Il mio intervento sulla zona franca pensata bene e scritta male

29 ottobre 2013 16:198 commentiViews: 87

logoPSMANINCHEDDA (Gruppo Misto). Forse è il caso di precisare con esattezza di che cosa parliamo oggi.

Certamente non parleremo della congruità delle tasse italiane al sistema economico della Sardegna. Con certezza non parleremo di quale sistema di tassazione sarebbe opportuno in Sardegna e di come differenziarlo per settori o per circostanze.

Oggi il tema è un altro.

E il tema è: chi ha il potere di decidere le tasse in Sardegna.

Questo è il tema.

Poi non possiamo ignorare di essere in una fase preelettorale e nelle fasi preelettorali, perché nasconderlo?, si è spesso in fasi populistiche.

E nelle fasi populistiche, gli storici ce l’hanno insegnato, spesso i politici cercano di sottrarsi al loro dovere di cambiare in profondità la realtà e invece si affidano a enunciare il cambiamento sperando che non si realizzi.

Allora la prima domanda che dobbiamo porci a mio avviso è questa: “Vogliamo tradire anche oggi, colleghi, il nostro compito?”

Cioè anche oggi noi ci sentiamo così privi di autorevolezza, di coraggio, di prestigio per cui ci sentiamo di dover dire soltanto un ‘sì’ e neanche un timido ‘ma’, neanche un timido ma?

Ho sentito l’entusiasmo nell’introduzione del Presidente della Commissione.

Io non voglio offendere nessuno per cui cercherò di usare i toni più neutri.

La legge che oggi noi abbiamo in discussione, onorevole Artizzu, non è scritta bene.

Gli articoli che la compongono non sono coordinati tra di loro.

La proprosta non è coordinata con recenti iniziative della Giunta non ultimo una del 22 ottobre e (la cosa peggiore per me) non raggiunge gli obiettivi che tutti vorremmo raggiungere, anzi li complica. Io non registro un miglioramento rispetto al testo del proponente.

Il testo del proponente proviene da una legge della Giunta Melis dell’87 e il testo così com’è stato esitato dalla Commissione è un’altra cosa, è uno stravolgimento di quella legge che benché impostata 25 anni fa aveva degli elementi su cui ragionare e dai quali partire, ma era un’altra cosa rispetto al testo esitato della Commissione.

Allora la prima domanda è: perché un testo non scritto bene, che rischia di non raggiungere gli obiettivi per i quali noi siamo qui oggi con gli intenti di cui parlava Giampaolo Diana prima, perché un testo di questo tipo è arrivato in Aula?

Io mi do delle risposte: per paura, per debolezza, per errato calcolo elettorale.

Perché un testo di questo tipo è arrivato in Aula così?

Io non so rispondermi, però questa è la domanda che – io conto solo un voto in questo Consiglio – pongo a chi ha i numeri per fare ciò che è giusto fare: la legge va emendata in profondità.

Cerco di spiegare perché.

Primo punto, onorevole Artizzu, mi rivolgo a lei come relatore: bisogna evitare confusioni. Nell’articolo 1 del testo in discussione, quello che modifica l’articolo 12 dello Statuto, da un lato si colloca la Sardegna fuori dalla linea doganale, dall’altro la si definisce zona franca interclusa dal mare. Agli atti della Giunta regionale c’è l’unico atto ufficiale proveniente da Bruxelles che chiarisce ciò che era già chiaro, la famosa lettera del commissario Zenker ; chiarisce, con molta nettezza, onorevole Artizzu, che l’articolo 155 del regolamento CE, il 450 del 2008 chiama zone franche, le zone che stanno all’interno della linea doganale con una particolare disciplina, non all’esterno, al punto che Zenker vi ha anche ricordato che Livigno e Campione d’Italia non sono zone franche, non le possiamo chiamare zone franche.

Noi sardi dovremmo scrivere oggi una legge in cui dichiariamo zona franca la Sardegna utilizzando una locuzione riservata nella legislazione per le zone con una disciplina particolare che stanno all’interno della linea doganale, invece poi collochiamo la Sardegna fuori dalla linea doganale? Perché lo facciamo? Perché ci esponiamo facilmente ad una obiezione quasi tecnica? Io non riesco a capirlo, spiegatemelo voi! Lo scopo è ottenere una vera potestà tributaria come compete ad uno Stato indipendente? Questo è uno scopo per me vitale a cui voglio dedicare molto del tempo che mi rimane. Non è questo lo scopo? Allora perché è stato scritto il secondo comma dell’articolo 1 che modifica l’articolo 12 dello Statuto, laddove si scrive che la Sardegna, dichiarata zona franca, viene disciplinata dalle leggi dello Stato e dell’Unione europea che regolano i territori di Livigno, Campione d’Italia e Ponte Tresa.

