Il mio intervento sulla vertenza con lo Stato oggi in Aula

7 febbraio 2012 18:0230 commentiViews: 24

debolezza

MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il Partito Sardo d’Azione non mancherà di aiutare qualsiasi scelta questo Consiglio voglia fare per contrapporsi, in maniera efficace, alle politiche dello Stato che ci penalizzano. Lo dico in premessa, perché sentire gli appelli su una linea per noi tradizionale, e anche in questa legislatura inascoltata, ci costringe a ribadire che siamo lì.
Peraltro, però, il P.S.d’Az. non condivide, signor Presidente della Giunta, la sua lettura degli eventi recenti né della realtà sarda, glielo dico con garbo, ma, guardi, con una calma fermezza. Noi crediamo che questa differenza di valutazione tra noi e lei nasca soprattutto da una sorta di esplicita mancanza di vigore da parte sua, rispetto al comportamento dello Stato, ma anche rispetto alla gravità della crisi sarda. Cioè, lei rappresenta, a mio avviso inconsapevolmente, ma plasticamente, una debolezza che a noi non appartiene. Forse dipende, questa differenza, da un diverso modo di intendere i ruoli di Governo: chi governa guida i processi, non può limitarsi a descriverli e a riepilogarli. Lei dice, e lo dice anche con soddisfazione: “E’ un successo del Governo regionale e della Sardegna tutta aver ottenuto un tavolo con lo Stato, e lo considero un fatto importante”, non le viene naturale dire che uno Stato normale quel tavolo lo dovrebbe avere sempre aperto, non può essere un fatto eccezionale, non si può accettare di essere ridotti a pietire un rapporto normale. Noi piuttosto che pietire una cosa, quasiasi cosa, ci ribelliamo. E’ uno Stato normale uno Stato che ogni volta che cambia il Presidente del Consiglio riapre un tavolo? E’ uno Stato normale? E’ normale che la vertenza Sardegna debba essere riepilogata a questi signori? Non è normale! Ecco, noi pensiamo che lei non abbia profondamente metabolizzato con quale Stato lei ha a che fare.
Io glielo voglio ricordare e lo voglio ricordare ai colleghi. Se si va a prendere un treno si rischia di non poter fare il biglietto in quest’Italia; se si va a prelevare in banca non si può prelevare più di 1000 euro perché lo Stato teme che si svuotino i conti correnti; se si deve riscuotere una pensione si è costretti ad aprire un conto corrente; questo è lo Stato con cui abbiamo a che fare, forse noi lo dimentichiamo. La Regione non può erogare i soldi ai comuni perché lo Stato mette un tetto ai pagamenti secondo il patto di stabilità e quest’anno è stato diminuito e i comuni non possono pagare le imprese. Le imprese sarde, per le leggi vigenti in questo Stato, non vincono una gara d’appalto manco a pagarla, però fanno da fornitrici, cioè da finanziatrici delle aziende che vincono le gare di appalto in Sardegna e puntualmente non vengono pagate. Lo Stato vuole sapere dove compro i libri, dove mangio, come mi vesto, ascolta le mie conversazioni, vara leggi per cui è difficilissimo farsi pagare tra privati però, se io maturo un debito con lo Stato, conosciamo qual è il meccanismo repressivo che viene messo in atto. Lo Stato garantisce dalle nostre bollette i certificati verdi alla Saras, che smaltisce qui i residui di lavorazione di mezzo mondo, ma non riconosce alcun vantaggio ai sardi. Questo è lo Stato con cui abbiamo a che fare! Ma di più, ed è questo che a me, Presidente, disturba molto della sua impostazione, secondo