Il popolo bestia e il popolo tradito. Con un p.s. sulla ‘mosca bianca’

13 novembre 2012 06:5914 commentiViews: 20

Sartori, qualche anno fa, ha scritto un bel libretto che bisognerebbe leggere nelle scuole: La democrazia in trenta lezioni. Ve n’è una, se non ricordo male, nella quale spiega che le elezioni non selezionano i migliori, ma solo i più forti in termini di consenso. Tuttavia, anche se il popolo può sbagliare nella scelta dei suoi rappresentanti, non sbaglia mai quando sceglie di esprimersi legalmente, senza violenza e democraticamente. Viceversa, ci sono gli eletti che pensano che il popolo sbagli quando afferma obiettivi diversi da quelli che loro ritengono giusti. È il caso delle province in Sardegna. Non so come andrà oggi in Commissione. Non so neanche se io sia più adatto a presiedere una Commissione, dato il senso di disgusto generale che mi sta pervadendo. Ma tre dati sono certi:
1) i referendum abrogativi delle quattro province regionali devono essere applicati se non si vuole che il Consiglio regionale venga sciolto per violazione della Costituzione (ciò nonostante, continuano a fioccare proposte di legge che le vogliono mantenere o ricostituire);
2) i referendum consultivi vorrebbero abolire anche le quattro storiche, ma è impossibile farlo senza una modifica della Costituzione e dello Statuto (ciò nonostante c’è chi dice che basterebbe fare una sola provincia coincidente con la Regione e poi realizzare decentramento amministrativo);
3) le forze politiche sarde sono in balia di una profonda crisi nervosa che le porta a navigare a vista.
La conclusione è che si fatica a fare ciò che è doveroso fare e si perde tempo a inseguire la fantasia confusa di rappesentanti del popolo molto inadeguati. Il popolo talvolta è bestia (e quando lo è, è veramente temibile), ma oggi in Italia e in Sardegna è tradito (ieri lo scontro televisivo sulle primarie del Pd mi ha confermato che la sinistra vive di ricordi della sua tradizione culturali ma si nutre quotidianamente di spot. Nessuno dei cinque candidati ha una solida visione dello scenario in atto; nessuno possiede una strategia originale, approfondita e meditata rispetto al sistema finanziario mondiale; nessuno ha un’idea sul nodo del manifatturiero in Italia e sul tema del rapporto costo del lavoro / costo dei dirittti / costo dei beni / prezzi; nessuno ha un’idea meditata su scuola, università, sanità, e trasporti; nessuno reggerebbe più di due mesi alle tensioni cui è sottoposto normalmente un esecutivo europeo di questi tempi).

P.S. Domenica, durante una piccola riunione a Macomer, una mia amica mi ha detto scherzosamente: “Beh, adesso vi arrestano tutti per i gruppi?”. Ci sono rimasto male. Ho risposto che forse le era sfuggito che io sono l’unico consigliere regionale controllato fino al midollo che risulta non aver intascato i fondi dei gruppi. “Ne ero certa”, mi ha risposto, ma la verità era che non lo sapeva. Perché accade tutto questo? Perché la notizia è che tutte le mosche sono potenzialmente nere e che la mosca bianca non esiste. Io ho in testa una Sardegna diversa e talvolta mi viene in mente che ce l’ho in testa solo io.

