Il mio intervento di ieri in Aula sullea legge elettorale: contro gli sbarramenti all’interno delle coalizioni (e contro i confusi confusionari)

13 giugno 2013 06:552 commentiViews: 22

MANINCHEDDA . Presidente, noi stiamo entrando in Aula sulla legge elettorale in un contesto che è esattamente il peggiore per discutere delle regole, perché se c’è una cosa da non fare quando si fa la legge elettorale è pensarsi continuamente in maggioranza. E allora vorrei ricordare ai colleghi l’itinerario dei ragionamenti che noi abbiamo fatto fino ad oggi.
Intanto abbiamo un referendum che ha stabilito l’elezione diretta del Presidente, che è stato un vincolo che abbiamo accettato, perché è un vincolo del popolo, e che determina una scelta molto chiara: non c’è un problema di governabilità, chi vince prende un premio di maggioranza adeguatamente commisurato alle necessità delal governabilità e chi perde ha la certezza della rappresentanza. Quando si parte da questi presupposti il tema della governabilità è risolto.  In queste condizioni, nelle leggi elettorali del mondo, le soglie di coalizione tendono a produrre coerenti programmi di governo in modo da portare nelle aule parlamentari maggioranze coese, rappresentative di larghi strati della popolazione. Si possono seguire due strade nelle soglie di sbarramento di coalizione. La prima è di metterle molto alte per favorire le aggregazioni, nel qual caso è evidente che questo Consiglio sta dicendo che nelle prossime elezioni regionali ci saranno tre coalizioni. Quanto più alti sono i tetti, tanto più i tre partiti che nelle elezioni politiche hanno raccolto voti cercheranno di creare coalizioni e di non andare da soli. Soglie di sbarramento alte per le coalizioni significano coalizioni che si fronteggiano; soglie di sbarramento basse significano partiti che si confrontano. Questi presupposti rendono esplicito che nelle proposte depositate negli emendamenti convivono almeno due filosofie: la prima, che mette la soglia di sbarramento di coalizione molto alta ed è dunque un incentivo ad aggregarsi intorno al P.D., P.d.L. e Grillo (Movimento 5 Stelle); la seconda che abbassa la soglia e determina invece una competizione con più piccole coalizioni o con partiti. Pensare di fare emendamenti in cui convivono entrambe le nature determina una visione del rapporto rappresentanza-parlamenti che ha della illogicità intrinseca. Eppre vi sono emendamenti che mischiano le due filosofie e danno la misura di come si è entrati in Aula, cioè senza una visione ragionata delle cose, senza che sia possibile riconoscere una razionalità nelle proposte. Tant’è.

Dopodiché negli emendamenti presentati si inserisce la soglia di sbarramento all’interno della coalizione. Allora, colleghi, da una parte quest’Aula dice alle forze politiche sarde: “Coalizzatevi per fare una proposta di governo” e dall’altra, con una soglia interna alle coalizioni, disincentiva le coalizioni. Addirittura vi è un emendamento che dice: “Chi va da solo deve prendere il 5 per cento”. Quindi, da una parte soglie alte di coalizione, dall’altra soglie basse per andare da soli o soglie medie. Ne consegue che chi presenta gli emendamenti ha un’idea confusa di come si produce la rappresentanza, perché da una parte disincentiva con la soglia interna alle coalizioni la formazione delle coalizioni e incentiva ad andare da soli, dall’altra mette soglie alte per creare grandi coalizioni. Mettetevi d’accordo. Io non credo che sia l’unico punto su cui siamo in disaccordo quello della preferenza di genere a cui accennava l’onorevole Dedoni. Mi pare che su questa questione sostanziale bisogna parlarsi.

Entriamo nel merito dello sbarramento all’interno delle coalizioni. E’ un istituto rarissimo, presente nella legge elettorale contestato da tutta la Repubblica italiana che si chiama “porcellum”, ma con un correttivo. Nella legge elettorale italiana lo sbarramento di coalizione alla Camera del 2 per cento ha un correttivo che premia sempre il miglior perdente che non raggiunga il 2 per cento, ed è evidente anche il perché. Perché ‘i casi per assurdo’ si realizzano poi realmente nelle competizioni elettorali e per assurdo potremmo avere un Presidente che prende il 31 per cento con tante liste che si fermano tutte al 2,7. Che fa, non elegge consiglieri? Non può eleggere nessuno? Faccio ancora un’altra domanda: siamo consapevoli che esistono le soglie di sbarramento esplicite che sono all’interno delle leggi e sono dichiarate e ci sono invece le soglie di sbarramento implicite, cioè quella soglia minima di voto che è necessaria per essere eletti? I colleghi sanno quant’è la soglia minima per essere eletti in Sardegna? La soglia minima è 1,6 per cento, perché il quoziente implicito si calcola  così: 100 diviso il numero dei seggi, 100 diviso 60 = 1,6. E’ chiaro? Mediamente questo significa 17-18 mila voti. Noi stiamo qui ipotizzando due punti in più dello sbarramento implicito. Quindi, qual è il motivo per cui le forze politiche dovrebbero mettersi insieme? Quello di costringere le formazioni minori che magari arrivano al 2,8 o al 2,9 o al 2,7 a portare una quantità di voti rilevanti ai partiti cardine, cosiddetti. Benissimo, qual è il risultato di questa operazione? Lo faccio per i colleghi del P.d.L. Voi alle politiche avete preso 210 mila voti circa; voi ne avete preso 180 mila, i vostri alleati ne hanno preso 30 mila. Se voi foste stati alleati con un partito medio, un un partito dell’8 per cento, tutti gli altri non avrebbero eletto e sarebbero scattati nuovi seggi nei due partiti maggiori, ma in quale misura? Se i due partiti maggiori hanno percentuali prossime l’uno all’altro, i seggi strappati ai partiti minori sarebbero stati distribuiti certamente in misura paritetica, ma quando un partito magari è il triplo dell’altro, uno prende il 27 e l’altro prende il 9, il vantaggio nella ripartizione dei seggi rubati è evidentemente della lista che ha il numeratore più alto. Quindi anche il partito che supera la soglia non può immaginare che poi ha un vantaggio pari a quello del partito maggiore di coalizione. Lo schema che state mettendo in campo è uno schema che matematicamente favorisce i numeri più alti e voi dovreste spiegare a coloro a cui chiederete un’alleanza perché dovrebbero allearsi con voi, per quale motivo visto che mettete un vincolo e dite: “No, badate, tu partecipa, ma poi i tuoi voti producono la mia rappresentanza”.

