Il risveglio amaro dei nostri accusatori. Brilla nel cielo la forza del nuovo indipendentismo

11 aprile 2012 08:4511 commentiViews: 19

scaccoEbbene, abbiamo passato un mese a sentire i neo-marxisti convinti, i salottieri rosa (quelli per i quali l’essere di sinistra consiste nell’essere snob), i togliattiani (quelli che ragionano prima del potere e poi del resto e se il potere non è il loro censurano tutto, per paura di perdere posizioni) e anche i pappagalli (quelli, anche deputati e senatori, che prima di parlare e pensare devono leggere Repubblica), un mese, dicevo, passato a sentire questa curva nord del peggiore pensiero conservatore italiano darci dei ‘pataccari’ in quanto autori della ‘patacca’ dell’ordine del giorno sull’infedeltà istituzionale dell’Italia. Abbiamo taciuto, tutti noi, perché siamo convinti che anche questa reazione scomposta nasca più dalla stizza di taluni per non riuscire a dominare un nuovo perimetro culturale che non parte dai facili e smentiti sociologismi di Marx e dei suoi accoliti, né deriva direttamente dalla riflessione sulla storia di Gramsci (lezione peraltro non seguita da molti), né da quel mostro ideologico forgiato da Antonio Pigliaru e Michelangelo Pira nel dopoguerra e inoculato nella sinistra Dc da Brigaglia attraverso Pietro Soddu, che trasformò l’arcaismo e l’arretratezza sarda in ‘resistenza’ da una parte e in ‘ragione della rivendicazione a oltranza’ dall’altra (il ruolo di Pigliaru fu molto più  sofisticato, non è qui il caso di approfondirlo). Io non ho il tempo di concludere un lavoro iniziato tempo fa a partire da una conversazione semipubblica, nel quale sostenevo che con lo scrittore Sergio Atzeni iniziò, negli anni Ottanta, una revisione di questo percorso rimasta tragicamente incompiuta; una revisione fondata su un sentimento nazionale sardo pacifico, dialettico ma non violento, antropologicamente cristiano, ostile all’idea – tipicamente marxista ma molto cara anche a Gobetti –  che lo sviluppo nasca dalla competizione (quella che un tempo era chiamata lotta di classe), convinta dell’idea che lo sviluppo – dal Neolitico – nasca invece dalla cooperazione, convinta dell’opzione europeista della Sardegna (contro qualsiasi velleità istituzionale afro-mediterranea), fortemente esigente verso i sardi di uno sforzo di responsabilità e cultura, consapevole della diversità di interessi con l’Italia, componibili solo in un negoziato che oggi la struttura dello stato impedisce. Ho sviluppato politicamente questa impostazione e, tra le altre cose (tra le quali metto la sconfitta rispetto al profilo culturale di Progetto Sardegna, che io immaginavo più ‘popolare’ e più ‘solidale’ e invece, scappando di mano a Soru, divenne tecnocratica, darwinista ed elitaria)  si è arrivati al celebre ordine del giorno del Consiglio regionale che mette sotto la lente di ingrandimento la politica e la struttura dello Stato italiano. Dopo tutta la ginnastica ideologica per censurare quell’Ordine del giorno (nella quale ginnastica, il refrain più importante era il dogma secondo il quale, giacché il Psd’az governa con il Pdl non può dire cose sensate; per la proprietà transitiva, Bersani che governa e decide con Alfano non può dire cose sensate), ecco giungere due notizie: lo Stato non paga le elezioni amministrative sarde; lo Stato non mette in discussione la Tirrenia, nonostante Bruxelles, lo Stato si schiera con Onorato (rimasto nella Cin senza Aponte e Grimaldi). Eccolo qui lo Stato italiano, col suo consueto volto da ‘prendere o lasciare’, rispetto al quale l’impostazione rivendicazionista tradizionale, che frantuma la questione sarda (che è una questione politica fondata sulla diversità di interessi con l’Italia) in tante vertenze e vertenzine è oggettivamente debole, subordinata e inconcludente, questo Stato irride la forza istituzionale della Sardegna perché sa che è una forza da lui delegata, e quindi è revocabile. da quale perimetro ripartire se non da quello che afferma, e lo afferma istituzionalmente, che la sovranità della Sardegna non è delegata ma originaria e quindi lo Stato deve sedersi non per concedere ma per pattuire? Esattamente come teorizza il pensiero indipendentista che tanto sta sul naso ai mullah del pensiero autonomista.