me lei non vede il problema centrale. Noi viviamo in uno Stato, lo Stato italiano, che tassa il lavoro del 60 per cento e la rendita del 15. Questo sta ammazzando la Sardegna, non altro! Questa è la questione nazionale della Sardegna, perché se è vero che la Sardegna è in subbuglio per molte responsabilità nostre, sulla questione centrale, la produzione della ricchezza, noi stiamo morendo di tasse ed è la terza volta nella storia che moriamo di tasse. Questo sta accadendo! Non è possibile ignorare questo fatto quando il manifatturiero va via dall’Europa perché, come molti avevano previsto, la globalizzazione della tecnologia, che non è globalizzazione dei diritti, penalizza gli Stati che spendono sui diritti – lo sappiamo! -, ma le regioni svantaggiate come la nostra, che hanno il lavoro tassato come il resto d’Italia con differenti livelli di sviluppo, è in questa questione che scontano la loro povertà. Le imprese di Equitalia sono state uccise dal fisco, non hanno pagato le tasse. Questo è accaduto. Di fronte a questa questione, non si può esprimere soddisfazione per l’apertura di un tavolo! Non si può, perché, torniamo a dire, chi governa guida e individua gli aspetti strategici, che sono questi. Se il lavoro è tassato più di ogni altra cosa, in una regione dove non c’è ricchezza accumulata, come si fa a far nascere impresa? Come si fa a far nascere impresa in uno Stato quasi poliziesco che manda la finanza negli uffici regionali ancor prima che i soldi vengano erogati? Come si fa? Come si fa a fare sviluppo quando noi Regione spendiamo mezzo milione all’anno, Presidente – io vorrei discuterne con lei di queste voci -, mezzo milione all’anno per rinforzare la centrale di ascolto del Corpo forestale della Regione, (cioè, secondo me, questi strumenti sono di platino: mezzo milione! Più 1 milione per altri macchinari!). Uno Stato molto interessato all’idea del sospetto, poco interessato all’idea della fiducia, preleva moltissimo. Dobbiamo avere un Presidente della Regione che pone una questione nazionale con l’Italia, perché la verità è che noi siamo in contrasto con l’interesse italiano. L’Italia non si può permettere un’isola al 30-32 per cento di pressione fiscale, ma è quella che serve a noi! Poi abbiamo tantissime colpe, tantissime, ma quella fiscale è la questione centrale e non servono più solo la cortesia, il garbo e l’educazione, che sono sempre ottime monete, ma serve un vigore, una forza, una capacità di interpretazione della storia e della società sarda che non si vedono. E nel merito, Presidente: non è possibile che la Regione Sardegna si confronti con lo Stato, le dico solo questo sulla vertenza entrate, con Volpe. Lei non deve mandare, a mio avviso, nessun esponente della Giunta regionale a trattare con Volpe, ma non deve mandare soltanto il dottor Cambus perché queste partite le altre regioni le hanno trattate con fior di tributaristi che hanno inibito lo Stato, e non deve accettare minimamente ciò che il Ministero delle finanze sta pensando di fare, e cioè quello di rateizzare il debito del miliardo e mezzo. Guai, non lo dobbiamo accettare! E non deve accettare che le norme di attuazione tornino in quest’Aula perché se tornano le norme di attuazione noi occupiamo l’Aula perché è un diversivo burocratico. Non lo accetti! Cominciamo a impostare in termini dialettici il confronto con lo Stato e forse ritroviamo il vigore che le manca.

