Il reato che non si vede e lo sterminio civile quotidiano

19 ottobre 2012 07:3132 commentiViews: 16

È come la mafia. Non è la mafia, ma è come la mafia. La mafia ha un carattere pervasivo e occulto, fatto di potere senza mandato e di sanzione feroce, ed è un potere che si sottrae a ogni pubblicità. Così è il sistema burocratico italiano. In Sardegna poi, il sistema è triplicato perché abbiamo il triplice livello dell’amministrazione: locale, regionale e statale. Nessuno dei tre ruoli è integrato a tutti i livelli (lo Sportello Unico svolge funzioni limitate). Risultato? Quello che sta emergendo nella discussione in Parlamento sul disegno di legge anticorruzione: i tempi insostenibili della burocrazia sono l’anticamera e l’humus della corruzione. Anzi, dal dibattito emerge chiaramente il ricorrente carattere estorsivo che il ritardo burocratico sta assumendo nel sud d’Italia. In Sardegna, l’irresponsabilità della Pubblica Amministrazione è ciò che sta assimilando la nostra isola al meridione d’Italia, è il veicolo peggiore della dipendenza e una grande porta d’ingresso dei costumi malavitosi organizzati che appestano il sud dello stivale.
In Sardegna gli esempi non mancano. Si va dai ritardi insostenibili accumulati dalla Sovrintendenza che deve decidere sui progetti riferiti ai beni sottoposti a vincoli paesaggistici. Credo di non dire nulla di nuovo ricordando che la procedura è regolata dall’art. 146 del Decreto Legislativo 42 del 22.01.2004. I tempi dell’iter autorizzativo sono disciplinati dai commi  7, 8 e 9. Sebbene la legge parli di 85 giorni + venti, nella realtà le pratiche durano mediamente 180 giorni. I commi 9 e soprattutto 10 consentono delle procedure di salvaguardia dell’utente rispetto all’amministrazione inadempiente, ma sino ad oggi non risulta che nessuno le abbia mai attivate. Icommi 9 e 10 consentono all’amministrazione regionale di attivare processi sostitutivi dell’inadempienza ministeriale, ma ho notato una forte reticenza dell’amministrazione regionale a mettere in mora il ministero che è il vero titolare della procedura. In Sovrintendenza la situazione è alla disperazione:  a seguito dell’approvazione del PPR, i beni sottoposti a parere paesaggistico sono aumentati di 1000 volte rispetto alla situazione precedente, essendo diventati beni paesaggistici d’insieme e non beni paesaggistici puntuali: basti pensare che tutti centri storici e gli ambiti paesaggistici costieri (che si estendono per 10/15 KM verso l’interno) sono beni paesaggistici d’insieme sotto nullaosta (mentre prima lo erano solo quelli esplicitamente tutelati sulla base delle Leggi del 1939, mediante specifico Decreto Ministeriale che indicava luogo, foglio, mappale etc.) e che il Ministero ha mantenuto gli organici che aveva prima del Codice Urbani e del PPR.
Non parliamo poi dell’iter per l’approvazione dei Puc: un disastro. La verifica di coerenza , da verifica meramente amministrativa è divenuta verifica di merito, con un ruolo del funzionario istruttore come se fosse un tribunale inappellabile (peraltro, spesso i sindaci si trovano di fronte all’Assessorato all’Urbanistica non i funzionari titolari ma i precari….). Risultato: neanche un Puc dopo il Paesaggistico è stato approvato. Io ho votato con convinzione il PPr, l’ho difeso anche recentemente, ma le follie  le microtiranndi non mi piacciono. Il risultato di questo dominio incontrastato e irresponsabile è il blocco generale di ogni iniziativa. Oggi la Pubblica Amministrazione invita a non intraprendere e a vivere, per chi può, solo di rendita. Il resto è inibito o complicato.
I dirigenti pubblici più capaci hanno comunque un senso del tempo assolutamente inadeguato. Devono fare una gara? Si prendono il tempo che ritengono opportuno, ci dedicano mezz’ora al giorno, poi delicatamente poggiano la pratica sul tavolo, poi chiedono al responsabile di servizio una relazione, poi aspettano, con calma, la relazione, poi la leggono e segnano gli aspetti controversi, poi li discutono col funzionario di servizio, poi aspettano la redazione definitiva della relazione, poi danno l’input per la redazione del bando, poi leggono la bozza del bando, poi la mandano al responsabile del servizio ecc. ecc. E questi sono tra i più bravi, ma non hanno minimamente coscienza che dalla loro inerzia, dalle loro abitudini mentali dipende il lavoro di tante persone. Ci sono quelli che vanno di fegato. Un caso: il cittadino Tizio vede che a Caio suo confinante viene concesso di fare una cosa e immagina di poterla fare anche lui. Il funzionario dice no. Tizio si rivolge al giudice amministrativo. Il Giudice amministrativo dà ragione a Tizio. Il funzionario resiste e non dà corso alla decisione del Tar. Tizio è costretto ad andare in Procura e al Consiglio di Stato, nel frattempo è rovinato, mentre il funzionario non ha speso ancora una lira perché difeso dall’Amministrazione. Un altro caso: Tizio è una società di rilievo nazionale. Partecipa a una procedura di evidenza pubblica. Il suo progetto è ammesso da due gradi della procedura. Mentre è in corso la procedura di esame della sostenibilità finanziaria del progetto, un altro ramo dell’amministrazione,  emette unilateralmente un decreto di rigetto del progetto, così, di getto e a freddo, appunto ‘di fegato’.
Non parliamo poi delle politiche di incentivazione finanziaria. Hanno tempi insostenibili per gli onesti. Ho già segnalato il caso del Pia turismo e del nuovo Bando, ma ormai ho verificato che mediamente tra la domanda e la prima erogazione, se va bene, la Regione impiega due anni, diconsi due anni, per erogare. È una follia. Non parliamo poi delle prepotenze allo stato puro sul Patto di stabilità pagamenti. Sta dentro il Patto di stabilità pagamenti il premio di produttività ai dirigenti, sempre erogato, mai sospeso in ragione del non funzionamento della macchina regionale, ma ne stanno fuori, per esempio, gran parte dei finanziamenti ai Comuni per i Lavori Pubblici.
Non parliamo poi della vergognosa dipendenza da Agea dei pagamenti in agricoltura. È uno schifo. Sul benessere animale è stato un funzionario regionale a telefonare a Agea e a dire di non pagare gli anticipi e poi i saldi per non fare due volte la procedura. Questa “geniale” semplificazione sta comportando il ritardo di due mesi nei pagamenti per aziende che sono col il sedere per terra.
Non parliamo dell’esperienza dell’Accordo di Programma di Tossilo, che va avanti perché io litigo tutti i giorni con i funzionari regionali e, per assurdo, è condiderato – per largo merito mio e di pochi altri – un fiore all’occhiello di questa disastrata amministrazione regionale. La realtà però è una realtà di dolore e disagio, per quel che mi riguarda: e un giorno c’è un documento da portare, e il giorno dopo ce n’è un altro, e poi c’è la relazione da fare che presuppone come interlocutore non un’azienda del Marghine, ma una multinazionale con consulenti della Bocconi. E sarà pur vero che molti imprenditori sono ignoranti e che non hanno capito che il tempo dei contributi erogati a pioggia e incontrollati è finito, ma è anche vero che se le procedure non si adattano alla realtà delle zone sottosviluppate e presuppongono un grado di sviluppo culturale e imprenditoriale che non c’è, non sono procedure per lo sviluppo, ma procedure per l’onanismo amministrativo tipico di chi è abituato a godere in tristissima solitudine oppure a gioire sadicamente delle disgrazie altrui. Ma il cittadino con chi se la prende? Non certo con colui che ha generato la procedura (mai sottoposto a verifica, mai censurato, mai allontanato dal ruolo che svolge, sempre pagato e sempre premiato), ma con me. Io sono eletto e rispondo non solo del mio lavoro ma anche di quello di questi signori, molti dei quali lavorano la metà delle ore che trascorro io a seguire tutti i drammi e le difficoltà della gente, mentre questi signori fanno vite americane tra palestre, piscine, riunioni, meeting, conferenze,  convegni, frizzi lazzi e minchionerie assortite. Io risulto colpevole, loro innocenti.
Il tema dell’abuso di potere della burocrazia, dell’oppressione sostanziale della libertà individuale e d’impresa esercitata da larga parte dell’Amminsitrazione pubblica contro i sardi, è un tema importante, serio e decisivo di un prossimo programma di governo. Si possono fare le leggi migliori del mondo, ma se non cambiamo la struttura gestionale, se non la semplifichiamo radicalmente, se non abbiamo il coraggio di licenziare laddove questa gente non serve o non è efficiente, non riusciremo mai a cambiare la Sardegna.

