Il miglior articolo di questi giorni

23 ottobre 2013 06:387 commentiViews: 14

logoPSIl sito di Mariantonietta Mongiu è questo. Qui è stato pubblicato il miglior articolo sulla crisi dell’area riformista sarda apparso in questi giorni. Lo ripropongo qui sotto perché merita.

di Mariantonietta Mongiu

Tanto tuonò che piovve. Quella che doveva essere una macchina da guerra rischia di risolversi in una carretta o, se volete, in un’apixedda. Sgangherate e poco seducenti. Parlo naturalmente delle Regionali sarde. L’impressione è di impotenza e di sconfitta annunciata. Si è già vissuta in Lombardia. La sinistra, dalla frequente sindrome autistica, si autoconvinse che bruciando Ambrosoli junior (che non ha un corrispettivo tra i candidati sardi) in risarcimento ad Ambrosoli senior, forse se la poteva cavare. Il centro destra era allo stremo. Formigoni incasinato tra conti correnti istituzionali, amicali, personali. La Lega, Bossi, e lo stesso Maroni invischiati pure loro in storie di fatture e shopping con i soldi altrui.

La sinistra già festeggiava convinta che dopo il colpo di Milano con Pisapia, le sarebbe stato sufficiente santificare un papa nero dalla bella faccia che della morale aveva fatto il suo refrain e che fingeva di ignorare che la coalizione avesse alle spalle Penati. Nomen omen!

Sappiamo come è andata a finire. L’opinione pubblica, numeri alla mano, non sopporta la pagliuzza nell’occhio della sinistra. Tollera la trave nell’occhio della destra. Anzi la sinistra spesso paga pegno persino per questa. Ed in Sardegna l’uso disinvolto dei soldi dei gruppi che avrebbero risolto qualche problema agli accampati fissi sotto il Consiglio regionale è sul groppone del centro sinistra.

Il tema della percezione in politica sfugge a chi, cooptato dalle segreterie, può fregarsene dell’ opinione pubblica. La poca che persiste. L’esito non può che essere al ribasso vista la crisi dei partiti come luoghi aperti alla discussione ed al confronto non obbedienti. La nominalistica facciata pseudo partecipativa, di cui le primarie sono una spia, aggrava la sensazione di autosufficienza. La poca cultura ed il ridotto allenamento alla riflessione antropologica e sociologica fanno il resto. Non avremmo un così basso livello nel personale politico, deficitario persino nel linguaggio opportuno. Accade non solo in Sardegna.

Affidereste la vostra casa a chi risponde a casa sua non sul merito ma con aggressioni verbali? Vi fidereste di chi è incapace di fare sintesi e svolazza da una genericità all’altra? Votereste chi non elabora un’alternativa credibile? Vi immaginate un governo affetto da negazionismo? Si può essere governanti adeguati se non si è stati decenti oppositori? È possibile che a Roma si è alleati ed a Sagunto avversari?

In queste pagine si è detto che il fair play in casa d’altri ed atteggiamenti mannari in casa propria fanno propendere l’elettorato per altre soluzioni che non siano l’attuale centro sinistra o per “stiamocene a casa”. È avvenuto con le Primarie. Risuccederà. Perché il tema non è più e solo giudiziario. Ma è una vera crisi di presenza che come sappiamo è referente solo di angoscia ed attanaglia perché sottrae orizzonte e futuro. E non è un problema di età.

Il centro sinistra se ritiene di essere una vera altra alternativa credibile ci rifletta. Naturalmente vale per la Lombardia, per l’Italia ma soprattutto per la Sardegna.

7 Commenti

  • Non mi riconosco in quanto scritto da Rosa Maria e Filippo.
    Secondo me è solo un drammatico pianto inconsolabile di una pasionaria.
    La mia interpretazione, dopo tre attente letture, è che la Mongiu abbia voluto dire che non ci si aspettavano porcherie simili dalla sinistra, essendo gli elettori di sinistra notoriamente onesti. Almeno secondo lei e quelli dei salotti buoni che frequenta.
    Purtroppo ancora una volta la nostra Mongiu ha dimostrato che molti a sinistra non conoscono la realtà che li circonda e la loro realtà in casa, essendo abituati (purtroppo per loro) a considerare gli altri (chi non è dichiaratamente a sinistra) come massa incolta e godereccia.
    I fatti le hanno solo dimostrato che anche in casa sua è necessario – anche se lei è incredula – che si faccia una vera pulizia per riportare il sistema al T zero.
    La Mongiu vorrebbe si tornasse a quando la Sinistra era pura, a quando si facevano le rivoluzioni nei salotti mentre il popolo aspettava muto e in silenzio.
    Ha dovuto sbatterci il grugno. E ora piange… Ma dovrà farsene una ragione: la “sua” sinistra non esiste più.
    E meno male.