30 Commenti

  • Zusè, deo no zuto ne conca de síndhigu e ne de cussizeri e no m’interessat de l’ischire ne longa e ne curtza: chirco solu de cumprèndhere e de fàghere carchi cosa pro no sghire a èssere unu pópulu de zente morta, e pro ischire su pagu chi tocat a mie personalmente.
    Bido chi de totu su “autonomismo, sardismo, indipendentismo” no callat nudha, comente naraus a sa campidanesa, nosu Sardus no arrennesceus mancu a callai a ciorbedhu, no bi cazamus mai cun totu su chis nos ant fatu e sunt sighindhe a fàghere totugantos, dae sos cadhos mannos de s’economia a sos guvernos de s’istadu de su buzinu a sos partidos e sindhacados de su buzinu.
    Est mai possíbbile chi su ‘mundhu’ indipendhentista no resessat a si dare unu cordinamentu, a cuncordare unu triballu políticu e culturale a cumone coment’e cumportamentu ordinàriu de su fàghere política? Semus zente chi, fintzas in númene de un’ideale netzessàriu e zustu, resessimus ebbia a bídere unu “piatto di lenticchie”, torracontos de segamigasu, e no unu resurtadu chi càmbiet su destinu de sos Sardos?
    Dae sempre e sempre (e no candho calicunu no nos at chérfidu) creo chi tochet de fàghere unu mínimu de cordinamentu chi nessi diat forma a sa fortza de s’indipendhentismu chi ch’est, chi fetat nàschere credibbilidade, fidútzia, chi nos permitat de no istare che catedhos suta mesa ifatu de peruna fortza política italiana, e pro cussu etotu nos permitat de pesare e de determinare no leadas in ziru a sighire a pèrdere tempus ma cambiamentos de sustàntzia in su raportu cun s’istadu italianu e cun sos partidos italianos, a tretu de no bi àere magioràntzia ne de ‘centru destra’ e ne de ‘centru sinistra’ chentza sa fortza de s’indipendhentismu. E lu naro no pro sos miracularzos chi su cambiamentu pessant de lu faghere solu si bi sunt issos, apedhiaus a calincunu incàrrigu chi portat apititu: lu naro pro chi si resessat a cambiare abberu carchi cosa de importante prima chi de pópulu in Sardigna che abbarret petzi berbeghes e animales arestes. Pesso a unu ‘logu’ (chi no podet èssere su furrungone de internèt, cun totu su chi de seguru balet e serbit), chi siat logu ordinàriu de informatzione (comente cherimus chi fetat sa zente a cambiare si no ischit mancu inue zughet sos pes?), siat logu de discussione, de formatzione de sa zente e mescamente de sa zoventude, de istúdiu de sas chistiones, logu nue si cuncordant initziativas de leare a cumone e no cun s’idea de “mors tua vita mea” chi nos ant imparadu totu sos partidos de sa disunione de sos Sardos. Tocat de àere un’idea de ite cuncordare e otènnere de calesisiat magioràntzia chi si format (ca intantu suta de domíniu e fintzas a candho sos Sardos timimus fintzas s’umbra nostra etotu e zughimus su morale e sa morale suta de pes no amus a èssere nois sardistas ndipendhentistas sa magioràntzia), a manera però de fàghere, naro fàghere, no promítere e ne pedire, carchi cosa de assolutamente importante chi dipendhet solu de nois, cherzo nàrrere de nois Sardos e pro cuss’etotu de chie est magioràntzia in sa RAS, e carchi cosa de su chi dipendhet de chie guvernat in Roma e mancari est magioràntzia fintzas in sa RAS.
    Sunt totu cosas a donzi modu chi no si podent nàrrere cun puntebbilletes, ma rechedint de b’istudiare meda e faedhare fintzas a nàrrere totu su chi serbit, si no faedhamus solu ca nois puru zughimus sa buca o semus in su mundhu ca za bi at logu.

  • Giuseppe Bellu

    Noas, no boss…so iscriende cun s’iphone

  • Giuseppe Bellu

    Iscujade, ma appo immentigadu una cosa in s’ultimu passaggiu… cherio narrere chi b’ana a poder essere boss in sa Giunta pro custa cosa chi este suzzessa a Giorgio Oppi

  • Giuseppe Bellu

    A Mario Pudhu: Si l’ischisi gai longa, asa a essere nessi sindigu, o cussizzeri regionale…no pesso però!
    Tue invece itte ti pessasa? Chi fattende comente narasa, nd’amusu aere profittu meda? Oh pessasa chi Maninchedda cherede muntennere custu Cappellacci pro gustu sou, de istare sezzidu in cadrea?
    Sa politica no funzionada gai. Bi cheret tempus, seriedade e tribagliu, purtroppo, pro cunvinchere sa zente.
    Si tottu l’aina pessada che a nois, fid’istadu fina fazzile, ma meda zente no la pessada gai, o si la pessada gai, idede unu muntone de maccoso chi narana tottu cosas divesciasa.
    Maninchedda e’ chischende de preparare unu caminu, de cunvinchere atteroso a lu sighire, e fina gai, essende preparadu ‘ene custu caminu, podet’essere chi no’ resessada in s’iscopu.
    Figuradi si leasa e faghese asciada de conca!
    Si nde falada Cappellacci oe, pro me, su chi podet suzzedere este chi torramusu a s’incomizu. Suzzedidi chi non semus prontos, e torramusu cun Soru o cun d’un atteru Cappellacci.
    Custu ti interessada?
    Mai comente in custas dies si podet arrejonare de autonomia e de indipendentia cun seriedade, chena chi sa zente si ponzada a riere, e poi votede a PD e PDL ca sos sardistas parimus maccos.
    No solis devimus essere, ma devimus finas parrere zente seria, zente chi ischidi itt’e’ fattende, non zente chi abboghinada chena contu e ne capu.
    Comunque ista tranchigliu, amus a bidere noas in sa Giunta, fossi nde falada propriu pro custu motivu, chena chiscare atteros casinos.
    Saludos

  • Glielo dico con garbo, ma, guardi, con una calma fermezza: che cacchio state aspettando a dargli uno spintone e buttarlo fuori bordo? Con simile capitano … altro che Concordia .. Poi mi leggo l’intervento di Renato Soru nel sito di Sardegna Democratica e solo la grafica e l’impaginazione mi fanno scorgere differenze. Quando smetterete (tutti e due) di guardare la realtà con lo specchietto retrovisore e invece puntate sull’obbiettivo comune? Declinate i valori secondo categorie dello spirito politico comuni, vi annusate ma non siete conseguenti. Superate le diffidenze personali, ne beneficerà la Sardegna.

