Il mio intervento sulla mozione di sfiducia

13 febbraio 2013 15:4911 commentiViews: 8

Onorevoli colleghi,

oggi votiamo solo una mozione di sfiducia. Infatti, l’interpretazione semplicistica e militaresca del presidenzialismo che la Corte Costituzionale ha imposto alle Regioni della Repubblica italiana, non consente che noi possiamo utilizzare uno strumento più intelligente, quello della sfiducia costruttiva.
Noi, per il dogmatismo italico, non possiamo lavorare ad un governo migliore di quello esistente se non attraverso le elezioni.
Possiamo dire un NO: NO alla Giunta, NO a questo Consiglio, ma ci è inibito dire un Sì.
Voi, colleghi, conoscete quale valutazione critica io dia della senescenza della Repubblica italiana, della sua crisi culturale e morale e di conseguenza istituzionale. Per cui io non mi rassegno al ragionamento schematico della mozione di sfiducia. Voglio dire SI’ a questa mozione, sebbene lo faccia a titolo rigorosamente personale, ma voglio esplicitare che lo faccio perché intendo dire NO a un costume politico e istituzionale che voglio cambiare e dal quale non da ora lavoro per differenziarmi.
Da più di quindici anni lavoro a far nascere in Sardegna una forza politica maggioritaria fondata sull’autogoverno dei sardi; che nasca fondandosi su una cultura di governo, non su un mito insurrezionale,non su una sub-cultura rivendicazionista. Una forza che sappia e dimostri di saper governare e che rivendichi il governo della Sardegna, che competa in Europa rappresentando un’idea inedita, moderna, competente, della Sardegna.
Una forza di questo tipo nasce in uno spirito costituente, in uno spirito di cambiamenti profondi, nasce con un forte riferimento al dovere morale di onorare chi è morto per la Sardegna; nasce da radici profonde e da atti coraggiosi, da incontri politici meditati, costruiti, progettati, ma anche audaci, forti, fiduciosi nel futuro.
Una forza di questo tipo nasce da persone che hanno il senso del privilegio che è vivere, che hanno la consapevolezza di non dover sprecare il tempo breve, di cui godiamo, in piccoli progetti che muoiono con noi.
Possiamo pensare che il contesto politico odierno sia favorevole a questo sviluppo politico che io auspico? Possiamo pensare che oggi, da questo Consiglio, possano nascere nuovi, floridi, importanti sviluppi? Possiamo pensare che questo Consiglio abbia il coraggio del rischio dell’innovazione?
Onestamente NO.
Il Consiglio è dominato dal timore del discredito che lo circonda. La gente, con i suoi sentimenti, col suo desiderio di novità, fa paura a questo Consiglio. Sta accadendo ciò che accade agli ufficiali quando la battaglia è incerta: chi ha il senso della battaglia giusta, sta in campo serenamente; chi non ha un senso se non se stesso per le sue azioni teme l’incertezza e si pietrifica.
Il Consiglio è ingessato.
Le Commissioni esitano le leggi, le rendono organiche, talvolta, e il Consiglio, quando le trova minacciose per gli interessi, questi sì, di casta, le mutila, come è stato fatto per la legge elettorale.
Le leggi del Cosniglio non vengono applicate dai funzionari regionali.