  • Io non sono in grado di dire se questo sia il miglior articolo di questi giorni sulla crisi dell’area riformista sarda; non conosco tutto quello che è stato scritto. Posso, solo auspicare che se ne possano leggere di migliori nei giorni a venire.
    L’articolo l’ho trovato infarcito di luoghi comuni trasfusi dalla ultima letteratura populista di successo, sebbene in salsa soft, per non disturbare troppo gli amici. Così 1) i politici cooptati dalle segreterie sono lontani dall’”opinione pubblica”; 2) c’è la crisi dei partiti come luogo di libero confronto delle opinioni; 3) l’inutilità delle primarie, che creano solo l’illusione dell’autosufficienza. Una spruzzata di poca cultura della classe politica ed ecco fatto il quadro dello scenario che l’area riformista sarda prospetta alle prossime regionali. (Manca “è tutto un magna magna” e “si stava meglio quando si stava peggio” ed ecco riprodotto il repertorio che può essere sentito ormai in qualunque Bar Sport o da Antonio che mi taglia i capelli).
    Ma dov’è l’originalità dell’analisi dello scenario sociale, culturale e politico? Dove l’individuazione delle ragioni ultime di una situazione che – ancorché sia sciorinata dalla Mongiu in alcuni dei suoi aspetti come forme solo recentemente manifestatesi – è oramai conclamata da decenni? Eppure non era necessario scomodare parallelismi con gli eventi lombardi per dipingere gli effetti elettorali dell’abissale distanza tra le élite e la cittadinanza offesa. I sinistri politici nostrani, con la Mongiu tra loro, sono l’incarnazione vivente (vivente?) dell’incapacità di accorgersi non solo delle istanze della società civile, ma del fatto che questa nutre sempre più un profondo disprezzo verso chi considera esempio di impreparazione, pessima conoscenza dei problemi, di inefficienza e parassitismo, un’oligarchia segnata dal vizio del privilegio, in nome dei quali con disinvoltura commette gravi delitti, pur sempre derubricabili a “pagliuzze”. Incapacità e miopia che, alle scorse regionali, quando essi si ostinarono a volerci somministrare il suppostone dell’anti-infiammatorio anti-democratico “Sorubis” preparandosi a suonare festosi la tromba della vittoria, fu la causa del fatto che rimasero tristemente trombati da un centro destra che avrebbe, a quel punto, vinto anche se avesse candidato il Puffo Muratore.
    Forse in ciò, nel provenire ella da quello stesso sistema fallimentare, sta la ragione dell’assenza, nello scritto della dott.ssa Mongiu, di qualsiasi ipotesi di soluzione. Solo domande. No, non domande avremmo voluto leggere ma, se non chiediamo troppo, risposte.
    E no! Da un intellettuale che è stato assessore regionale ed al quale sta a cuore la sorte del centro sinistra credo che ci si potesse attendere di più. Non una superficiale descrizione di alcuni sintomi del male ma una diagnosi. (Perché senza una diagnosi, nessuna cura è ipotizzabile). Per cui, così, è ben lontana dal poter ipotizzare una cura (per favore non il suppostone).
    A leggerlo tutto, l’articolo finisce con un salomonico invito rivolto al centro sinistra alla riflessione. Ma si può ritenere che un invito alla riflessione rivolto a chi è sempre più ripiegato su se stesso e che ha quale principale caratteristica quella di non saper più riflettere possa essere (o quantomeno indicare la via per) la soluzione?
    Mi sia consentita solo un’ultima notazione. Essa discende dalla constatazione che nell’articolo l’Autrice considera l’ultima vicenda giudiziaria che sta interessando il PD come una pagliuzza nell’occhio della sinistra, a fronte della trave in quello della destra. Avete capito? Una pagliuzza! Quisquilie, pinzillacchere! Bazzecole! Mai citazione evangelica è stata più infelice. Così giunge ad attribuire al gravissimo reato di peculato il nuovo e più informale nome di “uso disinvolto dei soldi dei gruppi”, quantificando addirittura l’entità della sottrazione che avrebbe, al più, “risolto qualche problema agli accampati fissi sotto il Consiglio regionale”. Esiste qualcosa di più offensivo che tirare in ballo gli “accampati fissi” per sminuire l’entità dell’azione delittuosa che viene contestata ai consiglieri?
    Sperando che alla dott.ssa Mongiu non venga mai affidato il dicastero della Giustizia, non c’è bisogno di dire quanto sia grave che chi è sospettato di un simile comportamento non senta il dovere di farsi da parte, in attesa di dimostrare la propria innocenza. Ma trovo assai più pericoloso chi va in giro a dire: “sono solo pagliuzze”, concimando, così, ulteriormente il sostrato in cui le erbacce affondano le loro avide radici. Un modo elegante per legittimare qualsiasi condotta e ignorare con inammissibile leggerezza l’urgenza della questione morale.
    Toh. E se si partisse proprio dalla questione morale?