  • Quinto moro

    Gli interventi su questo argomento (ma anche su tutti gli altri trattati su questo blog) confermano, se ci fossero ancora dei dubbi, che noi sardi, come noto, siamo divisi su tutto. Sulla necessità di un nostro “autogoverno” siamo, tutti, a parole, d’accordo, poi però, appena qualcuno avanza una “nuova” proposta ecco levarsi i lamenti di coloro che pensano che la loro proposta sia migliore e nulla fanno perchè si possa finalmente pervenire ad una UNICA PROPOSTA condivisa da tutti (dopo un esame il più possibile veloce di tutte quelle in campo). Se il bene “reale” che vogliamo perseguire è il bene del nostro popolo è arrivato il momento di dimostrarlo. Basta chiacchere: bisogna agire!T roviamo una sede fisica dove incontrarci, conoscerci e discutere. E da lì far partire quel “qualcosa di nuovo” che tutti sognamo nell’interesse unico del nostro popolo. Fortza paris (non solo a parole). A proposito mi chiamo Moro Matteo ed abito ad Olbia.

  • Per il Sig. Mario Puddu:
    1) In tanti, frequentatori del sito di lunga data, sanno bene chi sono (svariate volte mi sono stati pubblicati articoli tecnici).
    2) Tu scrivi in sardo e io conosco molto male la lingua sarda (pur essendo sardo..). È sicuramente un mio limite ma a causa della mia profonda ignoranza non posso interloquire con te alla pari. A meno che tu scriva nella lingua dei nostri colonizzatori che è l’unica che conosco.
    Pertanto, in tutta franchezza, non ho ben capito i contenuti di cio’ che hai scritto, quindi non posso risponderti al buio.
    3) Il coraggio non consiste nel mettersi in vetrina quanto in cio’ che facciamo ogni giorno per la Sardegna… e ritengo, nel mio piccolo, di fare il mio dovere di Sardo.
    Saluti o saludos.
    mmc.

