Il nodo dei referendum e il lavoro

15 maggio 2012 07:0113 commentiViews: 27

sl0883Mi sollecitano in molti a dire che cosa bolle in pentola dopo i referendum. Ieri ho ricevuto alcuni consiglieri provinciali sardisti.
Iniziamo dai punti fermi:
1) Attualmente non ci sono province sarde, né vecchie né nuove;
2) Per la Costituzione italiana, non può esistere un pezzo di territorio che non sia organizzato in province;
3) Ne consegue che, fosse anche per farne solo una, bisognerà re-istituire le province/la provincia;
4) Per la legge italiana, ormai le province hanno solo due funzioni: indirizzo e coordinamento;
5) Per la legge italiana, il processo di adesione dei comuni alle province è volontario e non coattivo;
6) La Regione Sardegna non ha una legge procedurale che regoli l’adesione dei Comuni alle province. Deve dotarsene, nel frattempo non può dire a un comune di stare in una provincia piuttosto che in un’altra;
7) È comunque necessario un ente sovracomunale per gestire le funzioni di area vasta; lo si chiami Pippo o Provincia o Corona, ma è necessario, a meno che non si vogliano spogliare i territori di una naturale capacità e possibilità di autogoverno;
8) è comunque necessario re-istituire gli otto collegi elettorali e i confini delle Asl.

Soluzioni possibili:
1) proroga temporanea degli organi attuali per un periodo molto limitato (due mesi) al termine del qule si vara una legge di riordino degli enti intermedi (la Commissione aveva affidato il compito all’on. Capelli di predisporre il testo secondo l’indirizzo dello scioglimento di Consorzi di Bonifica, di Consorzi Industriali Provinciali, di Unioni di Comuni, e dell’istituzione di un solo ente di area vasta; mi risulta che Capelli sia ad un punto avanzato di eleborazione);
2) re-istituzione temporanea delle 8 province e nomina podestarile di otto commissari fino alla nuova legge (c’è più di un problema giuridico);
3) re-istituzione delle 8 province e convocazione dell’assemblea dei sindaci per l’elezione di una giunta che gestisca il territorio fino al varo della legge di cui sopra.
Sulle indennità dei consiglieri, io la penso (personalmente) così:
1) io non voterò mai una legge in cui sono chiamato a determinare il mio stipendio;
2) il tema delle indennità è ormai tema politico ed è necessario lasciare un vuoto normativo che venga colmato soltanto da un nuovo parlamento legittimato, sul tema, da una proposta approvata dall’elettorato;
3) personalmente sarei per un sistema trasparente: l’eletto continua a percepire lo stesso reddito che percepiva prima dell’elezione, con la determinazione comunque di un minimo (penso a un cassintegrato che dovesse essere eletto e certamente non avrebbe la possibilità di fare politica con la sola corresponsione di un assegno pari a quello dell’Inps) e di un massimo (penso ad un imprenditore di successo che potrebbe vedersi confermato il reddito altissimo magari conseguito nella dichiarazione dei redditi presentata prima dell’elezione). A questa indennità si aggiungono i rimborsi spese non forfettari e secondo voci ben definite (macchina, alloggio per i fuori sede, telefono, manifestazioni ecc.).
Mentre tutti parlano di queste cose, certamente di non immediato impatto, il mondo del lavoro e dell’impresa, che io amo, pone problemi diversi e più stringenti. Per esempio: un imprenditore mi ha fatto notare che nessuno dei lotti della Sassari-Olbia è stato vinto da imprese sarde; ora il rischio è che anche i fornitori di materiali non siano sardi, che anche la manodopera non sia sarda e che anche i subappaltatori non siano sardi. Ho chiesto a Sebastiano Sannittu di convocare imprese appaltatrici e rappresentanti delle imprese sarde per invitare tutti a guardarsi negli occhi.
Un altro esempio: la Alsafil di Macomer ha gli impianti fermi, ma circa una settimana fa l’azienda ha presentato alla Sfirs il proprio piano industriale. È un buon segnale. Ieri Sfirs ha scritto all’Assessore dell’Industria che è in corso l’esame del Piano per la riapertura dello stabilimento; l’Assessore ha trasmesso gli atti all’Inps di Nuoro che adesso può procedere all’esame della concessione della Cassa integrazione ordinaria per gli operai. Tutto questo è stato agevolato da persone oneste che anche in questi momenti di difficoltà e di confusione continuano a cercare di fare bene il proprio lavoro. A me piace accompagnarmi con questo genere di persone: idealiste, oneste, concrete.

