di Chiara Maestrale
Anche quest’anno, inesorabilmente, si è corso il Palio di Siena. Per due giorni la pioggia lo ha fermato. Poi il cielo ha concesso una tregua e tutto è tornato al proprio posto: i cavalli in Piazza del Campo, le contrade una contro l’altra, la folla, la corsa. E così la tradizione è salva.
I cavalli no.
Il Palio gode di un salvacondotto morale: la tradizione. Basta pronunciarla e ciò che altrove sarebbe inaccettabile acquista nobiltà, storia, identità. Il rischio diventa rito, la competizione appartenenza, il cavallo simbolo.
Non ci sto.
I cavalli non sono simboli né bandiere. Non appartengono alle contrade, non conoscono l’onta della sconfitta né la gloria della vittoria. Sono esseri senzienti usati in una competizione tutta umana.
A casa mia tutto ciò ha un nome: sfruttamento.
Si può curare e perfino amare un animale e continuare a usarlo per un fine solo nostro. Nel Palio: vincere. Battere la contrada rivale, celebrare una superiorità per la quale un altro essere vivente è chiamato a correre, rischiare, soffrire e talvolta morire.
Controlli e misure di sicurezza aumentano, non si nega. Ma resta la domanda: perché consideriamo ancora legittimo sfruttare un animale per questo scopo?
Nel Palio non c’è una necessità. C’è una gara. Quella volontà di potenza che, nella sua forma più rozza, misura la propria forza contro quella altrui e si afferma nella sconfitta dell’avversario. Il paradosso è evidente: la contesa è fra uomini, ma quella volontà di supremazia si esercita sul corpo e sull’intera soggettività del cavallo.
C’è poi una mistificazione: la storia viene invocata non per comprendere il Palio, ma per sottrarlo alla storia stessa, trasformando la sua antichità in alibi contro l’evoluzione del giudizio morale. La forma attuale nasce nel Seicento, quando l’animale era forza lavoro, mezzo di trasporto, proprietà.
Sono passati quattro secoli. Sono cambiate le nostre idee su libertà, diritti, violenza, ambiente e altri esseri viventi. Dal 2022 la Costituzione tutela gli animali. Perché questo rito dovrebbe restare impermeabile all’evoluzione morale? È questa resistenza a renderlo, più che antico, antistorico.
E sarebbe troppo comodo farne una questione solo senese. L’Italia è piena di palii, giostre e corse; la Sardegna non fa eccezione. Non tutte sono uguali, ma la domanda vale per tutti: quanto siamo disposti a rimettere in discussione una tradizione quando a pagarne il prezzo è un essere vivente estraneo al significato che le attribuiamo?
Le tradizioni non sono giuste per definizione. Alcune meritano di essere conservate, altre le abbiamo abbandonate perché sono cambiate la nostra sensibilità e la nostra coscienza morale. Ed è stato un progresso.
Il Palio può conservare contrade, colori, canti, memoria e rivalità. Non il diritto di sfruttare un animale e fargli pagare il prezzo della nostra fame di vittoria.
Una tradizione che continua a sfruttare i cavalli ignorando ciò che oggi sappiamo della loro sensibilità e soggettività non diventa più nobile con i secoli: diventa soltanto più vecchia

Sfruttamento? Correre per qualche minuto sarebbe sfruttamento? A questa stregua non dovremmo neanche mai montare un cavallo. E poi mi risulta che quest’ anno si sia fatto male un fantino e zero cavalli. A me da appassionato di cavalli ed equitazione il palio non piace particolarmente,ma non sono di Siena. Ai talebani, integralisti,animalisti cittadini,vegani per moda incapaci di ragionamenti concreti dico solo una cosa: ma fatevi una vita e mettete magari tutta questa empatia verso il vostro prossimo!