11 Commenti

  • Soprende che Giovanni Piras invece di rispondere nel merito dell’articolo di Gianni Fresu, preferisca un attacco personale. Riferendo la sua appartenanza al PDCI (oltrettutto sbagliando!) e il fatto che lui non conosca nessun nome importante con quel cognome che non sia il trombettista! Mi verrebbe da chiedere al sign. Nessuno Piras se per rispondere nel merito delle questioni bisogna essere docenti strutturati all’università o consiglieri regionali, e se il giornale a suo parere debba pubblicare sempre i soliti noti, quelli che siedono in posti di potere e scrivono articoli come se non governassero questa regione da ormai dieci anni.

  • Giovanni Piras

    Sabato 7 aprile leggo sulla Nuova Sardegna l’articolo di tale Fresu, addirittura in prima pagina, e ho pensato subito al trombettiere di berchidda non conoscendo altri personaggi importanti sotto questo cognome, ebbi una reazione di rabbia e pensai le stesse cose già descritte da Antonello Loriga, ma quello che più mi preoccupa è il linguaggio intriso di livore contro l’indipendenza, livore da servo sciocco di uno stato patrigno. Poi ho capito che appartiene al partito di Diliberto e ne giustifico la posizione rancorosa.
    Per Luigi Lotto davvero non mi meraviglio che, non potendosi occupare di agricoltura, approda al Banco di Sardegna, quindi in consiglio comunale a Sassari e infine in consiglio regionale ad occuparsi di continuità territoriale. A Nino dico di avere pazienza perchè Luigi troverà la ricetta, infatti, Lui si che ha vinto al lotto, partendo dall’aspra Ogliastra.
    Bravo Paolo continua

  • Quando nei negozi di citta’ dell’Europa mi danno dell’italiano provo vergogna e cerco di spiegare che parlo in lingua italiana ma sono un sardo e non un italiano.
    Concetto difficile sa spiegare e talvolta non compreso.
    Sicuramente i vari lacche’ del PD come del PdL trovano le ns. argomentazioni prive di fondamento: a noi il compito di dare una solida impalcatura alla struttura dei fondamentali dell’indipendenza…

  • La revisione di cui parli, caro Professore, è condivisibile da ogni punto di vista morale, etico, identitario, determinista, sociologico e filosofico in cui l’hai descritta, così come lo è, condivisibile, l’analisi del substrato ideologico culturale sui cui si basa la sinistra. Particolarmente acuta e appropriata, in relazione alle ultime esperienze sarde, ho trovato la definizione di “darwinista” attribuita al profilo culturale, tu dici di Progetto Sardegna, io dico del governo Soru, che attuava un principio di selezione naturale nella quale a soccombere erano i deboli e a vincere quelli più forti, sopratutto dal punto di vista economico. La cosa più grave è che, nell’incapacità di proporre qualcosa di alternativo, si macerano nel rimpianto su “come eravamo” e sul principio che “almeno Soru….”.
    Il tuo concetto di revisione e il tuo giudizio sull’impostazione rivendicazionista tradizionale mi hanno richiamato alla mente un altro concetto, spesso strumentalizzato e distorto, nella storia, dalla politica: quello dell’evoluzione dello spirito hegeliano, come processo fenomenologico (dialettico) in cui esso diventa coscienza ed elevandosi, nell’obbiettivo di raggiungere gli stadi superiori dell’autocoscienza e dell’assoluto, diventa anche stato. Per raggiungere questa condizione dobbiamo alzare la testa, elevare le nostri menti, per diventare finalmente consapevoli del nostro status di popolo, la cui sovranità è, in re ipsa, originaria.
    Lavoriamo su questo, studiamo, informiamo la gente, e il popolo avrà certamente il suo moto di orgoglio.
    Ora ai nostri rappresentanti sardisti il compito di studiare una reazione adeguata alle ultime provocazioni subite.

  • Paolo, la Sardigna affonda, gran parte dei sardi si stanno rendendo conto che l’unica via è quella dell’indipendenza.
    Bisogna salvare dalla povertà la gente, sputtanare quella politica salottiera che prende per i fondelli chi soffre.
    L’Italia non ci considera parte integrante della repubblica, siamo solo una colonia, una vacca da mungere. Visto che non siamo trattati in modo paritario che ci facciamo in Italia?
    Forza Paolo vai avanti!