13 Commenti

  • Per Nino,
    credo che quando si danno i numeri bisogna darli bene, e non fare minestroni inutili e con dati inesatti.
    I dipendenti dell’Amministrazione Regionale sono circa 2600 con uffici in tutta la Sardegna.
    I dipendenti delle AGENZIE REGIONALI ( si occupano di assistenza all’agricoltura e Agenzia del Lavoro ed è il Consiglio Regionale che lo ha deciso) sono circa 2500. I dipendenti in divisa del Corpo Forestale sono circa 1500 (nelle altre Regioni sono dipendenti dello Stato) . I dipendenti regionali sono quindi circa 6500 di cui il 40% nelle Agenzie dedicate all’agricoltura, LAORE, ARGEA, AGRIS, il 20% nel CFVA e il 40% nelle funzioni amministrative proprie della Regione Autonoma .
    15.000 dipendenti della Sanità ? (non sono dipendenti regionali), vuoi provare a fare a meno di medici ed infermieri, abbiamo già reparti ospedalieri con personale ridotto all’osso, chiudiamo gli ospedali ?
    I dipendenti dei Comuni e Provincie sono circa 14.000 e i dipendenti Ente Foreste sono più di seimila, seimila operai forestali!
    Quindi i dipendenti regionali non sono 40.000 come postato da Nino.

  • montesquieu

    Mi perdoni On.le Maninchedda, ma esiste (almeno) una quarta soluzione possibile [legislativa, si intende]:
    4) previsione di una amministrazione straordinaria, rigorosamente temporanea, fino alla nuova legge, nelle sole “nuove” (ancora per poco) 4 province, per garantire senza interruzioni il diritto alla erogazione dei servizi pubblici.
    Sfugge, infatti, che il risultato del referendum incide in maniera molto diversa sulle c.d. 4 vecchie province. Per semplificare al massimo, come ha didatticamente fatto Lei, mentre riguardo alle “nuove” l’abrogazione “referendaria” fa venir meno, fondamentalmente, la “istituzione” e il territorio, per quelle “vecchie” rende, per così dire, indeterminata la circoscrizione territoriale, ma io ritengo, non indeterminabile – legislativamente si intende.
    Ritengo che gli uffici della Giunta e quelli del Consiglio stiano valutando anche questa ipotesi, e magari alla fine non sarà neppure determinante “l’aiutino“ dei magnifici quattro professori emeriti e principi del Foro, i quali comunque ci rappresenteranno quanto sia difficile, contorta e complessa, e magari anche costosa, la soluzione per evitare il caos che la superficialità di quanti hanno concorso al risultato positivo del referendum ha determinato.
    Nel frattempo, l’opinione pubblica dopo averci invidiato sulla base delle sperticate lodi del duo STELLA-RIZZO, ride di gusto della nostra faciloneria dopo il servizio di Ballarò .
    Speriamo che la legge salvacaprette arrivi prima di restare fulminati dal Crozza o dalla Litizzetto.
    Certo il LAVORO. La credibilità e l’autorevolezza non si mangia, ma come dire, …naiuta.O no?

    P.S. le caprette siamo noi.

  • Corrado Putzu

    Mi piacerebbe conoscere l’orientamento e lo ststo dei lavori del Psd’Az in Consiglio Regionale relativamente al quesito referendario sull’assemblea costituente. L’On. Renato Soru ha già dichiarato la sua contrarietà ad un’assemblea parallela al Consiglio Regionale. L’assemblea costituente avrebbe la possibilità di aggiornare lo Statuto e riscrivere le regole della democrazia in Sardegna, mentre il Consiglio si occuperebbe delle priorità economiche della comunità sarda. Grazie.

