Il problema ora è: siamo all’altezza? Il testo della mia scaletta

21 luglio 2013 08:3612 commentiViews: 64

Eravamo più di quelli che si pensava di essere e non abbiamo gestito al meglio questo consenso. Inutile negarlo. Nessuno di noi conosceva tutti i partecipanti. C’è stata gente che è venuta senza essere in alcun modo sollecitata: questo consenso imprevisto è una ricchezza sulla quale non eravamo pronti. Nel pubblico c’erano sindaci, consiglieri comunali, professionisti, operai, molti pastori, primari (è la prima volta che li vedo tirare il naso fuori dai reparti e seguire con attenzione e partecipazione proposte non riguardanti la sanità), medici di base (compreso il patriota sardo Urru), diversi universitari e soprattutto molte donne (purtroppo ha parlato solo una).  Sta succedendo qualcosa che ci supera e bisogna darle organizzazione senza toglierle libertà.
Non è stata detta una sola parola sconveniente contro nessuno: un miracolo di contegno e anche di praticità: a che serve la durezza delle parole e dello scontro?
Per la prima volta, la politica si è occupata seriamente della ricchezza della Sardegna, di come aumentarla, di come fare reddito, di come trasferire valore. Molta razionalità, molta voglia di cercare soluzioni. Si respirava la sicurezza di chi sa fare, di chi ritiene anche di avere la forza di poter fare. Queste sensazioni non vanno disperse.
Per la prima volta, gente che fino ad oggi ha ragionato affidando le proprie attese a perimetri politici e culturali italiani, ha invece ragionato da sardi e da europei, facendo sintesi in proprio delle tradizioni culturali disponibili.
C’era gente che viene da tutte le esperienze politiche. C’erano molti militanti o ex militanti Pd.
Posso sbagliarmi, ma la sinistra libertaria italiana ci guarda con grande interesse. Se riusciamo a convincerli che possono dispiegare i loro valori e le loro capacità più facilmente e liberamente nella nostra area piuttosto che in un partitone taliano, noi cambiamo la storia sarda. Si realizzerebbe infatti in Sardegna ciò che è già accaduto in Catalogna e in Scozia.
Come pure era evidente la presenza di miolti piccoli imprenditori che fino ad oggi hanno votato a Destra. Questi cominciano a credere in quello che diciamo su fisco, libertà, responsabilità, burocrazia, diritti del cittadino di fronte allo stato.
La grande paura di Cabras si è dissolta e io mantengo la mia convinzione che oggi Cabras non è un alleato della conservazione ma che invece sia tentato dall’innovazione più spinta. Ma il dato vero è che chi ha certezza di sé, non deve aver timore di parlare con nessuno.
Adesso, ciò che temo, è la nostra capacità di interpretare e organizzare questa realtà che socialmente è più ramificata di quello che avevamo immaginato. Abbiamo bisogno di tempo, lavoro, cultura, impegno.
La novità è questa: siamo stati riconosciuti come forza di governo a cui affidare il cambiamento.
I due termini sono: governo e cambiamento. Efficace, sovrano, democratico e libertario il primo, capace di usare tutte le risorse umane disponibili e di non privarsi delle esperienze disponibili; profondissimo e irreversibile il secondo.
Siamo all’altezza? Siamo capaci di ampliare la nostra struttura accogliendo altri soggetti che dovessero riconoscerci?
Ieri ho detto una frase che mi è venuta in mente mentre da Macomer scendevo ad Abbasanta qualche giorno fa e mi accompagnava un cielo terso e immenso: ho detto che noi provochiamo alla grandezza, provochiamo alle idee grandi e alle grandi iniziative di governo, perché nella grandezza c’è spazio per le soluzioni dei problemi ma anche per le attese di realizzazione di tutti.
Siamo pronti a ragionare in grande, da statisti?
Siamo pronti ad avere polso fermo e a cambiare e mettere in discussione le pessime abitudini del conservatorismo atavico della Sardegna? Siamo pronti a dimostrare che non esiste alcun ‘su connottu’ conveniente e  che esiste solo ciò che sapremo fare e sapremo cambiare?
Siamo pronti a non perderci in micro-conflitti personali (io non li reggo più; non reggo più i veti, li trovo primitivamente stupidi) e in ideologismi inconcludenti di cui non interessa niente a nessuno? Uno Stato, e un Partito dello Stato, compone le diversità, non le annichilisce. Lo sappiamo fare?
Siamo pronti a accogliere la diversità?
Siamo pronti a saper usare l’esperienza?
Senza offesa per nessuno, ma io penso che dobbiamo lavorare molto per essere all’altezza di questa sfida. Guai a pensarci già pronti. Ieri eravamo impreparati. Prepariamoci a guidare uno stato. Non guardiamo alla logica del movimentismo; guardiamo alla libertà delle militanza coniugata con la forza della capacità di governo.