 

32 Commenti

  • A proposito di dirigenti competenti ecco l’ultima delibera di giunta, fresca fresca, con la quale viene assunto un dirigente, senza titoli,
    il tutto grazie ad una graziosa leggina ad personam by On. Giulio Steri.
    Chie male si corcat peus s’inde pesat!Auguri.
    Delibera n. 42/12 del 2012
    L.R. n. 12/2012, art. 3. Assunzione dirigente

  • Credo che questa situazione si commenti da sola!!! Sicuramente colpa dei funzionari!

  • Grazie PIOVI
    Condivido in tutto e per tutto il tuo intervento.
    La colpa e’ della Politica.

  • I nomi sono inopportuni ma facili da individuare. I dirigenti a piedi dopo la riorganizzazione dell’agricoltura da quello che sò io sono tre e non due. Verranno pagati per non fare niente, uno per un paio di mesi e un altro per massimo un anno, non per loro volontà ma per una precisa scelta politica.
    Tutti e due nel momento opportuno hanno fatto la manifestazione di interesse per vedersi assegnato un servizio. L’assessore ha deciso di no e ha preferito attribuire l’incarico ad interim ad altri dirigenti e come detto lasciarne a piedi altri tre.
    L’idea iniziale era quella di metterli nello staff, giusto per parcheggiarli, e nominare facenti funzione, cioè soggetti senza la qualifica (funzionari) probabilmente molto più malleabili e disponibili a, diciamo, seguire le indicazioni dall’alto. Questo giochetto è andato in fumo perchè all’assessorato affari generali hanno detto che non si potevano nominare dirigenti in staff. Morale della favola il disegno è saltato, i facenti funzione non si possono nominare sino a quando non vi sono dirigenti di ruolo a spasso, con la conseguenza che due servizi sono retti ad interim. In sostanza per precisa scelta politica ci sono due dirigenti di ruolo, con capacità ed esperienza in agricoltura, che non ricoprono alcun incarico e due servizi allo sbando. Di chi è la colpa?. Sulle motivazioni per le quali i dirigenti non hanno incarico per me sono assolutamente chiare. Hanno fatto bene il loro lavoro e ne stanno pagando il prezzo. Tu Carlo ce le dai le tue motivazioni così le confrontiamo? E visto che ci siamo cosa ne pensano gli altri lettori del sito e l’Onorevole Maninchedda di questa assurda situazione determinata ancora una volta da scelte politiche?

  • Proviamo se vi va a fare I nomi.
    Magari proviamo con un giochino ad indovinarli.
    So per certo che almeno due dirigenti ” DIRIGENTI’ dell’ Assesorato all’agricoltura, sono a piedi.
    Cioe prendono lo stipendio e non fanno assolutamente nulla.
    Sino a qualche mese fa erano responsabili addirittura di settore.
    Provate ad indovinare chi sono?
    E poi provatee a indovinare perche sono stati esautorati dai loro incarichi.
    E Poi parliamo di Burocrazia!!
    Se volete, ma solamente dopo che avete indovinato, passiamo agli altri assessorati
    Se

