Personalmente trovo che i magistrati che si stanno impegnando nel referendum a favore del NO non riescano a farlo togliendosi la spocchia della casta, di chi è casta da sempre e ha comportamenti inveterati da casta.
Nei dibattiti fanno i finti umili, i preoccupati per la Costituzione, i disinteressati, ma non c’è niente da fare, l’arroganza di ceto si legge negli occhi, nelle espressioni, nei comportamenti. A confermarmi in questa convinzione è stata una vicenda, recentemente accaduta, che racconterò in forma letteraria.
Il Magistrato è arrivato in una città d’Italia a prendere possesso del nuovo incarico con l’aria di chi non chiede nulla perché sa che tutto gli spetta. Prima ancora di prendere servizio, ha voluto vedere gli uffici. Ha detto che era per scrupolo professionale, ma si capiva che stava misurando il mondo. Mensura rerum, come direbbero quelli che non devono misurare niente perché tutto è loro conforme, per legge.
Durante il sopralluogo, con quella naturalezza che distingue i privilegiati veri dagli apprendisti, ha fatto notare che la moglie lo avrebbe seguito.
L’informazione è stata data come si danno le notizie meteorologiche: non per aprire una discussione, ma per consentire agli altri di adattarsi. La moglie, ha precisato, lavorerà in smart working. La parola inglese è stata pronunciata con accento istituzionale, per non apparire dubitabile.
Lo smart working è noto ai più come una faccenda domestica: tavolo di casa, connessione e testa basa, ma da casa o, per chi non potesse, dal bar o dalla sala coworking o dalla biblioteca o anche dal bagno ecc. ecc..
Ma qui il concetto è stato raffinato. La signora avrebbe lavorato sì “da remoto”, ma non da remoto rispetto a chi comanda. Le serviva quindi una stanza. Non una pretesa, un’esigenza. Ubi uxor, ibi officium. Ora la pretesa ha girato latamente i coglioni a tutti, perché nel palazzo non c’è spazio, si sta negli uffici come sardine, con arredi anacronistici e computer dozzinali e poi, comunque, nessuno, ma proprio nessuno, aveva mai osato tanta sfrontatezza. Ovviamente il disprezzo è stato affidato al più vile dei silenzi.
La stanza è stata trovata senza apparenti difficoltà (ma con sostanziali disagi). Nessuno l’ha concessa: semplicemente è comparsa. In certi ambienti le cose non si chiedono, si manifestano da sole, al cenno.
I dipendenti comuni continueranno a lavorare da casa, come previsto dalla legge e dalla sfortuna, mentre la signora lavorerà dall’ufficio, come previsto dal matrimonio. Tutto regolare. Tutto invisibile. Lex est quod convenit.
Non si è trattato di un abuso di potere, ma di un uso elegante del contesto.
La casta, del resto, non infrange le regole: le interpreta con la disinvoltura di chi le ha viste nascere.
Il Magistrato amministrerà la giustizia; la moglie amministrerà lo spazio.
Ognuno nel proprio ruolo, entrambi tutelati dall’idea superiore che certe cose non si discutono.
De minimis non curat praetor, purché il minimo non sia il suo.

Signor Alberto M. Chi vota si non lo fa dare una lezione ai magistrati ma perché non ritengono giusto che il pm decida la carriera del giudicante e viceversa e la riforma di quello parla , ci deve essere sempre un terzo che decide chieda se conosce a qualche militare
“La signora non è un magistrato”
Ohibò, mi sembra (non me ne voglia) una risposta da gesuita (gente che, dicono, sia abituata a cantare la mezza messa, ovvero a dire mezze verità) e non da lei.
La signora lavora o no per quegli uffici? Magari come (ipotizzo) applicata di segreteria, archivista et similia?
Perché se, invece, appartiene ad altra pubblica amministrazione o (ancor peggio) fosse una dipendente di azienda privata o libera professionista, la cosa sarebbe da segnalare dritto dritto alla Procura della Repubblica.
