Il mio intervento ieri in Aula sulla leggina ignobile che trasforma il Consiglio in un cortiletto presidenzialista

21 settembre 2011 07:1626 commentiViews: 14

049PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Colleghi, guardiamoci oggi come siamo in aula e chiediamoci se gli scozzesi, qualora la regina della Gran Bretagna avesse loro imposto il numero dei consiglieri del loro Parlamento, o i baschi, qualora il re di Spagna avesse loro imposto il numero dei componenti del loro Parlamento, o i catalani qualora il re di Spagna avesse loro imposto il numero dei loro parlamentari, ecco, chiediamoci se loro avrebbero avuto questo atteggiamento scanzonato, distratto, assolutamente rituale quale è quello che si sta tenendo in quest’aula.
Io, non me ne voglia il relatore, considero questa legge un gravissimo errore politico e così com’è non la voterò. Lo dico con chiarezza perché alla fine non si capisce mai, quando parliamo, come votiamo; perciò io dico che così com’è non la voterò. Mi giro verso il relatore, ma lo sto dicendo ovviamente non alla persona: la considero un errore politico nel metodo e nel merito. Mi pare una testimonianza di minorità culturale; è inutile che lo neghiamo: la legge nasce dalla minaccia dello Stato italiano di determinare, con le sue procedure, attualmente vigenti, il numero dei consiglieri regionali sardi. Dinanzi a questa minaccia, il Consiglio regionale della Sardegna non percorso da un senso di appartenenza alla storia e, direi forse di più, alle ambizioni di questa terra, ha una reazione timida: prepara un disegno di legge in Commissione. Altri avrebbero fatto ben altro, altri avrebbero fatto ben altro. E’ il primo segno di minorità. Il secondo segno di minorità è questo: “Ma lo Stato italiano, diciamocelo al di là degli schieramenti, ma lo Stato italiano perché ha inserito quel genere di riforme istituzionali nella manovra che sta predisponendo?” Perché è necessaria alla gravità della crisi che stiamo attraversando? No, no. Perché le riforme strutturali che non sono state fatte e che rendono già insufficiente questa manovra finanziaria del Governo italiano erano di ben altra natura, erano di natura finanziaria, di natura sociale, erano di natura amministrativa.
Queste non sono state fatte, ma si è detto: “Semplifichiamo i sistemi della rappresentanza perché questo è un modo per mettere a posto le finanze pubbliche.” In realtà, possiamo dirlo?, costruendo in questo modo una manipolazione delle richieste dell’elettorato, perché ciò che c’è nella società italiana è l’ostilità non alla rappresentanza, al numero dei rappresentanti, onorevole Campus; no, è’ invece un’ostilità all’indifferenza del privilegio di chi fa politica rispetto all’andamento generale dei redditi e del lavoro. In sostanza, il Governo italiano, sollecitato a ridurre la ricchezza dei rappresentanti politici, ha spostato l’obiettivo sul numero dei politici e noi, di buon grado, facciamo la stessa cosa. Perché guardate, in Sardegna ciò che inviso non è il numero dei consiglieri, è l’indifferenza della retribuzione dei consiglieri all’andamento dell’economia. Noi abbiamo un problema che ci pone la società sarda e ci dice: “Per essere credibili nel chiedere un percorso di salvaguardia della società accettate la difficoltà della società e date un segnale di concreta coesione”. Noi, invece, anziché parlare della nostra ricchezza ingiusta, parliamo del nostro numero secondo una buona scuola italiana. E’ un esercizio di minorità.
Guardate, avrebbe molto più effetto nella Sardegna attuale, che noi oggi sospendessimo la discussione generale e uscissimo fra due giorni con una riduzione degli emolumenti del 38-40 per cento. Avrebbe un effetto significativo che destinassimo queste risorse a ciò che è vera emergenza in Sardegna. Anche gli organi di stampa, come dire, inseguono ciò che si offre loro; e allora ecco che per loro ridurre il numero dei consiglieri significa riduciamo i privilegiati, cioè, in assenza di interventi sul reddito, rendiamo ancora più privilegiata una ristretta aristocrazia, ma non tocchiamo ciò che invece oggi è sotto gli occhi di tutti, che è la ricchezza ingiusta, per chi di noi se la gode, per chi la distribuisce è un altro paio di maniche. Ed è significativo, lo dico alla prima Commissione, è significativo che noi non abbiamo discusso di chi ha architettato la grande aggressione al sistema della rappresentatività in Italia che si chiama Corriere della Sera, il quale ha spostato il dibattito intelligente nelle ultime pagine là dove Valerio Onida e Sergio Romano hanno detto la verità. Onida ha detto: “Badate che la rappresentanza non incide sullo sbilancio dello Stato come state dicendo, per cui se lo state dicendo, lo state dicendo per un altro motivo, perché siete presidenzialisti!”