Questa è la scaletta del mio intervento di ieri.

12 Commenti

  • Dear compatriot,
    …I hope what you are saying will be my epitaph!! (With music performed by King Crimson!) (http://www.youtube.com/user/vzqk50HD?feature=watch)
    …Il più tardi possibile!!…Of course!!
    Intanto ..complimenti a te e Franziscu Sedda (..che ,non conosco,ma mi è simpatico a prescindere perchè ha lo stesso nome di mio zio poeta sardo che scriveva con Montanaru in “Sa Musa”..) e subito esplicito il mio giudizio in positivo perchè dai voce a tanti miei pensieri e idee.
    Due problemi: anzi ,forse anche tre!
    Il primo é capire se bisogna fare prima lo Stato per i Sardi oppure i Sardi per lo Stato, Sardo pure quello. Macchiavellico problema ,visto bene da Barzini (..Inutile dirti chi è..) che descrive bene i nostri confinanti d’oltremare allorquando li giudica e li rimette al concetto (che può essere applicato a qualsiasi popolo che raggiunge l’indipendenza..)già espresso da Massimo D’Azeglio.Prima lo Stato sardo o Il Popolo Sardo per lo stato . E’ pronto questo per una transizione di tal tipo? Evidente che le due grandezze siano direttamente proporzionali e che una non dovrebbe inibire o limitare l’altra,ma stressando un po’ il discorso sull’atteggiamento che il “mio popolo”ha sul problema dell’indipendenza vorrei rimarcare alcuni concetti richiamati dalla mia professione (..Dirai:”ecché c’azzecca?”..Lo dirò..).Concetti che alla fine daranno verifica di quella maturità che una popolazione deve mettere in atto per autogovernarsi.
    Il sentimento indipendentista é una voglia mentale spiegata più semplicemente con l’anti-indipendentismo che elaborando e spiegando il solo atto di “voglia di indipendenza”.Cioè si vuole dire che il concetto si spiega meglio col suo anti concetto. La voglia di Stato Sardo nella popolazione sarda è fortemente radicata ,ma è di gran lunga superata (..Ahimè ,ma speriamo per poco..) dalla conflittuale voglia di non staccare il cordone ombelicale che ci lega all’Italia;questo perchè la paura del “DIVERSO” e dell’ignoto rispetto al noto e consolidato crea conflitto d’ansia che a livello cerebrale “riverbera,supera la soglia dell’emozione e può diventare fobia quasi patologica che limita l’accettazione della diversità”.(Un po’ come l ‘atteggiamento mentale del razzismo).Il concetto è che la fobia di perdere il noto supera ancora la paura(emozione)di accettare l’ignoto per cambiare radicalmente.
    E’ così scientificamente: fidati! Lo accenno soltanto(perchè parlarne tedia per chi non si interessa della materia ,ma se si vuole approfondire..).Nella genetica di popolazione ,in una piccola branca chiamata genetica relazionale la rappresentazione del “carattere” individuale è data da una “brain salad”(“insalata cerebrale”) di chimica ,fisica,biochimica,matematica,biologia molecolare etc,direttamente generata da una cluster di geni polimorfi che a seconda della loro esplicazione random modellano “chimicamente”(con recettori cerebrali,neuro ormoni,mediatori sinaptici molto complessi e così via..)il carattere degli individui. Si capisce da se che in una popolazione chiusa (effetto fondatore)quale é quella sarda i geni hanno poca “diluizione” quindi “l’impronta chimica caratteriale”dominante è senza dubbio più frequente(questo spiega anche perchè noi siamo il popolo con più diabete d’Europa,più sclerosi multipla,più celiachia d’Italia).Quindi si capisce anche come il modello di comportamento generale sia improntato alla PAURA del cambiamento.
    Se n’esce da questa empasse : certo che si! O uno questo tipo di voglie mentali ce le ha innate(spiegabili geneticamente anch’esse) e sono in pochi (purtroppo!)oppure bisogna orientare i più verso una fase di desensibilizzazione sistematica alla fobia( Tipo Wolpe!).Educare le persone al “non strano” del diverso:non esiste un diverso non controllabile,non realizzabile, negativo,esiste un diverso dove forse Noi dobbiamo cambiare per capirlo. Proprio qui l’arcano:per arrivare all’accettazione delle diversità(sociali,culturali,personali,economiche) la prima cosa da mettere in discussione è se stessi,in ogni ruolo,in ogni comportamento in ogni dove sardo!(quasi come quando uno ha paura di andare in ascensore;bisogna educarlo all’uso e dopo le prime volte con panico ,alla ventesima lo prende ridendo!!).
    La tua domanda è anche la mia: pronti a questo?Non penso esista una sola risposta e non mi dilungo oltre a trovarne. So solo che leggendo i giornali qualcosa si muove ,ma qualcosa va in direzione ostinata e contraria :si ergono le barricate delle tifoserie del “purismo ideologico” invece che cercare la competenza ,l’onestà e il senso del “giusto”verificatore istituzionale.Vedremo.
    Sarà una guerra:io ci sono, con le mie poche forze,ma ci sono!!
    Basta non scrivo più perchè rischio il linciaggio!!(Dammi solo tre o quattro P.S.)

