Politica

Il programma della Murgia: un’indipendentista che non parla mai di sovranità, libertà, ricchezza

Simbolo-Partito-dei-Sardi-40X40cm-TONDOdi Paolo Maninchedda
Ho letto il programma di Michela Murgia.
Non ricorre mai la parola ‘libertà’.
Non ricorre mai la parola ‘ricchezza’.
Non ricorre mai la parola ‘sovranità’.
Non ricorre mai la parola ‘indipendenza’.
Non ricorre mai la parola ‘nazione’.
La parola ‘lavoro’ ricorre solo tre volte.
Quando parla di presenza della Sardegna in Europa, parla di attività di lobby, svelando la verità della struttura concettuale dell’ambizione di potere del gruppo che sta dietro la Murgia (un gruppo di editori italiani ricchi e annoiati, di editor, di mariti e mogli di editor, di giornalisti ammaliati dalla promessa di diventare grandi scrittori, ecc. ecc.), una lobby appunto. È tipicamente anglo-americano costruire prima un gruppo di persone influenti, nasconderne accuratamente la struttura, e poi guidarlo, con una sapiente strategia comunicativa e di manipolazione della gente, a raggiungere un avanzato obiettivo di potere. Non politica, ma lobby, cioè potere.
Sono fatti importanti.
La ‘libertà’ degli altri è il problema della Murgia, la quale non tollera il dissenso.
La produzione di ricchezza, unica strada per rilanciare il lavoro, è un tema per lei sconosciuto.
La censura delle parole ‘sovranità’, ‘indipendenza’, ‘nazione’, la dice lunga sulla cultura tutta interna agli italiani ricchi benestanti e benpensanti che stanno dietro la proposta della Murgia.
La parola ‘lavoro’ è trattata in modo generico e fugace.
È un programma che genererà una burocrazia pazzesca.
Pretende di censire nuovamente tutto come se tutto non fosse mai stato indagato: studi, studi, consulenze, tavoli, costi.
Rinuncia totalmente alla vertenza Entrate.
Rinuncia totalmente a una politica delle Entrate e, secondo la migliore tradizione dei vecchi partitoni italiani, promette soldi a tutti: spesa per tutti, Entrate per nessuno.
L’unica idea concreta è quella dell’Agenzia delle Entrate che è copiata di sana pianta dalle proposte di Franciscu Sedda.
Ha delle lacune incredibili: non dice una parola sulla continuità territoriale (parla di continuità relazionale, parla di Nuovo Piano dei Trasporti, ma fatto come? Con quali regole?), sui porti e sugli aeroporti, non dice una parola sul sistema di regolazione del mercato elettrico (parla di un Agenzia sarda dell’Energia, ma non dice con quali poteri e per fare che cosa. Peraltro, l’idea dell’Agenzia elettrica fu lanciata da Paolo Clivati, mesi fa; peraltro la proposta riprende in forma generica la nostra idea della gestione pubblica delle reti dell’energia, dell’acqua, delel comunicazioni), rinuncia in partenza al conflitto con lo Stato sulle Entrate, non ha una sola parola sul fisco e sulle tasse, non dice che cosa vuol fare del Piano Paesaggistico Regionale. Non dice niente di tutto questo perché è il programma di un gruppo lontano socialmente dal problema della  produzione della ricchezza e invece molto specializzato nel consumo della ricchezza.
Mi si potrà dire: neanche nel programma di Pigliaru ricorrono le parole libertà, sovranità, indipendenza, ma almeno  nel programma di Francesco ci sono gli effetti di un ragionamento sulla libertà, sulla sovranità; almeno nel programma di Francesco il tema fiscale è centrale; su trasporti, Ppr, energia, libertà d’impresa, liberazione dall’oppressione burocratica, le idee sono chiare; almeno a Oristano Francesco ha posto il problema dell’aumento della sovranità sarda; almeno Francesco si pone il problema del rafforzamento dei diritti che fondano l’esercizio della libertà. Poi io sono perfettamente consapevole che i miei colleghi universitari o intellettuali che scrivono i programmi degli uomini politici (anche della Murgia) sono spesso molto arretrati rispetto al dibattito politico perché non lo frequentano per snobismo. Ma soprattutto, molti, troppi intellettuali temono la libertà, temono la creatività, temono la bellezza più profonda degli esseri umani.
Il nostro programma, il programma del Partito dei Sardi resta il più moderno (per favore leggetelo nella forma integrale pubblicata nel libro ‘L’indipendenza della Sardegna’; l’editio minor on line è un po’ sacrificata. Abbiamo fatto bene a pubblicarlo prima degli altri, a tenerlo lì, a dire che noi ci atterremo a quel programma. Siamo copiati da tutti e ne siamo felici.