti dei trapassi generazionali. Non tutte le lingue permettono di esprimere validamente l’identità di un popolo. Il sardo può questo e un filologo, che ha una missione, non può tralasciarlo a sé, né agli altri. Con la parola le istanze della società civile divengono interesse collettivo e acquisiscono quella forza di conquista propria del momento etico-politico.
    Antonio Gramsci fu preminentemente un uomo d’azione ma fu anche un uomo di cultura che comunicava nelle lingue degli interlocutori. Questo non è casuale. “Se i politici i quali siano degli amministratori possono fondarsi sopra il buon senso e per il resto appoggiarsi a idee generalmente ricevute, ciò non è altrettanto possibile per i novatori e i rivoluzionari, i quali, se sono tali per davvero e non dei semplici passionali e fanatici, debbono trarre dalla cultura il sostegno all’idea che li infiamma…”. Professore, non si curi di certe (in)sofferenze verbali e vada avanti!

  • Per Sdrammatizzare, ma cè poco da ridere a ben pensarci,
    Leggetevi quest’articolo e iniziamo a capire chi è che cosa fanno a Roma, non solo alle spalle nostre ma di tutti gli Italiani..

    Forse è bene unirci e pensare a come possiamo cavarcela da soli..

    buona lettura

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18387.htm

  • Che ne è stato della mozione n° 6 del 21 maggio 2009 sull’Indipendenza della Sardegna?

  • Quello dei commissari Pdl e Lega è il comportamento beluino dell’opposizione a prescindere. Colpisce a destra quando propone la sinistra e la sinistra quando propone la destra. C’è dell’automatismo cieco. E quindi non mi stupisce la bovinità di Pdl e Lega, né mi entusiasma quanto fatto dal Pd, sollecitato da Maninchedda.
    Quel che non riesco a digerire è il tradimento dell’apertura di credito che il movimento per la lingua sarda ha fatto nei confronti dell’assessore della cultura. Sapeva, o avrebbe dovuto sapere, così come lo sapevano i suoi colleghi delle altre regioni speciali, che la questione era all’ordine del giorno. Gli altri hanno fatto pressione su Pdl e Lega, la nostra se ne è disinteressata. La differenza sta, forse, nel fatto che gli altri capiscono che cosa ci sia in gioco quando si parla di lingua, la nostra no.
    C’è solo da sperare che capitino due fatti, ora che il governo sardo sarà rinnovato. Uno: sia la Presidenza del governo ad assumere la responsabilità delle politiche per l’identità. Due: si scelga un assessore che almeno capisca quel che hanno capito gli omologhi sudtirolese, friulano, valdostano.

  • Paolo Maninchedda

    Per Michele. Mi chiedevo dove fosse finito il popolo di internet abituato a emettere sentenze anonimamente e senza giustificarle. Eccolo qui un rappresentante della fucileria da muretto a secco che internet ha sdoganato e alla quale consente di sentenziare senza responsabilità. Lei mi parla di un mio ego straripante. Per quale motivo lo faccia non è dato saperlo. Le dà fastidio che io scriva in prima persona? E’ questo il motivo? Preferirebbe che scrivessi in terza persona in modo da non urtarla? Mi consiglia una strada di interpretazione moderna del sardismo che io già cerco di percorrere, evidentemente senza il suo consenso, ma mentre io non posso valutare la sua atarassica attività politica da moderato puzzi puzzi, lei mi mette sotto il suo potentissimo microscopio psicologico. Non le sembra, poi, contraddittorio richiamare me all’umiltà e richiamarmi a un’opera impossibile quale è inventarsi (mentre bisognerebbe riconoscerla) una classe dirigente. Non sono moderato, dice lei. Ma di quale moderazione parla? Di quella interiore o di quella politica? Della prima pensi quello che le pare, ma sulla seconda, di grazia, ricordi che io sono quello che sono, nel bene e nel male, proprio perché ho combattuto gli estremismi, sempre, ma non per questo sono diventato un cultore del ” ma anche”, del “sì però” che piace tanto agli immobilisti. Confronti Lei il suo appello al moderatismo con l’urgenza delle decisioni che la crisi sarda richiede e poi valuti se un uomo normale, che voglia soltanto fare il proprio dovere di consigliere regionale non abbia il diritto di dire basta all’ignoranza e al disinteresse.