    PS 1)..Questo lo volevo dire nella riunione,ma non ne ho avuto il coraggio: è difficilissimo rendere facile una cosa molto difficile.. E forse non ci sono riuscito..Tediando molto gli amici del blog.Me ne scuso!

    PS2) ..Non è che se diventiamo uno Stato sovrano ripeteremo scimmiottando per filo e per segno gli italioti nella loro cultura e comportamento,eh?Col fischio! Bisogna che TUTTI ,TUTTI ci rimettiamo in discussione:nei ruoli,nel senso dell’etica,nella coscienza morale,sociale,economica etc.etc.etc. A ripetere gli schemi che abbiamo “già dato”…Non ci stò manco morto(…Fatemi l’epitafffio …”Al Patriota Sardo”..).

    PS3) Mi puoi dire ,per cortesia, dove danno la patente di “Sicura persona di centrosinistra”? (..Perchè dopo la patente B e quella nautica vorrei anche quella!).E chi sono i docenti di tale scuola? Perchè a vederne tanti in giro mi viene una voglia matta …Di interrogarli per saggiare il “massimo grado della loro competenza!”

    PS4)..Anche l’invidia(..motore immobile che fa muovere la Sardegna..) ha un substrato biochimico molecolare simile al meccanismo della paura del diverso. Ma cavolo!…Per questa NON esiste desensibilizzazione!!Porcaccia la miseriaccia!
    Un abbraccio
    Luciano.

  • Ho appena finito di leggere sul blog di Maninchedda “Sardegna e Libertà ” il resoconto dell’incontro tenutosi a Nuraghe Losa…. A leggere alcuni commenti a metà fra il commovente e il melodrammatico di fans sfegatati di Paolo per un attimo ho avuto il timore di essermi perso un appuntamento storico di quelli cioè che potrebbero cambiare il corso della millenaria storia sarda… Peccato che le impressioni che mi sono state riferite da amici presenti in quella sala siano esattamente opposte…. Vedremo cosa ne salterà fuori, ma una cosa e certa… Un partito dei sardi che nasce con la premessa che si rivolge prevalentemente ai sardi di sinistra ed ex PD delusi, mi sembra veramente un nascituro che viene partorito con molti ossa già fracassate…..!!!!

  • Carissimo Paolo, prima dell’incontro di Losa ho scritto questo post nel mio blog. Dopo aver assistito a tutto l’incontro di Losa lo trovo ancora attuale, anzi aggiungo che gli interrogativi di fondo del quale del resto abbiamo discusso de visu, rimango tutti ed intatti essi si riferiscono all’identità politica e culturale del nuovo soggetto politico, al tipo di sviluppo al quale si guarda, al ruolo,ai contenuti e al modo del rapporto negoziale con lo Stato centrale, e ai nodi non sciolti in tema di energia, uso del territorio, sistema dell’archittettura istituzionale della Regione e da ultimo ma non meno importante la questione del ricambio della classe dirigente che ha gestito la lunga fase 65ennale dell’Autonomia.

    lunedì 15 luglio 2013

    I VALORI e i PROGRAMMI costituiscono……
    la base degli schieramenti politici e delle alleanze e non viceversa.

