Il Movimento Pastori Sardi abbandona l’occupazione del Consiglio: adesso si fa veramente sul serio

26 ottobre 2010 17:2314 commentiViews: 14

920Il Movimento Pastori Sardi abbandona l’occupazione. È un gesto di maturità politica e democratica. Il Movimento si iscrive al sindacalismo democratico. Si sottrae definitivamente all’estremismo. Si sottrae ad essere il brodo di coltura del sovversivismo sardo, del ribellismo e dell’antagonismo. Sceglie di rappresentare una parte del mondo delle campagne. Adesso bisogna aiutarli: col sapere, prima di tutto. Tutti coloro che in questi giorni hanno manifestato solidarietà generica, adesso fornisca loro idee, competenze, soluzioni. Se discutono con le persone giuste, possono diventare una buona classe dirigente, cresciuta dal basso, in un rapporto diretto con i problemi e con l’elaborazione delle soluzioni.
I dirigenti delle cooperative (quelli che spesso sottoscrivono contratti di commercializzazione capestro) che senza muoversi di casa si vedranno le celle frigorifere svuotate dal formaggio invenduto, dovrebbero fare a queste persone un monumento: è grazie ai pastori che hanno manifestato se verranno stanziati 10 milioni di euro (che sono venti miliardi di veccchie lire, soldi di tutti) per svuotare le celle frigorifere delle cooperative. Ma prima o poi bisognerà occuparsi anche della competenza di questi presunti manager: non si può chiedere ai pastori di sapere tutto di Pac, de minimis, premio unico ecc., e non hiedere a chi amministra aziende importanti di dimostrare la propria competenza. C’è da fare. E tanto.

14 Commenti

  • Non abbiamo neanche provato a sostituire il Grana “Padano” nelle nostre tavole, con una accorta e intelligente campagna pubblicitaria.
    Il 90 % non conosce e non ha mai visto ne mangiato il pecorino “Romano”.
    Certo, ora dire ai pastori che devono pensare a produrre e diversificare i loro prodotti e le loro produzioni, diventa leggermente difficoltoso.
    Il pastore ormai è slegato dalla commercializzazione del prodotto, lui ha cercato di seguire le direttive date da tutti quei funzionari che con stipendi certi e robusti facevano e fanno programmazione tramite le Agenzie e le collegate, comprese le confederazioni sindacali che sono sostenute da abbondanti finanziamenti Statali e regionali, senza peraltro dover rendicontare nel dettaglio i soldi percepiti.
    Quindi, fai qualità e te la pagheranno, installati la mungitrice, compra il capannone , ecc. ecc.
    Il risultato è sotto gli occhi di tutti, i debiti si pagano con gli euro e loro hanno solo debiti in questo momento.
    Le strategie spettano alla politica, sono eletti e profumatamente pagati per questo, sono loro che hanno i mezzi economici per studiare i mercati e le strategie e le loro Agenzie per organizzare il comparto con proposte operative.
    Fatto questo con serietà, potremo pretendere ai pastori la responsabilità della loro gestione.
    Mi piacerebbe sapere, gli industriali del latte, che non si sono né visti e né sentiti, cosa ne pensano di questa situazione, cosa possono fare loro per salvare il numero uno della loro filiera, quello che gli permette di scrivere nella forma di pecorino “prodotto sardo”? (o forse non possono più permetterselo) ?

  • RENATO ORRU' orsimonmossa

    ….tutti a casa …. al Praticello non è riuscito il colpo e Ugo è tornato nella tana ( sempre quella di SKY )… i pastori rioccuperanno Cagliari ed Io , per evitare rogne mercoledì cambio programma e me ne salgo per lavoro ad Olbia . TEMPO SPRECATO ….e non vorrei essere il questore di Cagliari neanche per il doppio dello stipendio : bella responsabilità .
    Ai pastori hanno spiegato che i 15 mila euro non si possono concedere
    e loro che le elemosine non gli servono : nei giorno precedenti tutti dicevamo queste cose tranne i diretti interessati, anzi si sparavano balle a ripetizione sapendo di spararle… limpidi come il latte.
    Ho la strana sensazione che questa volta o la Giunta manda a casa il Fighetto e lo sostituisce con un Politico, competente e coraggioso o I’ MPS manda a casa l’intera Giunta…. e farebbero bene anche perchè se continua l’ andazzo anidemocratico altre categorie si sentiranno in diritto di occupare incancrenendo ancora di più la situazione. Non sono per mia natura un pessimista ma questa la vedo male .
    A proposito di prodotti , ma qualcuno di voi ha mai assaggiato il Pecorino Romano ?… solo gli americani possono ingoiare una schifezza del genere…. Fiore Sardo e pecorino stagionato PLEASE.