Salve, a Siena il cavallo è sacro ed è amato da tutti profondamente e sempre per 365 giorni all’anno e ancora meglio se l’anno è bisesto per amarlo un giorno in più. Quando abbiamo il cavallo in contrada lo ammiriamo per cotanta bellezza e tale bellezza educa tutti i cittini (bambini) all’amore, al rispetto e alla cura degli animali, di tutti gli animali. È da qualunquisti contestare o criticare l’autrice e gli autori dei tanti articoli contro il Palio di Siena perché, come in ogni argomentio, prima di parlarne bisognerebbe conoscerne tutti, o almeno molti degli aspetti che invece vengono saltati come gli ostacoli. Da quello che si legge invece nessuno conosce la cura e la dedizione che il “mondo” Palio ha verso il cavallo a partire dalla qualità e quantità di veterinari che seguono costantemente i nostri cavalli per garantirgli il benessere quotidiano (non dei 4 giorni). Gli autori si fermano ad argomentare il perivolo della corsa perdendo il senso stesso di ciò che scrivono. Spesso l’equazione è Palio di Siena=pericolo di morte. Credo che queste argomentazioni siano, almeno, verso il Palio di Siena, speculative. Per i senesi prima del Palio viene il cavallo, se ci credete bene altrimenti amen. Marco (p.s. non perdiamo tempo e massimizziamo gli sforzi verso l’industria della carne, pestiamo i piedi ai potenti)
Ancora….
La farò molto semplice…
Accettiamo che il cavallo venga domato?
Usato per la PET therapy?
Portato in un maneggio è montato una volta(forse) a settimana per impegni lavorativi?
Se la risposta è no,sono con voi.
ALTRIMENTI,non ci sono argomentazioni.
Il cavallo atleta è sano,addestrato ed in forma…A Siena si spende per vincerà un sogno,si spende per fare perdere una rivale…niente scommesse ,niente di losco.
Siete vegani?Non concepite un cavallo atleta?
Non sono con voi,ma ci capisco.
Per gli altri,beh….non guardatelo.
Il problema di questo articolo è che parte dalla conclusione e seleziona solo ciò che la conferma. Nessuno sostiene che il Palio sia privo di rischi: proprio per questo esistono da anni protocolli veterinari, controlli sanitari, selezione dei cavalli, limiti d’età, manutenzione della pista e procedure di sicurezza continuamente aggiornate.
Dire quindi «il cavallo viene sfruttato» non è una dimostrazione: è un giudizio morale. Se si vuole sostenere che il Palio sia oggi incompatibile con il benessere animale, bisogna dimostrarlo con dati comparabili e non con parole come «soffrire», «morire» o «volontà di potenza». E soprattutto bisogna distinguere il rischio teorico dall’effettivo danno prodotto.
La tradizione, da sola, non rende giusto il Palio; ma neppure la sensibilità personale dell’autrice rende automaticamente ingiusto ciò che milioni di persone considerano una manifestazione regolamentata, sottoposta a controlli e oggetto di continui interventi di sicurezza.
Criticare il Palio è legittimo. Presentare la propria valutazione morale come se fosse un fatto oggettivo, invece, non è un’argomentazione: è soltanto un’opinione.
Il rischio è un concetto statistico.
Anche un cane od un gatto, caricato in un trasportino e fatto viaggiare in macchina, viene esposto ad un rischio: perire a causa di un indecente stradale.
Eppure non mi risulta si facciano crociate contro questa pratica.
Un allevatore (od il proprietario di un gatto o di un cane), dopo aver speso ingenti risorse per il proprio animale, sarebbe il primo a non augurarsi di incorrere in tale nefasta eventualità.
Eppure, in entrambi i casi, tutti questi animali (domestici) avrebbero volentieri fatto a meno di essere esposti a queste “aliene” pratiche rispetto alla propria natura.
Con l’unica differenza che, a quanto pare, l’esposizione al rischio di un incidente stradale parrebbe “eticamente” tollerato, quello derivante da una corsa equestre, no!
Ad majora.
@sardinian job
Il punto è proprio questo: allevare, curare e amare un animale fonda una responsabilità verso di lui, non un diritto a utilizzarlo per qualunque fine umano. Il fatto che quel cavallo non sarebbe esistito senza il suo allevatore non trasforma la sua esistenza in un credito da riscuotere.
Il principio, del resto, è semplice e vale ben oltre questo caso: aver reso possibile l’esistenza di un essere vivente non significa poter disporre di lui. Mettere al mondo un figlio non attribuisce ai genitori un diritto sulla sua vita; attribuisce responsabilità e doveri. Non sto equiparando un cavallo a un figlio: sto contestando l’idea che l’origine di una vita fondi un diritto di proprietà su quella vita.