    Con questa frase finale, si concludevano i 10 punti di Democratzia, Movimento per Sardegna, quando il 28 ottobre del 2000, all’Hotel Mediterraneo si tenne la I° Assemblea Regionale, alla quale P.Scano, I. Dettori e P.Maninchedda,E. Pilleri, assieme a tanti uomini e donne di estrazione e culture politiche diverse diedero vita al tentativo più avanzato e originale in Sardegna di affermare nel campo laico-riformatore, cattolico-riformista, sardista e di sinistra, facendolo unitariamente, il principio di autodeterminazione del popolo sardo, oltre la teoria e la pratica dell’esperienza autonomista. Larga parte di quell’esperienza e di quell’elaborazione divennero la spina dorsale dell’esperienza di Progetto Sardegna, una sintesi al quale umilmente diedi il mio contributo politico, elettorale e di idee anch’io e che risultò alla prova delle elezioni regionali del 2004 un’idea vincente.

    Sono passati 13 anni e quel tentativo di coniugare:- l’antica ritrosia della sinistra romano-centrica o se preferite ad autonomismo limitato, verso il principio di autodeterminazione del popolo sardo, con l’uscita dell’arcipelago sardo-indipendentista dalle secche della nobiltà minoritaria, resta il primo e unico vero cambio di passo culturale e politico ieri come oggi che è in grado di aprire una prospettiva nuova e positiva alle speranze, ai bisogni e ai sogni dei sardi.

    Appare stucchevole, quindi, tutto l’evolversi della discussione attuale tra csx e dentro di esso tra le diverse componenti più o meno figlie della logica romana da un lato e dall’altro l’affannoso tentativo di pezzi della nuova nomeklatura culturale che ruota attorno al variegato arcipelago indipendentista, al netto di IRS.
    Stucchevole, non perchè non vi siano ragioni di distintività, anche corpose con il csx ufficiale (l’interrogativo corposo e razionale del prof. Pubusa di ieri sul Giornale di Sardegna, testimonia una seria problematicità di pezzi significativi dell’intellighenzia di sinistra non inciucista), quanto perchè pensare alla costruzione di un vasto fronte riformatore che abbia quale tratto comune la Sovranità come principio politico e culturale discriminante, con il quale approcciare il rapporto negoziale con lo Stato Italiano senza mettere in campo due condizioni fondamentali; una, cioè l’unità di tutto il fronte riformatore cosi com’è oggi; la politica insegna che bisogna tener conto delle cose come sono non come noi vorremmo che fossero, il che non deve impedire mai di fare la battaglia politica e culturale per portare su posizioni più avanzate i conservatorismi, l’altra condizione riguarda, la capacità di coinvolgere ed far appassionare alla nuova frontiera del Sovranismo una qualità e una quantità di popolo sardo che sia prevalente sul piano politico, culturale ed elettorale.
    Queste due condizioni si tengono assieme, perchè disgiungerle non porterebbe da nessuna parte, o meglio sarebbe il terreno di gioco più congeniale per le attuali elites dei partiti e dei movimenti e garantirebbe solo singole soggettività, ma questo non appare l’orizzonte utile al bene comune dei sardi.
    Per queste ragioni, con forza e da tempo e con specchiata coerenza politica etica e culturale stiamo lavorando sottotraccia con donne e uomini di questa terra e delineare valori e programmi, per far crescere la consapevolezza dell’importanza del superamento della stagione dell’Autonomia e aprire la stagione della Sovranità e di un nuovo modello di sviluppo che sia sostenibile e che abbia come protagonisti i territori e le genti di Sardegna. Lo facciamo con umiltà e convinzione, non ergendoci a censori dispensatori di pagelle e/o giudizi e neanche accettandone di sommari, più semplicemente chiedendo politicamente che le classi dirigenti che hanno guidato il processo di sviluppo esogeno figlio dei 65 anni di Autonomia speciale, raccolgano e facciano propria la nuova frontiera e mettano la loro esperienza e competenza con generosità al servizio di una nuova leva di classe dirigente oggi presente nelle istituzioni, nella società, nei movimenti di lotta dei Territori che risponda ai requisiti di rinnovamento, competenza, etica, moralità, capacità di agire secondo il principio di squadra della leadership orizzontale. Questo, a mio avviso e non solo a mio avviso, scongiurerebbe di gran lunga la possibilità che un centrosinistra, vecchio, diviso al suo interno, soccomba alle prossime elezioni e che i sardi, tutti i sardi, non abbiano la possibilità di avere chiaro il quadro tra una scelta di progresso e una scelta di conservazione, netta semplice da identificare, coerente con le sua ragion d’essere e con i valori e i programmi proposti.
    Sta tutta qui la ratio della richiesta di incontro al tavolo ufficiale del csx sardo, al pari del lavoro di ascolto e di confronto che abbiamo avviato in questi mesi, con Maninchedda, Sedda,Sale,pezzi importanti della sinistra comunista, spezzoni di imprenditorialità e del mondo delle professioni, e semplici cives. “- È male far fare servilmente agli altri quel che possiamo far da noi con nobile arte.” (A. France).
    Aspettiamo con il pessimismo della ragione e con il consueto ottimismo della volontà, che chiunque abbia titolo per agire, agisca coerentemente tra i propri enunciati teorici e i relativi comportamenti pratici. Siamo in qualche modo tutti chiamati ad essere coerenti con storie e percorsi politici e culturali con i quali facciamo e faremo i conti.
    Ad majora.