  • Giuseppe Bellu

    Gentile Dott. Cadeddu, scusi se ho frainteso, ma il riferimento mi pareva esplicito, o perlmeno si prestava al fraintendimento.
    Quanto all’argomento dighe, il Consorzio ha realizzato la diga in gran parte con soldi pubblici (AGENSUD), ma anche con il contributo dei consorziati. L’opera, senza tale sostanziale apporto finanziario, non sarebbe mai stata completata. Ovviamente in sede di trasferimento ciò non è stato riconosciuto in nessun modo. Ritengo che l’operazione fosse contestabile sia per la forma che per la sostanza, ma ormai i buoi sono scappati. Il riferimento “forzato” alle procedure di esproprio si riferiva a questo passaggio.
    Quanto all’argomento generale dei Consorzi, con me sfonda una porta aperta. Io sono il primo ad anelare un sistema nel quale i Consorzi, con maggiore autonomia siano responsabilizzati, e possano autofinanziarsi. L’assistenzialismo di cui parla, però, impedisce questo passaggio.
    Non è certo da noi che troverà gran parte dei 1000 dipendenti di cui parla, perchè, contando il personale stagionale siamo sempre meno di 50 persone. Un rapporto di 1 a 20 sul totale per uno dei Consorzi più estesi, e che gestisce aree nelle quali si fa agricoltura qualificata e “vera”.
    I 35/38 milioni di euro di cui parla, è bene ricordalo, sono -come tanti altri soldi- finora in parte solo sulla carta. Fino al 2008 gli stanziamenti erano inferiori (9/10 milioni in totale). Tutti questi soldi, insomma, li aspettiamo, ci costringono ad avere bilanci ed attività programmate di conseguenza, ma non arrivano mai (finora, dei soldi destinati alle manutenzioni di infrastrutture, sono stati liquidati solo gli acconti del bilancio regionale 2010, pari al 10% del totale, e siamo nel 2012).
    Il problema dei Consorzi è che sono stati usatidal sistema politico di tutti i colori, proprio per la loro natura peculiare da Lei richiamata, per collocare persone al di là dei reali bisogni, ma queste sono cose note ai più.
    I sistemi per premiare gli Enti virtuosi esistono e sono previsti dalla Legge 6/2008, ma la Regione si guarda bene dall’applicarli. A noi, invece, piacerebbe.
    Il “mio” Consorzio continua a lavorare con pochissimo personale (se il parametro sono gli altri Consorzi), ad avere ruoli di contribuenza tra i più bassi, anzi i più bassi della Sardegna, ad affrontare problemi infrastrutturali che abbiamo ereditato dai tempi delle “vacche grasse”, e che danno (sia ai dipendenti che ai Consorziati) non pochi problemi.
    Ho scelto di rimanere(e potevo fare altrimenti), a dispetto di quanto forse avrebbero fatto alcuni miei colleghi di altri Consorzi, coscientemente, per dare un contributo concreto al mondo agricolo, che reputo possa e debba essere il motore economico dell’Isola.
    L’efficienza dell’Ente non può misurarsi solo su quella di una infrastruttura realizzata in massima parte 30 anni fa, che è costata centinaia di miliardi, e che viene manutenuta con risorse insufficienti (se mai i soldi stanziati per le opere tra il 2010 ed il 2012 dovessero arrivare in tempi ragionevoli, cosa che ovviamente non dipende da nessuno di noi), le posso garantire che per noi tantissimi problemi sarebbero superati.
    Per quanto riguarda l’orario in cui scrive, non ho mai assolutamente fatto osservazioni sul tema (forse mi scambia per qualche altro), ritengo esista la possibilità che una persona possa godere delle proprie ferie, a limite. Non faccio ne ho mai fatto dietrologia, non è nel mio stile.
    Tutte le procedure di cui lei parla, se legittime possono essere criticabili, ma restano legittime, se illegittime, debbono essere censurate nelle sedi competenti.
    Non credo di doverle dire che è libero di pensarla come crede, sono democratico nell’animo e -ripeto- non dietrologo, ne stia certo!
    Buon lavoro!