Anche l’argomento dell’estinzione mi sembra un falso dilemma. Tra far correre un cavallo in una competizione rischiosa e lasciarlo morire di fame esistono, evidentemente, molte altre possibilità.
Quindi la domanda resta: perché l’averlo allevato e accudito dovrebbe autorizzarci a sottoporlo a un rischio che serve esclusivamente alla nostra passione, alla nostra identità o al nostro spettacolo?
Quale diritto conferisce la nostra passione di utilizzare un essere senziente e sottoporlo a un rischio per una competizione che appartiene esclusivamente a noi?
Il diritto derivante dalla responsabilità e l’onere di averlo allevato, accudito, curato, finanche amato.
Lo stesso cavallo non sarebbe esistito senza la volontà e l’azione del suo allevatore.
Non si tratta di prelevare un animale selvatico, strapparlo dal suo habitat e calarlo dentro una giostra equestre.
Le crociate “animaliste” portano all’estinzione delle specie che astrattamente vorrebbero difendere, perché non risulta che costoro intraprendano, sussidiariamente, l’azione di farsi carico dell’allevamento degli stessi cavalli che vorrebbero “liberare” dallo “sfruttamento” umano.
Senza l’azione e la passione dei “bistrattati” allevatori, quelle “povere bestie” semplicemente o morirebbero di fame o non esisterebbero affatto, almeno nella numerosità e bellezza attuale.
Simpatico Renato, non mi riferivo a lei…in generale tutti lo cucinano trifolato,volevo solo dire che l’uomo per quanto onnivoro non dovrebbe mangiare sempre di tutto e di più,conosco il lato ironico dei suoi commenti va bene così 🐎🐴🦄🐖🐏🐑🐓🐔dentro un piatto si può mettere tutto,ma lei matto come un cavallo lo sa bene,nessuna lezioncina pallosa da parte mia,ciao .
Gentile dott., masterizzato, specializzato Pili, La sua replica conferma esattamente ciò che osservavo: continua a trasformare un giudizio su una pratica in un giudizio sulla persona. Io non ho scritto che chi ama il Palio sia “involuto”, né che chi difende una tradizione sia “antistorico”. Ho scritto che può esserlo una pratica quando pretende di sottrarsi all’evoluzione del giudizio morale.
Quanto ai titoli di studio, non li ho mai evocati e non mi interessa farne una gara. Sarebbe curioso discutere di volontà di supremazia trasformando il confronto in un elenco di lauree, specializzazioni e master.
Lei ama il Palio, l’Ardia, le pariglie, il senso identitario e comunitario che esprimono. Ne prendo atto. Ma questo non risponde alla domanda che continuo a porre: quale diritto conferisce la nostra passione, per quanto intensa e identitaria, di utilizzare un essere senziente e sottoporlo a un rischio per una competizione che appartiene esclusivamente a noi?
Questo è il merito della discussione. Il resto -saccenza, presunzione, sofismi e perfino l’augurio che “mi faccia bene” sintonizzarmi sulle altrui sensibilità – riguarda più il tono della sua replica che il contenuto della mia.
Cordialmente
@Giovanna … il mio commento viene preso con le pinze da CHI modera e tiene sotto controllo questo giornale . Anche perché è notoria la mia graffiante satira spesso unita alla desacralizzazione del Figo Di Turno . E infatti occasionalmente prendo il badge “omissis” [giustamente per altro]. Ora, era talmente evidente la stesura sarcastica/satirica che mi meraviglia il suo intervento “sui commenti che ha letto “. E sarei tentato di fare un articolo anche IO sugli agnelli per Paschixedda e Pasca Manna , po S’Anguidda Arrustia per la Madonna del Rimedio, po su zurrette a Sa Itria de Gavoi , ma anche per i Granchi Blu saltati con i Ravioli di pesce (ah, no ..scusi, qursti sono alieni e si possono buttare vivi nell acqua bollente con aglio ) … o su Prupu a Intzallada o Aligusta a sa Crabarissa… o questi animali non sono senzienti e meravigliosi? Manco foste dei Razzisti di Specie … E non è che un asparago selvatico o un antunna da 700 gr non si accorga di essere prelevata dal suo ambiente . Finitela pertanto di scrivere di cose che poco conoscete e ancor meno sapete elaborare. Non le piace la bistecca di cavallo ? Faccia come ME , scelga un bel castrone di capra … anche sal sugo in pentola a pressione …
Ps …vino ne beve ? No perché anche i lieviti della fermentazione nel loro piccolo hanno diritto di vivere … e sono bellissimi i lieviti.