  • Giovanni Piras

    Per Giovanna che stimo, anche se non la conosco, stai pur certa che il P.S.d’Az non è Giacomo Sanna e non lo è mai stato, ha solo manovrato poche tessere impedendone la crescita, ormai è finito anche se cercherà di fare del male senza averne la forza, è già un uomo solo che verrà abbandonato anche da quei pochi giannizzeri senza consensi.
    Mario Melis sicuramente avrà benedetto la giornata di “Losa”.
    Chin sa Sardigna in su coro.

  • Egregio prof.,
    vivo a Sassari, ho seguito qualche sua lezione e voto e voterò Gianfranco Ganau. Spero che possiate incontravi e accordarvi: stimo entrambi. Le scrivo per informarla che qui a Sassari gira con insistenza la voce che mentre Lei a Abbasanta, pubblicamente, dava vita al Partito dei Sardi, Francesca Barracciu incontrava a Sassari il suo collega Giacomo Sanna, che è il capo dell’opposizione più dura a Gianfranco Ganau, che è quello che più ha lavorato sui guai giudiziari di Gianfranco sul Puc, che è quello che sta dietro il confronto in atto in città sull’area del Campus universitario ecc. ecc. Lei, professore, viene inseguito per essere politicamente eliminato. Potrebbe trovarsi con un Psd’az che incorona Cappellacci al congresso e non vota la mozione di sfiducia alla Giunta Cappellacci, che censura Lei per non essere andato al Congresso e aver votato la mozione di sfiducia, e poi pur di non votare un sardista alla Presidenza della Regione, vota un esponente del Pd. Tenga duro prof, ma la odiano fino al punto di fare tutto e il contrario di tutto.

  • Evelina Pinna

    Ieri è emerso un concetto importante per niente ripreso e del tutto stravolto dalle semplificazioni giornalistiche capaci di ragionare per alleanze-esclusioni e diagrammi di flusso. Il Partito dei Sardi nasce senza alcun vincolo di sussidiarietà politica verticale (nel senso di truppa di rinforzo o subsidiariae cohortes) con i partiti locali, ma col significato essenziale di una organizzazione in certo qual modo superiore, con un forte connotato di ‘rispetto’ verso le diverse posizioni identitarie interne, pur frutto di esperienze passate. Le unioni si fanno per affinità e le decisioni si prendono per analogia o differenza: nel nostro caso con le persone e non con i partiti, con i quali non stiamo facendo fusioni né affiliazioni. E non c’è nessun limite o restrizione alle competenze trasversali e congiunte che ognuno vorrà dare, pur di operare la scelta coraggiosa di essere finalmente padroni dei nostri atti politici, con una sana botta di contrapposizione alla conservazione, frutto delle logiche di servo-consenso centrale che hanno caratterizzato tutta la politica sarda degli ultimi trent’anni. In questo senso la sussidiarietà è orizzontale, perché in una giusta organizzazione pubblica del potere che vogliamo ricostruire, ci è dato il compito di raggiungere il bene comune senza reprimere e anzi intercettando la pluralità dei poteri particolari. Qua c’è in gioco l’indipendenza del cittadino, sia di destra che di sinistra, e l’autodeterminazione di tutte le componenti sociali, assieme alla ricomposizione dei giusti equilibri tra pubblico e privato. Butto giù questa iperbole, augurandomi che alle prossime regionali non si parli di coalizioni di centro destra e di centro sinistra: il 20 luglio il Partito dei Sardi, fondando se stesso, ha gettato involontariamente le basi di un nuovo perimetro di area sovranista che potrebbe chiamarsi la “Coalizione dei Sardi”.