  • Devo ammettere che mi sono avvicinata all’articolo della Mongiu con una certa diffidenza, non sgombra da ogni forma di pregiudizio; perché, conoscendo la persona e la sua precisa collocazione nelle file del centrosinistra, non riuscivo ad aspettarmi un’analisi sul centrosinistra davvero libera e tagliente. Cosa ho trovato? Una introduzione in cui ci parla di quanto accaduto in Lombardia, di cui siamo tutti a conoscenza, ma di cui, francamente, oggi in Sardegna ci importa molto poco, o forse niente. Penso che l’avrà fatto per creare un collegamento con quanto sta accadendo in Sardegna, e per tratteggiare in generale l’errore, l’atteggiamento sbagliato della sinistra, di convincersi delle proprie ottimistiche proiezioni interne e cullarsi sull’andazzo del processo ormai fisiologico della turnazione, senza invece preoccuparsi di verificare le forti criticità rilevabili al suo interno, da rimuovere, da risolvere, e di elaborare programmi concreti, pragmatici, e attuabili. Cosa trovo invece? Niente di tutto questo, ma, in primo grado, l’assoluzione della sinistra! Nel primo passaggio successivo alla storia della Lombardia, dice, infatti, che le elezioni si perdono perché l’opinione pubblica è ingiusta con la sinistra! E’ più disposta ad accettare la trave nell’occhio della destra, ma non tollera la pagliuzza nell’occhio della sinistra! Forse vuole dire che, per fare un esempio, lo scandalo del Monte dei Paschi è una pagliuzza, mentre le storie dei viaggi di Formigoni si che sono gravi! Ma per il Monte dei Paschi è l’opinione pubblica che è cattiva, che è esagerata, quando si è solo trattato di sviste che possono capitare a tutti! E non è una cosa che stiamo pagando tutti! Noo! Anzi, continua la Mongiu, “la sinistra paga spesso pegno per gli errori della destra. L’uso disinvolto dei fondi dei gruppi è sul groppone del centro sinistra”. Cosa? Ma si è dimenticata la Mongiu dei 33 avvisi di garanzia mandati ai consiglieri del PD? Sono una pagliuzza? O forse, vuole dire che l’uso disinvolto è stato di tutti e invece lo stanno pagando solo loro? A me risulta che stiano passando al setaccio tutti, ma ci deve dire se 33 consiglieri del PD sono pochi. “Numeri alla mano”, come dice lei, il problema della questione morale il PD se lo deve porre eccome! La Mongiu, in linea con la classica presunzione del PD, però, vuole presentare lo scandalo che li riguarda come quisquilie, “cose da poco che risolveremo”, e cade nel grossolano e ormai anacronistico paragone con la destra, perché, loro si, sono notoriamente ladri! Questo dice sostanzialmente la Mongiu. Ho trovato questo approccio gravissimo, un tentativo di assoluzione inaccettabile. Fatevi l’esame di coscienza, senza attribuire travi e pagliuzze, guardatevi le vostre cose, che pare che abbiate di che occuparvi, e abbiate l’umiltà e la volontà di fare pulizia, non assolvetevi, e smaltite le scorie. Se già la Mongiu non capisce questo, dimostra di essere dentro i più protezionisti meccanismi di difesa della sinistra, e non potrà aiutarla a risolvere le ragioni profonde della crisi che la colpisce. Non basta dire che la sinistra sarda rischia di fare la fine che ha fatto in Lombardia, e poi assolverla dalle sue responsabilità, non facendo chiarezza sui problemi reali ormai sotto l’occhio di tutti che potrebbero determinare questa eventualità.
    Richiama poi il tema (banale e scontato) dello scollamento tra le segreterie e l’opinione pubblica. La poca che persiste, dice. Scollamento che, tuttavia, manifesta anche lei: negli aspetti che ho evidenziato prima, visto che chi parla con la gente sa che l’opinione pubblica ormai non salva nessuno, e tutti i loro tentativi di sminuire sono energie sprecate; e dimostra scollamento quando definisce coloro che vanno a manifestare i loro problemi davanti al palazzo del Consiglio regionale “gli accampati”. Ditemi quello che volete, ma io ci vedo tanto disprezzo in questa definizione, tanta lontananza dai drammi che essi