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Il Pd come contro il divorzio

Posted on 12 Gennaio 202612 Gennaio 2026 By Paolo Maninchedda 14 commenti su Il Pd come contro il divorzio

Fanfani fu un uomo per bene (l’unico ministro degli Interni che non accettò mai i soldi dei fondi riservati dei Servizi Segreti italiani), propenso alla trattativa per liberare Moro (alla faccia di Berlinguer), ma anche l’uomo politico che più si schierò, e perse, contro l’istituzione del divorzio nell’ordinamento italiano.
Si contrappose al divorzio per mille motivi, principalmente per non lasciare la Chiesa cattolica isolata, ma non si accorse che la società italiana aveva intravisto nel referendum (indetto per chiamare i cittadini ad abrogare la legge Fortuna che aveva finalmente varato il divorzio anche in Italia) non solo la legittimità del suo contenuto, ma anche una svolta, la possibilità di cambiare, di girare pagina, di svecchiare il sistema.

Io trovo nel ridicolo “allarme per il rischio fascista”, che il Pd sta gridando in ogni dove, sperando in questo modo di mobilitare la gente contro la legge per la separazione delle carriere e la riforma del Csm, qualcosa di analogo alla lotta democristiana contro il divorzio.
C’è puzza di conservatorismo nella scelta del Pd, puzza di stantio, di immobile.
La Sinistra, essendo stata storicamente più all’opposizione che al governo, nasce garantista.
Oggi è giustizialista.
Uno dei più grandi garantisti fu, nella Costituente, Umberto terracini, che conobbe il carcere fascista.
Il Pd oggi, anziché parlare del merito della legge, evoca i pieni poteri per la Meloni, cerca di dispiegare una pedagogia della paura che potrebbe riservare a miglior causa, si affida all’urlacchiare del sindacalismo rivoluzionario di Landini. È diventato il partito dello status quo.

Per fortuna esiste ancora una sinistra riformista, garantista e, soprattutto, non ballista, che non crede a questa sceneggiata dell’allarme fascista e che sta cercando di dare conto delle sue ragioni a favore della riforma votata dal parlamento.
Mi riferisco non solo a Enrico Morando, ma anche a gente seria come Anna Paola Concia (questa la sua lettera aperta alla Sinistra), Giovanni Pellegrino, Cesare Salvi.
Per tutti, segnalo questo articolo di Morando che mi pare sia più coerente con tanta storia socialista e democratica (sia laica che cattolica) di quanto lo sia l’urlo della paura fascista della Schlein.

Politica, Vetrina

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Comments (14) on “Il Pd come contro il divorzio”

  1. Alberto Marozzi ha detto:
    14 Gennaio 2026 alle 13:31

    Ariovisto, per onestà ricordiamoci anche che dal 1939 al 1941 la Germania nazista e l’URSS furono alleate con la firma del famigerato patto Molotov-Ribbentrop. In quei 2 anni i sovietici invasero i 3 paesi baltici e la parte orientale della Polonia, ed a Katyn massacrarono gli ufficiali polacchi catturati e una buona parte dell’intellighenzia polacca. Per spietatezza e barbarie non furono diversi dai nazisti. Ma vinsero la guerra e tutto fu insabbiato. Senza l’invasione nazista del territorio sovietico, chissà che altre porcate avrebbero commesso insieme gli alleati Hitler e Stalin! Questo aspetto non dovrebbe MAI essere dimenticato.

  2. GM ha detto:
    13 Gennaio 2026 alle 22:25

    @Ariovisto
    Gli aiuti di guerra americani e britannici furono poco più di una goccia nel mare.
    L’Unione Sovietica resse da sola l’urto dell’offensiva di Germania ed alleati (riforniti delle risorse provienti dagli arsenali francesi, cechi e polacchi, ormai nella loro piena disponibilità) per quasi due anni, pagando, oltretutto, un prezzo in sangue che nessuno degli altri paesi alleati sarebbe mai stato neanche lontanamente disposto a versare (se lei avesse mai letto qualcosa sul teatro del Pacifico, ad esempio, saprebbe bene quanto l’opinione pubblica americana soffrisse la guerra, pur di fronte a perdite umane lontane ordini di grandezza da quelle sovietiche).
    Gli sbarchi in Sicilia e Normandia non sarebbero mai stati possibili senza le controffensive sovietiche iniziate a partire dall’operazione Urano e gli alleati, nel fronte europe, non si trovarono mai a fronteggiare che una parte assai ridotta dell’esercito tedesco (rischiando di essere messi in rotta al momento della controffensiva delle Ardenne, condotta da un esercito tedesco logorato da quattro anni di guerra).
    La pretesa di dire la verità, o qualcosa che ci si avvicini, non può prescindere da un minimo di istruzione sugli argomenti che si tirano in ballo.

  3. Paolo Maninchedda ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 21:09

    Ci risiamo, Benti. La monarchia sabauda non ha meriti ai miei occhi. La grandezza dell’Italia liberale è dei liberali, non della dinastia. Che vi siano stati errori politici nella storia degli uomini è quasi una tautologia, ma la differenza delle responsabilità va sempre tenuta presente e De Gasperi, quando ebbe responsabilità, non sbagliò.

