Il Ministro Carrozza dà una pessima notizia ma i media sardi – sempre più poveri di notizie – non se ne accorgono

19 settembre 2013 06:005 commentiViews: 58

Mentre il Tg di Rai Sardegna si trasforma quasi giornalmente in un talk show con ospiti in studio che non aggiungono niente al bisogno di notizie dei telespettatori ma che annoiano gli ascoltatori con banalità e vanità distribuite a giumelle – come scriverebbe Michelangelo, i giornali sardi ormai scrivono solo sulla base dei comunicati che ricevono, cercano sempre meno le notizie, forniscono ogni giorno un distillato di pensierini che oscilla tra l’analisi inconcludente del già noto e il discorso moraleggiante variamente connotato o di benpensantismo o di indignazione pret-à-porter.
È così capitato che nessun giornale sardo abbia notato che nel discorso pronunciato per l’apertura dell’anno scolastico a Casal di Principe, il Ministro della Pubblica Istruzione Maria Chiara Carrozza abbia ricordato un dato nascosto qui da noi: la Sardegna e la Sicilia hanno la percentuale più alta di dispersione scolastica. Riporto il passo per esteso:
“Per quanto riguarda la dispersione scolastica, siamo lontani dai parametri europei. La Strategia Europa 2020 punta a scendere sotto il 10% di dispersione scolastica entro il 2020: il dato italiano del 2012 si attesta al 17,6%, a fronte di una media europea del 13,5%. Anche se il dato italiano appare in discesa rispetto agli ultimi anni, si riscontrano ancora picchi elevatissimi, soprattutto nelle isole (Sardegna, con il 25,8% e Sicilia, con il 25%) e al Sud”.
Questa scuola disastrata sta costruendo la classe dirigente di domani che sarà ignorante, incompetente e superficiale più dell’attuale. Dinanzi a questo fallimento la Sardegna continua a far gestire la scuola dal Prefetto del Pretorio Dirigente Scolastico Regionale. Dinanzi a questo disastro, i giornali non parlano: il disastro non è pervenuto perché nessuno ha mandato in redazione il comunicato, opportunamente masticato e digerito, con la notizia evidenziata in neretto.

5 Commenti

  • L’argomento è assai complesso, è andrebbe trattato disponendo di dati certi e chiari, per “dispersione scolastica”, s’intende un complesso di fenomeni negativi, che non è la mera mortalità scolastica, infatti secondo quanto si può leggere in un corposo documento del ministero della pubblica istruzione -La dispersione scolastica: una lente sulla scuola- giugno 2000 http://archivio.pubblica.istruzione.it/mpi/pubblicazioni/2000/capitolo1_2.pdf :
    ““nel fenomeno della dispersione scolastica (mancati ingressi, evasione dall’obbligo, abbandoni, proscioglimento dall’obbligo senza conseguimento del titolo, ripetenze, bocciature, frequenze irregolari, ritardi rispetto all’età regolare, assolvimento formale dell’obbligo, qualità scadente degli esiti) confluiscono, molto spesso, situazioni di disagio sociale connesse al più ampio contesto culturale, economico e familiare, oltre che a dinamiche di tipo soggettivo.”
    Un dato molto più palpabile, a mio avviso, sarebbe quello relativo ai giovani tra i 18 e 24 anni in possesso della sola 3° media che si trovano in uno stato di “non formazione”, http://archivio.pubblica.istruzione.it/news/2007/allegati/dispersione_as0405.pdf a fronte di un 12,6% della Basilicata, la Sardegna ha ben il 29,7% di giovani tra i 18 e 24 anni che non si dedica alla propria formazione nonostante abbia soltanto la 3a media, peggio solo la Sicilia con il 30,4%, anno 2006.
    Gli Istituti Professionali, a mio avviso potrebbero recuperare una buona parte di questi ragazzi, se si facesse un’operazione di sponsorizzazione-divulgazione molto più appariscente e visibile dell’attuale sia tra i ragazzi ma soprattutto nelle famiglie. Purtroppo in tante famiglie si pensa sbagliando, che avere o non avere una qualifica professionale sia la stessa cosa, per cui se il ragazzo non frequenta, non studia, non viene visto come un comportamento troppo grave, in quanto pensano, sbagliando, che conseguire o non conseguire la qualifica professionale alla fine non cambia nulla, c’è anche una parte delle famiglie che non conosce nemmeno l’esistenza degli Istituti Professionali, tanti non sanno che conseguendo il Diploma Professionale esso è equipollente a qualsiasi altro Diploma di Istituto Secondario Superiore e permette l’accesso all’Università.
    L’adempimento dell’obbligo scolastico e disciplinato dalle seguenti leggi http://www.istruzione.it/urp/obbligo_scolastico.shtml :
    – Circolare Ministeriale 30/12/2010, n. 101, che, all’art. 1 dispone che “nell’attuale ordinamento l’obbligo di istruzione riguarda la fascia di eta compresa tra i 6 e i 16 anni.”.
    – Decreto Ministeriale 22 Agosto 2007, n. 139, art. 1: “L’istruzione obbligatoria e impartita per almeno 10 anni e si realizza secondo le disposizioni indicate all’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296”.
    – legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622: “L’istruzione impartita per almeno dieci anni e obbligatoria ed e finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno d’eta”.