  • Giusi Boeddu

    Io, ieri c’ero. E avrei voluto fare un intervento che non ho fatto perché mi sembrava fosse tardi. C’ero e sono stata felice di esserci, perché non ho sentito parlar male di nessuno, non ho sentito nessuno proporsi in modo autoreferenziale, e la coerenza tra quanto annunciato e quanto realizzato è stata totale. L’opposizione, generalmente presente e proposta in occasioni simili, si è dissolta per lasciar spazio all’“apposizione”, l’accoglienza delle diversità finalmente riconosciute come ricchezza e non come minaccia, hanno tracciato il perimetro di una nuova Casa. La concretezza delle soluzioni e delle idee sostenute da valori condivisibili (onestà, rispetto, fiducia, impegno, generosità…) hanno trovato un solco comune verso una visione che unisce, ma che allo stesso tempo è rispettosa delle diverse sensibilità politiche, culturali e professionali.
    Un elemento che è stato ripreso e proposto in modo diverso da Paolo e da Franziscu, ma anche dagli altri interventi sia politici sia tecnici e che per me ha costituito il filo trainante, è la possibilità. Di sperare, di realizzare, di diventare… La possibilità come potere, come condizione preliminare (innanzitutto nel pensiero) per raggiungere un obiettivo prefissato. Mentre Franziscu parlava dei numeri di Malta e di altri piccoli Stati, mi chiedevo quanti sono i Sardi che pensano che realizzare un Sato Sardo sia possibile. E la risposta a questa domanda credo sia legata a quanto, i sardi sanno su questo, come su altri temi così importanti per il nostro futuro. L’informazione in questo momento è di fondamentale importanza. L’informazione che sviluppa conoscenza sulle/delle cose, che innesca processi di scelta consapevole e che allora si può trasformare in autodeterminazione. Come si fa a “pensarsi” grandi (riferito sia alla dimensione individuale sia collettiva), se non si ha conoscenza delle proprie possibilità e risorse. Per questa ragione mi preme rilevare che l’autodeterminazione, in questo momento è un obiettivo da raggiungere, un valore che sottende l’azione, ma qualcosa che si potrà concretizzare con il lavoro, l’impegno, la fiducia nella possibilità delle scelte, ma soprattutto con l’informazione. In questo credo che tutti i seicento presenti ieri abbiamo un ruolo attivo. La generosità di Paolo e Franziscu deve essere sostenuta da altrettanta generosità, attraverso l’impegno nella contaminazione delle idee. Parliamone, informiamo, coinvolgiamo chi più possiamo. Non sarà facile, lo sperimento quotidianamente, ma è l’unica strada. A Settembre, avremo modo di parlare anche di questo, credo. Nel frattempo un piccolo esercizio per le vacanze…..sentirsi goccia e immaginarsi oceano.