rappresentano. Quelle sono persone. Persone. Lo capisce la Mongiu? Sono persone disperate. E non sarebbero stati solo i soldi dei gruppi usati con “disinvoltura” dalla destra ad aiutare a risolvere i loro problemi, ma anche quelli usati dalla sinistra. Anzi, forse solo una più accorta politica dei signori del palazzo sarebbe bastata ad aiutarli davvero. Ma a questo la Mongiu non ci ha pensato. Si chiede cosa ha fatto il PD in tal senso? No. Fa un generico riferimento al fatto che la sinistra non ha fatto una opposizione decente, ma senza troppa convinzione, così, en passant. La poca opinione pubblica dice la Mongiu? Vada a rivedersi le percentuali territoriali e complessive dei grillini alle politiche, e valuti se quelle non scaturiscono da una opinione pubblica sulla condotta dei partitoni. Ma quelli della sinistra confondono l’opinione pubblica con l’ambiente dei loro salotti, sempre meno frequentati, ma gli unici accreditati, secondo loro, ad esprimere una posizione politica, a fare politica; e tutto il resto cosa sarebbe? Ah, già, l’antipolitica… Se si rendessero conto di quanto la gente parla e pensa – ognuno con gli strumenti di cui dispone, certo, ma parla e pensa, e crea opinione – vedrebbero le cose diversamente, e inizierebbero anche loro a pensare di più, a sforzarsi di farlo, penserebbero a risolversi i loro problemi morali ed etici, e penserebbero a programmi, visto che, tra le loro file, non è neanche un tema all’ordine del giorno nella campagna elettorale. La loro elezione deve avvenire per diritto acquisito, perché ora tocca a loro. La volta scorsa è toccato alla destra, ora tocca a loro. La Barracciu è arrivata a dire che, siccome l’attuazione del programma di Soru è stata interrotta dal Governo Cappellacci, bisogna riprendere da là dove erano rimasti. Si rende conto di quanta acqua è passata sotto i ponti da allora? Ha una mezza idea di cosa è successo nel frattempo? Ha capito quanto bisogna studiare e prepararsi per affrontare la drammatica situazione in cui ci troviamo, o è tutto un gioco? Sembra un gioco di ruolo: ora, in questo particolare momento storico, a chi fa politica è toccato di simulare il tentativo di risolvere la crisi, ma per gioco, se non riesce non succede niente, per cui non serve un programma serio e concreto, quando ci si troverà al governo si reciterà la parte degli affranti e dei combattenti la crisi, ma in verità poco ce ne importa. E la Mongiu di tutto ciò che dice? Nulla! Fa una serie di domande generiche, banali, qualunquiste, che non incidono, che non smuovono, che non tuonano davvero, soprattutto in casa sua. E’ sufficiente un approccio di facciata, in cui si richiamano problemi generici, impersonali, perché la gente vuole vedere un mea culpa, ma operato questo esame, deve venire fuori che problemi sostanziali, gravi, non ce ne sono. Questo è l’esame che fa di sé la sinistra, questo è l’esame che fa della sinistra la Mongiu.
    Siamo tutti d’accordo sul fatto che le segreterie della sinistra siano luoghi in cui si è persa la capacità di accettare il confronto democratico e, soprattutto, il dissenso, quindi la capacità di fare politica (forse è per questo che sono sempre meno frequentate?) e che le primarie siano una farsa, una sorta di specchio per le allodole per quella che dovrebbe essere la base dei partiti come per le dirigenze, che si illudono di un consenso, di un riconoscimento, sensazione di cui hanno bisogno, e che brandiscono poi tra loro stessi, sapendo bene che è il risultato di una meccanismo perverso e falso, in cui esito non è determinato dal basso ma da giochi di potere, da bracci di ferro tra i vertici. La Mongiu però non si spinge così avanti. Richiama infatti alla necessità di essere “meno mannari in casa propria”, che tradotto operativamente significa “per vincere occorre sorvolare sulle questioni scottanti, perché scomode”: convinta, come quel personaggio di Altan, che sia sufficiente chiudere gli occhi per diventare invisibili.