14 Commenti

  • Egr.On. Maninchedda,
    Vorrei intervenire sull’argomento della norma sul concorso per dirigenti.
    Forse quando l’avete votata in Consiglio non vi è stato illustrato il motivo, o quantomeno mi auguro che sia così, altrimenti non avreste alcuna giustificazione per quella vergognosa norma. La legge proposta dall’On. Steri consente di superare l’articolo del bando del concorso per dirigenti sui requisiti di ammissione (più restrittivo della L.31/98), che prevede 5 anni di iscrizione ad un albo professionale per l’iscrizione al quale è richiesta la laurea, mentre la L.31/98 parla solo di 5 anni di iscrizione ad un albo professionale, senza specificare il fatto della laurea. La norma incriminata quindi consente a coloro cui è diretta di farsi riconoscere gli anni di iscrizione ad un albo professionale per l’iscrizione al quale non è necessaria la laurea, ad esempio albo dei periti agrario, geometri, e così via. In sostanza con questa legge si consente, ad esempio, ad un perito agrario con 5 anni di iscrizione ma neolaureato di diventare dirigente in Regione. Peccato che gli stessi funzionari pubblici possono diventare dirigenti solo se hanno cinque anni di lavoro da laureati in categoria D, per l’accesso alla quale è appunto prevista la laurea, e quindi c’è una disparità di fondo sicuramente anticostituzionale, per quanto in Governo non abbia impugnato la norma. Peccato che in questo modo abbassate la soglia di professionalità e qualificazione che deve avere un dirigente regionale, e quindi poi non lamentatevi se non sono bravi. E tutto ciò a prescindere dalla delibera di giunta, che dà un’interpretazione ancora più becera.
    Inoltre probabilmente non vi è stato detto (altrimenti sicuramente non avreste votato la norma….!) che il caso riguardava un unico individuo rimasto fuori dal concorso, in quanto tutti gli altri erano già stati assunti. Si tratta di una legge davvero ad personam, fatta per un’unica persona a cui già per precedenti concorsi il TAR e il Consiglio di Stato si erano espressi nel senso di non riconoscere i requisiti che il soggetto in questione pretendeva di far valere.
    Ma ciò che mi chiedo è questo: possibile che nessuno di voi consiglieri si sia chiesto cosa significasse davvero quella norma, quale vantaggio pubblico, per la collettività sarda, sarebbe stato conseguito? Di fatto ha portato ad una diseguaglianza tra soggetti che d’ora in poi parteciperanno ai concorsi, e ha svilito la figura professionale del dirigente. E, cosa forse non importante per voi, vi farà perdere il mio voto. Di sicuro ha contribuito a minare la credibilità della classe politica sarda, che lungi dall’occuparsi dei veri problemi della Sardegna, continua impunemente a distribuire prebende e privilegi.

  • Avete letto il curriculum del Sig: Fadda?

    DA OTTOBRE 2007 A TUTT’OGGI
    • Nome e indirizzo datore di lavoro Regione Autonoma della Sardegna (RAS) – ARGEA Sardegna (Agenzia regionale per le
    erogazioni in agricoltura) – via Caprera, 8 – 09126 Cagliari
    • Tipo di azienda o settore Pubblica amministrazione regionale
    • Tipo di impiego Carriera direttiva – Rapporto a tempo indeterminato
    • Principali mansioni e responsabilità Coordinatore del settore che si occupa dell’accreditamento comunitario dell’Agenzia per essere
    riconosciuta quale Organismo pagatore dei fondi agricoli comunitari FEAGA e FEASR

    Parliamo di quella famosa agenzia di cui lei onorevole si occuppo tempo fa qui in questo blog.

    La stessa che innesco qui la polemica tra refice e Ibba.

    Fadda era il super consulente di Ibba per creare ARGEA come organismo Pagatore.

    Figuratevi che hanno pure sbagliato l?indirizzo a cui presentare la Domanda:

    Sarebbe bello che lei pubblicasse la risposta del Ministero in merito a tale procedura..

    Ragazzi miei, a far bene non ci si guadagana nulla..

    Un perito agrario consulente di super Agronomo direttore di ARGEA che sbaglia tutto e nonostatnte tutto diventa per Cavilli Dirigente Regionale.

    VERGOGNA!!!!!!

  • Errata corrige: l’aforisma è di Giovanni Giolitti.

  • In supporto a Denis, anche se mi pare non ne abbia bisogno.
    Richiamerei l’attenzione, spero legga qualcuno che a motivo della sua professione sia domiciliato in P.zza Repubblica a Cagliari, che oltre all’autotutela amministrativa potrebbero far capolino (?) gli artt. 479 e 483 c.p. (ovvero dei delitti contro la fede pubblica) che hanno procedibilità d’ufficio.
    Certo, l’Assessore ha dalla sua l’aforisma di Gentile “la legge si applica ai nemici, si interpreta per gli amici”, però lo stesso aforisma vale anche per chi dimora in P.zza Repubblica. Gli amici? La fede pubblica. Appunto.
    Però il Legislatore! Che fa si che i suoi prodotti (le leggi) siano così permeabili………………..mmmmmmm

  • Certo Denis, ma Lei pensa che io possa dire a un assessore che ha fatto una porcata simile di revocarla? Se avessi avuto un minimo di potere su di lui non gliela avrei fatta fare.