  • Egregia Denis, a chi chiedi di occuparsi della corruzione dei politici’ Al sottoscritto? Da funzionario regionale quale dici di essere dovresti seguire i lavori del Consiglio. Giacché però sei tanto preso dalla tua immacolata santità da non vedere quella (eventuale, rispetto alla tua ‘certissima’) altrui (seguendo in questo modo lo sport più diffuso in Italia) ti riporto uno stralcio del mio ultimo intervento del 10 ottobre, seduta pomeridiana: “io sarei per fare un’altra operazione, lo chiedo al Capogruppo che parlerà dopo di me, facciamo pubblicare tutti i vitalizi dei padri della Patria e dell’Autonomia che vengono pagati. I vitalizi di chi sta fuori e che spesso pontifica, costano a questo Consiglio regionale 17 milioni di euro. Facciamo un’operazione trasparenza? Bene, questo decreto dice: trasparenza sui Gruppi. Io sono d’accordissimo, mi sembra meno d’accordo la magistratura cagliaritana. Mi sembra meno d’accordo. E so cosa rischio quando dico queste cose, ma è vero. Vanno a Napoli e controllano tutto, a Roma controllano tutto, qui no. Qui no. Però questo decreto dice: controlliamo i fondi dei Gruppi; guai a controllare i rimborsi elettorali, guai. Ci si guarda bene da andare dentro queste cose. Come ci si guarda bene dall’andare dentro il sistema delle fondazioni. Voi sapete perché alcun parlamentare si guarda bene dall’attaccare adeguatamente Terna ed Enel? Perché Terna ed Enel finanziano le fondazioni dei parlamentari. 50 mila, 60 mila non Terna ed Enel, sto facendo due nomi per dire Cossu e Murgia. Questo mondo no, questo mondo non viene messo, da quest’ipocrisia di Stato, sotto la lente di ingrandimento”. Ecco, io,con la mia faccia, sono questo. Quanto alle leggi impugnate dalal Corte Costituzionale, beh, stai parlando con la persona sbagliata e secondo un parametro assolutamente di parte, giacché in Italia il Giudice delle Leggi è il supremo organo politico dello Stato, lo stesso che ha imposto a tutte le regioni il presidenzialismo feroce che ha prodotto gli sfasci che sono sotto gli occhi di tutti. Quanto ai funzionari bravi: ce ne sono e ce ne fossero. Sugli spostamenti bisognerebbe valutare caso per caso; conosco un funzioanrio bravissimo che aveva acceso la luce sui consorzi di bonifica ed è stato quasi perseguitato e io non ho potuto fare nulla per difenderlo perché non ho il potere di farlol. Ne consoco un altro che sta ammazzando decine e decine di imprese con regolamenti farlocchi fatti col taglia e incolla che invece è inamovibile. Il dato incontrovertibile è che la Sardegna non regge il sistema burocratico attuale, che è elefantiaco, lento, spesso tirannico, più frequentemente assente.

  • Egr. onorevole, ho appena smesso di piangere per il commovente articolo che Lei scrive. Il finale melodrammatico del politico colpevolizzato di tutto è davvero strappalacrime. Vede, mi fa specie che ancora si parli dell’inefficienza della P.A. e del funzionario regionale come la causa della crisi sarda. Parliamo di produttività: quante leggi regionali sono state cassate dalla corte costituzionale? Molte, troppe. Quindi la produttività del consiglio regionale al quale Lei appartiene ha prodotto il niente al pari di un pessimo dipendente pubblico, con la differenza che siete strapagati per produrre leggi che vengono regolarmente bocciate. Poi è vero che in sedute notturne vengono riproposte ma su queste ultime si esprimerà di nuovo la Corte costituzionale. Vede, rimango di stucco quando Lei continua a scrivere di quanto il politico sia ostaggio del funzionario, soprattutto perchè credo che Lei conosca benissimo i meccanismi che operano nella P.A. e soprattutto in regione. Io sono un funzionario, sono stato “spostato” dall’incarico che ricoprivo, (spostato nella P.A. è uguale a rimosso) perchè avevo l’ardire di chiedere la rendicontazione per procedere ai pagamenti, per milioni di euro in favore di Enti regionali, al fine di verificare che i soldi dei sardi venissero spesi secondo le finalità previste e soprattutto a beneficio della categoria destinataria dell’intervento e non ad altri. Chiaramente sono stato considerato un burocrate che bloccava la spendita e spostato in un altro servizio. Al mio posto un altro meno burocrate. Ovviamente il mio non è un caso isolato: stesso destino al dirigente anche lui sostituito con altro dirigente meno burocrate. Egr. Onorevole, io credo che Lei conosca benissimo queste situazioni che non riguardano certamente solo me o pochi altri ma tante persone serie che lavorano nella P.A. e che tutti i giorni devono affrontare situazioni “particolari” e a dover dire di no sapendo che per questo saranno “spostati”. Con questo non voglio certo dire che non esistono i fannulloni ma questa è una categoria trasversale presente tra i dipendenti pubblici, privati e tra i politici. Egr. Onorevole io credo che attaccare il pubblico dipendente sia ormai passato di moda. La invito a scrivere un articolo sui vari scandali che investono vari politici, lombardi, laziali e non in ultimo sardi, ad esprimere la sua opinione e provare a dare una ricetta per venirne fuori e vedrà che avrà anche in questo caso molto seguito. Cordiali saluti

  • Ancora una volta credo che la soluzione sia studiare di più! Dovremo studiare noi elettori prima di andare a votare! Non abboccate a quello che vi dicono i politici!!! Dopo aver votato, dovremo studiare e controllare con ancora maggior attenzione!! Controllare l’operato del consiglio è quanto di più importante si debba fare, e sopratutto studiare le problematiche e valutare se le soluzioni proposte siano orientate verso il bene comune o verso qualcuno in particolare.
    Esempio concreto: costruire in agro. Saremmo portati a pensare che costtruire in agro si positivo e favorevole per tutti. Sbagliato!!! Chi costruisce in agro vuole strade, sculabus e quant’altro che rappresentano costi per la comunità. Molti diranno che è positivo per il controllo della campagna. Sbagliato!! E’ positivo solo per chi ha costruito in campagna che controlla tutto come fosse cosa sua!!!
    C’era una regola, bella o brutta che fosse: i tre ettari per edificare in agro dettata dal PPR. Cosa hanno fatto i nostri cari politici? hanno cercato in ogni modo di allentare e addolcire la portata della norma. Ora si potrebbe costruire con un ettaro. Dico potrebbe perchè il modo in cui il politico ha cercato di modificare la norma è stato truffaldino. Legge nazionale per legge regionale, Chi vince? per i PM il Piano Paesaggistico non si può modificare con legge regionale, ma si sarebbe dovuto modificare modificando il PPR. I nostri politici hanno utilizzato prima un ordine del giorno, poi una delibera, quindi un articolo sulla legge di modifica al piano casa!!! Ora il privato cittadino, convinto che si possa edificare con un ettaro arriva alla tutela del paesaggioche che manda la pratica alla Soprintendenza che rimanda indietro un parere negativo! pero si può edificare in un ettaro!!! Sceglieteli bene i vostri politici!!!