  • Mario Pudhu

    A Giuseppe Bellu (e àteros chi la pessant gai): ma comente si faghet a nàrrere chi «Far cadere la Giunta Cappellacci solo per il gusto di farlo, senza avere idee e un percorso ben definito e chiaro in testa, rischia di compromettere tutto.»? Comente tiat èssere «per il gusto di farlo» si donzi die chi che colat semus sempre de prus in su disisperu e in sa fogna chentza chi custa magioràntzia tenzat gana e fortza de cambiare carchi cosa? E comente faghet a nàrrere «senza avere idee» no naro tenindhe, pro esémpiu, a unu che a Maninchedda, ma candho medas cosas de fàghere las bident fintzas sos tzegos?! Pro me sos Sardistas podent fàghere su chi lis paret e piaghet, si pessant chi cun issos in custa magioràntzia sas cosas andhant menzus e timent de «compromettere tutto» (???), isperendhe chi sa zente disisperada no mandhet innoromala a issos puru (ma de seguru sighindhe a brusiare s’isperàntzia e sa fidútzia de sa zente). Ma una essida de su Psd’A tiat impedire a una magioràntzia “batu sonnidu” de sighire in su ‘guvernu’ de sa Sardigna? Cale guvernu?! Inu’est su guvernu de sa Sardigna?! Chie tenet sa fatza de Berlusconi at a sighire “imperterrito”. Su Psd’A si depet pònnere in conca chi o serbit pro s’indipendhéntzia de sa Sardigna, e no si faghet cun ispedientedhos cagados o contighedhos de segamigasu de sos ‘digerentes’ sardistas, o l’agabbat una borta pro sempre de èssere s’ennésimu partidu italianu in Sardigna chi nos sighit a fàghere a chisina, o sinono sos sardista PSd’A ant a iscobèrrere tropu tardu chi amus solu pistadu abba pro su torracontu de unu pópulu disastradu e leadu in ziru, annichilidu, avilidu, emigradu, ispérdidu. Cale “orgoglio” sardu? (a parte s’istupididade de s’orgógliu, ca bi cheret tot’àteru) Inoghe semus totugantos tapetos sardos, mamutones spaventapasseri, mancu mamutones de carrasegare ca, a su nessi, cussos faghent ispetàculu e curiosidade: nois faghimus solu a prànghere (e za semus de séculos pranghindhe).
    Eja, lu cumprendho chi «L’On.Maninchedda sta cercando di costruire un percorso», ca est cussu su chi depimus istudiare e fàghere chentza pèrdere tempus in pistamentos de abba de calesisiat magoràntzia innugada, tzacada, in itl. “fessa”, e a nois totu, sardistas PSd’A e indipendhentistas, Sardos de onzi zenia e fintzas solu zente chi in Sardigna istat, tocat de abberu chi nos ischidemus e moemus, àter’e che iscríere custas puntebbilletes! Ma nois tenimus sa passiéntzia de sos àinos e no cussa chi li cheret a unu pópulu, a una natzione, pro sa sola política de sa responsabbilidade chi li e nos tocat dae séculos! Ca no sunt cosas de fàghere candho nos semus cascaviados de drommire o de morrere de disisperu, ma ca depet èssere su cumportamentu ordinàriu, normale, de su èssere Sardos e zente in Sardigna. Sa passiéntzia in su chi no bi cheret passiéntzia tocat a la pèrdere coitendhe puru, tocat de no ndhe tènnere nudha; e in su rechedit su cumportamentu normale, ordinàriu, de una vida bi cheret totu sa passiéntzia e meda àteru e menzus de sa passiéntzia, ca no est chistione de passiéntzia: est chistione de fàghere, de èssere faghindhe!

  • Danzatore delle stelle

    Ricordate lo slogan elettorale?
    “La Sardegna deve tornare a sorridere”
    Aggiungerei: solo quando torni a casa tu, se non fosse che all’orizzonte non vedo altro che un branco di lupi pronti a sbranare la preda non appena verrà resa inoffensiva.
    Sulla via di Damasco che porta alla maturità del popolo Sardo i muretti a secco sono il minimo che si possa incontrare, ma affrontare il nemico con la forza delle idee e con la consapevolezza di poterlo guardare dritto negli occhi permette di saltarli agevolmente.
    C’è molta rabbia in giro e urge qualcuno che riesca a spogliarla da quel populismo che giova solo ai “burattinai” di professione.
    In piena epoca tecnologica un presidente wireless basta e avanza…
    Never Surrender

  • Giuseppe Bellu

    Questa fretta di disarcionare Cappellacci è frutto di astiosa miopia politica. Se si deve creare un percorso, se si vuole realizzare un progetto, la gestione dei tempi è fondamentale.
    Far cadere la Giunta Cappellacci solo per il gusto di farlo, senza avere idee e un percorso ben definito e chiaro in testa, rischia di compromettere tutto.
    L’On.Maninchedda sta cercando di costruire un percorso, non mi pare ci voglia questo acume politico alla Churchill per capirlo. La politica richiede la pazienza del ragno che tesse la tela.
    Rovesciare il Governo per il gusto di farlo, per rompere i co***oni e fare casino, può essere una operazione alla Gavino Sale (con tutto il rispetto e la simpatia per il personaggio), attira l’attenzione, ci fa guadagnare 10 voti e ce ne fa perdere 100, insomma…ci allontana maledettamente dai posti sul ponte di comando.
    E’ da li che si può fare un lavoro utile, per i sardi e per la Sardegna.
    Stare all’opposizione a prescindere, sempre e comunque, è una posizione invece di comoda irresponsabilità.
    Non ci servono leader comodi e irresponsabili. Ci servono persone in grado di farci sognare, di dare speranza, ma che abbiano chiara la visione del futuro e della strategia, perchè questo futuro disegnato si concretizzi.
    Buon lavoro e state calmi.
    Fortza Paris