  • Egr. On. Manichedda, la soluzione di una nuova norma non mi pare una grande pensata. Infatti, come Lei ben sa, le norme trovano applicazione per il futuro (sinceramente dubito che questo Consiglio le possa attribuire valenza retroattiva) e una norma come quella da Lei descritta avrebbe il solo effetto di ribadire un concetto “pacifico” valido per il futuro lasciando inalterato lo status del così tanto voluto dirigente. Vorrei provare a suggerirLe un percorso semplice e di rapida applicazione: l’Assessore degli Affari Generali potrebbe portare in Giunta una deliberazione nella quale si procede all’annullamento in autotutela della precedente deliberazione in quanto illegittima considerato che, come è noto, la partecipazione alle selezioni pubbliche ha quale presupposto fondamentale il possesso dei requisiti previsti nel bando al momento della scadenza e questi non possono certamente maturarsi successivamente e conseguentemente considerarsi nulli gli atti posti in essere a seguito dell’autoannullata delibera. Come vede niente di più semplice. L’unica difficoltà è volerlo e togliere la qualifica dirigenziale a chi non aveva i requisiti non solo per averla ma anche per partecipare alla selezione. D’altra parte quando ci farà un nuovo concorso, considerato che ora anche l’attuale beneficiario della norma ad personam ha maturato i requisiti, potrà legittimamente partecipare e vincerlo. Detto questo se il Consiglio dovesse decidere di percorrere la strada di una norma che lasci inalterato lo status dirigenziale di questa persona avrebbe quale effetto quello di dimostrare ulteriormente ai sardi di quanta arroganza e dispregio delle regole è capace. Mi resta comunque la curiosità di conoscere a quale applicazione si pensava nel momento in cui è stata votata questa norma-scandalo. La saluto

  • Scusa Paolo L’O.T. ma vorrei segnalare a Gonare
    un link semplice semplice, per scaricare la delega
    per iscriversi alla C.S.S. sperando che il suo invito
    sia seguito da molti.

    http://www.confederazionesindacalesarda.it/news/2008/delega_css_2008_%20banca_di_sassari.pdf

  • Per Denis: in Consiglio sta serpeggiando l’idea di approvare un’articolo di legge che ribadisca che i titoli devono essere posseduti, come è ovvio, al momento del bando non dopo.

  • Esco un pò fuori tema, ma lo voglio dire lo stesso, scusandomi.
    Finalmente, almeno lo spero, ad iniziare da questa vicenda del sulcis, la CSS prova a comportarsi da sindacato sardo, a non andare più in coda ai sindacati italiani di sardegna. Lo aspettavo da tanto. Probabilmente mi iscriverò, semprechè la CSS decida di essere il sindacato dei sardi, nettamente distinto da quelli italiani, anche, o forse soprattutto, dentro l’amministrazione regionale.

  • Egr. On Maninchedda, se è vero che la norma è stata male interpretata dall’assessore al personale (visto che l’interpretazione è stata data con delibera di giunta e non dall’assessorato) mi chiedo e le chiedo: quando il consiglio regionale l’ha votata pensava per caso ad una applicazione diversa da quella che poi si è avuta? se la risposta è si a quale? ed ora che è stata interpretata in questo modo mi potrebbe suggerire un percorso che non sia un ricorso all’autorità giudiziaria che garantisca il rispetto delle regole? Ovvero che i requisiti per la partecipazione al concorso per dirigenti debbano essere posseduti all’atto della presentazione della domanda e non dopo due anni dall’approvazione della graduatoria?. Provi ad immaginare come sarà interessante lavorare con questo dirigente! Però la cosa più triste è che questo consiglio e questa giunta anzichè pensare e tentare di risolvere i problemi della sardegna si preoccupa di approvare un articolo di legge vergognoso come questo al solo scopo di favorire una persona che non aveva neanche i titoli per partecipare al concorso. Ecco uno dei motivi per i quali le persone attaccano i politici. Inoltre non ci si può lamentare della classe dirigenziale soprattutto di quella che è stata individuata con leggi ad personam. Capirà se poi alla luce di questi fatti mi viene la nausea. Le faccio una richiesta: si documenti sul caso e poi, se vorrà, riferisca sul blog. La saluto

  • Per Arrubiu: no, non accade per una norma del Consiglio regionale ma per un’interpretazione tendenziosa e equivoca dell’Assessorato al personale di quella norma.

  • E s’interis est propriu a chi s’inde messat……………..

    ll caso di Marco Fadda, per quattro anni assistente parlamentare del notabile avellinese al Parlamento europeo e approdato ora tra i ranghi della dirigenza regionale. Grazie a un emendamento ad hoc infilato di straforo in una legge approvata dal Consiglio cinque mesi fa. Allora sembravano poche righe senza alcuna conseguenza. Oggi si sono trasformate in un contratto da 80mila euro l’anno con una legge che i sindacati definiscono un “privilegio ad personam”.
    Di Pablo Sole

    http://www.sardiniapost.it/politica/1456-e-il-consiglio-regionale-s-invento-la-legge-ad-personam-per-l-ex-portaborse-di-de-mita.

    http://www.sardiniapost.it/politica/1457-parla-fadda-tra-ricorsi-e-scartoffie-sono-bravo-e-tutta-invidia

