Il pasticcio delle province e i collegi elettorali

12 luglio 2013 06:561 commentoViews: 60

Provo a semplificare un ragionamento un po’ complesso.
Per come è stata impostata e gestita la questione delle province, adesso ci si trova in un mare di guai.
In primo luogo, va detto con chiarezza, oggi non si possono che fare 4 province, le storiche. Quindi, chiunque prometta ai territori dell’Ogliastra, del Sulcis, della Gallura e del Medio Campidano il mantenimento del decentramento di funzioni di cui hanno goduto con le province regionali, promette il falso. La responsabilità politica negativa di un nuovo centralismo è indiscutibile ed è tutta in carico a chi, per semplificare il sistema della rappresentanza e ridurre il volume del ceto politico, cosa non sbagliata, ha impoverito di funzioni il territorio, cosa sbagliatissima, seppure inizialmente imposta dal decreto del Governo Monti.
L’unica possibilità di un nuovo ordinamento sovracomunale che rispetti l’articolazione in otto aree vaste è riposta nell’approvazione rapida del disegno di legge costituzionale del Governo che abroga il termine stesso di ‘provincia’ dall’ordinamento italiano (ite lastima!). Dopo tale abrogazione, si può immaginare un riordino degli enti locali di area vasta innovativo e decentrato; prima è molto difficile, se non impossibile, farlo.
Diversi aspetti dell’architettura istituzionale della Sardegna poggiano sul riferimento territoriale alle province: il primo luogo le Asl, in secondo luogo la legge elettorale.
La nuova legge elettorale appena approvata (quella maschilista, per intenderci, o meglio, quella degli uomini che hanno paura delle donne) si cautela dal rischio di tornare ai vecchi quattro collegi, cristallizzando i collegi al perimetro che essi avevano nelle elezioni del 2009; non si fa in alcun modo riferimento alle province, né alla precedente disciplina che, per l’appunto, si riferiva alle province.
La legge elettorale è stata pubblicata ieri: pertanto entra definitivamente in vigore fra novanta giorni (termine entro il quale è possibile chiedere il referendum).
Qualora il presidente in carica si dimettesse prima dell’entrata in vigore della nuoa legge elettorale o alcuni cittadini promuovessero il referendum, si andrebbe a votare con la precedente normativa elettorale e cioè col listino, su quattro collegi e con la possibilità di sfondare il numero di 60 consiglieri pur di formare la maggioranza.
Ho la sensazione che più d’uno pensi che alla fine ritormare ai vecchi quattro grandi collegi non sia un male. Io sono nettamente contrario.

1 Commento

  • antonello loriga

    Caro Paolo, leggendo i giornali di stamattina 13 luglio ho avuto la netta sensazione che :

    1) si voterà con la precedente normativa regionale e quindi anche con il listino (….più d’uno pensi che alla fine ritornare ai quattro grandi collegi non sia un male.)

    2) attendere dal PD, bontà Sua (la S è maiuscola per non mancargli de reverenza…non sia che si offendano)l’ammissione alle primarie così come un diplomato cerca di essere ammesso alla Bocconi mi fa…….

    3)la cosa che personalmente mi disturba maggiormente però è, forse perchè l’ho subita politicamente, è il veto ad personam : va bene ciò che dici, va bene ciò che rappresenti, vanno bene i voti che ci porti ma,non vai bene….TU!?!?

    Non avete cert bisogno dei miei consigli ma, caro Paolo… ATTENTU!?!
    Ci vediamo Sabato
    Un abbraccio

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