Un esempio? La mini legge di riordino della rete ospedaliera, nonostante l’impegno dell’Assessore, è stata smentita da molti atti aziendali elaborati dai direttori generali, sull’onda delle pressioni di consiglieri regionali spesso in conflitto di interessi. E sarebbe ora che si facesse chiarezza su questi conflitti.
Ancora.
Si sta accreditando in Sardegna una forte presenza dell’emiro del Qatar, che rassicura tutti perché amico degli americani e perché ricco.
A me l’emiro non rassicura per niente.
È al centro di una strategia di espansione dell’islamismo sunnita che non è meno pericoloso dell’islamismo scita. A 190 km da Cagliari i salafiti hanno ucciso il leader dell’opposizione democratica tunisina; a 190 chilometri da Cagliari il partito al potere, Ennahda, dice di essere moderato e estraneo alla violenza, ma la moglie del leader assassinato ha denunciato che nelle moschee, da mesi, si pronunciavano parole tremende contro il marito senza che il Governo facesse niente.
Il Qatar ha prestato un miliardo di dollari alla Tunisia, conquistandone di fatto il protettorato; il Qatar è proprietario di Al Jazira che ha sostenuto Ennahda nella rivoluzione dei gelsomini.
Ancora.
Il Consiglio si è rivelato impotente dinanzi al crescere del potere delle burocrazie regionali, e alla parallela subordinazione dei cittadini sardi a questa innaturale complessità della gestione amministrativa.
Più i sistemi sono complessi, meno sono partecipati, meno i singoli sono liberi, meno autentica è la democrazia. Questo Consiglio ha patito da tempo una forte espropriazione di sovranità e adesso sopravvive stordito, privo di autorevolezza, sconcertato.
Possiamo pensare che questo clima impaurito, paludoso, arroccato e, in politica estera, pericolosamente avventuroso, sia stato richiamato a maggiore responsabilità dal clima elettorale?
Cioè: si può pensare che il clima elettorale potrebbe rendere tutti più virtuosi e la stessa realtà più clemente?
NO, Siamo certi di NO.
La campagna elettorale non riguarda la Sardegna; la Sardegna è solo un campetto laterale di battaglia.
La campagna elettorale è un test incerto che enfatizza le paure, che ottimizza le manipolazioni e incentiva le furbizie: è il miglior brodo di coltura del pensiero debole di chi per paura dell’incertezza della vita pretende di prolungare la decadenza delle piccole certezze garantite dalle rendite politiche.
Non c’è spazio, colleghi, nei nostri tempi, per gli egoismi di ceto o per i cinismi conservatori: chi alimenta il clima paludoso se ne assume la responsabilità verso il futuro.
Non mi si venga poi a dire che occorre avere la responsabilità delle riforme. Una riforma completa, è stata mutilata: la legge elettorale.
Non è credibile che si dica che si vogliono fare le riforme. Si deve fare una finanziaria semplice e chiara, a protezione del welfare e della certezza dei debiti della Regione verso aziende e enti locali, ma non se ne vede neanche l’ombra.
Il tetto dei pagamenti si consuma ogni giorno, con la semplice erogazione dei dodicesimi che garantiscono i costi della gestione.
Non è irresponsabile tutto questo? O si vuole che snoccioli, ma ci vorrebbero ore, tutte le nefandezze che i Parlamenti italiani e i consigli regionali ordinariamente fanno nell’ultimo anno di legislatura?