Se invece vi appartiene, converrà anche lei che la cosa è “sconveniente” (e senza dubbio inconsueta, per come si intende usualmente lo smart working) ma assai meno grave.
Il fatto è indubbiamente grave oltre che figlio di certe usanze italiche sicuramente deprecabili e magari anche punite. Tuttavia, pur sforzandomi, non riesco a capire cosa c’entri col referendum. O meglio, rafforza la mia opinione che tanti fautori del SI lo fanno solo per dare una lezione ai magistrati. Come ebbe a dire De Gaulle, :”vast programme”.
Non è un magistrato. Questo è stato detto. Ma è almeno una dipendente del tribunale? Sembra di no, in quanto se lo fosse e se le fosse data una stanza, non lavorerebbe certo da postazione remota. O è mica una dipendente di un tribunale di un’altra città? Questo spiegherebbe, in parte, piccolissima parte, la richiesta bizzarra.
Comunque sia, interessante. Badge, autorizzazioni all’ingresso, assicurazione per eventuali infortuni, uso di attrezzature e servizi comuni, costi per le utenze? A che titolo le sarebbero dati o concessi? Tutto regalato? Forse un accordo tra ufficio di provenienza e quello di “destinazione”? Se fosse così avrei una richiesta. Vorrei un accordo, per i mesi invernali, con San Candido o Castelrotto. Possibilmente con la stanza con vista Alpe di Siusi. Se nel pacchetto ci mettessero pure uno ski-pass non sarebbe male.
Sembra un pasticcio. E neppure piccolo.
La signora non è un magistrato.
provi a farlo lei all’università scatterebbero le manette solo per averlo detto, bella domanda di A voglio vedere chi è il dirigente o impiegato che gli darà la password prof. quasi quasi giro l’articolo a Ranucci dato che ha fatto un servizio sulla sicurezza dei Computer dei Tribunali Italiani
Niente di diverso rispetto a tanti altri uffici pubblici, dove i vertici del potere fanno tutto quel che vogliono. E tutto gli è dovuto.
Sono molti i dirigenti disonesti, convinti della loro honestà, semplicemente perché si è sempre fatto così.
Altrettanto vero è che ci sono tanti dirigenti onesti, seri, ottimi leader, non padroni. Ed è grazie a quelli che ancora oggi si sopravvive e si va avanti.
Egregio, non capisco: ma la moglie lavora in (=”è dipendente di”) quegli stessi uffici, oppure fa un’altro lavoro, in altro e/o diverso settore (pubblico o privato che sia)?
Se fosse vera questa (incredibile) seconda ipotesi, saremmo alla satrapia di persiana memoria.
Faccia luce, per cortesia.
Tutto sommato è andata bene, in genere chiedono alle Università,
A parte il magistrato che deve essere parente della famiglia “Capobianco” di Checco Zalone, in questo referendum cosa sarebbe opportuno votare?
Egregio, scusandomi preventivamente per il richiamo di una testata giornalistica forse non gradita a qualcuno (io bado solo alla notizia), mi permetto segnalare il caso ben più eclatante di marito e moglie che esercitano la giurisdizione nello stesso distretto giudiziario. Saluti.
https://www.iltempo.it/attualita/2026/02/07/news/processo-rinviato-giudice-e-pm-sono-moglie-e-marito-referendum-giustizia-carriere-separate-46227863/
La domanda sorge spontanea: quale connessione wifi userà la uxor?
Se usasse quella del tribunale non sarebbe reato di pe(R)culato, oppure appropriazione indebita? Chi le dara la password, il genuflesso usciere o il connivente togato?
👎 per magistrato e signora. Le coppie sono deleterie negli ambienti di lavoro. Non è spocchia. Non è cattiva educazione. È uso improprio del potere imporre moglie o marito o che altro nel mondo del lavoro, specie se istituzione pubblica.