Sartori ha detto esattamente la stessa cosa: “Vi serve ridimensionare le assemblee parlamentari perché siete ostili al potere della mediazione e invece volete rafforzare il potere della decisione.” Poi arriverà il Presidente della Repubblica italiana eletto a furor di popolo e questa volta sarà coerente col sistema Corriere della Sera, Banca Intesa e compagnia, e si chiamerà Monti, Profumo, Montezemolo, e allora tutto il coro che ha costruito tutto questo dirà: “Ecco questa è una soluzione”. Questo disegno è stato annunciato qui a Cagliari da due parlamentari che si chiamavano Quagliariello e Violante che hanno detto al T Hotel di Cagliari che i parlamenti ormai hanno esaurito la loro funzione perché le leggi le fanno i governi e i parlamenti devono fare semplicemente sindacato e controllo, quindi possono essere ridotti a poche persone. Questo è quello che c’è dietro la nostra riunione odierna, ed è un episodio di minorità perché noi non abbiamo discusso dell’input di questo percorso.
Bene, noi sardisti siamo contrari perché dietro c’è un vecchio disegno: ridurre la rappresentanza semplificare la decisione, rendere falsamente più efficiente lo Stato. Non funziona invece, non funziona! Non funziona perché, semplificare la decisione, ridurre la rappresentanza ha portato alla moltiplicazione della conflittualità sociale, questa è la verità. Oggi c’è un darwinismo sociale che è derivato dalla cultura scientifica insegnata nelle scuole, per cui la debolezza, siccome la specie che sopravvive è la più forte, la debolezza è malattia, e sta diventando malattia sociale.
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LOMBARDO
(Segue MANINCHEDDA.) Questa è la cultura a cui noi non stiamo ponendo nessun contrappeso. Quindi sono contrario nel metodo, perché è un episodio di minorità. Il Consiglio regionale dinanzi all’annuncio del Governo avrebbe dovuto riunirsi e fare un esercizio di sovranità, come dovrebbe farlo sul patto di stabilità, perché noi non possiamo essere tenuti alla canna del gas da un Governo che ci deve miliardi e ci centellina milioni. Il Consiglio regionale dovrebbe riunirsi e decidere di violare il patto di stabilità. Queste sono le cose che fa un Parlamento. Ecco perché secondo me abbiamo una condizione di minorità.
Ma sono contrario anche nel merito, perché vede onorevole Campus, non per obiettare a Lei, perché a me non piace fare il giocatore di rimessa, cerco di costruire il mio gioco. La legge così come la state proponendo è una legge che riduce la rappresentanza, e ne parlerò, è presidenzialista e prevede un premio di maggioranza, per cui ciò che lei ha detto prima rispetto alla rappresentanza di un determinato territorio, è vero in valore assoluto, ma non è vero nella certezza che le forze politiche di maggioranza e di opposizione di quel territorio riescano ad arrivare in Consiglio regionale. Non è vero, perché il premio di maggioranza agisce, e noi stiamo facendo una legge che dice, presidenzialismo con premio di maggioranza, con assemblea ridotta, e dunque con una naturale tendenza – signori, ditelo chiaro! – al trasformarsi della Sardegna in un sistema bipartitico. Naturale! Perché, ditelo, è ovvio che metterete lo sbarramento. E può darsi che a voi piaccia, noi, possiamo dirlo?, non siamo d’accordo, perché la rappresentatività non è un rapporto tra numero abitante e numero di seggi, la rappresentatività è un fatto di storia. Chiedetevi perché la Chiesa ha sempre creato molte diocesi nei territori poco popolati, se non per creare un meccanismo di rappresentanza di quei territori; e perché nell’ottocento hanno iniziato ad istituire due prefetture, ne hanno istituite poi tre, poi quattro, poi cinque, perché? Perché la rappresentanza veicola civiltà, e le modalità della rappresentanza non sono legate solo a fatti quantitativi, perché lei ha citato degli esempi, certo, posso citarne uno io? Malta: 316 chilometri quadrati, 410.000 abitanti, 65 deputati, 5 euro parlamentari, e non è uno spreco, non è uno spreco! E vogliamo dirne un’altra che è molto più simile a noi? L’Estonia è grande il doppio della Sardegna, ha la nostra stessa popolazione, e ha un Parlamento di 101 deputati, e si capisce perché, perché quel territorio e quella popolazione, per tante ragioni, è distribuita in un determinato modo.
Non possiamo usare solo il peso demografico per confrontarci. E abituiamoci a non cadere nel tranello della globalizzazione, che dice: “Ma sa, ad Hong Kong producono i palloni a 5 centesimi”, certo, ma il costo del lavoro è un dollaro, qui è 800. Ma qui, dietro 800 ci sono i diritti, e lì dietro un dollaro c’è un disastro! Non ad Hong Kong ovviamente. Non tutto è paragonabile in termini quantitativi, la rappresentatività è un fatto storico, se ne vogliamo parlare.