  • No, Paolo, non sei l’unico ad avere in testa una Sardegna diversa.
    Tante altre persone hanno in testa una Sardegna in cui le persone possano decidere se impiccarsi o meno, se cooperare o meno, se fare affari con il mondo o meno.
    Purtroppo pero’ esiste il vincolo della ignoranza determinato dai mass media italiani che veicolano informazioni di parte e dall’altro la disonestà della maggior parte dei politici furbetti e disonesti che – pur di fare i propri interessi – si disinteressano di aspetti etici e di sostanza.
    Lo spettacolo di quei poveri 5 balordi di ieri è stato chiaro: dei poveri balordi.
    Una nota: sappi che 9 su 10 da me intervistati (sardi, cultura, lavoro) ignorano la differenza fra Statuto e Costituzione… questo il livello di distacco dall’educazione civica e dalla politica del cittadino medio sardo.
    E purtroppo ora faranno cantare ai nostri bambini l’inno di Mameli…

  • Gianni Pia Ri- scrive:
    Lettera al P.M.
    Al Pubblico Ministero? No! A Paolo Maninchedda.

    Paolo, un eminente professore universitario, ad un recente convegno del CAL, ci ha spiegato che il termine con il quale in gergo, si definisce l’insieme delle manovre poste in essere dal Governo, salva, cresci Italia, si riassumono in una locuzione tecnica “affamare la bestia”, dove la bestia è l’apparato della pubblica amministrazione, tutta, nel suo insieme di servizi utili e di sprechi.
    Ridurre la bestia alla fame, quindi, per questi abusivi della politica, mascherati da tecnici, significa svolgere azioni concrete, come stanno di fatto facendo, per togliere tutto ciò di cui l’immondo animale ha bisogno per sopravvivere, dapprima il cibo, poi l’habitat in cui si muove, infine, quand’anche riuscisse a stenti a tirare a campare, minare le sue abitudini, utilizzando qualsiasi arma lecita o illecita.
    Per quanto qui ci riguarda, l’infame animale ha, oggi, le sembianze delle Province sarde, ci aspettavamo che il guardiacaccia della suprema Corte, il 6 novembre ultimo scorso, esercitasse il suo ruolo super partes, se non altro per consentire alla bestia ed ai bracconieri un attimo di necessaria riflessione.
    Quasi un regalo è parso, un tributo, nella ricorrenza del 1° anno dalla nomina di senatore a vita e a presidente del consiglio del sobrio Bocconiano, io naturalmente non ci credo, ma qualcuno ha fatto osservare: come potevano tra i 15, i 5 giudici nominati dall’uomo del Colle, sentenziare contro un decreto, poi convertito con la fiducia, voluto dall’uomo nominato dallo stesso Colle?
    Ad altra data, è stato ermellinamente detto.
    E neppure la guardia campestre del nostro tribunale di contrada, ha avuto il necessario coraggio, per sterminarla o mossa da umana compassione, salvarla, questa bestia. La stagione venatoria sarda continua e, come appreso dalla stampa, si chiuderà, forse, ad animale decomposto, cioè il 24 aprile 2013.
    In questa settimana, all’interno del reame, si confronteranno diversi pregoni e quasi editti. Cavalieri più o meno templari lanceranno i loro guanti in nome del re o della regina. Alcuni di questi, si dice, hanno un palese interesse a radere al suolo, possibili competitori provinciali in erba, già delle prossime giostre, raduni e tornei.
    Paolo, la via del buon senso, è l’unica via possibile, tenuto conto che:
    1. Non si possono sciogliere organi democraticamente eletti, prima della loro naturale scadenza.
    2. Qualsiasi nuova architettura istituzionale, non può esplicare i suoi effetti, se non a decorrere dalla prossima consiliatura.
    3. La nomina di commissari comunque denominati o l’esautorazione degli esecutivi, determinerà ricorsi giurisdizionali il cui esito, a detta di tutti i costituzionalisti, è perlomeno incerto.
    4. Attendere prudenzialmente il pronunciamento della suprema corte anche in ordine al tipo di elezione, e del ricorso UPS al Tribunale sull’ammissibilità dei quesiti referendari, è una necessità e non solo una possibilità, indipendentemente dal clima di frettolosa ansia, che ha partorito la L.R. 11/2012.
    Tutte le altre strade portano a maggiore confusione, cessazione di servizi in essere, impreparazione, costi aggiuntivi, caos ed anarchia insorgente.
    Paolo, di bestie da affamare ce ne sono tante e zoologicamente diverse, purtroppo molte di queste che hanno sempre la tana in via Roma 25, nel Villaggio di Sant’Efisio martire, hanno impiantato delle androidi plastiche facciali.
    piapiapia

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