  • E se lo Stato si rifiuta di pagare le elezioni sarde per il semplice fatto che abbiamo deciso, ricchi come siamo, di fare due tornate?
    In ogni caso, l’attuale giunta regionale, e la maggioranza dei consiglieri regionali eletti nelle fila dei partiti italiani sono proni ai diktat romani perché hanno una folle paura di perdere status e privilegi, qualora il loro agire cozzi con quello prescritto dalle rispettive scuderie di appartenenza.
    E’ amaro constatarlo: siamo governati da persone con una paura fottuta, per niente capaci di un sussulto d’orgoglio, per niente capaci di schierarsi senza se e senza ma nella difesa di noi, loro concittadini, che li abbiamo mandati li a rappresentarci, non a fare un cursus honorum.
    Non si accorgono questi signori che quari fuori, lontano dai loro salotti tirati a lucido, tutto sta cambiando a una velocità pazzesca fino ad ora impensabile. Ricordatevi, se può servirvi da monito, del trattamento che abbiamo riservato a Napolitano in occasione della sua ultima visita

  • Il pensiero indipendentista Sardo (e non solo) ha giustamente maturato l’idea da qualche decennio che la sovranità di un Popolo non può essere delegata ma originaria. Il punto è che si contratta – non solo se c’è o meno una Costituzione – ma anche se c’è un interlocutore. E l’interlocutore dello Stato Italiano chi sarebbe? Il “Popolo Sardo”? Vediamo se chi lo rappresenta, cioè il Consiglio Regionale, saprà passare a decisioni coraggiose.

    @ Gianni: http://www.sanatzione.eu/2012/04/la-convergenza-indipendentista-qualche-ragionamento-e-una-proposta/ In Sardegna c’è chi è riuscito a fare una “convergenza” indipendentista da solo…A Manca pro s’Indipendentzia. Speriamo che alla prossima ci sia qualcosa di più serio. Ad esempio aprendo anche ai sardisti.
    Tuttavia mi chiedo spesso: ma chi non ha neppure uno straccio di voti..può permettersi il lusso di decidere chi è indipendentista e chi no?

  • Piero Atzori

    Mi trovo in sintonia, questo è il giusto atteggiamento: “la sovranità della Sardegna non è delegata ma originaria e quindi lo Stato deve sedersi non per concedere ma per pattuire”. Per far entrare nella testa di molti questo elementare concetto non basterà tappare loro un orecchio e urlarglielo a squarciagola nell’altro. Tuttavia da qui occorre partire per vincere l’eterno servilismo, ammantato di ideologie varie e di pura ricerca di potere. Se non si accetta l’espressione virgolettata si tradisce la Sardegna e allora che si bruci la Carta costituzionale sotto il culo di chi la legge senza volerla capire. L’Italia stessa, come Stato, non ha senso senza il rispetto del patto con la Sardegna. Fortza paris.

  • Il PD, ovvero il partito del disorientamento, ovvero il partito che scommette sul futuro investendo nella vocazione al rimorchio, può mettere in campo altro se non azioni indirizzate a frenare la motrice? Fottiamocene.
    Il massimo della elaborazione è di Lotto sulla Nuova di oggi. Che a proposito di trasporti e continuità territoriale dice: bisogna chiedere i soldi allo Stato! E bravo Lotto, fatti dare l’assegno (circolare) da Monti. È la vostra maggioranza. Nulla dice però nella ipotesi/certezza che i soldi dallo Stato non arrivino. E forse non sapeva, o ha finto di ignorare, che la sua maggioranza romana gli ha mandato a dire che si deve pagare anche le prossime elezioni comunali. Lotto, impegno responsabile o patacca!

  • Complimenti Paolo considerazioni puntuali, serie e rispondenti della realtà. Conseguentemente penso che il Partito Sardo D’Azione deve scegliere di essere la locomotiva del treno indimpendentistai unendo tutte le forze politiche, le associazioni Le i movimenti realmente indimpendentisti.La buona volontà potrebbe dimostrarla sottoscrivendo e facendo propria la Carta di convergenza indimpendentista proposta da altri magari concorrendo ad ampliarne i contenuti.

  • Antonello Loriga

    Sabato 7 aprile sulla Nuova Sardegna in prima pagina ho letto “Autonomismo e il rischio di patacche” a firma di Gianni Fresu.
    L’articolo, che continuava a pagina 17, mi ha incuriosito perchè citava immediatamente l’ordine del giorno n.79 approvato dal Consiglio regionale il 21 marzo, primo firmatario Giacomo Sanna.
    Premesso che io non so chi sia il signor Gianni Fresu, il leggere l’intero articolo ha trasformato la mia curiosità in reale preoccupazione o meglio in confusione, incertezza quasi incredulità ma allo stesso tempo ero certo che il Partito Sardo d’Azione rispondesse im modo fermo e concreto alle accuse veementi che ci collocano, senza fraintendimento, fra i “venditori di patacche”.
    Qualcuno, per favore, risponda sulla Nuova Sardegna al signor Gianni Fresu e se non dovessero pubblicare l’articolo facciamo sapere anche questo, l’opinione pubblica in questo momento è particolarmente attenta, l’assordante silenzio del partito non mi piace.
    Buon lavoro Paolo

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