Allora il problema diventa un altro. È vero che ridurre il rapporto tra rappresentanti e rappresentati garantisce una maggiore efficienza? Beh, prendiamo l’esempio del Senato italiano, sono di meno, eppure è la Camera più in crisi, perché tutti ne hanno parlato come di una Camera che deve essere trasformata, e deve diventare il Senato delle Regioni. Come mai? Come mai una rappresentanza ridotta non ha prodotto l’effetto sostenuto da alcuni nostri colleghi?
E perché non ricordare la rappresentanza ridotta su territori estesi, cosa ha determinato nella selezione della classe dirigente sarda nel secolo passato? Perché non lo ricordiamo? Un notabilato! Quanto più si restringe, tanto più crei minori condizioni di dialettica in quei territori. Molti di voi non sarebbero consiglieri regionali, badate, perché erano cariche che passavano di famiglia in famiglia. Ragionate, la Sardegna è ancora una realtà cantonale, e in larga misura feudale. Ragionateci!
C’è ancora un altro elemento, un esempio per tutti, che sottopongo all’attenzione dell’onorevole Campus. Incide o non incide la sperequazione del rapporto tra la popolazione del territorio nella scelta politica? Ne abbiamo avuto un esempio in questa legislatura. Noi abbiamo avuto un appuntamento mancato grave: Marzo 2009, era presente il PAR, il piano attuativo regionale, elaborato dalla precedente Giunta all’attenzione del CIPE, c’erano dentro le opere del G8, il G8 era andato via e bisognava toglierle, e quindi era necessario un minimo di revisione, ma bastava dire: “Fuori il G8”, la Giunta lo richiama, nel frattempo tutte le altre regioni d’Italia si trovano approvati il PAR, fuorché altre 3 o 4, d’accordo? Lo ripresentiamo con una sola novità. Lei pensa la metropolitana di Sassari? Oppure vogliamo dire la Scuola forestale di Nuoro? Oppure vogliamo dire l’Università ad Oristano? No, noi abbiamo mancato l’appuntamento, che ci è costato, lo dico, lo sto pubblicando, 1.400.000.000 in meno, per il tunnel sotto via Roma, un’opera che non si farà mai! Questo è uno degli effetti della mancata contemperazione del rapporto tra popolazione e territorio, del fraintendimento della rappresentatività solo come fatto quantitativo. E potrei continuare, ma voglio concludere con un esempio. Io chiedo ai colleghi, trasferiamoci reciprocamente un sentimento nazionale di Sardi, pensate agli Scozzesi pensate, ai Baschi, pensate a questi come avrebbero reagito. Pensate quindi che ogni qualvolta che c’è una suggestione, tra l’altro molto equivoca, che viene dalla penisola italiana, che dovrebbe rifare riforme strutturali e sociali, che invece indica una cosa diversa, che sono i consigli comunali (abbiamo il problema dell’INPS, e ci fanno decidere sui consigli comunali, sull’unione dei comuni!), ogniqualvolta succede questo, ricordiamoci di non farci prendere da questa esterofilia, che ci porta a sentirci minori rispetto a ciò che matura nella penisola italiana, e che a noi è già costato tanto. Vi ricordo un episodio. Quando abbiamo rinunciato, nel 1848, alle nostre istituzioni, per quanto vetuste, molti intellettuali erano in buona fede: bisognava unirsi a Torino perché era il progresso, perché la gente lo chiedeva, poi lo chiedeva la classe dirigente: “Dobbiamo andare verso il progresso”. Sapete cos’è successo in Sardegna? Che subito dopo hanno applicato il sistema di tassazione piemontese, ed è iniziata una crisi paurosa, da cui non siamo usciti per cinquant’anni.
Quanto è il numero dei rappresentanti dei Sardi lo decidono i Sardi in base alla storia della loro società! Dobbiamo ridurre questo numero, perché 80 sono troppi? Dobbiamo fare una cosa migliore: prima riduciamo la nostra ricchezza, poi ragionando con gli altri, e con tutto il sistema Sardegna, ragioniamo su qual è il numero migliore, forse 60, ma ragioniamo anche se vogliamo ancora il presidenzialismo. Scusate, io non ho vergogna, non sono presidenzialista, mai stato! Io ho fatto una lotta civile contro la statutaria presentata dalla precedente Giunta perché non sono presidenzialista, e non ho vergogna di dirlo. Penso che il parlamentarismo abbia avuto tutte le sue patologie e possa essere corretto, però vi voglio fare delle domande. Presidenzialismo e premio di maggioranza. Vogliamo ricordare? E volete essere sinceri rispetto ai vostri imbarazzi anche in questa legislatura, rispetto a quanto vi costa dire la verità con lo squilibrio di potere che patite rispetto al Presidente della Giunta? Perché – dite la verità – avete paura di un potere che può sciogliere il Parlamento! E in cosa consiste la sovranità popolare se è una delega in bianco per cinque anni? Oppure mi dite “ma noi lo vogliamo contemperare”, ma perché allora promuoviamo la legge della rappresentanza prima ancora di aver disciplinato il maggiore dei poteri?
Certamente io sono per fare qualcosa, ma questo no, questo è un pasticcio di minorità, senza cultura, senza riflessione, senza storia. Se vogliamo fermarci a ragionare e fare cose migliori, noi siamo disponibili, ma a inseguire le mode senza tener conto di una Nazione noi non siamo disponibili.