  • Paolo Ledda

    Caro Paolo ieri è stata una giornata storica nella misura in cui si riuscirà a dare un seguito concreto a quanto detto.
    Non so se tutti hanno colto e se ne sono convinti della necessità (purtroppo vista la classe dirigente) di allearsi con il centrosinistra, i cui elettori sono profondamente delusi e con punti di riferimento sempre più incerti, questo è a mio avviso l’elettorato dove si possono trovare i consensi che ci serviranno per andare al governo della regione.
    Per quanto riguarda l’aspetto organizzativo dell’assemblea di ieri, diversi interventi sono stati di una noia mortale, in questo momento non ci possiamo permettere che nessuna persona vada via perché è annoiata, le prossime riunioni a mio avviso dovranno avere un taglio più operativo, con l’individuazione delle problematiche e contestuale proposta di soluzione. Per fare questo deve intervenire chi ha la capacità di tenere l’attenzione del pubblico sempre alta (non mene voglia chi è intervenuto, non tutti abbiamo il dono dell’arte oratoria). La maggior parte siamo rimasti in sala aspettando la vostre repliche, però non si può chiedere sempre questo “sacrificio” .
    Ieri ho incontrato persone provenienti da diverse zone dell’isola e appartenenti alle più disparate realtà occupazionali , allevatori liberi professionisti, commercianti,imprenditori impiegati. Ad ogni settore bisognerà rivolgersi con competenza e semplicità, è una vita che sentiamo discorsi vuoti da gente che non sa neanche di cosa sta parlando, (pochi giorni fa un assessore regionale è stato messo in seria difficoltà su questioni riguardanti il proprio assessorato) .
    Se si riuscirà a parlare al cuore e alla pancia della gente fra dieci mesi potremo dire la nostra.
    Saludos dae Sarule
    Paolo Ledda

  • Oh, ma adesso mi avete veramente rotto le scatole con questa storia del Psd’az. Ho detto che per me è un dolore ma che siamo su strade diverse: io voglio fare una cosa più grande, il Partito dei Sardi, loro dicono di essere già quella cosa più grande. Ho detto che non sono riuscito a spiegarmi o che loro non mi hanno capito. Strade divaricate. Ma posso scegliere di non insultare nessuno? Quanto a ciò che dici, si vede che ieri non c’eri. Si è parlato proprio del come, nessuna lista dei problemi, ma una prima lista di soluzioni, e si è puntualmente detto che si deve essere radicalmente riformisti. Proviamo ad ascoltarci e proviamo a pensare che io non ho spalle più larghe di un uomo normale.

  • Paolo bene, avanti così! però niente ambiguità di appartenenza, sarebbe a dire che se non sei più nel psd’az devi dirlo tu, non farlo dire dagli altri! Questo per chiarezza nei confronti di chi ti segue e ti seguirà!
    Niente proclami sulle cose da fare. Le sappiamo tutti e ognuno ne ha la lista a casa piena. Se questo tuo partito deve decollare che sia il partito di come ,ripeto, come fare le cose. Altrimenti facciamo la protesta sterile grillina, la solita grillinata, che se guardi in fondo e solo protesta e niente proposta . Su ogni obiettivo niente proclami , indirizzi precisi di come arrivare al risultato. Se di riforme si deve parlare che siano, non aggiustamenti del caravanserraglio esistente , ma rottamazione del sistema vigente. Il popolo non ha più tempo,ha ascoltato tanti profeti e creduto in tanti mondi virtuali che sono evaporati il giorno dopo delle elezioni. La casta ha tenuto con parole e promesse,le posizioni nella frammentazione del potere conservandone i feudi di un moderno medioevo. E’ l’ultima possibilità per ricucire il rapporto tra politica e popolo, poi il degrado della democrazia esistente potrebbe lasciare spazio ad altre forme di espressione . La tensione sociale ha raggiuto un altissimo livello, un livello di guardia, molto vicino al punto di rottura. Chi vive nelle città non lo percepisce ma chi si trova ogni giorno gomito a gomito col modo del lavoro come me, si rende conto che la corda è tesa,troppo tesa. Il sistema sociale è sotto stress ,un niente lo fa esplodere. Quindi, niente fantasie politiche da spettacolo di illusionisti ma officina delle cose da fare, quelle che servono, una alla volta e facendo laverifica del risultato. Se questo partito riuscirà, ovvero se tu e le persone che dovranno condividere progetto e realizzazione pratica del progetto sarete coerenti con ciò che dite e non ci saranno giochi di prestigio, i problemi risolti e il vantaggio saranno di tutti. Incrociamo le dita, niente profeti ma cose concrete, in fretta, è già tardi.