  • Diceva Schumpeter, premio nobel per l’economia, che per fare le imprese ci vogliono i matti, per gestirle (poi) occorrono i professori.
    L’impresa è rischio in primis, e poi altro, molto altro.Mio nonno pastore, correva più rischi d’impresa dei suoi attuali nipoti. Doveva custodire il gregge(l’abigeato era molto in voga) allevarlo e curarlo (non c’erano mangimi ne medicine) mungerlo e dal latte fare il formaggio. Mio nonno evidentemente sapeva il mestiere, se ha campato la famiglia in questo modo. Se il formaggio non era buono, il mercato non lo comprava (come oggi)e il pastore o imparava o cambiava.Non c’era la Regione allora, ne cooperative (se non poche e comunque non da noi)e se l’annata era “mala” nessuno copriva i danni.Ne riceveva indennizzi.Poiche l’UE era ancora da inventare presumo anche che mio nonno, anzi i nostri nonni non ricevessero premi unici ne indennità compensative e quanto altro.Mi verrebbe da dire che la trasformazione del settore pastorale in nome della modernità abbia distolto in qualche modo la categoria dalla giusta valutazione del rischio d’impresa,che ne abbia addiritura assopito la propensione al rischio. Mi spiego meglio, il sistema delle cooperative ha paradossalmente distrutto le nostre imprese.I pastori sono più che mai ostaggio degli industriali, e le cooperative che dovevano proteggerli da questi si sono trasformate nei loro sorveglianti.I pastori sono in crisi perche non governano il prodotto,(spesso non lo conoscono)e non partecipano al mercato,ma lo subiscono e basta.Non conoscono per fare esempi banali,la quantità di prodotto e le tipologie necessarie per soddisfare il settore delle mense collettive (scolastiche,ospedaliere, di comunità ecc) della Sardegna.Non conoscono e quindi non lo producono.Anche ai turisti diamo da mangiare formaggi che troppo spesso vengono da altre regioni.E con formaggi che vengono da fuori sono fatte molte delle seadas, culurgiones,casadinas,ravioli e quanto altro la nostra tradizione agroalimentare ci ha tramandato.Però le cooperative hanno i magazzeni stracolmi di pecorino romano invenduto che nessuno vuole.
    I pastori non sono certo tenuti a sapere queste cose, ma il sistema che preleva,commercializza e trasforma il loro latte si che è tenuto a saperlo.Quelli che tireranno un sospiro di sollievo appena svuotate le celle frigorifere dell’invenduto a cui i pastori dovrebbero cominciare a chiedere conto. Ed anche qualcun altro, che troppo spesso li ha graziati con i soldi di tutti i sardi.

  • Santo Isidoro Massaiu

    Quello di Felice Floris Felice era un film già visto, girato già vent’anni fa e scoppiazzato dalle gesta di Daniele Noli e Bartolomeo Columbu, due quasi capi popolo ormai tramontati. Chiedere a Gesuino Muledda o a Dante Losco per credere !!

    Il Noli ed il Columbu speravano di fare fortuna “da politici” ma con gli eventi hanno capito che non era arte loro e sono ritornati umilmente a fare i pastori prima e imprenditori agricoli oggi. Il Felice invece persiste, ma non si è capito ancora quali delle due vuole fare: fare il poliitico o fare l’industriale-commerciante del latte ?.-
    Forse non riuscirà a fare neanche quest’ultime attività. Allora prenda esempio e consiglio da Noli e Columbu e assieme ai Fortunato, Diego, Maria, il salumiere, il veterinaio ed i padroncini trasporto latte,etc.la smettano di prendere in giro i veri pastori.- A cada uno s’arte sua !!
    Santo Isidoro Massaiu

  • Giovanni Piras

    Adesso che l’MPS ha abbandonato l’occupazione, con la promessa di vedere accolte alcune proposte da loro rivendicate, mi auguro che venga presa in seria considerazione l’ipotesi di “rimodulazione del P.S.R” (piano di sviluppo rurale) senza però che tale reimpostazione vada ad impoverire le risorse destinate all’asse 1, le cosiddette misure strutturali, ed in particolare la “misura 121” per l’ammodernamento delle aziende agricole, misure in grado di giovare a tutto l’indotto che ruota attorno all’agricoltura e non finalizzate al mero assistenzialismo (elemosina).
    Inoltre, mi auguro che si pervenga ad una radicale sburocratizzazione delle pratiche da parte dell’ARGEA e che la stessa agenzia divenga al più presto un ente pagatore. Che fine hanno fatto i proclami del pettinato assessore secondo il quale entro Ottobre 2010 la Sardegna sarebbe stata in grado di liquidare in house le pratiche relative al PSR?
    Ci sono decine di aziende agricole che, pur avendo già pagato profumate polizze fidejussorie, aspettano da mesi l’erogazione dei fondi comunitari da parte di AGEA Italia (ente statale italiano), per pratiche che prima venivano liquidate, direttamente dalla tesoreria regionale, in massimo 20 giorni.
    Di contro, sugli indennizzi per l’alluvione del 2008 si è proceduto con una semina “a spaglio” di fondi erogati senza criteri e, sopratutto, senza determinazioni di concessione da parte degli organi preposti!!!
    E’ ora che la politica prenda atto della fallimentare gestione delle politiche agricole regionali, non credo che giovi a nessuno continuare a rendersi complice, suo malgrado, di questo inaccettabile scempio!!! L’agricoltura, oggi più che mai, ha bisogno di atti concreti e non di burattinate!