26 Commenti

  • Giancarlo Pistincu

    On. Maninchedda, il sottoscritto è un’iscritto al psd’az da pochi mesi e con non poche difficoltà, la mia storia politica nasce nel PCI e termina nei DS, evitando la confluenza in un PD confuso sia ideologicamente che programmaticamente. Sono stato attratto dall’idea autonomista ed indipendentista tracciata da una storia di 90 anni iniziata da Bellieni e Lussu e conclusa a mio parere con M.Melis. Il resto è stato solo frammentazione, leaderismo e confusione elettorale e programmatica. Oggi più che mai, la Sardegna neccessita di quella indipendenza e rappresentanza che lei ha illustrato molto bene nel suo intervento in aula.Le chiedo:concordo con lei che sono più opportuni tagli economici alla politica che tagli di rappresentanza, ma aldilà di questo, non le pare sia arrivato il momento di unire tutte le forze politiche e i movimenti che si ispirano ai principi autonomistici ed indipendentisti, affinchè la sardegna possa aspirare a diventare una vera nazione.
    cordiali saluti

  • Paolo Maninchedda

    Allora Antonella, non so se tu sia qualunquista, ma certamente non sei informata e tranci giudizi senza pensare a ciò che dici. Io non ho concorso a formare il mito dell’uomo solo al comando, ma ho concorso a mostrarne la realtà. Sono capricci personali le leggi modificate prima di essere promulgate con l’aggiunta di articoli non votati dall’Aula? Per cose di questo genere in Usa si decade, qui, nonostante sia un palese falso, si viene osannati. Sono capricci personali i pareri dei consulenti e dei funzionari sottratti alla conoscenza dei consiglieri regionali poi costretti a votare norme incostituzionali? Dillo tu, nel tuo tripudio di amore per l’autorevolezza della prepotenza. Sul programma sardista: largamente disatteso. Chiariamoci: io da un anno dico che bisogna andare a elezioni. Sai qual è il modo migliore per farlo? Preparare l’alternativa. La tua alternativa è il passato? Cappellacci può dormire sonni tranquilli, nonostante io sia d’accordo con te che Soru abbia dimostrato di essere molto ma molto più capace di Cappellacci.

  • Ancora con questo mito dell’uomo solo al comando….
    Mito che tra l’altro l’onorevole Maninchedda ha contribuito a creare in tempi non sospetti per una serie di capricci personali, ovvero per un deterioramento di rapporti tra lo stesso onorevole e il presunto uomo solo al comando… Eh già rimpiango i tempi in cui la Sardegna era autorevole, decisa, determinata nel perseguire una strada, nel fare scelte. L’oggi, mi sembra superfluo aggiungerlo, è il niente di cui anche l’onorevole Maninchedda è stato artefice. Il Psd’Az sottoscrisse un accordo programmatico due anni e mezzo fa: a che punto è? Perchè, nonostante è in larga misura disatteso, state ancora in maggioranza? Ma è inutile che continui, tanto rischio di essere tacciata per qualunquista

  • BENE PAOLO IO PENSO CHE SE RIUSCIAMO A PUBLICARLO SULLA NUOVA IL POPOLO SARDO SARA`CON TE FORZA PARIS

  • La polemica anti-casta se non corroborata da distinguo, ragionamenti e proposte rimane rancore fine a se stesso. Tuttavia mi sembra surreale questa paura dell'”uomo forte” che spesso viene evocata. Ora in giunta siede il vuoto pneumatico e non mi pare che la Sardegna sia prosperosa e democratica. Servirebbe eccome un esecutivo regionale più “forte”, anche in termini di personalizzazione della leadership,se non si vuole che le posizioni della Sardegna nella trattativa con lo Stato o con altri interessi regionali non siano cedevoli come il burro. Non so se ci rendiamo conto di quanto danno stia facendo all’isola la debolezza di Cappellacci, non tutta attribuibile alla sua pur deficitaria volontà. Avere un esecutivo stabile, capace di decidere e credibile è essenziale per un sistema rappresentativo tanto quanto la sua capacità di rispecchiare in maniera congrua la varietà di interessi e le opinioni della popolazione (ragione per cui non è positivo un taglio dei consiglieri come proposto, a mio avviso).