  • Evelina Pinna

    Il Partito dei Sardi è la nuova stella polare della Sardegna. Una confluenza di oltre 600 persone solo in sala, nell’ora in cui il sole è perpendicolare sugli ombrelloni di molti politici in vacanza, indica qualcosa in più che un semplice ‘basta’ col passato! Significa che siamo alla breccia di porta pia dei sardi, siamo giunti a una nuova era politica nell’isola, abbiamo inaugurato quella fase aperta – di necessità virtù – che Bobbio chiamerebbe senza indugio del tertium includente. Una forza politica che va oltre i partiti tradizionali, con l’invito amicale a voler inglobare capacità e volontà, deposte le armi, in un confronto unito e fattivo. Dopo il 20 luglio, di fatto, tutte le forze politiche dovranno confrontarsi col Partito dei Sardi. In cui ieri ha preso forma la convinzione che solo la convergenza delle coscienze oneste individuali, la professionalità unita al senso pratico dell’agire, in linea con una buona lungimiranza interna e la perseveranza nello stato di diritto, possono cambiare immediatamente le cose. Alla base una fiscalità rinnovata, una sanità trasparente messa a sistema, spazio all’industria e all’agroalimentare, aumento della produzione interna con occhio attento alle opportunità e alle tendenze dei mercati stranieri e della politica estera.

    La professionalità e la buona volontà sospinte dalla praticità del fare: è questa la nuova linfa e la leva di primo grado del Partito dei Sardi, che annuncia le potenzialità della Sardegna in tempo di crisi, come nazione in Europa e nel mondo, se solo ci alleggerissimo dei fardelli di tanta sottomissione centrale che nient’altro ha generato se non paralisi nell’agire. Dobbiamo finalmente produrre leggi sarde, normare il nostro sistema produttivo e trattenere le tasse riducendo le imposte.

    Oggi la Sardegna è un trattato avanzato di crisi, ridotta a mera amministrativizzazione della politica, dove l’ombra dell’incapacità pende forte sui partiti; i margini del consenso dei partiti tradizionali, presto vestine vuote se non si apriranno a nuove alleanze, sono erosi dalla sottile e arrogante presunzione di gestire la cosa pubblica secondo interessi non direttamente collegati o riconducibili all’abc della crisi, nonostante l’inquietudine dell’elettorato attivo.

    Finora una visione offuscata di ripristino sociale e la disillusione che qualcosa potesse passare attraverso l’azione e le decisioni politiche. Nessun input che dia respiro alle famiglie senza lavoro che aumentano esponenzialmente; nessuna idea imprenditoriale concreta nell’ambito delle infrastrutture, dei trasporti, del turismo interno…

    Di tre tipi le ricette del fare dei vecchi partiti: quelle scadute, quelle impossibili da digerire (dalle quote latte si sta passando alle quote di povertà), e quelle che non stimolano il metabolismo generale, ma sono fatte da un lato per favorire i soliti avvantaggiati, dall’altro per disapplicare le leggi aggravando altri fenomeni divaricatori. Si va verso un controllo sovraordinato della società.

    D’ora in avanti il salvataggio dell’Isola (e dell’Italia) dipenderà sempre più da scelte individuali, politiche e non politiche, e dall’azione concreta di gruppi ideologicamente sovrani. In Sardegna conterà sempre di più l’emergere e l’articolarsi di linee politiche territorialmente distinte, con una buona dose d’ipermetropia, ben oltre i confini nazionali.

    Al prossimo appuntamento e intanto ‘viva la Sardegna sovrana’!!!

  • Non ho parole per descrivere le nuove sensazioni che ho provato. Tantissima gente e con gli sguardi lucidi di gioia e speranza nel vedere persone come te e Fraziscu cosi determinate nel cercare di infondere coraggio e consapevolezza del fatto che è veramente ora di fare il giro di boa ed iniziare soprattutto a “navigare” e non “galleggiare”, per rubare i tuoi termini che rendono veramente l’idea.
    Se saremo pronti non lo sappiamo ma credo che sia l’unica alternativa per dare un vero scossone e ricredere realmente sulle nostre capacita. Essere pronti e preparati, avere competenze e soprattutto determinazione nel portare avanti il progetto definitivo ma soprattutto esecutivo. Credo che di queste persone la nostra isola ne sia piena.
    Da giovane e neo imprenditore penso che, come per chi fa impresa cosi in questo frangente, debba essere coraggioso, folle e determinato…
    Poi occorre lavorare affinchè tutto vada per il meglio.
    buon lavoro a tutti per una Sardegna SOVRANA.Salutoni

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