Il folklore è il peggior nemico dell’indipendenza

8 aprile 2014 16:265 commentiViews: 567

Simbolo-Partito-dei-Sardi-40X40cm-TONDOdi Franciscu Sedda

Si chiede al Partito dei Sardi cosa intende fare davanti ad ipotesi di referendum d’indipendenza.

Nessuno più del nostro Partito vuole portare la Sardegna e i sardi ad esprimersi democraticamente sul proprio futuro di Stato indipendente d’Europa. Si può dire che tutto il nostro lavoro, anche quello più legato ai problemi quotidiani, è rivolto a creare le condizioni perché ogni sardo si senta pronto e desideroso di affermare la propria libertà.

Il punto dunque non è se si debba fare un referendum d’indipendenza. Il punto è quando. Ma soprattutto come arrivare a quel referendum con il consenso della società sarda e con la concreta possibilità di vincerlo.

Dunque, se le ipotesi di referendum di cui oggi si parla sono cosa seria siamo pronti a discuterne. Se si tratta di folklore non ci interessa. Perché il folklorismo indipendentista è il peggior nemico dell’indipendenza stessa, è ciò che rischia di far indietreggiare invece che avanzare il cammino di indipendenza nazionale dei sardi.

Non si capisce in tal senso perché guardare al Veneto. Davanti a decenni di splendidi esempi di azione popolare e istituzionale in Catalogna e in Scozia non si capisce perché dover prendere a modello il Veneto, perché mettersi sulla scia del Veneto.

Se di strumenti di autodeterminazione si deve parlare, riprendiamo allora dai migliori esempi europei. E ricordiamoci che se non si vuole usare l’idea del referendum in forma strumentale per puri consensi di parte o di partito bisogna che questa posizione maturi supportata da un ampio strato di società sarda, compresa quella parte non indipendentista che riconosce però la legittimità di un pronunciamento democratico dei sardi sulla materia cardine della vita associata: la libertà di decidere.

Questo risultato si ottiene soltanto aprendo la discussione oltre il mondo indipendentista, a tutte le componenti e le parti della nostra società. E lo si ottiene lavorando non solo sul livello popolare e simbolico ma anche e contemporaneamete sul livello dell’azione istituzionale, per esempio coinvolgendo tutto il Parlamento sardo a prendere posizione a favore di un momento costituente che porti al superamento del presente Statuto e alla ridefinizione di cosa i sardi vogliono essere davanti al mondo, oggi.

Il Partito dei Sardi ha troppo a cuore l’indipendenza per rischiare di bruciare il consenso che l’idea sta guadagnano presso i sardi sacrificandola per giochi di parte o progetti di corte vedute. Per cui davanti a una scelta così delicata bisogna sempre tenere a mente che o il referendum d’indipendenza sarà una cosa ben fatta o non ci aiuterà. E che l’indipendenza o sarà un bene di tutti gli uomini e le donne di Sardegna o non sarà. In attesa di confrontarci costruttivamente e pubblicamente sul tema noi del Partito dei Sardi continuiamo a costruire giorno per giorno lo Stato sardo.

Franciscu Sedda

Segretario Nazionale Partito dei Sardi

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5 Commenti

  • Renato Orrù orsimonmossa

    A Giovanni Piras …. Che credo mi conosca … Ma non riesco a identificare …: SI ..è vero , ma non per questo NON si continua a lavorare e a lottare …. ma non è solo un problema di Dirigenza e neanche di tutte le Dirigenze dei Partiti IdentitariquellicheVuoi : È un problema di Popolo Sardo … Per questo sono convinto che un maggior numero di partiti identitari sviluppi un maggior numero di coscienze e di spazi ideali dove ognuno si ritrovi . Non è un problema di Dirigenze : quelle si possono cambiare e migliorare … Ci vuole forza numerica, democratica e , sopratutto tanta voglia di lavorare … Ma si può anche lavorare in altri contesti : lo stesso Statuto Sardista lo prevede . Oggi siamo in una condizione che, per esempio non avevamo 5 anni fa ( e sono raddoppiati gli Indipendentisti ( io li chiamo così ) in Consiglio Regionale …e sono strategicamente ( !?!?!?) schierati in tutte le posizioni nelle quali la gente comune continua a riconoscersi ( … Purtroppo ) … Compresi quelli che stanno fuori e non son pochi ! Guarda, IO non guardo più neanche ai padri nobili che si rivoltano nella tomba … Preferisco immaginare il futuro prossimo , anche perché a Me un domani , non guarderà nessuno … Non c’è problema !
    Per il FP , È un mio vezzo , mi piace , come il saluto dei Nuragici … Fortza Paris … A innantis !!!