Gentile Dottoressa Chiara Maestrale, leggo con tristezza la Sua replica. Deludente. Vedo che si arrocca nella Sua saccenza e dispensa pillole di presunzione. La invito a non fare la sofista in questo spazio di confronto. Provi a sintonizzarsi sulle tante sensiblità che dialogano con Lei. Vedrà, Le farà bene. Non è mio costume attribuire termini e/o fantasie al mio interlocutore. Non giochi con le parole. Il loro significato è chiaro.
E Lei a chiedersi…….Perché questo rito dovrebbe restare impermeabile all’evoluzione morale? …… ed in altri punti ancora ripropone gli stessi concetti.
Amo il Palio, l’Ardia e le Periglie e non mi sento involuto.
Amo le tradizioni che incarnano e non mi ritengo “antistorico”.
Amo la simbiosi tra l’uomo e gli animali in tutte le meravigliose forme in cui questa si può esprimere.
Amo il senso identitario ed il respiro comunitario che questi momenti fanno vivere.
Non accetto i Suoi richiami “all’adeguamento dell’evoluzione della morale”.
A differenza Sua non mi ritengo superiore a nessuno.
E, mi creda, la laurea ce l’ho anchio, la specializzazione ce l’ho anchio, il master ce l’ho anchio….non pensi di essere l’unica persona in possesso di adeguati strumenti di discernimento.
… No ammistureus is tallus: mi paret chi S’Àrdia de Sédilo po santu Antinu (e àteras àrdias) e Sa Sartìglia de Aristanis assemizant pagu e nudha a Il Palio de Siena.
Cussideru a parte pro cadheris e cadhos.
Premetto che non condivido la parola sfruttamento degli animali chiunque essi siano! Il mio punto di vista è sempre stato che chiunque chiunque animale deve stare nel suo abitat naturale; non sopporto e mi viene il magone vedere animali costretti al 41 bis dentro le abitazioni (cani gatti uccelli e quant’altro)! Nel mio terreno ci sono gatti e cani, chiunque di loro esegue il suo compito: topi zero (gatti) ed eventuali malandrini con qualche tibia malmessa(cani); non li sto sfruttando! Nella mia famiglia abbiamo posseduto una fantastica mula e il patto tra noi e lei era del tipo “do ut desi” e non di sfruttamento. Ci ha sempre aiutato nel lavoro (arare il terreno, carichi di legna, carichi di spighe, carichi di paglia, di fieno e di erba fresca) e a fine giornata un bella greppia piena di leccornie. Il suo modo di fare era fantastico: a passo lento per andare al lavoro e a passo sostenuto per rientrare alla greppia.
Detto questo e premesso che chiunque è libero di pensarla con il suo punto di vista, ho sempre avuto ammirazione per gli equini che seguono un modus vivendi dettato dai loro tutori, che sia un palio o una gara ippica; sono convinto che quegli animali siano riveriti e vezzegiati mille volte più di quelli viziati e costretti al 41 bis negli appartamenti. Ad maiora!
Premetto che mi piacciono i cavalli e quando li vedo correre in ippodromo, in Piazza del Campo o presso il Santuario di Santu Antine trovo che la loro corsa sia il simbolo di eleganza, lo ammetto sono proprio belli.
L’attacco del pezzo può far pensare a una calamità, tipo la siccità che periodicamente si ripresenta nelle nostre campagne e invece si tratta del Palio di Siena!
Questo evento che si ripete da secoli due volte all’anno (escludendo i Palii straordinari) non può essere catalogato come gara, perché in una normale competizione si tende a vincere, qua invece si tratta per far perdere qualcun’altro! L’obiettivo è non far vincere la contrada rivale e poi si pensa al Drappellone. Quel confabulare dei fantini prima di far entrare i cavalli tra i canapi muove tanti ma tanti soldi…. ecco che allora mi riallaccio a una parola dell’articolo su cui vorrei fare una piccola riflessione perchè arrivi qualcosa anche a casa nostra: sfruttamento.