Io non so se abbiamo la coscienza di che cosa significhi affermare questo. La conseguenza è che dopo secoli nei quali noi sardi abbiamo contestato prima i Savoia e poi la Repubblica italiana, per aver imposto alla Sardegna tasse non adeguate al nostro sistema economico, noi scriviamo una legge in cui diciamolo allo Stato di negoziare il nostro regime fiscale con Livigno, con Ponte Tresa, con la Valle d’Aosta e dopo, automaticamente, senza che noi possiamo parteciparvi, perché non è previsto un sistema pattizio per la nostra zona franca, si applica alla Sardegna.

Ma perché scriviamo queste cose?

Si ha l’idea dei poteri che stiamo perdendo con il secondo comma?

Si ha un’idea dei poteri che stiamo perdendo, non guadagnando!

Si dice: “io vorrei lo status di Livigno perché comunque mi porta ad essere più ricco”. Ma stiamo parlando di quantità o di potere di decidere le tasse? Perché un Parlamento si riunisce non per stabilire il 30, il 20 o il 15 per cento di aliquota; un Parlamento si riunisce per dire: “Le tasse le decidiamo noi!” Non si riunisce per dire: “Decidete le tasse per noi discutendo su Livigno e poi ce le riversate addosso”.

Siete sicuri di quello che state decidendo di fare?

Voi vi siete dimenticati che nel diciannovesimo secolo la Sardegna quando fece la fusione perfetta poi pianse perché si ribaltò sulla Sardegna il sistema fiscale del Piemonte e la Sardegna non ebbe lo strumento per calibrare la sua pressione fiscale sulle sue reali forze economiche.

Vi siete dimenticati di tutto questo?

Io vi chiedo umilmente di fare memoria.

Si può dire, però, che si è rimediato a questo errore con l’ultimo articolo della legge in discussione, quello che dice che per tutte le funzioni previste per la Regione Sardegna in questa legge si procede con le leggi regionali?

No. Siccome abbiamo scritto nel secondo comma che la zona franca è disciplinata interamente dallo Stato italiano su Livigno, con l’ultimo articolo non ci salviamo, perché la Regione Sardegna non ha alcun ruolo.

Pensateci!

Ora veniamo all’articolo 1 bis. Qualche collega che ha avuto la pazienza di sopportarmi in Prima Commissione e in Terza commissione sa quanto ci siamo impegnati sulla fiscalità di vantaggio. L’articolo 1 bis è un articolo che modifica l’articolo 10 dello Statuto, disciplina la fiscalità di vantaggio in Sardegna e ambisce a incardinare sulla Sardegna una potestà tributaria sovrana, giacché dice che la Sardegna può imporre tributi anche in sostituzione di quelli dello Stato. A proposito del coordinamento di cui dicevo all’onorevole Artizzu in principio……. Quindi noi diciamo nel primo articolo che modifica all’articolo 12: “lo Stato proceda a disciplinare come meglio crede la zona franca della Sardegna”, per poi dire nella modifica dell’articolo 10 diciamo che la Sardegna impone i tributi in sostituzione dello Stato. Da una parte il massimo della subordinazione, dall’altra un’espressione di sovranità fiscale che non è coordinata con la precedente. Per di più tutto questo avviene in un quadro in cui lo Stato disciplina e amministra la zona franca della Sardegna e in cui lo Stato continua ad essere colui che riscuote i tributi. Non dimentichiamoci questo fatto; abbiamo detto per anni che il primo passo per la sovranità tributaria era riscuotere noi i tributi. Abbiamo la proposta del Fiocco Verde in Commissione; oggi diciamo che noi possiamo anche imporre tributi sostitutivi a quelli dello Stato però lasciamo allo Stato l’intera disciplina della nostra zona franca regionale e anche la riscossione dei tributi!

Ma a chi è rivolto questo messaggio così contraddittorio? Lo chiedo all’onorevole Pittalis, non c’è il Presidente della Commissione. A chi è rivolto un messaggio così contraddittorio? È rivolto al Governo? Noi possiamo pensare che il Governo italiano che si sente dire dalla Regione Sarda (che è la patria di quello che fu l’autonomismo e oggi è certamente quella più attraversata da suggestioni e da programmi indipendentisti) si sente dire da questa Regione: “Regolatevi su Livigno e poi fate come volete”, poi si intimorisca perché al secondo comma noi mettiamo il petto in fuori?

A chi è rivolto?

E’ rivolto al Governo che non si impaurirà oppure è rivolto all’ingenuità dei sardi?