  • Quanta ragione ha Mariantonietta Mongiu! Molti sono ancora convinti che le primarie del PD siano incontrovertibilmente vere ed inconfutabili. Ma lasciamo perdere! C’erano si alcuni candidati con qualche attitudine al cambiamento e che hanno manifestato almeno ipotesi di programma. Ma si è preferito puntare tutto sulla non belligeranza, chiudendo un compromesso ai vertici che però non convince la base. E i sintomi del disagio e dell’incomprensione si stanno manifestando sempre di più. Iscritti della prima ora che restituiscono la tessera, altri che si accingono a farlo. Non può che essere così con una rappresentanza indifendibile sul piano politico e culturale che, credo solo per ragioni di opportunismo e piaggeria, viene difeso a spada tratta dall’apparato della Pubblica amministrazione, che ci sguazza, e che governa di fatto con le proprie regole. Che non coincidono coi tempi e con le aspettative dei cittadini e delle imprese. Quanto ai programmi (scritti di solito con copia e incolla a sinistra come a destra) e finora non vi è traccia, solo la pietà e la genetica sopportazione dei Sardi possono far si che gli autori ed i loro interpreti possano continuare a fare danno inducendo i più bisognosi e disperati a scappare altrove. La poca cultura e lo svilimento dei valori sociali fa aumentare, inoltre, il tasso di violenza; nessuna zona è indenne da fatti di inaudita ferocia che poco hanno a che fare con fantasiose faide dipinte di chiacchiere, ma sono barbarie che sono state alimentate dalla profonda ignoranza che domina soprattutto in certe ” isole ” del malessere. Da noi, purtroppo ancora oggi, essere latitanti (in tutti i sensi ) è un modo di vivere fin troppo tollerato. Gli interventi più urgenti, oltre che in campo economico ed infrastrutturale, devono essere fatti con la cultura e la socializzazione. L’isolamento geografico non è più una motivo credibile per giustificare l’assenza cronica delle istituzioni.

  • La Mongiu cita Pisapia ma su Cagliari, con Zedda, la sinistra si sta giocando malamente anche le regionali.

  • Gianni, le cose stanno così. Il Consiglio regionale, su proposta di due consiglieri del Pd, Gianvalerio Sanna e Franco Sabatini, ha approvato la disciplina sull’abbassamento dell’Irap (da me suggerita sin dal 2009….). Il governo Letta l’ha impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale. Poi ci ha ripensato e l’ha ricompresa nella prima bozza del Disegno di Legge della Legge di Stabilità. Poi l’ha cancellata e adesso ha deciso di reinserirla. Il resto è chiacchiera insulsa.

  • Gianni Benevole

    Visto che continuano le quotidiane prese in giro, e , come al solito, la stampa oggi non fa chiarezza al riguardo, vorrei chiedere, cortesemente, se fosse possibile spiegare e chiarire, senza filtri e pubblicamente, come realmente siano andate le cose in merito all’emendamento sull’Irap. Grazie

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