  • Concordo con te Paolo, ma quello che descrivi però è il livello più in basso, l’altro livello più in alto è l’ostruzionismo politico in Aula , quello che rende inutili leggi e iniziative politiche per la logica del clientelismo. Tu lo conosci bene! Son sicuro che ne farà le spese la Legge sulla Flotta Sarda…..chissà quali rallentamenti e subdoli cavilli subirà l’applicazione di quanto stabilito dalla Legge. La burocrazia è stata costruita volutamente così per non cambiare niente , per impedire tutto o diluire in tempi infiniti ogni iniziativa, per scoraggiare qualsiasi progetto economico e imprenditoriale , per asservire il popolo sardo , per renderlo servo di ideologie decotte , per vedere ogni sardo chiedere di sopravivere col cappello in mano al politico di turno e sopratutto per non variare equilibri elettorali. Per contro il sistema vigente è velocissimo per gli amici degli amici ! Per sopravivere , per cambiare l’economia della Sardegna bisogna smantellare questo sitema fonte di tutti i nostri guai, generatore del nostro disastro economico . Ricordati che per alcuni vale il detto ” tanto peggio, tanto meglio” e quindi per loro perchè cambiare?

  • Il punto è sempre lo stesso: siamo bravi a trovare le innumerevoli mancanze di terzi, e mentre ce ne preoccupiamo, indignati, non pensiamo alle nostre. Ho un infinità di colleghi ignoranti, incompetenti, che passano il tempo a giudicare l’operato dei politici, dei dirigenti, e di chiunque tranne che di se stessi.
    Se ognuno pensasse a far bene il proprio lavoro senza pensare a quello che devono fare gli altri, tutto il sistema girerebbe molto meglio!

  • Sardigna nostra

    Vi sono certamente sia le responsabilità politiche che quelle interne alla macchina amministrativa; in ogni comparto si è ormai strutturato un sistema di potere trasversale dirigenzial/sindacale che tutto gestisce e controlla, tale da restare indifferente a qualsiasi risultato alle elezioni regionali.

  • Gian Cristian Melis

    Mentre voi litigate e la p.a. continua a non funzionare, Ugo ha già ripudiato la dichiarazione di d’indipendenza. Anzichè portarla in aula per una opportuna quanto giusta votazione, propone di mandare mail a Monti. Il quale, naturalmente, sarà talmente impressionato, che ritirerà tutti i provvedimento che sanno di attentato all’autonomia della nostra isola. Quanto alla p.a. in Sardegna è figlia di una classe politica che, salvo alcuni casi, ha sempre fatto di tutto per dare un “aiutino” ai propri proseliti, ora collocando il discepolo, ora il figlio all’interno della propria pianta organica, adattando i quadri alla cornice. Qualcosa è cambiato con i concorsi recenti ma la mentalità resta sempre quella: non decidere, ritardare, rinviare,, ossequiare e mistificare. Ma questo è un malcostume comune: istanza di accesso che non ricevono risposta, formalismi bizantini per scoraggiare chi li chiede, imprepararazione dilagante nei settori nevralgici. In questi giorni mi accingo a chiedere la nomina di un commissario con poteri sostitutivi per ovviare all’inerzia di un comune su un provvedimento abilitativo edilizio in zona vincolata. Vogliamo vedere quanto ci metterà la lentocrazia regionale a darmi risposta?

  • Evidentemente non mi sono spiegato. Io non nego che vi siano tutte le disfunzioni delle quali si è parlato nell’articolo, dico soltanto che se il sistema non funzione è buona norma individuare le responsabilità in ragione del potere e della competenza che si ha nell’assumere decisioni. Se la strutturazione e tutte le nomine sono rimesse ai politici è a questi in prima battuta, quali titolari del potere decisionale, necessario rivolgersi. Che poi ripeto vi siano disfunzioni legate al singolo è fuori di dubbio ma al contrario di quanto evidentemente si è capito io penso che vadano censurate e corrette. Giusto per capirci io sono per l’assoluta responsabilizzazione di chiunque lavori all’interno della p.a. Sono per una distribuzione dei premi in ragione del risultato. Sono d’accordo per l’attribuzione degli incarichi in ragione di una selezione interna e non a sentimento del dg di turno. Sono per l’applicazione del codice disciplinare e anche della disciplina del licenziamento nella pa. Se sia dimostrata giusta causa che può essere anche l’incompetenza. Mi viene diffcile immaginare un sistema simile adesso in cui lo ribadisco la giunta ha nominato direttore generale un condannato in primo grado per reati contro la p.a.. In aggiunta di quello che Lei ha scritto Onorevole le aggiungo che a mio parere in 40/50 anni di autonomia, ma forse il problema riguarda tutta l’amministrazione italiana, non si è riusciti a creare quel senso di appartenenza alla amministrazione che determina la voglia di fare e di farla bene. L’amministrazione non è sentita come un luogo dove impegnarsi e fare il proprio lavoro. Per semplificare non abbiamo quella cultura che si ha nell’amministrazione francese o tedesca in cui si è fieri di essere entrati a fare parte dell’amministrazione pubblica. Chi ha un minimo di coscienza si vergogna nel vedere certe cose. Io spesso mi vergogno. Ma forse tutto questo è accaduto perchè, ripeto, è tutto troppo in mano alla politica. Quanto alle nomine dei dirigenti non è vero che una volta nominato il dirigente diviene inamovibile, basterebbe, infatti contestare eventuali inadempienze e teoricamente, dico teoricamente perchè nessuno l’ha mai fatto, può essere rimosso. Questo non avviene sia per l’irresponsabilità di cui sopra e sia perchè il politico utilizza il dirigente e lo controlla. A differenza di quanto da Lei sostenuto stia tranquillo che il politico sa benissimo chi ha una pratica o quante ne ha. Vi è una perenne intromissione nella gestione che forse lei neanche si immagina. Ci sono capi di gabinetto che passano le loro giornate nelle scrivanie dei dirigenti. Arrivano fogliettini dalle segreterie per perorare l’una o l’altra causa. Se uno non si allinea alla volontà, perchè la cosa non si può fare, come minimo viene spostato. Il politico oggi come oggi fa gestione non detta indirizzi. In ogni caso io sarei per lo sganciare la nomina del dirigente, che è colui che deve garantire che i dipendenti non stiano al bar non chiedano documenti inutili ecc, dal politico introducendo un metodo di valutazione, sempre esterno all’amministrazione per individuare disfunzioni. In questa maniera si toglie la possibilità del ricatto della nomina e si è certi che le responsabilità siano in capo alla struttura.
    Per rovinato2 solo una domanda. Di chi è la colpa di tutto quello che dici? Del singolo o di chi ha in mano le leve per organizzare il sistema? Chi deve fare funzionare le cose il singolo o chi decide che i premi si distribuiscono a pioggia? Il SIBAr o Sardegna it l’hanno voluto i funzionari o i politici per creare nuovi consigli di amministrazione e magari assumere senza concorso. Ma diciamola tutta e non confondiamo le singole responsabilità di ognuno di noi con il fatto che il sistema non funziona. Saluti

    p.s. Mi spiace per l’anonimato ma in questo caso è d’obbligo.