  • Enrico Cadeddu

    Egregio Giuseppe, di cui conosco il cognome che però non dico, ma che saluto cordialmente, solo un paio di precisazioni. Quanto alle dighe queste non sono mai state dei Consorzi e quindi nessun esproprio ci può essere stato. I consorzi ne avevano, in ragione di una concessione di derivazione, la gestione. Le dighe sono però state costruite con soldi pubblici e vengono mantenute con soldi pubblici. Intendo soldi di tutti i contribuenti e quindi non capisco perchè un ente che rappresenta una sola categoria debba gestirle tanto da sentirsi il padrone. A riprova il fatto che le stesse dighe, in Sardegna, sono tutte c.d multisettoriali nel senso che servono per il potabile, per l’agricolo e per l’industriale e come tali a mio parere è giusto che siano gestite da un Ente che in generale rappresenta la collettività. Detto in parole povere non comprendo perchè i Consorzi che sono rappresentativi degli agricoltori debbano gestire e decidere sull’acqua che io bevo.
    Quanto al personale io dissento e i miei dati dicono che ancora oggi lo stesso tende ad andare via dai Consorzi. Coloro che vogliono rimanere lo fanno perchè lo stipendio è molto ma molto migliore di quello della Regione. Scatti automatici ogni due anni, straordinario sino ea 225 ore all’anno, possibilità di fare carriera senza concorso dall’esterno e magari di diventare dirigente con un merito comparativo che in sostanza è un concorso interno in cui i candidati sono pochi se non uno solo. Sino al 2008, come Lei saprà, vi era anche la possibilità di essere assunti a chiamata e senza nessuna selezione o mi sbaglio. tutto questo ha determinato che ad oggi i dipendenti dei 9 consorzi sardi, piu delle provincie, sono dagli 800 a 1000. Circa l’efficenza anche su questa ho qualche dubbio visto le condizioni della nostra rete irrigua e visto che mediamente la Regione stanzia per i Consorzi circa 35, 38 milioni di euro all’anno in conto competenza e un altra valangata di soldi in conto capitale per opere la cui realizzazione dura decenni. Facile andare contro il centralismo quando, nella sostanza di centralismo si campa. Facile parlare di autogoverno per poi lamentarsi se MAMMA REGIONE non eroga i contributi. Per me autogoverno vuole dire anche autofinanziamento, per i consorzi solo prendere i soldi ma poi dire che la colpa di tutto è sempre della regione. Su ENAS non conosco e non mi esprimo se i dipendenti facciano o non facciano il loro lavoro non so. Vede Lei ha frainteso le mie parole. Il mio purtroppo si riferiva al solo dato tecnico che l’attuale legislazione non permette alla Regioen Sardegna di strutturarsi come meglio crede perchè la sua autonomia è spesso solo a parole. Che i Consorzi ci siano o si abroghino a me personalmente non riguarda e non sono mai entrato nelle scelte del legislatore regionale. Le ho sempre rispettate e sempre farò così. Vorrei che anche Lei facesse altrettanto così come gradirei che Lei per il futuro evitasse, come già segnalato dall’amministratore, di divulgare notizie personali dei soggetti che partecipano alle discussioni. Io evitero di farlo con Lei. Mi darà atto almeno che ho scritto sia stamattina che adesso furoi dall’orario di lavoro e per il resto, quando vuole ci facciamo una chiaccherata sugli argomenti trattatii n questa sede frettolosamente. Un’ultima cosa se anche fosse che a me interessa se i Consorzi saranno abrogati o meno dovrebbe sapere che anche i dipendenti pubblici possono avere idee personali l’importante che le esprimano fuori dal lavoro e che nel lavoro facciano il loro dovere e su questo caro Ingegnere nessuno può dirmi niente. La saluto cordialmente e magari ci vedemo presto in Assessorato.