  • Ecce Homo!
    Come possiamo, finalmente, diventare ciò che siamo?
    Come può la Sardegna e il popolo sardo liberarsi di questi freni e recuperare quella condizione di fierezza e dignità che lo ha sempre caratterizzato? Com’è infatti possibile che continuiamo a tollerare questa consolidata “gestione passiva” (sic!) e servile dei nostri interessi? I sardi in realtà stanno prendendo sempre più consapevolezza delle condizioni di sperequazione in cui versa l’isola – il vecchio Ahrens diceva che trattare in maniera eguale situazioni diverse è altrettanto ingiusto che trattare in maniera diseguale situazioni eguali – e il senso di ingiustizia che ne deriva è vissuto da tutti.
    Diversi possibili scenari allora si prospettano dinanzi a noi:
    continuare a guardare frustrati il Cappellacci di turno che elemosina udienza dal Monti di turno; lasciare che il popolo esasperato insorga in maniera scomposta e violenta con poche possibilità di vedersi riconosciuti i propri diritti; altra possibilità, chi ha il mandato, ma, soprattutto chi ne ha le capacità, cosciente che il nostro limite è sempre stato quello di essere divisi e scoordinati, soprattutto scoordinati, senza indugio si faccia carico di una azione politica programmata che rassicuri la gente che la strada dell’autonomia è possibile, indicandogliela con uno studio di fattibilità che arrivi alle masse, perché oggi i mezzi ci sono; e può stare certo che in questo modo l’obbiettivo sarà alla nostra portata.

  • Mario Pudhu

    Caru MMC (ma proite a no tènnere su ‘corazu’ de pàrrere chie ses? Chi siat su istare cuados su chi nos daet fortza e resone? E a mie pagu e nudha mi ndhe importat de ischire chie ses, ca cussidero su chi unu narat e no de cale buca essit), caru MMC faghes una bella dimandha candho iscries «Perchè il popolo sardo non combatte per la propria sopravvivenza? Perchè assiste alla propria colonizzazione socio – culturale senza mostrare un briciolo di orgoglio identitario? Non mi capacito di questo anche se conosco bene i meccanismi etologici che hanno determinato tutto ciò. Ma non basta sapere: bisogna agire.Cosa possiamo fare per far si che i piagnistei a cui ci hanno abituato i vari quotidiani sardi (in primis l’Unione Sarda), si traducano in un sentimento di orgoglio identitario ed una consapevolezza» mi ndhe meravizo meda. Ite podimus fàghere? Cambiare! Ma no paret chi ndhe tenzas ne gana e ne idea, fintzas si a cumprèndhere custu de su pagu chi iscries est de seguru cosa tropu atrivida. Ma so cumbintu chi donzunu si mustrat pro su chi est in totu su chi faghet. Ispero de m’irballare. A donzi modu, su «orgoglio identitario», coment’e chi sa chistione de sos Sardos siat una chistione de «orgoglio» (chi tenimus, meda e cagadu puru), tue in ite lu tenes, in ite lu mustras? Lu depes sempre ispiegare chi «sono sardo»? Chi «vivo in Sardegna»? De ite si cumprendhet candho abberis buca a nàrrere una peràula? Ti la leas cun L’Unione Sarda e za tenes resone (e però est chistione de tempórios e no de custos annos): ma as fatu mai contu chi, a prus de su chi si depet cussiderare nudh’àteru si no domíniu colonialista istranzu, partidos fascistas, ‘demogràticos’ e ‘rivolutzionàrios’, sindacados, associatziones de donzi zenia próidos in Sardigna dae su corru de sa furca italiana, che a sas iscolas de donzi órdine e gradu, no àteru sunt istados e ancora sunt si no termovalorizadores de s’Itàlia chi nos ant fatu a chisina e batidu a pònnere sa cusséntzia, su morale e sa morale suta de pes, ca a sa sola política de sa irresponsabbilidade nos ant fatu fàghere allenamentu? E ite àteru nos ant imparadu si no a prànghere e a nos sighire a corpare sa conca a su muru de su domíniu e isperare in chie nos at distrutu fintzas s’isperàntzia? E ite àteru si no «piagnistei», teju e atítidu, nos ant imparadu a fàghere sos políticos e intelletuales ‘sardos’ de s’aprofitamentu pro contos personales issoro de segamigasu e fintzas cudhos chi tiant pàrrere prus preíderos de sa Crèsia de Cristos ma no isputzint a èssere preíderos de s’istadu italianu e faghent bonu avilimentu de s’identidade e de s’ànimu de sos Sardos? Ite amus de fàghere, si no cambiare e currindhe puru nessi in totu su chi podimus, ca sa responsabbilidade/libbertade est solu cussa? Ischimus solu a pistare abba che zente nevrótica, eddeallu, prànghere e sighire a corpare sa conca a su muru petzi sighindhe unu fàghere chentza sensu?