  • Chiarezza, io sono un pastore e non so scrivere. Però una cosa te la voglio dire: vai tu in un CAA della Coldiretti e cerca di capirci qualcosa; oppure vai a parlare con l’Agea; oppure vai all’Argea, unu fiottu de castigados chi non faghen nudda da manzanu a sero e però ti occhini a praticas, praticheddas, bustas e fracobollos. Vai alla Asl; vai al Comune; vai e prova cosa vuol dire essere dominati da un esercito di prepotenti che non gliene frega nulla di te, dell’azienda, dei figli, del tempo, del bestiame. A loro interessa che tornino i loro conti non che io continui ad esistere.

  • Rotto di Palle

    Chiarezza: ti torna tutto così, vero? È sempre colpa degli altri, dei politici corrotti, dei cittadini ignoranti, delle leggi sbagliate, e voi? Voi siete santi. Fate schifo senza accorgervene.

  • Per Chiarezza: Vorrei presentarle alcuni funzionari della Pubblica Istruzione perché Lei ne sperimenti la competenza, l’istruzione, l’educazione e la presenza. Se poi va all’Assessorato al Turismo trova l’Accademia della cortesia e della sollecitudine; se per caso si perde in Sardegna Promozione, entra nel porto delle nebbie; al Bic lavorano solo i precari, i dirigenti sono sempre fuori in riunione. Ma vogliamo parlare della porcata che stanno per fare con Sviluppo Italia? Lasciamo perdere, spero che la Corte dei Consti vi chieda i danni forever così capirete cosa vuol dire essere rovinati dalla vostra sufficienza.

  • Oh Chiarezza, ma dove vivi? Io sono un tuo collega regionale, ma non mi metto il prosciutto negli occhi come fai tu? Ti devo forse ricordare cosa succede per la spartizione dei premi, sempre fatta in parti uguali e mai sul merito? Ti devo ricordare che non c’è, nonostante le miliardate buttate sul Sibar, la possibilità di calcolare i carichi di lavoro e vedere in quanto tempo una pratica entra ed esce da un ufficio? Ti devo far leggere le lettere scritte da nostri colleghi che ritengono vigenti leggi abrogate dal Consiglio regionale? Ti devo far sentire Direttori generali che politicamente decidono di non usare il loro tetto degli Impegni? Ti devo far conoscere funzionari che mandano avanti alcune leggi piuttosto che altre perché “le ritengono sbagliate”? Ti devo indicare i nostri colleghi che scrivono alla Corte dei Conti facendole prendere solenni cantonate per sabotare alcuni colleghi? Ma vogliamo parlare di quello che succede nel Trasporto Pubblico Locale, nelle concessioni delle linee? O vogliamo parlare della storia delle discariche e della raccolta dei rifiuti in Sardegna? Ma lei, onorevole, sa che è per sostenere il project di Oristano che il Nuorese è obbligato, se non brucia a Macomer, a conferire comunque una certa quantità di rifiuti fuori ambito a Oristano? E si è mai chiesto il perché? Caro/a Chiarezza, l’onorevole ha ragione, noi siamo i carnefici della Sardegna.

  • Per Chiarezza: mai negato che la politica abbia le sue grandissime responsabilità e che sia ultimamente responsabile delle nomine: verissimo. Verissimo che spesso vengono nominati i peggiori. Ma è anche vero che se dopo quarant’anni di Autonomia e tanti cambi si rileva che la macchina burocratica funziona sempre allo stesso modo, significa che c’è un costume mentale e morale della burocrazia regionale che è invincibile ed è uniforme. Nel suo racconto anonimo, però, manca un dettaglio: la sostanziale inamovibilità triennale delle nomine. Se il politico sbaglia la nomina è costretto a tenersi il funzionario per tre anni. Non basta. Nella sua ricostruzione innocentista manca un altro dettaglio: nessun politico vede materialmente neanche una pratica e non sa, il più delle volte, quante pratiche giacciano sul tavolo di Caio o di Sempronio. Non è certo il politico che decide se una pratica è completa oppure no, se chiedere i documenti tutti in una volta oppure no, se stare al posto di lavoro per tutta la durata dell’orario di ufficio oppure girovagare per corridoi e bar sottostanti l’ufficio; se chiedere documenti inutili o eccessivi oppure no; se chiedere, come accade per le associazioni culturali, fideiussioni oppure no; se imporre scelte urbanistiche oppure no; se fregarsene dei tempi oppure no ecc.e cc.