  • Antonio Cardin

    …. bravo Paolo,
    splendido ed articolato discorso, iniziamo a ridurre gli stipendi del 40% e poi vediamo…
    è però necessario far sapere a tutto il popolo sardo questa proposta, a costo di pagare mezza pagina sui giornali… gli altri faranno di tutto per far sapere solo la parte della contrarietà a ridurre il numero dei parlamentari… rifletti su questo aspetto.
    ciao

  • Giuseppe Bellu

    Per Antonella.
    Mi sembra alquanto sciocco stare a fare dietrologia proprio su uno dei pochi che dimostra in atti concreti di avere una coscienza, di non essere legato mani e piedi con lacci e laccioli, di pensare al bene comune e non al proprio interesse personale.
    D’altra parte mi pare di notare che sei anche tu vittima (consapevole o meno questo non lo so) dell’ondata forcaiola che vuole portare al potere l’uomo forte. E’ di questo che si parla e il tuo intervento dimostra come sia reale e attuale la situazione che denuncia l’Onorevole Maninchedda.
    Se anche lui avesse fatto un calcolo personale, non ci trovo nulla di strano: esistono ancora persone che sentono genuina l’urgenza e l’esigenza di dare un servizio alla comunità, che credono di avere qualcosa da dire e da dare e che lottano perché la loro voce non venga soffocata.
    Se confondiamo, come certa stampa vorrebbe, la voce di queste persone con il bla-bla di chi parla solo con secondi fini inconfessabili, allora il rischio per la democrazia si fa concreto. L’Italia ha già avuto esperienze simili, non bisogna abbassare la guardia perché le forme in cui si manifesta il fascismo sono molteplici, non si presenterà più un Duce impettito con la sua pletora di picchiatori, arriverà qualcosa di diverso e subdolo.
    Io leggo e credo nella sincerità delle parole di Paolo Maninchedda, non voglio arrendermi all’idea che tutto sia corrotto, che non esistano più persone in grado di lavorare per gli altri e non per se stessi, la nostra Isola é ricca di esempi di volontariato che attestano come esistano ancora realtà di questo tipo. Io credo che rappresentino la maggioranza, non facciamoci ingannare!

  • Se l’indennità degli ottanta fosse ridotta a 1/3 il risparmio sarebbe effettuato in men che non si dica. La riduzione dell’indennità è una scelta etica: non si può avere uno stipendio elevato all’ennesima potenza, che non sia agganciato alle retribuzioni dei comuni mortali. Teniamoci la rappresentanza, che è garanzia di pluralismo, e diminuiamo gli stipendi.

  • Ogni suo intervento mi da speranza e un’appiglio per continuare a ritenere il sistema rappresentativo in toto degno di interesse.

  • Antonio Satta Tola

    Cleptocrazia (dal greco: κλέπτω “kleptō” e κράτος “kratos”, ovvero governo del furto) è un termine informale peggiorativo, per indicare una forma di governo che rappresenta il culmine della corruzione politica e che rappresenta una forma estrema dell’uso del governo per la ricerca della rendita.

    In una cleptocrazia il governante e i suoi accoliti usano i meccanismi di governo per tassare pesantemente la popolazione allo scopo di ammassare delle fortune personali. I “cleptocrati” possono impiegare diversi metodi (riciclaggio di denaro, conti bancari anonimi, falso in bilancio e altri) come sistema per proteggere e nascondere i loro guadagni illeciti.

    Le “cleptocrazie” tendono a essere “stabilmente instabili”. Ovvero, si ha una successione di “ladri” che si susseguono scalzando i predecessori, senza risolvere i veri bisogni della popolazione. Haiti, per gran parte della sua storia, ne è un esempio.

    Poiché la corruzione impone una tassazione massiccia sulle imprese e persone che non ritornano come servizi per i cittadini e imprese, le cleptocrazie tendono ad avere un’economia dagli scarsi risultati. I cleptocrati comprendono che possono ottenere di più da una grossa fetta di una torta che si riduce, piuttosto che da una piccola fetta di una torta che si espande. Le economie basate sull’estrazione di risorse naturali (ad esempio diamanti e petrolio, come in pochi casi esemplari) sono particolarmente soggette alla cleptocrazia, poiché i cleptocrati semplicemente tassano la rendita ricardiana.

    Inoltre, i politici corrotti ignorano i problemi economici e sociali sottostanti, per via della loro ricerca del benessere e del potere. Siccome non vogliono cercare di costruire uno stato funzionante, né possono mettere in piedi delle grandi forze repressive, a causa del pericolo di subire un colpo di stato, i governi sono spesso incompetenti di fronte alle crisi sociali. Quindi, alcune cleptocrazie sono sprofondate nella guerra civile e nel caos, nel migliore dei casi in indebitamento pubblico eccezionale.