  • Spero non succeda quello che si é visto con l’operazione ENAS: Dighe “espropriate” letteralmente ai Consorzi di Bonifica (senza indennizzo tra l’altro), personale e funzioni trasferiti alla regione: tanti ex dipendenti del Consorzio dove lavoro, soprattutto operai, che a distanza di tempo si sono pentiti amaramente del passaggio! Sapete perché? Quando lavoravano alle dipendenze del Consorzio si sentivano coinvolti in una causa, potevano -con un minimo di autonomia – intervenire nei processi produttivi, avevano a disposizione strumenti e materiali per fare il proprio lavoro. Oggi, alle dipendenze di mamma Regione, anche per avere due chiodi ed un martello devono attendere che le lunghe e farraginose procedure burocratiche si compiano, che arrivi da Cagliari la sospirata autorizzazione (tutto legittimo, per carità!), e magari non possono essere produttivi quanto vorrebbero, ma sono certamente molto più informati visto che passano tanto tempo con la Nuova Sardegna tra le mani, al posto del sospirato martello. Questi sono i risultati del tanto odiato centralismo: distruggere anche quei pochi Enti che hanno un minimo di autonomia sul territorio, portando poi alla fine il potere a Cagliari (non nascondiamoci dietro un dito), non é altro che riproporre il modello romano in Sardegna! Alla faccia dei valori indipendentisti e autonomisti. Se l’operazione, caro On., é quella di spostare il centro del mondo da Roma a Cagliari, ai noi “periferici” sassaresi interessa un po’ meno. I territori si devono riappropriare delle competenze il più possibile. Non può decidere tutto la Regione, con i suoi burocrati distanti anni luce dai problemi e dalla gente. Se sul territorio si lasciano gli uffici senza potere decisionale, avremo solo una marea di impiegati scazzati, non in grado di restituire servizi minimi. Fa specie leggere il rammarico di uno degli addetti del Servizio dell’Assessorato Agricoltura che si occupa di Consorzi, sull’impossibilità di una loro eliminazione! Buon lavoro.

  • Chiedo ad Enrico Cadeddu (che mi sembra alquanto esperto) se puo’ fornirmi indicazioni utili sui consorzi industriali provinciali.
    Grazie. MMC

  • Antonio Cosseddu

    Ci si trastulla su questioni poco importanti. Non mi riferisco a Lei caro Maninchedda ma a tutta la classe dirigente regionale. E’ notizia di queste ore che le forze politiche greche non hanno raggiunto un accordo sulla formazione del nuovo governo e riandranno alle elezioni nella prima meta di giugno. Il paventato successo dei partiti che contrastano la permanenza della grecia nell’area euro provocherebbe un tale terremoto nell’intero continente europeo, con riverberi disastrosi sull’intero pianeta, che tutte le questioni di cui si discute oggi in sardegna sembrano chiacchiere di avvinazzati al bar. La nostra isola, in un potenziale sconvolgimento del sistema che gli analisti ipotizzano, sarebbe un guscio di noce in mezzo ad un oceano in tempesta: il sistema produttivo è gia al collasso, le dotazioni infrastrutturali materiali e immateriali se non sono assenti sono almeno obsolete … devo continuare? Mi sento come quando ci si sveglia durante la notte perchè è scoppiato un incendio e tutti gli uomini e le donne in forze dovrebbero radunarsi in piazza di chiesa per intervenire e scongiurare il disastro. Invece ci siamo è fermati sull’uscio di casa a guardarci allo specchio e assicurarci di esserci pettinati.

  • Le funzioni dei Consorzi di Bonifica escono dalla porta (la L.R. 6/2008 che ha ridotto i Consorzi a meri gestori della rete irrigua e distributori d’acqua, salvo poi -come al solito- non essere attuata nell’art. 46/4 per le opere non irrigue che, non trasferite agli enti locali, sono rimaste a carico di tali soggetti), ma rientrano dalla finestra (la Delibera della G.R. n. 9/47 del 23.02.2012, con la quale l’Assessorato LL.PP. stipula un accordo di programma per conferire ai Consorzi le funzioni di controllo dei corpi idrici per il servizio di piena, funzione che dovrebbe assolvere il Genio Civile, il quale però non ha nè personale sul territorio, nè conoscenza dello stesso, a differenza dei Consorzi di Bonifica).
    Mi auguro che nessuno dei vostri cari si trovi nei pressi di uno dei nostri fiumi prima di una piena, perchè dagli uffici del genio civile non credo si veda bene il livello del fiume per dare l’allarme!

  • Per Enrico: ovviamente ho scritto per estrema sintesi e per iperbole (una provincia), tuttavia anche la riperimetrazione delle vecchie non è così semplice. Sui Consorzi si sta andando nella direzione da te indicata (che è la stessa delle province, cioè lasciare scatole vuote rese necessarie dalal rigidità dell’ordinamento e riformare semplificando ma mantenendo le funzioni nei territori).