  • Forse per svegliare questo presidente, e’ arrivato il momento di dirgli definitivamente “Adiosu”.

  • La mia sulla vertenza ALCOA:

    http://inlibertade.blogspot.com/2012/02/siamo-tutti-soci-di-alcoa-pretendiamo.html

    Vediamo se la classe politica e sindacale sarde e italiane avranno il coraggio di svoltare per una Sardegna limpia.

    Enrico Piras

  • quinto moro

    Ripeto quanto già scritto recentemente:quanti siamo?quando iniziamo a “muoverci”?che stiamo aspettando?.Paolo ha “risvegliato” l’orgoglio di tanti sardi purtroppo ancora oggi rappresentati da personaggi politici “impresentabili”, senza coraggio, senza gli attributi necessari per fare rispettare dallo Stato accordi sanciti da leggi scritte e “mai applicate”! In altre realtà ci sarebbe quanto basta per far partire iniziative popolari “clamorose” ma qui da noi si ritiene sufficiente “un tavolo” di natura esclusivamente propagandistica:tanto i sardi “abbaiano ma non mordono”…..A quando invece, il primo …morso? Mi pare giunto il momento…ora o…mai più.Fortza paris

  • Condivido il post di Giuseppe Bellu.

    Personalmente sono per l’azione, ma un’azione ragionata, e mi pare che il nostro prof stia procedendo per la strada giusta.

    GUTA CAVAT LAPIDEM!

    L’importante è non demordere e continuare con lo stillicidio.

    Avanti così

  • Giuseppe Bellu

    @Vissante: Cosa c’é di diverso tra Soru e l’On. Maninchedda? Uno non ha fiducia negli altri perché pensa che tutti agiscano come lui (e come agisca lo stiamo scoprendo ogni giorno), mentre Maninchedda fa un discorso diametralmente opposto. Soru avrebbe appoggiato la spesa per la centrale di ascolto della Forestale, perché vuole conoscere per distruggere l’avversario, ne è la dimostrazione ciò che voleva fare con Sardegna 24 (impresa poi naufragata).
    É sulla visione dell’uomo, nella fiducia che si ripone nell’essere umano, che mi sembra di cogliere le differenze più importanti, e -a mio modesto parere- la visione dell’uomo e praticamente la visione del mondo.

  • Mi chiedo da sempre: perchè subire senza combattere?
    La natura impone la lotta per la sopravvivenza.
    Perchè il popolo sardo non combatte per la propria sopravvivenza?
    Perchè assiste alla propria colonizzazione socio – culturale senza mostrare un briciolo di orgoglio identitario?
    Non mi capacito di questo anche se conosco bene i meccanismi etologici che hanno determinato tutto ciò.
    Ma non basta sapere: bisogna agire.
    Cosa possiamo fare per far si che i piagnistei a cui ci hanno abituato i vari quotidiani sardi (in primis l’Unione Sarda), si traducano in un sentimento di orgoglio identitario ed una consapevolezza, tali da fare scaturire una presa di coscienza della effettiva inadeguatezza della posizione della Sardegna in Italia ed in Europa?
    È penoso continuare a vedere la lotta che viene fatta contro qualsiasi tentativo di alzare la testa.
    Vedere che tanti italici stanno occupando posizioni di potere, in Enti strategici per lo sviluppo dell’isola, che porteranno a decisioni lontane dalla nostra cultura e dalla nostre aspettative.
    Paolo, non mollare e non mollate in generale.

  • Carlo Deidda

    Ottimo discorso come sempre ma quello che mi piace di più è l’immagine che hai pubblicato di una corda che si sta per spezzare….
    un caro saluto

  • Grande!

  • In questo modo si rappresentano i sardi, con dignità. Se tutti i sardi fossero a conoscenza del tuo modo di fare politica, la maggior parte diventerebbero sardisti, manca la comunicazione. Attento ai muretti a secco. Continua a picchiare, hai la forza e il consenso dei sardisti. Saludos

  • È inutile ‘cantargliele”.. Il Presidente “pro tempore” non gliela fa! è questione di carattere oltre che di impostazione generale della strategia. Ci vorrebbe un altro approccio, quello da Lei proposto, e anche un altro Presidente che porti avanti le istanze. Staremo a vedere!