    Tra gli esempi più infausti di “governo cleptocratico” si annoverano lo Zaire di Mobutu Sese Seko, la Guinea Equatoriale di Francisco Macìas Nguema, l’Indonesia di Suharto, l’Iraq di Saddam Hussein, la Repubblica Federale di Jugoslavia di Slobodan Milošević, la porzione di Palestina governata dall’Olp di Yasser Arafat[senza fonte], la Romania di Nicolae Ceauşescu. Esempi più antichi comprendono gli stati barbareschi del Nordafrica dal XVII all’inizio del XIX secolo.

    Esempi meno estremi sono la Cina Nazionalista di Chiang Kai-shek, le Filippine di Ferdinand Marcos e quelle di Joseph Estrada e il Kazakistan di Nazarbayev.

    A metà anni ’90 alcuni critici e scrittori denunciarono come anche l’Italia fosse avviata verso la cleptocrazia[1].

    Alcuni osservatori hanno preso ad utilizzare il termine per etichettare dei processi politici democratici che permettono alle grandi imprese di influenzare la politica, ma sono sotto accusa tutte le lobby di potere. L’uso del termine cleptocrazia in questo contesto privilegia una forma di ricerca della rendita su tutte le altre che sono normalmente concomitanti in democrazia. Ralph Nader denunciò gli Stati Uniti come cleptocrazia durante la sua campagna per le presidenziali USA del 2000.

  • Paolo, quante volte abbiamo chiesto al PSdAz di rendersi promotore di iniziative pubbliche finalizzate ad illustare all’uomo della strada i veri numeri dell’indipendenza?
    Il PSdAz non ha i soldi per affittare la sala di un hotel?
    Lega Nord ha avuto finanziamenti a pioggia da Berlusconi e da industrialotti del Nord, lo sappiamo, ma PSdAz cosa fa?
    Il sistema TQM (total quality management, che anche la Cina sta adottando per migliorare produttività ed economia produttiva!) recita: “non solo è importante FARE e FARE BENE, è importante FARE SAPERE”.
    Come fece l'”amico” Silvio, utilizzando con la comunicazione un BRAND importante, risulta ora indispensabile tenere vivo il BRAND sardista unito ad un pratico elenco di conti e conti della serva.
    I conti, Paolo, questi sconosciuti.
    Il rating della Sardegna (ormai, in tempo di crisi, siamo tutti economisti), la sua effettiva consistenza e i tentativi sempre più aggressivi dell’Italia e dei suoi lacchè sardi, di svendere ed annullare il patrimonio ambientale e culturale in nome della salvaguardia dello Stato (!).
    Mi aspetto qualcosa di pubblico ad elevato livello partecipativo.
    Aspetto un evento. Ovviamente dò la mia disponibilità per collaborare per ciò che posso e sono in grado di fare.
    Saluti.

  • Paolo Maninchedda

    Gentilissima Antonella Anonima, forse ti è partita la frizione prima di aver letto tutto il mio intervento, perché vedi io ho detto ai miei colleghi esattamente che la cosa da fare è ridurre subito le indennità ma non ridurre la rappresentanza. Quanto ai calcoli di Sardegna 24, fatti non proprio bene, io non ho ragionato su questo tema a partire da me, perché ho tanto disgusto della politica e delle persone feroci e disinformate come te (io sono uno degli ottto o nove, un altro è certamente Roberto Capelli, che votarono l’emendamento, bocciato, per togliere i fondi della Pubblicità istituzionale al Presidente, quelli con cui si pagano le pagine per l’indegna campagna) che verosimilmente sarò lontano quando tu e i tuoi simili marcerete in camicia nera (o rossa, o rosa o bianca o come cavolo vorrete vestirvi) sulla Regione o assisterete plaudenti alla prima impiccagione di un consigliere regionale. Quanto a credibilità, la mia, nel bene e nel male è sotto gli occhi di tutti, facci misurare la tua. Chi sei? Cosa fai? Passa dall’altra parte, fatti giudicare e augurati sempre di non trovare persone come te e valutarti.

  • per antonella, velenosa e disinformata.
    s’io fossi in paolo non traterrei il disìo di mandarti a illo borgo…

  • Condivido in pieno l’intervento e il contenuto del discorso .
    Temo che non avrà molto seguito, ma l’importante è votare no alla proposta e fare un emendamento o una controproposta con le basi di quanto da lei detto… vediamo chi è d’accordo e chi no.
    Ma possiamo anche fare una raccolta di firme su questa proposta.
    Sono d’accordo anche che fino a quando non verranno diminuiti i privilegi di voi che fanno politica, non avrete più credibilità e non basta che qualcuno lavori a salvare la categoria, perché coloro che lavorano e producono sono veramente pochi.