A chi è rivolto un messaggio così contraddittorio?

Ancora, ci sono altri aspetti che io vorrei sottoporre all’attenzione della Giunta, Assessore alla programmazione, due secondi soli.

Si modifica con il disegno di legge in discussione l’articolo 10. Voi avete emanato una delibera – io sono tra quelli che si rompe gli occhi a guardare le vostre delibere – la delibera è la numero 43/1 del 2013, che recita: “modifica dell’articolo 10 della legge costituzionale numero 3 del ’48, presa d’atto”. Io immagino, Assessore, che si tratti delle interlocuzioni in atto con il Governo nazionale sull’Irap, penso sia questo, e posto che si stia lavorando perché la legge di stabilità dell’Italia consenta la politica votata da questo Consiglio sull’Irap, evidentemente state ragionando sulla modifica dell’articolo 10. Ma come si coordina l’attività vostra sull’Irap e sull’articolo 10 dello Statuto con l’articolo 1 bis della proposta di legge in discussione, che propone un emendamento sostitutivo totale dell’articolo 10? Che succede se approvassimo tutto questo? Che succede, cade l’Irap? Non gli sembrerebbe vero al Presidente Letta di prendere e dire che l’articolo 15 bis della legge di stabilità non c’è più per volontà del Consiglio regionale della Sardegna! Io conto uno, però io la zona franca la voglio fare davvero, non la voglio enunciare in maniera tale da non realizzarla mai! Per cui chiedo a chi ha i numeri, di cambiare la legge, ricordandosi che la politica, onorevole Artizzu, la politica è una tragedia, se la si gira in commedia fa ridere! Io vorrei chiedere a chi ha i numeri non di non procedere, ma di riscrivere integralmente la legge con la testa sul collo, con le competenze necessarie per raggiungere gli obiettivi che si hanno in testa; non votate una legge che priva di potere i sardi (già ne abbiamo pochi) e che complica i percorsi di fiscalità di vantaggio che sono in itinere e non li coordina nei suoi obiettivi con il quadro generale. Io chiedo al Consiglio di ragionare sulle cose che ho detto, possono essere opinabilissime, ma comunque sono frutto non di un atteggiamento barricadiero ma dello spirito di uno che è affezionato alla sua patria e che vede una legge che non le fa del bene.

 

8 Commenti

  • Allora, Maurizio, quando si vuole ragionare non si rimane fermi sui propri errori per mesi, non si porta i consigli comunali a votare la perimetrazione delle aree in funzione del Decreto Legislativo 75 e poi si fa strame della legge 20. Io sono sempre stato aperto al confronto; ho dato un contributo di conoscenze e di norme; ho indicato una strada. Ma capsico: non è quello che si vuole. perché dietro la maschera della Zona Franca, come ben dici, qualcuno pensa alla Rivoluzione. E se anche fosse, non sarebbe un reato pensarlo, a patto che la si pensi democratica e non giacobina. ma il problema è: cosa vuole la rivoluzione? Una rivoluzione non può dire: “io ho fame, dammi da mangiare”, perché già riconosce a colui a cui chiede il cibo il rango del suo padrone, a cui chiede, in cambio della subordinazione, vitto e alloggio. Allora, di che cosa si vuole parlare: di una ribellione di subordinati o di una rivoluzione di liberi? Chiariamo i termini della questione. Se poi, invecce, nons i vuole parlare ma si vogliono solo menare le mani, beh, allora, chi vuole lo faccia. Non ha certo bisogno di parlare con me o di cercare il mio consenso (che non avrà mai, io sono un non violento).

  • Questo Mauro Loni è un prototipo: dice che io avrei i padroni a Roma e lui scrive una legge in cui dà la zona franca della Sardegna in mano ai becchini della Sardegna, a quello Stato italiano che ci ha ammazzato di tasse. La gente è alla fame e questo signore è convinto che con la Zona Franca Servile gestita da Roma lui darà da mangiare a tutti domani. Io ho fatto leggi che oggi ‘nutrono’ cassintegrati che lavorano per i comuni e disoccupati che lavorano nei cantieri verdi; io ho fatto leggi che oggi coprono con garanzie i debiti delle imprese; io ho fatto leggi che hanno ridotto i privilegi della burocrazia regionale; io ho proposto l’unica mozione di censura di un ministro italiano mai approvata in Sardegna. Poi invita tutti ad andarcene perché ci pensano loro, quelli che ‘schiavi di Roma Iddio li creò’ a dare le chiavi della Zona Franca Integralmente Servile allo stesso Stato italiano che ci sta ammazzando di tasse. Ci pensa lui! Fidatevi! Ma chi è fuori dalla realtà, io o lei? Ci pensi bene.