Ogni anno sentiamo la solita tiritera che quasi tutti i barberi sono sardi, quasi tutti i fantini sono sardi e poi cosa realmente il Palio di Siena dà all’allevamento sardo? Poco, solo un premio morale: la soddisfazione per l’allevatore di aver tirato sù il vincitore del Palio.
Ora, io faccio una proposta diretta agli allevatori sardi: visto che nelle Contrade girano tanti bei soldini, cerchiamo di valorizzare meglio l’allevamento equino sardo? Per ogni carriera scendono in piazza 10 cavalli? Ok, agli allevatori deve essere riconosciuto un premio di Euro 50000,00 perchè senza cavalli il Palio non esisterebbe. Riconoscimento economico eccessivo? Ok, qualora il cavallo dovesse ricorrere il Palio, il premio da riconoscere verrà scalato di 5000,00 euro e così via per le carriere seguenti fino ad arrivare a 0. Altra richiesta: all’allevatore deve essere riconosciuto un piccolo spazio (1-3 posti nei palchi) perché è giusto che chi ha fatto tanti sforzi per crescere il cavallo possa ammirarlo da vicino nel giorno della carriera.
Sappiamo che i senesi sono molto gelosi della loro tradizione e io sono contento che la tutelino come merita. Il Palio e Siena sono una cosa sola, un richiamo che attrae persone da tutto il mondo e che spero duri in eterno. Colgo l’occasione per segnalare due illuminanti articoli sul tema: uno dell’ex Direttore de La Nazione Pierfrancesco Derobertis comparso sul Foglio un anno fa e riproposto in questo blog https://pierluigipiccini.it/scorrettissimo-palio-il-mondo-al-contrario-di-siena/ e la replica affidata allo storico Mario Ascheri sul sito internet http://www.sienapost.it https://sienapost.it/siena/palio-siena/mario-ascheri-palio-siena-corruzione-odio-risposta-de-robertis/che aiutano a comprendere la grandezza e la complessità del Palio di Siena.
Un punto di vista divisivo, ideologico e, in definitiva, buono per l’accrescimento del numero di visualizzazioni.
Personalmente, amo gli animali e chi SE NE PRENDE CURA, concretamente, allevandoli ed accudendoli. Non limitandosi a manifestare l’ astratta intenzione.
Quando quella parte di esseri umani che indirizza governa decide imparerá, così…anche stare solamente con le mani in mano…senza per forza sottomettere qualcosa o qualcuno per vuoto o noia, ecco, forse avremo finalmente una nuova realtà…visto i chiari di luna,la strada è molto lunga…
Quasi tutto d’accordo…….ma perché nessuno parla mai di come vengono trattati i cavalli negli ippodromi, o dei combattimenti tra galli, o di quelli tra cani…
Ecco quando invece che solo del Palio di Siena di parlerà anche degli altri animali trattati male oltre ai cavalli, allora e solo allora penserò che le critiche mosse non siano solo per farsi pubblicità.
Eddy Irvine.
Parli di cancel culture, di cultura woke e la addebiti alla sinistra.
Ma di quale sinistra stai parlando?
Queste aberrazioni culturali sono nate in USA, lasciamole li.
Inoltre non credo che la cosiddetta sinistra americana sia davvero sinistra, comunque è lontana anni luce dalla sinistra italiana ed europea.
Addebitare alla sinistra la soppressione graduale dei diritti significa ribaltare la realtà, significa non ammettere che quei diritti erano, e sono, il frutto di tante lotte sindacali e politiche senza le quali forse non avremmo potuto nemmeno scrivere in questa chat.
Significa offuscare la vista con una cortina fumogena e confondere la mente delle persone.
Jonn, il tuo punto di vista è ribaltante!
Non occorre amare gli animali per riconoscere che non sono strumenti a nostra disposizione. Tuttavia, nel tuo dichiarato “non amarli” io vedo una forma di amore molto autentica: non il bisogno di possederli, umanizzarli o renderli funzionali a noi, ma il riconoscimento della loro alterità (nel mio articolo uso “soggettività”) e della loro libertà. In effetti, lasciare gli animali in pace è davvero la forma di rispetto più radicale.