  • Io con alcuni amici, ci stiamo appena avvicinando al partito dei Sardi, poiché ci sembra che in esso ci siano le potenzialità, per promuovere la Sardegna a regione veramente autonoma, prima di tutto economicamente.
    Per ottenere questo, a mio parere, occorre riuscire ad elevare il PIL locale in modo rapido e sorprendente. E se ciò avvenisse l’autonomia sarebbe automatica.
    C’è già pronto un progetto unico che riguarda lo sfruttamento della grande risorsa energetica che viene dal mare, nella misura di potenza dell’ordine di 15 KW medi annuali per ogni metro di fronte mare, in tutta la costa occidentale dell’isola. Tale densità di energia marina ondosa è la più concentrata di tutto il Mediterraneo.
    Ma i progettisti, anche quelli di provata esperienza, non hanno più fiducia nei tempi certi possibili delle approvazioni o disapprovazioni, operazioni di pagamento delle prestazioni, stati di avanzamento dei lavori e pratiche varie, a causa della burocrazia asfissiante e dei tanti lacci e laccioli.
    Pertanto un primo semplice passo, per tentare la scalata all’autonomia potrebbe essere quello di riuscire a far stabilire criteri pratici e semplici per la presentazione di progetti, nel rispetto del rapporto costi/benefici, capaci di impiegare utilmente i fondi europei disponibili.
    La costruzione di dieci porti Turistico-Energetici, cioè capaci di agevolare il turismo nautico e di estrarre contemporaneamente l’energia idraulica marina dal moto ondoso potrebbero sicuramente elevare la Sardegna a regione di attenzione europea.
    In tal modo l’Isola non avrebbe assolutamente bisogno di alcun combustibile fossile; e neppure di referendum per autonomia, poiché se la sarebbe conquistata con le proprie risorse rinnovabili, peraltro valorizzando l’ambiente.
    Franciscu, se riesci a realizzare il tuo desiderio di amalgamare un numero sufficiente di persone buone, costruttive, preparate ed oneste, in grado di creare in primis l’autonomia economica dell’Isola, avrai la risposta spontanea al problema referendario.

  • Giovanni Piras

    Al sig. Lai consiglierei di non addentrarsi in un argomento tanto importante quanto delicato come l’indipendenza della Sardegna, accostandola alla capacità di spesa dei fondi comunitari o al funzionamento di enti da sopprimere.
    A Renato voglio dire un’altra cosa a proposito dei (4 mori Sardisti): il vero problema dei sardisti, intendo di quelli iscritti al P.S.d’Az è la dirigenza, che ha impedito e sta impedendo rinnovamento e crescita limitandosi a fare mercato di soggetti di chissà quale provenienza, rimediando soltanto brutte figure ed evitando che i padri nobili si rivoltino nella tomba.
    Un’ultima raccomandazione, se FP vuol dire Forza Paris scivilo per esteso.
    Chin sa Sardigna in su coro

  • Renato Orrù orsimonmossa

    Ma ANCHE NO, Sig Lai , perché sarà anche vero… forse , che con i Referendum non si risolvono le cose, però anche NON FARLI non aiuta: e non saper utilizzare i fondi comunitari oggi, non significa non poterlo fare bene domani… Il problema che pone Franciscu Sedda, per il quale lei dice essere in accordo, ma che parrebbe non abbia ben compreso , parte dal Concetto Corretto che un Referendum si costruisce per Vincerlo… E Vincerlo non significa che il giorno dopo sei Indipendente (fosse così facile)… Quindi si tranquillizzi! Intanto, a quale referendum lei si sta riferendo… A quello ONLINE (mediatico?) o a quello che si vuole presentare in Consiglio Regionale? … A me sembra che a Lei diano fastidio i 4 gatti populisti (4mori Sardisti?) a prescindere… meno male che non entra nell’ approccio ondivago del Psdaz (a proposito ondivago sarà Lei ): lei sentenzia proprio… Peccato che il sottoscritto e L’ideatore di qusto BLOG abbiamo riscontri e conoscenze degli avvenimenti ben più pregnanti, competenti e approfonditi del suo stizzito commento… Che di fatto non aggiunge nulla di importante a quanto postato in maniera seria dal Segretario… Con il quale si può (… e posso) tranquillamente parlare… Anche di Referendum.
    Saluti e FP .

  • D’accordo, anche perché non è coi referendum che si risolvono i problemi. Non si è in grado di gestire i fondi comunitari oggi, figuriamoci domani. L’indipendenza ha senso se e solo se le cose poi funzioneranno bene e da subito. Ad oggi il rischio è che 4 gatti populisti si possano poi spartire le sorti di una regione indipendente: una cosa “molto” pericolosa. Prima di fare, bisognerebbe pensare a cosa fare e come fare, diversamente resto dello stesso parere: folclore demagogico di basso spessore. Perché non pensare a referendum un attimino più seri, con un reale e immediato ritorno sul territorio. O perché non pensare a far funzionare gli enti. Non entro nel merito dell’approccio ondivago del psd’Az, capace di anni a supportare di un presidente, ormai ex al loro pari, che ci ha condotto a una situazione di disastro sociale senza precedenti, fin troppo infarcito di slogan, ipotesi d’azione mai riscontatesi attuabili e via dicendo. In caso di referendum andrei certamente a votare, ma senza basi progettuali dietro, senza un programma, il sapore sarebbe ancora una volta di SLOGAN e agli slogan si risponde NO. I sardi sono meno disattenti di quanto si pensi e certa necessità di rivalsa mal gestita, non potrà far altro che aumentare la disaffezione verso la politica del giardinetto ideologico.

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