  • Qui si è fuori da ogni realtà, fra pochi mesi la Sardegna sarà morta insieme ai suoi cittadini, ogni giorno chiudono decine di imprese , la gente è alla fame e non si vede nulla all’orizzonte, ma voi avete la pancia piena e chiuso qui andrete a vivere a Roma alle dipendenze dei vostri padroni. Vi do un consiglio, andatevene ora e noi proviamo a nostro rischio e pericolo la ZFI tanto peggio di così cosa potrebbe esserci ?

  • Maurizio x Zona Franca

    Se uno vuole capire….. la gente nella sua stanchezza e nella sua comprensibile incazzatura è poco disponibile a valutare, discernere colpe e/o ragioni, la gente vuole altro.Se ci sono punti di convergenza e fattori/contributi migliorativi perché non metterli a disposizione? perché si vuole sempre privilegiare lo scontro al confronto, se ci si trova su una stessa barca, occorre remare nella stessa direzione, invece niente di niente. Anzi appena altri mettono il naso fuori vengono osteggiati, da vecchio militante troppi momenti di euforia per traguardi quasi raggiunti (poteva essere il riconoscimento della Zona Franca o altro di, per noi, importante), altri momenti di scoramento per deragliamenti vari hanno disilluso i miei pensieri, ora da alcuni mesi, partita dal Basso una ventata di Sardità Vera non condizionata, ci sta portando verso lidi mai avvicinati prima, se non verranno “conquistati” di certo non sarà colpa di chi viene ritenuto “venditore di fumo” ma di chi non ha disarmato subito questa potenziale “minaccia”, dato che così viene ormai considerato tutto quello che gravita intorno alla richiesta di un legittimo diritto quale il riconoscimento della Zona Franca. Disarmare vuol dire: correggere,approfondire,dialogare nel confronto, ma tant’è!. Ma attenzione di questo passo quella barca non ben condotta rischia di trasformarsi e ad occupare i barconi saremo noi sardi.

  • Che manica di buffoni incompetenti.
    E li paghiamo € 5000+1300+2000+(ev)1300. Al mese.
    On. Maninchedda, se lei non vuole candidarsi per un terzo mandato e poi non verrà eletto Presidente di Giunta vorrà dire che si dedicherà ad altro.
    Ma a noi disgraziati chi ci informerà delle cazzate di questi tromboni imbonitori?
    La Pravda?

  • Pier Paolo Demuru

    Una reazione a caldo su quanto letto, sarebbe il classico
    “ma cosa ci state a fare”, anche se, non ci si meraviglia ormai più per tanta manifesta superficialità, che sia chiaro, sappiamo essere spesso e volentieri ben calcolata e sia altresi più chiaro, per niente condivisa!
    Per rifarsi ad un passo dell’intervento, certo che è proprio vero che
    a fare politica con tale atteggiamento, è una conseguenza, apparire più comici che persone investite di responsabilità e compettenze, non curandosi di evitare il ridicolo, tanto da far venire in mente un famoso siparietto di tipo “doganale” che come tutti ricordano faceva più o meno così:
    “Chi siete?” – “Da dove venite?” – “Dove andate?” – “Due sesterzi!”
    E così anche noi siamo nelle mani di questi “maestri” della fiscalità!
    Comunque Paolo, grazie per queste puntuali informazioni e per ciò che mi riguarda, condivido con fiducia il Tuo comento di stamani, che ho il sospetto avessse a che fare con un opportuno documento del segretario dei Rossomori, il cui contenuto, in gran parte, è stato più volte ed in tempi non sospetti, al centro di nostre precedenti riflessioni. E questo è per il proseguo, ciò che più ci coinvolge.

  • Del mio sardismo è rimasto molto, visto che non voterò mai una legge che affida la Zona Franca della Sardegna al potere esclusivo dello Stato italiano. Quanto ai titoli di coda, figurati, li leggerò con molta serenità, e certamente con la dignità e la forza di chi non ha mai preso per il culo nessuno. Io mi sono sempre battuto per la sovranità tributaria della Sardegna; non mi subordino ai funzionari di Bruxelles andando a chiedere loro ciò che è già chiaro; non mi subordino a chi scrive male le leggi e impoverisce i poteri della Sardegna. Sul numero dei commenti: rassicurati, le visualizzazioni, dopo poche ore, sono state più di duemila.

  • Maurizio x Zona Franca

    Dai commenti si vede che stai “supportando”situazioni ben poco condivise. E che del tuo sardismo è rimasto ben poco, continua a compiacere al PD, se a te va bene.Stiamo per arrivare ai titoli di coda.

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