  4. Ariovisto ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 18:55

    Eh…Dottò, un giorno bisogna dirla la verità. Furono gli americani a vincere la guerra, non i comunisti russi o i partigiani. In Europa, all’ovest, assistendo l’Inghilterra con materiali e mezzi per il valore stratosferico di 32 miliardi di dollari, Ad Est, inviando tonnelate di materiali ai russi (che però nel 1940 avevavo dato ausilio ai nazisti nell’assalto all’ovest) del valore in tonnellaggio uguale a quelli assorbiti dalle forze americane contro i tedeschi (i russi mai restiturono il danaro speso dagli americani). Non vi fu dunque guerra di liberazione: senza la guerra degli americani che davano assistenza anche ai partigiani, comparsi solo dopo il 43, nulla sarebbe accaduto; anzi, i tedeschi sarebbero arrivati dritti dritti a Mosca. Tutto questo per dire che se la sinistra ex piccina non accetta queste verità (ed inoltre che il comunismo fu nemico dell’umanità) non bastano i Morando (figura messa lì per fare la comparsa dei riformisti. Craxi li incalzò, loro gli gettarono le monetine. La differenza è tutta qui…ed è grandissima.

  5. Aldo Benti ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 17:32

    Intransigenza a posteriori sarebbe inutile con tutti, caro Professore. Eppure, al Re Vittorio Emanuele III si addossano colpe che non vengono ad esempio addossate a De Gasperi. Chi diede l’ok a Mussolini alla Camera? Forse il Re? Non mi pare. Eppure…

  6. Paolo Maninchedda ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 16:53

    Egregio Benti, io non esalto nessuno, ma non la seguo nell’intransigentismo a posteriori, severissimo quanto inutile. Sì, è vero, i partigiani comunisti commisero delitti, alcuni fuggirono oltre la cortina di ferro, ma Togliatti ebbe un merito nel non trascinare i comunisti nell’insurrezionalismo.

  7. Aldo Benti ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 16:43

    Caro Prof.,non esaltiamo troppo Togliatti. I rapporti con il criminale infoibatore Tito, i soldi sporchi da Mosca e i brogli commessi da lui e dai suoi collaboratori al Ministero della Giustizia non lo rendono certamente impeccabile. Tutt’altro.
    E ricordo che gli unici partigiani autori di efferatezze durante e dopo la Resistenza, furono i comunisti. Le sentenze dei tribunali lo provano. I partigiani monarchici, cattolici, liberali, etc. liberarono l’Italia dal nazifascismo senza barbarie. Cordialità.

  8. Paolo Maninchedda ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 15:46

    Egregio Benti, anche Pasolini iniziò la sua carriera su una rivista fascista bolognese. Rispetto a chi non si macchiò di crimini efferati, la scelta prevalentemente togliattiana di non perseguire la militanza pregressa, garantì comunque, forse, all’Italia di non cadere in un drammatico prolungamento della guerra civile.
    Quanto alla strage di Primavalle, se mancarono le scuse di Terracini per la strage di Primavalle, non sono mai venute le scuse della Destra per le stragi dinamitarde della strategia della tensione. Non si iscriva agli estremismi italici.

  9. Aldo Benti ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 13:40

    Caro Prof.,solo due precisazioni storiche su Fanfani e su Terracini. Il docente universitario Amintore Fanfani nel 1938 ed anni successivi, esaltò le leggi razziali ed il regime, e scrisse numerosi articoli violentemente antiebraici. Nel dopoguerra prese la tessera dc, entrò alla Costituente e fece la carriera che sappiamo. Ma non pagò mai dazio per il suo passato da fascista dichiarato.
    Terracini nel 1973 dopo la strage di Primavalle (2 figli del referente rionale del Msi orrendamente bruciati nella loro casa, senza colpe) a Roma, si schierò con gli infami figuri che ne furono gli autori. Achille Lollo e compagni invece d’essere portati in galera, furono giustificati da gente come Terracini. Anch’egli non pagò dazio e non risultano scuse pubbliche per la cantonata che prese. Questi sono 2 “padri di questa repubblica”. I commenti, a chi legge.

  10. Antonio ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 11:24

    Prof. il PD dove vede tutto questo fascismo lo danno solo loro, per la separazione delle carriere basta pubblicare la legge e discutere di quello che c’è scritto il me la sono stampata e tutto quello che dice il comitato del NO non lo vedo saro l’unico ma non vedo il pericolo che il PM vada sotto il controllo della Politica infatti molti della sinistra che conta voteranno SI ci sarà un motivo

  11. Alfio ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 09:18

    Il P.M. non deve avere nessun tipo di parentela con il giudizio e non deve essere, come invece oggi è, una specie di paragiudice. Chi, come me, richiede che (Giudice e P.M.) siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il P.M. sotto il controllo dell’esecutivo.
    Giovanni Falcone

  12. Eddie Irvine ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 07:47

    Al di là della contesa referendaria, da diversi anni il vero fascismo – in termini di imposizione del pensiero unico, ostracizzazione di chi vi dissente, occupazione militare dei posti nella pubblica amministrazione, settarismo, favori ai potentati economici – è rappresentato proprio dalla sinistra.

  13. Paolo ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 07:40

    Egr. professore, si nota spesso che nelle vicinanze delle elezioni il PD tende a gridare al fascismo, più per mancanza di idee che per altro. Non riuscendo a creare un vero leader all’interno del proprio partito cerca di creare una coalizione con all’interno tanti soggetti con molteplici idee tutte diverse tra loro. La mia poca simpatia della Meloni, ma anche della Lega, crea non poca preoccupazione sul futuro della politica italiana che potrebbe restare invariata per altre legislature. Sarebbe ora di avere seriamente una coalizione centrista, riformista e garantista che punti a nuove riforme.

  14. Mm ha detto:
    12 Gennaio 2026 alle 07:12

    Spiegare i motivi del sì e del no sarebbe la cosa giusta.
    A parte si deve porre la considerazione sul ritorno di sistemi verticistici e del potere di uno solo. È già qui, in mezzo a noi. Purtroppo. Si è infiltrato. La paura è generata da questo potere, autoreferenziale, severo con chi, anche garbatamente, dissente.

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