  • L’esperienza dimostra ampiamente il sostanziale fallimento degli investimenti per ridurre la dispersione scolastica.
    Anche i giovani che non abbandonano la scuola sono poi abbandonati a loro stessi da diplomati e laureati e vengono dispersi, o costretti a espatriare.

    Altra forma di dispersione scolastica trascurata è quella dovuta al malfunzionamento della scuola.

    La vera classe dirigente da anni ormai non si forma nella nostra scuola pubblica. Si forma all’estero. I figli dei parlamentari dove studiano?

    La scuola, persa la funzione di ascensore sociale, serve ormai per educare al consumo. Il fatto è che per consumare servono soldi e chi sta uscendo dalla scuola troverà difficoltà enormi a produrre reddito per spendere.

    Il discorso di sardizzare la scuola in positivo va affrontato subito. Agli italiani occorre dire: o con voi, o senza di voi, o contro di voi, per salvare il nostro futuro.

  • Sos zovanos sardos si fuin dae un’iscola coloniale ki tenet cumente fine sa desardizzatzione issoro, sa lobomotitzatzione de sa zoventude sarda. Tenimus bisonzu de un’iscola sarda. Nemancu de un’iscola ispetziale, ma de un’iscola normale cumente cussa de cada natzione normale. S’iscola est s’ispricu de sa sotziedade sarda, ki est coloniale, su ki m’ispantat est cumente mai non proponimus un’iscola sarda e istutamus s’iscola italiana.
    Tenimus unu depidu cun sos babbos e mammas nostras, ki an cretiu ki s’iscola non esseret mezzorau, como depimus a sos fizzos nostros unu benidore menzus.
    Salude e libertade

  • “Il principale problema della scuola italiana sono i ragazzi che perde”. Don Milani

    Ho avuto modo di accennare al problema della dispersione scolastica in un articolo pubblicato in questo sito nel mese di Agosto. Non mi occupo direttamente di problematiche scolastiche, ma osservo, studio e intervengo nelle problematiche sociali e relative alla devianza. L’abbandono scolastico è uno fra i fattori sempre presente nelle situazioni che nell’arco di vent’anni ho seguito. Una scuola percepita inutile per la propria vita, non in grado di accogliere e riconoscere le diversità, di proporre un’idea di successo anche in quelle situazioni familiari e sociali non facili. Una scuola che parla un’altra lingua e che non solo non riconosce quella usata e sentita come propria, ma che ne sanziona l’uso. Questa è la scuola che mi è stata raccontata da chi ha segnato la propria vita, e quella degli altri, con fatti più o meno gravi. Lo spaccato che vi presento è definito, si riferisce a persone adulte che hanno commesso reati, e non vuole essere un tentativo di de-colpevolizzare scelte sbagliate; ma è una parte della nostra realtà di vita che vorrebbe aggiungere un’altra informazione. Oltre a non avere una futura generazione in grado di gestire responsabilmente i ruoli che andrà a ricoprire (dalla cassiera, al medico, alla dirigente…), faremo i conti anche con un malessere sociale che ha le radici nella mancata possibilità e capacità di sentirsi utili per sé e per gli altri, di pensare di poter fare scelte riconosciute come valide, costruttive, rispettose. E che, ovviamente, non si tradurrà automaticamente in comportamenti devianti, ma sicuramente nella mancanza di strumenti utili e adeguati, per vivere bene. La dispersione scolastica, racconta una conferma della propria inadeguatezza rispetto a un sistema, racconta la difficoltà che s’incontrerà nella costruzione autonoma del proprio futuro…Recentemente ho avuto modo di sentire che in una classe delle scuole secondarie di primo grado (le medie) di un paese del centro Sardegna, su venti ragazzi, diciotto sostenevano che non avrebbero frequentato le scuole secondarie, tra l’altro obbligatorie. E’ una classe certo, ma i numeri della dispersione non parlano solo di venti ragazzi. La cosa sconcertante è che questa scelta è stata proclamata con orgoglio come se un disvalore come l’abbandono scolastico, fosse stato riconosciuto come valore positivo. Perché dei ragazzi di famiglie “normali” si sentono estranei a qualcosa che appartiene a loro? C’è da rifletterci e non secondo schemi semplicistici. L’assenza di un progetto, di una visione di scuola per la Sardegna è solo la sintesi di una carenza ormai sistemica. La scuola deve potersi strutturare oltre che secondo dei principi generali, in un’organizzazione, nei contenuti, metodologie didattiche e, soprattutto, nella lingua in grado di accogliere e valorizzare la specificità della realtà sarda. Deve essere realizzata, quella che si definisce, una comunità educante, dove la scuola assieme ad altri interlocutori istituzionali e non, contribuisce ad educare gli adulti di domani. Come madre di tre figli che si affacciano alla vita sento profondamente questo problema e dovrebbe essere una questione centrale nel progetto politico di qualsiasi componente. Sono certa che lo sarà per il Partito dei Sardi.
    Giusi Boeddu

  • La maggior parte dei sardi, non sapendo come passare il tempo, è impegnata a seguire le vicende del cantante Zuccherino, di Silvio e di Belen.

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