Pubblichiamo la lettera aperta inviata da Lorenzo Palermo a Christian Solinas, segretario del Psd’Az
Caro Segretario del PSdAz, ti invio questa lettera aperta.
Come ti avevo preannunciato non ho partecipato alla riunione di segreteria che hai convocato a Cagliari per il sabato 11 aprile, con pochissimo tempo di preavviso.
I motivi sono quelli che ti avevo comunicato il 15 marzo scorso, dolendomi fortemente nel riscontrare l’ennesima assenza del Partito sardo nel dibattito su qualunque argomento, anche molto importante, che riguardasse la Sardegna, la sua politica, la sua amministrazione, la sua economia, la sua cultura.
Ti contestavo la responsabilità piena, colpevole e non emendabile di questo stato di cose, e ti avvisavo del pericolo terribile che corre il Partito Sardo, del quale si sta saccheggiando tutto, simbolo compreso, mentre tu hai per molti anni lasciato tutti nell’incertezza sulla sussistenza stessa delle basi costituenti la nostra associazione politica: ci hai ridotto senza sede, senza elenco accertato degli iscritti, senza rilascio del tesseramento annuale, senza organi previsti dallo Statuto, senza azioni di legittimità nei rapporti fra noi sardisti associati.
Qui non si stratta di filosofia o di opinione politica soggettiva: qui si tratta di esistenza del PSdAz oppure no.
L’ultimo Congresso del PSdAz ti ha miracolosamente restituito la legale rappresentanza di un partito che non potevamo ulteriormente smembrare, ma tu hai sprecato incredibilmente anche questa occasione che doveva riconciliarti con i veri sardisti, quelli stessi da te avviliti e trascurati durante la esperienza da presidente della Regione autonoma: esperienza la quale (anche se tu avessi brillato, e non lo hai fatto) non poteva esaurire i tuoi doveri verso il Partito che ti ha dato tale opportunità.
Da un dirigente del Partidu non ci aspettiamo esperienze amministrative qualunque; nel tuo caso ci aspettavamo azione, lotta per l’autonomia, anticipazione di sovranità per il nostro Popolo, nella filosofia e nella prassi.
Niente di tutto questo.
Mi pento di aver dolorosamente taciuto finora: mi giustifico perché sono sempre stato strenuo difensore del Partito Sardo e ho sempre e solo tentato di incoraggiare i sardisti, invitandoli a sperare, a non farsi coinvolgere da un ambiente di opinione pubblica che ormai, quando non ci disprezza -purtroppo disprezzando i suoi dirigenti- ci considera quanto meno inutili e irrilevanti.
Ora però son costretto a scrivere pubblicamente, colpito e deluso dalle conclusioni velleitarie e semplicistiche che avete preso nella segreteria dell’11 aprile.
Avete espresso posizioni buone per un qualsiasi gruppuscolo elettorale, ma non per il Partito sardo; il PSdAz non può prendere oggi una posizione di schieramento perché quella tua personale non conta; mentre quella nostra collettiva non ha in questo momento sedi di elaborazione democratica ed associativa.
Ed inoltre, come al solito, ancora una volta, non hai detto nemmeno una parola sui temi veri della militanza sardista, e niente sulla necessità di ripristinare il rapporto con il popolo sardo, deluso da un Partito il quale, anziché rinascere come riferimento e speranza per chi crede nella nazione sarda, continua a presentarsi come un gruppetto buono solo a fare piccoli giochi elettorali.
Tu per primo comprendi che, con questo assetto di segreteria, nessuna proposta elettorale sarà credibile; sta alla tua intelligenza e generosità verso il Partito trovare la soluzione.
Ho speranza che i sardisti riprendano in mano gli strumenti della democrazia interna, e che con vere garanzie si arrivi ad un congresso straordinario; straordinario non per la data, ma per le necessità straordinarie che richiede il ripartire da zero.
Fortza Paris!
Nuoro, 11 aprile 2026.
Lorenzo Palermo
Consigliere nazionale PSdAz – Già Presidente PSdAz

Non conosco Palermo ma leggere il testo della sua lettera , mi induce , per sentito obbligo , a ritenere i suoi contenuti degni di una militanza Autentica,..non mediata da intenti di bassa cucina, ecco. Perché? Ma perché è evidente che il suo intento è salvaguardare l’integrità della IDEA alla base di spirito Sardista e non del suo utilizzo per riposizionamento elettorali cuciti su quello o questo schieramento che tutto nella esperienza di governo hanno dimostrato di essere nel passato, tranne quello di interesse dell’Isola.