  • Franco Cappai

    Condivido pienamente l’opinione di Enea.
    Ci sentiamo spesso dire di essere cittadini dell’Europa, ecco, proviamo a prendere dagli Europei i buoni esempi di imprenditoria, che diversificata nelle varie produzioni puo’ dare sicuramente migliori risultati.
    Isolani si’….. ma non isoliamoci mentalmente.!!!
    Fortza Paris
    Franco Cappai

  • Giusto, Enea.
    condivido al 100%.
    e smettiamola di considerare la campagna come la valvola di sfogo della disoccupazione e della mancata scolarizzazione.

  • Enea Dessì

    Si cominci col fare come in Francia dove ci sono più di 400 tipi di formaggi. La diversificazione della produzione consente di puntare su prodotti di qualità e su riserve che con adeguato sostegno marketing soddisfano prezzi e palati. Sennò è come se una cantina producesse un solo tipo di vino.

  • Segnalo per i lettori di questo sito la parte 2 della contestazione all’indipendentismo sull’appoggio all’occupazione del Consiglio Regionale: http://www.sanatzione.eu/2010/10/labc-del-sindacalismo-lmps-esce-dalloccupazione-consiliare-e-insegna-a-tutti-la-democrazia-lindipendentismo-solidarizzi-adesso/

  • Mi è parso un tantino eccessivo “Dal latte alla violenza istituzionale”.
    Dal latte….

    Ottimi propositi.
    Speriamo che vengano fuori proposte interesanti e concrete.

  • NEL MONDO DELL’AGRICOLTURA E DELL’AMBIENTE C’E’ TANTO DA FARE E CI SONO TANTI GIOVANOI VOLENTEROSI CHE NON RIESCONO PERO’ A DARE UNA MANO PERCHè NON VIENE DATA LORO LA POSSIBILITA’ DI DIMOSTRARE LE PROPRIE COMPETENZE..

  • Bravo Paolo, hai centrato il problema. E’ arrivata l’ora di mettere in campo idee utili alla riforma strutturale nel mondo delle campagne, che ancora oggi, pur boccheggiante, rappresenta una fondamentale struttura della società sarda più vera.
    Chissà se i pastori capiranno quanto sia importante avere mmanager qualificati e pagati – a risultato ottenuto- nella gestione delle cooperative, che fino ad oggi, nella maggior parte dei casi, sono servite ad ingrassare qualche ragionere di seconda fila anziché ad irrobustire chi si becca il freddo dell’inverno ed il caldo dell’estate.
    Ricordandoci anche che, per essere buoni manager non bisogna necessariamente uscire dalla Bocconi, ma si può venire anche dalla campagna, purché si possieda un buon bagaglio di intelligenza, saggezza e onestà.

  • Bastianino Mossa -PC

    Sottoscrivo il tutto, e sono favorevole al fatto che finalmene la protesta sia stata, responsabilmente, ricondotta sui tavoli istituzionali competenti, dove anche l’MPS avrà la possibilità di poter esporre leggittimamente le proprie istanze.
    Le stesse forze politiche sia di maggioranza che di minoranza, avranno un’occasione unica per dimostrare di essere all’altezza del difficile compito che le aspetta e cercare di dare risposte adeguate alla difficile vertenza.
    Spero che ciò serva anche per far si che il cittadino SARDO e non solo, riacquisti quella fiducia persa nei confronti delle istituzioni e di chi le rappresenta ma anche della politica e dei politici. Mancanza di fiducia che si manifesta con atteggiamenti di protesta e anche con forme importanti di astensionismo e di scarsa partecipazione da parte degli stessi cittadini.
    Infine per me è motivo di ottimismo circa il futuro della Sardegna e dei Sardi, notare che da parte di giovani e meno giovani, pastori e non, nell’isola e fuori, c’è molta voglia di dibattere in maniera costruttiva, e ciò mi induce a credere che anche la stessa gente, stimolata in modo intelligente, può dare un contributo importante e prezioso alla causa Sarda.
    Buon lavoro a tutti!

  • Quale strategia dopo la tempesta, con i soldi della regione le famigerate coop, hanno vinto al super enalotto. Grazie al movimento pastori la crisi e risolta, mi consenta di dubitare, sul buon esito delle sorti della pastorizia senza una strategia che regoli le produzioni (non esite al mondo un prodotto agricolo che non sia regolamentato o autoregolamentato) i soloni sono i veri protagonisti di questa vicenda, sanno di mercato, di coop,di gestioni manageriali, di pecorino romano, di diversificazioni,h o la sensazione che il risultato finale della vertenza non modifichi il corso degli eventi, sarà il mercato come sempre a regolare le sorti del settore.

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