NO. Io dico NO.

Voterò la mozione per dire SI’ all’urgenza di un nuovo quadro politico, di una nuova responsabilità, di una nuova sovranità e di un nuovo ceto politico.

 

 

11 Commenti

  • Giovanni Piras

    Per Franko: stai tranquillo che i veri sardisti sono salvi e al sicuro, tanti e ben armati, quindi in grado di diffendere il partito e soprattutto Paolo, unica figura di rilievo, preparata e capace.
    A Marco invece dico: il partito sta imbarcando solo acqua, la barca sta per andare a fondo e tutti questi figuri scapperanno come topi.
    Sono addolorato, meglio indolenzito Paolo, ma per altro come tu sai e comunque scrivo già da casa.
    Chin sa Sardigna in su coro

  • Capitan marc

    Bravo paolo

  • Meglio tardi che mai.Bravo.

  • Il Presidente del Psd’Az dice che il consiglio nazionale ha deliberato per rimanere nell’attuale maggioranza?
    Mi sarò perso qualcosa…il consiglio nazionale sarà dal 2008 che non vota! Boh boh….

  • Evelina Pinna

    La mozione di sfiducia è uno strumento che non serve più, è un disco già sentito, un parastrumento di governo senza resa dei conti finale, un esperimento oratorio di percorso, una prassi di routine che non fa tremare e non mette in imbarazzo nessuno, perché non minaccia nessuna dissoluzione e non forza a nessun tipo di cambiamento o di dimissione. Gran parte dei politici opera imbavagliato o impotente, risponde solo alla frusta del partito, fuori dal dramma occupazionale dei cittadini, evoca i problemi e li denuncia ma non fa nulla contro la torsione dei diritti civili del popolo sardo. Il consiglio ha perso il potere di verifica del programma di governo e ha perso perfino la coscienza democratica di esprimere le proprie convinzioni in consiglio. Le censure oggettive di comportamenti dolosi e pericolosamente difettosi della Giunta non ci bastano più. Siamo stanchi che in politica nessuna evidenza schiacciante di fallimento e di distruzione costituisca prova di decadenza di alcun ruolo; non c’è impeachment perché in qualunque disastro politico non c’è mai alcun reato, così in aula durante una mozione di sfiducia, il fascio dei riflettori rimbalza dai consiglieri alla Giunta e da questa agli stessi politici, in una rapida demolizione delle accuse che defila alla fine ogni presa di posizione. Nessuna responsabilità si prende la politica sarda anche di fronte a pendenze pesanti e inaccettabili della politica statale con ripercussioni dirette sulla Sardegna, come i recenti fenomeni di corruzione e distrazione di denaro pubblico in seno alle pubbliche amministrazioni o alle controllate dello stato, mentre ci si nasconde dietro il garantismo dell’ultimo grado di giudizio. Improbabile che accada di andare ad elezioni anticipate giacchè i consiglieri non saranno abbastanza coraggiosi e rinunciatari. Ormai la marea del malcontento popolare è incontrollabile e ascendente. In Sardegna manca una leadership decisa, il tessuto sociale è indebolito, le azioni politiche non hanno alcuna sostanza o ragionevole prospettiva a medio termine. Troppa gente con la stessa esperienza fallimentare, ma che conosce alla perfezione i segreti della tempistica e della falsità con cui si comunicano le cose. Questa è l’opinione della gente fuori dal palazzo. Il governo sardo è fuori scala, i settori d’intervento sono quasi tutti morti, il record di disoccupazione aumenta ogni giorno di più, gli stipendi dei lavoratori medi stanno diventando l’equivalente del debito privato, il disavanzo è alle stelle… Intanto le avanguardie armate che abbiamo votato sono immobili a livello nazionale e mondiale, balbettano frasi non più ad effetto mentre molto si nasconde, troppo si ipotizza e si spera, troppo poco si comunica in discorsi lunghi e contorti, con troppe virgole e nessun punto fermo. Si lavora per cinque anni a coltivare il destino di risorgere dalla polvere.

  • Albada, i soci fondatori sono i miei compagni di partito e tutti i sardi che credono nell’autogoverno dei sardi. Tranquillo, non sto scappando, né sbattendo la porta. Faccio ciò che credo sia giusto fare.

  • La spina del PSD’AZ che si stacca non fa mancare la corrente alla Giunta in quanto i voti del PSD’AZ non sono determinanti. Altro discorso è: il PSD’AZ deve uscire o no dalla maggioranza? Può farlo a rimorchio di strategie altrui? La mozione di sfiducia odierna, che ha solo messo in evidenza la spaccatura dell’opposizione (chissà perchè?), è stata l’ultima parata carnascialesca.Da oggi, infatti, parte la quaresima, 40 lunghi giorni di penitenza e riflessione (con in mezzo le elezioni del 24/25 c.m.) per preparare la celebrazione della resurrezione.
    Però On. Maninchedda, lo sa che mi incuriosisce da morire conoscere i soci fondatori della “forza politica maggioritaria”? Che non è un dettaglio irrilevante.
    Il PSD’AZ credo abbia intenzione di festeggiare il centenario.

  • Professore
    Salvi il Psd’AZ o almeno
    SALVI I VERI SARDISTI

  • La mia stima…..

  • Marco Falconi

    Concordo con Marco Serra,in quanto all’emiro del Quatar non credo sia da solo, noel senso che altri vengono dallo stato arabo in Sardegna a comprare aziende all’asta.
    Saluti.

  • Finalmente CHIAREZZA…

    Bravissimo Onorevole Maninchedda.

    Finalmente uno che è conseguenziale a ciò che dice..

    Mentre il partito in cui lei milita ha deciso nel consiglio nazionale di staccare la spina a questa giunta regionale ” E NON L’HA FATTO”

    Partito che imbarca ex assessori che tra l’altro sparano a zero su questa maggioranza.

    Lei è l’unico conseguenziale che pone i atto ciò che dice in Pubblico..

    Bravo.

    Con stima

    Marco Serra

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