  • Giovanni Piras

    Bravo Paolo come al solito sei il migliore dentro il consiglio regionale dove sostano molti asini, sei stato chiarissimo, prova ad esserlo anche dentro il partito, perchè non chiedi cosa ne pensa il nostro segretario sulla riduzione dei consiglieri. Io credo che rimarrà muto come al solito, tanto noi continueremo ad aspettare che si decidano ad assegnarci qualche presidenza. Spero che almeno questa volta TU lo pubblichi, oppure fai come credi, tanto io rimarrò sardista.
    Forza Paris

  • Da qualche parte bisognerà pur iniziare a risparmiare: non volete tagliare province, vi stracciate le vesti se vogliono accorpare comuni, volete 80 consiglieri, e intanto a noi questa presunta democrazia che autorizza la giunta a utilizzare soldi nostri per demolire un PPR costa, e cara, eccome se costa!! Le do un’idea per fare le cose seriamente: riducete il vostro stipendio, in modo tale che ci costiate quanto quei 50 inizialmente ipotizzati. Allora sarete veramente credibili, così non fila. Perchè non presenta un emendamento di questo tipo, o siete già fuori tempo massimo? Dal momento che la leggina pare debba tornare in commissione Autonomia ne avete tutto il tempo.
    P.S.: oggi leggevo il suo nome sul Sardegna 24 a proposito di consiglieri esclusi nel caso fosse applicata questa legge. Non credo si possa dire di Lei che abbia fatto questo calcolo, ma la prego sia conseguente a quanto predica. Noi del popolo non ci accontentiamo più del suo dotto linguaggio

  • Paolo Maninchedda

    Caro Franco,
    io concordo con molte delle tue riflessioni, ma l’aver concentrato il battage sul numero dei rappresentanti piuttosto che sulla loro qualità o sulla qualità del loro lavoro lo trovo un’espediente per nascondere la grande voglia di alcuni settori italiani di una catarsi autoritaria che raddrizzi la schiena a tutti. Sull’equilibrio territoriale della rappresentanza io penso che ogni legge elettorale debba garantire in ogni territorio e soprattutto in Sardegna la rappresentanza di maggioranza e opposizione. La scorsa legislatura, in Ogliastra, con 80 consiglieri, vennero eletti due consiglieri di maggioranza e nessuno dell’opposizione. Non solo: uno schema sostanzialmente maggioritario, con presidente eletto dal popolo (a proprosito, chi in Sardegna vuole il presidenzialismo lo teme in Italia e si affida a uno come Napolitano che è il migliore esempio del risultato del migliore parlamentarismo e oggi è l’unica garanzia) premio di maggioranza e sbarramento, trsformerà il sistema politico sardo in un sistema bipartitico con un Consiglio protesi del Presidente. Io condivido il pessimismo sulla classe politica sarda, ma l’emergenza educativa che l’ha generata non ha le sue radici nell’architettura istituzionale come vorrebbero Stella e Rizzo.

  • Scusate se dico ancora la mia, ma questo ottimo intervento di Paolo in Aula è la naturale conseguenza di quanto da tutti condiviso nel precedente argomento trattato in questo blog.
    Ho letto i post di Canu e Pudhu e personalmente non li condivido.
    A cosa servirebbe uscire ora? Non abbiamo i numeri per far cadere da soli la maggioranza. Riusciamo ad essere più incisivi con le nostre rimostranze proprio perché siamo dentro. Uscire ora significherebbe aggiungere la nostra voce al coro dei latrati di tutti quelli che sostenevano prima Soru e che quindi hanno il “carbone bagnato” per dirla con Camilleri, sulla situazione Sarda. E invece di ammettere di avere sbagliato, nel solito tentativo di proteggere interessi e posizioni interne particolari, si scagliano come patetici cani posti a protezione dei porci (La Fattoria degli Animali- George Orwell) contro chi ha scacciato i loro padroni dalla camera di regia (principalmente il PDL) perpetrando un gioco delle parti ormai frusto ed indigeribile. Per non parlare dell’ Idea sfigata del PD Sardo di quello sfigato di Silvio Lai.
    Quindi dovremmo ora affiancarci al PD?
    Nonostante quanto detto, sarebbero certamente capaci di provare a ridicolizzarci e colpevolizzarci per aver fatto parte della coalizione di destra, con quel Pattume di “giornali” vecchi e nuovi (Sardegna 24) che controllano.
    Rimaniamo dentro quindi finché sarà sostenibile cercando di raddrizzare la rotta così come stiamo facendo con la Flotta Sarda. Poi dovremo essere bravi a far distinguere ai Sardi chi ha lavorato nel loro interesse e chi invece presenta proposte in Consiglio (Campus) per continuare a stringere il Giogo al collo del Popolo.
    Ancora e sempre Forza Paris