Allora, colleghi, questo per rimanere ai meccanismi di rappresentanza, per non scendere sul piano della cultura democratica, perché se da un lato è vero che abbiamo tutti bisogno di ricondurre a sistema la frammentazione della proposta politica, è anche vero che questa razionalità si deve trovare sulle proposte di governo, non sull’imposizione della propria identità agli altri. Bisogna rispettare le diversità, bisogna evitare che inibiscano la governabilità, ma devono essere rispettate. D’altra parte – lo dico al P.d.L. – il vostro leader non ha vinto le elezioni con le nove liste sotto il 2 per cento che ha avuto collegate? Ha vinto, è arrivato secondo, quello che è arrivato, quasi vinto, perché ha capito che non poteva chiedere che tutti si identificassero con lui e ha inventato identità differenziate. Voi pensate di vincere la prossima volta da soli? Sul piano della cultura democratica rispettare l’identità e la governabilità è possibile, però chiaritevi le idee, ciò che è arrivato in Aula è un sistema irrazionale, confuso, e se si inizia a votare su questo sistema tirate fuori un mostro. Ragionateci.

2 Commenti

  • Evelina Pinna

    Del cosiddetto porcellum, c’è da scommetterci, “non si butterà via niente”. E sulla legge elettorale sarda non è tanto da discutere il criterio maggioritario o proporzionale, anche se certo, la legge elettorale è una funzione logaritmica non semplice, ma bisogna ragionare sulle intenzioni. Sicuramente un proporzionale non serve a nulla se non si va verso il decentramento amministrativo. Il maggioritario o l’anomalia del misto per il quale si possono avere più seggi e meno rappresentanza, può avere il difetto di portare alla ‘dittatura elettiva’ se si tendono ad accentrare le decisioni effettive e a diramare gli indirizzi dall’alto. E questa è un’esperienza fatta sia da destra che da sinistra.

    In una visione della Sardegna come nazione, che intenda imboccare la strada dei grandi compromessi con lo Stato, trattare lealmente per essere non più delegata nelle funzioni speciali ma acquisirle come proprie, il maggioritario non deve risuonare come una bestemmia; serve anche a proteggere il tutto verso l’esterno; ma non deve creare, è chiaro, una divisione amministrativa interna, territori di serie A e di serie B. In Sardegna e in Italia si vince brutalmente con botte di voti perché l’elettore ormai è ammaestrato a porre un marchio sull’immagine del partito, piuttosto che un voto sul candidato.

    Il maggioritario, sostanzialmente statico e immobile, immagina la politica fatta di due soli partiti, e in questo l’elettore asseconda alla grande. E’ fatto per consentire un rapido passaggio a governi di contiguità o di continuità, senza troppi intoppi o sconvolgimento degli assetti politici. Un grosso partito di maggioranza cui si contrapponesse una opposizione frantumata non starebbe bene neanche alla stessa maggioranza, sarebbe destabilizzante, e non credo al terzo polo. La velocità del processo preelettorale e la snellezza del calcolo sono tali da permettere l’avvicendarsi di un nuovo governo senza problemi particolari.

    Non vedo dunque grandi alternative al maggioritario, con tutti i suoi difetti. Occorre però migliorarlo e vigilare. Ci vorrebbero candidati indipendenti a far funzionare il sistema, elencati separatamente sulla scheda elettorale come se fossero un partito distinto.

    “Un uomo, due mucche e un campo” valgono un rappresentante in consiglio? Dipende. Bisognerebbe allora valorizzare l’articolazione territoriale del voto, badando bene che un politico fortissimo può perdere in una circoscrizione piccola, se tanta è la volontà del cambiamento, ma non viceversa.

    Il gran difetto dei governi è il simul stabunt sicut cadent; immagino personalmente un governo in continuo turnover, come le cellule di un organismo che si autorinnova. Ma non credo si arriverà a tanto.

  • Quanta paura di Grillo e del Movimento 5 stelle! Io credo, provo a palare dei movimenti e partiti indipendentisti, con questo mostro che si sta realizzando non abbiano più speranza di rappresentanza nell’organismo più alto del popolo sardo. allora due sono le cose: si vuole difendere la posizione di chi in consiglio è già rappresentato e non si vuole in consiglio le diversità, le identità e le militanze non inquadrate nei partiti del “bipolarismo.”
    Allora si che i grillini vinceranno!
    saluti

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