Cosa significa che il commento contrario al palio è di sinistra ? Destra o sinistra che c’ entrano?Qui si parla di sensibilità intesa come sentimento rivolto a qualsiasi essere vivente che soffre. E non mi si venga a dire che non c’è sofferenza animale dietro e davanti le quinte ! Mangiare carne ? Perché no, ciò che conta è che allevamenti e macelli non siano gli aberranti lager che in effetti sono Palio a piedi ? Sarebbe un’ ottima idea
Vedi Chiara (scusami se ti do del tu) io parto da un punto di vista forse un po’ particolare: a me gli animali non piacciono. Non me ne vogliano per questo gli animalisti.
Non mi piacciono nel senso che non sento il bisogno di possederli, di averli accanto o di trasformarli in una presenza domestica. Non voglio cani e gatti in casa, odio vedere gli animali in gabbia, uccellini compresi, non vado a caccia e non mi piace che un animale venga ucciso per sport o per divertimento. Non me ne vogliano per questo i cacciatori.
Mangio carne, questo sì. Non me ne vogliano per questo i vegetariani, i vegani e neppure i crudisti. L’uomo è un animale onnivoro e non credo che si possa cancellare con un tratto di penna qualche milione di anni di evoluzione.
Ma proprio perché non ho un rapporto sentimentale con gli animali, forse il mio pensiero è persino più semplice: gli animali mi piacciono liberi.
Un cavallo mi piace molto di più in un prato che in una piazza. Un uccello mi piace molto di più su un albero che dentro una gabbia. E un animale selvatico preferisco incontrarlo nel suo ambiente piuttosto che in un circo o in uno zoo.
Non penso che gli animali abbiano bisogno di essere umanizzati. Non credo abbiano bisogno del cappottino, del fiocco, del passeggino o di essere chiamati “figli”.
Credo semplicemente che abbiano bisogno, per quanto possibile, di essere lasciati fare gli animali.
Ed è proprio per questo che faccio fatica ad appassionarmi alle manifestazioni nelle quali gli animali diventano parte dello spettacolo. Palii compresi. Posso comprenderne la storia, il valore identitario, la tradizione e perfino l’affetto di una comunità verso qualcosa che esiste da secoli. Ma una tradizione, proprio perché è fatta dagli uomini, può cambiare quando cambia la sensibilità degli uomini.
Non dico questo da animalista. Probabilmente un animalista troverebbe parecchio da ridire su molte delle cose che ho appena scritto.
Lo dico da uno che, molto banalmente, pensa che tra amare gli animali e lasciarli in pace, qualche volta la seconda sia la forma di rispetto più semplice.
Alcune volte bisogna lasciare il mondo come lo si è conosciuto….
Gentile Antonio Pili, rispetto naturalmente il suo dissenso, ma credo che mi attribuisca una tesi che non ho sostenuto. Non ho scritto che chi ama il Palio sia una persona “moralmente involuta”, né mi interessa distribuire patenti morali alle persone.
Ho posto una questione diversa: se una tradizione che utilizza un animale senziente come strumento di una competizione umana sia ancora moralmente giustificabile oggi.
Non dubito affatto dell’identità, della passione e neppure dell’amore sincero che molti senesi nutrono per i cavalli. Ma è precisamente questo uno dei punti della mia riflessione: amare e rispettare un animale non esclude, di per sé, che lo si possa utilizzare per un fine che appartiene esclusivamente a noi.
Definire quel rispetto “sacrale”, dunque, non risolve la questione che ho posto. La riafferma dal punto di vista di chi vive quella tradizione, ma non risponde alla domanda: perché il desiderio umano di appartenenza, competizione e vittoria dovrebbe legittimare l’impiego e il rischio imposto a un altro essere vivente?
Possiamo dissentire sulla risposta, naturalmente. Ma preferirei dissentissimo sulla tesi che ho realmente sostenuto, non su un giudizio sulle persone che nel mio articolo non c’è.
Cordialmente.