  • No, lo dico con tristezza e dolore, questa volta non sono d’accordo. E non lo sono soprattutto perché da troppi anni assisto impotente ai riti di un Consiglio autoreferenziale e mi domando spesso perché la visione streaming delle sedute è centrata su chi interviene e niente lascia trapelare su quel che avviene sul resto dell’aula. Tante volte vorrei avere una webcam per proiettare su uno schermo gigante in via Roma quel che succede veramente e come si comporta la stragrande maggioranza dei componenti. Altrettanto non condivido l’idea della rappresentatività dei territori, che mi richiama un’idea feudale della nostra terra, quando i valvassini partecipavamo agli stamenti. Speravo che il nostro Statuto e la nostra Costituzione avessero introdotto una nozione di rappresentanza politica, capace di legiferare e governare a partire dai problemi reali senza aver bisogno di ricondursi al proprio tancato. Scusa l’amarezza, ho molto pensato prima di scrivere queste righe e riflettuto sul loro senso e sul loro effetto, ma il dolore profondo di un elettore che votò la prima volta per il referendum sul divorzio e subito dopo per le regionali del ’74 con grandissimo entusiasmo, attacchinando e facendo proselitismo, è stato troppo grande e mi ha costretto a verbalizzare che ormai, ogni volta che vado a votare, mi costa sempre di più. Dove stanno le riforme? dove sta l’interesse generale per la classe politica? quali sono i suoi poli di connessione con la società? No, non è il Corriere che induce tanti all’antipolitica, temo sia la pratica politica a tanti, troppi, livelli. Scusa ancora una volta ma la stima e l’affetto che sento per te, che resti una mia speranza, non poteva farmi tacere. Grazie

  • Leggo piacevolmente questa nota. Non perchè faccia piacere la situazione, sia chiaro.

  • Ho già capito, non si farà niente se non verrà imposto dall’esterno questa è la verità.
    Da quanto tempo si stà discutendo di ridurre i costi della politica?
    Avete aumentato il numero delle province e dicevate che non sarebbero aumentati i costi, sic, invece sono aumentati e ridotti i soldi per le opere. Ridurre i costi della politica prima di chiedere sacrifici ai cittadini questo impone l’etica.
    saluti
    Peppino

  • Cundivido in prenu s’interventu de s’On. Maninchedda: zustu! Ma mi dimandho, no chentza pretzisare a donzi modu chi deo de su PSd’Az bi manco prus de deghe annos (ma no fato parte de peruna ‘sigla’) e faedho solu a númene meu, mi dimandho ite sunt ispetendhe sos Sardistas a che frundhire custa magioràntzia a su muntonarzu e in presse puru innantis chi sigant a fàghere birgonzas e disastros.

  • Bene, speriamo che in regione si cominci a ragionare.
    Oggi, dopo questo intervento la sento più vicino ai sentimenti del popolo sardo.
    Comunque Le chiedo ancora una volta di abbandonare il sostegno a questo governo, ragioniamo su possibili scenari che possano dare una spinta verso l’indipendenza assoluta.
    Lo scenario più auspicabile pro sa natzione sarda è far cadere questo governo e creare una alleanza con tutte le forze indipendentiste e sovraniste.
    Il popolo sardo non riesce più a sostenersi, è arrivato al limite della sopportazione e dell’umiliazione, non si continui con questa agonia, stacchi la corrente e si vada a elezioni.
    Abbia coraggio, non tentenni, non si continui con arrampicamenti sullo specchio politico sardo oramai in frantumi, non continuiamo a farci del male.
    Fintzas a s’indipendentzia!

  • Caro Paolo,

    Ottimo discorso. È rincuorante sapere che tra i banchi della regione siede qualcuno che dice senza tanti fronzoli le cose che penso anche io. Penso anche che tra quei banchi siedano persone tanto brave a raccogliere voti per essere eletti quanto incapaci a ragionare, a pensare ed a governare la Sardegna.

    Saluti

  • Paolo Maninchedda

    Egregio Francesco Chessa, forse ti è ignota una cosa essenziale della democrazia: per prendere decisioni bisogna convincere la maggioranza dei votanti. Per convincere la maggioranza dei votanti, bisogna esprimere le proprie idee, anche dinanzi al rischio che non vengano accettate. Ma se tu vuoi che la politica sia come il Verbo divino, che, appena pronunciato si realizza senza mediazioni, puoi sempre prendere un fucile, ammazzare chiunque non la pensi come te e dopo realizzare i tuoi scopi. Sulla ‘pompa magna’, credimi, non sai quello che dici: io, purtroppo, non ho le capacità retoriche di altri. Definire ciò che ho detto retoricamente elaborato vuol dire non capire nulla di retorica. Sugli ‘autisti spericolati’ sprero che tu sappia che nello specifico ti stai riferendo tanto a ampi settori del Pdl che ad ampi settori del Pd.

  • Francesco Chessa

    Solito intervento in pompa magna a cui seguirà solita caterva di commenti, per poi lasciare tutto uguale. Per lasciare tutto com’è da due anni e mezzo. Per lasciare la regione intatta per i prossimi due anni e mezzo, immobile e con dei piloti spericolati alla guida

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