  • Allora partiamo dall’inizio perché forse non tutti hanno le idee chiare su come funzionano le cose.
    La struttura organizzativa della regione è organizzata in direzioni generali, servizi e settori.
    Le direzioni generali sono istituite con legge. In sostanza è il legislatore che le crea e che le smonta. Se oggi abbiamo una infinità di direzioni generali (basta guardare il sito della regione alla voce struttura organizzativa) proliferate negli ultimi anni lo dobbiamo alle scelte del Consiglio regionale.
    In ogni direzione generale c’è a capo un direttore generale. Questo è scelto con deliberazione di giunta su proposta dell’assessore competente che entro tre mesi dalla sua nomina sceglie il suo direttore generale. Uomo di sua fiducia all’interno di logiche da manuale Cencelli e evidentemente scelto perchè non creerà problemi ma asseconderà nel bene e nel male ogni scelta dell’assessore, mettendo il suo bel parere di legittimità su ogni proposta di deliberazione. In sostanza il vertice della struttura è di diretta emanazione del politico al quale risponde, deve rispondere incondizionatamente. I dirigenti che mostrano un minimo di autonomia non saranno mai nominati direttori generali. Oggi in regione, vado a mente, abbiamo un direttore generale già condannato in primo grado per reati contro la p.a. e almeno altri due indagati oltre che il Presidente e almeno due assessori indagati.
    Sino adesso quindi abbiamo che la scelta di creare le direzioni è esclusivamente politica, quella di chi mettere al vertice è ugualmente esclusivamente politica.
    Continuando. Abbiamo detto che le direzioni generali sono articolate in servizi. Sapete chi decide e approva l’articolazione di una direzione generale, in sostanza quanti servizi creare e che competenze attribuire a ogni servizio? La giunta regionale, la quale, quindi sceglie in assoluta autonomia e con assoluta discrezionalità come distribuire le competenze di un assessorato. Quindi altro passaggio di esclusiva competenza politica.
    Una volta creati i servizi bisogna nominare i responsabili cioè i dirigenti. Bene anche in questo caso la nomina è esclusivamente politica. Viene fatta con decreto dell’assessore del personale su proposta dell’assessore competente. Vi invito a leggere uno di questi decreti. Nemmeno uno straccio di motivazione. In sostanza gli assessori scelgono chi vogliono loro sempre secondo logiche che vanno ben oltre la competenza. Gli assessori nominano dirigenti disposti a dire sempre di si. Disposti, o costretti, per un semplice motivo. Nel momento in cui un dirigente si rifiuta, magari per motivi di legittimità, di assecondare le richieste del politico di turno basta fare una bella riorganizzazione e senza nessun motivo vengono tagliate teste a piacimento. In soldoni i dirigenti vivono il perenne ricatto, abilmente esercitato, che se non assecondano tutti i voleri dell’assessore be…perdono il posto.
    Riassumiamo ancora: creare la direzione generale (legislatore), nominare il direttore generale (giunta), all’interno della direzione generale creare i servizi (giunta) e nominare i direttori di servizio(assessore) sono tutte competenze rimesse all’esclusiva volontà, per me arbitrio, dei politici.
    Ma andiamo avanti una volta istituiti i servizi ci sono da istituire all’interno di questi i settori e attribuirgli le competenze. Sapete di chi è la competenza? Anche in questo caso della politica. I settori sono istituiti con decreto dell’assessore che individua, come abbiamo detto le competenze da attribuire.
    Poi vi sono da nominare i responsabili di settore. Quà entra in gioco la parte gestionale. Sapete chi nomina i responsabili di settore? Il direttore generale scelto con le modalità di cui abbiamo parlato. Quando ci sono da nominare i responsabile di settore volete che ci facciamo mancare di non accontentare le volonta dell’assessore che ti ha nominato? Perchè facendo così si ottiene un duplice effetto. Si vive tranquilli sul momento e sopratutto ci si crea le basi per una riconferma. Il dg sa bene che con un cambio di assessore rischia il posto, meglio quindi farsi una bella fama di persona che è pronta a dire sempre di si..
    Alla fine di tutto questo ci sono i funzionari gli istruttori ecc ecc i quali vengono assegnati ai servizi possono essere trasferiti da un posto ad un altro senza uno straccio di motivazione. Una letterina recita “per esigenze organizzative lei è assegnato con effetto immediato al servizio …”. La competenza di fare tutto questo è del direttore generale, sempre quello scelto dalla Giunta che non volete che magari possa assecondare le piccolissime esigenze dell’assessore? Magari qualche funzionario non disposto a dire sempre di si perchè le cose non si possono fare, viene velocemente spostato e sostituito o perlomeno il direttore generale, nominato dal politico, ha il potere e il dovereo di rimuovere gli incompetenti.
    Allora fatta questo ripasso sparare sul singolo funzionario da parte di un politico be mi pare sinceramente un esercizio ben poco edificante. Che si cerchino e trovino singole responsabilità ma ricordate che le cose stanno come è stato scritto sopra. Tutto e dico tutto è in mano ai politici. Anche i bandi di cui si è parlato nell’articolo. I bandi infatti sono preceduti da linee guida che indovinate un po chi le approva? L’assessore con decreto. Tali linee guida sono in realtà bandi camuffati dai quali il dirigente non si può discostare. Esse sono elaborate per mesi e mesi nelle segreterie dove cercano di infilarci, spesso maldestramente, i parametri e i criteri più congeniali ai loro amici. Il dirigente ne deve prendere atto e stilare i bandi di conseguenza.
    Si potrebbe parlare d’altro ma stando così le cose buttare le colpe su chi guadagna, magari da laureato, € 1500,00 al mese per mangiarsi anche il fegato ogni giorno perchè vede cosa i politici fanno e disfano mi sembra veramente molto poco onesto intellettualmente. Un po come dire che tutti i politici sono ladri. Saluti.

    P.S. Dimenticavo. E’ di esclusiva competenza della politica anche approvare il rapporto di gestione e quindi valutare i dirigenti.

  • Direttore scrive:”Le delibere di Giunta sono preparate dai funzionari”. Fate proprie dalla Giunta esplicito io. E allora?
    Giuseppe scrive:”spesso è problema di competenza e i dirigenti sono inetti spesso più dei funzionari”.
    A Direttore domando: come valuta la Giunta, e se le cose stanno così non ritiene la stessa dannosa,costosa, asinina e quindi un orpello inutile?
    A Giuseppe domando: chi ha fatto arrivare in posizioni apicali funzionari e dirigenti ignoranti e perchè? Chioso:in attesa del licenziamento dei burocrati incopetenti esistono i sottoscala, chi ha il potere di utilizzarli?
    Ho il sospetto che questo stato di cose faccia comodo a molti. Anestetizza il popolo e lo tiene prigioniero vita natural durante.
    Est prezisu furriare tottu.

  • Faccio di lavoro il funzionario.
    Eppure, Onorevole, non immagina quanto mi trovi d’accordo con il suo intervento!
    Sentire la responsabilità del proprio ruolo, del privilegio di una retribuzione certa frutto del contributo di altri cittadini che spesso hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese o a far quadrare i conti dell’azienda, dovrebbe essere il sentimento ispiratore di ogni dipendente pubblico. Così non è purtroppo.
    Spesso il problema é di competenza, che -ahimè- in Sardegna mediamente manca. Un funzionario, un dirigente incompetenti, tendono a mascherare la propria inettitudine costruendo ad arte un castello di complicazioni, utili solo per giustificare la propria esistenza.
    L’unica vera soluzione sarebbe, sento, dare un senso minimo di precarietà a tutti. Ma non è neanche vero che sia impossibile licenziare, solo che generalmente questa procedura si arena su due scogli:
    1) i dirigenti sono inetti spesso più dei funzionari, e non hanno capacità e competenze per arrivare al licenziamento (anche questa è una procedura come un’altra, deve essere solo istruita correttamente!), si dovrebbero licenziare loro stessi, perché il pesce puzza dalla testa.
    2) la magistratura competente rende quasi sempre vano ogni tentativo di licenziamento, emettendo provvedimenti spesso di reintegro. Basta un cavillo per il giudice, ed il fannullone torna al suo posto!

    È anche vero che basta un’interpretazione sbagliata in buona fede per finire in procura, ma ragazzi, questo non esime nessuno dal prendersi i propri rischi e le proprie responsabilità: è troppo facile l’immobilismo per paura, “tanto arriva il 27”!