Non me ne voglia Palermo se aggiungo un piccolo dettaglio che comunque, sono sicuro conosca: gli avvicinamenti per interposta persona sorgono a Sassari! Il Laboratorio fucina per le Trasmutazioni è lì che opera, eh. Ed è una sperimentazione, per carità da un punto di strategia di potere Regionale , “Intelligente” , funzionale a ..ecco ma , detto in termini Politici, e beh un disastro esistenziale per ogni sardo.
Non è assolutamente conforto scrivere che se osserviamo l’ambito Nazionale, più di un indizio ci spinge a ritenere che cosa simile stia avvenendo per Forza Italia; con la differenza che lì la cosa va fatta con cautela perché spostare quel partito nelle braccia del centro sinistra implica pensare a punti di quel programma come Patrimoniale , Ucraina, nonché Giustizia , diciamo più complicati.
In Sardegna invece, il riposizionamento è una realtà
Complimenti per la Lettera, Palermo, un militante ha il dovere di lottare per quello in cui crede.
pero Solinas viene puntualmente votato dopo criticato ,prof un articolo sulla riunione ad Oristano di ieri 17 aprile
Trovo la lettera molto ma molto tardiva. Si dice: ti nd’akattas kandu Is pillonis funti già bolaus. ( Ti accorgi quando gli uccelli sono già volati via). Ormai la stragrande maggioranza dei (veri) sardisti non è più dentro il PSd’Az , ma sparsi e delusi non solo dal “segretario” ma anche di chi lo ha sostenuto fino a adesso.
Poco c’è mancato che diventasse una succursale della Lega di Salvini.
Solinas è stato solo abile a prendere il controllo del partito grazie a qualche centurione proveniente da AN, utilizzarlo per meri giochi di potere, e abilissimo a disperdere tutti i suoi valori. Senza un rinnovamento umano ed una rivisitazione degli obiettivi perseguibili dal partito, per una vera autonomia della Sardegna che promuova il suo sviluppo e la rilanci nel Mediterraneo come attore protagonista alla pari delle Baleari e di Malta, il PSDAZ rimarrà una scialuppa per pochi mediocri che saltando da destra a sinistra riescono a portare a casa indennità ed a coltivare qualche piccolo orto.
Chicco Tirotto
dla rilanci per farne solo una operazione di
C’è poco da girarci intorno: questa lettera non è uno sfogo, è un atto d’accusa strutturato. E soprattutto è difficile non condividerla riga per riga.
Il punto centrale è uno solo, ed è dirimente: qui non siamo davanti a una crisi politica, ma a una crisi di esistenza organizzativa. Quando un partito perde i suoi fondamentali — sede, iscritti certificati, tesseramento, organi statutari — non è “in difficoltà”: è sospeso. E un soggetto politico sospeso non elabora, non rappresenta, non decide. Al massimo reagisce, e spesso male.
Il passaggio più duro, ma anche più lucido, è quello sulla sostituzione della politica con la gestione. Un partito come il PSd’Az non può ridursi a un contenitore elettorale leggero, buono per posizionamenti contingenti. Se lo fa, smette di essere ciò che storicamente è stato: una struttura di pensiero prima ancora che di consenso. Qui il problema non è lo schieramento. È che manca il luogo dove quello schieramento dovrebbe nascere.
E infatti il tema vero — che la lettera centra senza ambiguità — è la desertificazione della democrazia interna. Senza sedi di elaborazione, ogni linea diventa personale. Senza legittimazione, ogni scelta diventa fragile. Senza comunità, ogni simbolo diventa guscio vuoto. È un corto circuito classico, ma qui sembra arrivato a maturazione.
C’è poi un elemento che, managerialmente parlando, pesa quanto e più degli altri: la perdita di credibilità esterna. Quando vieni percepito come “irrilevante”, non è un problema di comunicazione, è un problema di prodotto. E il prodotto, in politica, è la capacità di incidere sulla realtà. Se quella manca, puoi anche cambiare slogan, ma non cambia il posizionamento.
La richiesta finale — congresso straordinario vero, non notarile — non è una bandierina. È l’unica exit strategy credibile. Reset delle regole, ricostruzione della base associativa, riallineamento tra identità e azione. Tutto il resto rischia di essere gestione del declino.
Tradotto in termini semplici: o il partito torna a essere un luogo, oppure resterà solo un nome.
E su questo, più che essere d’accordo, è difficile persino argomentare contro.