  • Che le Province siano semplicemente inutili è noto a tutti e non solo a quel 35% che ha votato al referendum. Fanno gli imbianchini, e lo fanno anche male, degli istituti scolastici. Bisogna raderle al suolo quanto prima checchè ne dicano i nostromi della Gallura Sanciu, Scanu, Satta. Quando c’è riunione di Consiglio Provinciale provate ad assistere e vi rendete conto del vuoto a perdere che sono le Province. Nonchè gli altri Consigli… Una soluzione si troverà a dispetto della indignazione dei costituzionalisti che ex post bacchettano tutto e tutti. Non sono intervenuti prima per essere chiamati poi a risolvere il groviglio costituzionale?
    Questo sa tanto di manfrina per eludere il problema della economia reale della Sardegna.
    I soggetti in grado di distribuire buste paga sono due: pubblica amministrazione, impresa privata. La Sardegna ha utilizzato il primo a piene mani tanto è che oggi in 40.000 dipendenti regionali, 25.000 nella sanità e 15.000 tra dipendenti regionali ed Enti, divorano l’intero bilancio della Regione. L’Amministrazione pubblica quindi non può dare nulla. Sono troppi, sono pochi, quale è la redditività… purtroppo ce li abbiamo sul groppone. Alla stregua dei 600 dipendenti delle nuove province (questa l’utilità!) con i sindacati sul piede di guerra.
    Il secondo soggetto, l’impresa, è il grande assente dal dibattito politico e Maninchedda da un po’ di tempo lo sottolinea ad ogni piè sospinto. Dobbiamo dirci con chiarezza che nulla può il bilancio regionale perchè, come detto prima, abbondantemente consunto e fra qualche esercizio non più sufficiente a soddisfare i due eserciti di roditori. Che fare? Per produrre ricchezza, alias posti di lavoro, bisogna creare impresa, per creare impresa bisogna fare investimenti per fare investimenti bisogna creare condizioni appetibili per l’investitore. E lo strumento per fare tutto ciò è la leva fiscale. Si chiami essa fiscalità di vantaggio, fiscalità di sviluppo o come piace ai sardisti zona franca integrale. Questa è la sfida che abbiamo di fronte, lavorando nel contempo alla sovranità fiscale (che non è la creazione di una agenzia delle entrate sarda che finirebbe per operare come Equitalia senza poter trattenere la riscossione in Sardegna e mandare momentaneamente a Roma la quota di pertinenza), a forme di solidarietà nel breve periodo, a tagliare la spesa pubblica per davvero.

  • Enrico Cadeddu

    Solo due preciszioni Onorevole, perchè dice che non c’è differenza tra le varie Provincie? Le 4 storiche istituite con legge nazionale non possono essere toccate da un referendum abrogativo regionale. In quelle sono stati modificati i territori, a seguito dell’istituzione delle nuove ma le Provincie quali istituzioni, quali enti locali, ci sono e restano. Si dovranno rimodificare proprio gli ambiti territoriali per ricomprendervi parte di quelli delle nuove oramai abrogate. Quanto ai Consorzi di Bonifica dei quali si stà occupando l’On Capelli conviene tenere presente che, purtroppo, non si possono abrogare. Si possono riformare, svuotare di competenze, ridurre di numero ma abrogare no in quanto essendo, come enti, disciplinati nel codice civile il loro scioglimento rientra nell’ambito dell’ordinamento civile in cui lo stato ha competenza legislativa primaria. Se Le interessa approfondiamo, saluti.

  • Piero Atzori

    Proposta: perché i sardisti non accelerano il processo dimettendosi dai Consigli provinciali storici? Occorre che i sardisti riprendano il loro primo posto su questi temi. Prefetture e Province erano da loro aborrite. Sarebbe però quanto mai opportuno in un nuovo disegno istituzionale spostare da Cagliari a Oristano la nostra capitale. In un referendum ad hoc, la battaglia si giocherebbe nel cosiddetto Medio Campidano, giacchè Sassari, OT, Oristano, Nuoro per semplici ragioni logistiche sarebbero favorevoli allo spostamento, mentre Cagliari, CI, OG sarebbero probabilmente contrari.

Invia un commento