  • Sapete quando verrà discussa la mozione sull’indipendenza? era in programma per oggi, così come venne deciso a giugno.

  • PD, PDL … Chiediamoci con serenità cosa hanno fatto, cosa hanno tentato di fare e che cosa non hanno voluto fare gli uni e gli altri in questo scorcio di legislatura e in quello appena trascorso. La lettera di Sanna a me sembra, più che altro, un epitaffio dell’assesuora.

  • Ma scusate chi è al governo della regione in questo momento? il PD? a me risulta che c’è il PDL. Quindi la responsabilità è dell’attuale giunta. Di conseguenza la responsabilità cerchiamola dove va cercata. Che senso ha dire se ci fosse stato il PD sarebbe stato lo stesso? alla guida della giunta non c’è il PD.

  • Caro On.Maninchedda
    Mi piacerebbe avere un ruolo in questa “rivoluzione sardista” ma aimè, mi sento messo in disparte da questo suo imperversante EGO e come diceva
    Einstein: il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dall’Ego.
    Non se la prenda per questo mio appunto nei suoi confronti, provi, semmai a costruirsi un ruolo piu’ da leader moderato, meno incazzato, portavoce di un malcontento “SARDO” imperversante.
    Provi a far capire che il SARDO non aspetta l’imprenditore oltremare ma che è capace di valorizzare la sua terra e sfruttare le sue ricchezze.
    Provi a inventarsi una classe politica “SARDA” capace di pensare e pianificare.
    Tutto questo a livello regionale ma soprattutto locale dove l’inerzia del politico è macroscopica.
    Provi.
    La saluto e le auguro buon lavoro.

  • Tonino Bussu

    Durante la Gunta di Mario Melis furono i comunisti a bocciare la proposta di legge sulla lingua e cultura sarda,tradendo gli alleati sardisti;
    ora sono stati PDL e Lega a tener fuori la lingua sarda dalla Rai, tradendo i sardisti, alleati del Pdl in Regione.
    Davvero ancora richiamiamo alla memoria la sconsolata quartina dell’anonimo poeta gallurese del ‘700 chi cantava:
    Pa noi non b’a middori
    Non importa chi l’a bintu
    Sia essu Filippu Chintu
    O Carolu Imperadori

    Ma noi ci dobbiamo scrollare lo sconforto e lottare a viso aperto contro questi nemici della Sardegna, nemici che annidano anche nella nostra isola.

  • Michele Podda

    Ma si può sapere qual è il compito istituzionale dell’Assessore alla Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport? Non è forse anche quello di promuovere la salvaguardia e la valorizzazione della lingua e della cultura della Sardegna? Avere tollerato l’esclusione della Sardegna dal Contratto di servizio Rai, è un atto piuttosto grave che denota in quale considerazione l’Assessore (e i suoi funzionari regionali?) tiene alla questione.
    Questa manchevolezza fa il paio con i 50.000 €. stanziati per il “sardo veicolare nelle scuole che volontariamente vogliano sperimentare l’insegnamento di qualunque materia in lingua sarda”: BAZZECCOLE!

  • Già, signor Atzori. Una legge elettorale che ha un nome e che l’altro giorno il Presidente del Consiglio ha dichiarato essere validissima…

  • Piero Atzori

    Va ringraziato Francesco Sanna per questa denuncia. Sappiamo che affidare le fortune dell’isola a PDL e Lega è quantomai perdente. Ma altrettanto sappiamo che è perdente affidarsi al PD. Francesco Sanna non può non sapere che nel PD si esprimono tra i peggiori avversari della sovranità della Sardegna e tra i più refrattari a modificare l’idea che nel 1847 una delegazione di esponenti di Cagliari, Sassari e Alghero fecero bene a rinunciare per conto di tutti i sardi, senza condizioni, all’antica autonomia. Sostengono costoro che l’antica autonomia era di stampo feudale, scordandosi che in mezza Sardegna nelle piazze delle chiese dei nostri villaggi si designavano i rappresentanti del Parlamento. Oggi la legge elettorale impedisce agli elettori di eleggere liberamente chi preferisce.

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