  • No, Alvando, le cose non stanno come dici tu. Il caso citato dall’onorevole del Puc di Siniscola è emblematico: la legge parla di verifica di coerenza amministrativa, i funzionari l’hanno trasformata in un esame abusivo di merito. O vogliamo parlare, per esempio, dei bandi del Turismo? O vogliamo parlare della gestione dei fondi del Por in agricoltura? O vogliamo parlare delle delibere sui consorzi fidi, rinegoziate e modificate ogni anno e mai erogate? O vogliamo parlare delle procedure di concessione per le cave? O vogliamo parlare dei contratti di investimento? O vogliamo parlare del taglia-incolla sul bando della 488 riproposto con tutte le sue debolezze nei bandi Pia? Il consiglio ha messo banalmente le poste in bilancio. Le delibere di Giunta sono preparate dai funzionari. Gli input dei politici di cui tu parli, incidono, nei rapproti con i cittadini, per lo 0,0001. La verità è che i burocrati regionali sono dei tirannelli che non pagano dazio ed è vero che bisogna prevedere la possibilità di licenziarli, altrimenti non si recupaera quel minimo di efficienza di cui abbiamo sempre parlato.

  • Paolo Ledda

    Mi fa piacere Onorevole Maninchedda che ogni tanto rispolveri questo annoso problema, discusso in tantissime occasioni private ma quasi mai ha il dovuto spazio e evidenza nei pubblici dibattiti.
    Io per ragioni professionali mi trovo ad interloquire spessissimo con funzionari di diversi settori e a parte qualche sporadica occasione si deve arrivare ad un confronto duro per avere le dovute risposte nei tempi imposti dalle norme.
    Tutti i finanziamenti ormai sono accessibili tramite bandi, che danno delle scadenze precise su tutta la tempistica per l’iter procedurale, se si fa una verifica sono pochissimi quelli che la rispettano, per contro l’utente deve dare le risposte in pochissimi giorni, pena il vedersi recapitata una notifica di avvio della procedura per la revoca del finanziamento.
    Moltissimi bandi sono scritti da persone che con il mondo del lavoro reale non ha mai avuto a che fare, e pensano che ogni artigiano, commerciante o allevatore abbiano in organico un ufficio legale.

    Per Piovi: non si offenda!! se lei e tra quei pochi che hanno la coscienza a posto continui a fare il suo lavoro, con il dovuto senso del dovere e della responsabilità che deriva dal ricoprire un incarico pagato con i soldi dei contribuenti. Voi dovete essere un supporto alle esigenze dei cittadini non un ostacolo a volte insormontabile.

    Vi segnalo un procedimento che rispecchia l’attuale andamento delle cose: Legge Regionale 13 Ottobre 1998, n. 29 “Tutela e valorizzazione dei centri storici della Sardegna” scaduto il 17/10/2011 ad oggi non è stata ancora stilata la graduatoria definitiva. Non mi si venga a dire che è colpa delle norme!!

    Saludos a s’Onorevole e a tottus sos chi sezes leghende dae Paolo Ledda de Sarule

  • Sulla Gazzetta Ufficiale 160 del 12 luglio 2011 è stata pubblicata la legge 106/2011 che ha convertito, con modificazioni, il cosiddetto “decreto Sviluppo” D.L. 70/2011, che ha introdotto il ‘silenzio-assenso’ per il rilascio del permesso di costruire. La domanda per l’ottenimento del permesso va presentata allo Sportello Unico corredata dalla documentazione tecnica necessaria.
    Bene. Vediamo i tempi.
    Lo Sportello unico, ricevuta la richiesta di permesso, deve nominare entro 10 giorni il responsabile del procedimento il quale, nell’arco di massimo 60 giorni, deve concludere l’istruttoria (valutare, cioè, la conformità del progetto alle varie normative vigenti e verificare la documentazione allegata). Una volta proposto il provvedimento, se l’esito è favorevole, il responsabile ha 30 giorni di tempo per attuarlo; trascorsi questi termini, il permesso di costruire viene comunque rilasciato in virtù del silenzio-assenso.
    Piccolo particolare: “ Tale meccanismo non si attua solo nei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici e culturali”
    Non è mai saltato in testa a nessuno, che la burocrazia viene subita (anche) dal “burocrate” di turno, fannullone e mangia pane a tradimento, che si trova a dover istruire una qualsiasi pratica edilizia/ urbanistica?
    Una richiesta di costruzione, ampliamento o semplice ristrutturazione edilizia di un immobile individuato dallo strumento urbanistico locale in zona “A” (Centro Storico) e ricadente all’interno del centro matrice , impegna il funzionario della P.A. (responsabile del procedimento), dall’istruttoria della pratica e fino al rilascio del permesso di costruire per almeno sei mesi dalla presentazione dell’istanza. Fatti salvi i casi in cui l’immobile non si trovi sottoposto ad ulteriori vincoli.
    Per chi ne avesse voglia Verifichi i tempi di istruttoria da parte dell’Ufficio Tutela del Paesaggio prima e della Sovrintendenza poi.
    Non voglio inoltrarmi nei meandri dell’iter di approvazione che il burocrate di turno deve affrontare per ottenere l’approvazione definitiva di un qualsiasi piano urbanistico, anche perché di questo pare abbia reso in modo molto eloquente l’idea Paolo parlando di VAS, VIA, PIA ecc.

  • La farragginosità dela burocrazia, discende da una sola cosa, la Politica! Tutti i bandi e le norme che discendono dalle leggi regionali, vengono esplicitate e regolamentate con delibere che non fa’ certo il funzionario, ma il politico.Poi ci possono essere dei funzionari inetti e poco responsabili, e giustamente vanno anche estremizzando cacciati via, ma generalmente il funzionario altro non fà che quello che il politico decide. Sapevatelo…..

  • Gianni Maestrale

    Per Piovi:
    “a caddhu tuccatu li fala la sedda”
    Se non riesci a tradurre fai un viaggio in Gallura e ti sarà spiegato!
    Siamo in tanti, troppi, vittime del vostro “sistema”… qui poi credo ci sia il “meglio”!
    Ma prima o poi vedrai che il vento cambia… oh se cambia!
    Un saluto all’Onorevole Maninchedda ed ai lettori.
    Fortza paris…s empre!

  • Claudio Bardi

    In questi anni ci hanno riempito di belle parole.
    SEMPLIFICAZIONE.

    Unu CAZZU!!!

    Io personalmente ho dovuto lottare 6 mesi con un geometra scemo.