Sono totalmente d’accordo con lei,e per fortuna ha pensato di scrivere di questo bellissimo argomento, certi commenti, o opinioni, mi confermano che e’ necessario parlarne, direi anche, basta mangiare carne di cavallo(prezzemolo e aglio,”la morte sua”) c’è tanto altro “po’ sazzai sa brenti ma scerausu scetti a sa brenti penzausu”. ciao non sono vegana,ne vegetariana, semplicemente quando guardo un cavallo mi commuovo per così tanta bellezza!
Gentile Dottoressa Chiara Maestrale, con totale rispetto verso la Sua opinione, Le dico che non condivido neanche una parola della sua riflessione.
Identità… passione…e mi creda…sacrale rispetto verso gli animali…Lei proprio non li percepisce. Ripeto, ho profondo rispetto per il Suo punto di vista. Tuttavia mi lascia la bocca un po’ amara cogliere nel Suo pensiero la convinzione che chi vive e ama queste tradizioni con anima e passione meriti lo stigma dell’ “essere involuto”…per usare il termine da Lei usato…. addirittura “moralmente”.
Proprio non lo accetto.
Letto in controluce, questo articolo è l’esame del sangue della cosiddetta sinistra, di cui l’autrice è esponente.
Tre i tratti salienti.
1) un tempo la sinistra si occupava dello sfruttamento dei lavoratori a reddito fisso / subordinati. Ora che ha eliminato gran parte di quelle tutele che definivano la platea dei lavoratori subordinati, riducendola drasticamente, va alla ricerca di qualunque forma di sfruttamento ed esclusione (in genere autopercepita e mai oggettiva).
Fino ad arrivare, notizia di oggi, allo sfruttamento dei cavalli.
2) la cancel culture e le altre derivazioni woke. Tutto ciò che attiene alla storia, alla tradizione, alla cultura, all’identità NOSTRA (perché di fronte a quella altrui ci si inginocchia) viene considerato senza alcuna contestualizzazione storica e profondità di analisi sociale. E quindi buttato a mare.
3) la poltrona. Di questo aspetto in realtà in questo articolo non si parla.
Ma analizzandolo in prospettiva, tutti i precedenti articoli dell’autrice – in piena coerenza con il partito di cui è espressione – vertono sullo stesso punto: gli equilibri interni, la governance (nell’accezione distorta che dà a questo termine chi lo usa a pera), la ripartizione di potere.
Un articolo su una storica rassegna equina diventa così il monumento equestre della deriva culturale di una formazione politica che non ha più senso di esistere, se mai l’ha avuto.
Meno male che non abiti a Siena sennò altro che la scorta di Ranucci ti sarebbe servita! 😂😂😂
Scherzi a parte ho avuto il piacere di assistere al Palio di Fonni e devo dirti di aver goduto di una sana competizione cavalleresca senza alcun rischio per la salute dei cavalli né dei cavalieri.
Il tuo ragionamento non fa una grinza ma in buona sostanza bisognerebbe proibire anche l’Ardia di Sedilo, Pozzonaggiore e Sqmugheo, ma anche le corse negli ippodromi e la vedo moolto dura non trovi?
..SI , GIUSTO … Bel ragionamento. Finiamola con queste giostre equestri tradizionali e non solo. Basta pali, corse, olimpiadi ecc ecc . e usiamo i cavalli per quello che servono : bistecche con prezzemolo e aglio … costate arrosto e straccetti sulla pizza.
Come abbiamo fatto con le galline…sostituite dal pollo già sezionato ….
E smettiamo anche di uccidere uomini donne bambini e anziani nelle guerre … facciamo subito una legge che vieti la guerra … finiamola con queste tradizioni .
Fortza Paris .
Mi scusi, quindi che si fa? Si impedisce la corsa o si convincono i senesi a fare il Palio a piedi? Ho studiato due anni a Siena, che è un paesone di 50mila abitanti: il Palio non è solo due giorni di piazza, ma un anno intero di pulsazioni che innervano la città. Ero alla Sartiglia febbraio scorso e ci sono stati incidenti che hanno coinvolto i cavalli: chiudiamo tutto per “nuova sensibilità”, non si capisce di chi. Se le nuove generazioni in futuro decideranno che i cavalli non vanno sfruttati smetteranno di farlo, o no?