  • Michele Pinna

    Che chiarezza! chiarezza filologica e chiarezza politica. Ecco l’indipendentismo concreto. L’universale astratto di un’idea, di una visione del mondo che si fa correlativo oggettivo, nella cosa, nell’azione politica. E qui la “cosa” è la responsabilità di governo cui, chi guida la Sardegna, è chiamato. La cosa qui significa capacità di mostrare le palle ad uno Stato d’assedio fiscale perpetrato da quattro professori,(con tutto il rispetto, ma una cosa è insegnare alla Bocconi o altrove, altra cosa è governare un Paese in situazione di emergenza) e che ci tengono in ostaggio. Ma come si può, come può, questo presidente, dopo che aveva cercato di smarcarsi da Berlusconi, ben facendo, per difendere la sua terra,anche con il nostro, con il vostro aiuto, genuflettere ora, dinanzi a quattro, come li ha definiti l’altro giorno un’artigiano in un’assemblea, “azeca garbugli di economia”. “I veri economisti siamo noi, ha proseguito l’uomo incazzato che ogni mattina dobbiamo inventarci la giornata per arrivare fino alla sera. A noi lo dovrebbero dare il premio Nobel”. Queste cose, onorevole Cappellaci, dice la gente di questi governanti della domenica. Dia retta all’onorevole Maninchedda ed alla gente che oggi è in strada a chiedere di poter sopravivere: lasci perdere i tavoli e i tavolini e mostri le palle. O vuole essere l’ennesimo testimone di una tragedia storica che ha visto la Sardegna sempre perdente, oltre che per la prepotenza degli altri per l’incapacità della sua classe dirigente? “Mirade chi sas aeras minettant temporale, zente cossizada male…” etc. etc. come recitano i versi del barone ozierese Francesco Ignazio mannu prima che esplodessero i moti antifeudali sardi.

  • Sergio Masia

    Tutto esposto molto bene ma…. avrà capito?

  • Pietro Delussu

    …. la Sardegna è elemento costitutivo della Repubblica Italiana, così come lo è lo stato italiano.
    I rapporti tra la Sardegna e lo stato sono disciplinati da norme costituzionali, norme che noi Sardi abbiamo sempre rispettato, malgrado non fossero quelle da noi auspicate.
    Appare chiaro che anche questo governo sta menando il can per l’aia: s’è messo in tasca i soldi che ha riscosso in nome nostro e non intende restituirli,nemmeno la parte rimasta dopo anni di trattative a perdere.
    Una frode,l ‘ennesimo sopruso patito in 150 anni di unità all’Italia.
    Se lo Stato Italiano non rispetta i patti che esso stesso ha scritto, che senso ha continuare ad appartenere alla Repubblica Italiana?
    I Sardi non possono sentirsi parte di una Repubblica il cui stato è sleale ed imbroglione: il contratto con l’Italia, a questo punto,è da considerarsi sciolto per inadempienza grave.
    Il Consiglio Regionale, nelle forme di un grande manifestazione a Roma, notifichi al Presidente della Repubblica che il Popolo Sardo intende esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione e che, da subito, promuoverà un referendum affinchè i Sardi si pronuncino sull’ipotesi di costituzione della Repubblica di Sardegna.
    Se, come probabile, il Consiglio Regionale non sarà all’altezza di una iniziativa così dirompente, lo facciano i consiglieri sardisti a tutti i livelli istituzionali, insieme a quanti ci vorranno stare.

  • giovanni piras

    Oggi Mario Melis, Antonio Simon Mossa, Bellieni, L.B. Puggioni, A. Contu, Tuveri, Oggianu e tutti i padri del sardismo ti sorridono e ti incoraggiano.
    Vai avanti.

  • Piero Atzori

    Una bella strigliata! Ce ne vorrebbe una al giorno e ancora sarebbe poco.

  • Cosa hai detto di diverso da Soru o Soru di diverso da te?
    Nulla! Ed allora cosa ci fai con certi brutti ceffi verdini?

  • Grande, resisti.

  • Caro Professore gliele hai cantate per bene.. Peccato che l’interlocutore non ha polso e basta un incontro con il “Banchiere” Monti per calarsi le braghe. Mi auguro vivamente che si riprendano e ti diano retta.. Saluti

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