    Geometra comunale che non sa e non vuole assumenrsi le proprie responsabilità.

    prima la dia, poi la dia non va bene e voleva la paesaggistica semplificata, poi manco quella andava bene e ha voluto la DIA accompagnata dalla Paesaggistica. UNU CASINU CUMPLETU!!

    Sapete come l’Ho risolta?

    Cambiando Ing.

    Si proprio Cosi… un amico mi ha detto: Cerca quest’Ing che ha già avuto a che fare con quel Geometra e mi sa che l’ha pure denunciato anni fa.

    Miracolo Ragazzi… In 15 Giorni tutto ok.

    Sapete cosa dovevo fare?

    Piazzare un semplice Impianto Fotovoltaico..

    Questi individui vanno messi in riga ragazzi.
    Sono dei piccoli baroni, non si aggiornano e sono MOLTO Presuntuosi.
    Rimandano e deviano e non si assumono le loro responsabilità ( NON TUTTI NATURALMENTE).

    Maninchedda ha Ragione

    PIOVI….

    A te che te frega se piove o no! sei nascosto nel tuo ufficio.

    Abbi un po di coraggio…
    Firmati

  • Privato fregato

    Per Deluso: non so da che parte dell’amministrazione tu conosca le cose di cui parla Maninchedda, ma ha ragione da vendere. Tempi biblici, risposte non date, telefoni muti, concessioni scadute, incapacità diffusa. Non è più possibile lavorare. La burocrazia vuole che la Sardegna sia una regione di dipendenti pubblici che generano altri dipendenti pubblici. Non si può continuare così. Hai un’immagine sbagliata e ottimista di una situzione insostenibile. Non solo stanno chiudendo le imprese, ma non si riesce più ad avere un progetto aprovato in tempi normali, è un casino biblico!

  • Per Piovi: siete voi la casta e reagite male quando ve lo dicono. Io sono stato rovinato da voi, dalla vostra sufficienza, superbia, vigliaccheria, indifferenza. Non esiste una legge che vi esenti dalla responsabilità. Voi volete le leggi automatiche che vi consentano di controllare i francobolli e i timbri e dire che va bene. Ma se questo fosse il vostro ruolo, perché pagarvi? Basterebbe un buon programma informatico che controlla le crocette e via. Siete un cancro che sta uccidendo la gente. Te la prendi con Maninchedda perché sa leggere e scrivere e quando ne trovi uno che ti pesta bene le dita gli dai del cialtrone? E io posso darti del miserabile, così a tradimento? Io noto che Maninchedda fa il suo dovere, tu fai il tuo, dì chi sei, cosa fai, racconta quali leggi ti legano le mani, e poi vedremo se hai ragione o torto. Mi avete rovinato, ho perso soldi, tempo, lavoro ed è colpa vostra, solo vostra. Siete arroganti perché avete lo stipendio garantito, solo per questo. Molti di voi in un’impresa privata non reggerebbero dieci giorni.

  • Egregio Piovi, a parte il termine cialtrone che respingo al mittente, anche perché spesso è associato alla vigliaccheria corporativa dell’anonimato, io ho votato il PPR e non mi nascondo e non ho votato la demolizione del PPR con le Linee guida farlocche di Cappellacci. Non solo: non ho votato gli articoli della legge sul golf che colpivano la fascia di massima tutela; non ho votato tutte le parti del Piano casa che non mi hanno convinto ecc. ecc. Sono tra coloro che pensano che il PPR vada rivisto, ma questo non toglie niente al fatto che voi funzionari, perché Lei si capisce che è uno di loro e come fanno spesso anche oro, anche lei si nasconde, così non paga dazio. State ammazzando la Sardegna, spesso, mi consenta, per un difetto di competenza mostruoso e altre volte per la pessima abitudine di cavillare per far questo e non quello, facendo poi figli e figliastri. La Commisione d’inchiesta del Consiglio regionale ha raccolto una caterva di documenti sulla non applicazione delle norme, non sulla contraddittorietà delle norme che pure ci sarà, ma non nella misura che dice lei. Non solo: conosco pochissimi funzionari regionali che si assumono la responsabilità, per iscritto, di dichiarare inapplicabile una norma perché in contrasto con un’altra. Mentre conosco funzionari regionali che pretendono che altri loro colleghi facciano cose non legittime per il solo motivo che si sentono solidali con questa o quella parte politica. Che sia terminato il tempo dei politici cialtroni non ne sono sicuro, perché esisterà sempre un cialtrone come lei che ne eleggerà qualcun altro. Io sono convinto che il ceto politico pulluli di cialtroni, ma tendenzialmente riflette la cialtroneria sociale che mi creda, e se ne vuole un esempio si compri uno specchio, è molto diffusa.

  • Il discorso sulle soprintendenze è molto complesso, ma sicuramente non sono gli istituti che stanno bloccando lo sviluppo. Svolgono un ruolo di tutela e in molti casi stanno salvando la Sardegna dai signori del vento. E’ vero che gli organici sono ridotti, anche se quest’anno sono stati parzialmente potenziati. Ci sono passaggi che allungano il procedimento (come l’inutile passaggio all’ufficio tutela), ma ricordo che la maggior parte dei procedimenti si svolgono in conferenza dei servizi, che da delle certezze sui tempi.

  • Dottor Maninchedda leggo sempre con piacere i suoi scritti. A volte condivido a pieno il suo pensiero ma a volte mi lascia basito!!! Il compito dei funzionari che lei descrive in modo colorito, non è quello di fare le norme, ma di applicarle tutte!!! Oggi la situazione normativa, che Lei ha contribuito a costruire, è veramente complessa e contradditoria. Lei è stato in maggioranza le ultime due legislature, ha contribuito al PPR e in quest’ultima alla sua parziale demolizione con delibere, leggi, circolari e ordini del giorno del Consiglio Regionale. I funzionari purtroppo pagano già per colpe non loro. Basta un’interpretazione particolare per finire in procura. Non c’è un politico che paga dazio per le cialtronerie votate a maggioranza!!!!!
    A proposito lo sa che in procura non considerano il piano casa una legge che supera il PPR? I dipendenti regionali lo applicano a loro rischio e pericolo. Grazie di tutto Dott.Maninchedda, ma credo il tempo dei politici cilatroni in consiglio regionale sia terminato. Spero.
    Non basta parlar bene e scriver meglio. Sono gli atti compiuti che ci descrivono e dovrebbero aiutarci a giudicare le persone. Quante volte ha schiacciato il pulsante del si o del no e per cosa e con quanto coraggio?

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